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Full text of "MC microcomputer 079 1988"

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Indice 

degli inserzionisti 

6 

Editoriale 

di Paolo Nuti 

38 

Posta 

40 

News a cura di Massimo Truscelli 

52 

Informatica & Diritto - di Elvezio Petrozzi 
Il lavoro ai video terminali 

80 

Arte & Computer - di Marco Marinacci 

87 

Prova: Amstrad PC2086 D 
di Corrado Guistozzi 

94 

Prova: Nec MultiSpeed HD 
di Andrea de Prisco 

100 

Prova: Fujitsu DL 3300/3400 
di Massimo Truscelli 

106 

Prova: Tandon Ad-PAC 
di Massimo Truscelli 

112 

Prova: Hard Disk Maxtor XT-1085, XT-1140. XT-2190 
di Angelo La Duca 

116 

Prova: Microsoft C 5.1 
di Corrado Gius tozzi 

120 

Prova: Data Ease Developer 
di Francesco Petroni 

126 

Memorie ottiche - di Angelo La Duca 
Apple CD SC 

132 

DeskTop Publishing di Mauro Gandini 
Smau: una vetrina per il Dtp 

136 

IntelliGIOCHI: 

Fiat Lux - di Corrado Giustozzi 

142 

Numeri & Fantasia - dì Elvezio Petrozzi 

147 

Grafica - di Francesco Petroni 
L'altra faccia del colore 

150 

Spreadsheet di Francesco Petroni 
Nominare le zone 

157 

Playworld - di Francesco Carlà 

Avvenimento - Panorama - Simulposta - Inside Reader 

162 

Megagame 64 - di Marco Pesce 
Un videogioco tutto nostro (11) 

172 

Scuola di videogame: un digitalizzatore audio (il software) 

175 

Archimedes - di Massimo Truscelli 
Archimedes: arriva il software 

178 


MCmicrocomputer n 79 (numerazione editoriale) 



pMSfeL 79 


Atari ST - di Massimo Truscelli 
Omikron. Basic 3.0 e Omikron.Compiler 2.4 

184 

Amiga: IntroCAD 
di Rino Sassi 

188 

Hard-Amiga: Paula & il Marchingegno 

di Maurizio Damiani Chersani, Luca Galeani. Giuliano Peritore 

192 

Programmare in C su Amiga (6) - di Dario de Judicibus 

196 

Macintosh - di Raffaello De Masi 
Cricket Draw 

203 

Quanto costa un Macintosh? 

208 

Appunti di Informatica - di Anna Pugliese 
Il controllo della concorrenza (3) 

211 

C - di Corrado Giuslozzi 
Allocazione dinamica e strutture ricorsìve 

217 

Turbo Prolog di Raffaello De Masi 

Elementi di Prolog (5): lo sviluppo di un programma in Prolog 

222 

Turbo Pascal di Sergio Poiini 
Analisi lessicale dell'input 

226 

Assembler 80286 di Pierluigi Panunzi 
La gestione degli interrupt (1) 

230 

MS-DOS - di Pierluigi Panunzi 
ì «device driver» (3) 

234 

MSX di Maurizio Mauri 
Il V9938 (2) 

238 

Software Amiga a cura di Andrea de Prisco 
Programmi per il Copper 

242 

Software MS-DOS - a cura di Valter Di Dio 
Sottodirectory e WS - Tool 05 - Graphics Parade 

246 

Software Apple a cura di Valter Di Dio 
LIST db - Renarne ProDOS 

252 

Software C-128 - a cura di Tommaso Pantuso 
Data Maker 128 

254 

Software C-64 - a cura di Tommaso Pantuso 
Data Maker 64 - Hires Monitor 

257 

Software MSX - a cura di Francesco Ragusa 

262 

Software di MC disponibile su cassetta o minifloppy 

265 

Guidacomputer 

266 

Micromarket-micromeeting 

282 

Microtrade 

288 

Moduli per abbonamenti - arretrati - annunci 

289 



Fujistsu DL 3300/3400 



novembre 1988 



Indice degli Inserzionisti 



Usi Elettronica S.p.A. Via Fulvio Testi. 126 - 20092 Cinlsello Balsamo 
Logitech Italia s.r.l. - Via Patacelso. 20 • 20041 Agrate B rianta 
Mactronics Data Systems s.r.l. • Viale Jennor. 40/a • 20169 Milano 

Manager s.r.l. Via Poggio Ameno. 100 00147 Roma 
Mannesmann Tally s.r.l. - Via Borsini. 6 - 20094 Coreico 
Mar Computer Via Roma, 64 - 30172 Vencna-Mestro 

Media Disk Via Ciociari!!. 12 - 00162 Roma 
Mega Byte - Pana Duomo, 17 - 25015 Desentano del Garda 
Memorex Telex Italia S.p.A. - Via Caldera. 21/D - 20153 Milano 
Microspot Va Acilia. 244 - 00125 Roma 

Microforum - 944 St Clair Avo West - 00000 M6C1C8 Toronto Ont 

Microsoft S-P.A- - Via Cassanese. 224 Pai Tiepolo - 20090 Sagrate 
Microtek Italia s.r.l. - Via A Bertoloni. 26 - 00197 Roma 
Mitac - Taiwan 

Multiware s.n.c. Via S Sanvito 60 - 21 100 Varese 

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L’ affidabilità 

(particolare) 


Scegliere un buon PC, sicuro e affidabile, diventa sempre più 
difficile. Sarà perché l’offerta ha assunto proporzioni gigante- 
sche, sarà perché sempre più spesso ad un prezzo conveniente 
corrisponde una qualità scadente. 

Ecco perché alla CBM abbiamo deciso di superare questa logica 
che penalizza chi affida la propria atti- 
vità ad un PC, con una promessa sem- 
plice: Affidabilità nel Hardware, Affi- 
dabilità nel Software. 

Andiamo nel particolare. 

HARDWARE 

• I PC CBM sono progettati se- 
condo criteri di avanguardia tecno- 
logica supportati dalla ricerca auto- 
noma di esperti professionisti. 

• I PC CBM vengono costruiti con 
componenti e semiconduttori di al- 
ta qualità, prodotti autonomamen- 
te nella quasi totalità dei casi. 

• I PC CBM sono immessi sul mer- 
cato solo dopo aver superato i controlli 
di qualità sui componenti e sull’insie- 
me, caratteristici del processo produt- 
tivo industriale. 



• I PC CBM sono compatibili con gli standard di mercato. 

• I PC CBM sono equipaggiati di firmware originale garan- 
tito dalla sua origine. 

Ricercare simili prodotti non è fa- 
cile: richiede molto tempo e grandi 
capacità. Noi lo abbiamo fatto e og- 
gi è possibile avere dei PC affidabi- 
li ed economici. 

Affidabili perché abbiamo come part- 
ner un colosso mondiale dell’elettro- 
nica, economici perchè facciamo parte 
di un gruppo italiano da anni presente 
sul mercato dei prodotti per ufficio. 
Ecco perché l’affidabilità dei nostri 
PC è veramente particolare. 


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CBM S pA DIVISIONE INFORMATICA 
Via Paolo l> Dono, 3/A - 00143 Roma - Tel 
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Per ricevere ulteriori informazioni e la documentazio- 
ne su prodotti e punti di vendita, telefonare o scrive- 
re a: BONDWELL ITALIA s.r.l. - Servizio Marketing 
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cessario a trasferire i dati 
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Macintosh. 

Con Apple cambiare è 
meglio, se si cambia con 
Apple dai Centri Affari e dai 
Rivenditori Autorizzati. 

* tra le sei previste che vi saranno proposte. 


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Come i lettori di queste pagine ben sanno, l'uso del modem prevede il pagamento di una serie 
dt barelli che vanno dalie 16.666 lire/mese deli "imposta di concessione ministeriale per sede 
di utente telegrafico » alle 990 hre/bimestre della borchia e del commutatore, ad un canone di 
affitto del modem Sip di importo anacronistico. Decine di migliaia di utenti telematici 
« spontanei » hanno prò ' scoperto che per l'equivalente di tre-quattro mesi di canone Sip 
possono comprarsi un bel modem e dare inizio alla propria alfabetizzazione telematica. Alla 
faccia della sede di utente telegrafico e della borchia. I più garantisti, acquistano il modem, si 
recano presso una sede Sip e dichiarano che intendono fare trasmissione dati sulla loro linea 
telefonica servendosi di un «terminale con modem interno « o di un «adattatore telematico». 
Cosi si ritrovano si a pagare le 200.000 lire/anno della concessione ministeriale fin quando non 
verrà abolita, ma nel frattempo dormono tra due cuscini sapendo di essere in regola Ise il 
modem è effettivamente su schedai o quanto meno di non aver commesso alcun reato fiscale. 
Diciamo che. con soluzione tutta italiana, siamo al cospetto di una liberalizzazione di fatto. Ma. 
sempre con soluzione tutta italiana questa liberalizzazione di fatto rappresenta sempre più 
chiaramente una cortina fumogena atta a far passare in secondo piano un problema ben più 
grave: quello della ristrutturazione e della riduzione delle tariffe di trasmissione dati in mancanza 
della quale rischi di perpetuarsi un gravissimo attentato alla libertà di espressione dei cittadini 
italiani I mesi passano e la nuova release di Itapac. la cui messa in servizio è stata ufficialmente 
annunciata per l'8-11 luglio 1988 non è ancora stata installata. 

Senza nuova release. niente «utenti non identificati» ovverosia niente possibilità di utilizzare 
Itapac a meno di non essere a) abbonati a Itapac. bl pirati, c) utenti di uno dei dieci «Servizi a 
Valore Aggiunto » cui sono stati concessi gli unici dieci « gruppi chiusi su rete commutata» resi 
possibili da un rattoppo del vecchio software. Inutile dire che dei dieci privilegiati VMS che hanno 
ottenuto il gruppo chiuso su rete commutata, una buona percentuale fa capo al gruppo Stet. 
Posto anche che venga installata al più presto la nuova release. bisogna far approvare al 
ministero le tariffe relative alla nuova modalità di accesso e poi istruire una rete di vendita che. 
oggi come oggi, ha serie difficoltà a vendere quel che già c'è. La nostra personale casistica è 
ricca di episodi. Un regolare abbonato di Itapac deve pagare, per poter accedere attraverso il 
suo telefono al servizio pubblico di trasmissione dati a 1200 baud. un canone di 17 100 lire al 
mese; più 7.200 lire/mese per il nominativo d'utente; più 16.666 lire/mese per il canone di 
concessione, più 990 per borchia e presa modem Totale 41.956 lire/mese pan a 503.472 lire/ 
anno 1+ eventuale canone di affitto modem), senza aver trasmesso un byte. Se poi l'abbonato 
Itapac trasmette o riceve dei dati, allora deve pagare 1.488 lire/ora per impegnare la porta 
I sempre senza aver ancora trasmesso un byte) più 1. 78 lire a segmento o frazione di segmento. 
E qui viene il bello: un segmento è pari a 64 byte, come dire 2. 78 centesimi di lira a carattere, 
ovverosia 27.8 lire a Kbyte. 2780 lire per 100 Kbyte. Un prezzo che sembrerebbe addirittura 
conveniente, ma che. se ipotizzassimo una trasmissione continua a 120 caratteri al secondo di 
caratteri TUTTI UTILI porterebbe ad un costo orario di 12.015 lire per un totale di 13.503 lire/ora. 

Posto che non si richieda all'host l'echo dei caratteri. Nel qual caso si potrebbe arrivare a 
spendere 25.518 lire/ora. Il condizionale è d'obbligo dal momento che. accedendo ad Itapac via 
rete commutata, per vari motivi difficilmente si arriva a trasferire 120 caratteri al secondo. Ma il 
bello deve ancora venire: l'utente paga il pacchetto pieno per vuoto; basta un carriage return, e 
partono 1. 78 lire. Se per ipotesi, colto da follia, si mettesse a trasmettere una sequenza di 
carriage return con echo. gli verrebbero a costare 3.56 lire l'uno ; posto che riesca a spedirne 7 
al secondo, finirebbe con lo spendere 91.200 lire/ora. 

Questo caso limite è evidentemente irrealistico, ma vediamo però il caso di un file trasmesso in 
Xmodem: il pacchetto Xmodem di 128 caratteri utili è in realtà lungo 130 o 131 caratteri e 
occupa un totale -di 4 segmenti lire per i dati più uno per l'ACK). La trasmissione di 100 Kbyte 
I circa 20 minuti) costerà quindi 5.562 lire (salvo ripetizioni causate della cattiva qualità della rete 
terminale 1 ) ad un costo orario di circa 15-16.000 lire (più le solite 1.488 lire/ora). Lo stesso 
servizio (p.e. rete Tymnet per Bix) costa negli Stati Uniti dalle 7 del pomeriggio alle 6 di mattina, 
durante il weekend e nelle feste comandate. 2 dollari/ora; dalle 6 di mattina alle 19 dei giorni 
feriali costa invece 8 dollari/ora E senza andare così lontano, la stessa Sip offre in Italia 
trasmissione a 1200 baud a 3.000 lire/ora con in omaggio un servizio della cui utilità 
continuiamo a dubitare . E i fatti continuano a darci ragione. C'è poi la possibilità che sia il 
servizio Videotel a costare 3.000 lire/ora e la trasmissione omaggio. Probabilmente la verità è a 
mezza strada, ma in ogni caso sembra più che ragionevole rivendicare il diritto, per tutti i 
fornitori dì servizi a valore aggiunto, o quanto meno per quelli a carattere informativo/ 
giornalistico, di utilizzare il supporto di trasmissione dati a prezzi analoghi a quelli sostenuti per 
gli analoghi Ima a nostro giudizio sbagliati) servizi Sip Noi siamo pronti I quando la Sip ci fornirà 
le linee che attendiamo da 14 mesi) ad iniziare la distribuzione commerciale di MC-Link ad un 
prezzo, per il servizio, compreso tra le 3 e le 5 mila lire/ora I contro gli 8/12 dollari/ora di analoghi 
servizi statunitensi); ciò sarà evidentemente inutile se poi si dovessero chiedere, per la sola 
trasmissione, cifre da 3 a 4 volte più elevate. Senza lasciarci ingannare dalla cortina di fumo 
della liberalizzazione di fatto, dobbiamo chiedere ormai a gran voce che il Ministero delle Poste 
e la Società concessionaria per l'esercizio telefonico consenta a noi te a tutte le altre società 
private interessate alla cosa) dì distribuire sulla rete pubblica all'uopo creata, servizi telematici a 
contenuto informativo, giornalistico, ricreativo con un costo di trasmissione quanto meno non 
superiore a quello del Videotel e senza, ovviamente, le pastoie della sua balorda «facciata». 

A meno che, ipotesi indecente e certamente incostituzionale, lo Stato non intenda riservarsi, 
per il tramite di società a partecipazione statale, il monopolio 
dell'informazione distribuita attraverso il mezzo telematico. 

Paolo Nuti 


Anno Vili - numero 79 
novembre 1988 
L. 6.000 
Direttore: 


Collaboratori: 

Massimo Truscelli. Elisabetta 
Bordien. Francesco Carla. 
Maurizio Damiani Chersom. Dario 
de Judicibus, Raffaello De Masi, 
Andrea de Prisco. Valter Di Dio, 
Luca Galeani, Mauro Gandini, 
Corrado Giustozzi. Angelo La 
Duca, Maurizio Mauri. Tommaso 
Pantuso. Pierluigi Panunzi. 
Giuliano Pentore. Marco Pesce. 
Francesco Petrom. Elvezio 
Petrozzi, Sergio Polirti, Anna 
Pugliese. Francesco Ragusa. 
Luigi Sandulli. 

Rino Sassi. Pietro Tasso, 
Segreteria di redazione: 
Paola Pujia (responsabile), 
Massimo Albarello, 
Francesca Bigi, 
Giovanna Molinan 
Grafica e impaginazione: 
Roberto e Adriano Saltarelli 
Grafica copertina: 

Paola Filoni 
Fotografia: 

Dario Tassa 

Maunzio Ramaglia 
(responsabile) 

Anna Rita Fratini 
Pina Salvatore 

Abbonamenti ed arretrati: 

Matteo Piemontese 

Direttore Responsabile: 

Marco Mannacci 

MCmicrocomputor 0 una 
^064613931 °451 552™ 


8/N/1 24H24 
PEIS Mailbox CH0124 
Registrazione dol Tribunato di Roma 
n 219/81 del 3 giugno 1981 
® Copyright Technimedia s.r.l. 


Pubblicità: 

Technimedia. 

Via Carlo Perner9. 
00157 Roma, 

Tel, 06/4513931 -4515524 
Maurizio Zinelli 
Marina Durand de La Penne 
Roberta Grande 
segreteria materiali 
Gina Principi, Alessandro 
Lisandn. Marma Principi 


MCmicrocomputer n. 79 - novembre 1988 



•La oostra tecnologia è tedesca. 

•La nostra produzione, anche. 

•La nostra lingua, l’italiano. 

Pet essere chiari fino in fondo. 



Posta 


Elogio... dell'Apple II 

Cara MCrrvcrocomputer. 

a seguito della decisione della Apple Italia- 
na di abbandonare la commercializzazione 
della serie II in Italia scrivo a nome e per 
conto del comitato di cui sopra che si è 
costituito spontaneamente per difendere gli 
interessi morali e materiali degli utenti Apple 

Quando uno acquista un computer non 
acquista soltanto un pezzo di plastica e di 
metallo. Acquista un nome e tutto quello che 
questo nome rappresenta. Il nome Apple è. 
per gli utenti più avveduti, sinonimo di com- 
puter casalingo e di cura ed amore per gli 
acquirenti 

La Apple con la serie II ha praticamente 
inventato il computer da casa e ha sempre 
sostenuto i suoi clienti con tutto il servizio di 
cui avevano bisogno favorendoli ogniqualvol- 
ta poteva Basta ricordare il fatto che ad ogni 
nuova serie ha sempre offerto ai vecchi 
clienti la possibilità di migliorare a condizioni 
favorevoli La Apple è. fra l'altro, una delle 
più prolifiche ditte nella disseminazione delle 
informazioni relative ai suoi computer ed ha 
sempre fornito tutti gli schemi elettrici, le 
caratteristiche degli integrati ed addirittura il 
disassemblato delle ROM I favorendo cosi 
anche la nascita dei cloni). 

Ora i dirigenti italiani hanno deciso, non so 
in base a quale ragionamento, di abbandona- 
re questi utenti che hanno contribuito a co- 


non inviate francobolli! 


er ovvi motivi di tempo e spazio sulla 
rivista, non possiamo rispondere a tutte le 
lettere che riceviamo ne. salvo in casi del 
tutto eccezionali, fornire risposte private: 
per tale motivo, preghiamo 1 Lettori di non 
accludere francobolli o buste affrancate 
Leggiamo tutta la corrispondenza e alle 
lettere di interesse più generale diamo ri- 
sposta sulla rivista. Teniamo, comunque, 
nella massima considerazione suggerimen- 
ti e critiche, per cui Invitiamo In ogni caso l 
Lettori a scriverci segnalandoci le loro opl- 


struire, consolidare e difendere il successo 
dell'Apple in Italia e nel mondo. 

Gli effetti si sono cominciati a vedere con 
la sparizione dei modelli serie II dal listino 
prezzi lescluso il GS che è misteriosamente 
sparito e poi riapparso), con la mancanza di 
ricambi, il non aggiornamento delle nuove 
ROM e perfino con la dichiarazione ufficiale 
che la sene II non viene più prodotta II). 

Al contrario negli USA. nello scorso perio- 
do natalizio, si sono venduti più Apple serie II 
di quanti si erano mai venduti in passato ed 
addirittura più II GS di tutti i modelli Macin- 


Errata Corrige Atari 

Il prezzo dell'Atari ST 1040 pubblica- 
to nella pagina pubblicitaria sul nu- 
mero scorso è errato: il 1040 costa 
949.000 lire + IVA, non 899.000 
come indicato. 

Ci scusiamo con i lettori per il disgui- 
do. che non è dipeso dalla nostra 
casa editrice. 


tosh messi insieme, nonostante una offerta 
speciale che rendeva il Mac Plus più econo- 
mico del II GS. Quindi chi compra un GS. che 
tra l'altro vende in USA più dell'Amiga, non lo 
fa perché vuole risparmiare ma per scelta . 

Il presidente dell'Apple. John Sculley ha 
dichiarato che è intenzione della casa conti- 
nuare a produrre la serie II «almeno fino al 
2000 « 

Quindi di fronte a questi fatti i più di 
35.000 utenti Apple II considerano la decisio- 
ne illogica, ingiusta e illegale Illogica perché 
se la serie II non si vende in Italia la Apple 
non può che biasimare se stessa e la sua 
politica di vendita. Ingiusta perché non si 
ricompensa in questo modo chi ha sostenuto 
ed avuto fiducia nella ditta per tutù questi 1 1 
anni Illegale perché non è possibile che non 
ci sia una legge che non protegga magari 



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20159 MILANO (ITALY) - VIALE JENNER, 40/A 

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•La nostra è una “struttura di servizio” 
per Rivenditori e Utenti. 

• Ai Rivenditori comunichiamo di essere 
in fase di rapida espansione in tutta Italia, 
con Importatori esclusivi a livello pro- 
vinciale. 

• Agli Utenti offriamo una garanzia 
completa di 3 anni, una rete capillare di as- 
sistenza altamente qualificata, un catalogo 
software estremamente articolato e selezio- 
nato. 

• Produciamo il prodotto che vendiamo, 
e lo vendiamo con la stessa politica commer- 
ciale e gli stessi prezzi competitivi in tutta 
Europa, senza barriere. 

Per noi, il 1992 è già qui! 


POSTA 



uno studente che ha messo da parte, con 
privazioni e sacrifici, due milioni per compra- 
re un computer e vede cosi sfumare i suoi 
risparmi per una decisioine arbitraria. 

La Apple Computer spa può anche essere 
nella legalità (vedremo ma certamente non è 
nella ragione I 

Enrico Tedeschi 


Comitato difesa Utenti Apple 

Ho girato, per competenza, questa lettera 
alla Apple Computer, ricevendo tempestiva- 
mente la risposta che segue. 

Caro Direttore. 

una prima considerazione in merito alla 
lettera che Lei cortesemente mi ha inoltrato: 
un attaccamento cosi forte all'Apple II non 
può che far piacere a noi di Apple. Mi ricordo 
solo un precedente: le manifestazioni (spe- 
cialmente negli USAI quando la Volkswagen 
decise di cessare la produzione del « Maggio- 
lino » 

Il paragone però finisce qui. Infatti Apple 
non ha cessato (né intende farlo) la produzio- 
ne degli Apple II Inoltre in Italia l'Apple II 
(nella versione più aggiornata, che è l'Apple II 
6SI è disponibile a listino (sin dalla sua 
introduzione I. Come vede su questi due pun- 
ti la lettera contiene cose non vere. Non è 
inoltre assolutamente vero che da Apple 


siano mai venute dichiarazioni diverse da 
quanto sopra. 

Un particolare cenno al supporto e agli 
sviluppi del sistema: il sistema operativo è 
stato regolarmente aggiornato anche in Ita- 
lia: a suo tempo abbiamo importato «Mouse- 
Desk» e ora abbiamo disponibile anche il 
sistema 4.0, da poco rilasciato negli Stati 
Uniti. 


Detto questo occorre però aggiungere che 
non tutti i Rivenditori Autorizzati e i Centri 
Affari Apple distribuiscono il prodotto, dati i 
limitatissimi volumi di vendita di Apple II in 
Italia. A chiunque telefoni però (tei. 02 7 
7574319 - Sig.na Valeria Masala) viene forni- 
to l'indirizzo del Rivenditore più vicino a cui 
rivolgersi. 

Perché la vendita di Apple II è cosi ridotta 


eGis 


VI offre uno stralcio del proprio listino: 

UNEA HOME COMPUTERS 

AMIGA 500 706000 ATARI 520 675000 

AMIGA 20005 1470000 ATAR1 1040 807000 

C-64NEW 269000 ATARI MEGA2 1565000 

UNEA ACCESSORI HOME COMPUTERS 
DRIVE AMIGA 168000 GENLOCK 630000 

JANUSXT 840000 DIGIT. VIDEO da 105000 

JANUSAT 1260000 TURBOSPEEO 34000 

HARD-DISK 500 990000 ESPANSIONI, ECO. 


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NECP2200 
STARLC-1024 
ATARI SMM804 


PHILIPS EGA 
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739000 STAR LC-10 399000 

714000 STAR LC-IOcot. 499000 

649000 COMMODORE 1 500C 454000 

319000 COMMODORE 1250 412000 

UNEA MONITOR 

462000 ATARI SC1224 420000 

420000 ATARI PCM124 210000 

521000 MULT1SYNCH 

150000 MITSUBISHI1481 998000 


UNEA PERSONAL COMPUTER 
COMMODORE PCI.MONITOR 595 

COMMODORE PCIOIII.MONITOR 1387000 

ATARI PCI 773000 

ATARI PCIIB 1010000 

ATARI PCIIIH 1605000 

XT turbo 8/IOMHz drive 5*1/4 schedavldeo-prlnter 
tastiera a 1 01 tasti 256 K 750000 

XT stessa configurazione * hard disk 20 maga Seagate e 
controller 1200000 

XT trasportabile turbo drive 5" 1/4 scheda video 256 K 


168000 NEC II 
UNEA FLOPPY DISK 


ATtrasponabileturbo 512K drive 1 .2 M scheda videa 

a .controller 285000 

UNEA ACCESSORI PC 

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accessorio per PC XT e AT 

d rive 3" 1/2 720 K 168000 CGA 800C 

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della casa produttrice e vengono regolarmente provai 
prima della messalo vendita Prezzi LV.A. esclusa. 

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NoN £' \)N CQMPVTtfi 


MOfcTO 

L'Atne ITALIA NON MA 


NESSUN UlftlTTO DI 

L/C.ClhEftL 


comitato 6/ktrrA vunn 




(poche decine di unità al mese)? Un grosso 
contributo è stato certamente dato dal Piano 
per T Informatizzazione della Scuola, che ha 
imposto la scelta MS-DOS. Le vendite di 
Apple II negli USA cui la lettera si riferisce 
sono infatti realizzate, per la quasi totalità, 
proprio nell'ambiente scolastico 
Cordiali saluti. 

Apple Computer SpA 
L 'amministratore Delegato 
Sergio Nanni 


Aggiungo due parole di commento, se non 
altro per spiegare i fatti anche., coreografici 
che hanno accompagnato la vicenda, 
Dunque: Enrico Tedeschi è un dinamico 
utente di MC-Link, attivissimo soprattutto 
nelle aree Sinclair ed Apple Proprio tramite 
MC-Link, ha coordinato un gruppo di utenti di 
Apple II in modo da organizzare una manife- 
stazione per domenica 2 ottobre, alle 15 e 
30, di fronte allo stand Apple allo SMAU 
Complimenti a Enrico, ci è riuscito, come 
prova la foto pubblicata. Con tanto di uomini 


42 


MCmicrocomputer n. 79 - novembre 1988 


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Parla • Stangata • Jukebox 


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(SIC 


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14 


©CÌ '• vE@ 


Dedicato all 'homo 
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360k di divertimento per utenti di si- 
stemi Olivetti, IBM e compatibili 

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AZIONE E STRATEGIA 
SOLO 12.500 LIRE 


sandwich e slogan di tutti i generi, denomi- 
natore comune. l'Apple II non si tocca, gli 
vogliamo troppo bene. 

E giustamente Sergio Nanni, in rappresen- 
tanza della Apple italiana, nota con piacere 
un simile attaccamento, paragonandolo a 
quello per il Maggiolino, quell'orribile (ades- 
so) coso della Volkswagen. E già. Volkswa- 
gen, Volksputer Come? Non sapete cosa è 
un Volksputer? Dunque: non conosco il tede- 
sco ma so che Volkswagen significa «vettura 
del popolon (volk's wagen). Capito? E adesso 
che ne direste se io, qua per qua (chissà chi 
credo di essere...), battezzassi l'Apple II com- 
puter del popolo? Per carità, senza nessuna 
delle considerazioni di stampo politico-partiti- 
co che l'uso di una simile locuzione potrebbe 
indurre. Semplicemente, quanti di voi (o di 
noi) hanno cominciato con un Apple II? Per- 
sonalmente ncordo. una decina di anni fa. di 
aver tirato un sospiro di sollievo quando la 
Iret di Reggio Emilia importò i primi Apple II: 
finalmente un personal che funzionava! Vo- 
glio dire, che non ti piantava sul più bello 
non-si-sa-perché. come facevano quando 
avevano la luna storta i suoi coetanei Tandy 
TRS-80 con il suo dos mangiadischi (nel 
senso che li mangiava) o il Pet 2001 della 
Commodore con la sua tastiera-cura-per- 
esaurimento-nervoso (per farlo venire, voglio 
dire) E, ragazzi, la cosa sconvolgente è che: 
uno, l'Apple II ancora funziona; due. l'Apple 


Il adesso è quasi come quello di dieci anni fa 
(minuscolo a parte, arrivate sull'«e». ma 
del resto già inventate dal nostro Bo Arnklit 
nel lontano 82...). 

E a proposito di Bo, lo sapete che quando 
abbiamo fondato la Technimedia gli abbona- 
menti giravano su un Apple II, e quando sono 
cresciuti e non ci entravano più Bo ha ficcato 
nell'Apple II tre schede Ramek da 512 K 
l’una. con un sort in RAM capace di ordinare 
1000 record in cinque secondi (pubblicato su 
MC n. 4), abbiamo smesso di usarlo quando 
con le Ramek scaldava come un termosifone 
e gli integrati cominciavano a saltare fuori 
come i toast di Paperino. 

Beh, che l'Apple II sia un computer da rispet- 
tare credo proprio che lo pensino tutti 

Però gli anni sono passati. I tempi cambia- 
no e. purtroppo, è inevitabile che chi usa uno 
strumento «vetusto" subisca qualche di- 

Ben lo sa chi gira con automobili revival, 
anni '50 o '60. vai a trovare i pezzi Li trovi, 
ma non dietro l'angolo (a meno che non abiti 
nell'angolo giusto...) E nei computer l'obso- 
lescenza, si sa, è purtroppo (o per fortuna, 
non si è mai capito) più rapida che nelle 
automobili. Naturalmente sto parlando del II 
«non GS». Il GS è una macchina attuale e 
bellissima, dalle ottime prestazioni che po- 
trebbero essere ancora migliori se per ragioni 
strategiche (leggi concorrenza al Mac) il suo 


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MCmicrocomputer n. 79 - novembre 1988 


La nuova 
Citizen 180E 
esprime realmente 
il proprio valore 



Da anni la Citizen è nota per le sue carat- 
teristiche: qualità e competitività. 

Ora la nuova 180E rappresenta un'ul- 
teriore alternativa ad un costo ancora 
inferiore. 

Con un'ampia gamma di caratteri di 
stampa, superiore a quella normalmente 
utilizzata, è facile comprendere perchè 
questa sia una delle più versatili stam- 
panti nella sua categoria. 

Anche il prezzo al Pubblico di 
Lit. 690.000 (IVA esclusa) è imbattibile. 

La 180E è stata progettata soprattutto 
per le esigenze delle piccole società e per 
uso domestico, garantendo il totale con- 
trollo delle sue prestazioni e per ottenere 
il meglio dalla propria stampante. 

Inoltre la qualità della stampa è nitida, 
compatta e consistente grazie ad una tec- 
nologia di stampa estremamente avan- 
zata. 

È anche più rapida: 175, 150 e 30 caratteri 
al secondo, rispettivamente in elite, pica, 
NLQ. 

Ma questo non è tutto. 

La 180E oltre ad offrire il maggior nu- 
mero di caratteri di stampa include la 
stampa in negativo, la riduzione, l'espan- 
sione, la sottolineatura, la cancellatura 
con tratteggio e la spaziatura propor- 
zionale. 

Offre anche il "Quad print" (quattro 
volte il carattere in altezza e larghezza) 
ideale per intestazioni, etichette e car- 
telli. 

Con l'alimentazione dall'alto la 180E può 
inoltre produrre questi diversi caratteri di 
stampa su vari tipi di carta, comprese 
etichette e moduli a più parti. 

La nuova Citizen 180E è libertà d'espres- 
sione ad un prezzo estremamente con- 
tenuto. 



CITIZEN 

STAMPANTI PER COMPUTER 


Per avere una dimostrazione, contattate: 
Telavlnt'l: 

Milano (02)4455741 
Roma (06) 6917058 
Telcom: 

Milano (02) 4047648 
Datatec: 

Roma (06) 8321213 
Napoli (081) 7703026-7 
Messina (090) 2931972 



INSTABILITÀ DI RETE E BLACK-OUT 
NON SONO UN PROBLEMA 



Gruppi di continuità DIGITEK “la protezione” del vostro 
computer e delle vostre apparecchiature elettroniche. 


I blackout e la microinterruzioni dell'ener- 
gia elettrica, oltre a danneggiare le Vs. ap- 
parecchiature, provocano variazioni o 
cancellazioni dei dati inseriti nel Vs. compu- 
ter; a volte il danno rappresenta il lavoro del- 
l'intera giornata. 

Per eliminare questi costosissimi inconve- 
nienti la DIGITEK propone gruppi di continui- 
tà della serie no-stop che alimentando 
direttamente le apparecchiature dalle batte- 
rie; proteggono il computer dalle fluttuazio- 
ni ed instabilità dell'energia elettrica. 

In caso di black-out, il gruppo, oltre a ga- 
rantire il salvataggio dei dati, permette il pro- 
seguimento del lavoro, dandovi una 
autonomia fino a 2 ore. 


I gruppi di continuità della serie non-stop 
sono: 

GCS 450 pot. max. 450W 

GCS 601 pot. max. 600W 

GCS 851 pot. max. 850W 

GCS 1251 pot. max. 1250W 

GCS 2001/S pot. max. 2400W 



nirziTris 
uiui / L.r\ 


VIA VALLI. 28 - 42011 BAGNOLO IN PIANO (RE) 

Tel. 0522/951523 ra. ■ Tale» 530156 - fax 0522/951526 G3 


clock non fosse limitato a 2.9 MHz dai 6 
possibili. 

Insomma che volevo dire? Semplicemente 
che sono anche io un affezionato dell'Apple 
II, tutti noi gli dobbiamo molto. Non lo uso 
più. ma in redazione ce ne sono un paio su 
uno scaffale, pronti a rifunzionare se qualcu- 
no sarà punto da simil vaghezza. E fa piacere 
anche a me, come a Nanni, vedere un attac- 
camento come quello dimostrato dal «Comi- 
tato Difesa Utenti Apple»; mi fa piacere 
ovviamente anche la risposta di Nanni, che 
assicura gli utenti del fatto che non saranno 
abbandonati a loro stessi, ma che devono 
solo accettare qualche scomodità (più che 
giustificata a mio parere dall'età della mac- 
china). Naturalmente, a patto che sia vero. 
Ho una certa fiducia nella Apple, e credo sia 
ben in grado di capire che un utente Apple 
che si senta abbandonato più di tanto non 
acquisterà un secondo Apple Una volta il 
concessionario dal quale ho acquistato la mia 
automobile mi disse «la prima la vende il 
venditore, la seconda la vende l'assistenza». 
Nota: la sua assistenza non é un gran che, e 
forse la mia prossima macchina sarà di un'al- 
tra marca A proposito: mannaggia ai limiti di 
velocità e. soprattutto, alle macchine fotogra- 
fiche. Non c'entra niente, ma mi è scappato. 


Originali a tutti i costi? 

Pirateria: aspettate, non cestinate questa 
lettera, credo di avere qualcosa da dire. L 'argo- 
mento è il solito, ma non è stato ancora detto 
tutto, a mio parere. Nella « Repubblica » del 12 
agosto ho letto un articolo nelle pagine di eco- 
nomia dove si diceva che l’Italia é il paradiso 
della piratena e dove autorevolissime case di 
software statunitensi oltre alle solite minacce 
di « trascurare n l'Italia in questo campo, espri- 
mevano dei giudizi a carattere morale sul com- 
portamento disonesto degli acquirenti del 
software dovuto, perforo, a fattori educaziona- 
li e di civiltà. Sembrerebbe che ci dovessimo 
vergognare di questi giudizi, ma ora vi spieghe- 
rò che se proprio qualcuno si deve vergognare 
sono solo ed esclusivamente le software 
house. Chiunque può comprare nelle più forni - 


TUTTI 
I RtCAltai 

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MCmicrocomputer n. 79 - novembre 1 988 








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POTERE PERSONALE 



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Con lui puoi. Puoi utilizzare tutto l'hardware e il software 
presenti sul mercato. 

E considera le sue caratteristiche professionali: 


• processore 8088-2 
(4,77/8 MHz) per la totale 
compatibilità e la massima 
velocità; 

• 512 KB memoria RAM 
espandibile a 768 KB; 

• floppy disk drive da 3,5 
pollici 720 KB di capacità; 


• hard disk da 20 MB; 

• possibilità di installazione 
dei floppy disk drive da 5,25 
pollici 360 KB di capacità; 

• grafica monocromatica 
hercules e colore CGA sulla 
stessa scheda video. 

• 5 slot di espansione. 


POTERE PERSONALE 



POSTA 


te edicole delle grandi città italiane riviste di 
computer inglesi o americane e leggere il prez- 
zo di quasi tutti i pacchetti software che giun- 
gono in Italia per qualsiasi computer. Ebbene il 
prezzo del software originale è uguale o quasi 
a quello originale venduto in Italia. Insomma 
voglio dire, a voi di MC che vi siete fatti « paladi- 
ni » dell'originale a tutti i costi, che le software 
house ci prendono in giro quando dicono che 
se si vendesse solo originale il prezzo calereb- 
be, cosa di cui tutti i « paladini » sono convinti. Il 
prezzo del software è esorbitante in Italia co- 
me lo è in paesi più «civili» come Stati Uniti e 
Inghilterra < sempre che la pirateria non sia ben 
radicata anche in seno alla «civiltà»!. Quindi se 
proprio vogliamo vendere non facciamo cenni 
all'educazione o all'onestà che sono cose im- 
portanti. ma diciamo piuttosto che vogliamo 
arricchirci presto e bene. Purtroppo nel com- 
mercio. dove vige la legge della giungla, non 
c'è più spazio per onestà e civiltà, ma c'è spa- 
zio per l'intelligenza. Qualcuno lo ha capito e ha 
meglio curato la qualità del proprio prodotto, 
che nel caso del software consiste nel dotarlo 
di accuratissime istruzioni, buona presentazio- 
ne e soprattutto di disponibilità e assistenza, e 
qualcuno veramente intelligente ha anche ab- 
bassato i prezzi, preoccupandosi più del volu- 
me delle vendite che del profitto per copia. 
Finché le software house non diventeranno 
più intelligenti io continuerò a « rubare » soft- 
ware come dicono e come dite voi di MC. ma 
non credo proprio di essere l'unico ladro. Ci 
sarebbero tante altre cose da dire, ma non vor- 
rei che per l'eccessiva lunghezza questa mia 
riflessione non venisse pubblicata. 

Cordialmente vi saluto 

Ricci Rosario - Nuoro 

Non tutto il software è venduto a prezzi 
esorbitanti, e noi critichiamo i prezzi quando ci 
sembrano troppo elevati. E, tanto per non fare 
nomi ancora una volta, apprezziamo e sposia- 
mo la politica di una Borland che mette in ven- 
dita un Quattro praticamente a... quattro soldi 
E crediamo che di piratare un Quattro ci sia 
«poca necessità», visto che è potente, docu- 
mentato ed ha un prezzo ragionevole. Non 
possiamo ritenere «doveroso» rubare un pro- 
dotto solo per il fatto che «costa troppo» . Però 
se uno dice «compro il Quattro anziché Cinque 
perché vale grosso modo uguale, ma costa 
molto meno» (sempre per non fare nomi) se- 
condo me non fa veramente una piega. E allora 
se un giorno tutti compreranno solo Quattro, e 
qualcun altro non riuscirà a vendere neanche 
un pezzo del suo Cinque perché non competiti- 
vo come prezzo, ci sembrerà perfettamente 
logico. Allora o il produttore di Cinque farà in 
modo di scendere al prezzo di Quattro, o conti- 
nuerà a non esserci nessuno disposto ad ac- 
quistare Cinque. Certo, dannazione, a meno 
che non ci siano pochi disposti ad acquistare 
Cinque a prezzo troppo alto, ma tanti disposti a 
piratarlo a prezzo da pirata: che è proprio la 
situazione che c'è adesso e che noi speriamo 
cambi. Senza giustificare né chi vende a prezzi 
troppo alti, né, chiedo scusa se insisto, chi ru- 
ba prodotti che costano troppo. E né io né MC 
siamo «paladini dell'originale a tutti i costi» ; se 
un prodotto costa troppo, almeno in teoria è 
giusto solo non acquistarlo. Che, poi, tra la teo- 
ria e la pratica ci possa spesso essere differen- 
za lo sappiamo tutti. 


49 




I-° C I importa Qualità 




RICHIEDETECI IL CATALOGO 


News 


cura di Massimo Truscelli 


Nelle News 
di questo numero 
si parla di: 


Aise 4 /'s/s P.za Vittorio Emanuele 99, 00185 Roma 

Amstrad S.p.A. Via Riccione 14, 20156 Milano 

Apple Computer S.p.A. Via Rivoltana 8. 20090 Segrate IMI) 

ASEM S.p.A. Via Divisione Julia 32, 33030 Santo Stefano Buia (UD) 

Atari Italia S.p.A. V Bellini 21, 20095 Cusano Milanino IMI) 

CBM S.p.A. Divisione Informatica FINEUR Via Paolo di Dono 3/A, 00143 Roma 
Contradata srl V Monte Bianco 4, 20052 Monza IMI) 

Editrice Italiana Software S.p.A. Via Fieno 8. 20123 Milano 
Fujitsu Italia S.p.A. Via Melchiorre Gioia 8, 20124 Milano 
G. Ricordi 8t C. S.p.A. Via Salomone 77, 20138 Milano 
IBM Italia Via Rivoltana 13. San Felice. 20090 Segrate IMI) 

Intercomp S.p.A. Via del Lavoro 22. 37012 Bussolengo IVR) 

J. Soft srl V.le Restelli 5. 20124 Milano 

Kyber Calcolatori srl V L. Ariosto 18. 51 100 Pistoia 

Mannesmann Tally srl Via Borsini 6. 20094 Corsico IMI) 

Microdata System srl Via Matteotti 50. 19032 Lerici fSP) 

PC Software Via Chiapponi 42, 29100 Piacenza 

Quotha 32 srl Via Accursio 2. 50125 Firenze 

SHR srl casella postale 275. 48100 Ravenna 

Top per l'ufficio srl V Taormina 1, 20093 Cotogno Monzese IMI) 

Tradinform srl V. Carlo Perder 4. 00157 Roma 
Unibit S.p.A. Via di Torre Rigata 6. 00131 Roma 


Lo scorso anno, in occasione 
della precedente edizione 
della manifestazione, 
scrivemmo che lo SM AU, 
nonostante alcune pecche 
organizzative IH titolo 
del corsivo di apertura 
di Marco Marinacci era «In 
giro nei gironi», con 
riferimento anche al caldo 
infernale che faceva...), 
poteva essere considerato 
come uno dei più significativi 
momenti offerti nel panorama 
delle mostre di informatica 
europee. 

Quest'anno si può 
certamente ribadire con più 
fermezza questa tesi, 
specialmente se si tiene 
conto dell' aumentata 
superficie espositiva che è 
coincisa anche con uno 
spostamento della data della 
manifestazione e soprattutto 
con la venticinquesima 
edizione della mostra. 
Quest'anno lo SMAU é 
avvenuto 

contemporaneamente a due 
manifestazioni riservate al 
campo della moda IMilano 
Vende Moda e Modit '88). ma 
come abbiamo già detto l'area 
espositiva è sensibilmente 
aumentata ed è stata 
sommariamente suddivisa per 
categorie di prodotti in modo 


Super SMAU 25 


da poter dirigere il pubblico 
attratto da singoli settori di 
interesse in determinati 
padiglioni. 

La sezione dedicata 
all'informatica era concentrata 
sulla maggior parte dei 
padiglioni disponibili, 
in particolare sui padiglioni 
21, 23. 26. 12. 15. 16 
e 17. quest'ultimo 
particolarmente « affollato » 
di marchi prestigiosi ; 
la mostra ha offerto quanto di 
meglio è attualmente 
disponibile per risolvere le 
esigenze di professionisti, 
utilizzatori e patiti 
dell'informatica. 

Un interessante momento 
offerto a chi si interessa di 
DTP è stato rappresentato da 
PublishINscena, una serie di 
manifestazioni e dimostrazioni 
organizzate in uno spazio 
allestito appositamente al 
padiglione 21 e del quale si 
parla più diffusamente su 
questo stesso numero nella 
rubrica dedicata al Desk Top 
Publishing. 

Non ci sono state grosse 
novità per ciò che riguarda i 
personal computer se si 
esclude qualche nuovo 
modello di portatile, la 
distribuzione di alcuni sistemi 
386 di marche più o meno 


blasonate dotati di processore 
386 SX oppure a 25 MHz che 
si sono affiancate a Compaq, 
la presentazione di qualche 
nuovo sistema utilizzante la 
tanto discussa architettura 
MicroChannel IBM e 
l'ingresso ufficiale in Italia di 
alcuni marchi prestigiosi. 
Certamente le novità più 
interessanti sono state quelle 
riguardanti il sempre più vasto 
mercato delle periferiche e 
degli accessori, dove si è 
potuto assistere ad una 
fioritura di distributori in grado 
di supportare le esigenze 
degli utilizzatori dei due 
ambienti più diffusi: MS-DOS 
e Apple Macintosh. 

In particolare l'offerta di 
prodotti riguarda i settori 
grafici e DTP con ampia 
scelta di digitalizzatori, 
scanner B/N ed a colori, 
schede grafiche ad elevate 
prestazioni, monitor grafici, 
periferiche di stampa ad 
elevate prestazioni per output 
a colori oppure per stampa di 
elevata qualità come 
stampanti laser ed a matrice 
di punti a 24 aghi, supporti e 
sistemi di memoria di massa 
con capacità e prestazioni 
spettacolari, applicazioni di 
data retrieval realizzati con 
supporti particolari come le 



CD-ROM I supporto utilizzato 
anche per il catalogo della 
mostra ); infine, sistemi di 
disegno e taglio di materiali 
diversi dalla carta come ad 
esempio il PVC. 

Anche il software ha 
registrato un certo 
incremento di interesse sia da 
parte dei distributori che del 
pubblico. 

Se queste sono state le 
novità piu interessanti per ciò 
che riguarda i prodotti, anche 
tra gli espositori c'é stata 
qualche novità come ad 
esempio la presenza, non 
massiccia, ma ben visibile, di 
alcuni produttori di Taiwan 
che tutti insieme, con i loro 
piccoli stand occupavano una 
bella fetta nell'area centrale 
del padiglione 1 7 
Nei precedenti numeri di MC 
avrete avuto modo di leggere 
alcune anticipazioni riguardanti 
i prodotti presentati, in questo 
numero approfondiremo il 
discorso con un rapido 
sguardo alle novità dei marchi 
non presenti le altre volte. 


52 


MCmicrocomputer n. 79 - novembre 1 988 



via T. Romagnola, 61/63 
56012 Fornacette (Pisa) 
tei. 0587-422.022 (centralino) 
tei. 0587-422.033 (fiottine) 
fax. 0587-422.034 
tlx 501875 CDC SPA 


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Ricordiamo anche 
le sorelle minori: 

■ L-EGA 

■ D-EGA 

■ SUPER EGA HI-RES 


I numerosissimi modi opera- 
tivi e la possibilità di scegliere 
vari tipi di risoluzione fanno di 
questa scheda uno strumen- 
to di alta affidabilità e versati- 
lità adatto per qualsiasi tipo 
di applicazione. 

■ Totalmente compatibile con la 
V.G.A. IBM (640 x 480 256 colori 
su 256.000). 

■ Possibilità di selezionare fino a 
1024x768 pixel di risoluzione 
con 1 6 colori su 64. 


Software incluso per l'installazio- 
ne con AUTOCAD. LOTUS 1-2-3, 
MS WINDOWS. 


2 uscite video: una TTL a 9 pin ed 
una Analogica a 1 5 pin. 

Possibilità di visualizzare fino a 
132 x 44 caratteri video. 



NEWS 



SHR 


Molto ricca la serie di novità proposte 
dalla società appartenente al Gruppo Fer- 

Si parte da un compatibile del modello 30 
PS/2. l'Acer 1030. per finire con una work- 
station a 32 bit. Acer 5200, basata sulla 
CPU 80386. 

Il 1030 offre prestazioni del 20% superiori 
a quelle del modello 30 IBM PS/2: il proces- 
sore utilizzato é l'80286 con bus dei dati a 
16/24 bit e clock selezionabile a 8/12 MHz 
zero wait state da tastiera o da software; la 
RAM è di 640 Kbyte con possibilità di inseri- 
re il coprocessore matematico 80287. Il pas- 
so immediatamente successivo è l'Acer 
915. anch'esso basato sul processore 80286 
a 16 bit. medesime frequenze di clock del 
precedente, memoria RAM di 512 Kbyte 
espandibile a 1 MByte direttamente sulla 
scheda, solita dotazione di porte parallele e 
seriali e soprattutto controller video standard 
EGA Plus: compatibile con EGA. CGA. 
MDA, Hercules e Plantronics con funzione 
di commutazione automatica e risoluzione 
massima di 640 per 480 punti a 16 colori 

Il sistema tower 5200 è il modello supe- 
riore della gamma Acer e deriva dal prece- 
dente 1 1 20 conservandone alcune caratteri- 
stiche: utilizza il processore 80386 con fre- 
quenza di clock a 20 MHz con possibilità di 
selezione di frequenze minori fino a 4.77 
MHz. La RAM fornita è di 2 MByte, espan- 
dibile fino a 4 MByte direttamente sulla 
scheda e fino a 16 MByte nella configurazio- 
ne massima con possibilità di operare in 
condizione zero wait state mediante la confi- 
gurazione interleave della memoria che con- 
sente tempi di accesso di 80 ms. La mac- 
china in versione base viene offerta con un 
hard disk interno da 70 MByte. ma si può 
anche scegliere un hard disk di capacità 
maggiore 1160 MByte) dotato di controller 
ESDI (Enhanced Small Device Interface) fino 
ad un massimo di 340 MByte con tempi di 
accesso di 16 ms. 


A tari Transputer Workstation 


In occasione dell’apertura del 25esimo 
SMAU, l'Atari Italia ha organizzato un conve- 
gno sul tema: «Informatica a processori paral- 
leli: il transputer nelle sue realizzazioni e appli- 
cazioni». L'Abaq, presente anch'esso in carne 
ed ossa e mostrato ancora in un cabinet 
provvisorio, cambierà sicuramente nome, pa- 
re, per motivi di registrazione la nuova deno- 
minazione ATW é anch'essa provvisoria. Cam- 
biano anche alcune specifiche in quanto 
l'ATW sarò in grado di ospitare al suo interno 
non 13 ma 17 transputer Inmos T800-20 120 
sta per 20 MHz) collegati tra loro. Ciò è stato 
possibile aumentando a 4 gli slot interni per le 
schede aggiuntive quadriprocessore. Le altre 
caratteristiche della macchina sono: memoria 
4 Mbyte espandibile a 64. 1 Mbyte di memo- 
ria video, risoluzioni grafiche da 1280x960 4 
bit/pixel fino a 512x480 24 bit/pixel pari dun- 
que a oltre 16 milioni di colori ... non visualizza- 
bili contemporaneamente solo perché non si 
dispone di 16 milioni di pixel II sistema opera- 
tivo adottato, lo ricordiamo, é l'Helios svilup- 
pato dalla Perihelion Software consorella della 
Perihelion Cambridge che ha sviluppato l'inte- 
ro sistema. Nel corso del convegno sono 
state mostrate diverse possibili applicazioni 
dei computer prettamente paralleli quali 
l’ATW dell' Atari. Calcolo parallelo per ogni tipo 
di simulazione, compresa la modellazione di 
realtà artificiali. Si sa infatti che quando biso- 
gna elaborare gli stessi dati un gran numero di 
volte, e ogni elaborazione non dipende da (e 
non influenza) altre elaborazioni, la soluzione 
parallela può fornire dei dati a dir poco sor- 
prendenti, soprattutto considerato che (mai 
come in questo caso) un raddoppio dei pro- 
cessori utilizzati corrisponde esattamente ad 
un dimezzamento del tempo totale di elabora- 
zione. L'esempio più evidente può essere 
quello del tracciamento di una bella immagine 
ray-tracing in cui, come é noto, ogni pixel è 
funzione si di tutti gli oggetti, le superfici 
e le luci costituenti la scena, ma indipen- 
dente da ogni altro pixel dello schermo. Un 
computer uniprocessor, per disegnare una 
immagine con questa tecnica, deve elaborare 
da solo uno per uno tutti i pixel con tempi di 


attesa normalmente dell'ordine delle svanate 
ore di calcolo. Due processori, ognuno incari- 
cato di disegnare mezzo schermo, banalmen- 
te. ndurrebbero il tempo alla metà. Nulla vieta 
di suddividere ancora i compiti, fino al caso 
limite di disporre di un processore per ogni 
pixel (sì., anche un milione di processori, che 
male c'è?) e realizzare una immagine ray 
tracing in pochi decimi di secondo Pochi 
minuti dopo saremmo naturalmente in grado 
di realizzare anche una animazione interattiva 
in perfetto ray tracing . e non é fantascienza 
Non vi basta? Bene allora immaginate di com- 
missionare ad un architetto la nstruttdrazione 
del vostro appartamento fornendogli sempli- 
cemente la piantina di casa. Dopo qualche 
giorno l'architetto vi inviterà nel suo studio per 
mostrarvi la sua proposta Non disegni o 
schizzi, ma mettendovi in mano una sorta di 
joystick vi inviterà a farvi un giro nella vostra 
nuova abitazione da lui rimodernata Ovvia- 
mente davanti ad uno schermo: «no. quel 
faretto non mi piace», «proviamo a spegnere 
le luci e ad accendere il camino» . «prefensco 
i copriletto di seta completamente bianchi» 
«forse quello specchio è meglio fumé»... «no. 
aveva ragione lei. meglio lo specchio norma- 
le»... «la cucina la voglio coi piani in marmo di 
carrara», tutto ngorosamente in tempo reale, 
anzi irreale, dal momento che per cambiare 
qualsiasi cosa in un appartamento passano 
sicuramente diversi minuti mentre, tastiera in 
mano. Il nostro architetto impiegherà si e no 
qualche secondo. Questo per non parlare del- 
le operazioni a cuore aperto completamente 
artificiali. Uno speciale guanto pieno zeppo di 
sensori e servo meccanismi, un paio di oc- 
chiali elettronici che forniscono una visione 
stereoscopica della scena dotati ovviamente 
anche di sensore di movimento della testa (a 
seconda della posizione di questa visualizzano 
diversamente la scena), una cuffia per ripro- 
durre anche il minimo rumore, e il nostro 
futuro cardio chirurgo può allenarsi quante 
volte vuole, inventando magan anche nuove 
tecniche. Massimo rischio: un bel GAME 
OVER... 



54 


MCmicrocomputer n. 79 - novembre 1988 


L’ebbrezza della Grafica! 

Una mova dimensione in punta di dita! 


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E’stalo sviluppato un nuovo entusiasmante con- 
cetto nel controllo del mouse. La risoluzione di 
300-1000 punti per pollice del Genius Dyna Mouse 
permette maggior facilita' e velocita' nel sele- 
zionare con precisione sullo schermo. 

Pieveloce e’il movimento del mouse, maggiore 
e'Io spostamento del cursore sullo schermo. Tut- 
tavia. alla rapidità' di movimento della mano si 
unisce una grossa precisione. 

Il software Genius Menu Maker 

lf Genius Dyna Mouse viene fornito completo di 
Genius Menu Maker, che consente di realizzare 
o modificare menu a tendina per qualsiasi applica- 
zione. Prevede anche 20 menu preconfigurati per 
dBase III, SuperCalc 3. Turbo Pascal, MS DOS, 
Lotus 1-2-3 e altri. 


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■ Dr. Halo III permette di creare eccezionali 
grafici che possono essere usati per realizzare 
presentazioni. 

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Risoluzione DPI 300-1000 
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essere condensate e rimpiccolite e collocate in 
ogni posizione sullo schermo. Sedici variazioni di 
ombreggiatura consentono di processare l’im- 
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aprire finestre multiple sullo schermo e digitaliz- 
zare le immagini in queste finestre. Inoltre, il 
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un'immagine su un'altra in modo da creare una 
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degrado. 

Le immagini create possono essere trasferite a 
OCR (Riconoscimento Ottico di Caratteri) 0 altro 
software di utilità' come Dr. Halo III, PC Paint, 
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Page Maker, Ventura Publisher, Symphony e 
Framework. 

Inoltre, il Window Cover Sheet consente di inserire 
maschere e fogli di lavoro; e il software Genius 
consente di personalizzare le proprie librerìe di 
simboli per menu. 

La sua estrema accuratezza e' dovuta all'alta 
risoluzione, fino a 1 000 linee per polline su un'area 
di digitalizzazione di 12” x 12". Potete disegnare 
esattamente il grafico che volete cancellando 
un'immagine esistente o eseguendo un disegno 

La confezione Genius Tablet GT-1212 Comprende 
Genius Tablet con Puck, Auto CAD Template & 
Menu File, Genius Menu Maker 8 Menu Library 
e il software Dr. Halo III. 



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11F, NO. 116, SEC. 2, NANKING E. ROAD., TAIPEI, TAIWAN. R.O.C. 
TEL; (02)565-2817 TELEX; 1 1388 KUNYING TELEFAX: (02)51 1-0873 


NEWS 



Kyocera (CBM) 

Ufficializzala la distribuzione dei prodotti 
Kyocera grazie alla CBM. una società del 
gruppo Fmeur. che si occuperà di offrire il 
supporto commerciale per la vendita e l'assi- 
stenza della linea di stampanti laser prodotta 
dal colosso giapponese, leader nel settore 
della ceramica, componentistica elettronica, 
energia solare, apparecchiature fotografiche 
(Yashica Kyocera) e laser 

In occasione dello SMAU allo stand CBM è 
stato possibile vedere la completa gamma 
delle stampanti laser Kyocera e la novità 
rappresentata dal modello P 2000 

Le caratteristiche comuni sono rappresen- 
tate da una estrema facilità d'uso, dalla rapi- 
dità d'installazione, dal kit iniziale dei prodotti 
di consumo compreso nel prezzo, dalla velo- 
cita di stampa (10/18 pagine al minuto in 
funzione del modello), dall'elevato numero di 
font residenti uniti a 3 dinamici, dalla presen- 
za di un proprio linguaggio di descrizione 
(Prescribel. emulazione HP Laserjet Plus più 
altre sei emulazioni, interfaccia seriale e pa- 
rallela (standard) più Twinax/Coax per 
mainframe 

I modelli disponibili comprendono configu- 
razioni compatte ed economiche come la F 
1000 adatta a lavori di elaborazione testi e 
grafica con memoria RAM di 0 5 MByte 
espandibili a 1 5 MByte e 0 5 MByte di 



VideoRAM. velocità di 10 pagine al minuto e 
78 font residenti; oppure, configurazioni per 
applicazioni professionali come la F 3000 
capace di 18 pagine al minuto, con pannello 
di comando a display, RAM di 15 MByte 
espandibile a 3.5 MByte. 2 MByte di Vi- 
deoRAM 

La nuova P 2000. il cui prezzo è di 
13 500 000 lire, offre 1 Byte di memoria 
RAM espandibile fino a 2 MByte. 4 MByte di 
VideoRAM, una velocità di 10 pagine al minu- 
to con una risoluzione di 300 dpi Le emula- 
zioni consentite sono HP Laserjet Plus e 
Diablo 630. linguaggio di gestione compatibi- 
le PostScript con possibilità di utilizzazione 
delle interfacce parallela Centronics, seriale 
RS232C e AppleTalk compatibile. Ideale per 
il desktop publishing e grafica professionale 
offre 35 font di caratteri e 39 codici a barre 


Top per l'ufficio 

Grossa novità rappresentata dalla presenza 
dei computer NEC, che la filiale ufficiale della 
casa madre, per una scelta politica forse 
discutibile, non distribuisce in Italia La linea 
comprende 4 modelli basati sulle CPU V30, 
80286 e 80386 

Si comincia dal portatile Mulnspeed HD lm 
prova su questo stesso numero), sono poi 
presenti il Powermate Portable, CPU 80286. 
tastiera separala, display LCD retroillunnnato 
con risoluzione EGA 640 per 350 punti, il 
Powermate 1 Plus, modello base della gam- 
ma con CPU 80286. 8/12 MHz di clock, una 
buona scelta di configurazioni riguardanti le 
memorie di massa; il modello "Top» e rap- 
presentato dal Powermate SX. una vera e 
propria novità in casa NEC. in quanto si tratta 
di un sistema basato sulla CPU 80386 nella 
versione SX (16 MHz/0 Wait State oppure -3 
MHz/1 Wait State) che rappresenta pratica- 
mente il primo prodotto di tale tipo dopo il 
Compaq 386s 

Gli altri prodotti proposti comprendono i 
portatili basati sulle CPU 80286 e 80386 
prodotti dalla Rem Elektromk tedesca e carat- 
terizzati da un costo del 20% mfenore a 
quelli dei portatili laptop equipaggiati con 
schermo al plasma attualmente disponibili 
sul mercato; il PC Top 386. una stazione 
desktop prodotta direttamente dalla Top (ter 


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compatibili IBM PC/AT, PC/XT. Baby AT, 
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56 


MCmicrocompuler n, 79 - novembre 1988 




AT 

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PS/2 




Tecnologia AT o tecnologia PS/2? Questo é il problema che ormai tutti si pongono. Per risolvere il dilemma, 
la Mitac ha costruito i nuovi computer 286 V e 286 VE - per darvi il meglio delle due tecnologie. 

Questi due potenti modelli Mitac, il 286V da 12 MHz e il 286VE da 16 MHz, colmano alla perfezione il cosiddet- 
to ” gap tecnologico” IBM. Tanto per cominciare, hanno unità a disco integrate da 5-1/4" e da 3-1/2" e Supportano 
sia il sistema operativo MS-DOS che quello OS/2. Vi danno grafica all’avanguardia VGA compatible pur supportan- 
do tutto il vostro software attuale. La memoria LIM/EMS è espandibile fino a 8 MB sulla piastra. Inoltre, con la 
possibilità di collegare 4 dispositivi di memorizzazione e con i 6 slot di espansione, queste macchine dallo splendido 
design e dalla piccola impronta sono pronte a crescere insieme a voi per rispondere alle vostre future esigenze - capaci 
di seguirvi fino a! networking a persino alla multiutenza. 

Non vi perdete in un “gap tecnologico” - rivolgetevi alla Mitac per soluzioni creative, affidabili, dal supporto 
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distribuir in Italy: HAI.LEY TEL: 0434-520410 FAX: 0434-523183 



NEWS 



l'ufficio utilizzando le mother board 386 
Hauppauge distribuite anche separatamente; 
i sistemi e le schede della Chorus Data 
Systems comprendenti un completo sistema 
di archiviazione documenti, il Docutrieve. ed 
una serie di schede e software che permet- 
tono di acquisire e di gestire, tramite perso- 
nal computer, immagini a colori provenienti 
da telecamere, videodischi e videoregistra- 
tori, 

Le schede sono: le PC Eye Video Digitizer 
a 8 bit capaci di digitalizzare immagini in 
tempo reale con risoluzioni comprese tra 512 
per 512 e 1024 per 1024 pixel con 256 colori 
o toni di grìgio sia in PAL che NTSC/RGB; le 
PC Eye Video Frame Grabber, che si diffe- 
renziano dalle precedenti per la gestione a 15 
bit, in grado dì assicurare la possibilità di 
poter contare su 32768 colori con tavole di 
ricerca automatica, ed un controller per il 
collegamento di monitor analogici 

I software disponibili sono: Picture Power, 
Photobase e Color Photobase, Imigit Plus, 
Image Pro. nell'ordine permettono: la crea- 
zione di un database per la gestione di imma- 
gini con possibilità di abbinare le immagini ad 
un data base preesistente come il dBase III 
Plus ed inviare i dati via modem; fornire 
l'interfaccia grafica al software principale di 
gestione del data base, sia nella versione in 
B/N che a colori; elaborare immagini preleva- 
te dalla telecamera basandosi sull'interfaccia 
grafica del software Dr Halo; acquisire im- 


magini per analisi fisico-scientifiche come 
l’intensità dei colori e dei grigi con visualizza- 
zione di istogrammi legati ai vari tipi di ana- 
lisi. 


PC Personal Computer 

Presentata la completa linea di prodotti per 
la grafica e DTP in ambiente Macintosh ed 
una serie dì applicazioni sviluppate con il 
pacchetto Omnis Quartz del quale la società 
è distributrice sia nella versione MS-DOS che 
Apple Macintosh, Piuttosto ricca la serie di 
prodotti per l'ambiente Mac comprendente 
soluzioni complete nei settori della grafica 
pubblicitaria, grafica di presentazione, foto- 
composizione, image processing, progetta- 
zione architettonica e arredamento, progetta- 
zione meccanica, disegno industriale e mo- 
dellazione solida. 

Molto interesse hanno suscitato i prodotti 
distribuiti dopo la conclusione di alcuni recen- 
ti accordi con la Letraset Italia e con la Data 
Translation statunitense. 

Tra di essi i prodotti software della Letraset 
come: Ready Set Gol 4.5; il software di 
presentazione su diapositive Stand Out; Le- 
trastudio. per la creazione di effetti speciali su 
font di studio; Letrafont per la creazione e 
l'intervento su font di caratteri; ImageStudio, 
per il ritocco e l’elaborazione artistica di imma- 
gini. distribuito in esclusiva anche in lingua 
italiana nella versione capace di gestire 256 
livelli di grigio Per i prodotti hardware vasta 
scelta di periferiche particolari come gli scan- 
ner a colori Howtek - Sharp da 300 dpi 
formato A3 capaci di discernere fino a 


16.700.000 colori; scanner a colori professio- 
nale per diapositive con nsoluziom di 1000 dpi 
o 2000 per 3000 dpi; schede video a 24 bit 
Raster Ops; monitor a colori Sony Trinitron ad 
alta risoluzione nelle versioni 16" e 800 per 
600 pixel, oppure 19" e risoluzione di 1024 
per 768 pixel. I prodotti della Data Translation 
comprendono le schede QuickCapture e Co- 
lorCapture per l'acquisizione e la gestione di 
immagini in B/N ed a colori da telecamera o 
videoregistratore in tempi che si aggirano su 
1/30 di secondo. Le immagini catturate pos- 
sono essere elaborate e ritoccate con pro- 
grammi come PhotoMac e ImageStudio (la 
versione a colori dovrebbe essere pronta per 
la fine dell'anno), per produrre diapositive o 
per essere inserite in programmi di impagina- 
zione come il Ready Set Gol 4.5 che permet- 
te anche la separazione dei colori in quadricro- 
mia su unità digitali del tipo Linotronic 300. 
Non mancavano altri prodotti già distribuiti 
dalla PC Personal Computer come i software 
3D di progettazione architettonica Zoom della 
Abvent francese; lo Space Edit, altro softwa- 
re dì progettazione 3D, collegabile ad una 
novità dello SMAU, il software Jonathan della 
Orbit norvegese, un CAD 2D completo di 
funzioni complesse come curva di Bezier. 
primitive grafiche e funzioni di snapping. Tra 
le caratteristiche più importanti della versione 
Pro del pacchetto (disponibile anche in una 
versione semplificata Draw), la possibilità di 
associare automaticamente al disegno un 
data base di tipo gerarchico parametrico ad 
albero che consente di cambiare ogni detta- 
glio del disegno semplicemente variando i 
relativi valori dei parametri che identificano 
ogni elemento all'interno del data base 


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58 


MCmicrocomputer n. 79 - novembre 1988 






Per chi veramente vuole consultare i propri 
dati organizzati tramite programmi mouse- 
oriented, senza più dannarsi l’anima per l'in- 
stallazione del mouse. 

Per chi vuole dilettarsi nella computer gra- 
phics senza gli esagerati ingombri delle ta- 
volette 

Il mouse M-2 della Contriver Technology è la 
ker ecc ect 

Viene fornito con un programma di costru- 
zione menù per mouse. 

Viene fornito inoltre con il dr. Halo II, il pac- 
chetto grafico per creare sofisticati disegni col 
computer 

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cora mouse, joystick e altri accessori per PC 
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Uno scanner 

per Data Entry ottico 

La AISIS srl di Roma ha presentato al 
recente SMAU un interessante scanner ma- 
nuale. specificamente studiato per funzioni di 
Data Entry ottico, chiamato Translmage 
1000. 

La finalità di un Data Entry ottico è quella 
di evitare la ribattitura di dati da immettere in 
una qualsiasi procedura, nel caso che questi 
siano disponibili su stampa. Operativamente 
la funzione di immissione viene quindi trasfe- 
rita dalla tastiera allo scanner, guidato da un 
operatore, che è anche in grado di interveni- 
re durante la lettura interagendo sul tastieri- 
no presente sull'apparecchio. 

Il processo di riconoscimento dei caratteri 
avviene con il metodo «topologico», che 
individua, in ciascun carattere letto, le carat- 
teristiche fisiche, che sono quindi indipen- 
denti dal tipo di Font e dalla sua dimensione 
e in grado di sopportare anche imperfezioni 
non pesanti dei caratteri II carattere A, ad 
esempio, viene riconosciuto in quanto co- 
struito con due segmenti convergenti ed un 
trattino orizzontale intermedio. 

Ricordiamo che esiste un altro metodo di 
riconoscimento, detto a sovrapposizione di 
matrici, proprio degli scanner piani, in cui 
ciascun carattere letto viene tradotto in una 


matrice di pixel che viene confrontata con 
matrici già note al prodotto. 

Il limite principale del riconoscimento dei 
caratteri con tale secondo metodo consiste 
nel fatto che il prodotto deve già conoscere 
l'intero set di matrici di punti corrispondenti a 
ciascun carattere di ciascun Font in lettura. 

Negli scanner piani, in cui il foglio da 
leggere va posto sul piano di lavoro, la veloci- 
tà di lettura è stabilita dalla macchina ed è 
costante. Negli scanner manuali invece il 
foglio da leggere rimane al suo posto ed è lo 
scanner che va fatto scorrere dall'utente via 
via sulle strisce di testo da leggere. 

Dal punto di vista hardware l'apparecchia- 
tura Translmage 1000 è composta dallo 
scanner, che ha le dimensioni di un mouse, 
su cui è montata la telecamera lettrice, e da 
una scheda lunga, adatta a macchine del tipo 
PC XT, AT e PS 30. Sul lato esterno l'appa- 
recchio dispone di sei tasti funzione, che 
opportunamente programmati, permettono 
all'utente di interagire con il programma du- 
rante la fase di lettura. Le caratteristiche di 
lettura sono: una risoluzione effettiva della 
telecamera di 1000 punti per pollice, una 
velocità di scansione di 1 20 fotogrammi pari 
a 48 caratteri al secondo o di 10 pollici al 
secondo, mentre la fascia letta è di 14 pollici. 

Il software in dotazione lavora, come det- 
to. riconoscendo le caratteristiche «topologi- 
che» dei caratteri, in tal modo riesce a rico- 


noscere Font di corpo variabile da 8 a 14 
Verso l'esterno si può formattare il file in 
uscita sia in formati WP. sia, ed è questa la 
novità più rilevante, in formati strutturati, 
come Lotus 1-2-3. e DB III. 

In pratica viene costruito un filtro software 
che seleziona e confeziona i dati in lettura a 
seconda delle precise necessità. Ad esem- 
pio. se si sta eseguendo Data Entry verso il 
tabellone Lotus 1-2-3, si possono leggere, 
volendo, solo caratteri numerici. 

La presenza di sei tasti funzione configura- 
bìli, sia in simulazione di tasti specifici (ad 
esempio Enter. Escape. Backspace, ecc.) sia 
in simulazione di sequenze di tasti, permette 
una personalizzazione ad hoc. utile per otti- 
mizzare grossi volumi di Data Entry. 

Il software fornito in dotazione, che dispo- 
ne quindi sia di filtri già confezionati sia di 
funzionalità per la costruzione di nuovi filtri, 
lavora, in conformità con la moda attuale, in 
modalità interattiva, con un ambiente dotato 
di barra di menu e menu a tendina. 

Dispone anche di una funzione di «appren- 
dimento» con la quale, ad esempio, in caso 
di letture di testi in cui siano presenti caratte- 
ri non ASCII, è possibile impostare delle 
sequenze ASCII sostitutive del simbolo origi- 
nale. In definitiva una apparecchiatura profes- 
sionale che può dire qualcosa di nuovo nel- 
l'ancor giovane settore del riconoscimento 
ottico dei caratteri. 



MCmicrocomputer n. 79 - novembre 1988 


Inventa 
le tue applicazioni 
per Excel. 

Entra nellarosa dei venti” 



M icrosoft Excel è il più grande e 
potente foglio elettronico per 
computer della nuova genera- 
zione. È anche il più veloce, il 
più facile, il più bello. E senz’altro, è il 
più generoso, con te: inventa e 
spedisci la tua applicazione 
Excel. Se entri nella 
“rosa” dei venti ri- 
cevi un prodotto 
Microsoft a tua 
scelta fra le no- 
stre applicazio- 
ni e i nostri lin- 
guaggi. Se poi 
sarai il più bravo, 


vai negli Stati Uniti, ospite di Bill Gates, 
il Presidente. Nel primo e nell’altro caso, 
il tuo lavoro verrà magari pubblicato sulle 
riviste che contano nel settore. E dal 
momento che la pubblicità è l’anima del 
commercio, non mancando cer- 
tamente le richieste, te ne 
potrai in più godere il 
diritto. 

Termini e schede di 
partecipazione, li 
puoi richiedere al- 
la segreteria del 
Microsoft Gold 
Award, Milano Ol- 
tre, Palazzo Tiepo- 
lo - Via Cassanese, 
224 - 20090 Segrate 
(MI) - Telefono 02/ 
2107201. 


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Il software del tuo successo. 



NEWS 



IBM 

Con uno stand tra i più grandi della mani- 
festazione (pare che l'area espositiva fosse 
di 1100 mq) l'IBM ha presentato l’intera 
gamma di prodotti coprendo tutti i possibili 
campi di applicazione dei propri sistemi: dal- 
l'elaboratore dipartimentale 9370 ai prodotti 
e servizi per le telecomunicazioni, i sistemi 
esperti, la famiglia PS/2 ed i nuovi elaborato- 
ri della serie AS/400 

I sei modelli di questa serie sono previsti 
per risolvere le problematiche degli utenti ai 
quali necessita un sistema intermedio. 

I nuovi elaboratori, di facile impiego e 
grandi capacità, si rivolgono alle imprese di 
piccole e medie dimensioni, sono già corre- 
dati di una nutrita gamma di applicazioni 
software contabili e gestionali (ACG) e di un 
modulo applicativo di base che integra la 
capacità di eseguire tutti i programmi svilup- 
pati per il Sistema/36 ed il Sistema/38. 

Particolare attenzione è stata riservata alle 
applicazioni sviluppate su PS/2 per l'editoria 
personale e aziendale, la grafica, la progetta- 
zione tridimensionale, l’integrazione tra pro- 
gettazione e editoria tecnica implementate 
sul sistema 6150 Una parte dell'area espo- 
sitiva era dedicata al progetto «Tecnologia 
della lingua italiana» nella quale erano mo- 
strati i risultati raggiunti dai centri di ricerca 
di Pisa e Roma nel campo del riconoscimen- 
to automatico della voce 


Contradata 

Sebbene abbiamo già parlato di questa 
società nella medesima rubrica del prece- 
dente numero di MC. torniamo a farlo per 
segnalare alcune interessanti novità riguar- 
danti il collegamento in rete di personal 
computer in ambiente MS-DOS, Apple Ma- 
cintosh ed ambiente misto. 

Le due proposte, una delle quali solo an- 
nunciata, sono costituite dalla TELAN, pro- 
dotta dalla Thorn EMI. e dalla SCSI LAN 
della Adaptec. ine dì Milpitas (USAI. 

La prima permette la condivisione delle 
risorse di fino ad un massimo di 63 personal 
computer con costi di esercizio molto conte- 
nuti: la seconda, che ha riscosso notevole 
interesse nel mondo Apple (come la stessa 
Contradata ha potuto appurare dai risultati di 
alcuni sondaggi campione svolti presso Ap- 
ple Center significativi), rappresenta il primo 
esempio di Network locale capace di colle- 
gare qualsiasi computer dotato di Small 
Computer Systems Interface, come Apple 
Macintosh, IBM compatibili e workstation, 
alle reti Ethernet. 

Il nucleo del sistema è costituito dall'unità 
di interfaccia Nodem capace di combinare 
gli standard SCSI e Ethernet consentendo 
l'interfacciamento dei sistemi PS/2, PC IBM 
e Apple Macintosh alle reti Ethernet e Chea- 
pernet. 

Il Nodem è totalmente compatibile con 
l'architettura AppleTalk al punto che le appli- 
cazioni create per tale standard possono gi- 
rare senza alcuna modifica; contemporanea- 
mente è possibile collegare computer diver- 
si purché dotati di interfaccia SCSI a Ether- 


net rendendo possibile il dialogo tra stan- 
dard diversi per lo scambio di informazioni 

In tal modo la SCSI LAN Adaptec offre a 
costi competitivi la possibilità di operare an- 
che solo con computer Macintosh con fun- 
zionalità migliori di quelle offerte da Apple- 
Talk. 

Ethernet offre infatti la possibilità di di- 
sporre di un numero di connessioni 8 volte 
maggiore di quello offerto da LocalTalk (Ap- 
pleTalk ed i più comuni sistemi di collega- 
mento in rate riservati a Macintosh), oltre ad 
un «data rate» maggiore di 40 volte, reso 
possibile grazie ad una velocità dì trasferi- 
mento dati di 10 Mbit/sec contro i 230 Kbit/ 
sec dei metodi più diffusi. 

La disponibilità ed i prezzi non sono anco- 
ra stati comunicati, ma si prevede la com- 
mercializzazione in tempi piuttosto brevi 


Apple 

Nello stand, molto grande (davanti al qua- 
le pare si é anche svolto un sit-in di protesta 
contro la decisione delle filiale italiana di non 
sopportare più la linea Apple II; se ne parla 
nella posta di questo numero), oltre allo 
scanner già annunciato nello scorso numero 
di MC, è stato presentato il nuovo Macin- 
tosh llx equipaggiato di processore Motorola 
68030, coprocessore matematico 68882 e 
disponibile con una unità disco da 3.5" ca- 
pace di leggere e scrivere nei formati MS- 
DOS. OS/2 e Apple II La nuova unità a 
disco FDHD da 1.44 Mbyte completa la 
configurazione standard comprendente una 



SISTEMI PER L'INFORMATICA 


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MCmicrocomputer n. 79 - novembre 1988 


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della gamma 

Acer in Italia 

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La S.H.R. con grande orgoglio 
presenta la sua gamma 
Acer: una vera soluzione ai problemi 
di scelta dell’utente 



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in tutta Italia. Un successo 
garantito dalla elasticità di 
proposte 
S.H.R. , 
un successo 
che non 
può che 

produrre altro successo. 





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L’informatica dal volto umano 


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NEWS 



RAM di 4 MByte (espandibile a 8 MByte) ed 
un hard disk SCSI da 80 MByte con tempo 
medio di accesso di 30 MS e transfer rate 
di 1 Mbyte/sec, 

Il controller del disco SWIM (Super Woz- 
niak Integrateci Machine) permette una mi- 
gliore gestione del dischetto rispetto al Ma- 
cintosh II, grazie alla possibilità di leggere e 
scrivere i dati nei formati Apple GCR (Group 
Character Recording) e MS-DOS MFM (Mo- 
dified Frequency Modulation). Il nuovo 
FDHD (marchio depositato) consente la me- 
morizzazione di dati fino a 1.44 MByte. ma 
può leggere e scrivere anche nei formati 
degli altri modelli Macintosh a 400 e 800 
Kbyte oppure nei formati MS-DOS 720 «by- 
te e 1.44 MByte. 

Con l'aiuto del software Apple File Ex- 
change. un subset del System 6.0.2 fornito 
con Macintosh llx, é possibile eseguire II 
trasferimento di file da un sistema operativo 
ad un altro e tradurre documenti in formato 
testo ASCII, DCA, MacWrite e WKS Excel 
Ad esempio è possibile tradurre un file Ex- 
cel generato su Macintosh in un file WKS 
per lotus 1-2-3 su MS-DOS; oppure tradurre 
un documento Wordstar su MS-DOS nel 
formato di Word 3.0 o PageMaker su Ma- 
cintosh. 

Il processore ed il coprocessore lavorano 
ad una frequenza di clock di 16 MHz ren- 


dendo cosi possibile un incremento delle 
prestazioni del 15%. Il processore è dotato 
di due memorie cache di 256 byte ciascuna 
per la gestione di dati ed istruzioni in modo 
da velocizzare le operazioni del sistema ne- 
gli accessi a dati ed istruzioni utilizzati ripe- 
tutamente. 

Una PMMU (Page Memory Management 
Uniti integrata nel processore permette una 
gestione flessibile della memoria per appli- 
cazioni multitask avanzate in sistemi operati- 
vi come A/UX. 

Le altre caratteristiche del sistema com- 
prendono una ROM di 256 Kbyte installata 
su SIMM (Single In-line Memory Module) 
per facilitare le operazioni di assistenza e 6 
slot NuBus per consentire l'espansione ed 
aumentare la flessibilità del sistema. 

La configurazione base del Macintosh llx. 
comprendente anche System 6.0.2 e Hyper- 
Card, sarà venduta ad un prezzo di 
14 700.000 lire; la disponibilità è assicurata 
già da questo mese. 


Amstrad 

Stand umegagalattico» della società ingle- 
se che ha annunciato i primi dati di bilancio 
della filiale italiana (circa 60 miliardi di fattu- 
rato in 6 mesi). 

La novità Amstrad è arrivata il giorno di 
inaugurazione dello SMAU con una confe- 
renza stampa nel corso della quale sono 
state presentate alcune nuove versioni di 


computer appartenenti alla neonata serie 
2000 e la rete Amstrad Network 

I sistemi della linea 2000 sono dotati di 
microprocessore 8086, 80286 e 80386 e 
comprendono numerose configurazioni che 
fanno uso di diverse possibilità per ciò che 
riguarda la dotazione delle memorie di 
massa. 

II modello 2086D (in prova su questo 
stesso numero), basato sulla CPU 8086, of- 
fre come è consuetudine, una serie comple- 
ta di accessori e tool software come il 
mouse, dotazione standard di sistema ope- 
rativo ed ambiente grafico (MS-DOS. GW 
Basic e Microsoft Windows) alle solite con- 
dizioni piuttosto vantaggiose. 

Oltre alle nuove macchine, lo stand Am- 
strad era affollato anche dei prodotti che 
maggiormente hanno decretato il successo 
del marchio anche in Italia 


Unibit 

La nuova società per azioni che produce e 
distribuisce la linea PCbit. ha presentato ora 
la linea TSX 

La linea TSX comprende 3 modelli ed 
integra la linea dei personal computer PCbit 
offrendo le prestazioni di sistemi basati sui 
processori NEC V20, 80286 e 80386. Il mo- 
dello TSX 200 opera ad una frequenza di 
clock di 12 MHz che consente alla CPU 
80286 di poter offrire, integrata dalle altre 
caratteristiche dell'architettura di sistema, le 


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MCmicrocomputer n. 79 - novembre 1988 




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dispongono d'interfaccia- 
mento seriale 
RS232 o PA- 
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permette il 
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00144 Roma - Via M. Peroglio, 15 
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• Indirizzabilità del punto e 
grafica lineare 

• Strappo moduli facilitato 

• Interfaccia seriole con buffer 
di 2 K in opzione 

• Compatibilità IBM. 


NEWS 



prestazioni di una unità multiterminale senza 
alcun decadimento delle stesse; le applica- 
zioni più indicate riguardano l'utilizzo di am- 
bienti operativi come Unix e Xenix, oppure 
l’utilizzazione come file server di rete o 
workstation in ambiente MS-DOS e OS/2 ad 
alte prestazioni. 

Il TSX 300 opera con una CPU 80386 a 32 
bit e frequenza di clock a 24 MHz. 2 MByte 
di memoria RAM espandibile fino a 16 MBy- 
te, 2 porte parallele e 2 porte seriali RS232 
integrate sulla scheda madre; hard disk di 
varie capacità (anche fino a 320 MByte con 
tecnologia ESDI) sono disponibili nelle varie 
configurazioni. Le applicazioni ideali com- 
prendono anche carichi di lavoro gravosi co- 
me applicazioni Unix e Xenix in multiutenza, 
CAD/CAM e applicazioni di Intelligenza Artifi- 
ciale. 

Il TSX 300 può essere vantaggiosamente 
utilizzato anche con il sistema operativo 
multitasking OS/2. 

La TSX WS è la stazione di lavoro com- 
patta e funzionale che rappresenta il perfet- 
to completamento della linea TSX; può es- 
sere utilizzata sia nell'ambito di reti locali 
(LAN), sia come terminale di sistemi Unix e 
Xenix. Il processore utilizzato è il NEC V20 a 
10 MHz e la TSX WS può essere configura- 
ta con 3 unità di memoria di massa che ne 
consentono anche l'uso come stazione di 
lavoro autonoma. 


Quotha 32 

In occasione di Exposer '88, che si svol- 
gerà a Firenze dal 25 al 28 novembre 
1988. la Quotha 32 di Firenze, operante da 
quasi due anni nel settore informatico con 
una serie di servizi tra i quali la consegna 
veloce degli acquisti via corriere su tutto II 
territorio nazionale, annuncia la disponibili- 
tà dei prodotti Microsoft. Lotus. Ashton 
Tate, Borland, ASEM, IBM, Olivetti. Ze- 
nith. NEC. Panasonic, Intel, Video Seven, 
Orchid. La scelta dei prodotti comprende 


EIS 

Il software distribuito dalla Editrice Italiana 
Software sì è arricchito di una interessante 
serie di titoli che spaziano dalla versione IV di 
dBase, dotato di una serie di miglioramenti 
come l'interfaccia utente completamente ri- 
disegnata e la possibilità di integrazione diret- 
ta del SQL (Structured Query Language) IBM 
SAA compatibile, programma automatico di 
compilazione incorporato 10 volte più veloce 
rispetto al dBase III Plus; fino a Framework 
III, migliorato in numerosi aspetti ed ora 
dotato anche di una funzione di posta elettro- 
nica che si aggiunge ai moduli adatti all'ela- 
borazione testi, foglio elettronico, database. 


a Exposer 

software, personal computer, stampanti, 
accessori e schede di vario tipo 
In occasione della rassegna fiorentina. 
Quotha 32 presenterà alcuni interessanti 
esempi della linea di prodotti distribuita tra 
i quali: Paradox per OS/2. Windows 386. 
le schede grafiche Video Seven e Orchid. 
le schede RAM e acceleratrici Inboard e 
Above board della Intel, l'hard disk rimovi- 
bile Passport Plus e tutta una serie di 
accessori di elevato livello qualitativo 


grafica, «profili» e telecomunicazioni 

I nuovi prodotti Ashton Tate comprendono 
anche programmi per Macintosh come gli 
attesi FullWrite Professional e dBase Mac il 
primo è un pacchetto per l'elaborazione dei 
testi capace di integrare le caratteristiche del 
suo word processor con la versatilità e la 
potenza di un programma di layout; il secon- 
do è la versione adatta a Macintosh Plus, SE 
e II del noto database Ashton Tate completo 
della famosa interfaccia utente' dei sistemi 
Macintosh. 

Sempre per il medesimo ambiente sono 
stati annunciati i pacchetti FullPaint e Fulllm- 
pact per applicazioni di grafica pittorica e per 
consentire la creazione di fogli di calcolo sui 



il primo computer shop dell'usato 


Olivetti, IBM, Apple Computer, Datavue, PCbit, 
Mannesmann, Benson, Philips, ADI, Epson, Lexikon, eco. 


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DISITACO BIG MAX XT 1 024K 

IBM COMPATIBILE 

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MICROPROCESSORE NEC V SELEZIONATO PER 15 MHz COMPAT. 8088 
COPROCESSORE MAT. 8087 OPZIONALE 
CLOCK 15/4,77 MHz 0 WAIT STATE 
RAM 1024Kb SU SCHEDA MADRE RAM DISK 384Kb 
1 DRIVE 5.25" 360Kb, 1 DRIVE 3.5" 720Kb 
8 SLOTS DI ESPANSIONE 
SCHEDA VIDEO HERCULES/CGA 
PORTA PARALLELA, 2 PORTE SERIALI 
SISTEMA OPERATIVO SUPPORTATO MS-DOS 
MONITOR 14" MONOCR. DOPPIO INGRESSO 
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CON HARD DISK 20Mb (40 ms) LIRE 2.490.000 + IVA 
CON HARD DISK 44Mb (25 ms) LIRE 2.990.000 + IVA 


pi 

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IBM' COMPATIBILE 

MICROPROCESSORE 8088 
COPROCESSORE MAT. 8087 OPZIONALE 
CLOCK 10/4,77 MHz 

RAM 512Kb SU SCHEDA MADRE ESPAND. A 1024 Kb 
1 DRIVE 5.25" 360Kb 
8 SLOTS DI ESPANSIONE 
SCHEDA VIDEO HERCULES/CGA 
PORTA PARALLELA, PORTA SERIALE 
SISTEMA OPERATIVO SUPPORTATO MS-DOS 
MONITOR 12" MONOCROMATICO 
TASTIERA AVANZATA 101 TASTI 

LIRE 1.250.000. iva 

SISTEMA COMPLETO 

CON 2DRIVE 360Kb LIRE 1.450.000 + IVA 

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SICILIA Tel. 0934/26040 
PIEMONTE Tel. 011/327668/393373 

ROMA VIA AURELIANA, 47/49/51 Tel. 06/4747853/2/4 
ROMA VIA AURELIA, 352A Tel. 06/6235146 
ROMA VIA MASSACCIUCCOLI. 25A Tel. 06/8390100 
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ROMA LARGO FORANO 7/8 Tel. 06/8391556-8310474 








NEWS 



Macintosh della nuova generazione. I prodot- 
ti per il mondo MS-DOS comprendono ì già 
noti RapidFile. Multimate Advantage II e Byli- 
ne. rispettivamente per la gestione di archivi, 
per l'elaborazione di testi e per l'editoha 
personale ed aziendale senza necessità di 
conoscenze specifiche sulla fotocomposi- 

Molto interessanti anche i dischi rigidi 
estraibili Passport realizzati dalla Plus Deve- 
lopment Corporation, nota per la linea di 
dischi rigidi su scheda Hardcard e la scheda 
Inboard 386/PC Intel adatta a sostituire il 
microprocessore 8088 dei personal compu- 
ter MS-DOS con un più potente processore 
80386. 


Asem 

Oltre alla linea di prodotti Wyse Technolo- 
gy. Star e NEC. la Asem di Buia ha presenta- 
to ufficialmente anche il portatile STM 5500 
basato sul processore 80286 con velocità 
selezionabili tra 12/6 o 10/5 MHz direttamen- 
te da tastiera, compatibilità con le espansioni 
di memoria LIM ed espansione RAM esterna 
fino a 8 MByte, hard disk da 40 MByte con 
tempo di accesso di 29 millisecondi, display 
grafico 640 per 400 punti Ma la vera novità 
presentata dalla Asem è consistita nel Thor 
9030; un sistema basato sull'utilizzo del pro- 
cessore 80386 con frequenza di clock a 25 



MHz in grado di assicurare un notevole incre- 
mento di prestazioni rispetto al modello 9000 
anch'esso equipaggiato con il processore 
80386, ma a 16 MHz. 

Il Thor 9030 offre una memoria cache di 
64 Kb capace di assicurare la completa ope- 
ratività in condizione zero wait state; è possi- 
bile montare in opzione il coprocessore ma- 
tematico 80387/25 oppure i kit Weitek EPC 
1167 o 3167. 

L’implementazione del BIOS Phoenix com- 
pleto di autodiagnostico e setup assicura la 
compatibilità con la maggior parte del soft- 
ware esistente. La memoria RAM é di 2 
MByte espandibili a 8 MByte oppure fino ad 
una configurazione massima di 24 MByte 
utilizzando schede RAM di tipo EMS. 


La dotazione di memoria di massa com- 
prende numerose possibilità per floppy e 
micro disk drive con capacità comprese tra 
360 KByte e 1 44 MByte; gli hard disk dispo- 
nibili partono da una capacità minima di 20 
MByte per raggiungere modelli con capacità 
anche superiori a 320 Mbyte 


Mannesmann Tally 

L'azienda di Coreico, oltre ad esporre Elet- 
tropoli. l'auto solare del Politecnico di Milano, 
sponsorizzata in occasione del recente Gran 
Premio 4E. gara automobilistica riservata ad 
auto solari ed elettriche, ha presentato tre 
novità che arricchiscono la già completa 
gamma di stampanti: la MT 905, la MT 81 e 
la MT 645. 

La MT 905 è una stampante laser che 
offre alta velocità, silenziosità. grande carico 
di lavoro ed un'ampia disponibilità di font di 
caratteri opzionali; la risoluzione é di 300 dpi, 
la velocità è di 6 pagine al minuto e tali valori 
sono garantiti per la produzione di 3000 
pagine al mese. Tre font residenti (Courier 
Medium, Courier Bold e Line Printer) assicu- 
rano una certa facilità di gestione dei testi 
Un pannello frontale dotato di un display LCD 
a 16 caratteri e 8 tasti di selezione permette 
di configurare i parametri secondo le proprie 
necessità. 

La memoria disponibile è di 512 Kbyte 



MCmicrocomputer n. 79 - novembre 1 988 


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MICROPROCESSORE HARRIS 80286 

COPROCESSORE MAT. 80287 OPZIONALE 

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RAM 1024Kb (SU SCHEDA MADRE) ESPAND. A 16Mb 

1 DRIVE 5.25" 1.2Mb, 1 DRIVE 3.5" 720Kb E HD 44Mb (25 ms) 

8 SLOTS DI ESPANSIONE 

SCHEDA EGA SUPER 640 x 480/HERCULES/CGA/AUTOSWITCH 

PORTA PARALLELA, 2 PORTE SERIALI 

SIST. OPER. SUPPORTATI MS-DOS, MS-OS/2, UNIX, XENIX 

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TASTIERA AVANZATA 101 TASTI, GARANZIA 12 MESI 

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SISTEMA COMPLETO 

CON HARD DISK 70Mb (28 ms) LIRE 5.090.000 + IVA 
CON HARD DISK 110Mb (28 ms) LIRE 5.690.000 + IVA 
DISPONIBILE ANCHE IN VERSIONE TORRE 


1 1 — ■ ['. VM 


1 1 ^ ^ 




OLTRE 



mm 

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DISITACO BIG MAX AT 1024K 



IBM COMPATIBILE 

MICROPROCESSORE INTEL 80286 SELEZIONATO PER 12 MHz 
COPROCESSORE MAT. 80287 OPZIONALE 
CLOCK 12/8MHz o 10/6,77MHz 0 WAIT STATE 
RAM 1024Kb (SU SCHEDA MADRE) ESPAND. A 16Mb 
1 DRIVE 5.25" 1.2Mb, 1 DRIVE 3.5" 720Kb E HD 20Mb (40 ms) 
8 SLOTS DI ESPANSIONE 
SCHEDA VIDEO HERCULES/CGA 
PORTA PARALLELA, 2 PORTE SERIALI 
SIST. OPER. SUPPORTATI MS-DOS, MS-OS/2, UNIX, XENIX 
MONITOR 14" MONOCR. DOPPIO INGRESSO 
TASTIERA AVANZATA 101 TASTI, GARANZIA 12 MESI 



LIRE 3.390.000 * .va 

SISTEMA COMPLETO 
CON HARD DISK 44Mb (25 ms) LIRE 3.890.000 + IVA 
CON HARD DISK 70Mb (28 ms) LIRE 4.590.000 + IVA 


DISPONIBILE ANCHE IN VERSIONE TORRE 


PUNTI VENDITA DIRETTI 

ROMA VIA AURELIANA, 47/49/51 Tel. 06/4747853/2/4 
ROMA VIA AURELIA, 352A Tel. 06/6235146 
ROMA VIA MASSACCIUCCOLI, 25A Tel. 06/8390100 
ROMA LG. TEVERE MELLINI, 37 Tel. 06/3605278 
ROMA LARGO FORANO 7/8 Tel, 06/8391556-8310474 


DISITACO S.p.A. 

VIA ARBIA, 60 - 00199 ROMA-ITALIA 
Tel. 06/8440766-867741-8442288/9 
Telex 626834 DITACO l-Fax 06/857607 

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espandibile con schede non cumulabili a 1, 2 
e 4 Mbyte 

La MT 81 è una stampante a 9 aghi adatta 
ad impieghi professionali sia in ambito dome- 
stico che in applicazioni d'ufficio. 

La stampa bidirezionale avviene ad una 
velocità di 130 cps in modo Draft ed a 24 cps 
in modo unidirezionale in alta qualità. La 
stampa in modo grafico permette di selezio- 
nare diverse densità comprese tra 60 e 240 
dpi con un microstep di fino a 1/216 di 
pollice. Il trascinamento della carta è affidato 
a trattori di spinta per il modulo continuo ed 
al sistema a frizione per i fogli singoli, con 
possibilità di inserire un caricatore automati- 
co della capacità di 100 fogli Le interfacce 
disponibili sono seriale, parallela e presto 
anche l'interfaccia Commodore; le emulazio- 
ni possibili sono: IBM Proprinter II, Epson FX 
80 e la già nominata Commodore; ma la 
caratteristica che distingue il prodotto e l'ele- 
vata affidabilità specialmente in rapporto al 
prezzo che dovrebbe essere di parecchio 
inferiore alle 500.000 lire. L'ultima novità (ma 
qualcuno mormorava che quanto prima do- 
vrebbe essere presentata anche una stam- 
pante a getto d'inchiostrol è la stampante di 
linea MT 645 per ambienti EDP, capace di 
sopportare un carico di lavoro mensile di 
50.000 pagine. La velocità è di 450 linee al 
minuto in bassa definizione e 225 in alta; le 
prestazioni sono completate da un attento 



studio sull'ergonomia che ha consentito di 
alleggerire e rendere meno ingombrante la 
stampante: 35 Kg per una base di appoggio 
di 78 per 49 cm, La rumorosità è stata 
contenuta al di sotto dei 55 dBA nella versio- 
ne con piedistallo dotato di chiusura e inso- 
norizzazione. Un sistema costituito da una 
doppia coppia di trattori assicura un regolare 
movimento bidirezionale nella carta e la mas- 
sima precisione anche nel trascinamento di 
moduli continui di elevato spessore. Le carat- 
teristiche di stampa comprendono la possibi- 
lità di poter utilizzare due font residenti 
(Courier e Gothicl in alta definizione ed uno 
speciale font studiato per il data processing 
ad alta velocità. Per i grafici si può disporre di 
una speciale funzione plottante in grado di 
produrre grafici con una densità di 200 punti 
orizzontali per 432 verticali. 


La società distributrice di prodotti di 
espansione, perifenche, personal computer 
portatili e dispositivi, prodotti da marchi af- 
fermati come Quadram, Datavue, Identica e 
Seiko-Epson, ha presentato in occasione 
dello SMAU una serie di prodotti di elevato 
contenuto tecnologico 

Si parte dalle schede Quadram JT Fax 
4800 adatte ad essere utilizzate sui sistemi 
PS/2 modello 50/60/70/80, oppure sui PC 
XT/AT e PS/2 modello 30. per consentire la 
trasmissione su linee telefoniche di docu- 
menti registrati su disco o letti tramite scan- 
ner a prezzi che variano tra 1.000.000 e 
1.400.000 lire IVA esclusa. 

Una versione portatile, la JT Fax 4880 
Port, è particolarmente adatta ad essere im- 
piegata con personal computer portatili mu- 
niti di interfaccia seriale RS 232; il prezzo si 
aggira intorno a 1,150.000 lire. 

I prodotti presentati allo SMAU compren- 
devano anche schede di espansione di me- 
moria come la Quad RAM AT, Quad MEG 
PS/8 e schede video come la Quad GTI. La 
prima scheda offre 2 MByte on board e 4 
MByte con l'aggiunta di una ulteriore sche- 
dina con chip da 256 Kbyte; la Quad MEG 
PS/8 è particolarmente indicata per i sistemi 
PS/2 IBM e permette di ampliare la memo- 
ria da 512 Kbyte a 8MBbyte sia in configura- 
zione estesa che secondo le specifiche LIM 
(Lotus-Intel-Microsoft) e OS/2 

La scheda grafica Quad GTI offre risolu- 
zioni variabili tra 800x600 a 16 colori, oppu- 
re con l’adozione della memoria di 512 Kby- 





I VENDITA DEI SOFTWARE AUTODESK 


I PREPARAZIONE DI APPLICATIVI A LIVELLO INTERNAZIONALE 



COMPUTER GRAPHIC 
PROGETTAZIONE 
AUTOMAZIONE INDUSTRIALE 


I FORNITURA STAZIONI CAD, HARDWARE. PERIFERICHE 


70 


MCmicrocomputer n. 79 - novembre 1988 


NUOVA GAMMA DISITACO PERSONAL COMPUTER 386 TURBO 


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MICROPROCESSORE INTEL 80386 64Kb CACHE MEMORY 
COPROCESSORE MAT. 80387 OPZIONALE 
CLOCK 16/20MHZ 0 WAIT STATE 

RAM 2048Kb (SU SCHEDA MADRE) ESPAND. A 1 6Mb ROM BIOS 1 28K 
1 DRIVE 5.25” 1.2Mb, 1 DRIVE 3,5" 720Kb/1 ,44Mb E HD 44Mb (25 ms) 
8 SLOTS DI ESPANSIONE 

SCHEDA EGA SUPER 640 x 480/HERCULES/CGA/AUTO SWITCH 
PORTA PARALLELA, MULTISERIALE 4 PORTE 
SIST. OPER. SUPPORTATI MS-DOS, MS-OS/2 UNIX, XENIX 
MONITOR 14” MONOCR. DOPPIO INGRESSO 
TASTIERA AVANZATA 101 TASTI, GARANZIA 12 MESI 

LIRE 7.750.000 ♦ .va 

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CON HARD DISK 70 Mb (28 ms) LIRE 8.450.000 + IVA 
CON HAR DISK 110Mb (28 ms) LIRE 9.050.000 + IVA 
CON HARD DISK 340Mb (16 ms) LIRE 11.650.000 + IVA 





mm 

Ììmu 





COMPATIBILE 

MICROPROCESSORE INTEL 80386 
COPROCESSORE MAT, 80387 OPZIONALE 
CLOCK 16/20MHZ 0 WAIT STATE 
RAM 1024Kb (SU SCHEDA MADRE) ESPAND. A 16Mb 
1 DRIVE 5.25” 1.2Mb, 1 DRIVE 3,5" 720Kb E HD 44Mb (25 ms) 
8 SLOTS DI ESPANSIONE 
SCHEDA EGA SUPER 640 x 480/HERCULES/CGA/AUTO SWITCH 
PORTA PARALLELA, MULTISERIALE 4 PORTE 
SIST. OPER. SUPPORTATI MS-DOS, MS-OS/2, UNIX, XENIX 
MONITOR 14" MONOCR. DOPPIO INGRESSO 
TASTIERA AVANZATA 101 TASTI, GARANZIA 12 MESI 

LIRE 5.990.000 * .va 

SISTEMA COMPLETO 
CON HARD DISK 70Mb (28 ms) LIRE 6.690.000 + IVA 
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ROMA VIA MASSACCIUCCOLI, 25A Tel. 06/8390100 FILIALI 
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256 colori. 

Tra le caratteristiche di maggiore interes- 
se spiccano l'autodetect del tipo di compu- 
ter sul quale è installata (8 e 16 bit), l'auto- 
detect del tipo di monitor collegato (digitale 
o analogico) e la qualità di RAM installata 
(256 o 512 Kbyte); il prezzo è di 750.000 lire 
più IVA, 


Intercomp 

Oltre alla scheda Audio Board prodotta 
dalla Audologic e già presentata nello scorso 
numero di MC. allo stand Intercomp era 
possibile vedere il nuovo Target XAT, basato 
su processore 80286 e disponibile in due 
versioni: con frequenza di clock a 6/10 MHz 
esente da stati di attesa (0 Wait State); con 
frequenza di clock a 8/16 MHz 0 Wait State 
con l'impiego del nuovo chipset C & T Neat. 

Le due versioni differiscono anche per la 
diversa configurazione della memoria RAM 
che può essere di 1 MByte direttamente 
sulla scheda (espandibile fino ad un massi- 
mo di 2 MByte) nel caso del target XAT; di 
fino a 8 MByte, con supporto delle specifi- 
che LIM-EMS e configurazione a pagine o 
interleave nel caso del Target XAT/16. 

Entrambi i modelli sono disponibili nelle 
versioni desktop e tower e nel caso di que- 


st'ultimo è possibile disporre, solo per il 
modello di caratteristiche più elevate, di un 
gruppo di continuità interno opzionale. 

La dotazione di memorie di massa com- 
prende disk drive nei formati 3.5 e 5.25 
pollici con capacità comprese tra 360 Kbyte 
e 1 .44 MByte e possibilità di scegliere tra le 
versioni per il montaggio orizzontale o verti- 
cale. 

Anche gli hard disk sono disponibili in 
entrambe le versioni e permettono di poter 
disporre di capacità comprese tra 20 e 380 
MByte; per utenti particolarmente esigenti è 
poi possibile eseguire il montaggio di un 
disco ottico con capacità di 800 MByte. 

I due modelli citati si inseriscono nella 
linea di personal computer Intercomp com- 
prendente anche sistemi basati sull'uso del- 
ia CPU 386 come il Master X386 e su 
processori 8088 compatibili con frequenza di 


clock selezionabile come ad esempio il mo- 
dello Junior XPC 30 disponibile anche nella 
versione portatile. 


J Soft 

Molti i prodotti presentati, in particolare 
quelli della linea Orchid Technology di Fre- 
mont compredenti schede aggiuntive di ele- 
vata qualità per la risoluzione di particolari 
necessità. La famiglia Orchid comprende in- 
fatti schede acceleratrici, schede grafiche 
multifunzione e per il collegamento LAN. La 
serie di schede acceleratrici Turbo compren- 
de 4 modelli, alcuni adatti a sistemi XT e 
compatibili come: Tiny Turbo286. PCTur- 
bo286 e Twin Turbo 12; il modello Jet 386, 
adatto ad essere utilizzato sui sistemi AT e 
compatibili, è in grado di velocizzare la mac- 
china originale di ben 3 volte e di far girare il 
software con le prestazioni tipiche di una 
macchina 386 con clock a 16 MHz compren- 
dente anche memoria cache da 64 Kb e 
supporto per una scheda RAM opzionale da 
2 MByte. 

La gamma di schede grafiche comprende 
schede compatibili VGA, EGA. CGA, MDA, 
MCGA ed Hercules in grado di assicurare la 
massima compatibilità con il software esi- 
stente ed in più. la possibilità di poter utiliz- 
zare tre modi addizionali denominati Multi- 
mode: 1024x768 punti a 16 colori, 800x600 
punti a 16 colori, 640x480 punti a 256 colori 

Un accenno merita anche la scheda multi- 
funzionale Eccel, la prima con il codice di 
correzione errore ECC e l'installazione guida- 



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72 


MCmicrocomputer n. 79 - novembre 1988 






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ta completamente da software da un sofisti- 
cato programma di setup che evita l'inter- 
vento su switch hardware II sistema ECC 
adopera un algoritmo che in presenza di 
errore ricostruisce i dati senza interrompere 
l'attività in corso. Molto impegno della J 
Soft é riservato anche il settore DTP. nel 
quale, oltre a distribuire prodotti affermati 
come Ventura Publisher, distribuisce anche 
prodotti di supporto come il Fontware della 
Bitstream americana. 

Sì tratta di un programma che consente di 
creare font video e di stampa di qualunque 
dimensione (entro i limiti imposti dalle stam- 
panti) compresi tra il corpo 6 ed il corpo 
120. I font creati soddisfano tutte le esigen- 
ze comprese quelle riguardanti la stampa 
PostScript PDL sia per HP che stampanti 
IBM. Epson, Texas Instruments, Xerox e 
JLaser Tali Tree. Le font di caratteri aggiun- 
tivi possono essere visualizzate e stampate 
utilizzando programmi come Xerox Ventura, 
le applicazioni sotto Windows e GEM, Lotus 
manuscript, Microsoft Word; l'unica accor- 
tezza consiste nell'eseguire l'installazione 
adoperando il corretto kit di installazione che 
dipende dal programma che l'utente vuole 
utilizzare. 

Attualmente sono disponibili 40 font diver- 
se. ma le caratteristiche di versatilità di 
Fontware permettono la creazione di font 
adatti ad essere utilizzati con qualsiasi unità 


video e stampante superando anche il limite 
del corpo 24 (esteso fino al corpo 72) nell'u- 
so di stampanti non PostScript in unione a 
Xerox Ventura. 


Ricordi 

Non poteva mancare la presenza del- 
l'Archimedes. il computer dotato di proces- 
sore RISC per il quale finalmente esiste una 
certa quantità di software applicativo, lin- 
guaggi e finalmente un sistema operativo 
degno di questo nome. Abbiamo avuto mo- 
do di vedere il nuovo S.O.; esso mostra 
capacità piuttosto notevoli quali, ad esem- 


pio. la gestione contemporanea di piu appli- 
cazioni con possibilità di momtorare l'attività 
mediante una speciale finestra nella quale 
sono rappresentati graficamente i dati ri- 
guardanti l'impegno della memoria e della 
CPU nell'esecuzione di un qualsiasi task. 

Il firmware provvede ad eseguire anche il 
confronto dei task aperti velocizzando la loro 
esecuzione in relazione alla presenza con- 
temporanea di più task della stessa applica- 
zione ed alla loro disposizione sullo 
schermo. 

Tra le altre cose viste l’applicazione più 
interessante è un pacchetto di desktop pu- 
blishing previsto per l'uscita su stampanti 
PostScript, una serie di dimostrativi molto 
efficaci mostrano le reali possibilità grafiche 



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12 pagine per minuto A4 
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74 


MCmicrocomputer n. 79 - novembre 1988 



GS 2000 


il tecnigrafokiller 





stvet* 


e di velocità della macchina, peraltro già 

Buone notizie anche per ciò che riguarda 
la commercializzazione del software, dispo- 
nibile in numerosi titoli adatti a soddisfare le 
esigenze più svariate, del quale si parla più 
ampiamente su questo stesso numero di 
MC. 


Kyber 

La società di Pistoia specializzata nella 
commercializzazione di prodotti destinati alla 
grafica ha presentato tutta la gamma di sche- 
de grafiche ad alta risoluzione (progettate e 
prodotte autonomamente), come le Léonard 
Graphic Board da 1024x1024 punti a 16 
colori; le schede grafiche Metheus (in parti- 
colare la UGA 1104) capaci di 1024x768 
punti a 16 colori da una palette di 4096; le 
tavolette digitalizzatrici GTCO DigiPad dispo- 
nibili in formati variabili tra 11x11 pollici e 
42x60 pollici; le linee di plotter per uso 
professionale appartenenti a marchi presti- 
giosi come loline, Mutoh. Encad della Enter 
Computer, Ine; le stazioni grafiche GS 2000 
e GS 3000 (definite scherzosamente «tecni- 
grafokiller») per applicazioni grafiche «spin- 
te"; la stampante a 24 aghi a colori Accel 


500. dotata di una originale testa di stampa 
con tre file di 8 aghi 
Ma il prodotto più interessante è stato 
senza dubbio l'HotPlot. uno speciale plotter 
dotato di una testa munita di una punta 
riscaldata adatto alla lavorazione del vinile 


che unito ad un sistema grafico sviluppato 
dalla stessa Kyber e basato suH'impiego di 
un personal computer, permette drastiche 
riduzioni dei consumi dei materiali e l’ottimiz- 
zazione dei disegni sulle superfici disponibili 
La massima area di lavoro è di 200x90 cm, 
ma grazie alle caratteristiche di HotPlot e 
possibile l'utilizzazione di supporti vinilici da 
formati minimi di 5x4 cm. 


Microdata System 

L’azienda di Lerici specializzata nella forni- 
tura di prodotti grafici per PC ha esposto 
tutta la linea dei prodotti distribuiti proponen- 
do in particolare un sofisticato pacchetto di 
progettazione elettronica integrabile con un 
pacchetto di simulazione digitale. 

Orcad/SDT III è un CAD elettrico/elettrom- 
co comprendente: il programma di disegno, 
ampie librerie di simboli predefiniti (più di 
3000 simboli) ed alcuni programmi di utility in 
grado di fornire la lista dei componenti utiliz- 
zati e delle connessioni e di eseguire la 
verifica dei collegamenti. Orcad/VST è invece 
il programma di simulazione digitale capace 
di elaborare progetti fino a 14.000 porte 
logiche con una velocità di 10 000 transizioni 
al secondo Utilizzabile in connessione con 
Orcad/SDT. permette di imzializzare i segnali 
e generare forme di clock. Sempre per nsol- 


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velocità, formato, microcalibrazione, 
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di diamante: per taglio carta 

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offrire al disegnatore il massimo della 
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un minimo di cm. 5 x 4 ad un mas- 
simo di cm. 208 x 91 . Ciò vi permette 
di risparmiare facendo le prove su 
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sono essere portate a 20. I linguaggi 
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vere i problemi legati agli sviluppatori di 
circuiti elettronici, risponde il programma 
FastWire in grado dì provvedere alla genera- 
zione del layout di schede a circuito stampa- 
to (PCB) con possibilità di tracciamento auto- 
matico dei collegamenti (autorouting) 

É possibile sviluppare schede multistrato 
con grìglia selezionabile ed inserire i dati 
riguardanti la lista dei collegamenti prove- 
nienti da Orcad/SDT Altri software distribuiti 


sono i pacchetti PSpice e CADCom. Il primo 
è un programma di simulazione analogica 
nato inizialmente per i computer VAX, il 
secondo è un pacchetto di progettazione 
meccanica 2D che offre caratteristiche molto 
interessanti come la possibilità di definire 
attributi per ogni elemento disegnato in mo- 
do da poter utilizzare tali dati con un normale 
database per creare liste dei materiali, costi 
totali, tempi di realizzazione, ecc. 


Fujitsu 

La società giapponese famosa per la pro- 
duzione di memorie di massa e stampanti 
era presente con un grosso stand nel quale 
troneggiava la linea di stampanti laser RX il 
cui modello più interessante, novità dello 
SMAU. era la RX 7100, 

É una stampante da 5 pagine al minuto 
basata sulla tecnologia LED che offre le 



medesime qualità di stampa di una tradizio- 
nale laser, ma a costi più contenuti. 

Disegnata per consentire la massima facili- 
tà operativa, la RX 7100 offre slot per IC 
card, pannello operativo, stacker di input e 
output direttamente sul frontale agevolando 
il lavoro dell'utente. 

Due vaschette permettono l'alimentazione 
di carta in formato A4, B5. Legale e Letter 
con la massima flessibilità 
L'emulazione standard è HP Laserjet, ma è 
possibile disporre in opzione di emulazioni 
aggiuntive come Diablo 630, Epson FX 85. 
HP/GL ed IBM Proprinter su IC card; allo 
stesso modo i font di caratteri residenti sono 
il Courier 10 (Portrait e Landscape) ed il Line 
Printer 16.6, ma è possibile tramite le IC card 
disporre di più di 100 font alternativi. 

Le altre caratteristiche comprendono una 
memoria RAM di 640 Kbyte espandibile fino 
a 4 6 MByte per il caricamento di font ag- 
giuntive e di altro tipo di software. 

La RX 7100 si aggiunge alle altre stampan- 
ti della stessa serie offrendo le caratteristi- 
che più adatte alle necessità di chi deve 
produrre un carico di lavoro medio di 3000 
pagine al mese II prezzo è stato fissato 
orientativamente intorno ai 4.000.000 di lire 
e la disponibilità dovrebbe essere immediata 
Inutile parlare anche di altri prodotti meno 
innovativi, ma pur sempre di elevato livello 
tecnologico come le stampanti a 24 aghi per 
impieghi professionali tra le quali la DL 5600, le 
DL 3300 e DL 3400 (in prova su questo stesso 
numero) e le ottime stampanti a colori prodot- 
te dal colosso giapponese mc 


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campo, accoppiate, terzine e quartine, interruzioni, consecutivita’ globali o parziali dei segni, 
possibilità’ di impostare attraverso il programma tutte le piu' avanzate tecniche di selezione 
colonnare (gruppi moltiplicatori ecc.), prossima disponibilità' ridotti e recupero condizioni, con- 
trollo automatico colonne vincenti, stampa a video, su tabulato e su schedine (totocalcio, Totip, 
Enalotto). Fantastica operatività’ del programma, implementazione del WHAT IF ecc. ecc. ecc. 
Funziona con qualsiasi computer MS-DOS e con qualsiasi stampante dotata di caricatore e 
compatibile Epson ed IBM graphics. Viene fornito con un ricco manuale e con 20 sistemi pre 
impostati a 12 e 13 triple con basso sviluppo colonnare. Per chi lo desidera sara' possibile accedere 
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MCmicrocomputer n. 79 - novembre 1988 




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II lavoro 

ai video terminali 


Gli innumerevoli benefici por- 
tati dalle nuove tecnologie in 
termini di snellimento e celerità 
dei processi produttivi si scon- 
trano inevitabilmente con il «ro- 
vescio della medaglia» costituito 
dalla lentezza e dal ritardo con 
cui l'apparato normativo recepi- 
sce con criteri giuridici l'arrivo 
del «diverso» e del «nuovo» 

Un caso emblematico è in 
questo senso costituito dai pro- 
blemi connessi all'utilizzo dei vi- 
deoterminali. indicati da questo 
momento con la sigla VDT inter- 
nazionalmente usata (sta per Vi- 
deo Display Terminal) 

Già nel XVIII secolo il Ramaz- 
zine nel suo De Morbis Artifi- 
cum Diatriba, osservava che la 
miopia diffusa tra le donne 
ebree del ghetto di Roma era 
conseguente all'attività di «ri- 
nacciare» (rammendare) le stof- 
fe alla fioca luce dei locali nei 
quali svolgevano il loro lavoro. 

Il problema di danni alla vista 
prodotti dalle condizioni di lavo- 
ro non è quindi un fatto recente, 
ma questo non ha impedito che 
alcuni suoi aspetti siano ancor 
oggi trascurati. 

L'ampia pervasività della tec- 
nologia informatica ha infatti in- 
trodotto, a partire dagli anni 70, 
un nuovo elemento ad elevato 
rischio, costituito appunto dal 
prolungato utilizzo dei VDT nei 
posti di lavoro. 

La maggior parte degli opera- 
tori infatti, si lamenta di disturbi 
visivi che. uniti ai disturbi ergo- 
nomici e psicologici accusati, 
prefigurano un quadro generale 
che giustifica il recente interes- 
samento dei legislatori a questo 
problema 

Prima di procedere vediamo 
quali sono i rischi a cui è sogget- 
to un operatore terminalista; es- 
si sono principalmente di due 
tipi: rischi per la salute e rischi 
per la sicurezza. 


I rischi per la salute sono 
quelli che. realizzandosi in un 
arco di tempo piuttosto ampio, 
danno luogo a malattia profes- 
sionale. 

Quelli per la sicurezza sono 
invece costituiti dagli elementi 
che possono causare un infortu- 
nio e quindi, nel caso specifico, i 
rischi di scarica elettrica per ac- 
cumulo elettrostatico 
Per quanto riguarda in partico- 
lare l'emissione di radiazione 
(sia ionizzanti che non ionizzanti) 
da parte dei VDT. va detto che 
le ricerche compiute sino ad og- 
gi consentono di affermare che 
queste sono di gran lunga infe- 
riori alle soglie di rischio, ma 
questo è provato solo per mac- 
chine in buone condizioni di ma- 
nutenzione e di esercizio. 

La pericolosità del lavoro al 
VDT deriva invece dal contem- 
poraneo impegno diverso cui la 
vista è sottoposta; video, tastie- 
ra e testo da leggere, situati 
tutti a breve distanza dagli oc- 
chi, comportano uno stress visi- 
vo non indifferente in quanto 
sollecitano continuamente le ca- 
pacità di adattamento oculare 
del lavoratore. 

A questo vanno aggiunti altri 
fattori tra i quali non va dimenti- 
cato quello del micro-clima e 
cioè l'insieme di condizioni fisi- 
che quali la temperatura, la cir- 
colazione deH’aria, l'umidità, il 
calore prodotto dalle macchine 
e naturalmente l'illuminazione 
Passiamo ora ad esaminare i 
provvedimenti legislativi che in 
qualche modo possono riguar- 
dare il lavoro al VDT 
A questo tipo di trattazione un 
po' vaga si è obbligati dal fatto 
che nel panorama normativo na- 
zionale non esistono leggi speci- 
fiche per questo tipo di attività 
Ci si affida perciò all'art. 2087 
del Codice Civile il quale recita. 
«L’imprenditore è tenuto ad 


MCmicrocomputer n. 79 - novembre 1988 




Due prodotti di 
punta: 

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portatile, 3,3 Kg, 
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IN PUNTA. In punta di piedi: così SANYO è entrata in scena. 

E si è mossa con la grazia e la sicurezza di una protagonista nata, meritandosi gli 
applausi di un pubblico di intenditori. Una serie di passi di grande effetto in 
successione armoniosa. Ecco gli ultimi. Prima un PC veramente 
portatile (il 16 LT a batteria, del peso di 3,5 Kg), poi un 386 
“desk top” (il 18 Plus a 16Mhz) realizzato con il concetto del 
computer su scheda. E oggi un 286 portatile (il 17 LT) e un 
386 in versione “tower” (il 19 Plus a 20 Mhz). Così passo dopo passo, 
la danza dei nuovi prodotti si svolge puntuale su un tema sempre più 
conprensibile e coerente. In punta di piedi, con prodotti di punta. 


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adottare, nell'esercizio dell'im- 
presa le misure che. secondo le 
particolarità del lavoro, l'espe- 
rienza e la tecnica, sono neces- 
sarie a tutelare l'integrità fisica e 
la personalità morale del presta- 
tore di lavoro». 

Ci si rifà anche alla Costituzio- 
ne. la quale nell'art. 32 stabilisce 
che: «La Repubblica tutela la 
salute come fondamentale dirit- 
to dell'individuo e interesse del- 
la collettività». 

Esìstono poi il DPR n. 547 del 
1955 che riguarda le norme per 
la prevenzione degli infortuni sul 
lavoro: l'art. 9 della legge n. 300 
del 1970 il quale privilegia il mo- 
mento della prevenzione rispet- 
to a quello della repressione: 
infine la legge n. 833 del 1978 
sul Servizio Sanitario Nazionale. 

In verità sussiste anche il 
DPR n. 266 dell'8 maggio 1987, 
il quale si riferisce esplicitamen- 
te, rendendola obbligatoria, alla 
sorveglianza medica preventiva 
dei dipendenti dei Ministeri che 
facciano uso non occasionale di 
VDT, da attuarsi con i criteri 
approvati dalla CEE. 

Purtroppo in ambito CEE non 
esiste ancora una legislazione 
particolare sulla tutela della salu- 
te del lavoratore addetto ai vi- 
deoterminali: tuttavia è stato re- 
datto un «Primo progetto di una 
proposta di direttiva del Consi- 
glio che prevede un sistema di 
informazione in materia di sanità, 
igiene e sicurezza sul posto di 
lavoro» (doc. n. 7996/87) al quale 
è allegato un protocollo relativo 
ai criteri di controllo del posto di 
lavoro, delle attrezzature delle 
unità VDT. dell'ambiente ed an- 
che di sorveglianza medica. 

In verità, anche prima del- 


l'approvazione del decreto citato 
e del progetto di direttiva comu- 
nitaria riferito, l'esistenza di una 
sorveglianza sanitaria preventiva 
degli operatori ai VDT era stata 
sollecitata dalla stessa iniziativa 
dell'istituto assicuratore (l'I- 
NAIL), il quale aveva sostenuto 
in contenzioso giudiziario e fino 
alla Corte di Cassazione, l'obbli- 
go assicurativo del datore di la- 
voro per i dipendenti in que- 
stione. 

Riguardo al lavoro ai VDT esi- 
stono altri due aspetti specifici 
il primo fa riferimento alla parti- 
colare attività che i lavoratori ad- 
detti svolgono, attività che espo- 
ne molto più che teoricamente 
questi dipendenti alla possibilità 
di controllo a distanza ed il se- 
condo riguarda l'elevato rischio 
di stress. 

Del primo aspetto avremo 
modo di parlare in maniera am- 
pia e diffusa: sul secondo é 
appena il caso di denunciare il 
carattere particolarmente stres- 
sante del lavoro al VDT. 

Eccessivi carichi di lavoro, ele- 
vati ritmi, monotonia e ripetitivi- 
tà delle mansioni sono elementi 
da valutare con grande atten- 

In effetti lo svolgimento del 
lavoro con procedure informati- 
che che prevedano un prolunga- 
to e passivo uso del VDT si 
risolve in una trasformazione del 
fattore umano a compiti di servi- 
zio nei confronti della macchina. 

Nasce cosi la sensazione dì 
un rapporto uomo-macchina non 
più di collaborazione bensì di 
antinomia, sensazione che a lun- 
go andare può provocare delle 
alterazioni dello stato psicologi- 
co del lavoratore. 


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NEC P6/P7 Plus, pubblicato su MC numero 77 (settembre 
1 988) a pagina 1 1 3, per un refuso tipografico i prezzi sono 
stati erroneamente indicati comprensivi di IVA, mentre, in 
realtà, sono da ritenersi IVA esclusa. 

Ci scusiamo per lo spiacevole equivoco con i lettori e 
con la Digitronica S.p.A., società che distribuisce le stam- 
panti NEC in Italia. 


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Arte & Computer 

di Marco Marinacci 


S i è svolto a Barcellona Pozzo di Gotto, 
in provincia di Messina, il Decimo Col- 
loquio Internazionale di Estetica Speri- 
mentale, dell'Associazione Internazionale di 
Estetica Sperimentale di Parigi, Dal 14 al 16 
ottobre, decine di studiosi provenienti da 
parecchie parti del mondo si sono riunite 
nella cittadina siciliana dove hanno dato luo- 
go ad una nutrita serie di interventi e dibattiti, 
Argomento, l'arte e il computer, ovvero il 
computer neH'arte. o l'arte nelle opere ese- 
guite con il computer. Contestualmente al 
colloquio ha avuto luogo la rassegna Arte & 
Computer alla cui organizzazione, come an- 
nunciato nei mesi scorsi, ha contribuito 
MCmicrocomputer. Ma, prima di ogni altra 
cosa, un cenno al significato del Colloquio di 
Estetica Sperimentale è d'obbligo. 

L'estetica sperimentale, ci spiega Carmelo 
Genovese (del CRAUS di Messina e di Bolo- 
gna. già docente dell'Accademia di Belle Arti 
di Firenze e di Bologna), è la ricerca scientifi- 
ca sull'arte, per cercare di spiegare i fenome- 
ni mentali: alla base di ogni attività umana 
c'è. infatti, un fenomeno mentale 


Si chiama sperimentale perché è attuata 
attraverso esperimenti, altrimenti sarebbe fi- 
losofia. Questa tendenza c'è dal '600. quan- 
do Baumgarten diede i fondamenti dell'este- 
tica. che sarebbe stata in realtà estetica 
sperimentale, solo che fu camuffata da filo- 
sofia e tale rimase. Baumgarten e. dopo di 
lui. Fechner, dissero che bisognava studiare 
sperimentalmente reazioni a stimoli visivi 
dell'immagine sull'uomo. 

Venti anni fa, presso l'Università di Parigi, 
è stata fondata l'Associazione Internazionale 
di Estetica Sperimentale, da un gruppo di 
studiosi che. per l'Italia, comprendeva Car- 
melo Genovese e Silvio Ceccato. L'Associa- 
zione ha, da allora, portato avanti dei conve- 
gni internazionali biennali, che si sono svolti 
nelle varie nazioni. Quest'anno è stato il 
turno di Barcellona Pozzo di Gotto. 

Il CRAUS, Centro Ricerca Attività Umane 
Superiori, è stato invece promosso da Geno- 
vese e fondato nel 1969 presso l'Università 
di Ferrara dall'allora Rettore prof. Dell'Acqua, 
medico che si occupava della ricerca scienti- 
fica e delle attività umane cosiddette supe- 


riori. Da Ferrara, per bisticci interni il CRAUS 
è poi stato spostato a Messina, presso la 
clinica oculistica. 

Carmelo Genovese è un po' il papà della 
manifestazione (alla quale peraltro abbiamo 
già dato spazio in un paio di altre occasioni, 
negli scorsi anni). « Questo mi pesa, anche 
se allegramente. Qui ■ siamo in un punto di 
folli, e io sono il numero uno dei folli. Però le 
cose si fanno, c'è un po' di ’arraffazzonamen- 
to‘ per chi è dentro, ma chi é fuori forse non 
se ne accorge neppure D'altra parte i mezzi 
sono quasi zero: poco più di dieci milioni per 
organizzare tutto... Sarebbe bello che l'inizia- 
tiva desse uno sviluppo turistico alla città, 
cosi arriverebbero più mezzi economici. Il 
prossimo anno spero di riuscire a coinvolgere 
qualche ditta, a livello di sponsor ». 

E adesso spendiamo due parole di com- 
mento generale sulla rassegna Arte & Com- 
puter, della quale non possiamo che dirci più 
che soddisfatti. 

Gli elaborati che i nostri lettori ci hanno 
inviato sono stati selezionati, come promes- 
so. da una qualificata commissione: Carmelo 



Istituto Statale d'Arte E. Giannelli - Parabita (LEI 

Il lavoro collettivo di un gruppo di studenti di un Istituto d'Arte. Abbiamo voluto prendere questa immagine quasi come simbolo della 
rassegna, sia pubblicandola in piccolo in copertina, sia utilizzandola per l’apertura di questo articolo. Per un commento al lavoro rimandiamo 
all'altra immagine della medesima provenienza pubblicata nelle pagine che seguono. 


MCmicrocomputer n. 79 - novembre 1988 


87 


ARTE & COMPUTER 



Immagini ammesse alla mostra 

Diapositive : Marco Argenti tLa Speziai ■ Alessandra Adenti I Bologna I - Francesca Biló ( Ancona I ■ Valerio Bucchino 
IBomal - Giuseppe Canuti tAsola. MN) - Lidia Ceiada I Milano I - Piermano Ciani I Bertioio) - Giovanni e Paolo Cignoni 
I Piombino , L li - Osvaldo Contenti IRomal - Geode Computer Grahca Hugo, RAI ■ Sean Ghisoni ( Romano di 
Lombardia, BGI - ist Stai d'Arte E Giannelh ( Parabila , LEI - Silvia Lisei (Battano. BOI - Gabriele Nicola Lombardo \ 
| ( Mantovai - Birgit Luhder ( Bologna) - Cesare Malagodi (Cento. FEI Litio Minniti ( Siracusa I - Carlo Monastra I 
| ( Palermol Alessandra Monlaletli (Battano. BOI Mano Pascariello I Bologna I - Francesco Penna (Gontial 
Damiano Ritlatore I Tonno I - Vanna Romualdi (Battano. BOI ■ Anna Sputore (Vasto. CHI - Isabella Trogu (Quarto 
Sant'Elena. CAI Output di stampante : Antonino Massimo Butgio I Cremona! - Nino Conterosilo INovaral 
Massimo Giordani ITonnol - Istituto d'Arte Giannelh IParabita. LEI - Stelama Sordelli (Battano. BOI ■ Stampe 
fotografiche ; Ignatio Corno (Palermol - Gianluca De Petns ( Pescara! - Digital Technology Imagme I Ciane . CT ■ 
Bruno Panieri I Roma I ■ Giancarlo Proserpio (Seregno. Mll - Videocassette VHS: Valerio Bucchino ( Romal - 
| Giovanni e Paolo Cignoni ( Piombino . Lll - G Franta ( Foggiai - Massimo Merom (Lissone. Mll - Giuseppe Mitko I 
Mrsek IVobamo. BSI ■ Mirko Pelllcioni I San Lattato di Savena, BOI - Stefania Sordelli ( Battano . BOI 


Riccardo Saldarelli 

Riccardo Saldarelli e nato a Roma nel 1942 Pittore, architetto e grafico, é ordinario di Tecnica Pittorica 
all'Accademia di Belle Arti di Firenze. Ha svolto attività didattiche e di ricerca presso l'Istituto di 
Composizione della Facoltà di Architettura di Firenze. Svolge attività di ricerca nel campo delle Arti 
visive e dei Beni Culturali e Ambientali Si occupa delle applicazioni dell'informatica nelle arti È il 
Segretario della Sezione Arti Figurative della Compagnia del Paiolo di Firenze. Nel 1985 ha introdotto 
ufficialmente l'informatica all'Accademia di Belle Arti di Firenze 
La sua attività artistica, densa di numerose personali e collettive in Italia e all'estero è iniziata nel 
1961 Sue opere si trovano in collezioni pubbliche e private in Italia e all'estero 


Genovese. Riccardo Saldarelli (docente di 
Tecnica Pittorica presso l'Accademia di Belle 
Arti di Firenze), Corrado Maltese (titolare di 
Storia e Critica dell'Arte Moderna dell'Univer- 
sità «La Sapienza» di Roma). Serena Ludovici 
(del Dipartimento Musica e Spettacolo del- 
l'Università "La Sapienza» di Roma). Angelo 
La Duca (che i nostri lettori ben conoscono 
come curatore della rubrica sulle memorie 
ottiche, e docente di fotografia presso l'Isti- 
tuto Europeo di Design di Roma) e infine il 
sottoscritto. Le opere ammesse alla mostra, 
divise in diapositive, stampe fotografiche, 
output di stampante e videocassette VHS, 
sono state esposte durante i tre giorni dei 
lavori, ed hanno destato l'interesse di un 
nutrito pubblico. 

Come promesso nel numero di luglio/ago- 
sto, abbiamo scelto le immagini che ci sono 
sembrate più significative e le pubblichiamo 
in queste pagine. Accanto, trovate gli autore- 
voli commenti di Riccardo Saldarelli, ordinario 
di Tecnica Pittorica all'Accademia di Belle 
Arti di Firenze, che ringrazio per la disponibi- 
lissima collaborazione. Purtroppo ci siamo 
dovuti limitare alle immagini statiche, non ce 


I giudizi di Riccardo Saldarelli 


Lidia Ceiada - Milano 


L'operatrice esprime un suo chiaro mondo 
immaginario e sfrutta la capacità del sistema 
da lei prescelto per ritagliare su fondo scuro 
questi suoi fiori coloratissimi ed immaginari 
Il senso dello spazio viene poi denunciato dal 
disco acceso di un sole, anch'esso ritagliato 
nettamente sullo sfondo. È chiaro uno "Sti- 
le», e l'immagine ottenuta dimostra come 
l'operatore rimanga se stesso qualunque sia 
il sistema tecnico pittorico usato. L'impres- 
sione generale è quella di una fantasia di un 
mondo fantastico e malinconicamente poeti- 
co. Sul piano tecnico possiamo dire che va 
senz'altro riscontrata una proprietà di lin- 
guaggio nell'uso del calcolatore. 


Piermario Ciani • Bertioio 


Un chiaro esempio di una maturità artistica 
sposata con la tecnologia del computer, L'o- 
peratore sceglie una via intermedia tra imma- 
gine oggettiva e la sua digitalizzazione. L'o- 
biettivo fotografico diventa chiave per esplo- 
rare un mondo di pixel e di profondità elettro- 
niche. Una sovrapposizione di campiture 
astratte con una immagine chiaramente figu- 
rativa, ottenuta con una sapiente manipola- 
zione per mezzo del computer Un uso intelli- 
gente del mezzo, una chiara impostazione 
compositiva, un sicuro effetto finale dimo- 
strano quindi la potenzialità di questa tecno- 
logia al servizio dell'operatore visivo, sia esso 
fotografo, pittore o designer. 


MCmicrocomputer n. 79 - novembre 1988 



ARTE & COMPUTER 


la siamo sentita di., allegare una videocas- 
setta a tutte le copie; d'altra parte fotografa- 
re delle immagini sarebbe significato snatura- 
re il senso dell’opera, che si basa sul muta- 
mento delle immagini nel tempo. 

La partecipazione dei lettori è stata signifi- 
cativa: la nostra Elisabetta, che ha gestito i 
materiali, è stata sommersa da telefonate, 
diapositive, foto e stampe di tutti i generi, e la 
commissione ha avuto a sua volta parecchio 
lavoro da fare, non senza un certo imbarazzo 
nella selezione perché il matenale pervenuto 
é sembrato in maggioranza di un livello ade- 
guato: il che. ovviamente, non può che far 
piacere. C'era il rischio di ritrovarci la redazio- 
ne invasa da mucchi di. scarabocchi compu- 
terizzati. fortunatamente non è successo. 

Ringrazio tutti coloro che hanno contribuito 
alla riuscita della rassegna Arte & Computer, 
e mi complimento con tutti gli autori delle 
opere ricevute, augurando loro un grosso 
buona fortuna per le loro attività e... per la 
prossima edizione di Arte & Computer. 

Finalmente, la parola a Riccardo Saldarelli, 
che ringrazio di nuovo 


Giovanni e Paolo Cignoni - Piombino (LI) 


Esempio di uso abile e sapiente di effetti 
tridimensionali, ottenuti peraltro con sistemi 
commerciali e di facile accesso. L'immagine 
è di chiara impostazione metafisica, e sfrutta 
l'effetto di illuminazione della sfera per ac- 
centuare la sensazione di tridimensionalità. Il 
risultato denota anche una certa fantasia 
dell'operatore. Il prodotto rientra, comunque, 
in quella fascia di elaborazioni mirate all’uso 
pubblicitario o cinetelevisivo piuttosto che 
alla ricerca di nuove e più pertinenti strade di 
computer art. La tavolozza usata è ricca, 
l'abilità tecnica notevole. 


Osvaldo Contenti - Roma 


Astronave Mandelboat 
Siamo di fronte all'uso proprio dei mezzi 
del computer. Si tratta di un'elaborazione 
basata sull'insieme di Mandelbrot; vi è quindi 
una precisa volontà di utilizzare la nuova 
materia che il computer offre all'operatore 
visivo Vi é comunque un personale modo di 
esprimersi, con riferimenti figurativi ed im- 
maginari, che sicuramente indicano il mondo 
fantastico in cui l'autore opera, servendosi 
del computer per percorrere spazi infiniti dal 
micro al macrocrosmo. C'è una ricchezza di 
colori e un senso compositivo che denotano 
gusto e un certo senso di humour. 



L'opinione di Carmelo Genovese 

La rassegna Arte & Computer organizzata da MC è stata inserita nell'ambito del X Colloquium anche 
per avere un confronto con quello che attualmente viene tatto per la computer art in America 
Da questo confronto, come era ovvio, risulta che in America vengono impiegati generalmen 
sistemi più ad alla definizione e sofisticati, sia come programmi sia come strumenti 

' lavori esposti dimostrano, tuttavia, che se si punta non tanto sulla risoluzione degli apparecchi n 
soprattutto su un uso adeguato, ì risultati dal lato estetico non solo sono appropriali, ma forse anche 

In particolare, se guardiamo i prodotti che usano la possibilità del movimento, sia . 
traslazione, troviamo prodotti e risultanze esteticamente più suggestive di altri elaborati altamente 
tecnologici ma. spesso, carenti di quel tot necessario per elevare l'opera tecnica a 
Nel convegno, sempre in funzione della musica e della grafica, c'è una unità di confronto : i ricercatori 
americani e quelli italiani insistono sull'utilità del computer specie nella didattica artistica, e sostengono 
De Forno. Shorts ed altri, con Genovese. Saldarelli. Zerbini ed il CRAUS in genere, che non 


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ARTE & COMPUTER 



Nino Conterosito ■ Novara 


Esempio di uso del computer con lo scopo 
di imitare alcune tecniche pittoriche: in que- 
sto caso il divisionismo, una delle correnti 
artistiche che dichiaratamente fa propria una 
teoria scientifica, che si basa sulle esperien- 
ze ottiche di Chevreuil e consiste nello scom- 
porre i colori in colori puri i quali si ricompon- 
gono otticamente a distanza creando l'effet- 
to voluto. L'operatore ha usato un divisioni- 
smo elettronico accostando rosso, giallo, ver- 
de e azzurro. Viene sfruttata appieno la carat- 
teristica del computer di formare le immagini 
per punti, concettualmente parlando possia- 
mo dire di essere in chiave. Pittoricamente è 
un'immagine valida 


Ignazio Corrao - Palermo 


L'immagine mostra la linea di tendenza 
tridimensionale nella computer art. È ottenu- 
ta con un personal computer e un program- 
ma commerciale, l'esecuzione è di buon ef- 
fetto. Questo «stile», derivato dalle ricerche 
di tipo ray tracing avviate da sistemi assai piu 
complessi, appartiene specialmente alla cul- 
tura della computer art americana e giappo- 
nese, più diretta allo spettacolo dal cinema 
alla televisione, e alla pubblicità. L'operatore, 
poi ottenendo un effetto tridimensionale 
molto efficace, propone una stilizzazione che 
ricorda il giocattolo infantile, con un effetto 
divertente e accattivante Proprio questo tipo 
di programmi e la loro diffusione propongono 
il problema dell'«abuso» del calcolatore nella 
computer art. da parte di operatori non sem- 
pre artisticamente preparati, i quali sfruttano 
appunto gli effetti spettacolari che il calcola- 
tore offre loro. Questo ritengo sia uno degli 
aspetti piu importanti della problematica at- 
tuale sulla computer art. 


Massimo Giordani • Torino 


Esempio tipico di un’uscita su stampante 
che sfrutta appieno le possibilità espressive 
di questo mezzo piuttosto freddo e soprattut- 
to dedicato alla grafica di tipo editoriale 
Nonostante i limiti, peraltro dichiarati, la com- 
posizione ottenuta ha un suo significato e 
ricorda una composizione astratta riferibile a 
Mirò. Si nota un uso del retino e dei caratteri 
grafici piuttosto elegante. È una chiara dimo- 
strazione di una interessantissima applicazio- 
ne pratica della computer grafica e quindi 
un'ulteriore dimostrazione della grande utilità 
che questi mezzi possono oggi rivestire In 
vari campi professionali in cui è richiesta una 
grafica veloce ed efficace. Ritengo che que- 
sti strumenti siano oggi necessari in qualsiasi 
istituto in cui venga insegnato il disegno, per 
avviare a questa nuova professionalità molti 
giovani che altrimenti potrebbero restare ta- 
gliati fuori dal mercato del lavoro. 


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Istituto d'Arte Statale E. Giannelli 
Parabita ILEI 


ARTE & COMPUTER 


Questo elaborato assume un significato 
assai rilevante, essendo prodotto di un'attività 
didattica di un Istituto d'Arte. Già questo è 
altamente meritorio, poiché sono pochissimi 
gli istituti di istruzione artistica che a tutt'oggi 
hanno preso coscienza di questi mezzi per la 
rappresentazione delle immagini. L'oggetto in 
se stesso è valido sia sul piano tecnico che 
sul piano espressivo, poiché basandosi su 
routine grafiche commerciali e sistemi a bas- 
so costo riesce ad ottenere effetti di notevole 
potenza espressiva che, comunque, dimo- 
strano un sottofondo didattico ed una espe- 
rienza artistica L'oggetto è in uscita da stam- 
pante a colori, di per se stesso leggibilissimo 
e con chiaro intento di sfruttare sul piano 
formale il segno tipico della stampante adot- 
tata, sia per le parti in nero che per le parti a 
colori. Ritengo quindi l'esperienza di questo 
Istituto assai positiva sia per gli intenti che per 
i risultati ottenuti, che mi auguro siano di 
stimolo anche ad altri istituti del genere. 



Silvia Lisei • Bazzane IBO) 


Esempio di utilizzazione intelligente di un 
programma commerciale. Si sfruttano alcune 
possibilità del programma: partendo da mo- 
duli semplici, si ottiene una moltiplicazione 
dell'immagine creata inizialmente: si giunge 
quindi al riempimento della superficie sulla 
quale poi l'operatore evidenzia due elementi 
spaziali, arricchendo la forma base con colori 
differenziati e dando quindi equilibri diversi 
alla composizione. Questo esempio sta a 
dimostrare come con elementi semplici, un 
programma elastico ed una preparazione arti- 
stica di base si possa operare nel campo 
della computer art con risultati interessanti. 


Birgit Liihder - Bologna 


Effetti tipici derivanti da programmi com- 
merciali particolarmente efficaci. Vi è tuttavia 
il pericolo dell' «assuefazione» al facile effet- 
to. tipico di tali programmi se questo non 
venga controllato da una preparazione artisti- 
ca dell’operatore. In questo caso si nota 
grande fantasia, una sapiente composizione 
e un uso assai sapiente del mezzo. L'opera- 
tore. dimostrando grande fantasia e creativi- 
tà, sembra voler creare un suo universo di 
sicuro effetto spettacolare. 



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Lillo Minniti - Siracusa 


Esempio assai abile di uso del calcolatore 
ad imitazione della pittura tradizionale. È uno 
degli aspetti della inquietante ricerca che i 
« computer-artisti » vanno proponendo, ca- 
dendo però nell'equivoco del voler rifare elet- 
tronicamente immagini già consumate con le 
tecniche tradizionali Ciò non toglie che Min- 
niti dimostri una sua grande sensibilità pittori- 
ca. nell'uso di una ricca tavolozza tonale, ed 
una notevole abilità nell'uso del computer. 
Questo esempio viene proposto proprio per- 
ché rappresentativo di questa situazione che 
comunque avvicina il mondo dell'arte tradi- 
zionale a quello dell'informatica 

I Nota : abbiamo pubblicalo l'immagine in senso 
orizzontate perché l'autore ci ha inviato una foto 
che riproduce un’inquadratura parziale dello 
schermo I. 


Francesco Penna - Gorizia 


Cybird 

Un uso spiritoso del computer, che co- 
munque è da collocare nella fascia dell'Im- 
magine tridimensionale Penna usa un siste- 
ma commerciale con notevole abilità, piegan- 
dolo alla suggestione di una fantasia ironica, 
come denota lo stesso titolo di Cybird. Sì 
sente una chiara cultura figurativa, che pre- 
domina facendo intendere che la principale 
preoccupazione é quella di gareggiare con gli 
strumenti tradizionali della pittura La sensibi- 
lità cromatica é dimostrata dalla capacità di 
accostare con grande abilità una ricca tavo- 
lozza in cui predominano gli azzurri. 



Giancarlo Proserpio - Seregno (MI) 


Questo elaborato e un esempio dell'uso di 
programmi commerciali con efficacia di risul- 
tato visivo, grazie a particolari effetti intrinse- 
ci al programma stesso, ma elaborati dall'o- 
peratore con una certa personalità. L'immagi- 
ne si pone piuttosto nel campo del messag- 
gio di tipo publicitario, cartellomstico, che è 
comunque una direzione verso la quale que- 
ste tecnologie richiamano in maniera sempre 
più prepotente l'uso del calcolatore. Da con- 
siderarsi quindi più verso l'arte applicata che 
verso la computer art pura, pur con tutto 
l'interesse di applicazioni di grande effetto e 
funzionalità. Sul piano formale l'operatore ha 
dimostrato una sicurezza ed una capacità di 
controllare gli effetti di chiaroscuro e di luce 
ed ombra, ottenendo una sensazione di pro- 
spettiva molto immediata, pur con una tavo- 
lozza volutamente assai limitata. 


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ARTE & COMPUTER 


Vanna Romualdi - Bazzane (BO) 


Pur con chiari ricordi di pittura astratta, 
questo lavoro esprime chiaramente una pos- 
sibilità importante che ha il calcolatore, quella 
cioè di produrre immagini che abbiano una 
evidente natura elettronica. Qui. infatti, l'ope- 
ratore si serve proprio degli «effetti speciali» 
che il programma usato gli consente, ma che 
rimangono nella bidimensionalità che ritengo 
sia in questo momento la posizione più chia- 
ra per espnmere correttamente una compu- 
ter art non legata all'uso pubblicitario, del 
cinema o televisivo. Intendo questo lavoro 
molto più vicino a un dipinto, anche se 
ottenuto con mezzi elettronici. Al solito, il 
pericolo può essere I' «abilità» del computer 
nel comporre e scomporre velocemente, che 
può essere solo dominata da una seria pre- 
parazione artistica dell'operatore. 



Stefania Sordelli - B azzano (BO) 


Questo elaborato dimostra le capacità stra- 
ordinarie di programmi anche commerciali 
come quello usato, che consentono in que- 
sto caso di proiettare lo stesso tipo di imma- 
gine precedentemente generata su un polie- 
dro, qui un parallelepipedo. É una delle linee 
di tendenza in cui potrà esprimere interes- 
santi novità la computer art: quella cioè di 
sfruttare possibilità come simmetria, caleido- 
scopio. anamorfosi. È da accettare questo 
esempio come indicativo di una tendenza 
che si rivolge piuttosto ad un mercato della 
pubblicità e della video computer animation 
che a quello di una ricerca di computer art 
più vicina alla creatività pittorica. 



Anna Sputore • Vasto (CH) 


Il pennello elettronico domina la superficie. 
La facilità del programma usato dimostra la 
possibilità di grande penetrazione di questi 
sistemi, e quindi della formazione di una 
nuova cultura artistica legata all'informatica. 
In questo tessuto vibrante di azzurri, interrot- 
ti appunto da un pennello con tonalità contra- 
stanti, l'autore dimostra di aver perfettamen- 
te capito la potenzialità di questo strumento 
e lo usa secondo una sua sensibilità cromati- 
ca e compositiva sicuramente con un grado 
sufficiente di controllo del veloce ed effica- 
cissimo mezzo a disposizione, senza lasciarsi 
prendere* la mano. MC 



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PROVA 


Amstrad PC2086D 

di Corrado Giustozzi 


D a mesi oramai, vi stiamo raccon- 
tando da queste pagine le liete 
vicende commerciali di quello 
che noi chiamiamo « neo-PC ». Prose- 
guendo in questo discorso vogliamo og- 
gi presentarvi l'ultima proposta Amstrad 
collocata nella fascia alta di questa nuo- 
va classe di macchine. 

Per chi ancora non lo sapesse, col 
termine « neo-PC » noi di MC indichiamo 
il risultato di quella recente operazione 
di remgegnerizzazione e restyling del 


vecchio PC IBM che ha prodotto mac- 
chine assai più potenti dell'originale, ma 
al contempo molto economiche e dun- 
que indirizzate principalmente al merca- 
to degli hobby sti e dello home compu- 
ting. In seguito a questo ringiovanimen- 
to tecnologico il vecchio PC, rinato dalle 
sue stesse ceneri come la Fenice o. se 
preferite, trasmutato da bruco in farfal- 
la, gode oggi di una nuova fama e di un 
florido successo commerciale. Ci si è 
infatti finalmente accorti che una mac- 


china del genere, piccola ma potente, 
squisitamente monoutente ma versati- 
le. aperta al più vasto parco dì software 
applicativo che la storia ricordi, sì adatta 
a pennello alle applicazioni di home 
computing e. in generale, a quelle del- 
l'informatica amatoriale ed hobbystica. 
Per anni l'industria ed il pubblico aveva- 
no cercato t'home computer ideale in 
macchine come il TI 99/4A. lo Spec- 
trum, il VIC 20. il Commodore 64. senza 
accorgersi del troppo lontano PC IBM. 



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PROVA 

AMSTRAD PC2086D 


Questo infatti era nato come macchina 
professionale, da ufficio, forte dei suoi 
sedici bit e di un sistema operativo per 
la prima volta « serio ». I suoi molti pregi 
( tanta memoria, ampia espandibili gra- 
zie a schede inseribili in un bus stan- 
dard. buone prestazioni, tanto buon 
software) non bastavano però a com- 
pensare il suo unico difetto: un costo 
proibitivo per il privato. Nel 1982 certa- 
mente il PC non era una macchina per 
casa, nonostante il goffo tentativo IBM 
denominato Junior. Ma poi le cose han- 
no cominciato a cambiare. Prima sono 
arrivati i «cinesi» ed i prezzi hanno co- 
minciato ad abbassarsi un po'. Poi è 
arrivato l'AT a sostituire il PC negli am- 
biti professionali. Il colpo di grazia è 
giunto grazie agli AT cinesi, coi loro folli 
clock a 8. 10. 12 MHz ed i prezzi 
sempre più bassi. A questo punto mam- 
ma IBM lo ha ufficialmente abbandona- 
to. ricominciando il gioco da capo con i 
nuovi PS/2. Il PC sembrava proprio mor- 
to. ma... qualcuno ha pensato bene di 
rimetterlo in circolazione dopo una luci- 
data ed una cura di Gerovital. Gli ingre- 
dienti sono semplici: t'8086 od il NEC 
V20 al posto del vecchio 8088. incre- 
mento della frequenza di clock da 4. 77 
a 8 MHz. 512 o 640 KByte nativi sulla 
piastra madre, microfloppy da 3.5" a 
capacità doppia o quadrupla al posto dei 
vecchi floppy da 5.25"; in tutto ciò ben 



MCmicrocomputer n. 79 - novembre 1988 


Prezzi UVA esclusa): 

PC2086 SDRMD - 1 floppy, monitor b/n 1.499.000 
PC2086 HDI2MD ■ I floppy + hard disk 30 M, 
monitor b/n 2.399000 

PC2086 HD14HRCD - I floppy + hard disk 30 M, 
monitor VGA a colon 3299 000 


vengano anche il Winchester, che ora- 
mai non è più un lusso, ed una scheda 
video più decente della vecchia CGA. 
Una macchina del genere, fondata sul- 
l'architettura del vecchio PC ma intera- 
mente rinnovata grazie alle nuove tec- 
nologie costruttive ed ai sempre più 
prodigiosi chip VLSI, risulta oggi essere 
non solo molto più potente ed efficiente 
del suo antenato di cinque anni fa ma 
anche più piccola e soprattutto molto 
più economica. L'ideale per uno studen- 
te, un hobbysta, un negoziante: insom- 
ma per tutti quelli che vorrebbero un 
computer «serio», ma non possono pa- 
garlo caro. 

Fiutato l'affare, molti grossi nomi so- 
prattutto europei ci si sono buttati a 
oesce: Olivetti, Commodore. Philips 


tanto per citare i maggiori. E Amstrad 
fra i primi. Nessun «cinese», notare 
bene, ma solo costruttori seri ed esper- 
ti. dotati di know-how e risorse interne 
tali da metterli in grado di riprogettare il 
PC. Di molti di essi già vi abbiamo 
parlato nei mesi scorsi, anche per quan- 
to riguarda prodotti Amstrad. Questo 
mese vi presentiamo una novità, l'ulti- 
mo nato di casa Amstrad appena com- 
mercializzato in Italia. Si chiama PC2086 
e praticamente dispone di tutte le inno- 
vazioni citate poco fa. più qualcosa an- 
cora. Ricapitolando: ha un 8086 a 8 
MHz, 640 KByte di RAM. uno o due 
microfloppy da 720 KByte oppure un 
microfloppy ed un Winchester da 32 
MByte. incorpora un adattatore video 
VGA, un orologio/calendario con batteria 
tampone, una porta seriale ed una paral- 
lela, l'interfaccia per mouse, l'interfaccia 
per un floppy esterno, dispone di tre 
slot di espansione per schede lunghe. 
Con esso vengono forniti l'MS-DOS 
3.30 e Windows 2.0. Costa poco. Trop- 
po bello per essere vero ? Leggete la 
prova e vedrete. 


Descrizione esterna 

Come si vede bene nelle foto, l'Am- 
strad PC2086 si presenta con un look 
«hi-tec» a nostro giudizio piuttosto ac- 
cattivante. Il monitor semi-integrato col 



PROVA 

AMSTRAD PC2086D 




II pannello Irontale e 
quello posteriore son 
piuttosto semplici, 
lutti i comandi sono 
intatti sui pannatimi 


però non può essere comandata dall'u- 


cabmet. la linea filante e spigolosa, la 
carrozzeria interamente in plastica in cui 
le fessure di aerazione assurgono a 
motivo estetico-tecnologico, la razionale 
disposizione dei controlli e delle con- 
nessioni in appositi pannellini dislocati 
sulle fiancate, ne fanno una macchina 
gradevolmente originale e certamente 
le rendono impossibile passare inosser- 
vata. 

Il pannello anteriore contiene solo le 
memorie di massa, uno o due drive per 
microfloppy 3,5" da 740 KByte, un mi- 
nuscolo led di accensione e la targhetta 
col nome della macchina. Quello poste- 
riore, incredibilmente, è ancora più spo- 
glio, comprendendo solo i connettori 
per le due interfacce di serie (una paral- 
lela Centronics ed una seriale RS-232), 
quello per il monitor ed un dip switch di 
configurazione hardware. Manca intera- 
mente la sezione esterna di alimentazio- 
ne, tanto che il cordone di rete non è 
neppure staccabile. 

Tutte le cose che non stanno davanti 
e dietro stanno però su due pannellini 
incavati ricavati nelle due fiancatine. Su 
quella del lato di sinistra si trovano il 
pulsante di accensione, correttamente 
alloggiato in modo da impedirne aziona- 
menti accidentali, le connessioni per 
tastiera e mouse (fornito di serie), la 
serratura di sicurezza come sugli AT e 
perfino il potenziometro di regolazione 
del volume dell'altoparlante (che si tro- 
va poco più verso il frontale). Sul pan- 
nellino di destra si trova il connettore 
per un floppy esterno assieme ad un 
piccolo interruttore che effettua appun- 
to la selezione fra drive interno ed 
esterno. 

Non manca qualcosa? E le schede di 
espansione dove vanno? Ecco che, finiti 
i pannellini. cominciano gli sportellini. Il 
primo si trova sulla fiancata destra ver- 
so il fondo e copre, nascondendole, le 
tre feritoie di uscita per le schede da 
montarsi negli altrettanti slot di espan- 


sione disponibili. Il secondo si trova 
superiormente, sempre verso il’ fondo 
della macchina, ed ovviamente dà ac- 
cesso agli slot stessi in tutta la loro 
ampiezza per permettere l'inserimento 
o l'estrazione delle schede. Un terzo 
vano si trova, infine, esattamente nella 
parte superiore della macchina proprio 
nell'incavo destinato alla base del moni- 
tor; in esso vanno inserite quattro pile a 
stilo che servono a mantenere in vita il 
circuito dell'orologio interno. 

La tastiera fornita in dotazione, molto 
bella, è del consueto tipo «avanzato» 
oramai assunto a standard su tutta la 
linea PC. Ad essa si affianca un mosue 
a due tasti. Il monitor, realizzato in mo- 
do da collocarsi in un apposito incavo 
dell'unità centrale, è decisamente bello. 
Abbastanza ingombrante ma ciò nono- 
stante piuttosto leggero, permette la 
visualizzazione in modo VGA (680x400 
pixel in 256 colori), è orientabile e ba- 
sculabile e dispone di un buon tratta- 
mento antiriflesso. La sua accensione 


nità centrale perché quest' ultima non 
dispone dell'apposita presa di rete as- 
servita. 

I manuali che abbiamo ricevuto con la 
macchina sono in inglese, ma crediamo 
che saranno presto disponibili quelli ita- 
liani. Si tratta di tre volumi: uno dedica- 
to all'uso ed alla conoscenza del com- 
puter e dell'MS-DOS, uno al GW-Basic 
ed uno a Windows. Gli ultimi due sono 
praticamente i manuali standard Micro- 
soft mentre il primo è preparato dal- 
l'Amstrad ed è fatto molto bene, cosa 
purtroppo rara di questi tempi. 

L'interno 

Sollevati alcuni coperchietti in plastica 
che nascondono alla vista le antiesteti- 
che viti(l). e svitate queste ultime, si 
può scoperchiare il computer per rive- 
larne l'interno. Notiamo subito la pre- 
senza di un ampio schermo elettroma- 
gnetico che copre la piastra madre, mi- 



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MCmicrocomputer n. 79 - novembre 1 988 






Utilizzazione 


sura quasi obbligatoria dato che la car- 
rozzeria è in plastica. La disposizione 
delle parti è razionale e semplice, con 
molto spazio libero; in particolare fra le 
due unità a microfloppy c'è posto per 
una terza, ed é II infatti che viene allog- 
giato il Winchester nei modelli superiori 
(anch'esso da 3,5" con controller RLL). 

Smontati i due drive e lo schermo 
accediamo alla motherboard, la quale 
occupa tutta l’area di base della macchi- 
na. Su di essa si notano subito i tre 
grossi chip ASIC in tecnologia VLSI, 
marcati Amstrad. che contengono prati- 
camente tutta la logica della macchina. 
Poco più in là un altro «chippone». 
questa volta marcato Paradise, contiene 
il cuore dell'adattatore video VGA. Ac- 
costato ad un fianco si trova l'8086, 
attorniato dalle due ROM del BIOS e 
dallo zoccolo adatto ad ospitare il copro- 
cessore 8087, vuoto nell'esemplare in 
prova. Verso il frontale infine si trova la 
RAM di sistema, 640 KByte concentrati 
in due schedine montate obliquamente; 
quella più piccola, che fa uso dei nuovi 
chip SIMM da 512 Kbit. totalizza i primi 
512 KByte mentre la più grossa coi chip 
«vecchi» contiene i restanti 128 KByte. 
Il resto della circuteria comprende il 
controller per i floppy, l'interfaccia 
mouse, la porta parallela, quella seriale, 
l'orologio/calendario. 

La costruzione, benché semplificata 
dall’assenza di un elevato numero di 
parti, è molto buona. La robustezza del- 
l'assieme è sufficiente considerando 
che un computer del genere certamen- 
te non deve rispettare norme militari; 
quasi tutte le viti sono dunque semplici 
parker che stringono nella plastica, tran- 
ne le poche «che contano» che invece 
stringono in madreviti metalliche anne- 
gate nella carrozzeria. 


La prima cosa curiosa riguardante l'in- 
stallazione di questo Amstrad consiste 
nel dover montare le spine di rete sui 
cavi di alimentazione, che ne sono privi. 
La cosa viene anche illustrata sui ma- 
nuali con illustrazioni e spiegazioni. Ab- 
biamo detto prima che la macchina rice- 


A sinistra il vano schede Sopra, l'alloggiamento per 
le batterie di backup. 

vuta in prova è uno dei primi esemplari 
ed è relativo al mercato inglese, quindi 
potrebbe darsi che questa procedura 
non sia necessaria per le macchine «ita- 
lianizzate»; oppure è uri sistema sbriga- 
tivo, ma non del tutto sbagliato, adotta- 
to dalla Amstrad per evitare di impazzire 
appresso alla miriade di spine diverse 
usate nei vari paesi in cui il PC2086 
viene commercializzato. La seconda co- 
sa da fare consiste nell'inserire quattro 
pile a stilo AA nell'apposito alloggia- 
mento posto nella parte superiore della 
macchina; in questo modo si mantiene 
alimentato l'orologio interno anche a 


macchina spenta. Dopo questo piccolo 
lavoro da elettricisti il resto fila via li- 
scio; basta collegare mouse, tastiera e 
monitor, dare corrente e tutto funziona 
al primo colpo. La macchina è infatti 
configurata in fabbrica in maniera stan- 
dard per le periferiche di serie, quindi 
non vi possono essere sorprese di sor- 
ta. É comunque possibile intervenire 
sulla configurazione di default mediante 
il dip-switch posto sul pannello posterio- 
re, anche se la necessità di farlo si 
verifica solo in casi rari; ad esempio per 
escludere la VGA interna in favore di un 
adattatore video esterno o cose del 
genere. Alla prima accensione occorrerà 
anche impostare data ed ora corrette, 
mentre in futuro l’orologio interno 
autoalimentato provvederà per conto 
proprio a fornire questi dati al DOS. 

La macchina in prova é il modello 
intermedio della gamma, non dotato 
cioè di Winchester, ma solo di due 
microfloppy. Su di essa dunque non è 
possibile far girare Windows, che richie- 
de un hard disk per i suoi molti file di 
sistema. Chi avesse il modello maggio- 


MCmicrocomputer n. 79 - novembre 1988 


97 


PROVA 

AMSTRAD PC2086D 



A sinistra, un particolare dell 8086 e delle ROM Notare lo zoccolo per l'8087 Al centro, il chip della PVGA. 
schedina con la RAM , I piccoli chip SIMM contengono 512 kb. i chip grossi i rimanenti 128 kb. 


re dovrebbe a questo punto provvedere 
ad installare Windows sul disco rigido, 
seguendo le istruzioni riportate sul ma- 
nuale. Per la macchina bifloppy invece 
nessun problema, basta infilare il di- 
schetto col DOS e partire. 

E cominciamo proprio da qui le nostre 
annotazioni d'uso, sulla questione del 
doppio floppy. Crediamo proprio che 
oggi come oggi il Winchester non sia 
più un lusso ma una necessità, e pen- 
siamo che la macchina bifloppy sia trop- 
po limitata e limitante. Il fatto è che, a 
prescindere da questioni puramente 
prestazionali (il Winchester è ovviamen- 
te assai più rapido del microfloppy), con 
i software moderni lo spazio non basta 
mai. Il floppy è ormai considerato solo 
un supporto di archiviazione ed inter- 
scambio, non un supporto di lavoro; 
dunque lavorare realmente con un si- 
stema bifloppy risulta sempre scomodo 
e talvolta impossibile. 


Per quanto riguarda il normale uso 
della macchina dobbiamo dire dì essere 
rimasti più che soddisfatti. La sensazio- 
ne di trovarsi davanti ad un computer 
ben pensato e ben realizzato, provata 
sia guardandolo che aprendolo, è stata 
puntualmente confermata dai fatti. In 
particolare siamo rimasti assai bene im- 
pressionati dalla VGA e dal monitor, che 
consentono prestazioni grafiche di tutto 
rispetto (come si vede nell'immagine 
pubblicata), ma si comportano più che 
bene anche nella normale visualizzazio- 
ne in modo testo, grazie ad un set di 
caratteri ben disegnato ed alla corretta 
visualizzazione sullo schermo. Le pre- 
stazioni globali, quanto a potenza di 
calcolo, sono più che soddisfacenti: in 
media qualcosina in più del doppio ri- 
spetto al PC originale, con lievi variazio- 
ni in funzione dell'applicazione. La me- 
moria espansa al massimo, assieme a 
questa buona potenza di calcolo, do- 

Una immagine, tratta 
da un programma di 
test, che mostra le 
notevoli possibilità 
dell'adattatore video 
VGA incorporato nella 


chiaramente di produzione Paradise A destra, la 


vrebbero permettere di affrontare con 
tranquillità anche le applicazioni più 
complesse e voluminose. 

Conclusioni 

I prezzi di questo Amstrad e dei suoi 
fratelli sono stati definiti proprio mentre 
andiamo in stampa (questo paragrafo è 
stato cambiato in extremis), e sono 
suscettibili di possibili piccole variazioni, 

Facciamo dunque i soliti conti, 

II modello base, ossia quello con un 
solo floppy e senza disco rigido, costa 

1 .499.000 più IVA. Quello con un floppy 
e un Winchester da 30 megabyte costa 

2.399.000 lire. 

Infine, per la macchina sempre con 
floppy e Winchester 30 mega, ma con il 
monitor VGA a colori, il prezzo sale a 

3.299.000 lire. 

Prezzi dunque molto contenuti, so- 
prattutto se rapportati alla dotazione ef- 
fettiva di queste macchine: non va di- 
menticato infatti che esse comprendo- 
no, una VGA. un mouse con relativa 
interfaccia, pur non volendo contare le 
due porte più o meno standard ed i 640 
KByte di RAM (che però oggigiorno 
costano una fortuna). È chiaro, per ciò 
che abbiamo detto nella prova, che il 
modello da consigliare è quello col di- 
sco rigido (oltretutto da ben 32 MByte), 
mentre è sconsigliabile il monofloppy, 
realmente poco utilizzabile. Tuttavia può 
essere conveniente, disponendo di un 
budget limitato, partire col monofloppy 
e successivamente aggiungere il Win- 
chester. 

In ogni caso il PC2086 è una macchi- 
na veramente molto interessante, che 
merita un buon successo. Se state final- 
mente meditando anche voi di passare 
al neo-PC. vi consigliamo dì farci un 
pensierino... «c 



MCmicrocomputer n. 79 - novembre 1988 





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PROVA 


Ne c MultiSpeed HD 

di Andrea de Prisco 


I l bello dei portatili, l'ho già detto più 
volte in queste prove, è che sono 
davvero l'uno diverso dall'altro. Ogni 
modello infatti dispone certamente di 
una o più caratteristiche «personali» 
che lo contraddistinguono compieta- 
mente I rendendo così anche più facile 
la scelta a chi vuole acquistarne uno) da 
tutti gli altri concorrenti. Tutto ciò oltre 
naturalmente a caratteristiche più «nor- 
mali», come la velocità di esecuzione 
(clock e processore adoperato), memo- 
ria ram, fornita di serie, dispositivi di 
memorizzazione a supporto più o meno 
«rigido», direttamente importate dai 


corrispondenti modelli fissi che però 
difficilmente offrono quel... qualcosa in 
più. Le caratteristiche di base di queste 
nuove generazioni di computer hanno 
già delineato una sorta di suddivisione 
in tre fasce di prodotti (e di utenze) che 
difficilmente ammettono casi ambigui di 
posizionamento. Cominciando dal basso 
troviamo la prima fascia di portatìlini, dal 
prezzo certamente inferiore ai tre milio- 
ni. tre milioni e mezzo, generalmente 
dotati di una o due meccaniche da 3.5". 
i soliti 640 K di memoria ram, processo- 
re rigorosamente 8088, 8086 o equiva- 
lenti, modem interno o comunque in- 


stallabile, schermo a cristalli liquidi in 
risoluzione standard CGA dalle propor- 
zioni base, altezza difficilmente stan- 
dard. La seconda fascia dì portatili com- 
prende interamente modelli non tanto 
avanzati in quanto a velocità di elabora- 
zione (generalmente non di molto supe- 
riore a fratelli minori) o ergonomia (stes- 
si display e tastiere) ma quanto a capa- 
cità di memorizzazione. Sparisce cosi 
una delle due meccaniche da 3.5" e 
prende posto un bell'hard disk general- 
mente da 20 mega: abbastanza per non 
portarsi dietro una o due scatole di 
dischetti per i programmi e i dati, lo 



100 


MCmicrocomputer n. 79 - novembre 1988 



PROVA 

NEC MULTISPEED HD 



addirittura toglierei anche l'altra mecca- 
nica. da lasciare in ufficio o a casa 
accanto all'alimentatore, per guadagna- 
re non poco in dimensioni e in peso, 
quando lavoriamo fuori. Il prezzo di que- 
ste macchine si aggira di solito intorno 
ai cinque milioni. 

Terza ed ultima fascia: i portatiioni di 
lusso. Qui i costruttori si sbizzarriscono 
a più non posso per quanto riguarda 
tutte, davvero tutte, le caratteristiche 
offerte. Ovviamente anche i prezzi lievi- 
tano sensibilmente raggiungendo anche 
i dieci milioni e più. Ma ne esistono 
anche da sei... 


I portatili di questa categoria dispon- 
gono di processori più avanzati (80286. 
80386). hard disk da 20 a 100 megaby- 
te. clock da capogiro, memorie ram in 
sovrabbondanza (LIM-EMS di serie!) 
schermi tutti retroilluminati o al plasma 
e di proporzioni standard per una miglio- 
re visibilità, risoluzioni doppie o anche 
più (alcuni perfino EGA con visualizza- 
zione di 16 livelli di grigio) e magari un 
paio di slot d'espansione disponibili di- 
rettamente,' all'interno del cabinet. Alcu- 
ni di questi non riescono più ad essere 
autoalimentati a causa della troppa roba 
in funzione, altri invece continuano a 


testa alta a funzionare anche ben lonta- 
ni da una elettrizzante presa di corrente. 
Miracoli. 

All'interno di ognuna di queste tre 
fasce, non il disordine, la confusione, 
ma come detto all'inizio emergono per 
ogni modello caratteristiche « personali » 
che ben lo differenziano da tutti gli altri. 
Come dire che ognuno di loro ha qual- 
cosa in più dell'altro, non è possibile 
certo fare una graduatoria (come le sca- 
le reali nel poker), ma semplicemente 
ogni acquirente può stabilire (davvero) 
qual è la macchina che più soddisfa le 
proprie necessità. Ci sono infatti portati- 



La tastiera « ro-compromise » del Nec Multispeed dispone linanche del tastierino numerico. 


MCmicrocomputer n. 79 - novembre 1 988 


101 







PROVA 

NEC MULTISPEED HD 


• Il retro della macchina 
e le mterlacce 
disponibili 






Sotto la macchina, protette da uno sportellino, troviamo le sedi per altre rom-eprom 


li che offrono maggiore ergonomia (su- 
per tastiere e super display) chi si batte 
per una maggiore maneggevolezza e 
peso ridotto, chi propone rivoluzionarie 
(per un IBM compatibile) ram tampona- 
te, chi addirittura una serie di program- 
mi su rom disponibili immediatamente 
con la semplice pressione di un tasto 
(... o al massimo due). 

E qui entra in ballo l'oggetto di questa 
prova: il Nec MultiSpeed HD finalmente 
disponibile anche in Italia. Proviamo a 
inquadrarlo secondo i discorsi appena 
fatti. Categoria d'appartenenza: secon- 
da, quindi processore per cosi dire nor- 
male, schermo standard, HD da 20 me- 
ga disponibile all'interno, batterie ricari- 
cabili. Caratteristiche particolari: ben 5 
programmi su rom richiamabili anche 
durante l'esecuzione di altre applicazioni 
(Pop Up programs). tastiera «no-com- 
promise» comprendente anche un vero 
tastierino numerico separato e tasti fun- 
zione in disposizione standard XT, velo- 
cità d'elaborazione impressionante per 
la categoria d'appartenenza: più del tri- 
plo rispetto ad un PC standard a 4.77 
MHz. Prezzo naturalmente inferiore, an- 
che se di un pelo, ai canonici 5 milioni di 
lire. Buona lettura... 

Descrizione esterna 

Inizierei col dire che questo portatile 
Nec è proprio bello. Giudizio molto sog- 
gettivo. s'intende, ma bisogna ricono- 
scere che sforzi per curare al massimo 
anche il lato estetico ne sono stati fatti 
molti. Anche la robustezza gioca un 
ruolo di primo piano, a cominciare dalla 
metallica maniglia che regge la macchi- 
na durante il trasporto. L'unico difetto lo 
potremmo trovare nel vano porta batte- 
rie posto poco dietro la cerniera del 
display, che troppo facilmente lascia 
sganciare il suo coperchio facendo cosi 
cadere la batteria durante il trasporto. 
Sarebbe bastato un bel fermo a vite, 
del resto non credo che le batterie si 
sostituiscano con la frequenza tipica dei 
floppy disk! 

Giacché siamo sul retro, diamo pure 
uno sguardo alle varie connessioni di- 
sponibili. Immancabili porta seriale e 
parallela, troviamo anche un minuscolo 
connettore utilizzabile per collegarci ad 
un PC esterno e utilizzare da questo la 
meccanica da 3,5" del Nec. sia per 
attaccare una meccanica esterna da 
5.25". Oltre all'uscita RGBI per monitor 
esterno (manca ahimè quella monocro- 
matica videocomposita) troviamo una 
serie di dip switch di configurazione, 
l'interruttore di alimentazione per le bat- 
terie secondarie di mantenimento ram 
disk, un piccolo pulsante di reset per le 
situazioni più critiche, la presa per l'ali- 


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MCmicrocomputer n. 79 - novembre 1 988 





PROVA 
EED HD 


mentaziorie esterna. Tre dip switch ser- 
vono rispettivamente per effettuare il 
self test della ram. filtrare i caratteri con 
l'attributo intensità e visualizzarli in gras- 
setto. scegliere la velocità del clock tra 
4.77 e 9.54 MHz. Un ulteriore dip 
switch non è collegato a niente. 

Il nostro giro attorno al Nec continua 
col lato destro dove troviamo la mecca- 
nica per microfloppy e la sede per il 
modem interno opzionale, sul lato sini- 
tro troviamo soltanto il piccolo interrut- 
tore dì alimentazione servoassistito. Per 
finire, sul fondo della macchina trovia- 
mo un altro sportellino di plastica che 
nasconde la predisposizione ad acco- 
gliere altre rom per altri programmi prèt- 
à-porter. Il resto lo saprete a display 
aperto .. 


L 'ergonomia 


Sollevando il coperchio display acce- 
diamo ai due fiori all’occhiello del porta- 
tile Nec: la tastiera «no-compromise» 
come loro stessi la chiamano, e il visore 
LCD super twist retroilluminato. Inizia- 
mo da quest'ultimo. La visibilità è dav- 
vero ottima ed è naturalmente possibile 
variare tanto il contrasto dei cristalli 
liquidi quanto l'intensità di retroillumina- 
zione. Óltre a ciò la superficie antirifles- 
so del display e una buona inclinazione 
dello stesso favoriscono ulteriormente 
la visibilità in ogni condizione di illumina- 
zione (o non illuminazione, tanto il back- 
lite illumina un po' anche i tasti...). Co- 
me nelle più recenti realizzazioni, il co- 
perchio display può essere facilmente 
rimosso quando si adopera un monitor 
esterno, semplicemente agendo sul co- 
mando di sgancio presente sulla cer- 


E passiamo all'ergonomia della tastie- 
ra. Conta ben 85 tasti e ciò che colpisce 
maggiormente è la gradita presenza di 
un tastierino numerico «vero e proprio» 
che ha il solo difetto di non stare accan- 
to agli altri tasti ma sopra. La scomodità 
di questa scelta non si fa sentire quan- 
do adoperiamo il tastierino in quanto... 
tastierino, ma tutte le volte (e sono 
molte di più) che ci servono i tasti 
cursore. Infatti la tastiera non contiene 
questi tasti separati, ma bisogna usare 
sempre e comunque il tastierino nume- 
rico senza il NumLock inserito. Discorso 
analogo per i tasti di servizio PgDown, 
PageUp. Home, End, Ins, Del. In parole 
povere non sono disponibili a portata di 
dita, ma solo a portata di braccio: occor- 
re spostare tutta la mano (gomito e 
avambraccio compresi, almeno spero) 
per raggiungerli. La disposizione miglio- 
re sarebbe stata spostare i tasti funzio- 
ne da laterali a sopra la tastiera, sposta- 
re un po' quest’ultima a sinistra e rica- 


II menu di selup della 
macchina richiamabile 
in ogni momento. 







MCmicrocomputer n. 79 - novembre 1 988 


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PROVA 

NEC MULTISPEED HD 




vare cosi lo spazio a destra per inserire i 
tasti di servizio più i tasti cursore dispo- 
nibili in prima funzione... vicini. Il tastie- 
rino numerico, di contro, sarebbe potu- 
to rimanere dov'è. Certo la disposizione 
dei tasti funzione sarebbe risultata così 
un po' «meno standard» ma sono sicu- 
ro che qualsiasi utente preferirebbe 
questa limitazione alla mancanza dei 
tasti cursore vicino alla tastiera alfanu- 
merica. Per quanto riguarda invece la 
qualità della tastiera in quanto tale, ov- 
vero senza considerare la disposizione 
dei tasti, pur non essendo ergonomica 
in senso stretto (non si nota il tipico 
profilo ricurvo) dispone di tasti di ottima 
qualità la cui pressione è sempre ac- 
compagnata da un rassicurante e, per- 
ché no, gradevole «click». 


un integratone per l'interfacciamento 
con la piastra madre. A proposito di 
questa diciamo subito che troviamo su 
di essa un ottimo processore Nec V30 
(8086... veloce) i soliti 640 K di ram, una 
piccola batteria ricaricabile per il mante- 
nimento dei dati nel ram disk, il control- 
ler per i drive microfloppy, più tutta 
l'elettronica atta aH’interfacciamento col 
mondo esterno (seriale, parallela, RGBI, 
drive ext.) ed altri chip meno nobili ma 
comunque necessari per il funziona- 
mento di tutto il resto. 

Tanto il controller per hard disk quan- 
to il multi alimentatore carica batterie 
sono realizzati su schede separate e 
anche loro denotano un livello costrutti- 
vo in linea con la restante elettronica. 

La quarta ed ultima scheda, montata 
a rovescio e accessibile dall'esterno at- 
traverso il già citato sportellino sul fon- 
do, contiene due rom (bios + program- 
mi Pop Up) e quattro zoccoli vuoti per 
future espansioni rom/eprom. 

Drive per microfloppy e hard disk 
sono invece assemblati insieme su di 
un unico ponte che sovrasta le piastre 
contenenti l'elettronica. Tra questo pon- 
te e la scheda porta rom é stato ricava- 
to lo spazio (accessibile dall'esterno an- 
che questo) per il modem interno che 
ormai non dovrebbe mai mancare in 
ogni portatile. 


Pop Up! 

Se durante l'utilizzo del Nec Multi- 
Speed HD con qualsiasi programma ab- 
biamo immediato bisogno di conoscere 
un numero di telefono (magari per fare 
una telefonata!), collegarci via modem 
ad una banca dati, ritrovare l'indirizzo di 


Il Nec MultiSpeed HD denota una 
costruzione interna delle più accurate, 
confermando che dì certo non si tratta 
di una macchina realizzata in tutta fret- 
ta, come a volte mi è capitato di pensa- 
re per altri modelli passati per le mie 
mani. Anche lo smontaggio e il rimon- 
taggio delle parti interne avviene in «tut- 
ta tranquillità» ovvero senza mai adope- 
rare massicce dosi di imprecazioni con- 
tro i costruttori (anche questo capita!). 


Come per altri portatili ben fatti, l'elet- 
tronica della macchina giace su 4 sche- 
de collegate tra loro da connettori pia- 
stra-piastra più i cablaggi necessari a 
riportare ogni funzione svolta, negli op- 
portuni punti della rimanente elettroni- 
ca. Anche la tastiera è assemblata su di 
un quinto stampato, dove trova posto 


104 


MCmìcrocomputer n. 79 - novembre 1988 


PROVA 

NEC MULTISPEED HD 



qualcuno, stampare o editare un piccolo 
testo e... non vogliamo uscire dal pro- 
gramma in corso, basterà agire sul tasto 
Pop Up e selezionare dal menu appena 
apparso l'applicazione alla quale siamo 
interessati. 

Naturalmente il nostro programma in 
corso sarà temporaneamente sospeso, 
ma riprenderà dallo stesso punto una 
volta usciti dall'applicazione residente 
lanciata. 

I programmi sono in tutto 5. piuttosto 
sempliciotti, che naturalmente non han- 
no la pretesa di sostituire programmi 
realizzati appositamente per questo o 
quello scopo, ma rappresentano co- 
munque una comodità in più utilizzabile 
spesso e volentieri per le piccole cose 
di tutti i giorni. 

Ad esempio se devo scrivere un arti- 
colo caricherò Word 4. ma se devo 


digitare alcune righe (come il riquadro 
prezzi delle prove che fornisco sempre 
con considerevole ritardo) userò certa- 
mente il Pop Up Notepad. Discorso 
analgo per nomi e indirizzi dei miei 
conoscenti, organizzabile con semplicità 
da Filer. 

Telcom, programma di comunicazio- 
ne. va invece molto bene per collegarsi 
a qualsiasi banca dati via modem o ad 
un altro computer via RS 232. Con esso 
potremo emulare tanto il VT 100 quanto 
il VT 52 come terminali oppure imposta- 
re il TTY mode ed emulare una (banale) 
telescrivente. Ancora possiamo trasferi- 
re file col protocollo Xmodem e lasciare 
che sia il nostro modem a comporre il 
numero telefonico della banca dati ri- 
chiesta. 

Se invece il nostro scopo è quello di 
chiamare non un BBS ma un amico, 


possiamo utilizzare il programma Dialer 
per comporre numeri telefonici (ovvia- 
mente serve comunque il modem e 
questo deve essere collegato alla linea 
telefonica), siano essi ripescati da una 
apposita directory sia acchiappati al volo 
(cursore in mano) nello schermo del 
programma in corso appena sospeso. 
Queste si che sono comodità... 

Quinto ed ultimo programma, Outli- 
ner, è praticamente un organizzatore di 
idee. Il suo uso (a mio avviso non 
troppo intuitivo... quindi non userò mai 
un programma simile!) è grossomodo 
questo, all'inizio si scrivono i concetti 
fondamentali sui quali lavorare, come 
dei paragrafi separati tra loro. A nostro 
comando possiamo poi espandere uno 
per uno i singoli concetti di base for- 
mando cosi dei sotto concetti struttural- 
mente simili a quelli di prima. Nel senso 
che potremo espandere a loro volta 
questi e così via fin quando non diven- 
tiamo scemi oppure facciamo un salto e 
urliamo «eureka!». Durante il nostro 
viaggio nelle idee possiamo sempre e 
comunque espandere e comprimere va- 
ri concetti in modo da tenere visibili 
solo le parti che in quel momento ci 
interessano maggiormente e nasconde- 
re quelle che in qualche modo ci posso- 
no distrarre... beh, lasciamo perdere! 

Sempre da Pop Up Menu, possiamo 
richiamare anche il programma di SetUp 
della macchina. Con esso possiamo sta- 
bilire la velocità del clock (4.77 o 9.54 
MHz), indicare un risparmioso time out 
per la retroilluminazione e per l’hard 
disk, allocare spazio ram per i program- 
mi Pop Up e per il ram disk tamponato 
(fino a 128 K ahimè), variare il modo di 
visualizzazione sul display LCD. 

Conclusioni 

Le conclusioni sul portatile Nec Multi- 
Speed HD non possono che essere 
positive. La velocità d'elaborazione, i 5 
programmi Pop Up disponibili in rom, 
l'ottima visibilità del display sotto ogni 
condizione di illuminazione, la tastiera 
«no compromise» dotata di tasti di pri- 
ma qualità, il peso e le dimensioni della 
macchina più che contenuti, il prezzo di 
vendita (circa 5 milioni più IVA) più che 
allineato con le caratteristiche offerte e 
con la concorrenza, fanno del MultiSpe- 
ed HD un appetibile bocconcino da non 
farsi sfuggire se siamo interessati a 
questo genere di feature. Del resto, 
come detto anche all'inizio della prova, 
difficilmente troveremo in altre macchi- 
ne caratteristiche simili a queste, ren- 
dendo così la nostra scelta semplificata 
al massimo: siamo o non siamo interes- 
sati a tali caratteristiche extra? 

Questo è il problema. M 


MCmicrocomputer n. 79 - novembre 1 988 


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PROVA 


Fujitsu 

DL 3300/3400 

di Massimo Truscelli 


A ncora la tecnologia 24 aghi alla 
ribalta. Questa volta è il turno di 
due stampanti prodotte dal co- 
losso giapponese Fujitsu, adatte ad un 
impiego professionale in unione a per- 
sonal computer. La qualità è, come av- 
viene ultimamente per questi prodotti, 
molto elevata. 

Non si tratta di stampanti economi- 
che. ma vedremo che non potrebbe 
essere diversamente in quanto sono 


dotate di una ben precisa fisionomia 
che le rende adatte sia al lavoro pesan- 
te che al lavoro nel quale conta anche la 
raffinatezza della stampa. In breve, delle 
stampanti capaci di offrire alta velocità, 
affidabilità ed una certa versatilità in 
quanto a campi dì applicazione. 

Due stampanti adatte ad essere utiliz- 
zate sia in congiunzione a sistemi relati- 
vamente piccoli che a sistemi medi 
senza dover mai rimpiangere le caratte- 


ristiche di modelli offerti da marche 
diverse, magari a prezzi più esosi. 

Le due stampanti sono relativamente 
recenti in quanto sono state rese dispo- 
nibili in Italia a cominciare dalla fine del 
primo quadrimestre di quest'anno. Per 
completezza di informazione riteniamo 
opportuno segnalare che. in seguito ad 
un accordo di OEM, sono commercializ- 
zate anche dalla Unibit con le sigle Bit 
Printer UB 3300 e Bit Printer UB 3400 



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MCmicrocomputer n. 79 - novembre 1988 



PROVA 

FUJITSU DL 3300/3400 


Descrizione generale 

Le Fujitsu DL 3300 e DL 3400 si 
differenziano esclusivamente per la ca- 
pacità di stampare fino a 80 colonne nel 
primo caso e 136 colonne nel secondo. 

Entrambi i modelli sono caratterizzati 
da una forma che non eccelle forse per 
la ricerca stilistica del contenitore, ma 
che mostra alcune soluzioni molto prati- 
che e funzionali come l'ubicazione dei 
connettori di alimentazione e di interfac- 
cia in modo tale che non intralcino il 
percorso della carta. 

Come si può vedere dalle fotografie 
pubblicate, la maggior parte delle leve e 
degli interruttori sono posizionati sul la- 
to destro del pannello superiore, dove 
trovano posto: il pennellino operativo e 
di programmazione delle funzioni della 
periferica, il selettore del tipo di avanza- 
mento della carta, la fessura per l'intro- 
duzione delle cartucce di font aggiunti- 
ve ed il pulsante per l’espulsione delle 
stesse, sempre sul lato destro è pre- 
sente la manopola per l'avanzamento 
manuale della carta; sul lato sinistro, sul 
pannello superiore, è invece presente, 
in una posizione facilmente raggiungibi- 
le, l'interruttore di alimentazione. Un 
coperchio di plexiglass fumé diviso in 
più sezioni ed abbondantemente rico- 
perto internamente di materiale fo- 
noassorbente, permette l’accesso alla 
testa di stampa ed il controllo della 
stampa in esecuzione. 

Completa la dotazione un pennellino 
ad incastro, dotato di guide scorrevoli 
per l'inserimento dei fogli singoli, al 
quale si possono far assumere diverse 
posizioni dipendenti dal tipo di carta 
impiegata. 

Le due stampanti offrono una testa di 
stampa a 24 aghi capace di offrire la 
massima risoluzione di 360 per 180 
punti ed in grado di permettere velocità 



Fujitsu DL 3300/3400 


Produttore: 

Fujitsu Limited. Japan. 

Distributore: 

Via Melchiorre Gioia 8. 
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L. 200.000 


di stampa di 240 cps in modo High 
Speed Draft. 180 cps in Draft e 60 cps 
in Letter Quality sempre utilizzando un 
carattere a 10 cpi. 

La dotazione standard di caratteri 
comprende oltre al «classico» Courier 
10. anche: Prestige Elite 12. Draft e 
High Speed Draft; compresso. Su car- 
tucce di font opzionali sono invece di- 
sponibili altri font come Letter Gothic 
12. Scientific 12, Orator, Boldface PS e 
Light Italie. 

Altrettanto varia è la possibilità di 
definire la densità orizzontale e vertica- 
le: il numero di caratteri per pollice varia 
tra 2.5 e 20 cpi con possibilità di stampa 
proporzionale, mentre la densità vertica- 
le è compresa tra 1 e 8 linee per pollice. 

Entrambe le stampanti offrono ben 5 
diversi tipi di emulazione configurabili a 
piacere dall'operatore mediante il pan- 
nello operativo. 

Le emulazioni offerte sono: DPL24C 
e DPL24I. adatte alle corrispondenti 
stampanti Fujitsu (la prima delle quali 
viene settata solo in presenza del kit 
colore opzionale installato); IBM GPH, 
corrispondente a IBM Graphics Printer: 
IBM PRO. per l'emulazione IBM Pro- 
printer XL: FX80, per l'emulazione delle 


stampanti Epson FX80 e JX80 (quest'ul- 
tima solo se è installato il kit colore 
opzionale); DPL24D e DIABLO, per l'e- 
mulazione Fujitsu DPL24D e Diablo 
630. 

Questa caratteristica permette di trar- 
re d'impaccio l'operatore da pratica- 
mente qualsiasi evenienza nella quale 
un'applicazione software sia prevista 
per l'output solo su determinate stam- 
panti. 

La dotazione fin qui descritta è inte- 
grata da un capiente buffer di stampa 
selezionabile su capacità comprese tra 
256 byte o 24 «byte. 

Il massimo numero di caratteri stam- 
pabili per ogni linea (a 20 cpi) è di 272 
per il modello DL 3400 e 160 per il 
modello DL 3300. 

Interno 

Non so fino a che punto sia interes- 
sante per il lettore sapere cosa ci sia 
all'interno di una stampante o di un 
qualsiasi altro prodotto in prova, ma 
spesso l'interno mostra, per un occhio 
sufficientemente allenato a distinguere 
alcuni particolari, la bontà della realizza- 
zione e sotto alcuni aspetti, anche la 
qualità del prodotto. 

Analogo discorso vale per le due Fu- 
jitsu. che forse è inutile dirlo, mostrano 
una sapiente opera di progettazione ed 
una altrettanto elevata qualità nella scel- 
ta dei materiali. 

Lo testimoniano ad esempio le scelte 
costruttive riguardanti il complesso che 
ospita la testa di stampa e la cartuccia 
con il nastro inchiostrato, realizzato in 
una lega pressofusa con dimensioni 
piuttosto generose; lo mostrano anche 
altri elementi come i motori per il trasci- 
namento della carta e della testa di 
stampa (mossa da una cinghia dentata) 
di dimensioni e potenze tutt'altro che 


Il pannellino operativo. 

relativa semplicità. 

sovrintende a 
numerose operazioni 
di controllo. Il 
connettore 
dell'interlaccia è 
posizionato in maniera 
tale da non intralciare 
il percorso della carta. 



MCmicrocomputer n. 79 - novembre 1988 


107 



PROVA 

FUJITSU DL 3300/3400 



II medesimo elaborato grafico riprodotto utilizzando le emulazioni Epson FX. IBM PRO. DPL24I. 


esigue; infine, lo dimostrano anche le 
due schede che ospitano l'elettronica, 
compatte, ma ricche di componenti, 
che permettono di ottenere le presta- 
zioni già descritte, ma che vedremo 
successivamente in dettaglio. 

L'interno è organizzato in modo che 
le schede corrispondenti all'alimentato- 
re ed alla sezione di controllo delle 
funzioni ed interfaccia siano posizionate 
nella zona posteriore, mentre sul davan- 
ti è presente solo la meccanica di trasci- 
namento della testa di stampa e della 
carta. 

Sulla scheda di controllo è presente 
anche il connettore per l'inserimento 
della scheda di interfaccia, nel caso 
specifico parallela Centronics, ma di- 
sponibile anche in versione seriale RS 


232C, facilmente accessibile anche dal- 
l'esterno riumuovendo il pannellino pla- 
stico che la ricopre. 

La testa di stampa mostra i 24 aghi 
disposti su due file verticali, leggermen- 
te sfalsate, di 12 aghi ciascuna. 

Programmazione e uso 

Non si può parlare dell'uso di queste 
stampanti senza rivolgere un attimo di 
attenzione al piccolo, ma completo pan- 
nellino operativo del quale sono dotate. 

Oltre alle funzioni «normali» come 
selezione (ON LINE), form feed (FF) e 
line feed (LF), un quarto tasto contras- 
segnato dalla dicitura MODE e dotato di 
tre spie luminose, permette di usare il 
pannello per rendere attive altre opzioni 


corrispondenti alla qualità di stampa 
(DRAFT o LQ), al font dì carattere da 
usare (FONTI e FONT2) ed al modo di 
funzionamento tra i due possibili (ME- 
NU1 e MENU2). 

Tutte queste opzioni possono essere 
configurate a piacere dall'utente agendo 
sempre sul medesimo pannello nello 
svolgimento della procedura di pro- 
grammazione delle stampanti. Tale pro- 
cedura viene attivata premendo il tasto 
MODE all'accensione della periferica 
che in tal modo provvede a stampare su 
carta una serie di possibili scelte sele- 
zionabili muovendo la testa di stampa in 
modo che l’opzione desiderata corri- 
sponda ad un segnalino rosso serigrafa- 
to sulla lastrina plastica che guida la 
carta in corrispondenza della testa di 


Questo tesi 
con 1 * intenzione di 
le capacita' delle du 
di gestire diverse densità' dei carati 
e diversi stili di stampa. 
CORSIVO corsivo 
SOTTOLINEATO sottolio 
NERETTO neretto 
SKALL CAPS 

caratteri normali 
CARATTERI NORMALI *‘ PI 
CARATTERI NORMALI PEO 
caratteri normali 


Questo testo 
con l'intenzione di evii 
le capacita' delle due stai 
di gestire diverse densità' dei caratteri 
e diversi stili di stura. 

CORSIVO corsivo 
SOTTOLINEATO sottolineato 
NERETTO neretto 
SHALL CAPS 

caratteri normali 
CARATTERI NORMALI 
CARATTERI NORMALI PtDI „ 
caratteri normali 


Questa e' una stampa di prova 
per giudicare la qualità' . 

Questa e' una stanpa di prova 
per giudicare la qualità'. 


Questa e' una stampa di prova 
per giudicare la qualità'. 


Questa e' una staipa di p 
per giudicare la qualità' 


Esempi di stili e font: Courier 10. Prestige 12. stampa proporzionale, compresso, draft con diverse densità. 


MCmicrocomputer n. 79 - novembre 1 988 


PROVA 

FUJITSU DL 3300/3400 


stampa stessa. Tale procedura si awale 
come al solito dei tasti del pannellino 
operativo che svolgono le seguenti fun- 
zioni: MODE muove il segnalino in cor- 
rispondenza delle opzioni; FF seleziona 
un'opzione e permette di passare alla 
successiva; LF svolge un'azione analo- 
ga, ma permette di ritornare all'opzione 
precedente; ON LINE consente l'uscita 
dal menu attivo in quel momento. 

La procedura è organizzata secondo 
una struttura ad albero del quale gli 
accessi principali corrispondono alle se- 
guenti scelte: PANEL, con il quale si 
definiscono le caratteristiche dei carat- 
teri direttamente selezionabili da pan- 
nello e la loro qualità di stampa; ME- 
NU1 e MENU2, corrispondenti ad una 
serie di opzioni selezionabili a piacere e 
poi attivabili direttamente dal pannello 
operativo; HARDWARE, per il settaggio 
dei parametri hardware come stampa 
bidirezionale, attivazione del cicalino, ca- 
pienza del buffer, presenza o meno del 
caricatore automatico di fogli singoli; 
LIST, che fornisce le indicazioni di tutti i 
parametri correntemente settati; DE- 
FAULT che permette di impostare i 
parametri di controllo secondo i valori 
default del produttore; SELF-TEST, che 
logicamente esegue il self-test della 
stampante; HEX-DUMP, per il formato 
di stampa esadecimale; V-ALNMNT, del 
quale è chiaro il significato Vertical 
Alignment; TOF-ADJ, ovvero Top of 
from adjusting; SAVE/END. per la me- 
morizzazione dei dati impostati e per 
l'uscita dalla procedura di programma- 
zione. Un discorso a porte meritano i 
parametri selezionabili dai due menu di 
configurazione e che corrispondono alle 
seguenti scelte: qualità di stampa; font 
utilizzato; altezza e larghezza del carat- 
tere (normale o doppia); spaziatura dei 
caratteri e delle linee; emulazione; attri- 
buti del carattere (nessuno, italico, con- 
densato. neretto e ombreggiato); lun- 
ghezza della pagina in pollici; margine 
sinistro e margine superiore, set di ca- 
ratteri internazionali a scelta (USA, UK, 
Germania, Francia, Italia, Spagna, Sve- 
zia, Finlandia, Danimarca. Norvegia); set 
di caratteri 1 o 2 (IBM corsivo o grafici); 
skip over perforation; zero con o senza 
slash; attivazione dei codici di controllo 
per Carriage Return e Line Feed. 

Per ciò che riguarda la selezione degli 
attributi è bene dire che chi è intenzio- 
nato a produrre stampe con un caratte- 
re in LQ come il Courier 10 a densità 
maggiore (ad esempio 1 2 cpi), può scel- 
giere due strade; la prima è quella di 
settare i corrispondenti valori dei due 
sottomenu specifici; la seconda è quel- 
la di scegliere il font Courier 10 con 
spaziatura a 10 cpi ed inserire l'attributo 
condensato. I risultati sono nettamente 


diversi in quanto nel primo caso il carat- 
tere rimane un 10 cpi «stretto» a 12 
(con una conseguente leggera sovrap- 
posizione); nel secondo caso i caratteri 
sono invece stampati nella giusta pro- 
porzione. 

Esiste una ulteriore selezione, attivata 
automaticamente in presenza del kit 
colore, che permette di scegliere il colo- 
re di stampa tra quelli offerti dal nastro 
speciale compreso nel kit. 

A proposito del kit colore, la sua 
installazione è tutto sommato abbastan- 
za semplice anche se non immediata in 
quanto è necessario montare un sup- 
porto sul castelletto che ospita la car- 
tuccia del nastro e collegare il circuito 
stampato flessibile che ne fuoriesce, ad 
un apposito connettore già previsto sul- 
la meccanica. 

L'uso delle Fujitsu non è immediato, 
ma una volta che si prende confidenza 
con tutte le possibilità che la sofisticata 
procedura di programmazione permet- 
te, si comprende che la versatilità offer- 
ta è tale da poter consentire di sfruttare 
tutte le caratteristiche di qualsiasi pro- 
dotto software esistente, adattando le 
prestazioni della stampante alle specifi- 
che del programma quando esso non 
sia particolarmente dotato di specifici 
driver per stampanti e, soprattutto, alle 
esigenze dell'utente più esigente. 

Se questa è sicuramente la dote 
maggiore di entrambe le periferiche, 
bisogna però ammettere qualche limita- 
zione, peraltro dich arata nel piccolo, ma 
completo manuale di guida, riguardante 
alcune incompatibilità nella gestione 
grafica in emulazione Epson FX-80. 

Dal punto di vista dell'affidabilità pos- 
so dire che, ad esempio, la carta non si 
è mai inceppata, spiegazzata o rotta; la 
sua gestione è tale da permettere an- 
che il parcheggio del modulo continuo 
nell'uso di fogli singoli senza dover pro- 
cedere necessariamente alla rimozione 
del primo. Non mi -sarebbe dispiaciuto 
un sistema di avanzamento automatico 
del modulo continuo a fine stampa per 
permettere lo strappo, ma utilizzando 
con la dovuta accortezza il pulsante di 
Line Feed ed il dispositivo di parcheggio 
e inserimento automatico della carta si 
riesce ad ottenere praticamente il me- 
desimo risultato, ma con un metodo un 
tantinello più macchinoso. La gestione 
dei moduli continui multicopia non pre- 
senta problemi di alcun tipo: le copie, 
anche l'ultima, risultano tutte ben leggi- 
bili e prive dei fastidiosi spiegazzamenti 
e disallineamenti ben conosciuti da chi 
lavora con tali supporti con stampanti 
inadatte alla loro gestione. 

Il massimo numero di copie è 3 com- 
preso l'originale con carta di grammatu- 
ra compresa tra 40 e 64 g/mq ed in ogni 



l/n particolare della testa di stampa a 24 aghi. 


caso con uno spessore non superiore a 
0.3 mm. 

La rumorosità, è contenuta entro la 
55 dB con il coperchio abbassato. 

Conclusioni 

Come già detto, sia la DL 3300 che la 
DL 3400 sono due stampanti non pro- 
prio economiche, ma appartengono a 
quella fascia di prodotti dai costo eleva- 
to e dalle prestazioni altrettanto elevate. 

Sono due stampanti che possono ri- 
sultare comode nell'uso oppure no; di- 
pende soprattutto dalle esigenze dell'u- 
tente, il quale, se non ha molta dimesti- 
chezza con le stampanti «intelligenti» 
dell'ultima generazione, potrebbe trova- 
re scomoda la procedura di programma- 
zione dei menu funzionali. Viceversa, 
tale impostazione può essere oltremo- 
do comoda in particolari situazioni co- 
me. ad esempio, nel lavoro svolto in un 
ufficio che esegua giornalmente diversi 
tipi di stampa secondo specifiche mo- 
dalità riguardanti font, pitch ed attributi 
ed in unione a particolari programmi, 
magari tutti diversi ed ognuno previsto 
per l'output su un determinato dispositi- 
vo di stampa. In tali condizioni, settando 
le scelte dei caratteri disponibili dal pan- 
nello, in unione ai due menu funzionali 
secondo le specifiche esigenze, è pos- 
sibile con un semplice tocco di pulsanti, 
disporre di due «diverse» stampanti in 
una; ciascuna in grado di soddisfare al 
meglio i requisiti necessari al funziona- 
mento di determinate applicazioni. 

Considerando le caratteristiche offer- 
te si può dire con tranquillità che anche 
il rapporto con il prezzo è equilibrato, 
forse caratterizzato da una maggiore 
convenienza nel caso della DL 3400, 
che esclusivamente per questo fattore, 
è da considerare con maggior attenzio- 
ne, nel caso di un eventuale acquisto 
rispetto al modello più piccolo. mc 


MCmicrocomputer n, 79 - novembre 1988 


109 


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PROVA 


Tandon Ad-PAC 

di Massimo Truscelli 


T andon Computer non è un nome 
che ha bisogno di molte presenta- 
zioni essendo stato per lungo tem- 
po un marchio noto per la produzione di 
memorie di massa di indiscussa qualità. 
Ora la Tandon è presente ufficialmente 
anche in Italia con una filiale la cui 
apertura è stata preceduta da una mas- 
siccia campagna pubblicitaria. 

I prodotti che la Tandon offre com- 
prendono anche una linea di personal 
computer dalla linea e dalle caratteristi- 
che originali, ma il prodotto che attira le 
attenzioni più di ogni altro è. nemmeno 
a farlo apposta, un nuovo modo di in- 
tendere le memorie di massa. Si tratta 
di un hard disk rimovibile, frutto di 13 
anni di esperienza nel settore delle me- 
morie di massa, che schiude nuovi oriz- 


zonti in termini di versatilità e sicurezza: 
il Personal Data Pac. un prodotto dispo- 
nibile sia per il montaggio interno sui 
personal computer di produzione Tan- 
don. sia per il montaggio esterno, come 
addon. in un apposito cabinet in unione 
a qualsiasi computer MS-DOS compati- 
bile 

Descrizione 

Il Tandon Ad-PAC si presenta come 
uno scatolotto bianco dalla linea piace- 
volmente morbida caratterizzato da una 
grossa fessura anteriore nella quale vie- 
ne introdotta una cartuccia di generose 
dimensioni, ma facilmente riponibile 
senza alcun problema in una normale 
valigetta ventiquattrore. 


Il drive non mostra alcun tipo di co- 
mando se si escludono due piccole spie 
luminose che indicano lo stato di funzio- 
namento e l'attivazione del dispositivo. 
Sul retro è presente un connettore a 36 
pin al quale si fissa il cavo offerto in 
dotazione per il collegamento alla sche- 
da controller a tecnologia RLL (Run 
Length Limited) compresa nella confi- 
gurazione. 

Tale controller su scheda, adatto a 
qualsiasi computer a 16 bit compatibile 
MS-DOS, è in grado di gestire fino a 
due Ad-PAC e due hard disk RLL e può 
coesistere con qualsiasi controller com- 
patibile con lo standard Western Digital 
senza creare problemi di sorta. 

Il Data Pac (ovvero la cartuccia che 
contiene l'hard disk) è in grado di offrire 



112 


MCmicrocomputer n. 79 - novembre 1 988 


PROVA 

TANDON AD-PAC 


una capacità di memorizzazione di 30 
Mbyte (ne è prevista la commercializza- 
zione in tempi brevi di due nuove ver- 
sioni da 40 e 1000 Mbyte), con tempi di 
accesso medi di 40 msec ottenuti gra- 
zie all'adozione di alcuni algoritmi cache 
contenuti in una memoria da 128 Kbyte. 
Il peso è di circa un chilogrammo, ma la 
caratteristica principale del Data Pac è 
l'assoluta insensibilità alle brusche ac- 
celerazioni ed alle cadute. Grazie ad un 
sistema di sospensioni ben progettato e 
realizzato è infatti in grado di sopportare 
accelerazioni fino a 250 G (contro i 6 G 
di un comune hard disk), ovvero cadute 
improvvise da un'altezza di 50 cm su 
superfici dure. 

Tale sistema si avvale di uno chassis 
metallico al quale l’hard disk è fissato 
con 4 sospensioni elastiche di generose 
dimensioni; tutto è poi racchiuso in un 
contenitore di plastica rigida antiurto 
che assicura una ulteriore protezione. 

Sinceramente non ho eseguito la pro- 
va robustezza, nel senso che non ho 
avuto il coraggio di buttare il Data Pac 
per terra e non mi è neppure caduto per 
le scale come successe a suo tempo 
con delle cartucce di back up... 

L'installazione 

L'installazione avviene molto sempli- 
cemente in pochi minuti ed è facilitata 
da una serie di programmi software di 
setup. È sufficiente inserire la scheda 
controller in uno slot del sistema usato, 
connettere uno dei cavi liberi dell'ali- 
mentatore del computer all’apposito 
connettore presente sulla schedina ag- 


Tandon Ad-PAC 


Distributore: 

Tandon Computer Spa. Via Enrico Fermi 20. 
20094 Assago (MI I 
Prezzi (IVA esclusali 

Ad-PAC add-on L. 390.000 

Controller PCA-RLL L 390.000 

Cavo di collegamento L. 190.000 

Personal Data Pac 30 Mbyte L. 690.000 


giunta sul controller e connettere l'Ad- 
PAC con l'apposito cavo di collega- 
mento. 

In queste fasi bisogna rispettare alcu- 
ne avvertenze, come quella di non con- 
nettere o disconnettere il cavo di colle- 
gamento a computer acceso, se si vo- 
gliono evitare guasti e rotture degli ele- 
menti. 

Eseguite le procedure di installazione 
hardware ci si può dedicare all'installa- 
zione del drive software. 

Per fare ciò è sufficiente editare il file 
CONFIG.SYS aggiungendo la linea: "de- 
vice-dpaccess.sys" ed inserire sul disco 
di boot il file corrispondente contenuto 
nel dischetto del software di gestione. Il 
Data Pac può essere utilizzato anche 
come disco di boot. 

In proposito, le caratteristiche avanza- 
te del controller RLL, fornito in dotazio- 
ne, permettono l'inserimento dell'Ad- 
PAC anche in sistemi nei quali siano già 
presenti uno o due hard disk di tipo 
tradizionale con codifica MFM (Modified 
Frequency Modulation); oppure, per- 


mette l'adozione di un sistema di me- 
morie di massa molto sofisticato basato 
sull'impiego di due hard disk RLL o con 
caratteristiche miste RLL e MFM, ba- 
dando però che i dischi MFM siano 
collegati ad un controller di tale tipo. 

La tecnologia RLL (la traduzione delle 
parole corrispondenti all'acronimo signi- 
fica lunghezza di corsa limitata) consen- 
te una densità di registrazione maggiore 
anche del 50% rispetto al sistema con- 
venzionale MFM, ma necessita di Win- 
chester dalle elevate prestazioni e so- 
prattutto, nel caso specifico, di una con- 
figurazione degli jumper presenti sul 
controller. 

Tale configurazione può avvenire an- 
che via software grazie al programma 
RLLSETUP, l'uso del quale è richiesto 
quando si installa il dispositivo su mac- 
chine AT e compatibili con già installati 
due dischi fissi; quando si aggiunge o si 
rimuove un secondo Data Pac, un disco 
rigido o un ulteriore controller e quando 
si desidera modificare la designazione 
dei drive. 

La procedura non è immediata in 
quanto è necessario effettuare alcune 
chiamate al BIOS in indirizzi che dipen- 
dono dal tipo dì periferiche montate, per 
fortuna sul manuale sono presenti nu- 
merosi esempi corrispondenti a pratica- 
mente tutte le combinazioni possibili. 

Il software 

Il dischetto in dotazione comprende 
un certo numero di file corrispondenti 
innanzitutto al drive di configurazione 
del sistema, il DPACCESS, da richiama- 



MCmicrocomputer n. 79 - novembre 1 988 


113 


PROVA 

TANDON AD-PAC 




re al momento del boot e poi una serie 
di programmi di utilità come: DPEJECT. 
DPKEY. DPPARK. DPCOPY e DPPREP. 

La condizione di detault per l'espul- 
sione del Data Pac dal ricettacolo corri- 
sponde alla pressione contemporanea 
dei tasti Alt e 1, nel caso della prima 
unità aggiuntiva, e Alt più 2 per la 
seconda unità; ma nessuno vieta di 
utilizzare anche altri metodi grazie al 
programma DPEJECT e di definire auto- 
nomamente delle combinazioni di tasti 
diverse da quelle descritte con l’uso 
dell'utility DPKEY. 

La particolare costituzione del Data 
Pac ne permette anche la spedizione 
mediante canali non proprio «sicuri» co- 
me ad esempio il normale servizio po- 
stale; per consentire ciò è necessario 
parcheggiare le testine di lettura e scrit- 
tura con l'apposita utility DPPARK. 

Gli altri programmi di utilità del di- 
schetto consentono, come è facile intui- 
re, la copia del contenuto di un intero 
Data Pac in un altro e la preparazione 
del Data Pac per l'uso, mediante una 
speciale formattazione del disco che 
assegna anche la posizione delle direc- 
tory dei dischi, registrate in una zona 
insolita, per ridurre ulteriormente i tem- 
pi di accesso. 

Uso 

L'uso del Data Pac è agevole ed 
immediato in quanto è sufficiente im- 
piegare i medesimi comandi normal- 
mente utilizzati con un hard disk. 

All'accensione del sistema la mecca- 
nica servoassistita del drive provvede a 
sistemare autonomamente il Data Pac 
se questo è solo inserito nel ricettacolo 
ma non è in condizioni di piena operati- 
vità; in proposito è importante sottoli- 
neare che una particolare attenzione 
deve essere rivolta al disinserimento 


connettore che lo 
collega al Personal 
Data Pac. Se si 
esclude l'introduzione 
manuale della 
cartuccia, tutte le 
funzioni sono svolte 
semiautomaticamen- 


del Data Pac del suo ricettacolo ogni 
volta che si spegne la macchina in 
quanto la tecnologia utilizzata per il par- 
cheggio delle testine è tale da allonta- 
narle dal supporto magnetico in una 
zona protetta dello stesso quando la 
cartuccia viene estratta, mentre invece 
rimangono a contatto con il disco ma- 
gnetico se la cartuccia viene lasciata 
inserita nell'Ad-PAC. 

Dopo le normali operazioni, di check 
della memoria, il computer avvertito dal- 
l'istruzione presente nel file CONFIG- 
.SYS, si rende conto della presenza 
dell'Ad-PAC e provvede a rendere ope- 
rativo il Data Pac per eseguire il boot se 
si desidera che questa operazione av- 
venga con tale supporto. 

Tutte le operazioni di ricerca, scrittura 
e lettura dei file possono essere parago- 
nate a quelle svolte con un normale 
hard disk, anche i tempi di accesso 
sono praticamente uguali a quelli di un 
comune hard disk di buona qualità. 

Il collegamento del Data Pac all'Ad- 
PAC avviene mediante un connettore a 
36 contatti ricoperto da uno sportellino 
plastico che un efficiente sistema mec- 
canico provvede ad allontanare quando 
il Data Pac è in condizioni operative. 

Sicuramente la dote maggiore del Da- 
ta Pac, oltre alla portatilità ed alla possi- 
bilità di personalizzare il sistema con un 
semplice cambio di supporto, consiste 
nella effettiva sicurezza dei dati. Sicu- 
rezza raggiunta dalla possibilità di rimuo- 
verli per impedirne l'accesso a persone 
non autorizzate o per metterli al sicuro 
da eventi naturali o accidentali: fuoco, 
acqua, sistemandoli magari in una cas- 
saforte. 

La sicurezza vuol dire anche poter 
eseguire il backup del disco rigido «nor- 
male» su un Ad-PAC e Data Pac in poco 
meno di tre minuti senza dover attende- 
re le fastidiose operazioni di verifica e 


servoscrittura solitamente presenti nei 
sistemi di backup tradizionali a nastro. 

Esiste un ulteriore elemento riguar- 
dante la sicurezza dei dati, consistente 
dal contrassegno con un numero di 
serie all'atto della fabbricazione di ogni 
Data Pac. 

Le applicazioni sviluppate dall'utente 
(o da chi per lui) possono leggere tale 
numero, ma non alterarlo o cancellarlo; 
ciò permette di legare un programma 
ad un singolo Data Pac per impedirne la 
copia, o permette di sapere su quali 
dischi è presente una certa applica- 
zione. 

Conclusioni 

Il test condotto sul Tandon Ad-PAC e 
sul Personal Data Pac risulta essere 
molto convincente riguardo a prestazio- 
ni e facilità d'uso, restano da fare le 
solite considerazioni sul prezzo. 

È innegabile che la qualità dell'Insie- 
me è molto elevata, ma bisogna am- 
mettere che anche il prezzo è piuttosto 
elevato. Entrano in gioco però alcuni 
fattori che possono rendere la valutazio- 
ne, più o meno corretta. 

È innegabile che l'azienda interessata 
a risolvere in maniera pratica, affidabile 
e veloce il problema della sicurezza dei 
dati, trovi nel Personal Data Pac una 
soluzione ideale; un pochino meno 
ideale rispetto ai costi può esserlo per 
l'utente singolo alle prese con problemi 
di trasportabilità più che di sicurezza dei 
dati. In quest'ottica entrano in gioco 
valutazioni personali che dipendono dal- 
l'importanza della sicurezza dei dati. 

Proprio per questo, il prodotto Tan- 
don va inquadrato come un prodotto 
destinato più che altro ad una utenza 
professionale e come tale è in un certo 
senso «normale» che presenti anche un 
prezzo piuttosto alto anche se non com- 
pletamente giustificabile, ma in ogni ca- 
so allineato con quello di alcuni sistemi 
di backup su nastro largamente diffusi. 

Peraltro, la scelta di utilizzare una 
tecnologia avanzata, ma costosa, come 
quella RLL non poteva evitare un certo 
lievitamento dei costi per un dispositivo 
che senza dubbio si dimostra affidabile, 
versatile e comodo da usare. ite 


MCmicrocomputer n. 79 - novembre 1988 




In due parole vi spieghiamo i tre motivi 
che ci hanno fatto diventare il numero uno. 



vo schermo "Page White” retroilluminato con 
fluorescenza e riproduzione in nero su fondo 
bianco, ed il peso è molto contenuto, da 5 a 7 kg. 
In questo modo Zenith pensa ai Vostri 
occhi, ai Vostri muscoli, ed al Vostro lavoro: 
sarà per questo che nel mondo tanti pensano 
a Zenith? 


cidete quale dei due vorreste essere. Quello 
che ha uno Zenith lo si riconosce dal passo 
spedito, dal viso sorridente e dallo sguardo 
vispo. 

Per i Personal Computer portatili 
Zenith Data Systems infatti, caratteristiche 
come l'autonomia, la leggerezza e la leggibi- 
lità sono oramai precisi standard qualitativi 
con cui tutti devono misurarsi. 

Per questo Zenith D. S. è il numero uno 
nel mondo (fonte Dataquest). Tutti i portatili 
sono dotati di batteria modularmente appli- 
cabile a caricamento rapido. La gestione 
intelligente delle attività, che conserva o 
eroga alimentazione solo se necessario, ne 
preserva al massimo la durata. 

DISTRIBUTORE PERI RIVENDITORI.' jgSj LOGOL SYSTEM S.p. A. - I0078VENARIA(TO)-C.SOGARIBALDI, 167-TEL. Oli -2201444 (DIVISCOMM) 
DISTRIBUTORE PER LA MEDIA E GRANDE UTENZA: DATAMILL S.r.l. - 20124 MILANO - V.LE RESTELLI. 3/7 - TEL. 02-603041.2.3.4 


Tjemith 


data 

Systems 




PROVA 


Hard Disk Maxtor 
XT-1085, XT-1140, XT - 2190 

di Angelo La Duca 


M aximum Xtorage, alias Maxtor, 
non è certo un'azienda "novel- 
lina» nel campo dei dischi rigi- 
di «tosti» anzi, la sua specialità è, guar- 
da caso, proprio produrre « cose » in 
grado di una massima capacità di storiz- 
zazione... 

Sempre più hard, 
sempre più high 

PC alias personal computer: semplice 
unità di elaborazione personale. Forse 


questa definizione poteva essere vera 
qualche annetto fa, quando il computer 
per uso personale arrivava alla pazzesca 
quantità di 1 28 KB di RAM e, incredibile 
dictu, usava i floppy disk! 

Da ricordare che il primo nato sotto 
l'egida PC IBM utilizzava le audiocasset- 
te, tant'è che, ancor oggi, le chiamate 
all’interrupt 0x15 (indirizzo 0054) servo- 
no proprio a ciò. Anyway, oggi l'equi- 
paggiamento di un personal prevede al 
90% dei casi un hard disk, cosa decisa- 
mente destinata all'utenza «altamente 


professionale» di qualche anno fa. 

Del resto l'evoluzione dei dispositivi 
di memorizzazione magnetica non ha 
certo battuto il passo, non ha subito 
drastici mutamenti di rotta come la me- 
moria centrale del computer, ma si è 
decisamente evoluta. La prova migliore 
di ciò è il continuo aumentare delle 
prestazioni dei sistemi e della relativa 
diminuzione dei costi. 

I perfezionamenti ai metodi produttivi 
non sono certo una chimera inventata 
dagli uffici stampa delle aziende: dieci 



116 


MCmicrocomputer n. 79 - novembre 1 988 


PROVA 

HARD DISK MAXTOR 


anni fa un hard disk da 20 mega era il 
sogno proibito di un mini, non il muletto 
di lavoro di tutti i giorni, installato in PG. 
l'evoluzione è stata interattiva: il nuovo 
software necessitava di maggior me- 
moria cosi come grazie alla disponibilità 
di una più grande quantità di memoria di 
massa si scriveva software più com- 
plesso in grado di usarla: il cane che si 
morde la coda. Oggi non c’è sistema 
acquistato per lavorare che non abbia 
almeno un 20 mega: il boom d'installa- 
zioni degli hard disk ha quindi spinto i 
produttori a migliorare il prodotto in 
modo sostanziale. Usando tecnologìe 
sempre più efficaci e interfacce sempre 
più veloci, i produttori stanno fornendo 
sistemi di capacità e velocità decisa- 
mente notevoli (per adesso, domani 
chissà!). 

Oggi molto software è nato per lavo- 
rare con l'hard disk e, impazzendo non 
poco, se lo si porta su un sistema a 
floppy se ne degradano le prestazioni in 
modo notevolissimo, 

La nuova generazione di sistemi ope- 
rativi per personal (leggi Microport Unix 
e OS/2), senza hard disk non si installa- 
no nemmeno: insomma siamo arrivati 
ad un punto in cui il suddetto non è più 
un accessorio, ma una necessità vitale, 
cosi come i due mega di RAM espansa! 

Senza tema di smentita posso quindi 
dire che solo con l'hard, si può avere il 
corei.., 

Hard sì, ma molto quick 

Vi ricordate come guardavamo con 
meraviglia i primi hard disk montati su 
PC, quelle incredibili memorie che per- 
mettevano di immagazzinare 10. dico 
10. megabyte con un tempo di accesso 
medio di 85, 90 millisecondi? Se oggi ci 
capitasse di avere un simile hard disk, 
venduto come ultima novità, gli elargi- 
remmo senz'altro una buona dose di 
ptialina... 

Le tecnologie attuali partono da siste- 
mi ben più veloci ed affidabili, grazie ai 
progressi fatti, specialmente nel settore 
testine di lettura e scrittura. Attualmen- 
te le testine sono a film spesso e 
vengono prodotte con tecniche di foto- 
incisione in modo da migliorare la risolu- 
zione, quindi di incrementare la quantità 
di informazioni a parità di superficie 
Tale sistema permette anche di rendere 
molto più fini i traferri delle stesse, 
rispetto alle tecnologie convenzionali. 

Ovviamente c'è anche una grande 
attenzione relativa all'adozione dei di- 
schi veri e propri: l'uso di un materiale 
ad alta coercitività magnetica incremen- 
ta moltissimo le prestazioni. 

Aumentare solo la capacità di imma- 


Hard Disk Maxtor 
Costruttore: 

Maxtor Corporation , 211 River Oaks Parkaway. 
San Jose. California 

Datatec. Via M Boldetti 27-29. Roma 
Telcom. Via M Civitale 75. Milano 

Prezzi UVA esclusa) 

Maxtor XT-1085 L 2400.000 

Maxtor XT-1 140 L 5 400.000 

Maxtor XT-2190 L 5.75 0.000 


gazzinamento dati non basta, è anche 
importante incrementare la velocità di 
accesso. Gli hard disk ora usano dei 
motori lineari a spostamento radiale del- 
le testine, diminuendo in modo elevato 
la massa della parte mobile, quindi in- 
crementando la velocità di spostamento 
e la precisione di posizionamento. 

Usando le nuove tecnologie magneti- 
che, abbandonando i comuni motori 
stepper e studiando nuove meccaniche 
si è giunti all'attuale state of thè art di 
hard disk da 760 mega con tempo me- 
dio di accesso di 1 8 millisecondi e fatto- 
re di interleave 1:1. il tutto in 5 pollici e 
1/4 a dimensione standard con marca 
Maxtor... 

La famiglia Maxtor 

Ed arriviamo quindi agli oggetti di 
questo articolo, i sistemi della ditta di 
San Jose. La gamma dei prodotti offerti 


dalla Maxtor è decisamente variegata, 
spazia dai «fratellini» da 3"1/2 ai 
«nonni» da 5"1/4, nonché ai «nipotini» 
dell'ultima generazione ottica da 3" 1/2 
e da 5"1/4. Certamente questo sempli- 
ce accenno alle parentele non è suffi- 
ciente per rendersi conto delle moltepli- 
ci possibilità delle memorie di massa 
Maxtor, perciò è bene definire i grandi 
tronconi che caratterizzano questa 
azienda californiana: la prima grande 
divisione è fra i sistemi magnetici e 
quelli ottici. Il settore hard disk è carat- 
terizzato da un'ulteriore divisione relati- 
va alle dimensioni del disco: 3 pollici e 
mezzo con capacità da 1 00 o 200 mega- 
byte, oppure da 5"1/4 con possibilità 
variabile, a seconda del modello, da 85 
a 760 megabyte. Nel caso dei dischi da 
3"1/2 l'interfaccia per la connessione 
all'host è obbligatoriamente la SCSI, 
mentre nei più grandi si può avere la 
standard ST506, SCSI o ESDI, a secon- 
da del modello. 

I sistemi ottici Maxtor lavorano esclu- 
sivamente con collegamenti SCSI, sia 
per il Worm che abbiamo avuto occasio- 
ne di provare qualche tempo fa. sia per i 
nuovissimi sistemi erasable (Thaiti e 
Fidji) che appena possibile presente- 
remo. 

I tre drive che abbiamo testato in 
questa sede appartengono alla classe 
5CT-1000 e XT-2000, l’entry point della 
gamma ad alta tecnologia. La serie usa i 
classici controller ST506, quelli che fan- 
no parte dell'equipaggiamento standard 
di quasi tutti i PC (poi spiegheremo il 
«quasi»), garantendo perciò un grado di 
integrabilità altissimo. 

Sono anche presenti nella stessa se- 



MCmicrocomputer n. 79 - novembre 1988 


117 




rie due drive con controller standard a 
scrittura/lettura RLL, che consente di 
avere una migliore correzione di errore 
grazie ad un codice polinomiale a 56 bit: 
i modelli XT-1120R da 128 MByte e 
l'XT-1240 da 240 mega. 

Le caratteristiche costruttive dei XT- 
1085. XT-1 140, XT-2190 prevedono l'u- 
so di un particolare motore di rotazione 
dei dischi ad ingombro ridottissimo, tan- 
to da essere inserito nell'asse del cilin- 
dro al centro dei dischi. In questa ma- 
niera si ha una maggiore affidabilità del 
sistema di rotazione con in più la possi- 
bilità di aumentare il numero di dischi 
per unità. 

Le testine adottate da questi modelli 
sono del tipo a ferrite, che offrono una 
capacità di registrazione ad alta densità 
con una stabilità e una risolvenza supe- 
riore alle convenzionali testine Winche- 
ster. Questa serie di hard disk monta i 
traferri e i sistemi di sospensione di tipo 
Whitney, in grado di permettere una 
maggiore vicinanza fra i dischi, quindi la 
possibilità di aumentare il numero degli 
stessi per ogni drive. 

É ovvio che aumentando i dischi, 
aumenta la capacità di memorizzazione 
dell'hard disk. 

La Maxtor ha anche brevettato un 
servosistema per mantenere in traccia 
la testina, che utilizza un rotore con 
attenuatore voice-coil chiamato Max- 
torq, unito ad un normale sistema ad 
anello chiuso. Grazie a questa tecnolo- 
gia. i drive presentano un tempo di 
accesso medio di circa 28 millisecondi, 
senza che l'assorbimento sia maggiore 
dello standard. 

Il lato elettronico dei drive è stato 
curatissimo: tutta la sezione è ospitata 


sita zona dedicata per il parcheggio e 
l'atterraggio, cosi da poter muovere 
l’hard disk e trasportarlo senza patemi 
d’animo per i dati contenuti. 

I dischi utilizzano un film sottilissimo 
per la registrazione dei dati, che per- 
mette di arrivare sino a 16 megabyte 
per ogni superficie di disco, formattabile 
in vari modi ma con un massimo di 
1224 settori. 

Installazione 

L'installazione di simili hard disk non 
è affatto difficoltosa, a patto di avere un 
po' di pazienza e sapere come smonta- 
re il proprio computer. Questo vuol dire 
che se non avete un po’ di esperienza è 
bene che vi rivolgiate ad un centro di 
assistenza tecnica, altrimenti rischiate 
di fare un bel patatrac. 

È quasi lapalissiano dire che è neces- 
sario operare l'installazione hardware 
vera e propria con il PC spento altrimen- 
ti. è ovvio, va tutto a pallino. 

Una volta rimosso il coperchio supe- 
riore, è necessario localizzare il control- 
ler dei dischi, facilmente riconoscibile 
perché è una scheda che non ha con- 
nettori esterni ma ha i cavi di collega- 
mento dei drive attaccati. Questa è la 
prima cosa da identificare, quindi é ne- 
cessario scollegare delicatamente i cavi 
dal nostro vecchio hard disk e. smonta- 
to il pannellino anteriore, sfilarlo dopo 
aver allentato le viti di fissaggio. A que- 
sto punto possiamo decidere se colle- 
gare solo il Maxtor oppure connetterli 
tutti e due. Questa seconda possibilità 


in un'unica scheda con componenti mi- 
niaturizzati montati con la tecnologia 
surface mounting. 

Questo piccolo gioiello è stato battez- 
zato dagli ingegneri della casa costruttri- 
ce .Maxpak. che naturalmente prevede 
l'uso di connessioni a standard indu- 
striale ST506/41 2, usando lo stesso as- 
segnamento dei pin di connessione di 
drive di capacità minore. 

Il transfer rate dei dati é quello detta- 
to dall'interfaccia in uso. quindi 5 mega- 
bit al secondo per i modelli esaminati, 
mentre 7.5 megabit/sec per quelli RLL. 
Naturalmente le testine hanno un'appo- 


MCmicrocomputer n. 79 - novembre 1988 




è allettante, ma per realizzarla è neces- 
sario che vi siano uno spazio a piena 
altezza per montarvi il Maxtor, più uno 
per il vecchio hard disk: se ciò non è 
possibile, beh, l'unica soluzione è com- 
prare un cabinet con più spazio per le 
memorie di massa. 

All'hard disk devono venir connessi 
due cavi oltre a quello di alimentazione, 
questi due sono provenienti dal control- 
ler e sono due piattine di dimensioni 
diverse: la più grande deve essere col- 
legata al centro del disco con il piedino 
1 (quello segnalato dalla striscia colora- 
ta) verso sinistra guardando il connetto- 
re dall’alto con il disco posto di fronte a 
noi. Il cavo più piccolo va invece attac- 
cato sulla destra del drive, con le stesse 
modalità del precedente. La tensione di 
alimentazione viene invece fornita dal- 
l'alimentatore del PC, che presenta del- 
le uscite appositamente sagomate per 
inserirsi solo nel modo corretto nelle 
periferiche. 

Una volta completata l'operazione e 
richiuso il computer, inizia la vera e 
propria installazione, ossia quella che ci 
permetterà di usare realmente il drive 
per il nostro software. 

Questo sottointende la possibilità di 
conoscere la tabella con cui il BIOS 
della macchina codifica il drive Maxtor 
in uso: questo è funzione del numero di 
testine e di cilindri dello stesso: nel 
caso dell'XT-1085 abbiamo 1024 cilindri 
ed 8 testine, mentre l'XT-1140 prevede 
918 cilindri con 15 testine e. infine, l'XT- 
2190 usa 15 testine con 1224 cilindri. 
Qualora il BIOS della macchina non pre- 


veda simili tipi di hard disk, oppure 
l'Eprom del controller non gestisca più 
di 1024 cilindri (cosa piuttosto comune), 
allora bisogna ricorrere all'aiuto di qual- 
che esperto. Non è da escludere il caso 
di dover cambiare il controller, ma se il 
BIOS non riesce a vedere le 15 testine, 
allora ci vuole un software in grado di 
scavalcarlo o forzarlo. Naturalmente 
questo software è indispensabile anche 
per un altro motivo: il drive più piccolo 
presenta 71 mega formattati, quello 
medio 115 e l'ultimo 140; l'MS-DOS 
non vede simili capacità con un solo 
volume. Quindi, a meno che non si 
voglia splittare un cosi bell'hard disk in 
una serie di volumi logici da 32 mega 
ciascuno, è necessario un software che 
consenta al DOS di vedere simili grosse 
partizioni in un unico volume. 

Noi abbiamo adoperato il Vfeature De 
Luxe della Golden Bow, che ci ha fatto 
velocemente superare ogni impiccio: in- 
fatti il programma ha una sua tabella di 
drive che riesce a gestire, indipendente- 
mente da ciò che ha il computer nel suo 
BIOS. 

I vari drive Maxtor erano là e. dopo 
aver fatto la formattazione a basso livel- 
lo, aver definito il volume come unica 
partizione DOS ed averla di conseguen- 
za formattata, l'ultima operazione di tra- 
sferimento file e device driver, viene 
fatta dal programma. 

Poi un bel <ctrlxaltxdel> ed ec- 
co che il nostro computer bootstrappa 
da un disco da 140 mega. ma il bello è 
che chiedendone la directory li vede 
tutti tutti. 


PROVA 

HARD DISK MAXTOR 


Problemi 

In realtà non è stata semplice come 
credevamo: all'inizio non è stato possi- 
bile installare alcunché sul primo com- 
puter che abbiamo usato: un NEC Po- 
wermate II. Infatti, sebbene usi un con- 
troller Western Digital (quindi uno stan- 
dard), la piastra madre incorpora certi 
chip per la gestione dei floppy, che 
vengono attivati solo se nel bus di diste- 
ma vi è inserito tale controller. Il proble- 
ma è che questo controller ha le piedi- 
nature dei connettori ove si attacca 
l’hard disk non standard, quindi il nostro 
computer non riusciva a gestire gli hard 
disk. Qualora si cambiasse il controller, 
il sistema invece non riconosceva più i 
floppy e perciò non riusciva a bootstrap- 
pare: un problema senza soluzione! 

È bastato cambiare computer per ri- 
trovarci con un controller standard a cui 
è bastato attaccare i due cavi dell'hard 
disk per far funzionare tutto a meravi- 
glia. Solo per l'installazione dell'XT-2190 
abbiamo usato un controller fornitoci 
dalla Datatec, controller che di diverso 
dagli altri aveva solo un'Eprom col firm- 
ware più aggiornato, in grado di gestire 
1224 cilindri, ma per il resto tutto è 
stato una passeggiata, un po' lenta ma 
piacevole. 

Vi chiederete perché un po' lenta, 
visto che gli hard disk viaggiano sui 28 
millisecondi? Semplice, perché per for- 
mattare i tre signorini prima a basso 
livello, poi col DOS è andata via una 
discreta quantità di tempo: provate ad 
immaginare cosa significhi formattare 
due volte 140+115+71=326 mega- 
byte... 

Conclusioni 

In ogni caso usare questi dischi è un 
vero piacere. Appena acceso il compu- 
ter una musichetta si sprigiona dal disco 
per dire che ha passato con successo i 
test interni e che ha «sparcheggiato» le 
testine, pronte per l'uso. I vari bench- 
mark che abbiamo usato per vedere le 
performance (Vseek e Coretest) danno 
risultati leggermente superiori al dichia- 
rato: 30 millisecondi di media rispetto ai 
28 trascritti nella documentazione. Cosa 
significhi usare un disco da 140 mega 
con simile velocità di accesso ai dati è 
inutile dirlo... Pensate l'ho installato in 
un sistema Unix e potete ben immagi- 
nare come si comporta un simile gioiel- 
lo della tecnologia attuale. Preciso, ro- 
busto, affidabilissimo e veloce, è deci- 
samente l’hard più adatto per un siste- 
ma operativo che ne faccia intensivo 
uso per swappare la sua memoria. 


MCmicrocomputer n. 79 - novembre 1988 





PROVA 


Microsoft C 5.1 

di Corrado Gius tozzi 


P untuali all'appuntamento del mer- 
cato e proseguendo in un'avvin- 
cente rincorsa che dura da oltre 
un anno, eccoci ancora qui per parlarvi 
di un compilatore C per MS-DOS. Dopo 
aver visto il Turbo C 1.0 Borland I set- 
tembre 1987), il C 5.0 + QuickC Micro- 
soft I aprile 1988), il Turbo C 1.5 Borland 
(luglio/agosto 1988), l'altalena torna an- 
cora una volta dalla parte Microsoft che 
presenta la nuova versione siglata 5.1 
del suo compilatore. 

Abbiamo già avuto modo nelle prece- 
denti prove di commentare ampiamen- 
te la singolare situazione del mercato 


dei compilatori C per MS-DOS ; la guer- 
ra fra i produttori è realmente all'ultimo 
sangue, tanto che le prime vittime sono 
già cadute sul campo. È il caso ad 
esempio della DataLight americana, la 
quale ha venduto il suo ottimo compila- 
tore lo meglio i diritti su certe routine di 
ottimizzazione del codice) all'inglese 
Zortech, uscendo cosi effettivamente 
dal mercato. E benché altri contendenti 
entrino costantemente in lizza (come la 
Watcom con il suo C 6.0 che sembra un 
ottimo prodotto) lo scontro reale è limi- 
tato a quelle che senza alcun dubbio 
sono le principali software house nel 


settore dei linguaggi di programmazione 
per PC: Microsoft e Borland. La concor- 
renza che si fanno è spietata perché il 
potenziale mercato da conquistare è 
vasto e soprattutto altamente strategi- 
co. Da un lato Microsoft, in quanto 
produttore dell'MS-DOS e dell'OS/2, ve- 
de ovvia la sua candidatura a fornitore 
ideale di linguaggi per questi sistemi 
operativi e fa pesare tutta la sua espe- 
rienza risalente ai primi Basic di dieci 
anni fa; dall'altro lato Borland, forte del 
clamoroso successo riscosso con l'or- 
mai mitico Turbo Pascal, si propone 
come valida alternativa di mercato pre- 


120 


MCmicrocomputer n. 79 - novembre 1988 


PROVA 

MICROSOFT C 5-1 


sentando prodotti tanto innovativi quan- 
to aggressivi, resi assai appetibili grazie 
ad una attenta politica di prezzi bassi. 

In questa altalena non si può dire chi 
sia il vincitore perché i rispettivi prodotti 
vengono aggiornati e migliorati a ritmi 
frenetici, col risultato che spesso pro- 
prio il potenziale acquirente rischia di 
non capirci più nulla. I colpi di mano 
sono stati molti e si sono moltiplicati in 
tempi recenti, a cominciare proprio dal- 
l'annuncio da parte Microsoft di questo 
C 5.1 a pochissima distanza dal lancio in 
grande stile della versione 5.0 che veni- 
va presentata come il compilatore « defi- 
nitivo » per MS-DOS. A questa mossa a 
sorpresa, sia detto a titolo di cronaca, la 
Borland ha recentissimamente risposto 
in maniera ancor più travolgente annun- 
ciando linguaggi interamente nuovi, 
nuove versioni dei linguaggi vecchi ed 
un debugger interattivo a livello di sor- 
gente. Ma andiamo con ordine e non 
corriamo: dei prodotti Borland avremo 
occasione di parlare a tempo debito. È 
invece opportuno dare uno sguardo ap- 
profondito a questo MSC 5.1 perché 
esso getta anche le radici di una nuova 
famiglia di linguaggi Microsoft adatti a 
sviluppare applicazioni sotto OS/2. Il 
motivo «ufficiale» dell'uscita del C 5.1 é 
infatti proprio la presenza di librerie per 
OS/2 e di vari tool che permettono di 
compilare programmi che gireranno in 
protected mode; tuttavia altre cose so- 
no cambiate rispetto alla versione 5.0: 
innanzitutto i gravi bug di cui soffriva 
sono stati eliminati, poi è stata migliora- 
ta la compatibilità ANSI ed infine il Co- 
deView è stato arricchito di nuove inte- 
ressanti opzioni. 

Tante cose in una 

La confezione del Microsoft C 5.1 
comprende, come avveniva anche per 
la versione precedente, non solamente 
il compilatore MSC «stand alone», ma 
anche il Quick ed il debugger Code- 
View, oltre alle consuete utility di svilup- 
po quali il linker LINK, il MAKE ed il 
librarian LIB. Questa volta c’è però an- 
che la novità costituita dal «Microsoft 
Editor» ME, un editor per programmato- 
ri interamente configurabile. La confe- 
zione comprende dunque veramente 
tante cose: non per niente pesa circa 
sette chili (!); in essa vi sono ben quat- 
tordici dischetti, un manuale in brossura 
per il QuickC ed una dozzina di manuali 
a fogli staccabili, raggruppati in tre gros- 
si raccoglitori ad anello, per un totale di 
circa duemilacinquecento pagine di do- 
cumentazione! La procedura di installa- 
zione è svolta da un programma apposi- 
to perché l'utente rischierebbe vera- 
mente di non raccapezzarcisi; e tanto 


Microsoft C 5.1 

Distributore: 

Microsoft Italiana S.p.A. 

Via Michelangelo, 1 ■ 20093 Cotogno Monzese IMI I 
Prezzi UVA esclusa!: 

Compilatore Microsoft C 5.1 L 780 000 

Sorgenti libreria standard L 200.000 

Upgrade dalle versioni precedenti L. 250.000 


per dare un'idea sappiate che lo spazio 
su disco richiesto da un’installazione 
minimale per solo DOS (ossia senza 
tutti i supporti per OS/2) si aggira sui 
3,5 MByte. Ma di tutto ciò parleremo 
tra poco; per ora vediamo brevemente, 
uno per uno, i vari prodotti che compon- 
gono il package completo. 

QuickC 

Il QuickC, che come si sa è in vendita 
anche come prodotto separato, è un 
ambiente di sviluppo integrato com- 
prendente editor, compilatore e linker in 
memoria, help in linea. I comandi di 
base dell’editor sono, come oramai con- 
suetudine in prodotti del genere, quelli 
del buon vecchio Wordstar; ad essi si 
affiancano tuttavia alcuni comandi nuo- 
vi, quali quelli relativi alla ricerca di parti 
di testo secondo regular expression. 
L'ambiente in cui ci si muove è caratte- 
rizzato dai «soliti» menu a tendina me- 
diante i quali si possono selezionare 
opzioni ed eseguire comandi; inoltre è 
sempre possibile richiedere un aiuto 
sull'uso dei comandi o sulla sintassi 
delle funzioni di libreria del C. 

La presenza di QuickC a fianco 
dell'MSC 5.1 si giustifica considerando 
il primo come supporto del secondo 
nelle prime fasi di sviluppo e debugging 
di un’applicazione, specie se modulare 
e complessa. È infatti possibile (e con- 
veniente) svolgere la maggior parte del 
lavoro di programmazione in QuickC, 
usando l’MSC solo per la compilazione 
definitiva dei moduli. Il principale van- 
taggio che si ottiene usando QuickC è 
la grande velocità nello sviluppo: la 
compilazione e l’eventuale linkaggio av- 
vengono in memoria e sono estrema- 
mente rapidi, ed inoltre al termine della 
compilazione l’editor porta automatica- 
mente nei posti in cui sono stati rilevati 
eventuali errori sintattici di modo che la 
loro correzione risulta estremamente 
agevole. 

Sono inoltre disponibili alcune funzio- 
ni di debug che, pur non essendo parti- 
colarmente sofisticate, tuttavia soddi- 
sfano le necessità più comuni e dunque 
risultano utili in un'ampia gamma di 


situazioni: è infatti possibile effettuare il 
trace del programma, inserire dei 
«watch» (ossia controllare il valore as- 
sunto da certe variabili) e perfino far 
controllare al compilatore, a runtime, 
che i puntatori usati dal programma non 
puntino al di fuori della corretta area dati 
allocata al programma stesso (problema 
particolarmente sentito dai programma- 
tori novellini cui spesso «scappano» i 
puntatori, causando fantastici bug e ma- 
gnifici crash di sistema). 

Il linguaggio accettato dal QuickC é 
naturalmente un ampio subset di quello 
accettato dall’MSC 5.1, così che non vi 
sono problemi poi nella compilazione 
definitiva col compilatore maggiore; il 
passaggio inverso è a volte impossibile, 
ma questa sinceramente non ci sembra 
una gravissima mancanza. Naturalmen- 
te è possibile usare QuickC anche per 
produrre programmi «finiti», ma così 
facendo si soffrono alcune limitazioni: 
innanzitutto si dispone di un solo «mo- 
dello di memoria», per la precisione 
quello «medium» (64 KByte di dati e 
640 KByte di codice); in secondo luogo 
il codice generato dal compilatore non è 
particolarmente ottimizzato; infine il lin- 
kaggio in memoria prevede solo un sot- 
toinsieme di funzioni di libreria, e ben- 
ché sia possibile ampliarlo l'operazione 
risulta macchinosa, comportando la pre- 
ventiva creazione di particolari «Quick 
Libreries» mediante apposite utility. Per 
semplificare la cosa il Quick C è disponi- 
bile anche in versione non interattiva 
(denominata QCL), che in un modo o 
nell’altro supera queste limitazioni; tut- 
tavia disponendo dell'MSC 5.1 ci sem- 
bra del tutto inutile ricorrere al QCL, che 
ovviamente esiste solo per coloro i quali 
hanno acquistato QuickC come prodot- 
to separato. 

La versione di QuickC attualmente 
consegnata è la 1 .01 che corregge molti 
bug riscontrati nella precedente 1.0 
(consegnata con la versione 5.0 del 
compilatore MSC). 

CodeView 

CodeView è un fantastico source de- 
bugger interattivo, ossia un programma 
che consente di far girare sotto di sé in 
modo controllato un programma utente 
cosi da poterne seguire lo svolgimento, 
al fine di comprenderne il funzionamen- 
to e di trovare eventuali bug. Il termine 
«source debugger» significa che tutte 
queste operazioni coinvolgono il pro- 
gramma utente a livello di sorgente e 
non di oggetto; è chiaro il vantaggio in 
termini di semplicità e di immediatezza 
di questo approccio. Naturalmente quel- 
lo che viene eseguito sotto CodeView è 
pur sempre il programma oggetto: é lo 


MCmicrocomputer n. 79 - novembre 1 988 


121 



PROVA 

MICROSOFT C 5.1 


stesso CodeView che, grazie ad apposi- 
te informazioni di controllo inserite nel 
programma utente durante la compila- 
zione ed il linkaggio, è in grado di tenere 
traccia della corrispondenza fra linee di 
sorgente e istruzioni oggetto, visualiz- 
zando le prime quando esegue le se- 
conde. 

Volendo infatti si può visualizzare al 
posto del sorgente il codice oggetto 
disassemblato, oppure ancora un listato 
misto che mostra la corrispondenza fra 
sorgente ed oggetto. 

Durante una sessione di debugging 
con CodeView è possibile esaminare e/ 
o modificare una qualunque locazione di 
memoria od i registri del microproces- 
sore, esaminare i valori di una variabile 
del programma o di una qualsiasi 
espressione, eseguire il programma 
passo passo, inserire breakpoint e/o 
watchpoint (punti in cui l'esecuzione si 
interrompe all'accadere di un certo 
evento), tenere sotto controllo lo stack 
e così via per un numero pressoché 


infinito di possibilità molto sofisticate. 
CodeView è infatti uno strumento non 
proprio alla portata del programmatore 
alle prime armi, anche se ovviamente 
può essere utilizzato da tutti in modo 
basico; molte delle sue opzioni richiedo- 
no però una precisa conoscenza della 
struttura della macchina e del linguag- 
gio Assembler per essere sfruttate a 
fondo, oltre ad una memoria da elefante 
per ricordarsi tutte le varie possibilità e 
la sintassi dei vari comandi. Infatti ciò 
che si può fare con ì menu a tendina 
(attivabili da tastiera o mediante mouse) 
è solo una minima parte di ciò che 
CodeView può fare: i comandi non pre- 
senti nei menu vanno impostati da ta- 
stiera per esteso in una dialog window, 
e ciò non è sempre facile per via della 
loro sintassi un po' criptica. 

In pratica accade spesso di non ricor- 


darsi come fare ciò che si desidera, 
nonostante l'help in linea. 

La versione di CodeView fornita col 
compilatore C 5.1 è la 2.2, lievemente 
arricchita rispetto a quella fornita col 5.0 
(era la 2.1) ed invece molto arricchita 
rispetto alla 1.0 che veniva fornita con 
l’MSC 4.0 di due anni fa. 

Dalla versione 2.0 CodeView è total- 
mente multilinguaggio. ossia può lavo- 
rare assieme a programmi scritti con i 


compilatori Microsoft C. Fortran. Basic 
e Pascal o con una loro combinazione; 
supporta le istruzioni dell'80386 e dei 
coprocessori numerici 80x87; è in gra- 
do di girare su tutti gli adattatori grafici 
fino alla VGA. 

La versione 2.2 ha aggiunto l’interes- 
sante possibilità di visualizzazione dei 
membri di una struttura del C e la 
possibilità di «seguire» un puntatore per 
visualizzare ciò a cui punta, anche lungo 
cammini prolungati. 

Assieme al normale CodeView per 
DOS (funzionante dunque in reai mode), 
denominato CV, viene ora anche fornito 
un CodeView per OS/2 funzionante in 
protected mode (CVP); con esso è pos- 
sibile seguire i thread multipli che com- 
pongono un programma OS/2 ed effet- 
tuare altre operazioni legate al diverso 
ambiente operativo. 


Link, Make e Lib 

Il linker che viene fornito col C 5.1 è il 
classico LINK, ora giunto alla versione 
3.65; è praticamente analogo al 3.61 
fornito col C 5.0 fatte salve alcune varia- 
zioni di minore entità; stessa cosa dica- 
si per il MAKE ed il LIB. Ora però 
accanto al LINK per DOS sono fornite 
tutta una serie di utility adatte a linkare 
programmi destinati a girare in protec- 
ted mode sotto OS/2: ILINK, BINO, 
IMPLIB. Si tratta di prodotti interamente 
nuovi che sfruttano le nuove caratteri- 
stiche dell'OS/2 quali il dynamic linking 
(concetto presente anche nell'ultima re- 
lease di Unix col nome di «shared libra- 
ries») le quali consentono di accelerare 
enormemente i tempi di linkaggio 
creando nel contempo programmi più 
compatti ed efficienti. 

Microsoft Editor 

Si tratta di un prodotto interamente 
nuovo, sulla carta piuttosto interessan- 
te. È un editor per programmi che ha 
tutto ciò che si potrebbe desiderare: è 
riconfigurabile, parzialmente program- 
mabile, può richiamare automaticamen- 
te un compilatore esterno riconoscen- 
done i messaggi di errore per posizio- 
narsi nel programma al punto giusto, 
dispone di finestre multiple, sfrutta le 
regalar expression per la ricerca di parti 
di testo. La riconfigurabilità consiste nel 
poter assegnare alle principali azioni pri- 
mitive dell’editor una sequenza di tasti 
di richiamo definita a piacere; questa 
configurazione può essere salvata in un 
file esterno e richiamata di volta in 
volta. La Microsoft fornisce alcune con- 
figurazioni già pronte per chi non voles- 
se perdere tempo a definirsene una 
personale: tipo WordStar/QuickC, tipo 
Epsilon e tipo Brief (questi ultimi due 
sono editor per programmatori molto 
popolari in America). La programmabili- 
tà avviene sia a livello di macroistruzioni 
che di vere e proprie funzioni esterne, 
che il programmatore può scrivere in C 
e poi linkare all'editor incorporandovele. 

L' editor ha memoria di tutti i file su 



122 


MCmicrocomputer n. 79 - novembre 1988 










directory che 
ipiteranno i vari lite 
del compilatore. 



cui è stato lanciato e per ognuno ricorda 
la posizione in cui era il cursore al 
termine della sessione e varie altre co- 
sette del genere, per cui riaprendo un 
file già editato tutto appare come se 
non si fosse mai usciti dal programma. 
Inoltre vengono conservate tutte le mo- 
difiche fatte ad un file, cosi che è 
sempre possibile «annullare» l'effetto di 
una o più sessioni recuperando una 
versione anche piuttosto antica del file 
modificato. 

L'interazione dell'utente con l'editor 
avviene facendo grande uso dei tasti di 
funzione e di quelli speciali, nonché dei 
modificatori Control a Alt. Le opzioni 
disponibili sono in realtà moltissime e 
non è facile ricordarsele tutte, anche 
per via di una sintassi non precisamente 
intuitiva. L'editor è fra l'altro in grado di 
sfruttare una eventuale EGA o VGA per 
far apparire più righe sullo schermo (43 
o 50), cosa utile soprattutto durante il 
lavoro su finestre multiple. 

MSC 5. 1 

Ultimo, ma ovviamente non in quanto 
meno importante, viene il compilatore 
vero e proprio. Di esso e soprattutto 
della sua storia già abbiamo avuto modo 
di parlare durante la prova della prece- 
dente versione pubblicata sette mesi fa. 
Non è certo il caso di ricominciare tutto 
da capo, dunque nel descriverlo faremo 
talvolta riferimento alla versione 5.0, 
soprattutto per sottolinearne le diffe- 
renze. 

Dal punto divista operativo la novità 
maggiore è la possibilità, già citata, di 
produrre codice in grado di girare in 
protected mode sotto OS/2. Ciò tuttavia 
avviene soprattutto per una questione 
di librerie e di linker, più che di compila- 
tore; quest'ultimo infatti è praticamente 
rimasto quello precedente fatte salve 
alcune modifiche tese ad aumentarne 
ancora la compatibilità verso la volubile 
proposta di standard ANSI. La reale 
modifica consiste in effetti nell'avergli 
levato quei drammatici bug di cui soffri- 
va e che avevamo avuto modo di illu- 
strare nella precedente prova. Apparen- 


temente (come diremo meglio tra poco) 
la cosa ha funzionato ed ora l'MSC 5.1 
appare affidabile quanto quanto il buon 
4.0 di qualche tempo fa. Ma vediamo 
brevemente cosa è cambiato a livello di 
linguaggio. Sono stati innanzitutto intro- 
dotti dei nuovi # pragma che consen- 
tono di inserire dei commenti o dei 
richiami di libreria nel codice oggetto, 
permettono di specificare un titolo ed 
un sottotitolo con cui il compilatore inte- 


Abbiamo terminato di 
cancare i dischetti, sta 

costruzione delle 


MICROSOFT C 5.1 


ritocco è stato fatto qua e là per ade- 
guarsi a recenti variazioni nello standard 
ANSI (ad esempio nella mallocO). 

Per quanto riguarda la conformità nei 
confronti dello standard ANSI è stata 
implementata la direttiva fterror che 
abortisce la compilazione visualizzando 
un messaggio specificato, ed introdotti 
gli identificatori predefiniti _DATE_, 
-TIME_ e _STDC_ (quest'ultimo vale 1 
se il compilatore su cui ci si trova è 
conforme allo standard e 0 altrimenti; 
per l'MSC è ancora 0). Viene ora ricono- 
sciuto anche l’inutile «commento mo- 
nolinea» introdotto dalla sequenza «//» 
(doppia barra) e sono ammesse macro- 
sostituzioni anche nell'ambito di co- 
strutti ^include e #line. 

L’installazione 

Se già l'installazione dell'MSC 5.0 ri- 
sultava complicata per via delle numero- 
se operazioni richieste (costruzione delle 
combined libraries ), quella dell'MSC 5.1 



sterà il listato su carta del programma, 
provocano la visualizzazione di un mes- 
saggio a tempo di compilazione. Un 
«pragma», per chi non lo sapesse, è un 
costrutto «pragmatico» previsto dal- 
l'ANSI per poter inserire in un program- 
ma istruzioni o comandi rivolti al compi- 
latore; si tratta ovviamente di costrutti 
del tutto non portabili, e per questo ogni 
compilatore si limita ad ignorare i prag- 
ma non riconosciuti senza protestare. A 
livello di preprocessore è stato introdot- 
to l'identificatore predefinito _TIME- 
STAMP_ che contiene data ed ora di 
ultima modifica del file corrente. A livel- 
lo di libreria invece, le variazioni non 
sono sostanziali: alcune funzioni sono 
state leggermente modificate (ed altre 
aggiunte) per il protected mode; alle 
routine grafiche è stato aggiunto il sup- 
porto della scheda Hercules; qualche 


lo è ancora di più in quanto adesso 
bisogna anche fare i conti con i numerosi 
strumenti di sviluppo per OS/2 che van- 
no a loro volta installati. Esistono infatti 
tre tipi di installazione effettuabili, a 
seconda del tipo di lavoro che si intende 
svolgere col compilatore: solo ambiente 
DOS (reai mode), solo OS/2 (protected 
mode) o ambiente misto. In ciascun 
caso occorre accuratamente scegliere 
cosa e dove caricare; ossia occorre 
definire le directory dove andranno le 
utility per il reai mode, quelle per il 
protected mode, le librerie, gli include 
file, gli eventuali sorgenti dei moduli di 
startup, i programmi di esempio, i vari 
file di testo contenenti informazioni di 
servizio più aggiornate rispetto ai ma- 
nuali a stampa (162 KByte di testi!), 
l'editor con i suoi file di configurazione... 
e speriamo di non esserci dimenticati 


MCmicrocomputer n. 79 - novembre 1988 


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PROVA 

MICROSOFT C 5.1 


nulla! Ovviamente rimane poi da sceglie- 
re quali e quanti modelli di memoria si 
vorranno usare, quali e quante emulazio- 
ni floating point si desiderano, e tutte le 
altre cosine che già avevamo visto nel 
precedente compilatore. È inutile dire 
che i dettagli dell'installazione sono tutti 
lasciati ad un apposito programma deno- 
minato SETUP il quale si incarica di 
leggere i file necessari dai vari dischetti, 
creare le directory opportune sul disco 
rigido, copiarvi i file, creare le librerie 
combinate, levare di mezzo i file di 
lavoro e così via. Per l'utente l’operazio- 
ne è dunque piuttosto facile anche se 
porta via un bei po' di tempo. Tre annota- 
zioni a riguardo: primo, non c'è da preoc- 
cuparsi se specificando le librerie per i 
modelli di memoria o le emulazioni 
floating point se ne tralascia qualcuna; è 
sempre possibile in un secondo tempo 
usare SETUP per aggiungere quelle 
mancanti, senza per questo dover ripe- 
tere tutta l'installazione. Secondo: il ma- 
nuale saggiamente consiglia di fare il 
backup dei dischetti prima di iniziare 
l’installazione, però da nessuna parte è 
scritto che dei quattordici dischetti dodi- 
ci sono da 360 KByte mentre i due 
riguardanti l'OS/2 sono da 1,2 MByte; 
occorre dunque fare attenzione e soprat- 
tutto disporre di un AT per il backup. 
Terzo: è chiaro che occorre il Winche- 
ster. Come dicevamo prima, l'installazio- 
ne minimale per DOS richiede circa tre 
MByte e mezzo, quella completa circa 
quattro e mezzo; quelle per OS/2 circa 
altrettanto, mentre quella mista supera i 
cinque MByte. Usare un sistema a flop- 
py è impensabile, e crediamo che anche 
un hard disk da meno di 20 MByte sia 
troppo poco. 

La documentazione 

La documentazione fornita col compi- 
latore è purtroppo quella della preceden- 
te versione cui sono stati aggiunti tre 
fascicoli supplementari con gli aggiorna- 
menti relativi al compilatore, alle utility 
ed all'editor. Certo questa è senza dub- 
bio una soluzione meno costosa rispetto 
alla ristampa completa dei manuali (lo 
ricordiamo, si tratta di duemilacinque- 
cento pagine) però la qualità complessi- 
va ne risente un pochettino; a nostro 
avviso sarebbe stato molto meglio orga- 
nizzare gli aggiornamenti in altra manie- 
ra: ristampando le sole pagine variate, e 
fornendo all'utente le istruzioni necessa- 
rie per sostituire le pagine obsolete con 
quelle aggiornate. Ciò si fa comunemen- 
te con gli aggiornamenti di software su 
sistemi maggiori, ed è praticamente l’u- 
nica giustificazione alla realizzazione di 
manuali su fogli staccabili. 

Ci sembra comunque che la tradizio- 



nale cura Microsoft nella qualità della 
documentazione sia stata questa volta 
un pochino trascurata. Ad esempio ci 
sembra strano che i fascicoli di aggiorna- 
mento non includano la descrizione di 
alcune caratteristiche già disponibili sin 
dalla versione 5.0. ma descritte solo nei 
file README.DOC che accompagnava- 
no quel compilatore. È il caso, ad esem- 
pio, dell'attributo interrupt del linguag- 
gio, degli switch /On e /Ow del compila- 
tore, dello switch /NOE del linker e degli 
switch /NOI e /I del librarian; tutti quanti 
descritti già nel file README .DOC del 
5.0 continuano tuttora a stare nei READ 
ME. DOC del 5.1 e non se ne fa cenno 
nei fascicoli di aggiornamento. Nel caso 
della /NOE la cosa è ancora peggiore, in 
quanto nel file si dice che essa sarà 
spiegata in dettaglio un po' più avanti, 
ma ciò in effetti non succede. 

Lacune esistono anche nel manuale 
relativo al Microsoft Editor, redatto in 
modo piuttosto confuso; anche in que- 
sto caso alcune caratteristiche dell'edi- 
tor non vengono illustrate nel testo ma 
solo in un file di aggiornamento, ed 
alcune neppure li col risultato di essere 
totalmente non documentate. Peccato 
perché l'editor risulta di per sé piuttosto 
macchinoso da usare, e la cattiva qualità 
della documentazione che lo descrive 
non fa che peggiorare le cose. Ad esem- 
pio non viene detto da nessuna parte 
che l'editor crea in ogni directory in cui 
l'utente abbia lavorato una subdirectory 
«nascosta» (marcata cioè SYSTEM e 
HIDDEN per il DOS) in cui memorizza i 
suoi file di lavoro e le vecchie copie dei 
file editati. Non ci sembra un particolare 
secondario, nel momento in cui questa 
subdola proliferazione di directory e file 
nascosti ed inaccessibili fa piano piano 
riempire il disco senza che l'utente lo 
sappia o possa farci qualcosa! 

Assieme ai manuali viene fornito un 
«Quick Reference», ossia un librettino 
rilegato a spirale in cui sono sommaria- 
mente riassunte alcune cose di utilità 
generale: la sintassi dei vari comandi 
(compilatore, linker, CodeView, utility), 
quella delle funzioni di libreria, il signifi- 
cato dei parametri di printfO e scanff) e 


così via. Purtroppo anche qui alcuni 
banali errori fanno pensare ad una gran 
fretta di finire il prodotto, il quale poi è 
sostanzialmente quello del precedente 
compilatore. 

Il resto della documentazione, quella 
preparata per il C 5,0, è di buon livello 
come ricordavamo prima. Essa com- 
prende manuali separati per il compilato- 
re, il CodeView e le varie utility, un 
ottimo manuale di riferimento del lin- 
guaggio, un utile ed interessante manua- 
letto sulla programmazione multilinguag- 
gio ed un esaurientissimo manuale di 
riferimento delle funzioni di libreria. In 
quest'ultimo le funzioni compaiono in 
ordine alfabetico e ad ognuna sono dedi- 
cate almeno un paio di pagine. 

Utilizzazione 

Passiamo dunque ai commenti sull'u- 
tilizzazione del compilatore. Diciamo su- 
bito che abbiamo potuto lavorarci per 
qualche mese, anche su programmi di 
un certo impegno, senza riscontrare le 
brutte sorprese che la precedente ver- 
sione ci aveva riservato. In altre parole, 
sembra che i bug siano spariti ed il tutto 
sia tornato a quei livelli di affidabilità e 
robustezza cui l'ottimo MSC 4.0 ci aveva 
abituato. Rimane solo un'ombra di so- 
spetto su un caso strano in cui il compi- 
latore ha deciso di effettuare d'ufficio 
una conversione di tipo per adeguare il 
parametro reale di una funzione a ciò 
che era stato dichiarato nel function 
prototypìng, anziché limitarsi a segnalare 
l'errore. 

Solo di poco più grave il fatto che il 
codice, pubblicato nella pagina a fronte, 
di figura 1 continua a mandare in crash il 
compilatore, come già faceva con il C 5.0 
(nel 4.0 esso veniva compilato regolar- 
mente); il messaggio emesso dal compi- 
latore. come si vede, fa pensare a proble- 
mi a livello di grammatica del linguaggio 
ossia abbastanza profondi. Il crash co- 
munque avviene solo compilando con 
l'opzione /Oal che attiva contempora- 
neamente le ottimizzazioni sui loop e 
quella sugli alias (che peraltro come si 
vede non compaiono affatto): con le sole 


124 


MCmicrocomputer n. 79 - novembre 1988 





ottimizzazioni di default va tutto bene. 

La qualità del codice prodotto è molto 
buona; effettivamente le ottimizzazioni 
effettuate dal compilatore risultano al- 
quanto efficaci e si riflettono positiva- 
mente sulla velocità di esecuzione dei 
programmi. Di ciò può risentire in certa 
misura il tempo di compilazione, ma non 
in modo drammatico: anzi l’MSC è ge- 
neralmente veloce in modo impressio- 
nante. Al contrario le dimensioni dei 
programmi prodotti sono alle volte esa- 
gerate, per colpa di certe funzioni di 
libreria piuttosto ingombranti come la 
printf() 

E già che abbiamo citato la libreria 
segnaliamo che Microsoft vende opzio- 
nalmente anche il codice sorgente di 
tutte le funzioni della libreria standard 
(ossia esclusa la libreria grafica); questa 
è un'opzione molto interessante perché 
consente al programmatore di adattare 
ai propri bisogni le funzioni standard 
ricompilandole a piacere secondo neces- 
sità. Sempre rimanendo in tema di libre- 
ria ci sembra giusto sottolineare la parti- 
colare completezza nella dotazione di 
funzioni, in particolar modo per quanto 
concerne la compatibilità con l'ambiente 
Unix; in effetti crediamo che attualmen- 
te il compilatore Microsoft sia la scelta 
migliore per chi abbia necessità di porta- 
re codice da Unix a MS-DOS o vicever- 
sa. La maggior parte dei programmi 
portati da Unix gireranno senza alcuna 
modifica o con modifiche molto lievi in 
quanto è presente (o emulato) un ampio 
sottoinsieme delle funzioni basilari del- 
l'ambiente Unix. L'accuratezza dell'im- 
plementazione arriva a livelli veramente 
spinti: vogliamo citare come esempio la 
realizzazione della funzione stati) per 
darvene un’idea. Cominciamo con un 
minimo dì spiegazione per i non esperti 
di Unix. Sotto Unix ogni file è caratteriz- 
zato da varie cose: un proprietario, diver- 
se date (creazione, ultima modifica, ulti- 
mo accesso) e diversi attributi (leggibile, 
scrivibile, eseguibile). La funzione stat() 
riceve come argomento un nome di file 
e restituisce queste ed altre informazioni 
di servizio su di esso. Sappiamo tutti 
invece che un file MS-DOS dispone di 

MCmicrocomputer n. 79 - novembre 1988 


molte meno informazioni : una sola data 
(quella dell’ultima modifica), il solo attri- 
buto di Read-only. nessun concetto di 
proprietà. Inoltre il concetto di "esegui- 
bilità» è piuttosto diverso: in DOS i file 
eseguibili sono solo quelli aventi suffisso 
COM, EXE o BAT mentre in Unix un 
qualsiasi file può essere marcato come 
eseguibile. Bene, la stati) dell'MSC fun- 
ziona in modo perfettamente compatibi- 
le con quella di Unix nonostante queste 
profondissime differenze nell'ambiente 
operativo; i valori «impossibili» vengono 
sostituiti da valori plausibili, mentre gli 
altri vengono in qualche modo ricavati; 
cosi ad esempio il proprietario viene 
definito root (ossia il super-user), e le 
date di creazione e di ultimo accesso 
vengono considerate uguali a quella di 
ultima modifica. Bene, e per gli attributi? 
Tutti i file DOS sono leggibili, qui non c'è 
problema; per la scrivibilità basta consul- 
tare il bit «Read-only»; per l'eseguibili- 
tà... la stati) va nientemeno a controllare 
il suffisso del file per vedere se si tratta 
di un eseguibile DOS, e ritorna in ogni 
caso il valore appropriato. Questa accu- 
ratezza fa sì che portare un programma 
da Unix a DOS sia realmente molto 
facile. Il contrario è magari più difficile 
per via delle caratteristiche ANSI che il 
compilatore di Unix non ha; tuttavia se si 
sviluppa sotto DOS con la precisa inten- 
zione di portare il codice verso Unix, e 
dunque non si sfruttano le caratteristi- 
che più moderne quali il function proto- 
typing, non ci dovrebbero essere proble- 
mi di sorta. 

Il giudizio complessivo sul compilatore 
è dunque del tutto positivo; l'unica riser- 
va. se proprio vogliamo trovare il pelo 
nell'uovo, è costituita dal Microsoft Edi- 
tor che non ci ha molto entusìasmato. 
Un po' per la cattiva documentazione 
che lo accompagna, un po' per la compli- 
cata sintassi delle sue molte opzioni, 
nonostante le sue valide caratteristiche 
dopo diverse settimane di sforzi siamo 
tornati al nostro editor precedente. Ab- 
biamo l'impressione che si tratti di un 
prodotto ancora poco «rodato», soffe- 
rente dei difetti tipici dì una prima relea- 
se. La filosofia che lo ispira resta piutto- 


PROVA 

MICROSOFT C 5 1 


sto oscura, e non viene sempre istintivo 
capire qual è l'azione necessaria per fare 
ciò che si vuole fare. A parte ciò non ci 
piace affatto la proliferazione di directory 
invisibili che esso produce; tanto più che 
non c'è modo di arrestarne la crescita. 
La cosa peggiore è che queste directory 
vengono create ovunque ci si trovi, e 
non in un unico luogo per tutto il siste- 
ma: è quindi molto difficile tenerne trac- 
cia anche ricorrendo ad utility che per- 
mettono di visualizzare i file nascosti. 

Conclusioni 

Il compilatore MSC 5.1 costa caro, è 
vero; però offre molto al programmato- 
re. Offre innanzitutto un compilatore 
robusto ed estremamente ottimizzato, 
particolarmente adatto a trattare pro- 
grammi complessi; in secondo luogo 
un'ampia gamma di funzioni di libreria, 
specialmente curate sotto l'aspetto della 
compatibilità verso l'ambiente Unix; in 
terzo luogo un impareggiabile strumento 
di debugging interattivo a livello di sor- 
gente; in quarto luogo un simpatico 
ambiente di sviluppo integrato. A tutto 
ciò si aggiunga la possibilità di sviluppare 
codice per OS/2 ed il costo di circa 
ottocentomila lire può apparire giustifica- 
to. Soprattutto conveniente appare, in 
quest'ottica, il prezzo dei sorgenti della 
libreria standard: solo duecentomila lire, 
quasi un affare che ogni programmatore 
serio non può lasciarsi sfuggire. L'upgra- 
de dalle versioni precedenti costa invece 
duecentocinquantamila lire: non poco se 
si considera che in America l'upgrade 
dalla 5.0 è gratuito (per farsi perdonare il 
fatto dì aver messo in giro una versione 
con troppi bug). 

Certamente l'MSC non è un compila- 
tore per chi è interessato al C solo 
superficialmente; si tratta invece di uno 
strumento sofisticato adatto a professio- 
nisti del C. che possono sfruttarlo a 
fondo per ottenere codice particolar- 
mente curato ed efficiente. Altamente 
consigliato a chi sviluppa programmi 
complessi, magari con un occhio ad OS/ 
2, oppure sviluppa sono Unix e sotto 
DOS e vuole in ogni caso risultati di 
altissimo livello. 

Chi non può proprio permettersi una 
cifra del genere può sempre acquistare il 
solo QuickC, che dispone anche di un 
compilatore stand-alone che se non è pa- 
ragonabile all'MSC però non é nemmeno 
da disprezzare. Altrimenti può aspettare 
le annunciate controproposte Borland, 
nella figura di un rinnovato compilatore 
(Turbo C 2.0) e di un source debugger 
interattivo (Turbo Debug). La guerra in- 
somma continua senza esclusione di col- 
pi; rimaniamo in attesa del prossimo 
round, ne vedremo delle belle. »*« 

125 


PROVA 


Data Case Developer 

Un accessorio novità 
per un prodotto di successo 

di Francesco Petroni e Luigi Sandulli 


I l Data Ease è un prodotto che ha 
avuto una ottima critica ed un buon 
successo di pubblico in USA ed in 
Inghilterra. Le statistiche relative ai pro- 
dotti di tipo DBMS, cui il Data Ease 
appartiene, lo mettono al secondo po- 
sto I molto dietro al DBIII, eterno primo, 
ma davanti al gruppone degli altri) nelle 
vendite a livello mondiale. 

In Italia è distribuito, nella versione 
nazionale, dalla SiSoft. 

Si tratta di un DBMS in cui è ben 
risolto l'equilibrio tra facilità d'uso (EA- 
SE), anche da parte di un non esperto, e 
potenza delle funzioni, cosi come anche 
emerso dalla prova apparsa sul numero 
61 di MC. 


La famiglia Data Ease 

I signori della Data Ease International 
Ine. hanno continuato a lavorare, dando 
vita, oltre ad una nuova versione del 
Data Ease stesso, siamo alla 3.0 (ed è 
annunciata la 4.0 potenziata, soprattutto 
nella programmazione), anche a vari 
prodotti collaterali che formano in prati- 
ca una numerosa famiglia che gira intor- 
no al capostipite. 

I prodotti sono il Graf Talk, il Data 
Ease Developer e il Data Ease Runtime, 
che citeremo nell'articolo. Altro annun- 
cio interessante è il Data Ease Imag-ln, 
che permette il collegamento tra i file 
gestiti dal Data Ease e le immagini 


prodotte via scanner, permettendo in 
pratica la creazione di campi di tipo 
immagine (fino a 32 per singolo record). 

Il Developer, oggetto della prova, è 
un modulo aggiuntivo che fa corpo uni- 
co con il Data Ease, inserendo a monte 
una serie di menu e relative funzionalità 
atte a gestire aspetti abbastanza nuovi 
per un prodotto di questa categoria co- 
me quello della industrializzazione della 
produzione del software. 

Il Data Ease Runtime è complemen- 
tare al Developer in quanto ne utilizza 
una uscita. Serve per far «girare» appli- 
cazioni Data Ease anche in assenza del 
prodotto. Il Graf Talk è invece un pac- 
chetto che può girare anche da solo, 



126 


MCmicrocomputer n. 79 - novembre 1988 



PROVA 

DATA EASE DEVELOPER 


specializzato nella grafica di tipo busi- 
ness e in grado di leggere i dati diretta- 
mente in formato DE. Il Graf Talk può 
essere richiamato ed eseguito dal DE 
tramite l'esecuzione di un Report Com- 
pleto (che descriveremo tra un po’). 
L'effetto finale è praticamente il dise- 
gno di un grafico lanciato direttamente 
dal DE o dall'applicativo. 

Cosa è il Data Ease 

Tutti coloro ai quali fosse sfuggita la 
prova del Data Ease. ma hanno la rac- 
colta di MC, vadano a prendere il nume- 
ro 61. Per gli altri che non hanno la 
raccolta o sono pigri, ridescriviamo bre- 
vemente le principali caratteristiche del 
prodotto. 

Il Data Ease è un prodotto monofun- 
zionale specializzato nella gestione di 
banche dati relazionali. 

Per ogni Banca Dati che si gestisce 
possono essere creati 255 archivi, 
ognuno dei quali può contenere 65.535 
record, ogni record può contenere 255 
campi e ogni campo fino a 255 caratteri 
con un massimo di 4000 caratteri per 
record. 

Per ognuno di questi archivi si può 
gestire un modulo di acquisizione che 
occupa fino a 16 videate, si possono 
definire fino a 255 campi indicizzati (in 
pratica tutti) e si possono costruire fino 
a 255 report. Dimensionalmente più di 
quanto possa servire ad un qualsiasi 
utente finale che abbia un problema 
anche molto complesso. 

Filosofia del prodotto 

La caratteristicha «filosofica» del Da- 
ta Ease è che all’utente viene chiesto 
meno impegno da un punto di vista 
tecnico e operativo in fase di costruzio- 
ne dell'applicazione (davanti al compu- 
ter). ma. inizialmente, una più spinta 
capacità di analisi del problema (a tavoli- 
no... senza il computer) e quindi capaci- 
tà di individuare lo schematismo logico 
che sta alla base del problema stesso. 

Rimanendo su considerazioni accade- 
miche si può azzardare la tesi che questa 
filosofia sia del tutto opposta a quella che 
sta alla base dello spreadsheet, che è es- 
so stesso lo strumento con il quale analiz- 
zare il problema e trovarne la soluzione, 
che da un idea iniziale informe via via 
prende corpo sul tabellone. 

Altra caratteristica filosofica è quella 
di offrire un'unica modalità di lavoro, sia 
all'utente finale inesperto alle prese con 
un'applicazione monoarchivio, sia allo 
specialista che sviluppa procedura chia- 
vi in mano. Altri prodotti di DBMS molto 
noti, come il DBIII e il Paradox, offrono 


Data Ease Developer 
Produttore: 

Data Ease International. Ine. 
Seven Cambridge Drive. Trumbull, 
CT 0661 1 12031 374-600 

Distributore: 

SiSoft S.p.A. 

P.le Giulio Cesare 5 
20145 Milano 

Prezzo: L. 3,750.000 + IVA 


Moduli di acquisizione 

I moduli di acquisizione dati sono le 
schermate contenenti i campi da inseri- 
re e corrispondono in pratica ognuno ad 
un archivio dell'applicazione. Questa è 
la fase nella quale si svolge gran parte 
del lavoro in quanto contemporanea- 
mente alla creazione delle maschere si 
definiscono le strutture degli archivi. 


Data Ease Developer 
Maschera d'accesso. 
La maschera iniziale 
del Developer funzio- 
na nello stesso modo 
di quella del DataEase 
I rii . MC 611. e quindi 
chiede l'identilicalivo 
della banca dati, il no- 

password. con l'unica 
differenza che se si 
sta aprendo una banca 
dati creala preceden- 
temente. viene chie- 
sta una conferma sulla 
nelaborazione dei file. 



al contrario due differenti ambienti ope- 
rativi, quello interattivo e quello di pro- 
grammazione. 

Un'ultima caratteristica più esteriore 
è l'utilizzo di un'interfaccia (quasi un 
look) standard simile in tutte le masche- 
re e videate di tutti i prodotti della 
famiglia. Il look, che viene imposto an- 
che agli applicativi sviluppati, è sia este- 
tico che funzionale. Ad esempio il tasto 
F4 ha sempre il significato di uscita con 
conferma e il tasto F2 di abbandono, sia 
che si stia generando una maschera, sia 
che si stia gestendo un archivio, sia che 
si stia lanciando una stampa, ecc. 

Come funziona il Data Ease 

Per descrivere in sintesi il Data Ease 
la cosa migliore è ripercorrere le fasi 
principali nella costruzione di una proce- 
dura e commentarle. 

Appena caricato, il DE chiede il carat- 
tere identificativo del Data Base, e se si 
tratta di uno nuovo, dopo una richiesta 
di conferma, genera tutti i file atti a 
gestire quelli che saranno poi i compo- 
nenti della procedura (maschere, report, 
utenti, ecc.). 

Si può quindi cominciare il lavoro, che 
comporta la costruzione nell'ordine dei 
seguenti componenti: moduli di acquisi- 
zione. relazioni tra gli archivi, report (in 
pratica procedure batch e stampe), me- 
nu personalizzati, definizione di utenti. 


Si lavora in modalità Full Screen, quin- 
di, su una videata pulita dove si può 
liberamente scrivere o disegnare (con 
caratteri semigrafici) la maschera. Ogni 
volta che si vuole definire un campo, 
tramite il tasto FIO si accede ad una 
videata sottostante che consente di de- 
finire tutti i parametri. 

È proprio questo uno dei punti di 
forza dei Data Ease, in quanto gli attri- 
buti dei campi e gli automatismi defini- 
bili sono numerosissimi e in grado di 
svolgere non solo funzioni controllo sui 
dati immessi, ma anche buona parte 
delle funzioni di calcolo. 

Ci limitiamo a ricordare le caratteristi- 
che più interessanti. 

Il campo tipo SCELTA é senz'altro il 
più potente in quanto permette di gesti- 
re una tabella contenente fino a 99 
valori associati codificati con numeri 
progressivi. 

Tale tabella codificata con numeri pro- 
gressivi rimane nella struttura e quindi 
negli archivi sarà fisicamente conservato 
solo il codice numerico. È evidente che 
codice e sua scodifica saranno sempre a 
disposizione in qualsiasi fase di lavoro, 
sia nel trattamento del singolo Record 
(per immissione, modifiche, ecc.) sia nel 
trattamento di insiemi di Record (per 
stampe, elaborazioni batch, ecc), con evi- 
denti vantaggi, non solo in termini di oc- 
cupazione di memoria, ma anche di velo- 
cità e precisione del lavoro. 


MCmicrocomputer n. 79 - novembre 1988 


127 




PROVA 

DATA EASE DEVELOPER 


Altra caratteristica saliente di un ar- 
chivio Data Ease è la possibilità di defi- 
nire campi virtuali, anch'essi presenti 
solo nella struttura, sempre disponibili e 
che non producono occupazione di spa- 
zio fisico. Tali campi possono anche 
contenere dati prelevati da archivi corre- 
lati. 

Le relazioni 

La seconda operazione da eseguire, 
nel creare un’applicazione Data Ease. è 



i tot» i 

Menu principale opz 2 
Informazioni applica- 


li Developer serve per 
completare, anche ne- 
gli aspetti formali ed 
esteriori, la realizzazio- 
ne di una procedura 


formazioni necessarie 
per l'Kientihcaztone 
della procedura, nel- 
l'impostare le codili- 
che por la protezione 



Figura 2 

Data Ease Developer 
Menu pnncipale 

Developer contiene 

mano altri sotlomenu 

opzione che introduce 
a! menu pnncipale di 
Data Ease II Develo- 
per Quindi si installa ad 
un livello superiore ri- 
spetto al Data Ease 


quella di definire le relazioni presenti tra 
i vari archivi dalla Banca Dati, che con- 
sentono ad esempio di visualizzare su 
uno stesso modulo dati letti da più 
archivi tra loro relazionati. 

Il Data Ease permette di definire con 
estrema semplicità anche le più com- 
plesse relazioni visualizzando una ma- 
schera specifica nella quale vanno indi- 
cati i nomi dei moduli che si intendono 
correlare, i campi del primo e del secon- 
do modulo (fino a tre coppie) ed il nome 
che si vuol dare alla relazione. 


I Report 

A questo punto la banca dati è già 
funzionante ed è possibile inserire i dati, 
ricercarli, e stamparli, utilizzando i Re- 
port Veloci. 

Per attivare un Report Veloce basta 
premere il tasto F9 durante l'inserimen- 
to dati ed il Data Ease visualizza un 
menu che permette la definizione dei 
suoi contenuti, della forma estetica, 
ecc. Permette poi di eseguire la stampa 
e infine di salvarla per poterla riutilizzare 
in seguito 

È possibile tuttavia definire i Report 
Completi che offrono notevoli possibili- 
tà in più, rispetto agli altri. Tramite que- 
sti infatti è possibile definire oltre che 
stampe, procedure batch di calcolo, ag- 


giornamento. cancellazione ed altro. I 
Report Completi costituiscono in pratica 
il linguaggio di programmazione del Da- 
ta Ease. 

I Menu 

L'applicazione è ora pressoché com- 
pleta, manca solo un'interfaccia più pra- 
tica e veloce che permetta di accedere 
a tutte le funzionalità implementate, 
mancano in sostanza i menu. 

Questi vengono definiti tramite una 
apposita maschera che contiene il no- 
me del menu, il suo livello di protezio- 
ne, il suo titolo, e fino a nove opzioni 
che, a menu funzionante, compariranno 
sullo schermo e che sono del tutto 
simili ai menu nativi del Data Ease. 

Ora si può far girare la procedura per 
cominciare a testarne il buon funziona- 
mento. Se la procedura è destinata ad 
un utilizzatore é possibile definirne, tra- 
mite un'apposita sottoprocedura, il livel- 
lo di accesso ai dati, la password ed il 
nome di un eventuale menu costruito 
appositamente per lui. 

Considerando che si possono imple- 
mentare procedure di trasferimento dati 
e che nei Report Completi, tramite il 
Macrolinguaggio di Data Ease, è possi- 
bile scrivere veri e propri programmi, 
possiamo concludere che il Data Ease 


si presta senza dubbio all’utilizzo diretto 
da parte dell'utente finale, grazie anche 
alla sua «esagerata» e sempre presente 
interattività. 

Nei Report Completi, come detto, si 
possono utilizzare i vari comandi di pro- 
grammazione del Data Ease. Ed é nel- 
l'utilizzo pesante dei Report Completi 
che si differenzia l'attività dello speciali- 
sta. che con questo strumento «scrive» 
la procedura, da quella dell’utente fina- 
le, che è però sempre in grado di utiliz- 
zare tutte le altre funzionalità. 

Il Data Ease Developer 

Esteriormente si presenta con un sin- 
tetico manuale per l’utente, con un look 
identico, e quindi di buon livello, a quel- 
lo del Data Ease. la cui scatola contiene 
anche i tre dischetti del prodotto 

Il Developer mette l'utilizzatore di Da- 
ta Ease, chiunque esso sia, in grado di 
dare una veste professionale a tutte le 
procedure implementate, piccole o 
grandi che siano. 

Si tratta di un prodotto relativamente 
semplice, sia come numero di funziona- 
lità sia come difficoltà d'utilizzo, ma del 
tutto «nuovo» in quanto occupa un set- 
tore di mercato oggi vuoto, anche se 
ormai la produzione di software su PC è 
un'attività molto diffusa, nella quale sa- 
rebbe auspicabile la presenza di tool 
che facilitino sempre la industrializzazio- 
ne dalla produzione. 

Spieghiamo cosa intendiamo per «ve- 
ste professionale» che si dà, con il 
Developer, al prodotto finito. 

Il software applicativo in circolazione 
nella maggior parte dei casi è protetto 
dalla copiatura o dalla pluri installazione, 
è marcato da un numero seriale che lo 
distingue dalle altre copie, é corredato 
da una demo che ne illustra le caratteri- 
stiche principali. In genere ne esiste 
anche una versione per valutazione, ot- 
tenibile gratuitamente. 

Il Developer produce tutte queste co- 
se. ed altro ancora, per ogni applicazio- 
ne che viene sviluppata col DE. 

Ma non per questo è rivolto escluslva- 


128 


MCmicrocomputer n. 79 - novembre 1988 




PROVA 

DATA EASE DEVELOPER 


Menu principale opz 3 
Documentazione tec- 

II Developer può pro- 

voluminosa documen- 
tazione tecnica del- 
l'applicazione. suddivi- 

nenti Molto ellicaci. 
per la comprensione 
del lunzionamento 
della procedura stes- 
sa. sono l'albero dei 
menu e il grafico delle 
relazioni esistenti tra i 



Generazione del manuale tecnico 

L'opzione 3 del menu principale del 
Developer, produce una stampa con le 
specifiche tecniche deU'applicazione. 
Viene visualizzata una maschera ove 
selezionare i componenti che si voglio- 
no produrre in stampa. Si può stampare 
la lista dei moduli, dei report, quella 
degli utenti, delle stampanti e dei menu 
(fig. 4). 

La cosa più interessante riguarda la 
possibilità di stampare l'albero dei me- 


ntente a coloro che abbiano intenzione a 
commercializzare il prodotto su vasta 
scala, infatti può far comodo a qualsiasi 
utente finale che voglia produrre una do- 
cumentazione tecnica ed operativa della 
propria procedura, che gli sarà utile in ca- 
so di interventi, manutentivi. 

Come si usa 

È innanzitutto possibile trattare appli- 
cazioni già esistenti considerando che i 
file verranno rielaborati e quindi non sa- 
ranno più compatibili con il semplice DE. 
È possibile tuttavia scrivere direttamente 
dal Developer il programma, il pacchetto 
infatti va installato assieme al Data Ease 
che ne diventerà parte integrante. 

L'interfaccia utente del Developer è 
del tutto simile a quella del DE, e consi- 
ste in un unico menu principale dal 
quale è possibile eseguire le funzionali- 
tà aggiunte oppure, tramite la prima 
opzione, scendere nel DE. 

Esaminiamo quali sono le fasi neces- 
sarie ad implementare un pacchetto 
completo di tutto, permettendo che le 
varie fasi costituiscono nella giusta se- 
quenza le varie opzioni del menu del 
prodotto (fig. 2), 

Fase 1 : si crea l'applicazione Data 
Ease come descritto nella prima parte 
dell'articolo. 

Fase 2: si produce una versione, della 
alfa, per i test eseguiti dallo sviluppato- 
re. e poi la beta, che viene testata 
dall'utente. Solo cosi si è poi sicuri che 
il prodotto risponde alle specifiche ini- 
ziali. 

- Fase 3: tramite l'opzione 2 si inseri- 
scono le informazioni generali relative 
all'applicazione. 

Fase 4: l'opzione 3 permette di gene- 
rare il manuale relativo alle specifiche 
tecniche. 

Fase 5: è il momento di creare il 
manuale descrittivo della applicazione e 
l'opzione 4 ne genera uno completo. 

Fase 6: tramite l’opzione 5 si può 
creare una dimostrazione sulle funziona- 
lità dell'applicazione. 

Fase 7: l'opzione 6 permette di crea- 



re un disco o più, tramite i quali sarà 
possibile installare l'applicazione. 

Fase 8: tramite l'opzione 7 è possibi- 
le limitare un'installazione generata con 
l’opzione precedente nel numero di re- 
cord che i moduli potranno contenere, 
generando cosi una copia per valuta- 
zione. 

Fase 9: sempre tramite la 7 è possibi- 
le associare un numero seriale alla co- 
pia generata precedentemente. 

Esploreremo adesso più in dettaglio 
queste funzionalità per coglierne le ca- 
ratteristiche più significative. 

Informazioni generali 

L'opzione 2 del menu principale del 
Developer visualizza una maschera nella 
quale è possibile definire alcune infor- 
mazioni generali relative all'applicazione 
e a chi la ha sviluppata. Queste informa- 
zioni verranno in seguito utilizzate nei 
vari prodotti in uscita del Developer, 
come manuali e copie da installare. 

La figura 3 dà un'idea di quali dati 
inserire, c'è solo da soffermarsi sul co- 
dice di cifraggio che verrà utilizzato più 
avanti, dall’opzione 6 Generazione di 
una applicazione. Si tratta in pratica di 
un numero, composto da 10 cifre, che 
pilota direttamente l'algoritmo di codifi- 
ca dei dati su disco, crittografandoli. 


nu e il diagramma delle relazioni che 
correlano gli archivi dell'applicazione. 
Sono questi infatti i documenti, di tipo 
semigrafico, che aiutano più di tutti a 
comprendere come si articola la proce- 
dura e sono di valido supporto al manu- 
tentore dell'applicazione. 

Generazione del manuale utente 

È possibile produrre una documenta- 
zione dedicata all'operatività con la de- 
scrizione delle funzionalità della procedu- 
ra. Anche qui, tramite una maschera (fig. 
5), è possibile scegliere quali componenti 
formano il manuale. 

I componenti sono: 

— pagina principale (contenente le in- 
formazioni generali) 

— indice 

— introduzione 

— descrizione dell'interfaccia 

— installazione 

— come cominciare 

— descrizione della procedura. 

Inoltre possono essere prodotte varie 

appendici riguardanti informazioni sul- 
l'acquisizione dati, sulla configurazione 
standard del sistema e delle stampanti, 
sulle produzioni dei report veloci, sulla 
manutenzione, importazione dati e infi- 
ne sui messaggi di errore. 

Per quanto riguarda i primi compo- 


MCmicrocomputer n. 79 - novembre 1988 


129 



PROVA 

DATA EASE DEVELOPER 


nenti, di tipo testuale, è anche possibile 
scriverli con un qualsiasi prodotto che 
possa generare un file ASCII. Una volta 
definiti i componenti da stampare e i 
relativi file è possibile indirizzare la 
stampa sui tre out classici: video, carta, 
disco ASCII e, per i palati più esigenti, 
file per Ventura Publisher, con tanto di 
stile Data Ease per Ventura. 

Generazione 

di una demo automatica 

L'opzione 5 del menu principale del 



Menu principale opz 7 
Codifica dell'applica- 

leggere l'applicazione 
da copie e da usi inde- 
siderati. è possibile 
collegare la singola co- 
pia del pacchetto ad 

sene del Data Ease 



Developer permette di generare un di- 
sco Demo delle funzionalità e compo- 
nenti della procedura. 

Una demo consiste in una videata 
iniziale, una seconda che contiene infor- 
mazioni relative alla procedura e al pro- 
grammatore. altre con i vari menu, le 
varie maschere di acquisizione, e inoltre 
pagine di testo che possono essere 
aggiunte esternamente a commento di 
quello che si sta visualizzando. 

L'utente potrà far girare la demo in 
diversi modi: automaticamente, scher- 
mo dopo schermo, tasto dopo tasto. 

I vantaggi di una demo automatica 
non sono pochi, infatti è possibile far 
capire, anche ad un utente poco esper- 
to di PC, cosa fa e come funziona la 
procedura, senza per questo dargliene 
una copia, evitando quindi tutti i proble- 
mi che si incontrano in fase di installa- 
zione e di funzionamento. 

La durata di una demo può variare da 
10 a 20 minuti, anche perché una demo 
più lunga potrebbe risultare stancante. 
La demo finale è in pratica costituita da 
segmenti «registrati» alternati a videate 
descrittive. 

Creare copie della procedura 

Tramite la funzionalità 6. Creazione di 
un disco installazione, è possibile gene- 


Menu principale opz 6 
Creazione pacchetto. 
Realizzato e testato il 
prototipo della applica- 

pie DEMO autoesegui- 
bili I opzione 51. sia delle 
copie per valutazione 
lapplicazioni complete 
con limitazione sul nu- 
mero di record gestibi- 
li! sia. infine, le vane co- 
pie originali del pac- 
chetto applicativo. In 
questa fase viene an- 
che prodotto il pro- 
gramma batch di instal- 
lazione necessario al- 
l'utente per iniziare a la- 
rare delle copie che contengano o me- 
no i vari componenti base costituenti la 
applicazione originale (fig. 6). 

Quindi sono selezionabili separata- 
mente: le maschere di inserimento dati, 
le procedure di stampa e di calcolo 
(report), le procedure di importazione ed 
esportazione dati, i menu utente, le 
correlazioni tra gli archivi, gli utenti defi- 
niti, le definizioni di stampanti, ecc. 

La caratteristica più importante di 
questa funzionalità è la possibilità di 
proteggere le maschere di acquisizione 
dati e i report con un algoritmo coman- 
dato dal codice definito nella maschera 
delle informazioni generali (funzionalità 
2) del menu principale. 

Serializzazione di una copia 
per installazione 

Tramite questa opzione è possibile 
personalizzare la copia generata con la 
funzionalità precedente, attribuendole 
un. numero seriale (fig. 7). 

È anche possibile vincolare il funzio- 
namento della procedura ad un numero 
seriale di Data Ease, in modo da non 
permetterne il funzionamento con altre 
copie. 

Questa funzionalità permette di defi- 
nire anche un limite alla gestione dati 
dei moduli, in modo da rendere la copia 


funzionante a tutti gli effetti, ma inutiliz- 
zabile da un punto di vista operativo. 

Possono essere inoltre definite altre 
informazioni relative alla copia che si sta 
generando, come il nome dell'applica- 
zione, la data di scadenza, oltre la quale 
il programma non funziona più, la ver- 
sione, e notizie sul copyright, ecc. 

In collegamento al Data Ease Runti- 
me si produce infine un’applicazione 
eseguibile, corredata dei soli moduli Da- 
ta Ease necessari alla sua esecuzione. 
In tale maniera ovviamente l'applicazio- 
ne. corredata del Runtime, può girare 
senza aver necessità del Data Ease. 

Conclusioni 

Del Developer ci è parsa interessante 
soprattutto la filosofia, che automatizza 
la produzione di tutti quei documenti 
che comunque bisogna fornire quando 
si realizza un’applicazione destinata in 
genere ad un uso in un reale ambiente 
applicativo, e destinata ad avere «una 
vita» sufficientemente lunga. 

Il Data Ease Developer ovviamente è 
utilizzabile da chi usa già il Data Ease, 
sia individualmente sia nell'ambito di 
una organizzazione (Aziende, Software 
House), 

In particolare per quest'ultime. è inte- 
ressante il riversamento in Ventura, con 
il quale le documentazioni delle varie 
applicazioni assumono lo stesso stile 
estetico. 

L'esistenza di un accessorio del ge- 
nere, che fondamentalmente riduce i 
tempi di sviluppo di una applicazione e 
della sua documentazione, potrebbe in- 
durre anche chi oggi non usa il Data 
Ease. ma produce software applicativo, 
a riconsiderare gli strumenti con i quali 
lavorare. 

Sarebbe peraltro auspicabile che que- 
sto tipo di tool si diffondesse anche 
negli altri mondi, a tutto vantaggio, in 
definitiva, della qualità e dei costi di 
manutenzione del software in circola- 
zione. 


130 


MCmicrocomputer n. 79 - novembre 1 988 







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MEMORIE OTTICHE 


di Angelo La Duca 


AppleCD SC 


Lo avevamo annunciato in 
occasione della sua 
presentazione alla conferenza 
Microsoft sui CD-ROM, 
tenutasi a Seattle nel marzo 
scorso. È il primo lettore 
marchiato Apple per la 
gamma dei computer 
dell'azienda di Cupertino: un 
ottimo esordio 



Cosa sia l 'AppleCD SC è presto det- 
to: una periferica intesa come memoria 
di massa a sola lettura ossia, più esatta- 
mente, un drive per CD-ROM. È nato 
espressamente per la famiglia di pro- 
dotti Macintosh, quindi prevede una fa- 
cilità di uso e di installazione decisa- 
mente all'altezza dell'interfaccia utente 
che ha reso famose queste macchine. 

La scelta dei computer Mac non è 
forzata, ma dato che l' AppleCD SC lavo- 
ra tramite un'interfaccia SCSI, ecco che 
diventa fondamentale usare il Macin- 
tosh, anche perché al momento vi sono 
i device di gestione solo per questo 
computer. 

Questo non è il primo lettore di CD- 
ROM per Apple che appare sul merca- 
to, tempo fa abbiamo visto varie altre 
marche di drive collegate al Mac, tutte 
però con sistemi un po' più elaborati e 
meno user friendly della soluzione mar- 
chiata con la mela, inoltre non era anco- 
ra stata definita la norma ISO 9660, 
ossia lo standard High Sierra per la 
gestione dei dati sul disco. 

Questo aveva perciò portato ad una 
serie di incompatibilità fra prodotti ottici 
per il «melone», cosa che ora non si 
verifica più. 

Small Computer 
System Interface (SCSI) 

SCSI è la parola chiave che lega l'Ap- 
ple al mondo delle memorie ottiche a 
sola lettura. Il drive, infatti, deve essere 
collegato al computer attraverso un ca- 
vo SCSI; la cosa è semplicissima, ma è 
importante avere chiare alcune cosette 
su quello che è una catena di periferi- 
che SCSI, altrimenti si combinerà un 
pericoloso pasticcio. 

I prodotti che usano la SCSI quale 
interfaccia devono essere posti in una 
vera e propria catena, dato che la con- 
nessione è a cascata uno dopo l'altro 
con i terminatori all'inizio ed alla fine 
della stessa. 

Ma come fa il computer, primo anello 
della catena ad accedere ad una di 
queste periferiche che, perciò, sono tut- 
te collegate con una sorta di bus? 

È necessario che ogni singola unità 
sia identificata con un numero univoco, 
numero che ne identifica anche la priori- 


tà all'interno del sistema. In tal modo 
non vi sarà mai un conflitto di accessi, 
chi ha la priorità maggiore (quindi l’iden- 
tificativo più alto) sarà la prima ad esse- 
re chiamata in causa, poi se non è 
necessaria si passerà alla successiva, 
oppure si userà direttamente la periferi- 
ca necessaria tramite il suo identificati- 
vo di priorità. Appare quindi chiaro che il 
drive per CD-ROM Apple dovrà avere 
una sua priorità all'interno della catena 
che useremo; attenzione anche nella 
più piccola configurazione esiste una 
catena: il computer ed il lettore, oppure 
il computer, l'hard disk e l'AppleCD. 

È quindi fondamentale che ogni anel- 
lo abbia un suo numero di priorità unico, 
cosa che viene automaticamente setta- 
ta dall'Apple per i suoi prodotti SCSI. 
Qualora nel vostro sistema sia presente 
qualche altro apparecchio di poduzione 
non Apple allora è bene che ricontrollia- 
te un po' di cosette. 

Installazione hardware 

Inserire l'AppleCD SC è un lavoro che 
non occupa più di un quarto d'ora, nei 
casi peggiori venti minuti, di cui cinque 
impiegati per sballare l'apparecchio ed i 
relativi accessori... È infatti di una sem- 
plicità estrema, ma l'unico punto da 
curare è decisamente quello della priori- 
tà SCSI e della scelta del cavo da ado- 
perare. 

Una volta sballato, il lettore si presen- 
ta nella sua veste di parallelepipedo 
grigio che ha sul lato anteriore l'alloggia- 
mento per il caddy (il portadischi), i led 
di accensione e di «in use», la presa per 
la cuffia ed il potenziometro del volume. 
Il lato posteriore ha invece le due prese 
SCSI, i pin di collegamento audio, il 
selettore di priorità e l'interruttore di 
accensione/spegnimento. 

Il punto più importante è proprio quel- 
lo di definire la priorità dell'apparecchio: 
il settaggio di fabbrica gli dà uno SCSI 
ID pari a 3, quindi può essere preso ed 
usato già nella maggior parte di casi, in 
quanto il computer ha identificativo 7, 
mentre il disco rigido interno dei Mac è 
presettato a 0. Qualora un'altra periferi- 
ferica del sistema abbia già la priorità 3, 
sarà necessario cambiare quella di de- 
fault dell'unità CD-ROM. Questo è an- 


132 


MCmicrocomputer n. 79 - novembre 1988 


MEMORIE OTTICHE 


che necessario farlo qualora si acquisti 
un secondo lettore, quindi impostato in 
fabbrica con un ID uguale a 3... La 
variazione del livello dì priorità è una 
cosa semplicissima, basta armarsi di 
spillone o di un fermaglio aperto e, 
inserendolo nell'apposito foro sotto la 
finestrella che mostra l'ID, basta spin- 
gere con delicatezza. Ad ogni nostra 
pressione cambierà l'identificativo SCSI 
del drive, sarà quindi sufficiente conti- 
nuare sino a che non appare il numero 
desiderato. 

Dopo avere settato il drive in tal mo- 
do, lo step successivo è quello della 
definizione del tipo di cavo da adope- 
rare. 

Esistono infatti due tipi differenti di 
cavi per collegare il CD-ROM drive: 
quello di sistema o quello per le periferi- 
che. La differenza è fondamentale, in 
quanto il primo serve solo nel caso si 
debba connettere l'AppleCD SC diretta- 
mente alla presa SCSI del Macintosh 
(Plus, SE, II); infatti solo in questo fran- 
gente si ha la corrispondenza dei due 


AppleCO SC 

Costruttore: 

Apple Computer Ine. 

Cupertino California. USA. 

Distributore: 

Apple Computer Spa 
Via Rivoltane. 8 
20090 Segrete IMI I 

Prezzi UVA esclusa): 

AppleCO SC L. 1.990.000 


sistemi, che però possono aver bisogno 
o meno del terminatore. 

Se il nostro Mac non possiede hard 
disk, non possiede nemmeno il termina- 
tore SCSI interno che contraddistingue 
questo tipo di unità, quindi è necessario 
inserirlo fra il cavo ed il CD-ROM. Cosa 
sia il terminatore è presto detto: «un 
contenitore di plastica che contiene del- 
le resistenze terminanti che debbono 
garantire l'integrità del segnale all'inter- 


no della rete SCSI», citando il manuale 
dell'AppleCD SC. 

Qualora il nostro Mac abbia il suo 
bravo hard disk (quindi il terminatore 
interno), basterà apporre l'altro termina- 
tore sulla seconda presa SCSI del drive 
per CD-ROM. 

Se invece abbiamo già altre periferi- 
che SCSI connesse al nostro sistema, 
dovremo usare il cavo periferiche per il 
nostro lettore; la differenza è data dalla 
presenza di due connettori da 50 poli 
identici alle due estremità del cavo, 
connettori per le prese SCSI delle peri- 
feriche, appunto, quindi incompatibili 
con le prese sul retro del Mac. In simile 
situazioni è necessario usare il termina- 
tore sull'ultimo elemento SCSI della re- 
te, fermo restando il fatto che ve ne 
deve essere uno all'inizio. Perciò se 
abbiamo un Mac con hard disk basta 
semplicemente «terminare» l'ultima pe- 
riferica, in caso contrario si dovrà mette- 
re il «terminator» anche sul cavo di 
collegamento del primo anello SCSI al 
computer. 


Per poter far 
funzionare 
correttamente l'Apple 
CD SC. è importante 
eseguire 
correttamente le 
connessioni SCSI con 
le altre periferiche. In 
questo grafico 
vengono presentate 
varie possibili 
situazioni di 
collegamento con 
unità dotate di 
terminatoti interni o 
esterni, 



MCmicrocomputer n. 79 - novembre 1 988 


133 


MEMORIE OTTICHE 



Installazione software 

Certamente il prologo sulla porta 
SCSI è decisamente fuorviarne, può far 
credere che sia complicato installare 
l'AppleCD SC. ma vi assicuro che è 
molto più lungo e difficile dirlo che farlo. 


Per ciò che riguarda il software la cosa 
è ancora più semplice: basta inserire il 
dischetto fornito con il lettore nel drive 
ed aprirlo clickandogli sopra. A questo 
punto bisogna anche aprire la propria 
cartella sistema e copiarvi le due icone 


«Apple CD-ROM» e «CD Remote Init», 
che contengono i driver adatti per gesti- 
re la nuova risorsa. Basterà quindi reset- 
tare il computer ed ecco che apparirà 
sullo schermo la nuova icona del drive 
CD-ROM. subito disponibile per l’uso. 



Il software su CD per Mac 

Esiste già del software su CD per il Mac : 
tanto é vero che ci è giunto assieme al drive 
un disco Apple che contiene un bel po' di 
cosette È stato latto fisicamente dalla Sono- 
press. men tre la preparazione dei dati è ope- 
ra della CD Systems di Varese, la quale ha già 
realizzato altri titoli per Mac per conto della 
Banca Popolare di Sondrio. 

Il titolo è » Technical Publishing CD » ed. 
ovviamente, contiene letteratura tecnica di 
riferimento vi sono infatti degli slack Hyper- 
Card relativi alla « Officina Biturbo » I a quale 
casa automobilistica si ri feriscono FI ed alla 
Ducati. Sono conditi con animazioni e suoni 
decisamente d'effetto Oltre alla cartella Hy- 
perCard ve ne sono altre due. denominate 
Mac II e Mac SE: contengono dei dimostrati- 
vi di software per i due elementi della fami- 
glia Apple: qualche nome: Topcad. Simul. 
CADMOVER, SpaceEdit eccetera 

Gli altri CD attualmente reperibili sono una 
collezione di immagini, loto, mappe, disegni 
eccetera memonzzata in formato TIFF (Tag 
Information File Formati o EPS lEncapsula- 
ted PostScript) in un CD chiamalo appunto 
« CD-ROM Art Collection» Naturalmente é 
destinato a chi lavora in grafica o nel settore 
DTP La discovery System, quella di CD- 
ROM Sampleper MS-DOS. sta per pubblica- 
re un CD di software di pubblico dominio per 
Mac. una vera e propria chicca prelibata In- 
vece. la BCS di Boston vende per 75 dollan 
una libreria di applicazioni, ma se vi interessa 
solo il public domain software per circa 200 
dollari potrete acquistare dalla Educomp cali- 
forniana un'altra raccolta di questo tipo di 
programmi Non dimentichiamo che il Mac 
può leggere i CD in formato High Sierra Sta 
però all'applicativo convertire i dati in un for- 
mato più consono al sistema. 


134 


MCmicrocomputer n. 79 - novembre 1988 




MEMORIE OTTICHE 



Le due immagini illustrano i due tipi di cavo necessari per collegare l'AppleCD SC al nostro sistema Macintosh: la foto a sinistra mostra quello necessario per il 
collegamento ad un'altra periferica SCSI già presente, mentre quello a sinistra serve per collegarlo al computer. Il piccolo connettore è il terminatore 


Operatività 

È importante notare che è necessario 
accendere prima le periferiche e poi il 
computer, altrimenti il lettore non viene 
riconosciuto dal sistema. Definito que- 
sto punto si può quindi leggere il CD- 
ROM vero e proprio, però per fare ciò 
bisogna inserire il disco nel drive. A tal 
proposito si deve mettere il CD nel 
caddy. ossia in quel contenitore protetti- 
vo di plastica che preserva il disco dalle 
possibili abrasioni. 

È importante notare che sebbene i 
CD siano virtualmente insensibili alle 
abrasioni ed al maltrattamento, è bene 
non rischiare: se cambiano pochi bit in 
disco musicale la faccenda non è udibi- 
le. ma se avviene nei dati può essere 
molto grave... Avendo propriamente in- 
serito il disco nel caddy e poi messo il 
tutto nel drive, basterà clickare l'icona 
del drive per CD-ROM ed il gioco è 
fatto! In effetti il drive è visto come se 
fosse uno standardissimo drive per il 
Mac, quindi con il totale supporto del 
file System HFS; l’unico problema è che 
non è possibile scrivere sul disco, ovvia- 
mente! 

La Apple supporta lo standard High 
Sierra (ISO 9660), ma è compito del- 
l'applicazione gestire i dati in tale forma- 
to sul disco, presentandoli poi a video 
come se fosse un device standard HFS. 

Musica 

Lo schema a blocchi dell'AppleCD SC 
prevede vari elementi: 

— Una unità di lettura con la testina 
laser. 


— Un servosistema di verifica e corre- 
zione della messa a fuoco e della veloci- 
tà di rotazione. 

— Un circuito di lettura dati e correzio- 
ne d’errore. 

— Un circuito di gestione del sistema. 

— Una scheda SCSI. 

— Un sistema di conversione analogica 
per la lettura dei CD audio. 

Appare quindi chiaro che il drive è 
anche in grado di «suonare»... ossia di 
riprodurre i dischi musicali, fornendo 
un'uscita audio sia per cuffia che per 
una normale connessione all'impianto 
stereo di casa tramite i consueti pinjack 
RCA. 

Per poter fare queste feature, è però 
necessario usare un apposito accesso- 
rio software, fornito di corredo col dri- 
ve: il «CD-Remote». 

Questo programma è presente sul 
disco da 3 ”1/2 consegnato nella confe- 
zione. e per installarlo basta semplice- 
mente copiarlo sulla cartella di sistema 
del disco di lavoro. Per attivarlo basta 
scegliere CD-Remote dal menu mela 
del Mac. Apparirà quindi sullo schermo 
un «telecomando» con 15 tasti e un 
display, in grado di gestire compieta- 
mente il drive. Le possibilità offerte 
prevedono la scelta della traccia da ri- 
produrre, la ricerca veloce in avanti e 
indietro, la pausa, lo stop, eject e alcune 
funzioni particolari. Fra queste annove- 
riamo la gestione dei due canali audio, 
la possibilità di programmare la sequen- 
za dei brani da suonare o di avere la 
funzione «shuffle» play, ossia ascolto in 
ordine casuale delle tracce. Si può an- 
che mettere una serie di marcatori sulle 


tracce da ascoltare ed impostare una 
ripetizione di ascolto fra i marcatori così 
settati. 

Fra le utility più carine possiamo cita- 
re la possibilità di crearsi delle liste 
d'ascolto personalizzate, con il nome 
del disco e la sequenza di brani preferiti, 
anche'essi rinominabili a piacere: in- 
somma una sorta di FTS (Favourite 
Track Selection) dei lettori audio, ma 
con possibilità molto maggiori. 

Conclusioni 

È sempre interessante verificare i 
«numeri» del lettore, che naturalmente 
possono essere diversi dalla media solo 
su certi parametri, poiché certi fattori 
sono definiti degli standard. Natural- 
mente un tempo di accesso medio alla 
traccia variabile da 55 a 1 30 millisecondi 
non è da considerarsi lento, anzi tutt’al- 
tro: un drive per CD-ROM non è proget- 
tato come hard disk, dato che le carat- 
teristiche funzionali sono ben diverse. 
La velocità di trasferimento dati verso 
l’host è uno dei famosi standard da 
rispettare : 150 K al secondo o 172, a 
seconda che si lavori con dati o suoni, 
mentre la velocità della rete SCSI è di 
ben 800 kbyte al secondo. 

I numeri sono quindi ottimi e ampia- 
mente negli standard, il supporto High 
Sierra è garantito dal software di siste- 
ma (è però compito dell'applicazione 
saperlo interpretare), l'affidabilità del no- 
me Apple è proverbiale e la facilità di 
installazione ne fanno una vera e propria 
chicca prelibata: cos'altro aggiungere 
se non un dieci e lode? mc 


MCmicrocomputer n. 79 - novembre 1988 


135 



DESK TOP PUBLISHING 


di Mauro Candirti 


Smau: 

una vetrina per il Dtp 


Che quest'anno anche allo 
Smau ci si sia accorti del Dtp, 
era dimostrato da alcuni fatti 
essenziali. Innanzi tutto il 1° 
PublishINscena, 
manifestazione votata alla 
dimostrazione dei sistemi di 
Dtp applicati alle differenti 
realtà aziendali ed editoriali. In 
secondo luogo il Dtp trova 
finalmente un suo spazio 
all' in terno del catalogo Smau 
con una sezione 
completamente ad esso 
dedicata per la ricerca degli 
espositori in grado di offrire 
servizi e/o prodotti per questo 
settore: ben sei pagine di 
elenco per un totale di quasi 
150 espositori. 

Evidentemente per illustrare 
tutti i prodotti di questi 150 
espositori un numero intero di 
MC non basterebbe di certo: 
faremo, quindi, una carrellata 
sui prodotti più interessanti, 
sulle novità e, come 
promesso lo scorso numero, 
vedremo cosa propone di 
nuovo il mercato delle 
stampanti laser 


1° PublishINscena 

Iniziamo con questa utilissima iniziati- 
va che ha voluto veramente avvicinare il 
grande pubblico al Dtp. AH'interno del 
padiglione 21 è stata allestita un’area di 
oltre 500 mq con posti a sedere per 1 00 
persone: la platea poteva seguire con 
l'ausilio di due videoproiettori le dimoj_ 
strazioni della durata di - , 

45 minuti. ^ Q 



Dalle 10 alle 
18 si susseguivano sul 
palco ben 10 dimostrazioni ogni giorno, 
cinque al mattino su un argomento e 
cinque il pomeriggio su un altro argo- 
mento. In totale cinque differenti argo- 
menti e precisamente: Impaginazione 
Aziendale (progettazione e realizzazione 
di newsletter, bollettini, circolari, de- 
pliant, listini, relazioni e bilanci). Grafica 
e Illustrazione (creazione di disegni ed 
elaborazione grafica, progettazione di 
marchi e logo aziendali, digitalizzazione 
delle immagini, realizzazione di presen- 
tazioni), Modulistica Commerciale (rea- 
lizzazione in modo semplice e creativo 
di carta intestata, biglietti da visita, mo- 
duli per fatture, bolle di consegna), Im- 
paginazione Editoriale (testimonianze da 
parte di editori che utilizzano il Dtp per 
le loro realizzazioni) e Documentazione 
Tecnica (manualistica, schede tecniche 
di prodotto, integrazioni di immagini rea- 
lizzate in campo CAD). Queste presen- 
tazioni, tenute da esperti e specialisti 
del settore, avevano un taglio decisa- 
mente pratico con esempi reali di rea- 
lizzazioni. delle quali se ne esaminava la 


genesi in tutti i suoi punti e il metodo di 
risoluzione dei differenti problemi af- 
frontati. L'organizzazione «artistica» e 
tecnica è stata curata dalla rivista Italia 
Publisher con la collaborazione della so- 
cietà di pubbliche relazioni Bit Relation. 
Numerosi gli sponsor, nomi senza alcun 
dubbio tra i più importanti nel settore 
del Dtp e non solo: Ap- 
? pie, Akron. Compaq, Del- 

[--V. ta, Digigraph. Elcom. 

IBM, Iret System, J. 
Soft. Macchingraf. 
Mannesmann, Offset 
Italia, Olivetti Cicero, 
Rank Xerox, Thema, 
VGS. Inutile dire che 
la partecipazione di 
pubblico è stata note- 
vole: quasi 2000 persone han- 
no seguito le dimostrazioni e decretato, 
quindi, il successo di questa manifesta- 
zione che senza dubbio sarà ripetuta il 
prossimo anno. 


Agfa 


È finalmente disponibile la piccola la- 
ser della Agfa già presentata in occasio- 
ne di ExpoEdit ’88. Nata dall’esperienza 
della sorella maggiore P400PS, allo 
Smau era presente la P3400PS, una 
stampante PostScript a 400 punti per 
pollice dalle eccezionali caratteristiche: 
memoria Ram da 6M (4M per bitmap. 
1M memoria virtuale e 1M per memo- 
rizzazione caratteri), disco rigido da 
20M, 73 font nella versione standard, 
due cassetti da 250 fogli di carta ciascu- 
no, possibilità di uscita dei fogli a faccia 
in alto o in basso, produzione fino a 
10.000 pagine al mese, interfaccia se- 
riale, parallela. Apple Talk. Insomma tut- 
to ciò che si può desiderare da una 
stampante laser per grossi livelli di pro- 
duzione in Dtp. Sempre nello stand Ag- 
fa abbiamo trovato anche gli scanner 
della serie Focus, disponibili in due ver- 
sioni: da 600 e da 800 punti per pollice. 


136 


MCmicrocomputer n. 79 - novembre 1988 


DESK TOP PUBLISHING 



Anche questo è senza dubbio un pro- 
dotto al di là della media: con questi 
livelli definizione si possono ottenere 
immagini veramente eccezionali specie 
se vengono poi utilizzati dispositivi di 
output tipo Linotronic. E per chi non 
necessita di tutta la risoluzione dei 600 
o degli 800 punti per pollice può sce- 
gliere definizioni inferiori fino a 75 punti 
per pollice (con ben 12 step), La veloci- 
tà di scansione è anch'essa ecceziona- 
le: 34 secondi per i 600 punti per pollice 
e 62 per gli 800. 

Apple 

Tre le principali novità presentate da 
Apple nel suo sempre affollatissimo 
stand allo Smau. tutte e tre in qualche 
modo legate al mondo del Dtp. In pri- 
mis troviamo il nuovo Macintosh llx: il 
nuovo processore 68030 completo di 
coprocessore matematico 68882 rendo- 
no questo nuovo Macintosh tra i perso- 
nal computer più veloci al mondo e, 
quindi, molto adatto ad elaborazioni gra- 
fiche complesse come molte volte si 
trovano nel Dtp. Inoltre è dotato di una 
nuovissima unità disco interna in grado 
di riconoscere e leggere automatica- 
mente il nuovo formato da 1 ,4M, i pre- 
cedenti formati da 800K a 400K e persi- 
no il formato classico da 1,4M in MS- 
DOS. 

Più direttamente legato al Dtp trovia- 
mo il nuovo scanner. Del tipo a superfi- 
cie piana, consente di digitalizzare im- 
magini con dimensioni fino a 216x356. 
mm. La risoluzione è selezionabile a 
scelta da 75 a 300 punti per pollice, 
mentre il tipo di ripresa può essere al 
tratto, mezzatinta o chiaroscuro (fino a 
16 livelli di grigio), I livelli di contrasto 
sono 8, quelli di luminosità 16 e di 
soglia 16. anch’essi. Le mappature dei 
grigi sono tre (+ chiaro, normale. + 
scuro) mentre le retinature sono del 
tipo Bayer, a spirale. 2x2. lineare oppure 
definibili dall'utente. In uscita potremo 


avere tre differenti formati: PICT. TIFF e 
MacPaint. Il collegamento con Macin- 
tosh avviene attraverso l'interfaccia 
SCSI. Per leggere un documento di 
formato A4 necessitano circa 20 secon- 
di. Lo scanner viene accompagnato da 
un apposito software per la lettura delle 
immagini di nome AppleScan. ma è 
possibile utilizzare anche altri software 
compresi quelli specifici OCR per la 
lettura dei caratteri. 

Infine Apple CD SC. un unità di lettu- 
ra di CD-ROM con capacità di 550M di 
dati (equivalenti a circa 270.000 pagine 
dattiloscritte oppure 2000 immagini ad 
alta definizione): la compatibilità di que- 
sto lettore con gli standard HFS, High 
Sierra e ISO-9660 fa ben sperare sulla 
disponibilità di numerosi CD-ROM con 
archivi di immagini ad altissima defini- 
zione utilissimi nel campo del Dtp. 



Lo scanner di Apple, ideale complemento per il 
Macintosh, 


Atari 

Le interessanti prestazioni del siste- 
ma basato su Atari ST e relativa stam- 
pante laser a basso costo hanno fatto sì 
che nascessero altri programmi di Dtp 
oltre a Fleet Street, presentato lo scor- 
so anno. Infatti quest'anno abbiamo tro- 
vato Timeworks DTP, un programma il 
cui punto di forza sta nella semplicità 
d'uso. Praticamente tutte le funzionalità 


di un buon programma di Dtp sono 
presenti compresa la possibilità di gesti- 
re fino a 9 colonne in una pagina. Inte- 
ressante la possibilità di gestire l'uscita 
del documento su 5 differenti stampan- 
ti: Epson 9 aghi e compatibili, Epson 24 
aghi e compatibili, LaserJet HP, Laser 
Atari SLM804, Laser PostScript. 

C.ltoh 

Importate dalla Adelsy di Milano, le 
stampanti laser della C.ltoh rispondono 
ai principali standard di mercato. Il mo- 
dello utilizzabile nel campo del Dtp è la 
Lips 10, una laser da 10 pagine al 
minuto, con un'ottima emulazione sia di 
HP LaserJet che di stampanti ad aghi 
tipo Epson (in caso di utilizzi come 
stampanti di linea per reti o sistemi). Da 
notare la presenza del linguaggio LCL 
per creazioni testo combinato con gra- 
fica. 

Molto interessante per un Dtp di tipo 
aziendale (soprattutto per la creazione 
di modulistica) la nuova CI E 3000, stam- 
pante non laser, ma a deposito di ioni: 
la risoluzione è la stessa delle laser con 
300x300 punti per pollice, tuttavia si 
può arrivare fino a 45 pagine al secondo 
nella produzione di modulistica azien- 
dale. 

Canon 

Abbiamo potuto finalmente toccare 
con mano le nuove laser in grado di 
stampare documenti in fronte/retro. Le 
caratteristiche dei modelli Canon sono 
pressoché identiche ai precedenti a par- 
te questo fatto di poter stampare il 
foglio sulle due facciate. È interessante 
tuttavia sapere che questa nuova mec- 
canica è disponibile anche per altri fab- 
bricanti di laser; Hewlett-Packard ha già 
annunciato un suo modello con tale 
meccanica, mentre Apple, l’altra grande 
casa consumatrice di meccaniche Ca- 
non, non si è ancora espressa. 

Disponibile anche il nuovo scanner 
Canon IX-12F. uno scanner piano ma 
con possibilità di trasformazione a scan- 
ner con foglio mobile attraverso un ap- 
posito adattatore che consente di leg- 
gere in sequenza fino a 20 fogli (molto 
utile soprattutto nel campo della lettura 
di testo di tipo OCR). 

Compugraphics 

Se la risoluzione della stampante la- 
ser non vi è più sufficiente e avete 
qualche risparmio da parte potrete an- 
che decidere di acquistarvi una foto- 


MCmicrocomputer n. 79 - novembre 1 988 


137 


DESK TOP PUBLISH1NG 



compositrice a basso costo e prestazio- 
ni pari a quelle dei modelli più costosi. A 
proporla è la Compugraphics: il modello 
CG9400PS completo di interfaccia RIP 
e hard-disk. Per 80 milioni avrete quindi 
una foto unità e relativa interfaccia com- 
pleta del set standard di 73 caratteri 
PostScript, con definizione in uscita di 
1200 o 2400 punti per pollice. 

Dataproducts 

LZR 1260: questa la sigla della stam- 
pante laser proposta da Dataproducts 
per il mondo Dtp. Caratteristiche abba- 
stanza standard, comprendendo Post- 
Script e relativi font principali. 300 punti 
per pollice, interfacce seriale, parallela e 
Apple Talk, memoria da 4M. La caratte- 
ristica principale è il numero di copie 
mese che tocca le 1 0.000/mese portan- 
do questa stampante nel mondo delle 
alte tirature. Ricordiamo nella famiglia 
delle stampanti laser Dataproducts la 
serie LZR-2600 nella quale troviamo le 
prime stampanti in grado di stampare 
fino al formato doppio Uni (A3), pratica- 
mente un formato tabloid come quello 
utilizzato dal quotidiano La Repubblica. 

Delta 

SuperMAC, Textronix, Datacopy, 
XPress: ecco i nomi delle case presen- 
tate da Delta allo Smau. Molto ammirati 
logicamente i grandi monitor a colori 
della SuperMAC, ma anche le stupende 
stampe a colori ottenute con la stam- 
pante a trasferimento della Textronix. 
Molto interesse anche per gli scanner 
Datacopy: tre modelli con caratteristi- 
che in crescendo, fino a ben 256 livelli 
di grigio e software OCR per leggere 
testi con Macintosh. Abbiamo potuto 
anche vedere la versione italiana di 
XPress, senza dubbio uno dei più utiliz- 
zati programmi di Dtp su Macintosh: 
abbiamo già in mano questa versione 
che ci accingiamo a provare per darve- 
ne al più presto un'ampia e dettagliata 
descrizione in uno dei prossimi numeri 
di MC. 

Fujitsu 

Fujitsu presentava allo Smau tre nuo- 
ve stampanti della serie RX capaci ri- 
spettivamente 5, 12 e 17 pagine al 
minuto. Studiate soprattutto per un fun- 
zionamento come stampanti di linea in 
reti o in situazioni di multiutenza, que- 
ste stampanti non disdegnano comun- 
que di occuparsi di Dtp di tipo azienda- 
le. Come caratteristiche principali trovia- 
mo i soliti e più che sufficienti 300 punti 
per pollice, mentre per quanto riguarda 


le emulazioni notiamo con piacere l'e- 
mulazione anche del linguaggio grafico 
HPGL che consente un facile utilizzo di 
queste stampanti come tracciatori di 
diagrammi o di disegni tecnici che tro- 
verebbero il loro classico output in un 
plotter. Molto curato anche il problema 
della manutenzione, semplice e veloce. 

Hantarex 

La nota casa produttrice di monitor 
per computer e altre applicazioni, ha 
annunciato allo Smau di aver raggiunto 
un accordo per la commercializzazione 
in Italia dei monitor Princeton, sia a 
colori che specifici per Dtp in bianco e 
nero. Hantarex dovrebbe anche com- 
mercializzare lo scanner LS-300 sempre 
della Princeton. 




Un monitor Princeton commercializzato da Han- 


IBM 

Per evitare di perdersi in un mondo di 
cose, IBM ha preparato per i visitatori di 
Smau, interessati alle sue proposte di 
Dtp, una cartellina con la documentazio- 
ne tecnica su tutti i prodotti dedicati al 
Dtp. compreso software e schede di 
interfaccia. Il sistema presentato è vera- 
mente completo: si parte dallo scanner 
e passando da CPU. stampante laser e 
programmi vari si arriva fino al disco 
ottico di tipo WORM (Write Once Read 
Many) con capacità di ben 1 ,6 Giga byte 
accompagnato dal software specifico 
HyperText per l’archiviazione di testi e 
loro ricerca successiva, e di HyperMe- 
dia per archiviare e ricercare testi e 
immagini. A parte ciò le novità sono 
soprattutto nel programma LaserMaker, 
proposto in alternativa o affiancamento 
di PageMaker per comporre e impagina- 
re testi, e l'elettrocompositrice 4250, 
una speciale stampante in grado di rea- 
lizzare materiale per la stampa con una 
definizione di 600 punti per pollice (la 
stampa non è di tipo laser, ma avviene 
per elettroerosione su uno speciale sup- 
porto). 

Iret 

In maniera a dir il vero molto signori- 
le. Iret non ha voluto buttarsi nel mara- 
sma dei numerosi stand che affollavano 
lo Smau. È altresì vero che non ne ha 
bisogno, visto i blasonati prodotti trattati 
ad iniziare dal famosissimo PageMaker. 
Ha deciso così di accogliere i selezionati 
visitatori in un ufficio all'Interno della 
segreteria Smau. Senza alcun dubbio la 
novità più attesa era la versione 3 di 


138 


MCmicrocomputer n. 79 - novembre 1988 




DESK TOP PUBLISHING 


PageMaker finalmente disponibile già in 
italiano. Avendo già parlato in anteprima 
di questo fantastico prodotto, ci soffer- 
meremo su alcune altre novità delle 
quali parleremo più approfonditamente 
nei prossimi numeri. OCR: già da tem- 
po Iret importa gli scanner Dest e il 
relativo programma di lettura di testo 
OCR. Sappiamo che il problema della 
lettura dei caratteri sta nell'apprendi- 
mento delle forme dei differenti caratte- 
ri da parte del programma di lettura: 
ogni volta che si deve introdurre un 
testo scritto con un nuovo carattere 
bisogna insegnare al programma ■come 
leggere quel nuovo carattere. Iret ha ora 
deciso di fornire il massimo supporto in 
questo senso e dopo mesi di lavoro ha 
pubblicato un elenco di caratteri che si 
possono leggere senza problemi attra- 
verso gli scanner Dest da loro importati. 
Impossibile fare qui la lista: si tratta di 
ben 76 tipi di caratteri prodotti dalle 19 
stampanti/macchine da scrivere più dif- 
fuse in Italia. Dalla Aldus abbiamo due 
interessanti prodotti: PageMaker Stu- 
dio, una raccolta di schemi per la realiz- 
zazione di documentazione di qualsiasi 
genere con PageMaker, raccolta nata 
dalla collaborazione di Aldus con sette 
studi grafici di Italia, Francia, Germania, 
Inghilterra, Spagna, Scozia, Olanda e 
Svezia: PageMaker College è un tipico 
prodotto per il mondo Education sia 
esso scolastico puro che aziendale — 
consente un approccio graduale alle te- 
cniche di PageMaker con supporto soft- 
ware e manuale accompagnati da una 
videocassetta che in sei sezioni illustra 


le tecniche base e avanzate di impagi- 
nazione elettronica. 

Novità anche dalla Radius che ha pre- 
sentato un nuovo monitor a doppia pa- 
gina a colori con una definizione di 
1152x882 pixel (pari a 82 punti per 
pollice — definizione piuttosto alta nel 
campo dei monitor a colori). 

Iret ha anche presentato un sistema 
denominato «Archie» per l'archiviazione 
ottica di dati per Macintosh. 

Il sistema è basato su un disco ottico 
di tipo Worm da 800 Mbyte e da una 
applicazione sotto HyperCard in grado di 
gestire un archivio così vasto di infor- 
mazioni. 

Non prettamente nel campo Dtp, ma 
pur sempre interessante, la presenta- 
zione di un programma in grado di emu- 
lare un PC su Macintosh: non più una 
scheda come già proposto in passato, 
ma un emulatore software senza ne- 
cessità quindi di recarsi da un tecnico 
per installazione o cose del genere. 

Kyocera 

Cinque i modelli di stampanti laser 
proposti da Kyocera attraverso il suo 
importatore italiano CBM. Uno quello 
dedicato in modo specifico al mercato 
Dtp, oltrettutto novità dello Smau. Il 
modello P2000 è infatti una macchina 
operante in PostScript in grado quindi di 
assolvere ottimamente alle funzioni di 
stampa sofisticata richieste da un siste- 
ma di Dtp. Dotata di tamburo separato 
dal toner consente di economizzare no- 
tevolmente sul costo copia. 



Distribuita dalla CBM del gruppo Fineur la linea di stampanti laser Kyocera ; nella loto il 
modello superiore della gamma: la F 3000. 


Mannesmann Tally 

Il modello di punta nel mercato Dtp è 
senza dubbio la stampante MT910. 
Mannesmann Tally offre anche un Uni- 
versa! Publishing System che in unione 
alla stampante MT910 consente di ap- 
procciare il discorso Dtp in maniera nuo- 
va, attraverso un nuovo utilizzo dei lin- 
guaggi di interpretazione della pagina. 
Da alcune prove fatte si è ottenuto che 
la stampa di 34 pagine complesse pro- 
dotte sotto Microsoft Windows attra- 
verso vari programmi (tra cui PageMa- 
ker) è stata effettuata in poco più di 16 
minuti contro i 43 di altri sistemi, men- 
tre sotto Ventura 28 pagine sono state 
stampate in 12 minuti contro 31. Vera- 
mente un risultato interessante, anche 
perché Mannessman Tally fornisce ade- 
guati drive per l'utilizzo nelle più svaria- 
te condizioni. 

Microsoft 

Come molti sapranno Microsoft non 
si è mai impegnata direttamente nel 
mondo del Dtp, anche se con il suo 
Word nelle versioni per Macintosh e per 
MS-DOS, il suo mouse e il suo ambien- 
te grafico Windows ha dato un impor- 
tante contributo a chi ha voluto svilup- 
pare applicazioni Dtp. 

Ci viene spontaneo tuttavia citare la 
famosa casa, creatrice dell’MS-DOS e 
dell'OS/2, per la nuova versione 4 di 
Word per Macintosh. 

Questa versione che sarà disponibile 
in gennaio, ha delle caratteristiche per 
le quali sembra veramente di trovarsi in 
un ambiente di Dtp. Due i particolari 
che ci hanno colpito: la possibilità di 
lavorare in reale WYSIWYG anche con 
testo su più colonne e possibilità di 
aggiramento automatico delle figure in- 
serite. 

Ormai il confine tra word processor 
evoluti e programmi di Dtp sta vera- 
mente scomparendo, soprattutto per 
chi deve preparare documenti struttura- 
ti come quelli che può gestire Microsoft 
Word 4. 

Océ 

Dopo qualche ripensamento iniziale. 
Océ torna alla carica del mondo del Dtp. 
Anche in questo caso viene presentato 
un sistema completo dallo scanner alla 
stampante laser. Caratteristica interes- 
sante il video di formato pagina anziché 
di formato tradizionale, che dà a questo 
sistema una connotazione di particolare 
interesse nel campo del Dtp. 


MCmicrocomputer n. 79 - novembre 1 988 


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DESK TOP PUBLISHING 


Olivelli Cicero è la divisione che si occupa dei prodotti DTP. Nella loto un esempio di stazione dedicala 


Olivetti Cicero 

Senza volerlo, in ordine alfabetico, 
troviamo Olivetti Cicero il cui sistema 
per Dtp ha anch'esso come caratteristi- 
ca il monitor allungato verticalmente a 
piena pagina (per l'esattezza il modello 
PD101) L'offerta parte dallo scanner PS 
112 e dal relativo software di gestione 
EyeStar Plus, e prosegue con una CPU 
die a scelta dell’utente potrà essere un 
Olivetti M240 (minimo consigliato) op- 
pure un più nuovo M290 o meglio un 
M380, completo di PageMaker come 
software d'impaginazione, fino alla 
stampante laser PG303 in PostScript, 
oppure alla PG208 con il kit JetScript. 

Panasonic 

L'importatore Fanton Data ha presen- 
tato allo Smau sia la stampante Laser 
KX-P4450 che lo scanner FXRS-505. In- 
teressante questo ultimo prodotto che 
con i suoi 400 punti per pollice esce 
dalla norma: buona anche la velocità di 
scansione alla massima definizione. 13 
secondi. Il software in dotazione salva 
le immagini in formato TIF oppure 
.PCX, consentendo cosi l'utilizzo delle 
immagini acquisite con i più comuni 
programmi di disegno e di Dtp. 

Rank Xerox 

Ricca ed esauriente la documentazio- 
ne distribuita alle persone interessate al 
Dtp made in Xerox. Peccato che non 
fosse disponibile documentazione spe- 
cifica sulla nuova versione di Ventura 
che invece veniva dimostrata nello 
stand Xerox. Abbiamo cosi potuto ve- 


derlo al lavoro: senza dubbio le novità 
giustificheranno un nuovo articolo su 
questo prodotto, appena potremo aver- 
ne una copia da provare. Da notare 
l'interessante volumetto distribuito 
«Guida alla composizione tipografica dei 
documenti» che avvicina anche il profa- 
no alle tecniche che fino a pochi anni 
orsono erano gelosamente custodite 
dai tipografi. 

Ricoh 

Un nome non nuovo nel campo delle 
fotocopiatrici che arriva ora anche nel 
campo del Dtp con soluzioni originali. 
L'importatore Repromec proponeva in- 
fatti oltre che hardware specifico, e cioè 
stampante laser e scanner, anche due 


software specifici RicohText e ScanDo. 
Il funzionamento di questi due software 
avviene sotto Microsoft Windows assi- 
curando cosi risultati grafici di elevata 
qualità. 

Thema 

La Thema di Cuneo ha presentato 
nello stand Apple uno degli oggetti più 
ammirati nel campo del Dtp: lo scanner 
Truvel. Questo scanner è atipico: infatti 
al posto di utilizzare i sistemi classici di 
scansione, il modello Truvel utilizza un 
piano di appoggio e una telecamera che 
si muove sopra l'oggetto, con due lam- 
pade che lo illuminano. Il tutto ha un 
notevole ingombro, soprattutto in altez- 
za, tuttavia i risultati sono veramente 
eccezionali: questo scanner infatti rie- 
sce a riprendere anche oggetti con una 
perfetta messa fuoco fino a 5 cm di 
spessore. Cosi se mettete un pacchet- 
to di sigarette sul piano d'appoggio e 
acquisite l'immagine a colon, vedrete in 
pochi secondi sul vostro video il pac- 
chetto con tutti i particolari come se 
fosse per incanto entrato nel monitor 
del vostro computer. Sette i modelli a 
seconda delle esigenze. Citiamo i due 
che più ci hanno colpito: il TZ-3BWC-I. 
legge 256 livelli di grigio oppure 256 
livelli di colore per ognuno dei tre princi- 
pali che compongono la luce (rosso, 
verde, blu) e permette inoltre di creare 
la separazione di colore dei quattro colo- 
ri base della stampa in quadricromia 
(cian, magenta, giallo e nero); il TZ-3X-I 
consente con un sistema di retroillumi- 
nazione di immagazzinare le immagini 
relative alle radiografie con risoluzioni 
da 300 a 900 punti per pollice. Oltre che 
dalla Thema di Cuneo tale prodotto vie- 
ne anche distribuito dalla Infograf ^ 

Lo scanner a colon 
Truvel distribuito dalla 
Thema di Cuneo e 
presentato allo stand 
Apple La sua 
caratteristica 
principale consiste 
nelTuliliaare una 
telecamera in luogo 

scansione 




140 


MCmicrocomputer n, 79 - novembre 1988 



Per informazione immediata: Tel. 039-605 65 65 

Vorrei ottenere più ampie informazioni sullo ScanMan. Le sarei 
grato di mandarmi della documentazione, allegando un elenco 
dei punti di vendita. 

Cognome: ■ 

Vidi 

Città/Codice postale: 

No di tei: 


(si prega scrivere in stampa . 

Rinviare a: Logitech Italia S.r.l. 

Centro Dir. Colleoni, Palazzo Andromeda 
Via Paracelso, 20 - 20041 Agrate Brianza (Mi) 




ScanMan 

\pd-Held Scanner from 

(TECH 


Con ScanMan mettete leali alla vostra fantasia. Potete 
inserire direttamente nel vostro IBM PC. XT, AT PS/2 o 
compatibile al 100% qualsiasi immagine fino ad una 
dimensione di 10 x 28 cm. Potete ritagliarla, incollarla, 
copiarla, cambiarne le dimensioni, ruotarla, colorarla, 
memorizzarla e archiviarla. Scegliete fra l'alto contrasto e 
l'alta definizione. Potete importare immagini in tutte le 
applicazioni DTP più vendute (PageMaker, Ventura, ecc.). 

TUTTO QUESTO PER L. 495000? 


Si! Soltanto L 495000 (+ IVA), uno slot libero per la 
scheda e 


inteUiGIOCHI 


Mantenendo la promessa dello scorso mese, eccomi nuovamente a parlare di Core 
Wars per presentarvi i risultati del primo torneo italiano svoltosi alla fine di ottobre a 
Napoli. Come vedete sono perfino miracolosamente riuscito a rientrare nei tempi 
redazionali raggiungendo il numero di novembre, per non farvi aspettare troppo le 
notizie. La battaglia fra i sedici concorrenti ammessi a partecipare è stata aspra ma i 
risultati sono inequivocabili: il vincitore è Lux 2 scritto da Luca Crosara di Venezia, cui 
vanno gli onori della cronaca ed i miei complimenti 


Fiat Lux 


di Corrado Giustozzi 


Risultati e commenti sul primo 
torneo italiano di Core Wars 


S e i microprocessori 
avessero pensieri 
propri e potessero 
esprimerli a parole, chissà 
cosa potrebbe raccontarci 
quell'80386 che a fine 
ottobre, per dodici ore al 
giorno lungo un arco di otto 
giorni, ha macinato partite su 
partite fra sedici 
agguerritissimi programmi 
da battagliai 
Quarantottomila incontri 
complessivi, duecento per 
ogni coppia di combattenti, 
alla media di un incontro 
ogni sette secondi. Tremila 
partite per ogni programma, 
in cui erano in palio tre punti 
per il vincitore e nulla per lo 
sconfitto, ovvero un punto 
ciascuno in caso di parità. 
Neppure le più grandi 
battaglie della storia sono 
state così tormentate, né 
hanno visto combattenti così 
strenui e coraggiosi. Vìvi e 
pensanti nel freddo cuore di 
silicio del calcolatore, come i 
programmi del film Tron, i 
sedici guerrieri hanno dato il 
meglio di sé, combattendo 
all'ultimo sangue in cruenti 
corpo a corpo logici il cui 
scopo ultimo è la 
cancellazione del codice 
avversario. Giudice supremo 
ed arbitro inappellabile, un 
severo programma MARS 
da torneo scritto per 
l'occasione, sotto il cui 
controllo inflessibile si sono 
svolte tutte le fasi di questa 
singolarissima guerra senza 


clamore. Partita dopo partita, 
il calcolatore che ospitava 
l'arena di questa singolare 
battaglia fra intelligenze 
software provvedeva ad 
aggiornare la classifica 
complessiva per la gioia e la 
curiosità dei visitatori umani 
della mostra, cui forniva 
allegramente statistiche 
globali e notizie 
sull'andamento degli 
incontri: quasi incurante, 
dall'esterno, delle 
drammatiche vicende di cui 
era testimone privilegiato 


Squillino le trombe... 

Perdonate se mi sono la- 
sciato un po' andare sul tono 
epico, ma l'idea di questo 
incredibile torneo silenzioso 
svoltosi nei più oscuri mean- 
dri del computer a metà stra- 
da tra terra e cielo (hardware 
e software), in cui a darsi 
battaglia sono state in realtà 
le intelligenze cristallizzate di 
programmatori lontani nello 
spazio e nel tempo dalle loro 
creature, mi sembra estre- 
mamente suggestiva ed af- 
fascinante. Siccome in fondo 
sono un inguaribile romanti- 
co non ho resistito alla tenta- 
zione di un'introduzione un 
po' di circostanza. Ma mi 


scrollo subito, anche se un 
po' a malincuore, quest'at- 
mosfera byroniana e passo 
subito al cuore del discorso 
per presentarvi se non la 
cronaca del torneo quanto- 
meno le notizie salienti ed i 
risultati. 

Ricordo innanzitutto che il 
torneo, svoltosi a Napoli dal 
7 al 22 ottobre scorsi nel- 
l'ambito della mostra «Futu- 
ro Remoto», è stato organiz- 
zato da Andrea Giotti, Nicola 
Baldini. Emilio Triunfo e An- 
drea De Maria ed è stato 
ufficialmente riconosciuto 
dalla ICWS americana. Il pro- 
gramma MARS che ha gesti- 
to gli scontri è stato scritto 
da Andrea e Nicola, che i 
nostri lettori già conoscono 
bene, e girava su un Olivetti 
M380 XP-5 (80386 a 20 
MHz). 

Il vincitore, come ho già 
annunciato nel «cappello», è 
risultato Lux 2. un program- 
ma di 512 istruzioni (il massi- 
mo consentito) scritto da Lu- 
ca Crosara di Noale in pro- 
vincia di Venezia. Luca è un 
appassionato di Core Wars il 
quale organizza per proprio 
conto piccoli tornei amatoria- 
li fra amici. Egli ha fra l'altro 
realizzato un ottimo sistema 
di sviluppo per PC IBM (pec- 
cato solo che sia impostato 


sulle regole obsolete e non 
segue le recenti direttive 
ICWS pubblicate da MC) ed 
ha inviato al torneo ben quat- 
tro programmi. Per la crona- 
ca uno non ha partecipato 
per problemi tecnici di lettu- 
ra del dischetto, mentre gli 
altri due si sono piazzati al 
decimo ed all'undicesimo 
posto. Il secondo classificato 
è Sturm und Drang di Gio- 
vanni Ciraolo e Luca Panca- 
ni, entrambi di Pistoia. Il ter- 
zo classificato è Panca 7 de- 
gli stessi autori anche se in 
ordine inverso. A tutti costo- 
ro vanno onori e gloria, fama 
e celebrità... ed anche qual- 
che premio materiale. I primi 
due classificati vincono al- 
trettanti premi offerti dalla 
Know-How. concessionaria 
Amstrad per Napoli: un mo- 
dem su scheda Amstrad 
300-1200-2400 al primo ed 
un modem FACE 300-1200/ 
75 al secondo. A tutti e tre 
inoltre IntelliGiochi offre un 
abbonamento omaggio a 
MCmicrocomputer. che non 
era tra gli sponsor del torneo 
ma ha ugualmente offerto 
tramite questa rubrica e la 
conferenza giochi di MC-Link 
parte del supporto logistico, 
oltre ad aver promosso l'ini- 
ziativa a livello nazionale. 

Ma vediamo subito la clas- 
sifica complessiva, presenta- 
ta in figura 1. Per ogni pro- 
gramma ho riportato in tabel- 
la, oltre al nome dell'autore, 
il punteggio complessivo da 


142 


MCmicrocomputer n. 79 - novembre 1988 




INTELLIGIOCHI 


6.783 

6.320 

6.249 

5.807 

5.629 

5.335 

5.117 
4.926 
4.179 

4.118 
3.165 
2.793 
2.503 
1.673 
1.033 

738 


i risultali complessivi del le 



Figura 2 - Il dettaglio dei risultati conseguiti dai pnmi tre classificati, 


esso ottenuto al termine del 
torneo. Sulla base di questo 
punteggio ho poi elaborato 
due «indici di rendimento» 
che danno un'idea di come 
si sia comportato il program- 
ma rispetto agli altri. Vedia- 
mo questi tre valori in detta- 
glio. Il punteggio, come pre- 
visto delle norme ICWS, è 
stato assegnato sulla base 
del risultato di ogni singolo 
incontro: tre punti al vincito- 
re, nessuno allo sconfitto, 
uno ciascuno in caso di pari- 
tà. (Ho già spiegato che que- 
sto meccanismo tende a pe- 
nalizzare quei programmi 
stupidi ma coriacei che ten- 
tano di pareggiare ad ogni 
costo ed ovviamente non 
molto interessanti). Come si 
vede Lux 2 ha ottenuto 6783 
punti, un valore molto eleva- 
to e nettamente superiore a 
quello del secondo classifi- 
cato. La colonna Quota rap- 
presenta il rapporto percen- 
tuale fra punteggio del pro- 
gramma e punteggio com- 
plessivo di tutto il torneo: 
nel caso di Lux 2, ad esem- 
pio, questo valore indica che 
esso ha conquistato oltre il 
dieci per cento dei 66368 
punti complessivamente as- 
segnati nel corso del torneo. 
La colonna Efficienza indica 
il rendimento percentuale 
del programma rispetto ad 
un ipotetico programma 
«perfetto». In questo torneo 
il programma perfetto avreb- 
be conquistato 9000 punti 
corrispondenti alla vittoria in 
tutte le 3000 partite giocate: 
Lux 2, con i suoi 6783 punti, 
ha conseguito un risultato 
che supera il 75% di questo 
massimo teorico. Indubbia- 
mente si tratta di risultati as- 
sai lusinghieri. 

Curiosità 

Guardando la tabella di fi- 
gura 1 si possono ricavare 
interessanti informazioni sui 
concorrenti. Ad esempio che 
più della metà di essi sì sono 
comportati meglio di un ipo- 
tetico «programma medio» 
che vinca un terzo delle par- 
tite, ne pareggi un terzo e ne 
perda un terzo. In questo 


torneo a base tremila partite 
un tale programma avrebbe 
conseguito quattromila pun- 
ti, valore che in effetti è sta- 
to superato dai primi dieci 
classificati. Ancora: i soli pri- 
mi sei classificati si sono 
spartiti oltre il 50% dei punti 
assegnati (per la precisione il 
54,3%) e questa è una con- 
siderazione piuttosto signifi- 
cativa della loro qualità. 

Per avere informazioni 
complete sull'andamento di 
ogni programma occorrereb- 
be in realtà esaminare la ma- 
trice degli scontri che riporta 
i risultati di ogni coppia di 
concorrenti; la sua analisi 
però risulterebbe complica- 
ta. e comunque i soliti motivi 
di spazio mi impediscono in 
ogni caso di pubblicarla. 
Dunque ripiego limitandomi 
a citare alcuni fra i dati inte- 
ressanti e significativi, oppu- 
re solo curiosi, emersi duran- 
te il consuntivo dei dati anali- 
tici. Ad esempio il program- 


ma che ha perso meno in- 
contri di tutti non è, come si 
potrebbe pensare, Lux 2 ma 
Winner, sesto classificato; è 
stato sconfitto solo 257 vol- 
te, ma il suo elevato numero 
di pareggi non gli ha permes- 
so di piazzarsi più in alto 
nella classifica. Di converso 
il programma col minor nu- 
mero di' vittorie è ASI-R. ter- 
zultimo classificato, che ha 
vinto solo 30 incontri; in 
questo caso però l'elevato 
numero di pareggi (1583, il 
massimo del torneo) ne ha 
risollevato un po' le sorti. 
Infine il programma che ha 
perso più partite di tutti è, 
come è facile supporre, l'ulti- 
mo classificato Fizban-7 che 
è uscito sconfitto in ben 
2372 incontri. 

Nella tabella di figura 2 ri- 
porto in dettaglio la situazio- 
ne complessiva degli esiti 
delle partite disputate dai pri- 
mi tre classificati. Come si 
vede ho indicato i risultati sia 


in valore assoluto che in per- 
centuale. per meglio eviden- 
ziarne la struttura. 

Dalle cifre appare chiara la 
supremazia di Lux 2 sul suo 
diretto concorrente Sturm 
und Drang, con oltre cento- 
cinquanta vittorie in più (il 
numero di patte è invece 
pressoché uguale). Da nota- 
re che il numero più che 
doppio di patte del terzo arri- 
vato non gli è comunque ba- 
stato a raggiungere i primi 
due, forti di un maggior nu- 
mero di vittorie. 

Comunque il divario com- 
plessivo fra secondo e terzo 
arrivato è veramente esiguo, 
segno che in media i due 
programmi praticamente si 
equivalgono. 

In figura 3 compaiono gra- 
ficamente. e dunque in mo- 
do più immediatamente per- 
cepibile, i dati di figura 2; è 
qui molto facile apprezzare 
le differenti distribuzioni de- 
gli esiti fra i tre concorrenti. 


MCmicrocomputer n. 79 - novembre 1988 


143 


INTELLIGIOCHI 


I listati 

Vorrei pubblicare i listati di 
tutti e sedici i partecipanti 
ma lo spazio non me lo con- 
sente. Pubblico dunque solo 
quelli dei tre primi classifica- 
ti. avvertendo chi fosse inte- 
ressato agli altri che su MC- 
Link sin dall'inizio del torneo 
è disponibile il file CW-IBM- 
.ARC che contiene, in forma 
compressa, i listati di tutti i 
programmi che hanno preso 
parte al torneo. Anche così 
tuttavia ho qualche problema 
per via dell'enorme lunghez- 
za di Lux 2; sono dunque 
obbligato a «Tagliare» qual- 
che centinaio di righe per 
farlo rientrare a dimensioni 
ragionevoli. Niente paura, le 
righe eliminate sono tutte 
uguali e servono come 



V Torneo Italiano di Core Wars 



ZZI **•«« 1333 Peti' EZ3 /■«■»* 


Figura 3. 


«riempitivi» per portare il 
programma alle dimensione 
massima accettabile di 512 
istruzioni. Nel listato le istru- 
zioni mancanti sono state 
sostituite da puntini di so- 
spensione. 



Concludendo 

Concludendo vorrei fare i 
miei complimenti personali a 
tutti coloro che hanno parte- 
cipato al torneo, indipenden- 
temente dall'esito finale del 
loro programma. 

Ai non vincitori auguro 
maggiore successo la prossi- 
ma volta. Vorrei anche por- 
gere le scuse degli organiz- 
zatori agli autori di un paio di 
programmi esclusi all'ultimo 



momento per motivi tecnici 
(dischetti illeggibili) e conso- 
lare tutti coloro i cui pro- 
grammi sono arrivati in ritar- 
do per l'iscrizione al torneo. 
Tutte le «prime» hanno dei 
problemi organizzativi, le co- 
se andranno senz'altro me- 
glio nella probabile prossima 
edizione del torneo. 

Ad ogni modo il giudizio 
finale sulla vicenda è essen- 
zialmente positivo: ad un 
elevato interesse degli ap- 
passionati ha infatti fatto eco 
un lusinghiero successo di 
pubblico. 

Chiudo dunque questa 
puntata salutando parteci- 
panti ed organizzatori e dan- 
do a tutti un arrivederci alla 
prossima occasione. Intelli- 
Giochi abbandona per il mo- 
mento l'argomento Core 
Wars, che ci ha tenuto com- 
pagnia in questi ultimi mesi, 
per affrontare nuovi temi. 
Ma l'interesse per la materia 
non è svanito, dunque torne- 
rò a parlarvi di Core Wars al 
momento opportuno. 

Nel frattempo vi ricordo 
che la conferenza giochi di 
MC-Link è anche un punto di 
incontro fra appassionati di 
Core Wars. quindi invito tutti 
quanti a parteciparvi. 

Noi. come al solito, ci ri- 
sentiamo fra un mese, m « 


144 


MCmicrocomputer n. 79 - novembre 1988 



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intelliGIOCHI 


Il computer è lo strumento adatto per divertirsi con l'aritmetica; 
quello che spesso manca è solo un po' di fantasia. 

La puntata di questo mese vuole proprio costituire una divertente provocazione, 
fornendovi qualche spunto per lavorare su quella inesauribile materia che sono i numeri 


Numeri & Fantasia 


di Elvezio Petrozzi 


A nche se i lettori di 
MC possono 
dubitarne, va detto 
che ì computer non sono 
sempre esistiti; c'è stato 
infatti un lungo periodo della 
storia dell'umanità durante il 
quale l'unica macchina 
capace di fare i calcoli era il 
cervello umano. 

Questo non ha comunque 
impedito ai nostri antenati di 
inventare divertenti giochini 
ed intriganti trucchetti con le 
cifre; la puntata di questo 
mese, leggera, 
godibilissima, è dedicata 
appunto alla presentazione 
di alcuni di questi 
passatempi con lo scopo di 
stimolare i più viziosi cultori 
della matematica ricreativa 
ad inventarne di altri e 
naturalmente di farcene 
partecipi. 

Tutti ì giochini che presento 
si avvantaggiano dell'uso di 
grafici e disegni, cosa che 
invitiamo a fare anche a chi 
ci vorrà seguire nel discorso 


Il dado magico (figura 1) 

Si tratta di una divertente 
griglia inventata nel 1932 
che presenta le seguenti ca- 
ratteristiche, deducibili dallo 
sviluppo bidimensionale del 
dado. 

Le sei facce sono divise in 
1 6 caselle e costituiscono un 
insieme di 6 quadrati magici 
formati con l'impiego dei pri- 
mi 96 numeri (quante sono 
le caselle dei 6 quadrati). 

Da bravi quadrati magici, 
anche quelli proposti hanno 


la loro costante e cioè la 
somma ricorrente delle ri- 
ghe, colonne e diagonali 
maggiori di ogni faccia; nel 
nostro caso essa vale 194. 


Una curiosa esplosione 

(figura 2) 

Quella mostrata è vera- 
mente una curiosa esplosio- 
ne; vediamo alcuni aspetti 
matematici di questa com- 
posizione numerica che risa- 
le al 1928. 

Consideriamo ad esempio 
i numeri di due cerchi ester- 
ni diametricamente opposti; 
elevandoli al quadrato e sot- 
traendo dal risultato maggio- 
re il minore, si ottiene sem- 
pre il numero centrale 2.880. 

Questa proprietà permane 
anche se facciamo la prova 
con due numeri opposti ap- 
partenenti alla corona inter- 
media oppure a quella più 
interna; vediamo qualche 
esempio; 

184 - 176 = 2.880 
89 - 71 = 2.880 
58 - 22 = 2.880 
Questa corrispondenza 
speculare vale anche per al- 
tre circostanze; se ad esem- 
pio sommiamo i quadrati di 
due numeri adiacenti di una 
qualunque corona, troviamo 
che il risultato è uguale alla 
somma dei quadrati dei due 
numeri opposti. 

Questa identità sussiste 
anche per un gruppo di quat- 
tro numeri adiacenti apparte- 
nenti a due corone contigue; 
anche per questi due casi 
vediamo alcuni esempi: 


237 + 184 = 176 + 243 
114 + 72 = 126 + 48 
176 + 149 + 62 + 72 = 

= 184 + 139 + 82 +48 
Questi sono solo alcuni dei 
legami matematici che rego- 
lano l'equilibrio dell'esplosio- 
ne; lascio a voi il divertimento 
di scoprirne degli altri. 

Il quadrato di quadrati 

(figura 3) 

Per questa ingegnosa figu- 
ra che è stata disegnata nel 


1942 si sovrappongono il 
concetto di quadrato magico 
ed il meccanismo dell'eleva- 
zione al quadrato. 

Nella figura i numeri bian- 
chi contenuti dai quadrati ne- 
ri costituiscono un quadrato 
magico di 8x8 caselle rea- 
lizzato con l'impiego dei pri- 
mi 64 numeri naturali; in 
questo caso la costante è 
260. 

I numeri neri che si trova- 
no nei quadrati bianchi rap- 
presentano un altro quadrato 



MCmicrocomputer n. 79 - novembre 1988 


147 




INTELLIGIOCHI 




magico 8x8 con una costan- 
te pari a 11.180. 

La particolarità dì questa 
costruzione è costituita dal 
fatto che la seconda griglia 


nasce dall'elevazione al qua- 
drato dei numeri delle casel- 
le nere, la cui seconda po- 
tenza viene trascritta nella 
casella bianca sottostante. 



La tela del ragno 

(figura 4) 

Questo ragno ha tessuto 
la sua tela aritmetica nel lon- 
tano 1922 e naturalmente 
anche lui lo ha fatto senza 
ausili elettronici e senza 
nemmeno l'aiuto di una cal- 
colatrice tascabile. 

I primi 64 numeri della se- 
rie naturale sono stati inseriti 
dal geniale aracnide in modo 
da creare una serie di ricor- 
renze numeriche solo a lui 
note. 

Vi voglio aiutare svelando- 
vi che esse hanno come ba- 
se quattro numeri fonda- 
mentali: il 65, il 130. il 195 
ed il 260. 

Anche qui non voglio rovi- 
narvi la festa e lascio che sia 


la vostra perspicacia a gui- 
darvi nella ricerca dei vari 
legami esistenti. 

Il pallottoliere quadrato 

(figura 5) 

Questo rudimentale stru- 
mento è stato ideato verso 
la fine del 1900 ed a questa 
remota origine va imputata 
la sua apparente rozzezza. 

In realtà, dietro le forme 
spartane che si vedono, si 
cela un ingegnoso sistema 
di quadrati magici dinamici. 

Nella sua forma completa 
esso costituisce infatti un 
quadrato magico 3x3 con 
una costante 16.335. 

Come però si può notare, 
le cifre sono montate su dei 
cubetti che possono ruotare 



148 


MCmicrocomputer n. 79 - novembre 1 988 



INTELLIGIOCHI 


sul loro asse, nascondendo 
cosi la cifra che riportano. 

Se ora noi facciamo ruota- 
re per ciascuno dei nove nu- 
meri lo stesso o gli stessi 
cubetti, otterremo una serie 
di 60 quadrati magici diffe- 
renti. 

Se ad esempio ruotiamo i 
tre cubi di sinistra di tutte le 
celle, abbiamo il classico 
quadrato magico 3x3 a co- 
stante 15 mentre se ruotia- 
mo i due cubi di destra ne 
scopriamo uno con costante 
162 

Di questi arrangiamenti ce 
ne sono altri 58: come sem- 
pre vi lascio al vostro lavoro. 

I tre acrobati (figura 6) 

Anche in questo caso qua- 
drati magici a gogo; i tre 
acrobati in questione saran- 
no certamente a riposo or- 
mai. visto che la loro impre- 
sa è stata compiuta nel 
1931. 


Rimane comunque ad im- 
peritura memoria questa no- 
tevole composizione nella 
quale potrete scovare le soli- 
te. numerose coincidenze 
matematiche. 

Ho proposto questo gio- 
chino soprattutto per la di- 
vertente soluzione grafica 
adottata. 

A questo punto mi fermo 
anche se di materiale ce ne 
sarebbe ancora; ritengo però 
che quello mostrato sia suffi- 
ciente per farvi capire cosa 
volevo dire quando parlavo 
di numeri e fantasia. 

Rinnovo quindi l'invito a 
scovare qualche nuova di- 
sposizione di numeri, appli- 
carla ad una divertente im- 
magine. geometrica o no. e 
spedircerla in redazione. 

Se qualcuno si darà la pe- 
na di inventare qualche gu- 
stosa novità potremo final- 
mente smetterla di rifarci al 
solito Loyd ed al non meno 
solito Dudeneyl mc 



La prima Olimpiade per computer 


Come vi avevamo promesso sul numero del mese 
scorso, abbiamo proseguito il discorso relativo a questa 
entusiasmante proposta che ci viene da oltre-Manica: la 
prima Olimpiade per computer. 

Aggiungiamo quindi qualche altra informazione otte- 
nuta attraverso i primi contatti. 

Diciamo ad esempio che ogni programma iscritto alle 
gare deve essere accompagnato da un operatore dedi- 
cato a tempo pieno all'esecuzione delle varie mosse. 

Questo significa che se qualcuno vuole iscrivere più 
programmi deve anche trovare degli amici disposti a 
coprire il ruolo di operatori durante il torneo. 

Altra complicazione non trascurabile è l'obbligo di 
presentarsi con tutta l'attrezzatura necessarie allo svolgi- 
mento delle partite (computer, monitor, eventuale stam- 
pante ecc.); riguardo a questo punto però, MC cercherà 
di provvedere alla bisogna, eventualmente affittando le 
macchine necessarie direttamente a Londra. 

Altra regola: siccome quasi tutti i giochi si svolge- 
ranno a tempo, saranno impiegati i soliti orologi di gara. In 
caso di difficoltà tecniche ogni concorrente potrà richie- 
dere l'arresto del tempo non più di due volte per partite e 
per non più di un quarto d'ora ogni volta. 

Dettaglio importante: i programmi iscritti a giocare 
possono essere modificati durante il torneo ma non 
durante lo svolgimento di una partita. 

Allo stesso modo è vietata la modifica degli eventuali 
parametri di gioco durante lo svolgimento dei vari match. 

Per quanto attiene alle norme di programmazione, è 


da segnalare il fatto che ogni programma deve memoriz- 
zare l'intera sequenza di mosse in modo da consentire la 
ripetizione a ritroso dello svolgimento della partita. 

Nel caso di errori umani nell'immissione delle notizie, 
il giudice può decidere di penalizzare l'autore, ad esempio 
decurtandone il tempo di riflessione rimanente. 

La registrazione delle mosse ha anche lo scopo di 
mettere a disposizione del direttore del torneo la stampa 
relativa allo sviluppo della gara appena disputata. 

Questo aggiornamento sarà seguito sui prossimi 
numeri dalla presentazione delle regole dei giochi 
ammessi all'olimpiade. 

A questo scopo ripetiamo l'elenco e rinnoviamo l'in- 
vito a farci conoscere le vostre eventuali intenzioni di 
partecipazione; potremo cosi scegliere con migliore 
cognizione di causa i giochi dei quali parlare in modo più 
approfondito. 


1) Awari (Kalah) 

2) Backgammon 

3) Bridge 

4) Scacchi 

5) Scacchi cinesi 

6) Connect Four 

7) Cribbage 

8) Dama 8x8 

9) Dama 10x10 
10) Gin Rummy 


11) Go (tavoliere 9x9) 

12) Go (tavoliere 19x19) 

13) Go-Moku 

14) Mah Jong 

15) Nine Men's Morris (Muhle) 

16) Poker 

17) Renju 

18) Othello (Reversi) 

19) Scrabble 

20) Shogi (scacchi giapponesi) 


MCmicrocomputer n. 79 - novembre 1988 


149 



GRAFICA 


di Francesco Petrom 


L'altra 


Abbiamo più volte parlato del 
colore legato inizialmente solo 
a problematiche grafiche 
connesse all'uso del video e. 
per applicazioni particolari, 
all'uso del plotter, ma oggi in 
grado di essere utilizzato 
produttivamente anche su 
stampanti a colori. 

Queste sono 

fondamentalmente di due tipi, 
quelle ad aghi, le più 
tradizionali, che necessitano 
quindi di un nastro 
inchiostrato a più colori e in 
cui i colori intermedi sono 
ottenuti per sovrapposizione 
di passaggi, e quelle a getto di 
inchiostro che dispongono di 
contenitori di inchiostro con i 
colori base che vengono 
opportunamente miscelati per 
ottenere il colore finale 


faccia del 


Come al solito, la superiore qualità di 
stampa, propria delle seconde, si paga 
con un maggior costo di acquisto e 
soprattutto di esercizio, per cui antici- 
piamo subito che la stampante a colori 
di qualità non può essere considerata 
come una periferica alternativa a quella 
tradizionale ma solo come una periferi- 
ca supplementare utilizzabile per appli- 
cazioni particolari. 

Le motivazioni per le quali trattiamo 
questo argomento comprendono anche 
il fatto che in redazione è arrivata recen- 
temente una stampante a colori molto 
interessante, la Xerox 4020, che è stata 
provata nel numero 76 del nostro gior- 
nale. 

Oltre alla prova tradizionale, che tocca 
anche aspetti tecnici di collegamento 
della periferica ai vari tipi di macchine, 
ecc. abbiamo voluto realizzare una pro- 
va pratica d'uso, mettendoci nei panni 
dell'utente non tecnico, che sa utilizzare 
un prodotto di informatica individuale, 
che dispone anche della stampante a 
colori, e che vuole ottenere, direttamen- 
te dall'interno del software che già sa 
utilizzare, una copia a colori. 

La Xerox 4020 a colori 

L'interesse che può nascere per una 
periferica in generale considerata anoni- 
ma come una stampante, si concretizza 
in una serie di considerazioni. 

La prima è che si tratta di una stam- 
pante a colori e quindi se ne possono 
analizzare i campi di utilizzazione nelle 
diverse categorìe di prodotti software 
con tendenza grafica. 

La seconda considerazione riguarda il 
rapporto tra stampante a colori, con 
tecnologia a getto di inchiostro, e quindi 
in grado di eseguire colori pieni, e plot- 
ter, strumento che vede il suo campo di 
attività ormai limitato alle applicazioni 
tecniche tipo CAD. dove in generale 
non esistono colori pieni. 

L'ultima considerazione è che tutti i 
vari prodotti grafici delle case più impor- 
tanti dispongono ormai di driver specifi- 
ci per le stampanti a colori e spesso 


colore 


anche per la Xerox 4020, per cui la 
produzione su carta del disegno può 
essere eseguita direttamente dal pro- 
dotto stesso, con una fondamentale 
semplificazione del lavoro. 

In particolare l’attività DTP, in cui ven- 
gono convogliati testi comunque scritti 
ed immagini comunque realizzate, può 
essere indirizzata a colori. E il Ventura 
Publisher, che è il prodotto DTP più 
diffuso, ed è tra l'altro realizzato dalla 
Xerox, e riconosce come periferica 
standard a colori proprio la 4020. 

Tra le altre stampanti a colori di buo- 
na diffusione citiamo quelle IBM, sia ad 
aghi che a getto di inchiostro, e la 
Hewlett Packard Inkjet. Ormai tutte le 
case producono stampanti a colori in 
genere in grado di emulare quelle IBM 
che, al solito, rappresentano, nel bene e 
nel male, lo standard. 

Il problema del WYSIWYG 
a colori 

Legata alla diffusione del DTP è an- 
che la nascita del termine WYSIWYG, 
filosoficamente dipendente dal fatto 
che nei Publishing chi comanda è la 
stampante e quindi il monitor deve da- 
re. nella maniera più fedele possibile, e 
dipendentemente dalle sue caratteristi- 
che. l'idea del risultato finale. 

Trasferito in un ambiente a colori, 
avendo quindi a disposizione una stam- 
pante, e anche, ma non necessariamen- 
te, un monitor a colori, il problema si 
arricchisce di una variabile abbastanza 
diffìcile da gestire. 

La soluzione ottimale sarebbe quella 
di avere un perfetto allineamento dei 
colori su video con quelli prodotti in 
stampa. Questa situazione è abbastan- 
za rara, ma anche se si verificasse, non 
è detto che sia la situazione ottimale, in 
quanto le caratteristiche di una delle 
due periferiche potrebbero essere sot- 
toutilizzate. 

In particolare si possono creare disal- 
lineamenti lavorando con prodotti grafici 
molto sofisticati come uscita su carta 
ma spartani sul video, prodotti in cui i 


150 


MCmicrocomputer n. 79 - novembre 1988 


GRAFICA 


colori, ad esempio, si indichino come 
specifiche qualsiasi in fogli di tipo Data 
Entry. 

Oppure, al contrario, un prodotto di 
tipo CAD, che si avvale dei colori per 
facilitare l'operatività del progettista, 
può non avere necessità di una uscita 
su carta a colori, anzi, in caso di elabora- 
to definitivo su lucido riproducibile, que- 
sta deve essere rigidamente mono- 
croma. 

Tornando al problema dell'allineamen- 
to tra colori su video e colori in stampa, 
questo si aggrava considerando che in 
certi casi occorre differenziare l'uso dei 
colori proprio in funzione dell'uscita pre- 
vista. 

Ad esempio la creazione di tratteggi, 
di quadrettature, di puntinati, ha un ef- 
fetto di sbiadimento dell'immagine sul 
video, mentre sulla printer è l'unico 
sistema per evitare l'increspatura della 
carta imbibita d’inchiostro. 



Il problema costo 

Stampare a colori costa, in termini 
economici, molto. Non tanto per il mag- 
gior costo iniziale della periferica, quan- 
to per il costo dei materiali di consumo, 
innanzitutto gli inchiostri, che portano la 
spesa, per il singolo originale, ad essere 
di circa 20 volte superiore a quella di un 
originale in bianconero. 

Anche se da questo originale si deb- 
bono trarre delle copie i costi, sia azien- 
dali sia del privato che si serve del 
fotocopiatore, sono da dieci a venti vol- 
te superiori a quelli della comune ripro- 
duzione in bianconero. 

A questo costo va aggiunto anche il 
maggior costo iniziale dovuto alla più 
difficile messa a punto della stampa, 
che se è parecchio complicata, come 
nel nostro esempio di stampa dal Ven- 
tura, può richiedere numerose prove, 
prima di arrivare ad un risultato soddi- 
sfacente. 

In definitiva, la stampa a colori, via 
stampante a getto, è tecnicamente pra- 
ticabile. anche con ottimi risultati, come 
vedremo. Va però vista come attività 


Figura I - Lotus Freelance Plus. Abbiamo provato questo prodotto nel numero scorso di MC. 
presentandone tra l'altro una stampa a colori eseguita con la Xerox 4020 È un pacchetto a 
finalità semitecmche. che lavora ad oggetti. Il singolo oggetto può essere coloralo o campito e 
la campitura può assumere numerosi livelli di densità In ogni caso la stampante, come appare 
evidente dall'illustrazione, riproduce con buoni risultati, gli effetti cromatici ottenuti su video. 


Lotus Graphwhter II 
Altro prodotto 
dell'ultima 
generazione, 
superspecializzato in 
attività Business 
Graphic Dispone sia 

direttamente la 
stampa a colori, sia di 
funzionalità di 
esportazione in 
formato Melatile, 
adatto per un 
riversamento fedele 
del disegno in altn 
ambienti, come ad 
esempio il Ventura ed 
il Freelance stesso. 



151 


MCmicrocomputer n. 79 - novembre 1988 


GRAFICA 


specializzata, giustificata solo da esigen- 
ze aziendali particolari, ad esempio in un 
ufficio Studi, in un ufficio Relazioni 
Esterne, ecc. 

Per l' hobbista la stampa a colori è 
ancora, purtroppo, un lusso. 

Prodotti grafici Freelance 
e Graphwriter della Lotus 

Mettiamoci al lavoro e cominciamo a 
provare, con vari pacchetti software, più 
o meno grafici, l'uscita a colori su carta. 

Abbiamo frequentemente parlato dei 
due prodotti grafici della Lotus, recente- 
mente potenziati, oltre che in termini di 
funzionalità, anche in termini di driver 
per periferiche particolari. 

Ricordiamo che Freelance Plus è un 


prodotto grafico tuttofare, facile da usa- 
re, e quindi adatto anche all'utente nor- 
male, ma abbastanza potente da far 
comodo allo specialista. 

Graphwriter II é un prodotto di Char- 
ting, che ha particolarmente sviluppata 
la sezione di colloquio con il mondo 
esterno, nel senso che può leggere i 
valori da graficare in pratica da qualsiasi 
tipo di file. 

Ambedue i prodotti dispongono di ef- 
ficienti driver per la Xerox 4020. di cui 
nelle illustrazioni vediamo i risultati (figg. 
1 e 2). 

L'unica difficoltà é quella di «azzecca- 
re» i tipi e le dimensioni dei font. che. 
se sono di tipo Bit-Map, sono hardware 
dipendenti e quindi possono apparire 
dimensionalmente differenti da come ci 




Ambiente Windows 
Excel - Grafico. 
L ambiente grafico di 
Excel è interattivo 
Una volta definiti i dati 
da graticare. tutti gli 
elementi del disegno, 
titoli, legende, scale, 
ecc. possono essere 


colon, font, comici \ 
effetti speciali, ecc E 


anche possibile 
impostare scritte al 
volo La stampa 


configurazione 
impostata sotto 



si aspettava. Questa è una difficoltà 
costante, quando si passa da un dise- 
gno su video a quello su carta, in quan- 
to si passa a una definizione maggiore, 
in cui quindi il «corpo» del carattere 
deve essere ridimensionato. 

Ma questa è una difficoltà che, in 
caso di utilizzo frequente del sistema 
prodotto grafico-stampante a colori, può 
essere superata producendo, una volta 
per tutte, un campionario di set di carat- 
teri stampabili, e riferendosi a questo 
quando si predispone il lavoro. 

I due prodotti della Lotus sono alli- 
neati tra di loro per quanto riguarda sia i 
font (dispongono degli stessi set) sia il 
sistema di configurazione (utilizzano una 
funzionalità identica, e dispongono degli 
stessi driver). 

Una volta installata la periferica que- 
sta può essere ulteriormente specifica- 
ta impostando le varie preferenze, che 
possono essere variate, anche al mo- 
mento della stampa, in termini di di- 
mensioni. orientamenti a colori da utiliz- 
zare. In ogni caso i risultati ottenuti 
sono stati soddisfacenti. 

Microsoft Windows 

Anche il Microsoft Windows dispone 
di un driver per Xerox 4020, che viene 
utilizzato da tutti gli applicativi sotto- 
stanti. Abbiamo sperimentato la stampa 
di una tabella e di un grafico, ambedue 
realizzati con l'integrato EXCEL (figg. 3 
e 4). 

I risultati sono stati sufficienti, appena 
sufficienti, e raggiunti solamente pren- 
dendo opportuni accorgimenti come 
quello di non utilizzare «patterns» di 
riempimento delle aree o effetti «om- 
bra». In caso infatti di scelta di pattern 
complessi, utilizzati ad esempio in una 
cornice con un testo scritto con un altro 
colore, i colori sono andati... per i fatti 
loro. 

Questo a conferma che il buon uso di 
una periferica dipende non solo dalla 
presenza del driver che la pilota, ma 
soprattutto dalla efficienza. 

Prodotti Bit-Map e assimilabili 

II problema della stampa a colori è 
sicuramente più semplice in un prodot- 
to di tipo Bit-Map, ad esempio un classi- 
co Paint, che in un prodotto complesso 
come il Windows, in quanto il disegno 
da stampare è già in memoria come 
insieme di pixel colorati che vanno, uno 
per uno, stampati con il proprio colore. 

Il risultato migliore si ottiene quando 
il singolo pixel-video viene tradotto in un 
numero intero di pixel stampante, e 
questo non è un calcolo difficile cono- 
scendo la risoluzione sia della propria 


MCmicrocomputer n. 79 - novembre 1988 


GRAFICA 



scheda che della propria stampante. 
Inoltre i colori possono essere dosati, 
alleggerendone l'intensità con opportu- 
ne percentuali di bianco. 

Mentre il parametro pixel può essere 
valutato a tavolino, la densità del colore 
e i suoi effetti sulla stampa prodotta 
può essere valutata solo sperimen- 
tando. 

Sono assimilabili a tale categoria quei 
prodotti «ram-resident» che permetto- 
no di catturare videate grafiche, in qual- 
siasi modo siano state realizzate, e di 
riversarle in un file in formato Bit-Map, 
leggibile da altri prodotti, oppure di ri- 
versarle. attraverso funzionalità più o 
meno sofisticate, in stampa. 

E in generale questi prodotti dispon- 
gono di comode funzioni di utilità che 
permettono di stampare finestre, ovve- 
ro porzioni della videata, di impostare 
dimensioni e margini della stampa, di 
cambiare «al volo» colori, ecc. 

La soluzione di stampare via utility 
«ram-resident» va comunque conside- 
rata un ripiego, anche se i risultati otte- 
nuti sono ottimi, in quanto dovrebbe 
essere il prodotto grafico con il quale si 
disegna che deve, per mezzo delle sue 
funzionalità interne, produrre la stampa, 
previa impostazione di tutti i parametri 
necessari. 

Per la cronaca in figura 5 vediamo un 
disegno realizzato con il Paintbrush, pro- 
dotto di tipo Paint molto diffuso. La 
figura 6 è stata realizzata catturando 
l'immagine (di un demo del pacchetto 
Concorde) con un prodotto ram-resident 
(si chiama Pizzaz) con il quale è stato 
stampato. 


Ventura - Il caso a sé 

Per sperimentare i rapporti tra Xerox 
Ventura Publisher e Xerox 4020 abbia- 
mo realizzato una pagina completa di 
MC, in cui abbiamo inserito un testo 
esplicativo dell'argomento e quattro fi- 
gure, prese da formati Lotus PIC, Auto- 
cad Slide, Freelance Metafile e infine 
dal PCX. che è il formato assunto dalle 
immagini lette da scanner con il Paint- 


brush Publisher. Le figure sono abba- 
stanza semplici per non rendere la pa- 
gina sovraccarica. Il testo autonomo ri- 
spetto all'articolo può essere interpre- 
tato come maxididascalia delle immagi- 
ni stesse. 

Nelle pagine seguenti vediamo in fi- 
gura 7 l’ambiente Ventura a colori ripre- 
so su un monitor EGA e in figura 8 il 
conseguente risultato ottenibile su 
carta. 

In figura 9 riportiamo il campionario 
dei colori utilizzatibili. 

Per «leggere» dal mondo reale il bel 
francobollo austriaco abbiamo utilizzato 
uno scanner Datacopy 730 e, come 
detto, il software Paintbrush della Z- 
soft. 

La Datacopy, che oltre allo scanner 
produce il software OCR (vedi MC nu- 
mero 74) è stata acquistata dalla Xerox, 
a dimostrazione del fatto che lo scan- 
ner è un accessorio da considerare in- 
dispensabile nella catena del DTP. 

Non si tratta di pettegolezzo, ma di 
cogliere chiare indicazioni di come si 
evolva la strategia Xerox sul suo pro- 
dotto di punta. 

Tornando alla nostra paginetta, l'im- 
magine PIC è stata realizzata con il 
Lotus 1-2-3, e salvata in formato PIC e 
letta dal Ventura da questo stesso for- 
mato. 

La caffettiera è una immagine Auto- 
CAD ben nota ai nostri lettori ed è 
riversata in Ventura nel formato SLD. 

In un certo senso si può utilizzare il 
Publisher anche solo per stampare, su 



MCmicrocomputer n. 79 - novembre 1988 


153 



GRAFICA 


Xerox Ventura Publisher 
a Colori su printer Xerox 4020 


di Francesco Pe troni 

Questa pagina e’ stata totalmente 
realizzata con il prodotto Ventura 
Publisher, e stampata con una Prin 
ter Xerox 4020 a getto (finchiosto. 



Fig. 1 Immagine catturata tea 


Scanner (formato PCX) 

Poiché’ lo scopo dell'articolo e’ 
quello di analizzare i vari problemi 
relativi all’uso di una stampante a co 
lori, non si e’ tenuto conto dell’este- 
tica finale. Ad esempio cornici e 
riempimenti sono stati realizzati po 
co elegantemente in vari colori 
Il testo e’ stato scritto con un co 
mune Word Processor riconosciuto 
da Ventura in lettura (al pari di tutti I 
piu’ diffusi W.P.). A tale testo e’ sta 
to attribuito un marcatore (caratteri 


stiche di paragrafo) costituito da 
Font Swiss corpo ctieci e un Indent 
di inizio paragrafo di 1 pica. 

Altri due marcatori riguardano il 
titolo e le didascalie, si differenziano 
per alcuni attributi di Font e per il Co 
iórft. 

Le quatto figure sono 
state poi realizzate con 
quattro prodoli grafici 
differenti, il cui tonnato 
e’ pero’ letto dal Ventila. 

Sui grafici si e’ interve- 
nuto solo a livello di 
struttura. Per i non 
esperti del Verdura dire 
mo che si e’ intervenuto 
sulle comici, e poi sul 
posizionamento e siile 
dimensioni del singolo 
disegno all’interno della 
cornice. 

Il primo disegno e’ la 
riproduzione di un fran 
cobollo austriaco, letto 
via scanner e trascritto in 
formato PCX con il prodotto Pain 
trrush Publisher. In tale formato e' 
stato poi letto dal Ventura. Nella sua 
struttura e’ stato messo un fondino 
azzurro. Ricordiamo che lo scanner, 
almeno per ora, permette solo una 
lettura in bicolore. 

H secondo disegno, di tipo Busin 
ness, e’stato realizzato con il Lotus 
123 e salvato in formato PIC, chena 


sce come formato interno delti 23, 
necessario per coHegare il suo 
Spreadsheet al Printgraph, che e' 
il modulo esterno che stampa il gra 
fico. PIC e’ oggi riconosciuto, oltre 
che dal Ventura, da molti altri prodot 
ti. 

Il terzo disegno e’ ima piantina d’I 
talia realizzata e colorata con il Lo 
tus Freelance Plus, di cui abbiamo 
già’ visto le prestazioni in cotiega 
mento con la Xerox 4020 


Il quarto disegno, infine, e’ stato 
prodotto a colori con Autocad, che 
Ventura riconosce sia via fonnato 
SLD, con quale Autocad esegue 
un’istantanea dal disegno, sia via 
formato DXF, che e' il formato "in 
chiaro" del file Autocad. 

Polche’ la pagina Ventura” sta per 
finire rimandiamo all'Interno dett ar 
ticolo per maggiori dettagli tecnici. 


Fig 4 immagine Autocad (formato SLD) 




154 


MCmiorocomputer n. 79 - novembre 1988 



GRAFICA 



Figura 7 - Xerox Ventura - Controllo a video dell'effetto tinaie II Ventura è un prodotto 
" pnnter-dipenden te » nel senso che la sua installatone avviene in funzione della periferica su 
carta disponibile Nel nostro caso abbiamo installato la printer a colori e quindi anche il 
Ventura su una macchina con scheda EGA. Le tecniche WYSIWYG funzionano, con qualche 
limitazione, anche in un ambiente totalmente a colori. 


ducendo i vari disegni anche attraverso i 
vari metodi possibili. 

Una stampante a colori è una periferi- 
ca emergente, in quanto tutte le case 
ormai ne producono, e i prodotti soft- 
ware, grafici e non, cominciano a rico- 
noscerla. 

Non è così semplice da usare come 
le vecchie «graphic printer», non tanto 
per il montaggio della carta, degli inchio- 
stri o dei nastri, quanto per la difficoltà 
in più che la variabile «colore» comporta 
a livello compositivo. 

I colori possibili sono infatti tanti, e 
ognuno di questi può essere stampato 
a vari livelli percentuali di densità rispet- 
to al bianco del fondo della pagina. 

Un'altra difficoltà sta nel fatto che 
quasi mai si raggiunge nell'uso combi- 
nato di prodotto, stampante e monitor, 
il vero WYSIWYG. C'è sempre qualcosa 
di disallineato, un colore, un retino, un 
font. 

Questo comporta il fatto che il rag- 
giungimento del risultato voluto passa 
attraverso numerose prove necessarie 
per mettere a punto una metodologia 



Ventura e Xerox 4020 
carattere Swiss 14 

Nero 

ABCDEFGHIJKLMNOPQRSTUVXWYZ 
abcdefghijklmnopqrstuvxwyzl 234567890 

Rosso 

ABCDEFGHIJKLMNOPQRSTUVXWYZ 
abcdefghijklmnopqrstuvxwyzl 234567890 

Verde 

ABCDEFGHIJKLMNOPQRSTUVXWYZ 
abcdefghijklmnopqrstuvxwyzl 234567890 

Blu 

ABCDEFGHIJKLMNOPQRSTUVXWYZ 
abcdefghijklmnopqrstuvxwyzl 234567890 

Azzurro 

ABCDEFGHIJKLMNOPQRSTUVXWYZ 
abcdefghijklmnopqrstuvxwyzl 234567890 

Magenta ABCDEFGHIJKLMNOPQRSTUVXWYZ 

abcdefghijklmnopqrstuvxwyzl 234567890 


Xerox Ventura - Colori 
disponibili. 

In questa stampa 
sono riportati tutti l 
colorì previsti da 
Ventura INero. Bianco, 
Rosso, Verde. Blu. 
Azzurro. Giallo. 
Magenta). Questi 
colori sono utilizzabili 
sia come attributo di 
font, che come 
attributo di filetto 
I sottolineature . linee 
grafiche e cornice ite). 
In caso dì 
iiriempimentoii è 
possibile impostare 
anche la percentuale 
di riempimento in una 
scala con otto varianti. 


una periferica ad esso collegata, qual- 
siasi file realizzato con un pacchetto 
grafico che invece non dispone di dri- 
ver per quella periferica. 

In particolare il Ventura, di cui, al 
recente SMAU dei primi di ottobre, so- 
no state presentate le prossime versio- 
ni (la 1.2, la 2.0 e la 2.0 professionale) 
si sta affermando come standard dei 
prodotti DTP, e riconosce in lettura 
quasi tutti i pacchetti grafici, e sicura- 
mente tutti quelli più noti. 

Della versione 2.0, che abbiamo vi- 
sto in anteprima allo SMAU. citiamo 
alcune novità come la possibilità di leg- 
gere il formato PRN, che come noto è 
l'uscita su stampa dei tabelloni Lotus 
1-2-3, e di leggere il formato Windows 
Metafile. 

Tra le funzionalità in più citiamo inol- 
tre la possibilità di definire tabelle, as- 
sociate ad una struttura composta di 
un numero di righe e un numero di 
colonne a piacere e infine la funzione 
di giustificazione verticale (che sarà 
molto apprezzata da chi fa un uso pe- 
sante di Ventura). 


< Figura 8 - Xerox Ventura - Una pagina intera. Ormai 
è una moda per MC pubblicare degli articoli autoim- 
paginati Quale utilizzo migliore per Ventura ? In 
realtà un lavoro del genere presenta numerosi 
problemi che. purtroppo, vanno affrontati lutti insie- 
me. Ad esempio nella pagina pubblicata a fianco è 
evidente che alcuni di questi non sono stati risolti. 
Ne parliamo nel testo. 


Conclusioni 

Il significato dei nostri esperimenti è 
quello di analizzare i problemi che si 
incontrano nel sommare vari aspetti 
tecnologici (mondo della grafica, am- 
biente DTP, stampante a colori, trasferi- 
mento di file grafici, ecc.) e di valutarne 
i risultati effettivi che si ottengono pro- 


d’uso della periferica e dei colori. Tutti 
questi aspetti si possono tradurre in un 
unico elemento, il costo della stampa 
prodotta. 

Ma prescindendo dal problema costo, 
si può affermare che lavorare con una 
stampante a colori, è un'esperienza di- 
vertente ed affascinante. 


MCmicrocomputer n. 79 - novembre 1 988 


155 




Inboaid 
386 . 
Bit bit 

hurrà! 


La tristezza era ca- 
lata sul mondo dei personal con un cuore 
8088 o 80286, da quando erano apparsi i 
microprocessori a 32 bit. Ma oggi è un gior- 
no di festa: c’è la scheda In- 
tel Inboard 386, che dà ai 
PC, XT, AT e compatibili una 
potenza di elaborazione con- 
frontabile solo con quella dei 
computer basati sul chip 
80386. Inboard costa molto 
meno di un nuovo perso- 
nal, e funziona con 
tutte le applicazioni 
del PC DOS e con le eventuali 
schede opzionali. Il suo microprocessore è 
un 80386 prodotto dalla Intel, la stessa che lo ha 
inventato. È un chip a 32 bit che indirizza fino a 4Gbyte di 
memoria, conserva la compatibilità con tutto il 


per i suoi prede- 
cessori, ed è pronto a sfruttare i program- 
mi creati per la nuova generazione dei PC. 
E, lavorando a 16 MHz, dimezza la durata 
della maggior parte delle 
operazioni. Un esempio: l'e- 
liminazione delle traspa- 
renze e la stampa di un file 
Auto CAD di 32K, su AT, 
passano da 7 minuti e 41 
secondi a 2' 14. Sostituite il cuore del vostro personal compu- 
ter: finalmente sollevato, lo vedrete procedere con la potenza e 
la velocità che solo Inboard 386 gli può dare. Se volete 
maggiori informazioni rivolgetevi ai migliori ri- 
venditori oppure telefonate o scrive- 
te a EIS - Editrice Italiana 
Software - Via Fieno, 8 - 
20123 Milano -tei. 02/809.961 


Editrice Italiana Software 


DIVISIONE PRODOTTI SPECIALI 



SPREADSHEET 

di Francesco Pelroni 

Nominare le zone 


L'apprendimento dello 
spreadsheet da parte di un 
utilizzatore autodidatta, che 
impara un prodotto via via che 
lo usa, si può dividere in più 
fasi logiche, cui 
corrispondono, nel prodotto in 
questione, la conoscenza e 
quindi il ricorso a nuove 
funzionalità 


La prima fase di apprendimento dello 
spreadsheet è caratterizzata sicuramen- 
te dalla intuitività, in quanto le cono- 
scenze necessarie per svolgere un'atti- 
vità semplice, ad esempio la costruzio- 
ne di una tabellina con dati numerici 
comprendenti dei calcoli, sono tutte in- 
tuitive. In questa fase si apprendono le 
modalità di movimento nel foglio, quelle 
di inserimento di label, numeri e formu- 
le nelle celle, ci si impratichisce con le 
funzioni di blocco più usate come MO- 
VE, COPY, DELETE. ecc. 

Via via che l'utente lavora con il pro- 
dotto, da un lato diventa sempre più 
padrone delle funzionalità di base, dal- 
l'altro comincia a sentire l'esigenza di 
utilizzare altre funzioni, che in genere 
ancora non conosce ma sono presenti 
nel prodotto. 

In questa fase di maturità arriva la 
conoscenza delle funzioni avanzate, sia 
di quelle di utilità, che a parità di lavoro 
permettono di eseguirlo meglio, sia 
quelle operative, che permettono di fare 
cose in più. 

A questa fase corrisponde ad esem- 
pio la problematica di «battesimo» delle 
zone, cui si giunge quando l'utente, 
impegnato da un lavoro di grosse di- 
mensioni. intuisce la opportunità di indi- 
viduare le varie zone in cui si divide la 
sua applicazione con dei nomi, molto 


più facili da ricordare e da utilizzare, che 
non i riferimenti «cartesiani» di riga / 
colonna. 

Volendo chiudere il discorso sulle fasi 
di apprendimento, potremmo identifica- 
re la fase finale con la padronanza totale 
di tutte le funzionalità e l'utilizzo delle 
Macro come superfunzionalità in grado 
di migliorare l'efficienza del proprio la- 
voro. 

Escluderemo da questo discorso la 
fase professionale, che sicuramente 
esiste, data la diffusione degli spread- 
sheet 1-2-3-like. Ci riferiamo allo specia- 
lista che «programma» con lo spread- 
sheet per produrre applicazioni chiavi in 
mano. Quest'attività, esula dall'utilizzo 
individuale e quindi dal Personal Com- 
puting e rientra in un'attività informatica 
tradizionale (programmazione). 

La maturità 

Una delle tappe che caratterizzano la 
fase della maturità è come detto quella 
che comporta la padronanza delle fun- 
zioni di gestione dei nomi delle zone. 

In questo articolo vogliamo appunto 
eseguire degli esercizi su questo argo- 
mento, che è abbastanza limitato, in 
quanto riguarda una singola funzionalità, 
ma che comporta conseguenze in tutte 
le altre. Utilizzeremo come al solito pre- 



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SPREADSHEET 


feribilmente il Borland Quattro, ma cite- 
remo le (eventuali) differenze con il Lo- 
tus 1-2-3 volta per volta. 

Parleremo infine anche di come af- 
frontare la problematica di battesimo 
delle zone con l'Excel, in cui il discorso 
si evolve in quanto si lavora già in 
ambiente multiapplicazione Windows. 

Relativamente all'argomento di ge- 
stione dei nomi delle zone, e a pochi 
altri, l'1 -2-3 differisce dal Quattro, in 
quanto nel primo la funzionalità di batte- 
simo delle zone è situata sotto l'insie- 
me delle funzioni di zona, con pari digni- 



Figura 3 - Esempio ir 
campo Imanziano 

quanto e un esempio 
analogo ai precedenti 
tendente a verticale 
l'assoluta piaticabilita 
in ogni tipo di proble- 
ma della tecnica di al 



Figura 2 - Esempio in 
ambiente stringa 
Il tabellone elettronico 
nasce come ambiente 
numerico in cui è faci- 
le eseguire operaiioni 
matematiche Succes- 
sivamente sono state 
implementate funzio- 
nalità di stringa, e di 
gestione di tabelle in- 
terne. che consento- 
no. nel pieno nspetto 
della sua filosofia di 
base, un utilizzo in un 
più largo ambito appli- 


tà rispetto alle altre. Nel Quattro invece 
si trova sotto Block Advanced, Viene 
quindi considerata una funzione avan- 
zata. 

L'uso dei nomi per identificare zone 
del tabellone non comporta nessuna 
differenza fondamentale nel lavoro con 
uno spreadsheet, in quanto in una qual- 
siasi funzionalità che agisce su zone 
queste possono essere indicate sia tra- 
mite coordinate cartesiane, sia tramite 
nomi con i quali siano state battezzate 
le zone stesse. 

Ad esempio, nella sintassi spreadshe- 
et ha senso una frase del tipo: 

SPOSTA PIPPO IN PLUTO 

dove PIPPO e PLUTO sono zone del 

tabellone precedentemente battezzate. 

Battezzare le zone non è obbligatorio 
ma diventa molto utile, quando, in un 
lavoro voluminoso, le zone logiche in 
cui dividere il tabellone siano tante, e 
quindi diventa estremamente comodo 
identificarle con un nome appropriato 
anziché con delle coordinate poco mne- 
moniche. 

Il nome assegnato ad una zona rima- 
ne comunque associato biunivocamen- 
te alle coordinate, solo che di questo 
lavoro di associazione se ne occupa 
comunque il prodotto, che anzi dispone 


di comode funzioni di elencazione dei 
nomi delle zone battezzate e dei riferi- 
menti relativi. 

L'unico caso in cui l'utente è «co- 
stretto» a battezzare le zone è quando 
scrive delle Macro, a cui va obbligatoria- 
mente associato un nome, che è il 
nome della zona costituita dalla cella da 
cui inizia la Macro stessa. Questo serve 
anche nel lavoro di programmazione in 
cui il richiamo di una Macro, che funzio- 
ni ad esempio come una subroutine, si 
ottiene indicandone il nome. 

In questo articolo svilupperemo degli 
esempi sui Nomi di zona, analizzeremo 
le modalità operative del lavoro di impo- 
sizione dei Nomi, indicheremo gli even- 
tuali problemi nell'uso dei Nomi zona e 
infine proveremo a scrivere qualche 
Macro. Come al solito diamo all'articolo 
il ritmo e il significato di esercizio, desti- 
nato in particolare a quei lettori che 
usano lo spreadsheet ma non ne hanno 
ancora sperimentato a fondo le varie 
funzionalità. 

Perché battezzare le zone 

Per zona si intende un insieme rettan- 
golare di celle, di qualsiasi estensione, 
che quindi può andare dalla semplice 


cella ad una intera colonna, da una 
porzione di riga... all’intero tabellone. 

Buona parte delle funzionalità di uno 
spreadsheet agiscono sulle zone, sia 
funzionalità di semplice calcolo od ela- 
borazione (esempio Somma, Media, ec- 
c.), sia funzionalità avanzate come quel- 
le di Data Base (Sort, Ricerca, ecc.), sia 
quelle di servizio, come Copia. Sposta, 
Stampa. Salva una zona, ecc. 

In tutte queste funzionalità occorre 
indicare una o più zone, cosa che si può 
fare in vari modi, ad esempio indicando 
le coordinate dei due vertici, superiore 
sinistro e inferiore destro, della zona 
rettangolare. 

L’attribuzione di un nome ad una zo- 
na permette di indicare la zona sempre 
e soltanto con un nome proprio, il che 
consente di ignorare totalmente il reca- 
pito fisico della zona stessa. Al punto 
che non vi è nessuna differenza funzio- 
nale tra un lavoro in cui sono utilizzate 
le coordinate per indicare le zone, da 
uno in cui le stesse siano indicate con II 
nome. 

Vi è solo una differenza operativa, 
che comporta, da parte dell’utilizzatore. 
una organizzazione logistica più ordinata 
e precisa delle varie zone all'Inferno del 
tabellone, in quanto di queste deve es- 
sere gestito un elenco di nomi e di 
riferimenti. 

Soprattutto se il lavoro eseguito con 
lo spreadsheet si prolunga nel tempo e 
quindi necessita di numerose manipola- 
zioni successive, una buona organizza- 
zione delle zone e dei loro nomi diventa 
pressoché indispensabile. Inoltre, come 
vedremo, lo strumento spreadsheet 
stesso favorisce l'uso di questa tecnica 
mettendo a disposizione specifiche fun- 
zionalità di servizio. 

Nell'uso delle Macro, che sono il gra- 
dino più evoluto nell'uso non professio- 
nale dello spreadsheet, il ricorso all'attri- 
buzione del nome alle zone è obbligato- 
rio. in quanto le varie entità tipiche della 
programmazione, come Label, Variabili, 
Contatori, Funzioni di Salto si basano 
sui nomi dati alle zone. 


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SPREADSHEET 


Come battezzare le zone 

Per battezzare le zone con il Borland 
quattro occorre entrare nel comando 
Block Advanced, mentre con il Lotus 1- 
2-3 l'accesso è attraverso il comando 
ZONA NOMI. Le funzionalità sono le 
stesse, CREATE (Crea), DELETE (Elimi- 
na), RESET (Annulla). TABLE (Tabella), 
LABEL (Etichette). La funzione CREATE 
ha nei due prodotti anche il significato 
di MODIFICA. 

La modalità più semplice per attribui- 
re un nome ad una zona è, attivato il 
comando, quella di digitare il NOME 
scelto e di indicare le coordinate o digi- 
tandole o evidenziandole muovendosi 
sul foglio con i cursori. 

Per modificare l'estensione di una 
zona già battezzata si eseguono gli stes- 
si passi, solo che, avendo digitato un 
nome già esistente, viene evidenziata la 
zona relativa, che a questo punto si può 
modificare, ad esempio estendendola di 
alcune righe. 

Se l'applicazione è complessa è pro- 
babile che le zone da battezzare siano 
numerose. Non è difficile superare le 
centinaia. In questo caso lo strumento 
permette di eseguire un battesimo «col- 
lettivo» di tutte quelle zone il cui nome 
va attribuito ad una sola cella (tutte le 
variabili e, come vedremo, tutte le Ma- 
cro e le Label utilizzate nelle Macro 
stesse). 

Occorre affiancare alle celle da bat- 
tezzare. che vanno incolonnate, una co- 
lonna con i rispettivi nomi. Con la fun- 
zione ZONA NOMI ETICHETTE DE- 
STRA (Lotus) si puntano tutti i nomi che 
vengono attribuiti tutti insieme alle celle 
a destra. 

L'altra funzionalità di servizio utile in 
caso di applicazioni voluminose è quella 
che permette di scrivere in una zona 
vuota del tabellone un elenco dei nomi 
delle zone con le rispettive coordinate. 


Una stessa zona fisica può essere 
coinvolta da più nomi, ad esempio in un 
archivio esiste la zona con i dati e con le 
intestazioni delle colonne, necessaria per 
le elaborazioni di Data Base, poi la zona 
valida per la stampa, che oltre alle prece- 
denti conterrà delle righe iniziali e finali. 
Inoltre se si vuol prevedere una funziona- 
lità di svuotamento dell'archivio occorre- 
rà riferirsi alla sola zona dei dati, ecc. 

Inoltre ogni aggiornamento dell'archi- 
vio. in pratica aggiunta o eliminazione di 
righe di dati, deve esser seguito da un 
aggiornamento dei nomi delle zone. 

Problemi operativi che possono na- 
scere utilizzando tali tecniche sono prin- 
cipalmente due. Non conviene, anche 
se non è una condizione di errore, attri- 
buire ad una zona un nome che vale 
anche come riferimento della casella. 
Sono da evitare nomi come Al, B12, 
perché sono anche indirizzi fisici. 

L'altro problema, abbastanza frequen- 
te in fase di impostazione del lavoro, si 
verifica quando si interviene con opera- 
zioni di blocco (muovi, sposta, elimina, 
ecc.) su zone interessate da Nomi e 
consiste nella perdita del collegamento 
tra nomi e coordinate fisiche. In caso di 
necessità occorre resettare l'elenco dei 
nomi delle zone (con RESET) e ribattez- 
zarle, possibilmente con i metodi veloci 
messi a disposizione dallo strumento. 

Gli esercizi 

Nei primi tre esercizi lavoriamo In 
ambiente tabellone, mentre nel quarto 
utilizzeremo la Macro. 

Il primo esercizio é in campo mate- 
matico. Vengono create cinque zone 
composte di una sola cella (da C5 a C8) 
e di contenuto numerico, cui sono attri- 
buiti i nomi alfa, beta, ecc. Tali nomi 
sono utilizzati in più formule di calcolo 
poste nelle celle da FI 3 a FI 7. Nella 
colonna D vengono anche esposte le 


formule delle quali sul tabellone appare, 
ovviamente, solo il risultato. 

La cella B9 contiene la parola ALFA, 
che come detto è a sua volta un nome 
di zona. Nelle due celle FI 8 e FI 9 sono 
rispettivamente inserite la semplice for- 
mula +OMEGA, che dà il valore ALFA, 
e la funzione §§OMEGA che dà non il 
contenuto della cella, ma il contenuto 
del contenuto (che è quindi il contenuto 
di ALFA). 

Nella foto (fig. 1) presa dal Borland 
Quattro, si può notare la comoda fine- 
stra che indica, in ordine alfabetico, il 
nome delle zone nominate. 

Il secondo esercizio è in ambito strin- 
ga (fig. 2). I nomi di zona referenziano 
celle con dati di tipo stringa. I nomi 
appaiono nella finestra di Quattro e le 
celle relative appaiono evidenziate an- 
che sul tabellone con un segno ==> e 
il nome della zona. Sono tutte zone 
monocella, meno la zona TB, che va 
riferita alla tabellina che va da C3 a E7. 

Tali zone, per mezzo dei loro nomi, 
vengono utilizzate in varie formulette, 
riportate in chiaro nella colonna E. 

Le formule sono IFIND, che restitui- 
sce la posizione di una sottostringa al- 
l'interno di una stringa, la 5VLOOKUP, 
che esegue sulla base di una chiave, 
una estrazione da una zona rettangola- 
re, e la iREPLACE con la quale si 
«trapianta» una stringa al posto di un'al- 
tra presente in una stringa più lunga. 

Ricordiamo che di funzioni §, che 
permettono di manipolare i dati, nei vari 
prodotti di tipo spreadsheet ne esistono 
centinaia. Ógni funzione chiocciolina 
può richiedere zero, uno o più parame- 
tri, che possono essere forniti diretta- 
mente in formula o inseriti in celle cui la 
formula stessa fa riferimento. 



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SPREADSHEET 


In questo ultimo caso la funzione § 
viene costantemente «ricalcolata» al pa- 
ri di qualsiasi semplice funzione aritme- 
tica. quando si varia il contenuto di una 
cella cui fa riferimento. 

Esercizio finanziario 

Una semplice variazione sul tema la 
facciamo in ambito finanziario dove uti- 
lizziamo la più conosciuta delle numero- 
se funzioni finanziarie, quella che per- 
mette di calcolare la rata di un mutuo 
dati il capitale, l'interesse e il numero 
delle rate (fig. 3). 

Ulteriori informazioni immesse sono il 
calcolo della data mensile, supposto di 
indicare un interesse su base annua e 
quindi di ricevere dalla funzione una rata 
annuale, il calcolo della prima rata, su 
cui gravano delle spese iniziali, e infine 
il calcolo della data dell'ultima rata. 

La funzione che calcola la rata si 
chiama §PMT e vuole i parametri Capi- 
tale (zona C), Interesse (zona I) e Nume- 
ro dei Periodi (zona N). Occorre fare 
attenzione al fatto che va indicato un 
numero di periodi omogeneo con la 
base dell'interesse. In altre parole se 
l'interesse è su base annua il numero 
che si indica è un numero di anni, e in 
tal caso la rata mensile si ottiene divi- 
dendo il risultato per 12. 

Per quanto riguarda le date tutti e tre 
i prodotti citati (Quattro. Excel e 1-2-3) 
convertono le date in numeri seriali suc- 
cessivi in cui 1 è il primo gennaio 1900. 
Questi numeri possono essere visualiz- 
zati in un formato DATA, in cui prendo- 
no l'aspetto di una data. Ad esempio 
GG/MM/AA. 

Esistono inoltre funzioni di conversio- 
ne con le quali si passa da numeri a 
date e viceversa, per cui qualsiasi ope- 
razione sulle date risulta possibile. Nel 
nostro esempio dato un mese iniziale 
occorre calcolare il mese finale, che non 
è lo stesso mese dell'anno successivo, 
ma il precedente. Se si parte da gen- 
naio il mese finale è dicembre. 


Esempio con Macro 
Attribuzione dinamica 

Trattando dell'attribuzione di nomi al- 
le zone introduciamo anche le Macro. in 
cui l'uso del nome di zona è indispensa- 
bile. 

Le Macro vanno battezzate e per es- 
sere eseguite vanno richiamate con il 
loro nome. Se alle Macro si attribuisce il 
nome composto dalla barra slash e da 
una lettera, si possono richiamare da 
tastiera premendo il tasto Alternate e la 
lettera in questione. 

Il Quattro dispone, a differenza del 
Lotus 1-2-3, di un opzione di menu 



Figura 6 - Zone battez- 
zale m ambiente Mi- 
crosoft Excel 
La più grande differen- 
za tra l'Excel e l' t 2-3 o 
il Quattro consiste nel 
fatto che Excel « vive » 
già nell'ambiente Win- 
dows. Questo significa 
innanzitutto che ha 
un'interfaccia utente di 
tipo grafico Significa 

biente Excel possono 
essere attivati più fogli 
in cui esistono formule 
che fanno riferimento 

Oumdi in queste tor- 
ta zona andrà indicato 
gho su cui risiedono 


specifica per le Macro, che permette di 
indicarne il nome e di mandarle in ese- 
cuzione direttamente in via menu. 

Nel nostro esercizio, che necessita di 
due figure (figg. 4 e 5). c'è la zona dati, 
una banale tabella in cui sono inseriti 
strumenti da falegname, su cui agisco- 
no le Macro, e la zona dove sono scritte 
le Macro. 

La Macro 1 serve per posizionare il 
cursore in fondo alla zona dati, e quindi 
nella cella dalla quale iniziare un'ulterio- 
re immissione di dati. 

La Macro O esegue l'ordinamento, 
sulla base della prima colonna della ta- 
bella (quella che contiene i codici dei 
prodotti), che si rende necessario dopo 
ogni nuova immissione. 

Infine con la Macro B si riattribuisco- 
no i nomi alle zone DATI e alla zona 
STAMPA, nel caso queste siano state 
modificate. Prima della rinominazione 
viene eseguito un annullamento del 
nome. 

Nelle Macro vanno individuati i co- 
mandi che indicano operazioni da tastie- 
ra (come END. DOWN. RIGHT, ecc.) e i 
comandi che indicano sequenze di op- 
zioni di menu (come BAD che indica 
Block Advanced Delete ed è seguita dal 
nome della zona da cancellare). 

Nella figura appare anche il menu 
principale di Quattro all'interno del qua- 
le è presente l'opzione MACRO. 

Windows Excel 

Excel della Microsoft è il primo appli- 
cativo importante sviluppato per lavora- 
re sotto Windows. Funzionalmente è 
abbastanza fedele allo standard 1-2-3, 
dal quale si discosta per alcuni partico- 
lari. 

La più grande differenza tra l'Excel e 
l'1 -2-3 o il Quattro consiste proprio nel 
fatto che Excel «vive» già nell'ambiente 
Windows. Questo significa innanzitutto 
che ha un'interfaccia utente dì tipo gra- 
fico. 

Funzionalmente significa soprattutto 
che nell'ambiente Excel possono esse- 


re attivati più fogli, in cui esistono for- 
mule che fanno riferimento a zone di 
altri fogli. Quindi in queste formule oltre 
al nome della zona andrà indicato anche 
il nome del foglio su cui risiedono. 

Altra funzione presente in Excel e 
non negli altri due è quella che permet- 
te di definire una ARRAY FORMULA, 
con la quale si attribuisce una formula a 
tutta una zona. Altrimenti occorre scri- 
vere una formula in una cella e poi 
copiarla su tutta la zona. 

Nel nostro esempio, ampiamente do- 
cumentato dalla foto, ipotizziamo delle 
tabelle con dei dati riferiti ad un anno. 
Oltre ai dati dell'anno sono riportate le 
percentuali di variazione rispetto all'an- 
no precedente. 

Le formule di calcolo di tali percen- 
tuali contengono dati presenti sul tabel- 
lone corrente in zone battezzate 
PROD88 e VAL88 e dati presenti sul 
tabellone dell'anno precedente, in cui le 
zone sono chiamate PROD87 e VAL87. 
I tabelloni, da attivare contemporanea- 
mente, si chiamano ANN88.XLS e 
ANN87.XLS, ecc. 

Conclusioni 

Lo spreadsheet continua ad essere il 
prodotto software più utilizzato, su cui 
si basa buona parte della diffusione del 
Personal Computing presso gli utenti 
non hobbisti. 

È un prodotto che nei suoi ormai 
numerosi anni di vita ha subito numero- 
se innovazioni, tutte però rispettose del- 
la sua filosofia di base e delle sue 
«regole del gioco» già presenti sin dalle 
prime versioni. 

Una delle regole presenti già da pa- 
recchi anni è quella del poter battezzare 
le zone, operazione non obbligatoria né 
vantaggiosa in termini di occupazione di 
spazio/memoria. Metodo però indispen- 
sabile per una buona organizzazione del- 
l'applicazione. in quanto occorre fare un 
indice ragionato delle zone, che vanno 
inoltre obbligatoriamente tenute in or- 
dine. mc 


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MCmicrocomputer n. 79 - novembre 1988 


SOLO I MIGLIORI. 
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PlayWorld 


di Francesco Carla 




Il mese scorso avevo quasi 
perso la speranza. La 
speranza che apparisse 
qualcosa all'orizzonte 
interattivo in grado di 
ridarmi l'entusiasmo che le 
troppe schifezze arrivate sul 
mio tavolo in questi mesi mi 
avevano tolto. 

Ma mentre credevo che 
solo altre imponenti 
rivoluzioni tecnologiche 
(CD-I!!!) potessero 
rimettermi il sangue 
simulato in circolazione ecco 
la fantastica smentita. I due 
avvenimenti di questo mese 
mi hanno fatto una 
trasfusione ; sono i due 
software, per ragioni 
diverse, più interessanti dai 


tempi del 1986 e di Marble 
Madness per Amiga. 
Software numero uno: 

Gone Fish'n della casa 
americana Interstel di Bruce 
Webster di Byte. 

Software numero due: 
Aquaventura della inglese 
Psygnosis. la cosa 
interattiva più bella dalla 
fondazione dei sedici bit. 
Maggiori dettagli nelle 
prossime pagine. Che altro 
trovate in questa versione 
novembrina dì Playworld? 
Potete reperire un grosso 
inserto Panorama dedicato 
soprattutto ad Amiga 
e Atari ST. 

Nulla per Amstrad e IBM PC 
perché la mia fonte di 


software si è 

momentaneamente inaridita, 
ma spero che il soft fresco 
ricominci a zampillare già dal 
numero di Natale. 

Un bel po' di recensioni, 
invece, per il simpatico C64 
che continua a caricare 
montagne di dati e a non 
stancarsi mai. Il C64 SX non 
è mai stato dal riparatore in 
questi anni e i floppy 
sbucano freschi e validati 
senza problemi. Niente 
anche per MSX i cui solerti 
collaboratori dei numeri 
scorsi non si sono più fatti 
vivi. 

Aspetto anche loro. 

Secondo numero della 
Simulposta con una carica di 


lettere di dubbio contenuto 
proteico (ma di grande 
contenuto interattivo) e altra 
edizione di Inside Reader 
con il mitico Shadowgate 
solved per voi dal valente 
Alberto Cobre di Bassano 
del Grappa. 

Con gli occhi e le orecchie 
conficcati nel 1081 a colori 
della Commodore, sto 
esplorando abissi di pixel 
creati da Psygnosis. 
Nell'acqua limpida digitale, il 
mouse mi schizza di mano e 
sembra un pesce. 

Poco dopo, potenza del 
multitasking, lo rivedo 
pescato all'amo di Gone 
Fish'n. 

E ’Looks Really Good!' 



Gone Fish'n 

Roger Damon 
Interstel (USA) 

Amiga. ST 

CTO, Bologna (051/753133) 

La prima cosa che devo 
sapere è se voi siete anche 
dei pescatori reali come me. 
Insomma. se volete diventa- 
re dei pescatori simulati po- 
treste anche non essere 
passati dalla realtà, ma certo 
giova, lo. comunque, mi ci- 
mento con canne e mulinelli 
della massima tecnologia di- 
sponibile e adoro gli screen 
TV di Fish Eye di Italia 7. Ma 
a parte il vostro amore per il 
'surf casting' e/o la vostra 
attitudine a cadere in deli- 
quio per la pesca del King 
Salmon. in Gone Fish'n tro- 
verete. al millimetro, le stes- 
se sensazioni della pesca ve- 


ra. con un solo difetto, che 
dico subito per potermi poi 
diffondere nei pregi di que- 
sto interattivo: i pesci pesca- 
ti differiscono soltanto per il 
numero delle libbre stampi- 
gliato sul cartello che li vi- 
sualizza. Nulla si sa sulla loro 
identità (cos'ho preso, una 
carpa o un super salmone?), 
e niente si conosce sul loro 
aspetto estetico. Spero in 
una release 2 che sistemi la 
questione. E adesso andia- 
mo a pescare. Intanto ho vo- 
glia di dire a quelli che non lo 
sanno già che "Gone Fish'n" 
é quello che scrivono su un 
cartello gli americani quando 
vanno davvero a pescare (si- 
gnifica proprio "Andato a pe- 
scare"). ma lo scrivono an- 
che quando non vanno a pe- 


scare. ma hanno deciso di 
rompere con la routine del- 
l'esistenza. E questo perché 
la pesca, lo sanno tutti i miei 
lettori pescatori, ha una terri- 
bile capacità di staccare la 
spina di tutti i pensieri e di 
avvolgere in una nuvola fatta 
di acqua, canne, mulinelli, 
ami e lenze. E pesci. Nella 
stessa nuvola simulata sono 
immerso dal mese di set- 
tembre, cioè da quando il 
mio amico Bruce Webster 
mi ha omaggiato dell'ultima 
fatica della sua software 
house, che lui, bontà sua, 
sente molto vicino alla mia 
Simulmondo. Fio aperto la 
scatola con una certa diffi- 
denza: non ditelo a Bruce, 
ma a me il tema spaziale mi 
lascia freddo come gli ice- 


berg, e di solito gli ultimi 
software di Interstel si sono 
occupati proprio di stelle. 
Quando invece mi sono ac- 
corto che si trattava del pri- 
mo simulatore di pesca de- 
gno di questo nome (per es- 
sere pignoli bisogna ricorda- 
re il primo software di pe- 
sca. Fish Metic della Alligata, 
sul quale preferisco stende- 
re un pietoso velo di silenzio) 
ho cominciato a sentire un 
certo formicolio alle mani. E 
mentre il software continua- 
va a caricare, il formicolio 
aumentava ed è diventato 
quasi insopportabile quando 
è comparsa la schermata 
della copertina: tutto è pron- 
to per partire per la pesca, il 
motoscafo è già attaccato al 
carrello e poi all'automobile. 



162 


MCmicrocomputer n. 79 - novembre 1988 



PLAVWORLD 



di pesce Kind'a Small (tipo 
piccolo). Looks OK (abba- 
stanza grosso). Ready Good 
(davvero buono). Ma potreb- 
be esserci qualcos'altro in gi- 
ro. forse un King Salmon. Vi 
ho insegnato a simulpesca- 
re; non pretendo compensi 
e neppure ringraziamenti. Se 
proprio volete farmi un rega- 
lo avvertitemi delle catture 
massime (la mia è stata un 
5Lb) e mandatemi un disco 
salvato con la vostra situa- 
zione di classifica. 0 di più. 
potrei anche aprire le iscri- 
zioni ad una gara di pesca 
simulata per corrispondenza. 
Solo lettere, però, niente te- 
lefonate: perché sono "An- 
dato a pescare" 


e sto giusto appiccicando il 
cartello alla porta di casa: 
sopra ci ho scritto, ma guar- 
da un po'. Gone Fish'n. La 
schermata successiva devo 
scegliere se pescare da zero 
o continuare un'avventura di 
fishing cominciata da tempo. 
Clicco sul new game perché 
non ho mai usato Gone 
Fish’n, Compare una setti- 
mana di pesca da lunedi a 
sabato che di solito com- 
prende differenti situazioni 
climatiche e meteorologiche. 
Mi piace cominciare le cose 
dal principio e perciò clicco 
sul monday che sembra un 
giorno un po’ nuvoloso, ma 
senza grosse minacce di 
pioggia. Lo screen seguente 
devo scegliere il laghetto 
sulla mappa La scelta è 
semplicissima perché la 
mappa è molto chiara e per 
scegliere bisogna solo clicca- 
re il laghetto preferito. La- 
ghetto che non è tanto "et- 
to" specialmente in qualche 
caso. In un'altra schermata 
posso acquistare, con il bud- 
get iniziale di dollari, il corre- 
do minimo e cioè tutti gli 
artificiali (le esche finte) ne- 
cessari alla pesca di qualun- 
que fish in ogni situazione 
d'acqua e di fondale. Per 
comprare basta prendere 
con il mouse con il solito 
click. Incomprabili, almeno 
per adesso, gli altri attrezzi 
utili: pinze, ecosonar. moto- 
scafi potenti. Prima o poi... 
Ma l'importante è avere 


quello che occorre. E ades- 
so. prego cliccare il cartello 
Go Fishing. Qui si pesca con 
la barca, per questo l'imma- 
gine seguente è quella del 
campo di pesca, il laghetto 
che ho scelto all'inizio, e la 
mia posizione è esattamente 
quella di un pescatore sedu- 
to sulla barchetta sulla riva 
del lago. Con il pointer metto 
in moto il cinque cavalli che 
romba, si fa assolutamente 
per dire, verso il centro del 
lago. Quando la posizione mi 
sembra quella giusta, clicco 
ancora e la barca si ferma. 
Bisogna calare l’ancora e 
montare un'esca sulla can- 
na. La scatola delle esche 
sta sulla barchetta. Non mi 
rimane che cominciare a pe- 
scare. Perciò mi reco nello 
screen dell'azione e scopro 
che la canna é già montata e 
ha un bel mulinello ABU da 
lancio. 0 forse è un Brow- 
ning o magari un Daiwa. Fa 
lo stesso tanto è assoluta- 
mente simulato. Mi accorgo 
solo adesso della necessità 
di rispingermi nello screen 
della barca. Solo qui posso 
fare il lancio che va compiu- 
to sulla mappa. Il tempo non 
reale scorre sul cronometro 
che vedete sulla destra in 
questo stesso screen. Si co- 
mincia alle 9 Am e si finirà 
alle 9 Pm. Dodici ore che 
dureranno un po' meno di 
mezz'ora. Dicevo: qui si fa il 
lancio e si deve cliccare sul 
riquadro con la lettera S (sta 


per recupero slow, lento), 
oppure su quello con la lette- 
ra F (sta per recupero fast, 
veloce). Meglio usare la S 
almeno all'inizio. Clicco sulla 
lettera S e sono nello screen 
della canna. Di fronte si vede 
la costa se ho lanciato in 
prossimità della medesima. 
Sennò si vede l'acqua oppu- 
re le canne etc. etc. L'esca, 
intanto, piomba in fondo alla 
finestrella subacquea che 
vedete sulla destra in basso. 
Galleggia se l'artificiale è di 
quelli galleggianti, sta a mez- 
z'acqua nel terzo ed ultimo 
dei casi, lo preferisco questo 
tipo di esche perché mi han- 
no dato i migliori risultati. Voi 
fate un po' come vi pare. 
Adesso iniziate lentamente a 
recuperare la lenza simulata 
cliccando il left button Pre- 
sto o tardi vedrete saettare 
un aggeggino verde che at- 
taccherà l’esca. Dalla fine- 
strella scomparirà la scena 
subacquea e comparirà la 
parola STRIKEI. Cliccate ve- 
locemente il right button: 
dovrebbe essere comparsa 
nella stessa finestrella di cui 
sopra la parola YOU GOT 
HIM (ce l'hai), continuate a 
recuperare velocemente con 
il left button evitando di 
schiacciare solo quando il 
pesce salterà fuori del- 
l'acqua nel tentativo di sfug- 
girvi. Una’altra scritta nella 
finestrella segnalerà le carat- 
teristiche del pesce cattura- 
to. lo finora ho visto tre tipi 


Aquaventura 

lan Etherington, 

Jim Bowers. 

Jeff Bramfitt 
Psygnosis 
Amiga. Atari ST 
Lago 

Un giorno, ormai sufficien- 
temente lontano, il signor 
lan Etherington fondava la 
prima software hodse ingle- 
se. la prima in Europa ed una 
delle prime del mondo. La 
software house si chiamava 
Imagine e due anni dopo 
avrebbe completato la sua 
fantastica parabola di ascesa 
e caduta lasciando dietro di 
sé una scia di debiti e procla- 
mando un fantasmagorico 
fallimento. Mr lan Ethering- 
ton fece perdere le proprie 
tracce e di lui non si seppe 
piu nulla. Due anni dopo, or- 
mai nel 1986. fu ancora una 
volta il primo, dev'essere 
una sua prerogativa, il primo 
a fondare una casa di soft- 
ware esclusivamente votata 
ai computer sedici bit, cioè 
da Atari ST ed Amiga. Nac- 
que la Psygnosis. E nacque 
subito bene con il software 
che è tuttora uno dei più 
affascinanti della storia di 
questi due computer: Bra- 
taccas. Dopo questo softwa- 
re altri titoli scalarono le clas- 
sifiche di vendita: Arena, De- 
ep Space. Barbanan, Terror- 
pods. Obliterator. Tutti titoli 
pieni di grafica top, grondanti 
simulazione interattiva, co- 


MCmicrocomputer n. 79 - novembre 1988 


163 





PLAYWORLD 



sparsi di magia digitale. Li- 
vello altissimo di produzione 
a parte forse Obliterator e 
Barbarian, difettosi essen- 
zialmente nello scrolling e 
nell'interfaccia, non certo 
nella grafica. Poi venne il 
giorno di Aquaventura. Ricor- 
do che nel marzo scorso, 
l'ultima volta che sono stato 
a trovarli a Liverpool. veniva 
giù una terribile acqua mista 
a vento. Proprio davanti al 
porto, in un bellissimo palaz- 
zo inglese, ho incontrato il 
loro managing director Jo- 
nathan Ellis. Un ragazzo con 
gli occhiali dall'aspetto di- 
stinto cui molto va il merito 
delle diffusioni dei prodotti 
Psygnosis e cui moltissimo 
va il merito delle mie infor- 
mazioni esclusive sulla casa 
di Liverpool visto che me le 
dà lui in persona insieme alle 
versioni per Amiga ed ST del 
software A marzo aveva un 
aspetto più frenetico del soli- 
to. Voleva a tutti i costi farmi 
vedere il loro software più 
avventuroso in avanzata fase 
di gestazione. Nella stanza si 
aggiravano anche due sim- 
patici omini che poi scoprirò 
essere i coautori insieme a 
lan Etherington del softwa- 
re: Jim Bowers e Jeff Bram- 
fitt. Su un Amiga 1000 un 
po' scassatello fu presto ca- 
ricato Aquaventura. Si rivelò 
prestissimo una meraviglia 
della natura simulata: scorre- 
va dentro al monitor un'ac- 
qua digitale fluida e pastosa, 
e quando il mezzo anfibio 
decideva di portarsi verso 
l'alto rivelava una natura spa- 
ziale convincente e silenzio- 
sa. Molto mi ricordava l'arte 
di Paul Woakes della Nova- 
gen, ma qui i livelli di 
Woakes erano assolutamen- 
te distanziati e il mito interat- 
tivo si disegnava sotto i miei 
occhi In mezzo al cammino 
della nave, fuori oltre il cru- 
scotto multicolors. si muove- 
vano creature flessuose e 
temibili e attraenti corpi in 
movimento, perlopiù atomi 
plastici mobili che volendo 
avevano il sapore del bellissi- 
mo Iridis Alpha, il canto del 
cigno del poeta Minter. Ma 
ancora di più. C'era altro da 


Aquaventura 

vedere. Doveva arrivare lo 
screen interattivo più bello di 
sempre. È lo screen numero 
tre delle immagini che vede- 
te qui accanto: la nave sor- 
vola il terreno degli esseri di 
cristallo metallico: le barre 
bullonate ostacolano il flusso 
del mio movimento, ma la 
terribile forza di fuoco che 
esce dal mio stomaco spa- 
lanca strade che credevo 
non esistere. E mi faccio -lar- 
go. non per vincere o perde- 
re, non per uccidere o mori- 
re, solo per sopravvivere e 
vedere. Sto simulando per 
vedere. Gli occhi digitali inca- 
stonati nello screen si apro- 


Commodore 64 

Cominciamo con una delle 
due avventure destinate agli 
amanti (parecchi) dei Draghi 
e dei Sotterranei La famosa 
SSI ha estratto dal suo cilin- 
dro simulato due conigli de- 
dicati agli Advanced Dunge- 
ons & Dragons. Quella che 
ho per le mani è Pool of 
Radiance, l'avventura scritta 
in modo non grafico (o molto 
poco grafico) e che appas- 
sionerà particolarmente gli 
aficionados dei pupazzetti 
piccolissimi sullo screen tipo 
Ultima, lo non sono tra que- 
sti. Insomma non ho capito 
granché di questo software 


solo per sapere cos'altro c'è. 
Quanto grande sarà il mondo 
di Aquaventura? Le opere 
che si fermano nell'arte han- 
no solo un merito: sanno 
bloccare in un’immagine si- 
gnificati tremendi che nep- 
pure sospettano di aver trat- 
tenuto. Saranno altri occhi, 
come i miei e i vostri, a 
leggere tracce e colori di tut- 
to il mondo (il Simulmondo) 
nello screen interattivo. Nati 
per volare e nuotare in uni- 
versi simulati, nati per esplo- 
rare terre senza età e tem- 
po. gli uomini di Psygnosis 
hanno deciso di dedicarci la 
loro forza, lo ve ne parlo 
intimidito dalla grandezza del 


perciò non mi permetto di 
giudicarlo. Certo non posso 
affermare di essere stato in- 
vogliato eccessivamente al 
loading di 4 disk 5 pollici e 
un quarto. Ai lettori l'ardua 
sentenza. 



Zolyx 


più bel software di tutti I 
tempi. 

Tornai da Liverpool con 
questo senso di stordimento 
che adesso ho provato a rie- 
vocare. Da poco, da quando 
ho avuto la versione definiti- 
va di Aquaventura tra le ma- 
ni. so di non avere sognato. 
Traccerò una mappa dei con- 
fini del mondo di Aquaventu- 
ra per riuscire a capire quan- 
to è grande la terra (e l'ac- 
qua) della sua corsa. Ma già 
so che se c'erano i confini 
del mondo simulato Psygno- 
sis gli ha spostati moltissimi 
anni luce più in là, E noi 
dobbiamo esplorare questo 
spazio. 


Questo mese, come ho già 
anticipato nel sommario, non 
ci sono i capitoli dedicati a 
PC ed MSX. Materiale 
interattivo copioso potete 
invece attingere negli altri 
capitoletti dedicati, come al 
solito, ad A tari ST, Amiga e 
C64. Buon viaggio 


La versione di Street Figh- 
ter della Capcom destinata al 
mercato americano mi piace 
molto di più di quella ingle- 
se. Quella inglese é stata 
peraltro travolta da recensio- 
ni indignate della stampa 
specializzata che le ha cac- 
ciato dei terribili 1 e 2 nella 
pagella. In vena di voti, direi 
che questo pestaduro catti- 
vo merita un 7+. Lo ha dise- 
gnato la Pacific Dataworks 
Int. che deve aver fatto qual- 
cos'altro in passato anche se 
adesso non mi sovviene. 

Dopo tanto tempo ripren- 
do in mano un shoot'em up 
e non provo un senso di 
disgusto. Non che sia un ca- 



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PLAYWORLD 


polavoro, ma questo Scor- 
pius perlomeno non è il soli- 
to clone di Uridium o di qual- 
che altro sparaefuggi metal- 
lizzato. Lo guardo, ci gioco e 
un po' mi diverto. Se lo tro- 
vate in giro farete altrettanto 
anche voi. 

A proposito di cloni anche 
questo Zolyx della Firebird 
non scherza. É il clone del 
mitico Qix, vecchio strategy 
game (action) che consiste- 


va, lo so che lo sapete ma 
ve lo rammento ugualmente, 
nel tentare di guadagnare 
porzioni di spazio di un piano 
orizzontale e nel contempo 
sfuggire ad assatanati nemi- 
ci elettronici. Zolyx non é 
nulla di più di Qix, ma è assai 
veloce cosa che non guasta 
di certo. 

Un altro videogame da bar 
della Capcom giunto fino al 
Commodore 64 è questo 
Stocker che mi ha lasciato di 
sasso per il divertimento che 
consente ed anche per la 
non disprezzabile riuscita 
della parte estetica e interat- 
tiva. Prima dì divagare ulte- 
riormente vorrei rammentar- 
vi che si tratta dì una specie 
di Supersprint della Atari: un 
circuito di piccole automobili 
qui aperte anche all'allarga- 
mento del circuito visibile at- 
traverso un riuscito scrolling, 

Dopo aver parlato di Qix 
vorrei introdurre altri due mi- 
ti del passato finalmente in 
versione ufficiale dalla casa 
che li ha passato finalmente 
in versione ufficiale dalla ca- 
sa che li ha creati. Sono due 
tra i più famosi videogame 
della serie di Pac Man: Su- 
per Pac Man e Pac Man JR. 
Di che si tratti credo che sia 
assolutamente inutile ripe- 
terlo: mi piace, però, consta- 
tare come questi due cam- 
pioni di un non recentissimo 


passato ( 1 983/'84) non han- 
no perso praticamente nulla 
del loro smalto e della loro 
semplicità interattiva. Alla 
faccia dei pochi k di memo- 
ria che avevano a disposi- 
zione. 

La ormai celebre raffineria 
di software nota come Mind- 
scape ha estratto un altro 
dei suoi contributi alla causa 
dello sport interattivo. Sem- 
pre dalla mano di Ed Ringler 


e company vengono questi 
Clubhouse Sports che se- 
guono i vari Indoor Sports. 
International Hockey, Inter- 
national Soccer etc. etc. De- 
vo dire che quasi mai il soft- 
ware di Ed Ringler mi aveva 
convinto in passato anche se 
ne sentivo sempre parlare 
molto bene in giro (in parti- 


colare del calcio che a me 
sembrava una grande bufa- 
la). In particolare mi riusciva- 
no insopportabili i loro menu 
torrenziali, pieni di cose da 
selezionare, capaci di farti 
mettere un quarto d'ora tra 
la fine del loading e l'inizio 
del gioco. Qui i menu sono 
più o meno i soliti. Ma devo 
togliermi tanto di .cappello 
davanti alla prestanza dei ri- 
sultati della simulazione de- 


gli sports da club. In partico- 
lare sono stato colpito dalla 
bellezza del calciobalilla che 
è quasi più divertente da gio- 
care che dal vero. Vi consi- 
glio di procurarvi questa 
compilation. 

Citazione finale in conclu- 
sione di questa sezione 
Commodore 64 per due ga- 


me dello stesso gruppo ed 
entrambi Made in England. 

Dalla Ocean/lmage arriva- 
no The Vindicator, che pur 
non essendo altro che un 
clone di Predator e comun- 
que un altro game del filone 
«violenza dell'uomo solo 
contro il mondo», dà la sen- 
sazione del grosso sforzo 
che la Ocean sta facendo 
per dare un senso e una 
professionalità non solo al 
marketing, ma anche al pro- 
dotto. Ancora meglio per il 
tradizionale gioco olimpico 
dedicato al popolare decatle- 
ta Daley Thompson, che 
quest'anno è sul serio riusci- 
to e curato. Peccato che la 
festa sia stata un po' rovina- 
ta dall'insuccesso del britan- 
nico agli Olympic Games. 

Cento di questi game 
Ocean. 


Amiga 

Bene, visto che devo co- 
minciare a parlare di Amiga 
e delle sue news del mese 
e che come al solito non so 
da che parte cominciare, 
proverò a cominciare con 
uno dei più bei software 
giunti sul mio tavolo in que- 
sti ultimi tempi e cioè il miti- 
co Rocket Ranger dell'assai 
più leggendaria Cinemawa- 
re. Ebbene se proprio volete 
sapere che cosa ne pensi 
dovrete aspettare un po' 
perché non ho avuto ancora 
il tempo di testarlo dura- 
mente. Certo, però, che una 
idea sufficiente già ce l'ho. 
E l'idea è la stessa di sem- 
pre su tutti i prodotti Cine- 
maware da Defender of The 










Crown in poi. In breve: 
grandissime capacità grafi- 
che, grande originalità dei 
temi, buona padronanza dei 
congegni comunicativi del- 
l'ìnterattività. Assoluta insuf- 
ficienza della tecnologia di- 
sponibile a reggere il passo. 
Insomma: Rocket Ranger 
su CD-I sarebbe una sorta di 
iperfavola simulatoria. Cosi, 
sul modestissimo drive ma- 
gnetico. si risolve in un terri- 
ficante caricamento conti- 
nuo in grado di snervare an- 
che il più patetico appassio- 
nato E la waiting syndrome 
che miete vittime, 

Il giudizio potrebbe anche 
fermarsi qui. Comunque tut- 
ti quelli che sono riusciti ad 
andare avanti oltre il decollo 
del Rocket Ranger e sono 
stati capaci di procurarsi lu- 
nario (uranio) a sufficienza 
per mantenersi in volo, pos- 
sono farmi sapere. Mappe 
etc. etc. sono sempre gradi- 
te. È probabile che dedichi 
uno degli avvenimenti del 
mese prossimo (a meno di 
grandi novità natalizie) al 
bellissimo Garfield per Ami- 
ga della casa inglese The 
Edge. Scritto e diretto da S. 
Carcill e Jack Wilkes che mi 
suonano assolutamente sco- 
nosciuti, Garfield é il primo 
cartone interattivo della sto- 
ria del software degno di 
questo nome. Le scenette 
sono gustose e superba- 

Gartìeld ► 



mente colorate, l’avventura 
procede spedita e con uno 
scrolling leggero che in real- 
tà è un vero e proprio pas- 
saggio di quadro tipo Impos- 
sible Mission ma senza "ne- 
ro". Ho in mano una prerea- 
lease inviata dai simpatici 
amici di Covent Garden. La 
versione finita avrà solo il 
suono in più e non potrà 
che essere ancora migliore. 
Complimenti. 

Dal duo che ci ha già dato 
alcuni quasi capolavori della 
storia del software, Kenny 
Everett e Steve Cain (Black 
Lamp, Star Trek, etc.), arriva 
questo Star Goose per la 
Logotron che con Quadra- 
lien e Star Ray (di Quadra- 
lien vi parlo nella sezione ST 
di questo stesso numero) 
ha composto una ottima tri- 


logia. Star Goose, disponibi- 
le anche per ST, é un diver- 
tente e riuscito pasticcio di 
varie tendenze del software. 
Spazio, labirinto, isomorfi- 
smo alla Marble Madness, 
Combinati questi elementi 
danno un risultato piacevole 
anche se il tutto difetta un 


po’ di varietà. Gradevole e 
particolare la tridimensionali- 
tà del campo d'azione. 

Dalla famosissima favola 
teatrale di Barrie e dal più 
recente film Disney degli 
anni sessanta, arriva la ridu- 
zione interattiva di Peter 
Pan, opera della francese 



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PLAYWORLD 




Aspettiamo con sempre 
più scarsa fiducia i prossimi 
colpi. 

Rimetto la maschera del 
placido recensore per parla- 
re bene di P.O.W., altro so- 
prassalto di feroce violenza 
interattiva della Actionware. 
casa americana che con due 
soli game (Capone e appun- 
to P.O.W.) si é assicurata 
l'incontrastrata leadership in 
questo campo. Si spara co- 
me non si fosse mai fatto 
altro nella vita e con incredi- 
bile potenza di fuoco e sel- 
vaggio godimento finale. In 
vendita anche la pistola otti- 
ca per sparare meglio. 


Cocktel Vision che si sta 
specializzando in prodottini 
interattivi non privi di fre- 
schezza e spontaneità (Aste- 
rix. Blueberry) e forse solo 
un po' carenti in tecnologia 
e professionalità, special- 
mente in questo caso. 

Tutto comincia nella stan- 
za da letto del piccolo co- 
protagonista e continua con 
tutti i vari personaggi com- 
presi Capitan Uncino. Spu- 
gna e Campanellino. Fatevi 
spuntare un paio di piccole 
ali interattive. 

La Anco del simpaticissi- 
mo Anihil Gupta che ha più 
volte attentato alla mia vita 
invitandomi a fastosi quanto 
piccantissimi dinner indiani a 
Dartford, vicino alla sede 
della software house, esce 
con questo nuovo e dolcissi- 


Atari ST 

Un po' di screen anche dal 
mondo, vastissimo, del soft- 
ware gioco Atari ST. Comin- 
cio con il bellissimo Veteran 
distribuito insieme a tutti gli 
altri game della nuova Soft- 
ware Horizons, da Ital Video. 
Veteran appartiene al filone 
guerra vietnamita che tante 
vittime ha fatto nella realtà e 
nella finzione cinematogra- 
fica. 

Altrettante e forse di più sì 
appresta a farne in questa 
riduzione interattiva. La guer- 
ra scoppia e ci sono persino 
facce umane da ammazzare 


mo, ancorché riuscitissimo. 
Robbeary, che ritengo sia di- 
sponibile anche per ST an- 
che se non ne ho la certez- 
za in questo momento. È un 
classico saliscendi con sca- 
lette come se ne facevano 
di bellissimi qualche anno fa 
(e ne faceva anche la vec- 
chia casa di Anihil, la Aniro- 
g), un saliscendi che ha in 
più un fantastico personag- 
gio come protagonista, l'or- 
setto ROB. Moltissimi 
schermi e un certissimo di- 
vertimento. In distribuzione 
da Ital Video. 

La Epyx, ahimè, ne ha fat- 
ta un'altra delle sue. Mentre 
noi fan aspettiamo con in- 
credibile e assolutamente 
mal riposta fiducia la versio- 
ne Amiga/ST di California 
Games, la ex mitica casa 


americana ci sforna un terri- 
bile Street Sports Basket- 
ball. temibile e sponsorizza- 
to insuccesso (CASIO) che 
ha come nucleo il basket da 
strada. Ripensandoci qual- 
che cosa di salvabile esiste: 
lo screen iniziale con il muro 
di mattoni, il corpo degli 
omini che devono giocare. 
Ma il pallone da basket pri- 
vo di qualunque sia pure ac- 
cennata tridimensionalità mi 
ha fatto cadere le braccia. 
Questo non doveva farlo la 
casa di Impossible Mission. 


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PLAYWORLD 



come quella che vedete in 
uno degli screen. Se invece 
vi piace di più l'antico Egitto, 
l'altra proposta della Softwa- 
re Horizons è questo Maf- 
det, sorprendente animatis- 
simo cartoon faraonico den- 
so di crotali e piramidi. E non 
privo di alcune sorprese. 
Mafdet e Veteran anche in 
versione Amiga. 

Dopo il grande successo 
in versione Commodore 64 
e Spectrum, ecco l’esplosio- 
ne sedici bit degli ultimi hit 
della Hewson. Parlo di Nebu- 
lus. Zynaps e Netherworld. 
Che dire di questi software, 
su Nebulus ho già detto ab- 
bastanza: John Philips, 
l’autore, ha inventato uno 
scrolling circolare mai rea- 
lizzato prima da nessuno. 
Nemmeno in sala giochi 
Forse il game non era dei più 
semplici, ma non è certo un 
difetto, almeno per i più. L'o- 
mino che saltando e salendo 
i gradini di una torre circola- 
re, raggiunge finalmente il 
suo posto tra le nuvole (Ne- 
bulae) ha detto la sua nella 
storia del software da casa. 
Dando un'immagine a tutta 
la software house inglese di 
casa specializzata in « piccole 
cose di ottimo gusto», para- 
frasando Guido Gozzano, po- 
eta che forse si studia anco- 
ra al liceo classico. Senno' è 
uguale. In sintesi Nebulus 
mantiene la sua bellezza an- 
che in sedici bit, ma conti- 
nuo a preferire la versione 
C64. 

Zynaps e Netherworld non 
meritano probabilmente lo 
stesso spazio. 

Sono avventure spaziali e 
mitologiche da sparare a tap- 


peto e con un grado di Iqn- 
gevità aH'intemo del drive 
profondamente basso. 

Ci saranno gli estimatori 
ed hanno il mio più profondo 
rispetto. Quadralien è il clas- 
sico esempio di software 


che promette moltissimo ne- 
gli screen di loading e man- 
tiene molto poco negli scre- 
en interattivi. Mi avevano 
massaggiato il cervello quei 
piccolissimi pallini vetriati 
che vedevo nelle schermate 


e già immaginavo sviluppi 
approfonditi a questa sensa- 
zione. Infine, invece, mi si 
para di fronte al naso la soli- 
ta palude di effetti e speciali 
e mille possibilità interattive 
tutte rigorosamente involu- 
te. Cosi finisce che non sa- 
pendo che fare non faccio 
nulla e impugno velocissimo 
il tasto di reset. Probabile, 
ma non sicuro, che si tratti di 
un maxi labirinto verticale. 
Non sarà a scoprire di più. 
Forse un game bellissimo 
per chi è armato di pazienza 
interattiva. 

Un Marble Madness fuori 
tempo massimo per la fran- 
cese Ere che, con questo 
Spidertronic, cavalca con un 
paio d’anni di ritardo la tigre 
deH'isomorfismo simulato. 
Un ragno tesse tele softwa- 



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PLAYWORLD 



Netherworld lAmiga/STI 


Spidertromc IAmiga/STì 


re all'internp di un campo di 
battaglia recintato da quadret- 
tini monocolori. Un po' poco 
per ottenere attenzione. Gra- 
fica e suono sono di buon li- 
vello, ma m'aspetto molto di 
più. Salva l'operazione il gu- 
sto dei particolari e l'attenzio- 
ne ai minuscoli dettagli. 

Arrivederci al mese pros- 
simo. 



Simulposta 


Secondo numero consecutivo 
di questa Simulposta. Non ci 
fate l'abitudine perché su 
Playworld, per mantenere una 
certa velocità e frenesia 
interattiva, le cose vanno e 
vengono. Ma questo mese 
devo smaltire un mucchio di 
posta ed è soprattutto una 
questione di educazione... 



Antonio Infanti invia una 
torrenziale mappa che sup- 
pongo essere di un vecchio 
game sassantaquattriano: 
Entombed. Per pubblicarla 
MC dovrebbe essere in for- 
mato un metro per due. Per 
ora non lo è. quindi, caro 
Antonio, ti ringrazio e mi 
tengo il manufatto. 

Ancora una mareggiata di 
cartoline, illustrate e non. 
per il referendum del mese 
di luglio. I risultati del mese 
scorso sono rimasti più o 
meno invariati e segnano 
una vittoria dell'Amiga con 
una sorprendente percen- 
tuale di Atari ST in circola- 
zione. una fortissima tenuta 
del C64 e dell'MSX e una 
grossa salita di IBM, Am- 
strad e compatibili in funzio- 
ne simulazione intrattenitiva. 
Giunte anche alcune segna- 
lazioni per Archimedes. 
Software preferito Impossi- 
ble Mission e vicinissimo In- 
terceptor. Votati moltissimo 


ShadowGate 

Icom Simulations (USA) 
Mindscape 
Amiga, ST. Mac 
Lago, Ital Video 
Alberto Cobre, 

Bassano del Grappa 

Caro Francesco, 
come d'accordo ti invio la 
soluzione di ShadowGate 
completa della mappa. 

Alcune stanze sono senza 
nome poiché non riesco ad 


anche Ferrari FI, Marble 
Madness, Bubble Bobble. 
Shangay e Déjà Vu. Una 
sorpresa, infine: la media di 
interesse del computer in 
funzione entertainment è 
del 80%. Grazie ai votanti. 

Federico Prefumo mi 
chiede se può diventare mio 
collaboratore per quello che 
riguarda il Macintosh. Certo: 
basta che tu mi invii attra- 
verso MC recensioni e ma- 
gari (anzi assolutamente) im- 
magini delle schermate. So 
benessimo che come dici tu 
moltissimi utilizzatori del 
Mac sono anche accaniti si- 
mulatori. 

Fabio Murialdo m'informa 
(e v’informa) che è nato 
F-I.S.T. (Fantasy Interactive 
Scenarios by Telephone). Di- 
ce testualmente Fabio che 
«si tratta di un nuovo con- 
cetto dei giochi di ruolo. Ba- 
sta fare un numero di tele- 
fono e si viene trasportati in 
un'avventura fantastica» 


arrivarci, causa la versione 
errata. Ti ricordo di tenere 
nel tuo inventario sempre 
due torce (se ci stanno) e 
quando il computer ti avver- 
te che una si sta spegnendo 
accendine subito una nuova 
operandola su quella già ac- 
cesa. Durante la soluzione 
non starò a spiegare il per- 
ché di certe mosse poiché 
mi dilungherei troppo (la 
maggior parte dei perché di 
alcune mosse si ottengono 


Niente modem, ma è ne- 
cessaria una buona cono- 
scenza dell'inglese perché 
le situazioni vengono de- 
scritte a voce e si seleziona- 
no attraverso il telefono (la 
tastiera del telefono). Chia- 
mare lo 0044 898 800876. 

Fabrizio Bianciotto ha il 
mio stesso Amstrad PC 
1 640 ECD e non gli funziona 
un software comprato in 
edicola. Mi spiace, ma non 
sono riuscito a trovare il tuo 
software, ma oltretutto- so- 
no certo che a quest'ora 
avrai risolto la situazione per 
conto tuo. 

Mattia Berti mi manda un 
vagone di screen stampati 
con una stampante ad aghi 
in bianco e nero. Il risultato 
è discreto eppoi é una scu- 
sa per rencesire i game 
stampati, Grazie per gli 
auguri a Simulmondo. 

Buone esplorazioni inte- 
rattive anche a te (e a voi). 
Bye. 


risolvendo indizi o quesiti 
che si trovano nei libri o nei 
vari secoli). Per cominciare 
apri il teschio situato sopra la 
porta d'entrata e prendi la 
chiave. Arrivato nella «Hall- 
way». dopo aver sentito la 
risata demoniaca del Dark 
Lord apri la porta con essa e 
va all'«Hallway 2». Accendi 
subito un'altra torcia poiché 
la prima che ti trovi in mano 
si spegne senza preavviso. 
Apri il libro che sta in mezzo 


MCmicrocomputer n. 79 - novembre 1988 




alle candele e prendi la se- 
conda chiave, dopo esserti 
disfatto della prima. Con la 
seconda chiave entra nel 
«Closet» e prendi la spada e 
la fionda. Arrivato al «Water- 
fall», anche se non si vede, 
c'é un passaggio proprio die- 
tro la cascata, per entrare fai 
due click su di esso. Ora 
colpisci il sasso con forte 
pugno e raccogli il sacchetto 
contenente tre gemme. Tor- 
nato indietro, raccogli due di 
quei piccoli sassi che stanno 
alla fine della frana. Ora diri- 
giti verso la «Pedstal room» 
e colloca una delle tre gem- 
me nel foro sul muro, vicino 
alla porta. 

Apparirà sul piedistallo una 
palla magica che andrai ad 
operare nel lago nella stanza 
denominata «Lake». Ora 
prendi la chiave allo schele- 
tro ed opera II sul lago ghiac- 
ciato per riprenderti la palla 
magica. A questo punto ri- 
torna aH'«Hallway 2» e apri 
quel foro che sta alla tua 
sinistra in basso sul muro di 
fronte. Arrivato nella «Cham- 
ber» opera te stesso sulla 
torcia a sinistra, e si aprirà 
un passaggio ed inoltre pren- 
di la freccia che sta attaccata 
al muro di fronte. Passata la 
«Bridge room», prendendo il 
ponte di sinistra colpisci il 
fantasma sino a che non 
svanisce. 

Opera il mantello su te 
stesso, cosi lo indosserai, ed 
entra nel «Chamber 2». 

Come scritto nel cartello, 
prova a dire alla corda la pa- 
rola «EPOR» e questa obbe- 
dirà subito al tuo ordine, si 
drizzerà, formando così un 
passaggio che ti porterà alla 
«Mirron room», 

Per il momento però esa- 
mina la parete che ti sta di 
fronte e, cosa interessante, 
se esaminerai il punto giusto 
si illuminerà una porta che 
subito dovrai aprire per en- 
trare nella «Cave». Ora collo- 
ca la gemma blu nel foro 
sulla lapide, e come per ma- 
gia si alzerà un muro che 
scoprirà un vecchio mago, 
che dopo averti parlato ti do- 
nerà uno scroll importantis- 
simo. 

Affrettati ora alla stanza 


170 


del drago «Lair», dopo aver 
raccolto lo scroll. 

Attenzione ora. prima di 
ogni altro oggetto raccogli lo 
scudo che ti proteggerà da 
un incenerimento sicuro. Poi 
prendi il martello e la lancia. 
Vai nella stanza delle tombe 
«Tomb», apri la 1° bara a 
destra ed opera una torcia 
accesa sulla mummia. Pren- 
di lo scettro, apri la 3 a bara a 
sinistra, entra nella stanza 
degli specchi «Mirrar room» 
ed opera il martello sullo 
specchio centrale e la chiave 
dello scheletro sulla porta 
dopo di che lascerai questi 
due oggetti e prendi la sco- 
pa. Finalmente sei arrivato 
nella stanza del ponte «Brid- 
ge». Adesso opera la palla 
magica sul fuoco ed apri la 
porta. 

Nel «Credvice», dopo aver 
tentato di passare il ponte, 
opera, la lancia sul Troll, ed 
immediatamente passa il 
ponte. 

Nel «Curtyard» opera un 
sasso sulla fionda ed opera 
la stessa sul ciclope. Infine 
opera te sulla manovella del 
pozzo, apri il secchio ed ope- 
ra il guanto su te stesso per 
indossarlo. Da qui, ora entre- 
remo nella seconda parte del 
gioco. 

Quando sei nella libreria 
«Library» aprì la scrivania ed 
opera gli occhiali su di te per 
indossarli. In più prendi i due 
scroll, la chiave e colloca la 
terza e ultima gemma a lato 
della libreria e lascia il sac- 
chetto dove era contenuta. 
Ora puoi accedere allo stu- 
dio «Study». Qui apri i due 
ultimi scroll trovati e dopo 
averli esaminati opera quello 
che contiene la frase «Terra 
Terrakk» sul mappamondo. 

Ora apri e bevi la bottiglia, 
che ti rinforzerà di modo che 
il fantasma non ti possa 
sconfiggere. In più raccogli 
la chiave. Ora vai al «Gar- 
den» e pasando per lo studio 
prendi con te il librone che 
sta sulla scrivania. Qui puoi 
prendere il flauto dato che il 
guanto ti protegge dall'acqua 
acida. 

Suona il flauto e lascialo 
insieme al guanto. Prendi 
ora l'anello sull'albero. Ora 


dirigiti verso il «Baquet hall» 
e con le tre chiavi nere apri 
le tre porte (la terza la trovi 
bruciando il tappeto). Lascia 
le chiavi e vai alla porta in 
alto a destra. Quando provi a 
salire le scale per arrivare 
nell'osservatorio, la sfinge ti 
potrà fare uno dei cinque di- 
versi indovinelli che cono- 
sce; le risposte sono: 

— il soffietto che sta accan- 
to il camino nello studio; 

— la mappa appesa sul mu- 
ro della libreria; 

— il teschio nella libreria. 
Quando aprì la libreria il te- 
schio viene nascosto quindi 
togli prima la gemma per 
chiudere l'uscita; 

— la scopa che dovresti 
avere nell'Inventario; 

— il ferro di cavallo che sta 
sopra l'entrata che porta al 
«Garden». 

Dopo che avrai capito a 
quale oggetto la sfinge si 
riferisce, prendilo ed operalo 
su di lei. A questo punto 
potrai salire nell'osservatorio 
«Observatory» (solo per una 
volta, avendo risposto ad un 
indovinello. Se risponderai a 
tutti e cinque la sfinge se ne 
andrà via) e prendere la stes- 
sa che è collocata sulla map- 
pa, quindi brucia la mappa e 
prendi la bacchetta. Quindi 
salì nella «Turret» e sulla ra- 
gazza opera la freccia d'ar- 
gento. Prendi lo Spike e vai 
sino alla «Throne room». Qui 
sul muro a destra apri la por- 
ticina e sul foro opera l'anel- 
lo. Chiudi la porticina e opera 

10 scettro sullo scheletro del 
re. Scendi neH'«Halloway 6» 
ed andando avanti sino alla 
«Cave 2» gira destra evitan- 
do le Gargoil, ed ora apri ed 
esamina il librone. Con gli 
occhiali puoi leggere lo speli, 
quindi invocalo operando il 
libro sulla statua. Come per 
magia si forma un ponte. 
Ora lascia il libro e gli occhia- 
li ed arrivato alla «Cave 3» 
opera te stesso sulla 3 a leva 
poi sulla 2 a e di nuovo sulla 
3 a leva. Così potrai prendere 

11 Silver orb, il secondo ele- 
mento insieme allo Spike 
che forma la Staff of Age. 
Vai ora nel «Balcony» ed 
opera la bacchetta sul porta- 
bandiera che sta sull'angolo 


del parapetto. Formando co- 
sì un parafulmine, e dalla 
mano che comparirà prendi 
la bacchetta con l'effige del 
serpente. Ora dovrai tornare 
indietro sino alla «Bridge ro- 
om» iniziale, e mollare tutto 
quello che hai meno che la 
torcia e la bacchetta con inci- 
so il serpente. Ora non es- 
sendo più pesante, passa il 
ponte di corde ed opera la 
bacchetta sul serpente. 
Quindi prendi il bastone, e 
torna indietro e riprendi il re- 
sto. Ma ricorda di indossare 
il mantello e non di prender- 
lo. Ora opera prima lo Spike 
e poi il Silver orb sul bastone 
e formerai la Staff of Age. 
Ora tre sono una e come 
diceva il mago solo questo 
può sconfiggere il Dark Lord. 
Ora per ripassare il «Credvi- 
ce» a scapito del Troll, che 
vorrebbe invece essere pa- 
gato, quando ti trovi al «Brid- 
ge» apri finalmente lo scroll 
che il buon mago ti aveva 
consegnato ed operalo su te 
stesso. Ora sei invisibile di- 
fatti anche il messaggio sullo 
scroll diceva «tu sarai come 
l'ombra del vento», cioè ine- 
sistente quindi invisibile. Ora 
passa il «Credvice» senza 
che il Troll se ne accorga. 
Ma intanto il ciclope si è 
risvegliato e sembra più ar- 
rabbiato di prima, ma tu rica- 
rica la tua fionda operando il 
sasso su dì essa, quindi ope- 
ra la tua arma sul ciclope che 
cadrà disteso un'altra volta. 
Ora molla pure lo scudo e la 
fionda. Passa per il «Labora- 
tory» ed opera te sulla mat- 
tonella che ha l'anello per 
essere tirata e prendi la boc- 
cetta. Ora vai al «Balcony 2» 
ed opera la stella del drago 
volante. Prendi il talismano e 
scendendo dalla scala nella 
«Chamber 3» muovi il corno, 
apri la boccetta con la croce, 
operala sul cane di fuoco e 
raccogli il corno di platino. 
Vai al «Lookout» e prendi il 
sacco di destra. Tornato alla 
«Cave 2» apri ed opera l'ulti- 
mo scroll che ti è rimasto 
sulla Gargoil di sinistra. Lo 
scroll dice «Instantum lllumi- 
naris» difatti la stanza si illu- 
mina ed i mostri rimangono 
scioccati per un po'. È il mo- 


MCmicrocomputer n. 79 - novembre 1988 


PLAYWORLD 




mento giusto per entrare 
nella «Well room». Qui co- 
me un Uninvited c'è sempre 
la solita porta che non si può 
aprire e non riesco a capire 
perché la mettano. Ora ope- 
ra te stesso sulle leve così 
aprirai il pozzo. Ora apri il 
sacco ed opera il Coin gigan- 
te sul pozzo. Il pozzo dei 
desideri avvererà il tuo desi- 
derio difatti ora puoi scende- 
re per esso. Da qui purtrop- 
po, potrò darti una descrizio- 
ne approssimata delle stan- 
ze dato che non riesco ad 


avere una versione che fun- 
zioni sino in fondo. 

Dovrai operare una delle 
monete nere che si trovano 
nel sacco ove stava il Coin 
grade. su quella specie di 
Caronte per farti traghettare 
dall’altra parte del lago. Ora 
opera il talismano sulla buca 
con il simbolo della spada. 
Suona il corno e la porta si 
aprirò. Dopo essere entrato, 
ti troverai davanti al famoso 
Dark Lord che dovrai scon- 
figgere prima che completi il 
suo speli. Bene adesso ope- 


ra la Staff of Age su di esso 
o sul mostro che lui ha evo- 
cato e l'avventura finirà, ed 
apparirà il diploma di avven- 
turiero ove potrai scrivere il 
tuo nome. 

Certo che non sono uno 
degli avventurieri più fortu- 
nati. Dopo aver impiegato 
ben due mesi a risolvere 
l'avventura ora non posso 
godermi il finale. 

Sicuramente dalla soluzio- 
ne ti sarai accorto della diffi- 
coltà che comprotava. Ad 
aumentarla sono state le 
svariate stanze e i tantissimi 
oggetti che alla fine non so- 
no serviti a nulla. Ma noi li 
portavamo sempre nell'in- 
ventario per operarli su ogni 
cosa che ci capitava. A crea- 
re ancora più confusione è 
stato quel topo che correva 
per tutte le stanze inseguito 
dal gatto. Noi credevamo bi- 
sognasse salvare il topo in 
qualche maniera, come in 
Uninvited per il piccolo de- 
mone che correva veloce- 
mente. Alla fine abbiamo 
scoperto che quando si ritor- 
na nella prima parte per 
prendere il bastone, entran- 
do nella «Pedstal room» il 
topo rientra nella buca da 
dove era partito e viene pre- 
so e mangiato dal gatto. A 
complicarci la vita poi è stata 
quella «maledetta» stella ca- 
dente «shooting star» che 
non capivamo come a me, 
quando la operavo su un og- 
getto come lo scudo la stella 
partisse infuocata e poi tor- 
nasse indietro non avendo- 
fatto nulla allo scudo (solo 
poi abbiamo scoperto che si 
operava sul drago volante) 
mentre a Fulvio codesta ri- 
maneva nel suo inventario 


senza muoversi. Al principio 
credevamo che fosse colpa 
della mia versione mal fun- 
zionante, poi ci sembrava 
impossibile tutto ciò ed allo- 
ra abbiamo cercato di scopri- 
re se io facevo una certa 
operazione su di essa che lui 
non faceva. Abbiamo pensa- 
to persino che fossero i dif- 
ferenti oggetti nei nostri in- 
ventari a pregiudicare il lan- 
cio della stella. Alla fine sia- 
mo risaliti al perché. Cosa 
incredibile a dirsi, la differen- 
za stava soltanto in questo: 
lui quando ha passato la sfin- 
ge prima ha bruciato la map- 
pa poi ha preso la stella e la 
bacchetta. Quando invece 
ha riferito a me che mi pote- 
va prendere la stella, io non 
so per quale ragione non ho 
seguito i suoi consigli e per 
caso ho preso la stella, ho 
bruciato la mappa ed infine 
ho raccolto la bacchetta. 
Certo che a prima vista sem- 
brerebbe un particolare insi- 
gnificante. ma senza di esso, 
se io non avessi seguito 
questo ordine, con certezza 
posso affermare che non 
avremo mai potuto capire 
che la stella sarebbe stata da 
lanciare. Per quanto riguarda 
i movimenti combinati della 
3 a , della 2 a e della 3 a leva 
non esiste, per quanto ne 
sappia, nessun indizio che lo 
dica. La scoperta della com- 
binazione è stata opera mia, 
che dopo essermi stufato di 
andare avanti e indietro sen- 
za ottenere nulla, mi sono 
messo in testa di provare 
tutte le combinazioni, par- 
tendo dalla prima leva. Dopo 
circa un’oretta di prove, dato 
che ad ogni combinazione si 
muore e bisogna ricomin- 
caire, il colpo di fortuna. E 
pensare, che immaginavo 
che la prima da muovere sa- 
rebbe stata la seconda o la 
terza (troppo ovvia la prima 
leva), ma lo stesso avevo 
deciso di fare ogni cosa con 
ordine, ed è per questo che 
ho impiegato circa un'ora 
(quel giorno dovevo proprio 
essere partito). 

Tutto questo per dirti 
quanto sia stata complicata 
e fortunosa la risoluzione di 
ShadowGate. mc 


MCmicrocomputer n. 79 - novembre 1988 


171 




MEGAGAME 64 


di Marco Pesce 


Un videogioco tutto nostro 


undicesima parte 


Come al solito lo schema 
delle caratteristiche di ogni 
singolo pianeta va 
nuovamente modificato 
(chissà perché manca 
sempre qualcosa). Sarà la 
modifica definitiva?... 
speriamo di sì. Avete visto 
quante foto? Sono tutte 
relative alla sezione dei 
controlli sui pianeti e 
verosimilmente saranno 
quelle definitive (magari 
con qualche modifica 
grafica... naturalmente in 
meglio). In questa nuova 
puntata analizzeremo i 
dettagli dei menu e delle 
interfacce messe a 
disposizione dai giocatori 
per quanto concerne 
l'attività strategica e inoltre 
quantificheremo i dati 
relativi ai pianeti 


Le modifiche allo schema delle carat- 
teristiche vanno fatte in «TIPO... (3) 
adatto solo per l'installazione di basi 
militari» che diventa «... (3) adatto solo 
come deposito», in «QUANTITÀ DI RI- 
SORSE POSSEDUTE...» dove si deve 
aggiungere «... (4) militari», in «CENTRI 
DI RICERCA...» dove si aggiunge «... (5) 
armamenti, (6) minerali», in «TIPI DI 
ARMAMENTI COSTRUITI» che non ser- 
ve più e va cancellato, in «TIPI DI AR- 
MAMENTI» dove si sostituisce «PO- 
TENZA DEGLI ARMAMENTI» e infine si 
deve aggiungere «TIPI DI MINERALI». 

La vita di un pianeta 

Consideriamo un pianeta abitabile. La 
quantità di risorse possedute viene con- 
tinuamente alterata con il passare del 
tempo. Ad esempio quelle alimentari 
dipendono dal numero di abitanti, dalle 
installazioni alimentari possedute e dai 
tipi di alimenti che il pianeta possiede in 
natura e che quindi possono essere 
prodotti con le installazioni a parità di 
costi di produzione. Chiaramente ogni 
pianeta possiede caratteristiche naturali 
diverse e quindi ci saranno pianeti che 
ne hanno molti (e quindi vanno sfruttati 
maggiormente) ed altri che ne hanno 
pochi. Il numero di tipi di alimenti tutta- 
via potrebbe essere molto più elevato 
anche su pianeti apparentemente non 
adatti ad uno sfruttamento alimentare; 
tutto dipende dai centri dì ricerca che 
quando scoprono un nuovo alimento 
questo viene riscontrato producibile solo 
in una parte dei pianeti che compongono 
la galassia. Una volta calcolata la produ- 
zione giornaliera di un pianeta essa si 
andrà a sommare alla quantità di risorse 
disponìbili (quindi già prodotte), ma da 
questa quantità deve essere sottratto il 
fabbisogno della popolazione. 

Anche per le altre risorse il discorso è 
molto simile, più è alto il numero di tipi 
più elevata sarà la produzione. 

I centri di ricerca incrementano la loro 
efficienza con l'incrementarsi della loro 
quantità; in altre parole, più ce ne sono, 
più probabilità abbiamo di fare nuove 
scoperte. 

Vediamo ora di quantificare un po' di 
dati. La superficie di un pianeta (in kmq) 
va da un minimo di 200.000.000 a un 
massimo di 1 .000.000.000. Consideran- 
do che il 70% della superficie è occupa- 


to dalle acque, la superficie utile va da 
un minimo di 60.000.000 a un massimo 
di 300.000.000. Nei dati verrà espressa 
solo la superficie utile. In un kmq entra- 
no al massimo 100 abitanti quindi nel 
pianeta più piccolo il massimo virtuale 
sarà di 6.000.000.000 di abitanti Virtua- 
le perché chiaramente nel pianeta ci 
sono anche le installazioni che occupa- 
no spazio (1 kmq per installazione, qua- 
lunque essa sia). 

I rendimenti per ogni singola installa- 
zione corrispondono a: 

Mineraria 100 unità 
Energetica 100 unità 
Alimentare 1000 unità 
Militare 10 unità 
mentre le richieste sono: 

Mineraria 10 unità di energia. 0 unità 
di minerali 

Energetica 0 unità di energia, 0 unità 
di minerali 

Alimentare 100 unità di energia, 0 di 
minerali 

Militare 100 di enegia, 1000 di mine- 
rali. 

Per i centri di ricerca i costi di mante- 
nimento sono diversi: 

Trasporti 10 dì energia. 100 di minerali 
Energia 20 di energia. 10 di minerali 
Alimenti 5 di energia. 5 di minerali 
Medicinali 10 di energia, 10 di minerali 
Armamenti 100 di energia, 200 di 
minerali 

Minerali 10 di energia, 0 di minerali 

Le possibili scoperte invece sono ri- 
spettivamente: mezzi più veloci e/o me- 
no costosi, nuove energie, nuovi ali- 
menti, medicinali più efficaci, armamen- 
ti più potenti, nuovi minerali. 

I consumi degli abitanti (per 100 abi- 
tanti): 

Alimenti 100 unità 
Energie 1 unità 

A differenza di quanto succede con 
gli altri centri di produzione, il numero di 
armamenti costruiti resta stabile e non 
aumenta in funzione delle scoperte dei 
centri di ricerca, aumenta invece la loro 
potenza. 

Quando una delle risorse non é più 
sufficiente si entra in stato di allarme e 
cioè il computer avverte il giocatore 
della particolare condizione critica. Se la 
situazione non viene ristabilita comincia- 
no i guai, ovvero cominciano a bloccarsi 
alcuni centri oppure muoiono alcune 
persone. Quando ci si accorge che una 


172 


MCmicrocomputer n. 79 - novembre 1 988 


MEGAGAME 64 



certa risorsa comincia a scarseggiare è 
opportuno disattivare parte delle instal- 
lazioni che non producono materiale di 
elevata necessità in modo da eliminare 
il consumo della installazione stessa. 

Osserviamo ora i costi di costruzione 
per i centri produttivi: 

Installazione energetica 10.000 unità 
di energia, 1000 unità di minerali 
Instali, mineraria 1000 di energia, 
1000 di minerali 

Instali, alimentare 1000 di energia, 
1000 di minerali 

Instali, militare 10.000 di energia. 
10.000 di minerali 
e per quelli di ricerca: 

Trasporti 1000 di energia, 10.000 di 
minerali 

Energie 1 000 di energia. 1000 di mine- 
rali 

Alimenti 1000 di energia. 1000 di mi- 
nerali 

Medicinali 1000 di energia, 1000 di 
minerali 

Armamenti 10.000 di energia, 1000 di 
minerali 


Minerali 1000 di energia. 1000 di mi- 
nerali. 

I costi dei viaggi di trasporto materiali 
dipendono dalla distanza da percorrere 
e dal carico da trasportare. 

Gli abitanti del pianeta tendenzial- 
mente crescono di numero ma chiara- 
mente ci sono anche le morti; tuttavia 
queste possono essere attenuate dalla 
scoperta di medicinali più potenti. 

I menu 

II programma dovrà gestire: la vita di 
tutti i pianeti, i viaggi, le battaglie, le 
sezioni ARCADE, il controllo dei pianeti, 
il controllo delle guerre, il controllo dei 
viaggi, gli imprevisti. 

La foto 1 mostra il primo schermo (di 
gioco vero e proprio) che vedranno i 
due giocatori. Sulla sinistra è visualizza- 
ta la mappa della galassia (una micro- 
galassia) per intero, che comprende 59 
pianeti fra i quali 20 sono abitati. 18 
contengono solo installazioni (industrie) 
e 21 vengono usati come depositi. I 


sistemi solari (o stellari... come volete) 
sono 10. Sulla destra troviamo invece 
una prima serie di comandi; i due Led 
giganti simboleggiano il primo e il se- 
condo giocatore e ad ognuno di essi è 
associata una sigla inserita preventiva- 
mente dai giocatori stessi. Ogni gioca- 
tore ha a sua disposizione un cursore- 
puntatore e una sezione dello schermo. 
Il puntatore, ovviamente manovrabile 
tramite joystick, ci permette di agire sui 
comandi. Alcuni comandi servono per 
alterare la visuale della mappa. Questi 
sono i due led e i tre «pulsanti» contras- 
segnati con «abitati», «industrie» e «de- 
positi». Posizionando il puntatore su 
uno di essi e pigiando sul tasto di fuoco 
del joystick, si attiva il comando. Atti- 
vando uno dei due led si elimina dalla 
mappa la visualizzazione dei pianeti ap- 
partenenti al giocatore a cui si riferisce il 
led non attivato. Attivando ancora uno 
dei tre pulsanti, ad esempio quello con- 
trassegnato con «abitanti» (foto 2) si 
eliminano dalla mappa anche tutti i pia- 
neti che non sono abitati (afferrato il 


MCmicrocomputer n. 79 - novembre 1 988 


173 






MEGAGAME 64 



meccanismo?). Chiaramente per disatti- 
vare un comando basterà « ripigiarlo». 

Esaminiamo gli altri comandi. Il coman- 
do controllo ci abilita a selezionare uno 
dei pianeti correntemente visualizzati sul- 
la mappa. 

Una volta selezionato (sulla mappa ap- 
pare anche un comando fantasma di 
QUIT per i casi di errore) si entra nel mo- 
do «controllo». 

Controllo di un pianeta 

A questo punto viene visualizzato un 
nuovo panello (quello della foto 3) che ci 
permette di: 

— osservare la situazione generale di un 
pianeta; 

— costruire una nuova struttura o disat- 
tivarne alcune o riattivarle o distruggerle 
(solo se è uno dei nostri pianeti); 

— trasferire i prodotti di un pianeta su un 
altro (solo se sono entrambi in nostro 
possesso); 

— attaccare il pianeta (solo se è in pos- 
sesso dell'avversario). 

Se viene selezionato il comando di con- 
trollo della situazione generale del piane- 


ta ci troveremo di fronte allo screen rap- 
presentato nella foto 4. Ognuno dei pul- 
santi posti sulla sinistra, se attivato, fara 
visualizzare nel sub-screen a destra le in- 
formazioni relative a quel determinato 
campo specifico (tipo di pianeta, tipo di 
popolazione, quantità delle risorse, delle 
installazioni, dei centri di ricerca, etc.). 
Azionando il pulsante di QUIT chiaramen- 
te si tornerà allo screen di foto 3. 

Se viene azionato il comando relativo 
alle strutture si passa a uno screen che ci 
permette di decidere se vogliamo co- 
struire. disattivare, riattivare o distrugge- 
re e poi allo screen di foto 5. 

Con questo nuovo pannello possiamo 
scegliere il tipo di costruzione che nel 
sub-screen centrale sarà visualizzata gra- 
ficamente (anche per questioni di look). 
Sulla destra troviamo invece un altro pan- 
nello che ci informa sulle caratteristiche 
della costruzione. 

Possiamo, una volta definita la costru- 
zione da trattare, passare ad un sub-me- 
nu (con l'apposito tasto) che fa visualizza- 
re lo schermo di foto 6 con il quale il gio- 
catore può selezionare la quantità. Se ad 
esempio decidiamo di costruire un cen- 


tro di produzione alimentare, una volta 
giunti a questo sub-menu dovremo sele- 
zionare il numero di questi centri e verre- 
mo informati sulla restante quantità di 
energia, di minerali e di spazio. Dato l'OK 
si ritorna allo schermo di foto 5 e se non 
dobbiamo costruire altro possiamo sele- 
zionare il QUIT. È da notare che su un 
pianeta NON ABITABILE si possono co- 
struire solo installazioni minerarie ener- 
getiche o militari oppure non si può co- 
struire niente nel caso di pianeti-deposi- 
to. Ritorniamo al menu di controllo; se si 
seleziona l'opzione di trasferimento dei 
prodotti è lo schermo di foto 7 ad essere 
visualizzato. Abbiamo nuovamente a di- 
sposizione la mappa, dalla quale selezio- 
neremo il pianeta destinazione (con l'ap- 
posito comando), più dei comandi che ci 
permettono di determinare la quantità di 
materiali da trasferire. Ovviamente sulla 
mappa sono presenti esclusivamente i 
pianeti in nostro possesso. Quando si se- 
leziona il pianeta destinazione viene vi- 
sualizzato per esso il pannello delle carat- 
teristiche generali. È evidente che gli abi- 
tanti non possono essere trasferiti su un 
pianeta non abitabile. Naturalmente sul 


174 


MCmicrocomputer n. 79 - novembre 1988 






MEGAGAME 64 


Scuola di videogame 

Un digitalizzatore audio (il software) 


pianeta che offre viene reso disponibile 
nuovo spazio, mentre viene sottratto a 
quello che riceve. 

Lo spazio occupato dai materiali è il se- 
guente: 

1000 unità di energia: 1 kmq 
1000 di minerali: 1 kmq 
1000 di alimenti: 1 kmq 
1 000 di armamenti: 1 0 kmq. 

In due display vengono visualizzati i co- 
sti e i tempi necessari per il trasferimen- 
to. Anche qui possibilità di OK o di QUIT. 

L'ultima possibilità del menu dei con- 
trolli è quella relativa all’ATTACCO del 
pianeta. La foto 8 riguarda il pannello di 
questo comando che è simile a quello ne- 
cessario per i trasferimenti. La mappa an- 
che in questa circostanza presenterà 
esclusivamente i pianeti in nostro pos- 
sesso, dai quali, appunto, verrà dichiarata 
guerra. Ad ogni abitante corrisponde una 
sola macchina da guerra. 

Anche qui ci sarà il preventivo dei costi 
e dei tempi di arrivo della «flotta». Una 
volta dato l'OK e una volta arrivata la flot- 
ta, la guerra ha inizio e verrà gestita dal 
computer a meno che il giocatore non 
vorrà parteciparvi di persona; in tal caso 
sarà messo al comando di una delle navi 
spaziali. 

Per questa puntata è tutto, nella pros- 
sima esamineremo i menu restanti e le 
altre «cosucce» e cominceremo a fare 
un prospetto delle routine che ci occor- 
rono. 


Siete riusciti nell'impresa? Non ditemi 
che non avete neppure cominciato... 
non sapete cosa vi perdete. E il pro- 
gramma?.., Eccolo qui! 

Passiamo subito al sodo: il program- 
ma che pubblichiamo in questa pagina 
permette di memorizzare in RAM il se- 
gnale audio-digitale proveniente dalla 
porta 2 e di riascoltarlo quante volte 
vogliamo. La prima routine che parte 
con 

SYS 40448 (S9E00) 

è quella di PLAY ovvero quella che ripro- 
duce il suono già memorizzato in RAM e 
che può essere inserita nei vostri elabora- 
ti, unitamente ai dati digitali, per «effetti 
parlati» (o anche cantati...). L'altra è quel- 
la di RECORD che naturalmente va usata 
insieme al digitalizzatore per... «campio- 
nare» e si attiva con 
SYS 40607 (S9E90) 

Essa comprende una routine di «atte- 
sa» che ci permette di ascoltare il se- 
gnale proveniente dall’esterno e di atti- 
vare al momento opportuno la «registra- 
zione» con la pressione di un qualunque 
tasto. 


Durante il campionamento non si 
ascolta nessun suono. È da notare il 
fatto che il digitalizzatore non deve es- 
sere lasciato inserito nella porta joystick 
quando non lo usiamo, altrimenti la 
scrittura da tastiera viene alterata (ovve- 
ro se si premono dei tasti compaiono 
lettere che non c'entrano niente). La 
procedura completa da seguire per digi- 
talizzare un suono è la seguente. 

— impostate la SYS 40607; 

— inserite il digitalizzatore nella porta 2. 

— attivate il dispositivo generatore di 
suono collegato all'ingresso del digitaliz- 
zatore; 

— a questo punto si dovrà udire il 
suono dall’altoparlante; 

— regolate il suono con il potenziome- 
tro del digitalizzatore; 

— quando siete pronti (ovvero quando 
volete digitalizzare il suono) premete un 
tasto della tastiera del C-64; 

— il computer si ammutolisce per qual- 
che secondo; 

— quando riappare il cursore lampeg- 
giante la digitalizzazione è completata e 
potete quindi scollegare il digitalizza- 
tore. 

Da questo momento il suono è entra- 
to nel computer e potete riascoltarlo 
impostando la SYS della routine di 
PLAY. 

La durata della digitalizzazione può 
essere variata «pokando» nella locazio- 
ne 40513 un valore compreso tra 1 e 
255. Più è elevato tale valore più lungo 
sarà il tempo di digitalizzazione, ma na- 
turalmente peggiore sarà il risultato in 
termini di qualità sonora. Questo perché 
la «pokata» va ad alterare la frequenza 
di campionamento. A tal proposito è 
opportuno far notare che un range ac- 
cettabile di possibili valori da inserire 
nella sopracitata locazione è quello che 
va da 1 a 20. 

Fin qui le istruzioni per l'utente; for- 
niamo ora qualche informazione a chi 
vuole «capire» il funzionamento del pro- 
gramma. 

Il programma di RECORD deve me- 
morizzare in RAM tutti i valori prove- 
nienti, durante il campionamento, dai 4 
bit meno significativi della locazione 
56320 ($DC00), che equivalgono allo 
stato del digitalizzatore. Essendo un by- 
te composto da 8 bit sarebbe uno spre- 
co occupare up byte per ogni stato, 
quindi in un byte memorizzeremo due 
stati (uno nei 4 bit meno significativi e 



MCmicrocomputer n. 79 - novembre 1988 


175 


MEGAGAME 64 


uno nei 4 bit più significativi). Per poter 
selezionare di volta in volta una locazio- 
ne differente, il programma usa il meto- 
do detto INDIRETTO INDICIZZATO che 
in questo caso viene usato nell'istru- 
zione 

STA (SFB).Y 

e che permette di «puntare» ad una 
qualunque locazione RAM semplicemen- 
te alterando il valore contenuto in una 
locazione di memoria e nel registro Y. In 
altre parole la succitata STA deposita il 
valore contenuto nell'accumulatore nella 
locazione di memoria che si ricava utiliz- 
zando come byte alto il contenuto della 
locazione $FC e come byte basso il 
contenuto della locazione $FB e addizio- 
nando al risultato di questo abbinamento 
il valore contenuto nel registro Y. 

Ad esempio (ci vuole proprio...) se 
nella locazione $FC depositiamo il valo- 
re #£09 e nella $FB il valore #$00 e nel 
registro Y il valore #$00, l'istruzione 
STA (SFB).Y 

deposita il contenuto dell'accumulatore 
nella locazione $0900. 

A prima vista questo sistema sembra 
solo una complicazione di quello visto 
qualche puntata fa e cioè 
STA $0900. Y 

ma in realtà quest'ultimo non permette- 
va di accedere a tutte le locazioni della 
RAM, ma al massimo a 256 di queste, 
come noto, alterando il contenuto del 
registro Y. Con questo nuovo metodo 
invece basta cambiare il contenuto delle 
locazioni $FB e $FC e possiamo «punta- 
re» a tutta la RAM II metodo di indiriz- 
zamento appena visto funziona solo in 
«pagina zero» ovvero con le prime 256 
locazioni di RAM. quindi al posto di $FB 
è possibile sostituire ad esempio $FD 
ma non $0100. 

Nel programma vengono inizializzate le 
locazioni $FB e $FC proprio con i valori 
#$09 e #$00, ma è possibile cambiarli a 
piacimento (in tal modo si altera la loca- 
zione di partenza per la memorizzazione 
dei dati digitali). La prima istruzione «atti- 
va» del programma è la LDA $DC00. Se- 
gue la AND #$0F che elimina i 4 bit meno 
significativi; il risultato viene memorizza- 
to nei 4 bit meno significativi della loca- 
zione $0900. Si esegue ora una routine di 
pausa che serve per rallentare la frequen- 
za di campionamento. Si ricarica la loca- 
zione $DC00 nell'accumulatore (che pro- 
babilmente ora conterrà un nuovo valore) 
e il suo contenuto viene traslato di quat- 
tro posizioni a sinistra nel byte e «ORA- 
to» con quello della locazione $0900 e 
infine memorizzato in $0900. Tutta que- 
sta procedura serve per memorizzare 
nei 4 bit più significativi i 4 bit meno 
significativi della locazione $DC00, che 
andranno quindi ad occupare lo spazio 
avanzato in precedenza nella locazione 


176 


$0900. Notiamo a questo punto che se 
nei quattro bit più significativi erano già 
presenti degli UNO succedeva un disa- 
stro in quanto l'operazione di or logico 
nel nostro contesto presuppone che tali 
4 bit siano tutti a zero. Proprio per 
evitare il succitato inconveniente, prima 
di iniziare con la digitalizzazione vera e 
propria la parte di ram che ospiterà il 
segnale digitalizzato viene ripulita da 
un'apposita routine. Tuttavia l'inconve- 
niente si poteva evitare in altro modo, 
azzerando tali bit di volta in volta che 
venivano usati (con una operazione di 


Megaposta 

Le scuse del... «filosofo» 

a Caro ingegnere Pesce (spada) 
Marco. 

devo assolutamente porgerle le mie più 
umili e latifondiste scuse, per il fatto 
che vi avevo accusato ignobilmente di 
creare un palloso clone di ELITE e com- 
pagnia bella, ma mi sono accorto che in 
realtà il vostro (ami il nostro) giochet- 
tuolo è talmente ampio da soddisfare 
qualsiasi videogiocatore. Spero solo che 
venga realizzato con cura, perché sulla 
carta, il Megagame, ha tutte le carte in 
regola (scusate il gioco di parole) per 
diventare un PIG, ehm volevo dire BIG. 

La saluto e offro il mio aiuto, perché, 
pur non essendo valido dal punto di 
vista della programmazione, sono un 
criticone inguaribile, e non sempre dalla 
penna avvelenata. 

Distìnti saluti ». 

Matteo Bittanti. 

S. Pietro All'Olmo (MI) 

Mi spiace ma non posso accettare le 
tue scuse (,.. scherzo). 

Arriva la « replica degli altri» 

« — Staremo a sentire la replica 
degli... altri — . Cosi concludesti, caro 
Marco, il commento sulla lettera di Pao- 
lo Costabel apparsa su MC n. 77. 

Ed è proprio una replica che voglio 
fare. 

Chi va cianciando sulla « simulazione 
totale» e si augura l'avvento di compu- 
ter sempre più potenti HA CAPITO che 
il futuro di qualsiasi programma, sia 
«giocoso» che «serioso» dipende dalla 
potenza stessa. Pochi anni or sono era 
impensabile poter presentare documen- 
ti con grafici non solo a torta o a barre. 


and logico simile a quella vista in prece- 
denza) ma ciò avrebbe comportato un 
ulteriore spreco di tempo, infatti già la 
ORA($FB),Y varia i tempi di esecuzione 
di questa routine rispetto alla routine di 
PLAY (dove tale istruzione è stata sosti- 
tuita da 3 NOP proprio per «bilanciare» i 
tempi, cosa che se non effettuata pro- 
duce una differenza tra velocità di regi- 
strazione e velocità di riproduzione). 

Il resto della routine non è degno di 
particolare attenzione e anche la routine 
di PLAY presenta istruzioni già viste, 
quindi possiamo anche salutarci. Ciao! 


La scelta era obbligata. Oggi possiamo 
ottenere una vasta tipologia di grafici 
(vedi pag. 67 di MC n. 76). 

Dirò di più! Sono stati i «simulatori» a 
spingere i programmatori nell'ottenere 
immagini sempre migliori. Prendi ad es. 
il primo FOLE POSITION per 64 e TEST 
DRIVE!!! E se pensi che la computer 
simulazione sia un rimbecìllitore dì mas- 
se... allora non sei mai stato nei simula- 
tori dell'Alitalia. Se non puoi venire a 
Fiumicino.., leggiti la recensione di Giu- 
stozzi su MC n. 65! 

E quando giocherai con ranocchie e 
biglie, e ne sarai entusiasta. . ricordati dì 
chi ha « creato » quelle tecniche... 

P.S. Complimenti per la rubnca ». 

Mauro Luis Longarini, Ostia (ROMA) 

Caspita se la sono presa davvero! 
Caro Mauro, probabilmente hai frainte- 
so quanto Paolo voleva esprimere con 
la sua lettera. Nessuno pensa che la 
computer simulazione sia un «rimbecilli- 
tore di masse», nessuno vuole fermare 
l'evoluzione dei computer, ma qui si 
parla di videogiochi!!! Credi veramente 
che la bellezza di un videogame sia 
tutta nel vedere sullo screen. riprodotti 
in modo stupendo. 4 modellini di auto- 
mobili? Il problema che riproponeva 
Paolo era quello relativo alla mancanza 
di fantasia da parte dei programmatori. 
Non basta avere un computer super 
potente per creare un gioco nuovo. 

Un altro programmatore 

«Ciao Marco... 

essendo un lettore della rivista MC ed 
essendo particolarmente interessato al- 
l'articolo sul Megagame 64, ti ho scritto 
per dirti che se hai bisogno di program- 
matori in L.M.. 

Stefano Degan. Legnago (VR) 

Dovrai aspettare la prossima punta- 
ta... (nel frattempo non cambiare idea 
mi raccomando!). 

MCmicrocomputer n. 79 - novembre 1988 


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Lotus Monusaipt (II.) 


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Buono gratuito per Microsoft Pageview 

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DATABASE MANAGEMENT 
Ashton Tate dBASE III Plus (II.) 

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Microsoft Rbase System (II.) 

Borlond Porodoi 2.0 (II.) 

GRAFICA 

Microsoft Charl 3.0 
Lotus Freelance Plus (II.) 

V.CN. Concorde 3.0 (II.) 

Programmi CAD 

DESKTOP PUBUSHING 
Aldus PogeMoket (II.) 

Ronk-Xerox Ventura Publisher 1.2 (II.) 

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ARCHIMEDES 


di Massimo Truscelli 


Archimedes: arriva il software 


A distanza di un anno dalla 
presentazione sulle pagine di 
MCmicrocomputer del 
personal computer più veloce 
del mondo, l'Acoro 
Archimedes basato sul chip 
ARM (Acoro RISC Machine), ci 
ritroviamo finalmente a parlare 
di software per questo 
sistema. 

Nella prova svolta sul numero 
68 di MC, a proposito del 
software. David laschi 
affermava: «Come su tutte le 
macchine nuove, questo è 
scarso... La quantità ancora 
non c'é, ma in fondo è la qualità 
che conta, e la macchina è così 
potente da invogliare 
sicuramente molti 
programmatori » . 

L 'ultimo SM AD ha dimostrato 


che questa volontà effettivamente 
esiste: I' Archimedes è un sistema 
ancora tutto da scoprire, ma le sue 
doti di potenza, velocità di calcolo e 
versatilità stanno cominciando ad 
essere messe nella giusta luce. 
Proprio allo SMAU abbiamo avuto 
modo di vedere una serie di 
pacchetti, alcuni dei quali non ancora 
ufficialmente commercializzati, ma 
disponibili a breve termine 
(probabilmente entro aprile 1989) dei 
quali non mancheremo di parlarvi 
succintamente in questo articolo, 
ma che esamineremo più 
approfonditamente, se possibile, 
in coincidenza con il loro lancio 
ufficiale. Cominciamo intanto, con 
una panoramica. 

Nei prossimi numeri contiamo di 
occuparci diffusamente di qualche 
applicazione 



Allo SMAU 

Eureka! Pare abbiano esclamato i pro- 
gettisti del sistema RISC Acorn quando 
sono riusciti a costruire il chip ARM (da 
questa esclamazione sarebbe poi nato il 
nome Archimedes); a dire il vero è la 
stessa cosa che siamo stati tentati di 
fare vedendo in anteprima il nuovo si- 
stema operativo multitasking di Archi- 
medes, il RISC OS, capace di offrire 
prestazioni finora assolutamente non vi- 
ste su altri sistemi operativi analoghi. 
Ad esempio la visualizzazione in tempo 
reale dello status della CPU nell'esecu- 
zione di un task; la possibilità di control- 
lare da pannello la quantità di memoria 
da assegnare ad ogni task; la capacità 
di gestire la velocità di esecuzione di più 
task della stessa applicazione in funzio- 
ne della loro posizione sullo schermo. 

Queste sono solo le cose che siamo 
riusciti a vedere guardando qualche atti- 
mo ciò che il tecnico inglese dimostrava 
al pubblico presente nello stand Ricordi, 
ma aspettiamo di riparlarne quando 
avremo dati più precisi, nel frattempo 
non roviniamoci la sorpresa. 

Viste allo SMAU anche delle applica- 
zioni che penso ci riserveranno molte 
«sensazioni forti»: un CAD bidimensio- 
nale «animato» (prodotto in Inghilterra e 
quanto prima disponibile); il software 
per la gestione di strumenti musicali via 
interfaccia MIDI (in versione beta-test); 
un programma di desktop publishing 
con output anche per dispositivi Post- 
Script che dovrebbe uscire in contem- 
poranea con il sistema operativo multi- 
tasking. 

Anche per ciò che riguarda l'hardware 
abbiamo avuto modo di vedere molti 
accessori ed espansioni piuttosto inte- 
ressanti, questa volta già disponibili: si 
parte da un digitalizzatore video per 
continuare con un genlock ed un cam- 
pionatore di suoni, tutti muniti di soft- 
ware di gestione. 

Il digitalizzatore sembra offrire ottime 
caratteristiche di risoluzione e velocità, 
ma non disperiamo di parlarne meglio in 
uno dei prossimi numeri. 

Per ciò che riguarda il software la 
quantità di titoli di programmi di vario 
genere già disponibili è piuttosto ampia. 
Per darvi un'idea diamo un'occhiata ai 
vari titoli suddividendoli per categorie. 


178 


MCmicrocomputer n. 79 - novembre 1988 


ARCHIMEDES 




In allo le confezioni di 
Missile Control e di 
Conqueror: due moli 
che non mancheranno 
di entusiasmare i palili 
del videogioco 
Conqueror è la 

battaglia tra carri 
armati ; Missile 
Control impiega molta 
grafica vettoriale 
A fianco la schermala 
del primo livello di 
Hoverbod. una 
passeggiata tra le 
difficoltà dei pianeti 
del sistema solare. 


Giochi 

Chi non conosce Zarch alzi la mano... 

Accanto al magnifico gioco creato da 
David Braben e che identifica in manie- 
ra quasi inscindibile l'Archimedes. sono 
già pronti una serie di nuovi titoli che 
non mancheranno di entusiasmare i pa- 
titi del software ludico. 

Si parte da Conqueror. un gioco di 
strategia militare basato sulle vicende di 


una battaglia tra forze americane, russe 
e tedesche che si combattono a furia di 
incursioni con i loro veloci e potenti carri 
armati mossi su un terreno visualizzato 
(e soprattutto calcolato) in tempo reale 
con le medesime caratteristiche di quel- 
lo già visto per Zarch. 

Altri interessanti titoli sono: Missile 
Control, contraddistinto dalla velocissi- 
ma grafica semi-vettoriale; Hoverbod, 
un gioco arcade nel quale bisogna gui- 


dare un eroe tra i pericoli dei pianeti del 
sistema solare; Minotaur. la versione 
RISC della leggenda dei tempi del re 
Minosse, di Arianna, di Teseo, del Mi- 
notauro e del Labirinto. 

Demo grafici e sonori 
Animazioni grafiche 3D 

Non si tratta di un campo di applica- 
zioni specifico, ma provate a resistere 
alla tentazione di vedere un'immagine 
raytracing compattata su disco e anima- 
ta in tempo reale; ad esempio, il solito 
artifizio di Newton (già visto su altri 
computer particolarmente versati nella 
grafica) nel quale le due palline laterali 
di una serie di 5 rimbalzano alternativa- 
mente sulle rimanenti offrendo la visio- 
ne delle riflessioni sulla loro superficie 
in continuo cangiamento. Provate anche 
a pensare di poter far muovere a vostro 
piacimento con il mouse il grafico di una 
funzione come se fosse un telo di stof- 
fa quadrettata colorata al vento. Anche 
questo è possibile con il software giu- 
sto su una macchina come Archime- 
des; se non ci credete provate a far 
girare Euclid 3D Graphic della ACE 
Computing. 

Ma se vi piace vedere una buona 
gamma delle possibilità che il vostro 
Archimedes è capace di tirar fuori, fate 



Quest'immagine, mollo spettacolare, mi ricorda qualcosa.. 


Euclid 3D permette di muovere il grafico di una funzione 


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Grafica un disegno tecnico eseguito con Autosketch della Autodesk AG 


Spreadsheet SigmaSheet, 


il primo pacchetto di tale tipo 


girare il programma demo Animation 
oppure Sound & Graphics della Clares; 
se avete abbastanza memoria e se la 
macchina è configurata nel modo giusto 
ne vedrete veramente delle belle. 


Grafica 

Conoscete AutoCAD, quello prodotto 
dalla Autodesk AG? Se lo conoscete 
conoscerete anche Autosketch. Proprio 
ad Autosketch vanno i nostri pensieri 
mentre ricerchiamo un pacchetto sem- 
plificato di CAD per la realizzazione di 
oggetti. La versione per Archimedes è 
molto più potente rispetto alle altre ed il 
nome Autodesk lascia ben sperare per il 
futuro. Se invece cerchiamo un pac- 
chetto di grafica finanziaria l'onnipresen- 
te Minerva ci propone Gammaplot per 
la realizzazione di grafici con dati prove- 
nienti da fogli elettronici o direttamente 
introdotti dalla tastiera. Questo determi- 



nato settore della grafica adatto a crea- 
re presentazioni è stato preso in consi- 
derazione anche dalla Lingenuity per il 
suo Presenter, un pacchetto in grado di 


creare presentazioni con dati provenien- 
ti da spreadsheet o da word processor 
compatibile con i formati di Pipedream, 
Artisan e Graphic Writer della Clares 
Micro Supplies oppure con 1ST Word 
Plus, il word processor grafico della 
GST Holdings. 

Suono 

Al momento l'unico pacchetto perve- 
nuto nelle nostre mani è Arpeggio Mu- 
sic System SoundSynth della Electro 
Music Research di Wickford (Essex). 

Dando una rapida occhiata al pacchet- 
to l'impressione che se ne trae è che 
possa essere tranquillamente utilizzato 
sia da chi non ha alcuna esperienza 
musicale, che da chi invece ne voglia 
fare un uso un pochino più che per solo 
diletto. 

Una delle caratteristiche più interes- 
santi è la possibilità di visualizzare con 



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ARCHIMEDES 



un grafico la forma d'onda degli stru- 
menti riproducibili. 

Anche questo è un campo di possibi- 
le grande successo per Archie. pensate 
solo per un attimo all'enorme quantità 
di persone che ormai utilizzano il proprio 
computer per comandare e per far suo- 
nare vere e proprie schiere di strumenti 
elettronici... 

Produttività individuale 

Ma non troppo individuale vista la 
potenza a disposizione. Infatti tutti i 
programmi applicativi di produttività pre- 
sentano prestazioni piuttosto elevate, 
ma andiamo con ordine. 

Spreadsheet 

Pensate al vostro Archie (come affet- 
tuosamente è soprannominato Archi- 
medea) impiegato nello gestire un fo- 
glio elettronico da Guinness dei Primati 
(è vero, proprio con Archimedes è sta- 
to creato l'elaborato, prodotto da uno 
spreadsheet, più ampio del mondo e 
puntualmente inserito nel famoso libro 


dei primati) e vi ritroverete solo davanti 
all'imbarazzo della scelta. 

Solo per fare qualche nome: Sigma- 
Sheet della Minerva di Exeter (UK), 
il primo spreadsheet espressamente 
creato per Archimedes oppure a Matrix-3 
della Cambridge Microsystems, oppure 
al tanto caro Pipedream già conosciuto 
per essere offerto come dotazione stan- 
dard dello Z88 di Sir Clive Sinclair sotto 
l'egida di Cambridge Computer. 

Word Processor 

Parte proprio dal Pipedream questa 
carrellata di software per l'elaborazione 
dei testi; per esso l'Archimedes rappre- 
senta il miglior supporto hardware in 
termini di velocità e dimensioni di me- 
moria. Se si possiede anche uno Z88, 
Pipedream per Archimedes ha la possi- 
bilità di utilizzare il portatile collegato ad 
Archie come una memoria di massa. La 
carrellata prosegue con 1ST Word Plus, 
un word processor gestito quasi esclu- 
sivamente da mouse adatto sia a chi 
non ha mai usato un programma di 
questo tipo che a chi invece ne abbia 


usato un altro. Tra le possibilità offerte 
quella di includere grafici nei testi e 
disporre di una incredibile serie di driver 
per le più diffuse stampanti o poterli 
facilmente creare da soli. 


Data Base 

Anche in questo settore l'unico pac- 
chetto visto con i nostri occhi e toccato 
con le nostre mani è Alpha Base della 
Clares. sebbene per il momento non si 
possa dire che abbia una concorrenza 
spietata, bisogna ammettere che sarà 
molto difficile che ne possa avere. Le 
caratteristiche generali parlano di una 
capacità di gestire ben 400 campi con 
27600 caratteri per ogni record per un 
totale di 2.14 bilioni (con quanti zeri si 
scrive?) di record per ogni file; se non vi 
bastassero questi dati possiamo aggiun- 
gere che sono impiegate alcune velocis- 
sime routine di sort capaci di ordinare il 
file in maniera tale da permetterne ac- 
cessi più che rapidi con tempi da prima- 
to mondiale. Se i vostri dati sono parti- 
colarmente importanti potete anche in- 
serire una password per permetterne la 



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ARCHIMEDES 



consultazione solo a chi desiderate che 
possa farlo. Un altro titolo interessante 
é System Delta Plus della Minerva; un 
DBMS completamente programmabile. 

Linguaggi 

In questo settore Archimedes ha po- 
tuto contare quasi immediatamente, co- 
me del resto è logico (se non ci sono ì 
linguaggi non si possono scrivere le 
applicazioni), su una certa gamma di 
possibilità. 

I linguaggi disponibili sono: LOGO. 
Fortran 77, Assembler. Prolog, LISP, 
ANSI C e ISO Pascal. 

II LOGO, il linguaggio educazionale 
molto seguito nelle scuole obbligatorie 
del Regno Unito, è disponibile in Italia 
nell'edizione curata dalla Logotron di 
Cambridge; offre anche una discreta 
libreria di applicazioni già sviluppate, 
che grazie alla potenza della dote mag- 
giore del LOGO, la ricorsività. permette 
la creazione di numerose applicazioni 
riguardanti geometria 3D. animazione, 
musica. 

Fortran 77 per Archie è stato svilup- 
pato seguendo le norme definite dall'A- 
merican National Standard Program- 
ming Language Fortran X3.9-1978 (ANS 
Fortran) e include possibilità come: loop 
di While. DO per blocchi e 66 «switch» 
specifici. 

La versione Acorn del Fortran 77 
compila direttamente in codice macchi- 
na e offre numerose possibilità per il 
debugging dei programmi come check 
delle istruzioni, Run-time tracing. 

L' Assembler di Archie offre prestazio- 
ni riguardanti: supporto di tutto il set di 
istruzioni di Archimedes, capacità di 
usare label locali e globali, impiegare 
costruzioni condizionali e ripetitive, offri- 
re la tavola dei simboli e dei codici di 
controllo per i print-out. 


Indispensabile se si vuole utilizzare 
con profitto sia Assembler che Fortran 
77 è il pacchetto Twin, una sorta di 
word processor orientato alla program- 
mazione capace di interagire con l'ARM 
Assembler ad alto livello permettendo 
la scrittura di programmi in ANSI C, 
ISOPascal e Fortran 77. 

La caratteristica principale è quella di 
visualizzare due finestre sullo schermo 
nelle quali vengono mostrati, in una, gli 
errori di compilazione riscontrati nelle 
varie linee, riconoscibili per la presenza 
di un numero che identifica la linea, e il 
corrispondente codice sorgente nell'al- 
tra finestra. 

Il testo può essere editato da uno dei 
20 buffer interni di memoria con possi- 
bilità di visualizzazione contemporanea 
di due buffer. 

A proposito di Fortran 77 è disponibi- 
le a parte una libreria grafica della CCD 
Computer Services. 



Alcuni dei manuali disponibili per conoscere 
Archimedes. 


Documentazione 

Uno dei problemi che più condiziona 
gli utenti di un determinato sistema è 
spesso la mancanza di adeguata docu- 
mentazione tecnica relativa all'architet- 
tura del sistema ed alla sua programma- 
bilità. 

Archimedes non offre una vastissima 
scelta di titoli, ma offre quel tanto che 
basta per cominciare a muovere i primi 
passi nel mondo nuovo delle macchine 
RISC. 

I titoli disponibili comprendono oltre 
al Programmer's Reference Manual in 
due volumi, anche un manuale: ARM 
Assembly Language Programming di 
Pete Cockerell. 

Gli italiani 

Una bella sorpresa allo SMAU è stata 
la presenza di alcune applicazioni svilup- 
pate in Italia da un rivenditore autorizza- 
to di Archie. 

Si tratta di un magnifico programma 
per la produzione e visualizzazione dei 
frattali di Mandelbrot dotato di caratteri- 
stiche a dir poco impensabili per altri 
programmi del genere adatti ad altri 
sistemi, e di un programma di CAD 
orientato alla progettazione dì circuiti 
elettronici (visto funzionare in una pre- 
release) capace anche di eseguire il 
grafico della risposta del circuito. 

II programma per la generazione dei 
frattali offre velocità incredibili: l'insie- 
me completo di Mandelbrot viene vi- 
sualizzato contemporaneamente al suo 
calcolo in tempi che si approssimano ai 
20 secondi! 

Entrambi i pacchetti sono stati svilup- 
pati dalla SPEM di Torino, un ottimo 
esempio da seguire per quanti vogliano 
sviluppare software per Archimedes 


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MCmicrocomputer n. 79 - novembre 1988 




1989 . 


■■ • -= ENEL. 

PROGETTO AMBIENTE 



L'ENEL, in collaborazione I 
con il Ministero dell'Agricoltu- I 
ra, conduce da anni appro- I 
fondite analisi sulle cause del I 
degrado ambientale, con I 
particolare attenzione per i la- 1 
ghi, I boschi e i monumenti fj 
italiani. Il Progetto Ambiente 
1 989, partendo da una sin- 
tesi dei risultati ottenuti, ha ? 
previsto una serie di interventi § 
di riforestazione e di accordi 
con Enti locali e con Associa- 
zioni Ambientalistiche per la 
creazione di Parchi Naturali. 


ENEL. 

ENERGIA PER 
LA VITA. 


ATARI ST 


Omikron. Basic 3.0 
e Omikron.Compiler 2.4 

di Massimo Truscelli 


Questo mese dedichiamo lo 
spazio Atari ad un prodotto 
che viene dalla Germania, 
terra nella quale i sistemi ST 
godono senza dubbio di 
maggior fortuna rispetto a 
quanto avviene in Italia. 

Il prodotto in visione è 
l'ennesima versione del 
linguaggio Basic, questa volta 
sviluppato da tali Thomas 
Kemp e Artur Sodler di chiare 
origini germaniche; si tratta di 
una versione del linguaggio di 
più ampia diffusione che offre 
una compatibilità molto 
elevata con TM Basic 
Microsoft, nel senso che i 


il boot del sistema può avvenire diretta- 
mente dal dischetto e l'Omikron. Basic 
può essere richiamato semplicemente 
selezionandolo con il mouse come qual- 
siasi altro programma. 

L’applicazione da lanciare per accede- 
re al Basic è OM-BASIC.PRG, si tratta di 
un programma che in realtà provvede a 
sua volta a richiamarne altri, uno in 
particolare che alloca l'interprete in una 
zona di memoria protetta in modo che 
non vada perduto nemmeno premendo 
il pulsante di reset. Una volta entrati in 
ambiente Basic lo schermo si presenta 
con le indicazioni riguardanti la memoria 


Omikron. Basic & Compilar 


Produttore: 

Omikron Software Erlachslr 
15 D-7534 Birkenleld 2 
Distributore: 

Hard & Soft snc 

P.ua E Fermi, 4. 05100 Temi 

Prezzo UVA 9% inclusa I 

Omikron Basic 3.0 in cartuccia L 189 000 

Omikron. Basic 3.0 su disco L 169 000 

Omikron.Compiler ZA L 130000 


programmi scritti con 
quest'ultimo possono essere 
facilmente trasferiti in 
Omikron. Basic, ma non 
viceversa. 

L'importatore italiano, la Hard 
& Soft di Terni, che 
rappresenta uno dei pochi 
distributori italiani 
di software per Atari, ha 
curato la traduzione dei 
manuali dal tedesco in 
italiano e rende 
disponibile anche un 
compilatore che velocizza 
enormemente l'esecuzione 
dei programmi realizzati con 
Omikron. Basic 


Descrizione generale 

L'Omikron. Basic (si scrive proprio con 
il punto tra le due parole) offre alcune 
interessanti caratteristiche come un edi- 
tor di schermo separato che integra 
anche tutta una serie di comandi VT52 
standard. 

La commercializzazione del prodotto 
avviene su due diversi supporti: uno 
consiste in una cartuccia hardware da 
inserire nella Modulport degli Atari, il 
secondo supporto è invece rappresen- 
tato da un classico dischetto da 3.5". 

La versione della quale parleremo in 
queste note è quella su disco, che 
rispetto all'altra non presenta sostanziali 
differenze, al punto che il manuale in 
dotazione è praticamente identico, 

L'installazione è immediata in quanto 



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ATARI ST 


disponibile, la versione ed i copyright 
nella forma visibile nel dump dello 
schermo pubblicato in queste pagine, 

L' editor 

Abbiamo detto che l’Omikron, Basic 
offre un editor di schermo separato, ma 
in realtà la caratteristica principale con- 
siste nel poter disporre di due diversi 
editor: il primo è quello che appare 
subito dopo aver richiamato l'interprete 
ed offre una serie di possibilità piuttosto 
comuni come l'intervento su linee di 
programma per l'inserimento di altre 
linee, la cancellazione di parti di esse o 
per intero. Con opportune combinazioni 
dei tasti è possibile disporre di altri 
comandi riguardanti la cancellazione del 
contenuto del buffer di tastiera, la crea- 
zione di cornici nelle quali saranno vi- 
sualizzati tutti i messaggi inviati median- 
te un'istruzione PRINT, la cancellazione 
dello schermo ed il ritorno allo schermo 
precedentemente usato in un program- 
ma prima del passaggio in modo di- 
retto. 

Oltre a questo editor di schermo è 
possibile attivare anche il Full Screen 
Editor, quello che in definitiva permette 
di inserire il «testo» di un programma 
ed elaborarlo. 

Questo editor è organizzato con alcu- 
ni menu a discesa che permettono nu- 
merose operazioni la più utile delle quali 
è certamente quella di ricerca e sostitu- 
zione. 

Le opzioni offerte corrispondono ai 
seguenti menu a discesa: FILE, FIND, 
BLOCK, MODE, GO, RUN e riguardano 
nell'ordine: la gestione dei file su disco 
(LOAD. SAVE e DIRECTORY); la ricerca 


e la sostituzione di stringhe all'interno 
dei programmi (con possibilità di opera- 
re anche sui token); la possibilità di 
intervenire sui blocchi permettendo di 
selezionarli, salvarli su disco ed even- 
tualmente inserirli dove sia richiesto 
ogni volta che si desideri. 

Altre importanti operazioni sono con- 
sentite con il menu MODE: è possibile 
selezionare il modo inserimento, cioè 
inserire una riga vuota o cancellarne una 
ogni volta che è necessario, scegliere la 


funzionamento (TRON), salvataggio ed 
esecuzione, esecuzione dei file .BAS ed 
esecuzione dei file .PRG. 


La programmazione 

L'Omikron. Basic è senza dubbio mol- 
to potente e mostra alcune particolarità 
costitutive molto interessanti. 

Per cominciare dalle particolarità biso- 
gna innanzitutto dire che tutte le variabi- 
li sono automaticamente riconosciute 


II messaggio di 
copyright 
dell'Omikron Basic si 
presenta in Questo 



risoluzione video tra diverse configura- 
zioni (25 x 80 caratteri, 44 x 108 
caratteri e 57 x 128 caratteri); è possi- 
bile suddividere lo schermo in più parti 
per poter scrivere in un punto e con- 
frontare un altro punto del programma 
stesso con risoluzioni diverse in base al 
modo grafico a colori selezionato; si 
può scegliere di visualizzare i numeri di 
linea e gli errori ed infine, salvare le 
condizioni operative prescelte. 

I restanti menu permettono di saltare 
a determinati punti del programma co- 
me inizio e fine, oppure a marcatori 
definiti dall'utente secondo varie moda- 
lità e ad eseguire i programmi scritti con 
l'editor secondo diverse possibilità tra le 
quali: compilazione ed esecuzione, ese- 
cuzione con attivazione del monitor sul 


come «long-lnteger», ciò vuol dire che 
se si desidera lavorare con variabili float 
è necessario inserire l'istruzione DE- 
FSNG «A-Z» come prima riga del pro- 
gramma oppure aggiungere uno specifi- 
catore (!) dopo ogni nome di variabile: 
A!. B!, ecc. 

Sempre a proposito di virgola mobile 
è possibile contare su un vasto range di 
calcolo offerto da due possibili tipi di 
variabile float: short-float e long-float. 
La prima consente un campo di calcolo 
compreso tra +/— 5.11 » 10' 4931; la 
seconda, contraddistinta dal suffisso #. 
offre un campo praticamente uguale, 
ma molto più preciso (19 posizioni con- 
tro le 9.5 della precedente). 

Ciò vuol dire che operando in singola 
o doppia precisione, si hanno risultati 



Due dei menu a tendina del Futi Screen Editor ; si noti la barra mlenore per il Reset . 


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ATARI ST 


diversi in termini di fabbisogno di me- 
moria e velocità di elaborazione; spe- 
cialmente nel trattamento di vettori e 
matrici: con la precisione doppia si ha 
un impiego di tempo superiore tra 4 e 8 
volte quello della singola precisione. 

Gli operatori logici offerti comprendo- 
no oltre ai canonici AND, OR. NOT, 
NAND, NOR e XOR, anche i meno dif- 
fusi EQV [il senso del quale corrisponde 
all'equivalenza di due numeri: ad esem- 
pio A=B EQV C. analogo a NOT (B XOR 
C)l; IMP, dove A=B IMP C determina il 
significato di implicazione ai numeri B e 
C in modo bit secondo la solita tabella 
della verità; SHR e SHL con i quali 
l'espressione A=B SHR C, oppure A=B 
SHL C, determinano lo spostamento del 
numero B a destra (o sinistra) di tante 
posizioni quante ne indica il numero C, 
provocando in tal modo una divisione o 
un raddoppio. 

Il vantaggio offerto è notevole in ter- 
mini di incremento della velocità con i 
numeri Integer e soprattutto nell'uso 
del compilatore in confronto ai tradizio- 
nali operatori / e *. Oltre alle potenzialità 
mostrate nel campo delle funzioni ma- 
tematiche, l’Omikron. Basic mostra di 
essere dotato anche di funzioni stringa 
molto articolate. È possibile eseguire 
operazioni di addizione di stringhe, mol- 
tiplicazioni, lettura di stringhe in senso 
inverso (MIRRORS) e le consute funzio- 
ni LEFTS, RIGHTS, MIDS, LEN. VAL. 
STR$, ASC, CHR$, SPC, SPACES. Oltre 
alle variabili stringa l'Omikron offre an- 
che la consultazione di alcune variabili 
riservate che possono dare importanti 
informazioni sullo stato del sistema; mi 
limiterò a citare quelle riguardanti la 
gestione dei movimenti e dei pulsanti 
del mouse (MOUSEX, MOUSEY, 
MOUSEBUT), il tempo trascorso dall'ac- 
censione del sistema e l'ora attuale nel 


formato ore: minuti: secondi (TIMER e 
TIMES), la data attuale, la posizione del 
cursore e la visualizzazione del contenu- 
to delle variabili riservate alla gestione 
degli errori (DATE®, CSRLIN. ERR, ERL, 
ERRS). 

Per chi è abituato ad usare delle parti 
di programma ripetitive che cessano 
solo quando viene soddisfatta una de- 
terminata condizione, i cosiddetti cicli, è 
possibile contare sui costrutti: RE- 
PEAT...UNTIL; WHILE...WEND ed il più 
conosciuto FOR...NEXT. 

Molto utili sono anche le istruzioni 
riguardanti i vettori, le funzioni e la 
definizione di procedure; SORT permet- 
te di ordinare vettori monodimensionali 
secondo un valore crescente. Le funzio- 
ni create con Omikron. Basic possono 
essere di due tipi, monolinea e multili- 
nea e si differenziano nel tipo di defini- 
zione e soprattutto nel campo di possi- 
bilità che offrono. In particolare, le fun- 
zioni multilinea offrono più possibilità 
legate al confronto di parametri senza 
dover necessariamente ricorrere alla 
condizione logica IF...THEN e possono 
essere anche ricorsive come nel caso 
del calcolo del fattoriale di un numero. 

Per ciò che riguarda la definizione di 
procedure basta dire che è possibile 
definire dei comandi a piacimento sem- 
plicemente usando opportunamente l'i- 
struzione DEF PROC. Una caratteristica 
importante degli Atari ST è quella di 
essere previsti per poter funzionare in 
multitasking. In realtà, sebbene con 
multitasking si inteda l'esecuzione con- 
temporanea di più applicazioni, il siste- 
ma ST, come tutti i sistemi multita- 
sking. esegue un programma dopo l'al- 
tro alternando un pezzo dell'uno e del- 
l'altro; per l'utente finale il risultato è 
tale da far credere che i programmi 
vengano eseguiti nello stesso momen- 


to; logicamente le capacità delI'ST non 
sono particolarmente elevate, ma per 
l’utente può essere utile disporre anche 
di queste limitate capacità specialmente 
nell'uso di programmi per impiego pro- 
fessionale. Omikron. Basic dispone di 
una serie di istruzioni riservate alla ge- 
stione multitasking delle risorse dei si- 
stemi ST Atari. I comandi di multita- 
sking sono: ON KEY GOSUB, ON 
MOUSEBUT GOSUB. ON HELP GO- 
SUB. ON TIMER GOSUB. Nell'ordine 
provvedono a saltare ai sottoprogrammi 
corrispondenti non appena viene pre- 
muto un tasto, si agisce su un pulsante 
del mouse, si preme il tasto HELP, 
oppure ogni volta che sia trascorsa una 
certa quantità di secondi precedente- 
mente indicata. 

Tutte le istruzioni multitasking offerte 
da Omikron. Basic presentano alcune 
caratteristiche comuni: il controllo conti- 
nuo di un evento particolare nel corso 
dell’esecuzione normale del program- 
ma; ad evento verificatosi, il controllo 
del programma salta ad un sottopro- 
gramma legato all'attuazione dell'even- 
to ed una volta avvenuta l’esecuzione 
del sottoprogramma il ritorno del con- 
trollo al programma principale nel punto 
nel quale si era interrotto dal verificarsi 
dell'evento. 

La descrizione di tutte le altre caratte- 
ristiche di Omikron. Basic potrebbe con- 
tinuare ancora per molto, ma conside- 
rando lo spazio a disposizione forse è il 
caso di dare un'occhiata anche al com- 
pilatore che amplia le già ottime presta- 
zioni di Omikron. Basic. 


Omikron. Compiler 

Per chi non lo sapesse (credo sincera- 
mente molto pochi), nell'esecuzione di 
un programma, la CPU deve innanzitut- 



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MARI ST 



Un esempio di ad che 
il compilatore 
visualizza quando non 
riconosce alcune 
istruzioni Sul manuale 
sono chiaramente 
indicate quali sono le 

riconosciute e come 
ovviare 

alt'inconvenienie. 


Omikron. Basic possono non funzionare 
con il compilatore, caso nel quale appa- 
rirà un chiaro messaggio di avvertimen- 
to sullo schermo in fase di compilazio- 
ne. In queste evenienze il manualetto in 
dotazione consiglia di adattare le istru- 
zioni che possono creare problemi alla 
struttura del compilatore suggerendo 



to decodificare le istruzioni del linguag- 
gio utilizzato (Basic, Pascal, ecc.) in co- 
dici direttamente eseguibili. Questa 
operazione viene svolta dall'interprete e 
costa un po' dì tempo ogni volta che il 
programma viene avviato. Il linguaggio 
macchina (L.M.) rappresenta quel codi- 
ce direttamente eseguibile dal proces- 
sore e la funzione di un compilatore, per 
chi non avesse ancora capito, è proprio 
quella di tradurre le istruzioni di un 
linguaggio di programmazione in un co- 
dice L.M. senza dover passare per l'in- 
terprete. 

L'Omikron.Compiler è stato realizzato 
proprio per permettere la compilazione 
dei programmi scritti in Omikron.Basic 
per il raggiungimento di maggiori veloci- 
tà di esecuzione. 

Sul dischetto del Compiler, tra l'altro 
realizzato con lo stesso Omikron.Basic 
e successivamente compilato da... se 
stesso, sono presenti alcuni programmi 
dimostrativi di un certo effetto in termi- 
ni di prestazioni in velocità. 

Il programma che più di tutti mostra 
le differenze tra la versione interpretata 
e quella compilata è il solito programma 
per la visualizzazione sullo schermo con 
effetto tridimensionale di una funzione 
matematica, del quale vedete riprodotto 
l'output. I tempi di realizzazione della 
figura sono notevolmente diversi tra le 
due versioni e mostrano effettivamente 


come il programma compilato risulti es- 
sere molto più veloce rispetto alla ver- 
sione Basic. 

Il funzionamento del compilatore è 
immediato in quanto non necessità di 
alcuna particolare precauzione. Si effet- 
tua la scelta del programma da compila- 
re con l'apposito Item Selector e quindi 
si avvia la compilazione confermando la 
scelta. 

La compilazione avviene molto velo- 
cemente e nel corso di essa è possibile 
seguire sul monitor alcune indicazioni 
riguardanti i numeri di linea letti e quelli 
già compilati oltre alle indicazioni sulla 
memoria utilizzata dal sistema e dal 
Basic. A compilazione eseguita si può 
vedere sullo schermo anche il valore 
corrispondente al tempo utilizzato per la 
compilazione. 

Per avere un'idea delle prestazioni del 
compilatore basta dire che un program- 
ma della lunghezza di circa 48 Kbyte 
viene compilato in poco più di un minu- 
to. Una precauzione da prendere é quel- 
la di accertarsi che sul dischetto conte- 
nente il codice sorgente ci sia abbastan- 
za spazio per ospitare anche il compila- 
to e soprattutto che il programma com- 
pilato sia su un dischetto nel quale sia 
presente anche il file BASLIB, pena la 
non esecuzione del programma. 

Alcuni programmi perfettamente fun- 
zionanti con la versione interprete di 


quali sono i problemi più facili da riscon- 
trare e le relative vie per la loro risolu- 
zione. 

Conclusioni 

In definitiva si tratta di due ottimi 
pacchetti destinati agli sviluppatori dì 
software professionisti, ma anche a chi 
è interessato a scriversi i propri softwa- 
re solo per diletto. Il prezzo è sicura- 
mente molto conveniente. 

La qualità è buona specialmente se si 
tiene conto dì alcune caratteristiche; un 
plauso va all'importatore per la buona 
traduzione dei manuali che spiegano in 
maniera abbastanza dettagliata tutte le 
caratteristiche del prodotto e soprattut- 
to hanno inserite alcune indicazioni di 
carattere generale nell'architettura dei 
sistemi ST e sulle loro caratteristiche 
hardware; tutte informazioni che posso- 
no risultare molto utili sia agli sviluppa- 
tori professionisti di software che agli 
«smanettoni». 

Specialmente usando il compilatore si 
ottengono prestazioni paragonabili a 
quelle ottenibili adoperando altri lin- 
guaggi di programmazione più potenti. 

Certo, per una macchina equipaggiata 
con un processore 68000 sarebbe forse 
il caso di pensare ad usare un linguag- 
gio più impegnativo... e. almeno, a non 
limitarsi al buon vecchio Basic. mc 


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AMIGA 


IntroCAD 

di Rino Sassi 


L a sostanziale differenza identifica- 
bile all'interno dei programmi per 
disegno è quella tra programmi 
upixel-oriented» e » Object-Oriented". Gli 
elementi del primo gruppo sono caratte- 
rizzati dal fatto di essere, appunto, 
orientati al trattamento dei singoli pixel 
costituenti l'immagine disegnata: sono 
di questo tipo i vari DeLuxe Paint, Pho- 
ton Paint, ecc. ecc. Del secondo gruppo 
fanno parte quei programmi orientati al 
trattamento di oggetti, cioè di gruppi di 
pixel organizzati in un certo modo, co- 
me un quadrato, una lettera, una linea. I 
CAD. ed in particolare IntroCAD, fanno 
parte di questo gruppo. 

In altre parole è diverso il modo in cui 
il programma stesso «vede» gli elemen- 
ti costituenti il disegno. Dopo aver trac- 
ciato una linea col DeLuxe Paint, questo 
non saprà che sul suo schermo, in una 
determinata posizione, è presente una 
linea, ma saprà che sono stati accesi k 
pixel di un certo colore. Non abbiamo 
nessuna possibilità di cambiare il colore 
di tutta la linea o di prenderla e spostar- 
la interamente in un altro posto dello 


schermo: dobbiamo cambiarne il colore 
o spostarla pixel per pixel ( ovviamente 
si fa prima a cancellarla e ridisegnarla, 
ma questa è un'altra storia). 

Se disegnamo, viceversa, una linea 
con IntroCAD — o qualsiasi altro pro- 
gramma object-oriented — noi abbiamo 
disegnato una LINEA e non un mero 
ammasso di punti. Il programma è per- 
fettamente a conoscenza di avere una 
linea sul suo schermo, e noi possiamo 
prenderla con un solo colpo, spostarla, 
cambiarle colore, rigirarla o rimpiazzarla. 

Ovviamente le differenze non sono 
cosi piccole come si potrebbe dedurre 
dalle righe precedenti, ma praticamente 
tutto scaturisce dal modo di « vedere » 
gli elementi trattati dal programma. 

Presentazione 

Dalla Progressive Peripherals & Soft- 
ware ci arriva, tramite l'importatore ita- 
liano C.T.O., in una simpatica confezio- 
ne l'IntroCAD — versione 2.0 — pro- 
gramma per CAD bidimensionale. In 
bella mostra la scritta «Software Origi- 



nale» e subito sotto il logo di mamma 
Commodore. All'interno troviamo il di- 
schetto del programma, il manuale, un 
foglietto contenente le istruzioni per 
l'installazione di IntroCAD su hard-disk e 
per la creazione di una copia di riserva. 
Inoltre la C.T.O. fornisce una cartolina di 
registrazione del cliente, che consente 
l'uso gratuito della Hot Line per 30 
giorni. Sul disco sono presenti, oltre al 
programma, subdirectory con esempio 
di disegni e driver per l'uso di un nume- 
ro incredibile di stampanti e plotter. 

Come accennato, è possibile sia in- 
stallare IntroCAD su hard-disk che farne 
una copia di backup su un altro dischet- 
to, ma la copia pretende che sia presen- 
te l'originale in un drive per poter parti- 
re, altrimenti ci viene regalato un gusto- 
so GURU MEDITATION. Mi par di capi- 
re che chi è in possesso di un solo drive 
non può permettersi una copia di riser- 
va. Ho idea che la Hot Line della C.T.O. 
verrà usata spesso, vista la famigerata 
affidabilità dei drive Amiga... 

Sia il manuale che tutti i menu ed i 
messaggi del programma sono stati tra- 
dotti in italiano. Per quanto riguarda il 
manuale c'è da ammirare la chiarezza 
della traduzione. Forse 28 pagine sono 
un po' pochine per spiegare a fondo il 
funzionamento di IntroCAD, ma tant'é, 
la documentazione è stata scritta diret- 
tamente dall'autore il quale incita già 
dalle prime pagine a provare da soli le 
varie opzioni. Qualche problema si pre- 
senta con i menu, in quanto l'italiano è 
sicuramente meno sintetico dell'inglese 
ed è quindi più difficile riuscire ad indi- 
care un'azione con una sola parola: ne 
risulta che il riferimento alle spiegazioni 
del manuale è necessario per la com- 
prensione del significato di alcune op- 
zioni. 

IntroCAd funziona esclusivamente in 
alta risoluzione, ed è quindi fortemente 
consigliato l'uso di un monitor con fo- 


I ntroCAD 

Produttore: 

Progressive Periphals & Software 

Distributore: 

C.T.O. srl - Via Piemonte. 7/F - Zola Predosa I BOI 

Prezzo: 

L 109.000 UVA inclusa I 


MCmicrocomputer n. 79 - novembre 1988 


AMIGA 


sfori ad alta persistenza (Commodore 
2080). Addirittura, con i colori (modifica- 
bili) scelti dall'autore, si nota qualche 
sfarfallio anche con il 2080. Tra i 42 
driver disponibili per le stampanti ricor- 
diamo quelli per HP LaserJet-!-, Okima- 
te 20, Fujitsu DPL 24. NEC P2200 e 
Star NB-15, in ordine casuale. È collega- 
bile, inoltre, per stampe di maggiore 
precisione, qualsiasi plotter che usi il 
linguaggio HPGL, che sta per Hewlett 
Packard Graphics Language. 

Scendendo un po' lungo le ramifica- 
zioni della root del disco di IntroCAD, si 
trovano un po' di cosine interessanti 
non documentate sul manuale, pur se i 
file di commento presenti sono stati 
accuratamente tradotti in italiano, si 
suppone dall'importatore. Firmati dal- 
l'autore di IntroCAD, Tim Mooney, tro- 
viamo i programmi ThreeDPIot e Multi- 
Plot. Il primo mostra sullo schermo la 
proiezione di un funzione z (x. y), con 
possibilità di cambiare punto di vista, 
zoomare, ecc., il secondo traccia grafici 
a punti o continui a partire da file che 
contengano i dati da rappresentare. En- 
trambi i programmi sono forniti di opzio- 
ni per inviare l'output direttamente ad 
un plotter che usi l'HPGL, oppure ad un 
file, il quale — tramite un programma di 
conversione (TXT_2_ICAD) — viene re- 
so leggibile da IntroCAD. Ad esempio, 
la funzione della figura 1 è stata calcola- 
ta e disegnata da ThreeDPIot, quindi 
convertita in file leggibile da IntroCAD e 
infine stampata da questo tramite l'op- 
zione Stampa. 

Oggetti e gruppi 

Nell'ambiente di IntroCAD un oggetto 
— o primitiva — è il risultato di un 
singolo movimento di disegno: una cir- 
conferenza, alcuni segmenti disegnati 
l’uno di seguito all'altro, una lettera. Tali 
oggetti possono essere comunque uniti 
in gruppi. Ad esempio, ogni singola let- 
tera che compone la parola «CIAO» è 
una primitiva. Tramite l'opzione Unisci di 
IC (ulteriore compressione di IntroCAD) 
possiamo indicare al programma che 
«CIAO» è un gruppo unico e che quindi, 
quando vorremmo ad esempio spostare 
la scritta, non dovremo farlo lettera per 
lettera ma potremo spostare diretta- 
mente tutto il gruppo. Basterà disegna- 
re un rettangolo intorno agli oggetti da 



raggruppare. L'unione di oggetti appar- 
tenenti a gruppi diversi risulterà nell'u- 
nione dei gruppi in uno solo. Con l'op- 
zione Separa si può far esplodere ogni 
gruppo nelle costituenti primitive. 

Metodi di controllo 

L'interfaccia utente-IC è molto inte- 
ressante. Al posto di scomode finestrel- 
le di request, la maggior parte del lavoro 
di I/O viene svolto dal puntatore del 
mouse, il quale cambia forma a secon- 
da delle necessità. In particolare, quan- 
do viene mostrato il puntatore come un 
punto interrogativo con una Y a sinistra 
e una N a destra, beh... immaginate un 
po' cosa vuole! Premendo il pulsante 
sinistro del mouse (di selezione) si ri- 
sponde SI, premendo quello destro (dei 


menu) si risponde NO. Quando la forma 
è di una freccia con un punto interroga- 
tivo, il programma vuole che noi selezio- 
niamo un oggetto o un gruppo: ad 
esempio quando usiamo l'opzione Can- 
cella, IC desidera sapere cosa cancella- 
re. Una freccia con un quadratino viene 
fuori usando Zoom: occorre che noi, 
racchiudendola in un rettangolo, indi- 
chiamo quale zona del disegno voglia- 
mo ingrandire. Infine un cerchietto at- 
traversato in obliquo da una linea (come 
un segnale stradale di divieto) ci avverte 
che IC sta pensando. Contrariamente a 
quanto si sarebbe portati a pensare, 
però, è possibile disturbarlo, cioè pos- 
siamo selezionare altri comandi dai me- 
nu: questi andranno a finire in un buf- 
fer. ed eseguiti appena possibile. 

Lo schermo di IntroCAD 

In basso e sul lato sinistro dello 
schermo sono presenti i «righelli», cioè 
la scalatura in pollici degli assi X e Y. Il 
disegno può sovrascrivere la zona occu- 



MCmicrocomputer n. 79 - novembre 1988 



AMIGA 




Schema elettrico di un V/F controller : un ottimo demo, presente sul disco, delle capacità grafiche di IntroCAD. A destra un particolare 1:1 dello stampato. 


pata dai righelli e quindi dopo un po' di 
tempo ci potrebbe capitare di averla 
tutta scarabocchiata. Conviene a tal 
punto ripulirla mediante l'opzione Ritrac- 
cia. Lo svantaggio consiste nel tempo 
abbastanza lungo che occorre per rin- 
tracciare lo schermo, in special modo 
se il disegno è molto complesso. Si può 
raggirare l'ostacolo scegliendo l'opzione 
Ritraccia/Auto, la quale indica ad IC di 
ridisegnare automaticamente lo scher- 
mo ogni volta che si renda necessario 
farlo. 

Dietro al disegno si possono avere 
vari tipi di griglie di riferimento — a 
maglie strette o larghe, senza alcuna 
misura intermedia — del tipo ortogona- 
le classico, con linee inclinate di 30 o 60 
gradi rispetto a quelle orizzontali e infine 
proiezioni isometriche di una griglia tridi- 
mensionale, in cui le tre dimensioni 
appaiono in prospettiva. Nell'angolo in 
altro a sinistra è presente una finestrella 
che mostra il nome abbreviato dello 
strumento in uso. In basso a sinistra le 
coordinate assolute X e Y. relative all'ul- 
timo click, e quelle polari. In basso a 
destra infine ci viene indicata la quantità 
di memoria — in kilobyte — ancora 
disponibile. 

I menu di IntroCAD 

Sulla menu-bar. il primo menu è PRO- 
GETTO. Vediamo le opzioni disponibili. 
«Nuovo» cancella il disegno e riporta IC 
agli attributi di default (es. griglia a ma- 
glia larga, penna del quarto colore della 
palette, ecc.). «Apri» carica da disco un 
disegno, che IC assume si trovi nella 
directory IntroCAD: Drawings. Ovvia- 
mente il path è modificabile. «Registra» 


salva il disegno con l'ultimo nome usato 
per caricare o salvare un disegno. Se 
non esiste ancora tale nome, questo 
viene richiesto, cosa che fa direttamen- 
te «Salva...» « — ADraw» si comporta 
come «Salva...» tranne per il fatto che 
registra il disegno in formato leggibile 
anche da Aegis Draw. «Plotter» invia a 
tale periferica l'immagine attuale: se 
viene selezionata la sotto-opzione «/ 
Schermo» viene inviata solo la parte in 
quel momento visibile sul monitor, altri- 
menti tutto il disegno (/Disegno). 
«Stampa» funziona come «Plotter», 
mandando però l'output ad una stam- 
pante a matrice di punti. Una volta 
selezionata questa funzione. IC fornisce 
l'elenco dei driver per stampanti dispo- 
nibili. Scelta la stampante, viene pre- 
sentato un menu in cui si può scegliere 
la risoluzione da adottare in stampa, 
bassa se il disegno non è ancora stato 
rifinito, ma serve solo una copia indicati- 
va su carta, alta se il tutto è in versione 
definitiva (final). Più ancora altre due 
risoluzioni intermedie. È ovvio che ad 
una risoluzione più alta corrisponde una 
velocità di stampa minore. La figura 2 è 
un esempio di stampa «final» con NEC 
P2200 (360 punti per pollice = circa 1 40 
punti per centimetro). «IntroCAD» forni- 
sce informazioni sull'autore e sul distri- 
butore italiano. «Esci» provoca l'abban- 
dono del programma. Se il disegno è 
stato modificato dal momento dell'ulti- 
ma registrazione viene presentata l'op- 
portunità di salvare prima di uscire. 

Il menu PARTE è molto simile, per 
contenuti, a PROGETTO ma permette i 
APRI re, REGISTRAre, e SALVA... re par- 
ti del disegno (primitive o gruppi) che 
poi è possibile richiamare singolarmen- 


te (un po' come il menu Brush del 
DeLuxe Paint). Di «Unisci» e «Separa» 
ne abbiamo già parlato. 

Nel menu OPZIONI troviamo «Rin- 
traccia/Ora» che ridisegna immediata- 
mente lo schermo e «Rintraccia/Auto» 
di cui si è già detto. «Zoom» si adopera 
disegnando un riquadro attorno alla zo- 
na che si ha intenzione di ingrandire. 
Clickando due volte velocemente nello 
stesso punto verrà dimezzato l’ingrandi- 
mento. 

«Sposta» permette, disegnando una 
linea di una certa lunghezza e in una 
certa direzione, di ottenere lo schermo 
spostato della lunghezza della linea in 
quella direzione. «Veditutto» permette 
di vedere l'intero disegno. Selezionando 
«Righelli» una volta, questi vengono 
mostrati, selezionando di nuovo l'opzio- 
ne scompaiono. La zona disponibile ef- 
fettivamente per il disegno diviene 
maggiore. «Griglia» permette di sceglie- 
re uno tra i tipi disponibili già nominati. 
«Riferimento» sostituisce il puntatore 
con una crocetta. «Allinea» ha due sot- 
to-opzioni: «/A Griglia» o «/Disegno». 
La prima fa sì che la posizione da cui 
iniziare a tracciare una linea, un rettan- 
golo, etc. coincida con la più vicina 
intersezione della griglia. Selezionando 
la seconda i nuovi punti disegnati a 
distanza di qualche pixel dai punti già 
esistenti vengono allineati a questi ulti- 
mi. «Passo» «/Stretto» o «/Largo» deci- 
dono le spaziature tra le maglie della 
griglia. «Coord», «Mem» e «Strumen- 
to» abilitano l'indicazione delle coordina- 
te. della memoria disponibile e dello 
strumento in uso. «Mouse» «/Veloce» 
o «/Lento» permette di modificare, co- 
me nelle Preferences, il rapporto tra lo 


190 


MCmicrocomputer n. 79 - novembre 1988 


AMIGA 



spazio percorso sulla scrivania dal 
mouse e quello percorso dal puntatore 
sullo schermo. 

Quarto menu é DISEGNA. Sono pre- 
senti tutte le opzioni che ci aspetterem- 
mo di trovare: Linea, Quadrato. Cer- 
chio, Arco e Libero che permette di 
disegnare a mano libera. Ancora, trovia- 
mo «Misura» che serve appunto a mi- 
surare segmenti la loro lunghezza e 
inclinazione in gradi vengono mostrate 
in una finestra. «Duplica», dopo aver 
selezionato un oggetto, fornisce una 
copia di questo che seguirà il puntatore 
del mouse finché non verrà premuto il 
pulsante sinistro. A tal punto l'oggetto 
verrà «scaricato» sullo schermo e noi 
avremo ottenuto la sua duplicazione. 
«DimTesto» e «Cursore» permettono la 
definizione della grandezza dei caratteri 
immessi da tastiera e la posizione da 
cui inizieremo a scrivere. Il quinto menu 
è EDITA. «Cancella» permette di (ma 
no ! ?) cancellare l'oggetto selezionato. 
«Formato» invece di ingrandirlo o rim- 
picciolirlo. Sono presenti due sotto-op- 
zioni: «/Libero» e «/Identico»: con la 
prima possiamo variare il rapporto tra la 
base e l'altezza dell'oggetto, in modo 
da, per esempio, trasformare un qua- 
drato in un rettangolo. Con la seconda 
invece le proporzioni rimangono inalte- 
rate. «Muovi» si comporta come «Du- 
plica» del menu precedente, ma non 
lascia una copia dell'oggetto nella posi- 
zione iniziale. «Ruota» fa ruotare di un 
angolo «/Variabile» (0...360 gradi) o di «/ 
90_gradi» un oggetto intorno al suo 
punto centrale. «Punto» è molto inte- 
ressante. L'oggetto evidenziato presen- 
terà dei piccoli rettangoli in corrispon- 
denza dei punti che lo compongono. 


Selezionato il punto da spostare, questo 
seguirà i movimenti del mouse insieme 
alle linee che lo collegano ai punti adia- 
centi, rendendo possibile la deformazio- 
ne della figura. «Colore» rende del colo- 
re corrente l'oggetto selezionato! «Tipo- 
Linea» permette di cambiare il tipo di 
linea con cui è disegnato l'oggetto sele- 
zionato. Ci sono infine i comandi di 
«Allineamento» che si comporteranno 
in dipendenza di quanto indicato nel 
menu OPZIONI. Il sesto menu è COLO- 
RI. Ci sono 16 quadratini colorati: clic- 
kando su uno di essi si ottiene che il 
colore scelto divenga il colore corrente. 
In più c'è «Palette» che permette di 
modificare i 16 colori usabili, più l'opzio- 
ne «SalvaColori» che salva la palette nel 
file «IntroCAD.rgb» (letto da IC ogni 
volta che viene caricato). 

Settimo ed ultimo menu è LINEE, 
che presenta i tipi di linee disponibile 
(con varie tratteggiature) più la selezio- 
ne per disegnare le stesse in larghezza 
doppia (Spessa). 

Conclusioni 

Alcune precisazioni a proposito delle 
stampanti. IntroCAD non usa il device 
PRT: né tiene conto delle scelte effet- 
tuate nelle Preferences. Il motivo è 
semplice. Nella stragrande maggioranza 
dei casi la risoluzione ottenibile da una 
stampante risulta maggiore di quella 
dello schermo del computer. I file di 
definizione delle stampanti presenti in 
IC (a detta dell'autore, non esistenti in 
alcun altro programma) tengono conto 
di ciò utilizzando sempre la massima 
risoluzione consentita dalla stampante. 
Ciò è reso possibile dal fatto che IC 


memorizza gli oggetti presentì sullo 
schermo, la loro posizione, la loro gran- 
dezza in liste: l'output parte da tali liste 
e non dalla matrice di pixel del disegno. 
Osserviamo la figura 2 e la foto accan- 
to. La figura è stata stampata a partire 
da quel disegno, ma visto che differen- 
za di risoluzione? La NEC P2200 simula 
una risoluzione di 360x360 dpi, mentre 
lo schermo di Amiga, con un monitor 
standard, raggiunge al massimo circa 
75x60 dpi, 

E si vede! I risultati sono effettiva- 
mente stupefacenti: verrebbe quasi da 
pensare che, in fondo, i plotter non é 
che siano tanto indispensabili per dise- 
gni di piccolo formato... 

Conclusioni? Il nome stesso del pro- 
gramma ci avverte che siamo di fronte 
ad una Introduzione al mondo del CAD. 
Ma per essere un programma introdutti- 
vo, IntroCAD presenta molti aspetti po- 
sitivi. È effettivamente facile da usare 
senza essere costretti a leggere le soli- 
te quattrocento pagine di documenta- 
zione. Fornisce stampati in quadrupla 
densità spettacolari. È possibile caricare 
altri programmi in memoria oltre ad IC. 
a meno che il disegno non sia eccessi- 
vamente complicato, Tra le cose miglio- 
rabili, visto che la risoluzione delle stam- 
pe è indipendente dallo schermo (que- 
sto viene usato solo per mostrare l'im- 
magine di ciò che c'è nelle liste) si 
sarebbe potuta lasciare all'utente la fa- 
coltà di switchare tra le varie risoluzioni 
grafiche di Amiga permettendo ai pos- 
sessori di monitor con fosfori a persi- 
stenza breve di usare IntroCAD senza 
fastidi. A parte questo e gli altri piccoli 
appunti riportati in precedenza, Intro- 
CAD «funge», ^ 


MCmicrocomputer n. 79 - novembre 1988 


Paula 


Secondo appuntamento con 
/' hardware di Amiga. Dopo lo 
strepitoso successo raccolto 
per il numero scorso (bugia, 
come sapete quando 
scriviamo questa parte del 
numero X il numero X-1 non è 
ancora in edicola!) i nostri 
baldi giovani neo collaboratori 
di MC tornano alla carica con 
una nuova sfornata di ferraglie 
(hardware) relativa al nostro 
amato-odiato Amiga. Non vi 
nascondiamo che 
originariamente questo 
articolo era lungo il doppio e 
comprendeva anche una 
modifica hardware da 
effettuare, saldatore in mano, 
sul circuito del nostro 
malcapitato computer per 
migliorare una particolare 
feature. Il taglio, non dovuto a 
censura come i più maligni 
penseranno, si è reso 
necessario per i soliti 
stramaledettissimi motivi di 
spazio. Non dubitate però, 
non vi chiediamo di acquistare 
la parte mancante su disco 
(ohibò), ma semplicemente di 
pazientare, i più coraggiosi, 
fino al mese prossimo. Volete 
sapere di cosa si tratterà? Eh, 
no! MC non è solita fare 
anticipazioni. E ora morite 
pure di curiosità, nel 
frattempo «cuccatevi» queste 
propedeutiche righe. 

Buona lettura . . 

adp 


192 


HARD-AMIGA 

a cura di Andrea de Prisco 


& il Marchingegno 


Maurizio Damiani Chersoni, Luca Galeani, Giuliano Feritore 


Introduzione 

Salve a tutti! 

Siamo sempre noi, i tre hardwaristi 
pazzi che il mese scorso vi hanno pre- 
sentato un pomposissimo Disk-Moni- 
tor.-. hardware. Ovviamente coloro che 
non hanno comprato il numero di otto- 
bre saranno cosi rosi dal dolore che non 
perderanno un numero di MCmicro- 
computer fino a quando camperanno. 

Scherzi a parte, vediamo gli argomen- 
ti di cui ci occuperemo in questo mese. 

Come progetto hardware costruiremo 
un circuito funzionalmente equivalente 
al ben noto «Marchingegno» della RAI. 
Se non avete molta memoria, o se siete 
lettori saltuari di MC (beh. è sempre 
meglio che non leggerlo mai) alzatevi e 
cercate nella vostra MC-teca il numero 
73 (apnle '88), posto di averlo, andate a 
pagina sessantanove e leggetevi l’arti- 
colone di AdP. 

Dalla costruzione della piccola scheda 
(il Marchingegnetto) passeremo, con un 
chiarissimo legame concettuale, alla 
trattazione della gestione delle porte 
POT (sennò il dispositivo come lo usa- 
te?). alla spiegazione del DMA Audio, 
alla effettuazione di una modifica hard- 
ware da apportare al vostro beneamato 
computer (l'Amiga). 

Parlavamo di legami concettuali... tut- 
te le cose di cui parleremo questo me- 
se sono infatti state riunite in un unico 
articolo dato che tutte quante hanno a 
che fare con segnali audio. Scherzetto! 
Prevedendo le lamentele di un cosi 
banale legame, ho subito trovato un 
altro legame molto più profondo, si trat- 
ta di una entità che sovrintende e colle- 
ga il tutto, un essere con un nome di 
donna, Agnus? Denise?, no ragazzi il 
mostro di questo mese è Paula. 

Paula 

Già a vedere le dimensioni di questa 
bella integratona ci spaventiamo. Si trat- 


ta di ben 90-60-90 ... ops .. 48 piedini 
che tramite piste più o meno lunghe 
arrivano dappertutto: linee di interrupt, 
gestione del colore, gestione del drive, 
gestione della porta seriale, controllo 
dei canali DMA dell'audio e controllo 
della porta delle paddle. 

Ed é proprio da tale porta che inizierà 
il nostro discorso. 

Le porte delle paddle 

Le più semplici periferiche che pos- 
siamo connettere alla porta delle paddle 
sono per l'appunto... le paddle. Tale 
porta viene però utilizzata anche da 
mouse, joystick proporzionali, tavolette 
grafiche (anche la KoalaPad può essere 
attaccata all'Amiga) e marchingegni va- 
ri. Tutti questi aggeggi hanno lo stesso 
modo di gestire la porta con cui sono 
collegati, 

Se andiamo a vedere la piedmatura di 
una delle due Gameport, che sono pres- 
soché (e non totalmente) identiche, tro- 
veremo, oltre a +5v, GND e le cinque 
linee del joystick, anche due piedini 
chiamati PÓTOX, POTOY nella porta uno 
e POT1X. POT1Y nella porta due. 

Le paddle non sono altro che semplici 
potenziometri lineari da 470k collegati 
tra il piedino 7 (5 volt) e il piedino 9 per 
la paddle sinistra (o Y). o 5 per la paddle 
destra (o X), 

Mentre sul buon vecchio caro C64 
per leggere la porta delle paddle basta- 
vano due semplici peek (54297 e 
54298) la faccenda sull'Amiga è legger- 
mente più complicata. 

Durante il vertical blanking l’utente 
dovrebbe settare a $0001 il registro 
POTGO. Questa operazione provoca 
l'azzeramento dei valori POTX e POTY e 
l'avviamento dell'hardware di controllo 
che avviene dopo circa sette linee ra- 
ster. 

Il controllo avviene praticamente in 
questo modo: in serie alla paddle è 
collegato un condensatore che inizia a 

MCmicrocomputer n. 79 - novembre 1988 


HARD-AMIGA 








t_h^> nemory 

| Datai | | Froql | 

1 V°ll 1 




LUavel 

^ 

| UataZ | | Fr-eq? ) 

1 Vo»2 1 ^ 

D.FLC. 

B Hight 


UJave3 

Uiavel 

w 

| Dnto3 | | Fr-eq3 | 

1 Voi 3 | y* 

D-R.C. 

D.FLC. 

? Loft 
3 Right 



16fc.it DMA 
DataBus 

I rtatn-l | | Fr-aq»4 | 

1 1 / 




Audio DMA. 


caricarsi non appena viene settato il 
registro POTGO. Ad ogni linea raster un 
comparatore confronta la carica del con- 
densatore con un valore prefissato. Se il 
valore è minore di quello di confronto il 
contatore della paddle viene incremen- 
tato. Se il valore è maggiore o uguale il 
valore viene congelato, badate bene, 
fino al prossimo video frame in cui il 
contatore continuerà ad essere incre- 
mentato. 

L'operazione di lettura andrebbe quin- 
di fatta in questo modo: subito dopo il 
vertical blanking (circa alla terza-sesta 
linea) dovrebbe essere settato a $0001 
il registro POTGO (SDFF034). poi si 
dovrebbero svolgere le altre operazioni 
fino al successivo vertical blanking do- 
ve. nelle primissime linee di scan si 
dovrebbero leggere i valori dei registri 
POTODAT (SDFF012) e POTI DAT ($DF- 
F014), registri che contengono nei bit 


15-8 il valore del POTY e nei bit 7-0 il 
valore dei POTX. 

Guardandosi intorno... 

In effetti il bit importante del registro 
POTGO è il bit 0. Vi sono tuttavia altri 
otto bit che generalmente non vengono 
mai usati ma che sarebbe un errore 
trascurare data la loro importanza. Ciò è 
dovuto al fatto che i quattro canali delle 
paddle possono essere programmati in 
uscita o in entrata come una mezza 
porta parallela con tempo minimo di 
cambio di stato di 300 microsecondi. 

I bit 15. 13. 11, 9 di POTGO ($DF- 
F034) sono i cosiddetti Output Enable 
rispettivamente per i canali Right9, 
Right5, Left9, Left5. mentre i bit 14, 12, 
10. 8 sono i veri e propri dati. Queste 
linee che non vengono utilizzate pratica- 
mente mai in uscita sono utilizzate co- 


me entrate non analogiche molto spes- 
so. Un esempio è il tasto destro del 
mouse che utilizza la linea POTY o 
piedino 9. 

Audio DMA 

Avevamo detto che Paula si occupa 
anche della gestione della parte audio. 
Infatti è proprio in questo chip che si 
trovano i quattro convertitori DAC (Digi- 
tal to Analog Converter) che l'Amiga 
utilizza per produrre segnali audio. Il 
principio di funzionamento è pratica- 
mente identico, se non consideriamo la 
precisione, a quello utilizzato nei com- 
pact disc. Dato che un computer non 
potrebbe registrare i valori analogici che 
compongono un brano musicale, attra- 
verso opportune interfacce, i digitalizza- 
tori audio, il suono viene codificato in 
memoria in forma digitale, praticamente 



Roqistor Hddross Bus 


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HARD-AMIGA 



Schema elettrico del circuito e piedinatura integrati 


misurando a intervalli regolari l'ampiez- 
za della forma d'onda e convertendo 
tale valore in un numero la cui precisio- 
ne varia a seconda del sistema usato. 
Nell'Amiga è generalmente di otto bit. I 
convertitori DAC non fanno altro che 
rileggere tali valori della memoria e ri- 
convertirli in valori analogici da inviare 
alle uscite audio. 

Il fatto importante è però che i DAC 
leggono la memoria tramite il DMA (Di- 
rect Memory Access) e quindi pratica- 
mente, quando sono in funzione, non 
rallentano il 68000. 

Questo avviene perché il 68000 acce- 
de alla memoria durante i cicli pari, 
mentre effettua operazioni interne du- 
rante quelli dispari, lasciando cosi libero 
l'accesso alla memoria a tutte le altre 
funzioni che usano il DMA, quali Cop- 
per, DAC,' Blitter, Disco, BitPlane e 
Sprite. 

Abbiamo detto che vi sono quattro 
convertitori. Essi sono abbinati a due a 
due e. precisamente, lo zero ed il terzo 
sul canale destro ed il primo e il secon- 
do sul canale sinistro. Questo artificio 
consente la produzione di brani stereo- 
fonici o di simpatici effetti audio. 

La gestione dei convertitori è sempli- 
cissima. Una volta creata in memoria 
una zona contenente i dati (ne parlere- 
mo nel prossimo paragrafo) basta far 
partire il convertitore che continuerà in- 
disturbato a ripetere quella forma d'on- 
da fino a quando, terminate le nostre 
operazioni, ci decideremo a fermarlo. 

Tratteremo la gestione del convertito- 


re zero, ma comunque sappiate che 
l'unica differenza fra le gestioni dei 
quattro DAC consiste nel fatto che per 
passare da un DAC al DAC successivo 
basta sommare agli indirizzi del conver- 
titore zero $10 per il primo DAC. $20 
per il secondo e $30 per il terzo. 

Per controllare il tutto ci bastano cin- 
que istruzioni in LM. Con la prima co- 
munichiamo al convertitore dove si tro- 
vano i dati da leggere e lo facciamo 
così: 

move.1 address, SDFFOAO 
Con la seconda dobbiamo definire la 
lunghezza dei dati. Badate bene che la 



Circuito stampato lato rame 


lunghezza va espressa in word e non in 
byte (lunghezza in word = lunghezza in 
byte/2): 

move.w length. SDFF0A4 
La terza istruzione ci serve per defini- 
re la velocità di lettura espressa in nu- 
mero di cicli tra due campionamenti 
successivi. Dato che il valore mìnimo è 
124 avremo una frequenza massima 
riproducibile di 28.867 kHz. L'istruzione 
è la seguente: 

move.w period. SDFF0A6 
A questo punto non ci rimane che 
settare il volume: 

move.w # vai, SDFF0A8 
dove vai è in un range tra zero e 
sessantaquattro, e far partire il DMA; 
move.w # $8201. SDFF096 
il valore $8201 è per il convertitore 
zero. I valori per gli altri convertitori 
sono $8202, $8204, $8208. 

Ah... dimenticavo, se non volete che i 
vostri timpani siano martellati in eterno 
potete sempre fermare i convertitori 
con le seguenti istruzioni: 

move.w #$0001, $DFF096 .conv 0 
move.w #$0002. $DFF096 ;conv 1 
move.w #$0004, $DFF096 ,conv 2 
move.w #$0008. $DFF096 ;conv 3 

Dati audio e IFF 

I dati che manderete ai convertitori 
possono essere di vari tipi: suoni calco- 
lati da programmi da voi scritti, suoni 
prodotti da programmi in commercio 
(Synthia ecc.), suoni digitalizzati, e dati 
processati da programmi vari tipo 
AudioMaster, ecc. 

Nel caso di suoni da voi calcolati non 
ci sono problemi in quanto ne sapete 
tutte le caratteristiche salienti, quali lun- 
ghezza, frequenza, volume, ecc. 

Se però provate a caricare in memo- 
ria un suono creato per esempio dal- 
l'AudioMaster, anche se effettuerete 
tutto alla perfezione, con tanto di alloca- 
zione di memoria, ecc. sarà difficile che 
indovinerete al primo tentativo il perio- 
do e che non troviate del rumore all'ini- 
zio del suono. 

La causa di tutto ciò è che l' AudioMa- 
ster registra i file in forma IFF. Purtrop- 
po data la mancanza dì spazio non è 
questa la sede adatta per una trattazio- 
ne completa dei file IFF e quindi possia- 
mo solo accennare brevemente alla 
struttura di tali file. 

Supponiamo di aver creato un file con 
l'AudioMaster. Se andiamo a leggerlo 
troviamo diverse zone di dati chiamate 
Chunk. 

Per prima cosa troviamo la parola 
«FORM» seguita dalla lunghezza del file 
e dalla parola «8SVX» che esprime il 
tipo di file IFF, Continuando a leggere 
troviamo «VHDR» seguito dalla lun- 


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HARD-AMIGA 


Lista componenti: 

RI , R4: 560 Ohm 

R2, R5: 10 Ohm 1 Watt 

R3, R6: 10 KOhm potenziometro 

CI, C3: 22 pF 16 V 

C2, C4: 470.000 pF poliest. 

IC1 , IC2: LM386 Montaggio 

OC1 , OC2: 4N25 (fotoaccopp.) componenti. 



ghezza dei dati che fanno parte di que- 
sto Chunk e che sono: 

LONG OneShotPerHiSamples 
RepeatHiSamples 
SamplesPerHiCycle 
WORD Sampling Rate 
UBYTE Octaves 

Compression 

Volume 

Continuando a leggere il file troviamo 
il Chunk «NAME» seguito dalla lunghez- 
za del nome e dal nome del suono, il 
Chunk «ANNO» in cui sono contenute 
annotazioni varie, sempre precedute 
dalla lunghezza, ed infine il Chunk «BO- 
DY», seguito dalla lunghezza dei dati da 
leggere e quindi dai dati del suono 
campionato. 

Il Marchingegno 

Questo mese vi proponiamo niente di 
meno che un circuitino funzionalmente 
equivalente al Marchingegno della RAI. 

Ah, se avessimo saputo che alla RAI 
interessava una macchinetta del genere 
vi avremmo scritto dal nostro jet priva- 



to: infatti la RAI pagava un fior di affitto 
per una macchinetta realizzabile con po- 
che migliaia di lire che qualunque ragaz- 
zo «volenteroso» avrebbe costruito in 
poche ore. 

Allora dove eravamo? Ah, sì il nostro 
marchingegno si basa essenzialmente 
sulla conversione dell'intensità della vo- 
ce (sarebbe meglio dire ululati) prove- 
nienti da un microfono in un impulso 
Amiga-compatibile. 

Nel nostro caso ci serviremo di un 
operazionale che, con specifico guada- 
gno, amplifichi il segnale in ingresso in 
una tensione compresa tra 0 e 5 volt. 
Questo valore viene poi applicato ad un 
isolatore ottico che lo 'iporterà in uscita 
disaccoppiato. Inutile dirvi che le uscite 
del nostro circuito saranno lette dagli 
ingressi Paddle dell' Amiga. 

Se il vostro cervello ha raggiunto la 
temperatura del saldatore fatevi pure 
due passi mentre io dico qualcosa ai 
geni che hanno capito tutto. 

L'operazionale usato è un LM 386 
che contiene nel suo interno un amplifi- 
catore a guadagno variabile che ci per- 
mette di amplificare l'onda in ingresso 
un numero ben preciso di volte: tale 
valore può essere determinato dai valori 
del condensatore e della resistenza po- 
sti tra i piedini 1 e 8 dell'integrato; si 
tenga presente che se si lasciano liberi i 
piedini si avrà un guadagno di 20 volte, 
con il solo condensatore (un 22 mF 
elettrolitico) si avrà il max guadagno pari 
a 200 volte. 

Nel nostro caso abbiamo limitato il 
guadagno con una resistenza da 560 
ohm. 

Proseguendo nella descrizione, sull'u- 
scita di tale operazionale abbiamo posto 
una resistenza e un condensatore per 
prevenire eventuali instabilità del circui- 
to ed infine abbiamo pilotato l’accoppia- 
tore ottico dopo aver opportunamente 
limitato il segnale con il potenziometro 
R3. 

La funzione dell'accoppiatore è quella 
di separare fisicamente la parte del cir- 
cuito ora descritta con l'Amiga; infatti 
nel suo interno troviamo un diodo led 
che pilota un fototransistor sulle cui 
uscite troviamo il valore da applicare 
sugli ingressi potenziometrici del- 
l'Amiga. 

Spero di essere stato abbastanza 
chiaro e comunque potete aiutarvi con 
lo schema elettrico allegato. 

Un ultimo appunto riguardante il cir- 
cuito stampato: questo è in versione 
stereo ovvero potremo applicare due 
ingressi separati ed avere due opportuni 
valori in uscita; a voi la realizzazione di 
un giochino controllato con un joystick 
vocale!!! 


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AMIGA 


coordinamento di Andrea de Prisco 


Programmare in C su Amiga 

di Dario de Judicibus 

sesta puntata 


Con questa puntata inizia la 
seconda parte del corso sulla 
programmazione in C per 
Amiga. Ci occuperemo di 
Intuition. l'interfaccia grafica 
dell'Amiga, delle funzioni 
grafiche di base e di 
animazione. Oggi parleremo 
di... finestre 


Introduzione 

Intuition è l'interfaccia grafica del- 
l'Amiga, una interfaccia basata su una 
simbologia ad oggetti [object-oriented 
interface l Una interfaccia utente è un 
meccanismo con il quale l'utente è in 
grado di dialogare con il sistema: effet- 
tuare richieste, ricevere informazioni, 
iniziare o terminare vari tipi di attività. 
Una interfaccia «classica» è quella CU, 
basata su una interazione di tipo termi- 
nale. nella quale ogni richiesta viene 
effettuata digitando sulla tastiera uno o 
più comandi, o premendo speciali tasti 
funzionali ai quali è associata una transi- 
zione ben definita. Il risultato, sotto for- 
ma di informazioni ritornate dal sistema, 
viene presentato sullo stesso schermo 
nel quale era stato lanciato il comando. 
Una interfaccia object-oriented si basa 
invece su una rappresentazione del si- 
stema di tipo grafico, in cui l'utente. 


agendo attraverso un apposito strumen- 
to che governa un cursore sullo scher- 
mo, detto mouse, manovra una serie di 
oggetti in modo intuitivo (da qui il nome 
Intuition), come farebbe nella realtà. Ad 
esempio, per cancellare un file, basta 
agganciarlo con il mouse e «buttarlo» 
nel cestino della carta straccia, proprio 
come faremmo con un pezzo di carta 
che non ci serve più. 

Non insisto sull'argomento anche per- 
ché chi sta leggendo queste righe, mol- 
to probabilmente ha usato più di una 
volta il Work Bench, che si basa appun- 
to su Intuition per fornire all'utente 
un'interfaccia semplice ed intuitiva all'A- 
miga DOS. Quello che però non tutti 
sanno è che lo stesso tipo di interfaccia 
può essere utilizzato da qualunque pro- 
gramma, anche i vostri. Non solo, ma le 
possibilità sono ancora di più di quelle 
che vengono sfruttate dal Work Bench. 
Intuition infatti, non é solo un compo- 
nente del sistema che ci permette di 
costruire e gestire finestre od altri og- 
getti grafici, ma un vero e proprio mana- 
ger che ci tiene aggiornati su quello che 
sta facendo l'utente e ci permette di 
rispondere puntualmente alle richieste 
corrispondenti alle operazioni effettuate 
sullo schermo. Ecco allora che possia- 
mo costruire menu |menu| come nel 
WorkBench. ma in più possiamo asso- 
ciare ad ogni elemento di un menu 
(/temi una combinazione di tasti che 
agisce come scorciatoria |s/iorfcuf|. E 
ancora possiamo far sì che alcuni menu 
contengono figure, o complessi pannelli 
di controllo [ gadgets and requesters] 
per modificare i colori dello schermo o 
caricare un file. Possiamo creare dei 
pop-up menu che. invece di scendere 
dalla parte superiore dello schermo (co- 
me nel 90% del software Amiga), ap- 
paiono all'improvviso al posto del curso- 
re quando premiamo due volte veloce- 
mente il bottone destro del mouse. Le 
possibilità sono veramente tante, e mol- 
te di nuove potreste essere proprio voi 
a scoprirle. Uno strumento come Intui- 
tion infatti, se ben compreso, può forni- 
re davvero molti spunti alla vostra crea- 
tività. 



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AMIGA 



Vedremo in seguito qualche esempio 
un po' originale dell'uso di Intuition. Per il 
momento ci occuperemo di schermi e 
finestre. In questa puntata impareremo 
ad: 

— aprire e chiudere una finistra, 

— definire le caratteristiche di una fine- 
stra, 

— impostare i segnalatori per la comuni- 
cazione tra Intuition ed il vostro pro- 
gramma. 

Non analizzeremo subito tutti i possibili 
tipi di schermi e finestre che possono 
essere creati con Intuition, anche perché 
in alcuni casi sarebbero necessari con- 
cetti e conoscenze che introdurremo più 
in là. Vedremo tuttavia come, anche con 
pochi elementi, sia possibile ottenere 
una interfaccia valida per la maggior parte 
dei programmi che presenteremo nelle 
prossime puntate. Un passo alla volta 
arriveremo infine ad interfacce più sofisti- 
cate e spettacolari. Una cosa tuttavia bi- 
sogna dirla subito. Chiunque di voi abbia 
una certa esperienza di AmigaBasic, leg- 
gendo questa seconda parte del corso 
non potrà fare a meno di constatare co- 
me alcune cose che in Basic si fanno con 
estrema facilità (in particolar modo i me- 
nu). richiedono uno sforzo molto maggio- 
re in C. Questo è vero, tuttavia non biso- 
gna dimenticare che. attraverso Intuition, 
si possono fare cose che mai vi sareste 
sognati in Basic nativo, senza cioè aprire 
le librerie del sistema (ed in tal caso vi 
sareste trovati di fronte alle stesse diffi- 
coltà che avreste avuto in C. se non mag- 
giori). Ad esempio, il Basic non permette 
di associare un elemento grafico ad un 
menu, o di avere dei sottoelementi per 
un certo elemento di un menu [subitemi. 

Schermi e finestre 

Uno schermo [screen] è lo sfondo su 
cui possono essere aperte delle fine- 
stre. Non è un supporto fisso, ma può 


scorrere verticalmente (ma non orizzon- 
talmente) ad essere mosso sopra o 
sotto un altro schermo. Uno schermo 
ha caratteristiche ben definite (colori, 
risoluzione) che vengono ereditate da 
tutte le finestre associate. Quindi, se si 
vuole aprire una finestra in bassa risolu- 
zione. bisogna prima aprire uno scher- 
mo a bassa risoluzione, dato che quello 
del WorkBench è in media risoluzione. 
Analogamente, per poter utilizzare otto 
colori, bisogna aprire uno schermo ba- 
sato su tre piani | layer] come vedremo 
nel secondo esempio più avanti. Uno 
schermo non può modificare le proprie 
dimensioni e. a parte il fatto che può 
essere «tirato giù», occupa sempre tut- 
to il quadro del monitor, almeno orizzon- 
talmente. 

Una finestra [window], viceversa, non 
solo può essere spostata sopra e sotto 
ad altre finestre, ma può essere mossa 
in una qualunque direzione su di uno 
schermo, ingrandita o rimpicciolita. Na- 
turalmente il programmatore può deci- 
dere quante e quali di queste caratteri- 
stiche possono essere associate ad una 
certa finestra. Una finestra non può 
essere spostata da uno schermo ad un 
altro, anche se hanno le stesse caratte- 
ristiche In pratica una finestra rappre- 
senta il mezzo principale attraverso il 
quale un utente può richiedere o riceve- 
re informazioni, siano esse testo o gra- 
fica. 

Se é stato caricato il Work Bench 
possiamo usare lo schermo associato 
per aprire una finestra ovviamente in 
media risoluzione e con quattro colori, 
cioè due piani (vedi nota 1 ). Sarà questo 
il nostro primo esempio di utilizzo di 
Intuition (vedi figura 3). Per poter aprire 
una finestra, tuttavia, è necessario pri- 
ma passare ad Intuition tutta una serie 
di informazioni che la caratterizzano. Per 
far questo si usa una struttura chiamata 
NewWindow (vedi nota 3). Tale strut- 


tura è riportata in figura 2. Analizziamo 
in dettaglio i campi di cui è composta. 

La struttura NewWindow 

I pnmi quattro campi di NewWindow 
rappresentano le dimensioni geometri- 
che della finestra, e più precisamente: 

LeftEdge l'ascissa dell’angolo superio- 
re sinistro della finestra nel sistema di 
riferimento dello schermo, partendo da 
sinistra verso destra; 

TopEdge l'ordinata dell'angolo supe- 
riore sinistro della finestra nel sistema 
di riferimento dello schermo, partendo 
dall'alto vero il basso; 

Width la larghezza della finestra; 

Height l'altezza della finestra. 

Queste dimensioni sono tutte calcola- 
te in pixel I pinture elementi e devono 
essere fornite come short integer 
L'angolo superiore sinistro dello scher- 
mo viene assunto (0.0). 

I successivi due campi definiscono i 
colori che devono essere usati per dise- 
gnare la finestra, tra quelli associati allo 
schermo a cui la finestra appartiene: 

DetailPen il colore da usare per «det- 
tagli» quali gadget (vedi nota 2) od il 
testo nella barra del titolo | fitte bari, 

BlockPen il colore da usare per riempi- 
re lo sfondo degli elementi che costitui- 
scono il bordo della finestra (vedi nota 
4). 

Se ad esempio si è scelta la coppia 5 , 
7 corrispondente, per lo schermo che 
contiene la finestra, ad i colori nero e 
giallo, il titolo della finestra sarà dise- 
gnato in nero su sfondo giallo. Dato che 
anche lo schermo ha associati due colo- 
ri che vengono utilizzati per disegnare 
gli elementi dello schermo stesso (co- 
me ad esempio la barra che serve a 
farlo scivolare verticalmente), si può 
specificare per uno od entrambi i campi 
gli stessi colori usati per lo schermo. 
Per far questo basta porli a (- 1 ). come 
mostrato in figura 3. 

II campo successivo è quello che ci 
permette di definire che tipo di comuni- 
cazione desideriamo mantenere con In- 
tuition. IDCMP sta infatti per Intuition' s 
Direct Communications Message Port, 
cioè «Porta di Comunicazione Diretta 
con Intuition per lo scambio di Messag- 
gi». E a questo punto, chi non l'ha già 
fatto, vada subito a leggersi la quinta 
puntata per le definizioni di «Porta» e 
«Messaggio», 

IDCMPFIags è una doppia voce che 
viene usata per segnalare ad Intuition 
gli eventi su cui il programma vuole 
venire informato. Ad esempio, se la 
finestra ha associato un gadget per la 
chiusura (vedremo dopo come definir- 
lo), e questo viene selezionato, il pro- 
gramma ne viene a conoscenza solo se 


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AMIGA 


ci si è ricordati di porre ad uno in 
IDCMPFIags il bit relativo. Per (ar que- 
sto si utilizza una costante predefimla in 

intuition/intuition.h CLOSEWIN- 
DOW 

Analogamente, se le dimensioni della 
finestra sono state modificate e. per un 
qualche motivo è importante che il pro- 
gramma lo sappia dopo che la modifica 
è stata effettuata, si può usare il segna- 
latore [flag\ NEWSIZE. Dato che nell’e- 
sempio in figura 3 il corpo del program- 
ma non prevede alcuna interazione con 
l’utente, ma si limita a girare a vuoto 
per un milione di volte per poi terminare 
da solo, il valore di IDCMPFIags é 
NULL 

Analoga a IDCMPFIags e la doppia 
voce Flags. Questa serve a specificare 
ad Intuition che caratteristiche deve 
avere la finestra da aprire: 

• se. ad esempio, deve aver gadget 
di sistema, e se si quali; 

• se deve essere attiva fin dall'inizio; 

• se deve venir automaticamente ri- 
costruita nel caso sia stata coperta da 
un’altra finestra, o è piuttosto responsa- 
bilità del programma occuparsi di tale 
operazione; e cosi via. La figura 5 e la 
figura 6 riportano una lista di tutti i 


segnalatori predef imti in intuition. h. 
Naturalmente, se il programmatore de- 
sidera specificare più di un segnalatore 
contemporaneamente, questi vanno ad- 
dizionati logicamente (OR, cioè [), come 
nell’esempio già menzionato. 

Il campo seguente (FirstGadget) e il 
puntatore ad una lista di gadget utente, 
cioè di quei gadget disegnati e definiti 
dal programmatore per gestire operazio- 
ni di tipo applicativo. Come già detto, le 
operazioni «classiche» di gestione della 
finestra sono effettuate attraverso i 
gadget di sistema definiti tramite il cam- 
po Flags 

Il campo CheckMark è invece il pun- 
tatore ad una struttura Image (che ve- 
dremo nelle prossime puntate) che de- 
scrive il simbolo da utilizzare per segna- 
lare gli elementi di un eventuale menu, 
selezionati dall'utente. Se la finestra 
non ha menu, o se si desidera utilizzare 
il simbolo standard, basta porre questo 
campo a NULL Per chi non lo ricordas- 
se. il simbolo usato dal sistema è; 

_ / 

\ / 

\/ 

A questo punto ci sono il puntatore 
ad una stringa che contiene il titolo da 
mettere nella barra superiore della fine- 
stra (Title), e quello dello schermo al 


quale la finestra appartiene. Se la fine- 
stra va aperta sullo schermo del Work 
Bench quest'ultimo è nullo. 

Il puntatore successivo va usato solo 
per finestre SUPERBITMAP, cioè fine- 
stre il cui contenuto si trova in un’area 
di memoria fornita e gestita direttamen- 
te dal programmatore. Torneremo in 
seguito su questa tecnica particolare di 
gestione delle finestre. 

I successivi quattro campi sono ana- 
loghi al terzo ed al quarto della struttura 
NewWindow e definiscono le dimen- 
sioni minime e massime della finestra. 
Il valore zero ha un significato speciale 
per questi campi: esso indica che il 
campo assume lo stesso valore usato 
per definire la dimensione corrispon- 
dente all’apertura della finestra. Quindi, 
se ad esempio MinWidth = 0 e Width 
= 200, tale valore sarà anche quello 
assunto come la larghezza minima alla 
quale la finestra può essere ridotta, I 
campi in questione sono; 

MinWidth la larghezza minima che 
può essere assunta dalla finestra; 

MinHeight l'altezza minima che può 
essere assunta dalla finestra; 

MaxWidth la larghezza massima che 
può essere assunta dalla finestra; 

MaxHeight l'altezza massima che può 
essere assunta dalla finestra. 

Anche queste dimensioni sono tutte 
calcolate in pixel Ipicture elementi e 



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Note 

1. Intuition utilizza la libreria per i piani 
I layers library I per la gestione di schermi e 
finestre Ogni punto su di uno schermo è 
rappresentato da un bit in una matrice le 
cui dimensioni dipendono dalla risoluzione 
dello schermo. Chiamiamo piano [layer] ta- 
le matrice (vedi figura 1). Se avessimo un 
solo piano, ogni pixel potrebbe avere solo 
due colori, uno se il bit associato è 0 (ad 
esempio nero) ed uno quando il bit è 1 (ad 
esempio bianco) Supponiamo ora di avere 
due piani e di associare ad ogni pixel un bit 
della prima matrice piu un bit della seconda 
posto nella stessa posizione del primo. 
Abbiamo adesso quattro combinazioni: 
(00 01 10 11) Associando ad ognuna di 
esse un colore, possiamo definire fino a 
quattro colori per pixel Se avessimo tre 
piani potremmo definire otto colori e cosi 
via. secondo le potenze di due: il numero 
di colori permessi è uguale a due elevato il 
numero di piani utilizzati. In teoria questo 
vuol dire che potremmo avere anche 1024 
colori, o 262144. a condizione di usare, 
rispettivamente 10 e 18 piani. Tuttavia esi- 
ste un limite ben preciso a riguardo, dovuto 
principalmente a questioni relative alla me- 
moria. Pensate che uno schermo in bassa 
risoluzione PAL (320 x 256) e 32 colori (5 
piani), richiede ben 409600 bit. cioè 50 
KByte! E questo solo per memorizzare lo 
schermo stesso. Se si aggiungono tutte le 
strutture di controllo, eventuali finestre 
aperte ed altri oggetti grafici, lo spazio 
occupato aumenta di molto Uno schermo 
ad alta risoluzione PAL a 16 colori occupa 
80 KByte. 


Il numero massimo di piani utilizzabile 
nell'Amiga é di cinque, ma può arrivare a 
sei se si utilizzano alcune tecniche speciali. 
Possiamo considerare il numero di piani di 
un certo schermo, come una sorta di riso- 
luzione in profondità analogamente a quella 
in larghezza ed altezza Ad ogni schermo 
poi, è legata una tabella che associa ad 
ogni combinazione di bit un certo colore, 
scelto da una palette di 4096 Quando 
cambiamo i colori di uno schermo, come si 
può fare in un qualunque programma grafi- 
co. modifichiamo semplicemente la tabella 
di correlazione tra combinazioni di bit e 
colori, non le matrici di bit che formano i 

2. Un gadget (in italiano potremmo utilizza- 
re il termine aggeggio ) è qualunque stru- 
mento. oggetto, «coso» insomma. che ci 
permette di controllare una macchina od 
un altro strumento. Esempi di gadget sono 
leve, pulsanti, cursori, manopole ed in ge- 
nerale tutto ciò che è stato inventato per 
regolare il volume di una radio o il program- 
ma di lavaggio di una lavatrice. Dato che 
Intuition è una interfaccia obiect-onented. 
non poteva mancare una riproduzione grafi- 
ca di tali aggeggi. Grazie ad essi possiamo 
gestire finestre modificandone le dimensio- 
ni o spostandole sullo schermo, possiamo 
mandare ad Intuition qualsiasi tipo di co- 
mando od informazione, rispondere alle 
richieste del sistema di introdurre un di- 
schetto. e via dicendo Torneremo sull'ar- 
gomento nelle prossime puntate, ed impa- 
reremo a costruire i nostri gadget e a dar 
loro la forma e le caratteristiche che voglia- 
mo grazie alle enormi possibilità che Intui- 


tion ci mette a disposizione. 

3. La struttura NewWindow serve a tra- 
smettere ad Intuition tutte quelle informa- 
zioni necessarie per costruire la finestra da 
aprire Esse vengono quindi utilizzate solo 
all'apertura della finestra. Al contrario, la 
struttura Window, il cui puntatore viene 
restituito da Intuition al programma chia- 
mante. rappresenta la finestra vera e pro- 
pria. e viene aggiornato da Intuition man 
mano che le informazioni contenute vengo- 
no modificate Una volta utilizzata, quindi, 
la struttura NewWindow non serve più, a 
meno che non si voglia aprire una seconda 
finestra con caratteristiche analoghe alla 
precedente. Viceversa, il puntatore alla 
struttura Window va gelosamente conser- 
vato, dato che rappresenta il punto di ag- 
gancio per tutte quelle operazioni che ser- 
vono alla gestione della finestra associata 
Attenzione però- se volete modificare uno 
qualunque dei valori iniziali forniti ad Intui- 
tion m NewWindow vi sconsigliamo cal- 
damente di mettere le mani nella struttura 
Window Intuition ci mette a disposizione 
delle apposite funzioni per fa ciò. come 
vedremo nelle prossime puntate. 

4. Questi due campi definiscono solo i 
colon dei bordi della finestra, non dell'area 
interna. Se si vuole modificare il colore 
dello sfondo di una finestra, bisogna «riem- 
pirlo» con il colore desiderato utilizzando la 
funzione grafica SetRastO 

5. Attenzione: se aprite una finestra in uno 
schermo utente (CUSTOMSCREEN), dove- 
te aver prima aperto lo schermo nel quale 
va la finestra, come vedremo nella settima 
puntata. 


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devono essere fonile come short inte- 
ger L'angolo superiore sinistro dello 
schermo viene assunto (0.0). 

L'ultimo campo (type) definisce il tipo 
di schermo nel quale va aperta la fine- 
stra. 

WBENCHSCREEN apri nello schermo 
del Work Bench, 

CUSTOMSCREEN apri nello schermo 
puntato dal campo Screen (vedi nota 5). 

Il programma di esempio 

Veniamo ora al nostro programmino 
dimostrativo. 

Innanzi tutto è necessario mettere in 
testa al programma almeno i seguenti 
^include file: 
f include "exec/tipes.h" 

= include "intuition/intuition.h" 

Quindi bisogna aprire la libreria che 
contiene le routine di Intuition. cioè 
intuition. library (ricordate la prima 
puntata?). 

Dato che apriremo una finestra sullo 


schermo del Work Bench non è neces- 
sario definire ed aprire un nuovo scher- 
mo. Definiremo invece la finestra ba- 
sandoci su un insieme minimale di in- 
formazioni: a parte le dimensioni della 
finestra, il titolo e l'indicazione che deve 
essere aperta nello schermo del Work 
Bench infatti, l'unico altro campo speci- 
ficato è quello che definisce le caratteri- 
stiche della finestra stessa ACTIVATE 
indica che vogliamo che la finestra sia 
attivata subito dopo l'apertura (cosa che 
appare dal fatto che il titolo viene reso 
con un tratto marcato piuttosto che con 
il tratto «fantasma» tipico delle finestre 
e degli schermi non attivi [ghost t/f/el); 
SMART_REFRESH indica che Intuition 
si deve prendere carico della gestione 
delle eventuali zone della finestra 
«oscurate» da altri oggetti, mentre NO- 
CAREREFRESCH avverte Intuiton che 
non si vuole ricevere alcun messaggio 
relativo a tali operazioni di refresh. 

Per quello che riguarda i colori e le 
dimensioni minime e massime della fi- 


nestra, utilizziamo i valori dello schermo 
del Work Bench per i primi (-1-1) e le 
dimensioni iniziali della finestra per le 
seconde (0,0, 0,0), 

A questo punto non resta che aprire 
la finestra stessa usando la funzione 
OpenWindowO e passandogli il punta- 
tore alla struttura NewWindow che ab- 
biamo definito. Se tutto è stato fatto 
secondo le regole e se non ci sono altri 
problemi. Intuition aprirà la finestra e ci 
restituirà il puntatore alla struttura Win- 
dow. puntatore che useremo in fondo 
al programma per richiuderla. 

Il corpo del programma altro non è, 
per il momento, che un giro a vuoto 
\empty loop) da un milione di passi, 
Troppo? Provare per credere. 

Chiudere la finestra è anche piu sem- 
plice che aprirla: basta passare a Close- 
WindowO il puntatore alla struttura 
Window associato alla finestra da chiu- 
dere. 

Ultimo avvertimento. Il programma 
nportato assume che il Work Bench sia 
già attivo al momento di venir eseguito, 
e quindi non fa nessun controllo in 
merito. Non lanciatelo perciò da CLI se 
nella vostra Startup-Sequence non è 
presente il comando LoadWB (od alter- 
nativamente avete già eseguito in pre- 
cedenza Run LoadWB) 

Conclusione 

Bene, per il momento è tutto, Niente 
esercizio per stavolta, ci vediamo tra un 
mese per imparare ad aprire e chiudere 
gli schermi. mc 


200 


MCmicrocomputer n. 79 - novembre 1988 



TUTTI I MATERIALI 



CPU - 50127 FIRENZE • Via M. Ulivelli 39/r - Tel. 055-4361096 - TELEX 574354 SEAC I - FAX 055/4361096 
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MACINTOSH 


di Rallaello De Masi 


Cricket Draw 


Continuiamo a parlare dei 
prodotti di Cricket Software, 
casa presente nell'area Mac 
con tre pacchetti, tra cui un 
eccezionale package. Pict-O- 
Graph, destinato a creare 
pittogrammi; l'occasione ci 
viene data dalla possibilità di 
disporre della versione 1.2 del 
package, che. sebbene non 
vecchio sul mercato, si era 
fatto notare, da una parte, per 
alcune sue caratteristiche 
avanzate, dall'altra da una 
certa farraginosi nell'uso e 
da una notevole lentezza in 
molte occasioni di uso dei tool 
(divenivano molto esasperanti 
le operazioni di refresh 
dell'immagine durante l'uso 
della barra di scrolli. Questa 
nuova versione, apparsa 
nominalmente agli inizi di 
quest'anno ma effettivamente 
a disposizione dell'utente solo 
nel secondo trimestre, 
promette di aver risolto (come 
si legge in un foglietto 
presente nel pacchetto) in 
maniera abbastanza definitiva 
i problemi, peraltro non 
peregrini, presenti nella 
versione precedente. 

Vediamo se è vero, visto che 
questa versione del classico 
tool grafico-geometrico per 
Mac si presenta dotato di 
caratteristiche davvero 
inusitate che ne fanno per 
certi versi un tool unico per 
certune applicazioni avanzate 
di grafica 


Il pacchetto 

Cricket Draw è a prima vista uno dei 
tanti pacchetti di grafica «geometrica» 
(contrapposti a quelli di grafica «pittori- 
ca» come Paint ed altri) attualmente 
presenti sul mercato (come gli ultimissi- 
mi Mac Draw II. Draw it again. Sam..., 
l'eccezionale Canvas. disponibile anche 
come Desk Accessory, ecc.). Tutti que- 
sti programmi hanno ormai superato 
ampiamente lo standard iniziale (tanto 
per intenderci quello imposto dal vec- 
chio Mac Draw, che comunque, per la 
sua impareggiabile semplicità ed imme- 
diatezza d'uso, resta a distanza di tanti 
anni un best seller, essendo rinato a 
nuova giovinezza tramite il suo succes- 
sore II), e, sovente, hanno invaso campi 
altrui, come l'eccellente Super Paint, 
che riunisce il meglio dei due campi 
pittorici, anche se a prezzo di un non 
sempre agevole ed immediato utilizzo 
dei diversi tool (problema, per esempio, 
risolto un po' meglio con «Draw it...»). 
Cricket Draw esclude, a priori, la possi- 
bilità di entrare in ambiente pittorico e 
chi è abituato alle numerose ed un po' 
barocche coloriture dei particolari dei 
programmi precedenti si ritroverà qui un 
tantino limitato per quanto attiene ai tipi 
di retini disponibili. Ma non c'è da pre- 
occuparsi! Esistono ben altre caratteri- 
stiche che fanno dimenticare rapida- 
mente questa mancanza (peral- 
tro necessaria, come vedremo). 

Il pacchetto è composto dal 
solito scatolo di cartone colora- 
to che contiene, oltre una nutri- 
ta serie di inserti pubblicitari re- 
lativi agli altri programmi prodot- 
ti da Cricket, un manuale di 


Cricket Draw 


Cricket Software Corp 

Great Valley Corporate Center 
40 Valley Stream Parkway 
Matvem. PA 19355 
USA 

Tel 12151251-9890 


circa 230 pagine, e due dischetti, conte- 
nenti uno il programma vero e proprio, 
l'altro le utility di sistema ed un System 
stesso, System che rappresenta la più 
«bassa» versione utilizzabile. Sono inol- 
tre compresi, nei dischetti, alcuni file 
accessori, come un PostScript Help Fi- 
le. dall'ovvio uso. il Send PS della Abo- 
de già noto ai nostri lettori, e due file già 
pronti, da utilizzare per esperienze e 
dimostrazioni. Il vantaggio di una tale 
configurazione sta nel fatto che, otte- 
nendosi ovviamente i migliori effetti at- 
traverso una LaserWriter (è supportata 
anche la I), è possibile, per chi non ne 
possiede una, salvare il file in descrizio- 
ne PostScript ed inviare, magari per 
modem, la stessa alla più vicina delle 
laser. 

Ogni stampante laser adottante lo 
standard PostScript è proficuamente 
utilizzabile col pacchetto. È possibile, 
altresì, adottare una ImageWriter II od 
LQ per stampe di accettabile qualità a 
colori. Inoltre, ma questo al di fuori del 
package, Cricket offre driver diversi per 
altre stampanti. 

Il manuale circa le modalità di uso del 
programma nell'ambito di una rete Ap- 
pleTalk è molto prodigo di raccomanda- 
zioni. ovvie ma non inutili (non solo per 
questo tipo di utilizzazione). Non imma- 
ginate quanta gente mi telefona lamen- 
tandosi di avere problemi con la rete 
AppleTalk (per la 
verità forse non 
eccezionalmente 
avanzata a livello 
di raffinatezza 
tecnica, ma sicu- 
ramente estre- 
mamente affida- 



MCrnicrocomputer n. 79 - novembre 1988 


203 


MACINTOSH 


bile), dimenticando che il 90% dei guai 
dipende dalla presenza nella rete di un 
System di più vecchia realizzazione (ma- 
gari nascosto da qualche parte, nell'o- 
scurità di una cartella polverosa, e venu- 
to a galla inaspettatamente per quegli 


scherzi del destino che non risparmiano 
neppure i calcolatori. Perciò, ogni tanto, 
facciamo un po' di remake alla scrivania 
e verifichiamo la presenza di qualche 
ospite indesiderato col buon vecchio 
programma «find file». 

Sebbene Cricket Draw sia utilizzabile 
con qualunque stampante ad impatto, 
ad onor del vero (e lo stesso costruttore 
lo dice esplicitamente nelle prime pagi- 


ne del manuale) Cricket Draw è fatto 
per funzionare al meglio con le laser; 
anzi, per essere precisi, con le laser 
PostScript. Poiché Cricket Draw accede 
alle piu potenti caratteristiche di questo 
standard di rappresentazione grafica, i 
risultati sono sovente ben diversi da 
quelli che presenta lo schermo. Perciò 
potremmo, in una col produttore, con- 
vertire la notazione «What You See. Is 
What You Get» in «What You Get is 
Better Than What You See», infatti 
quasi sempre la rappresentazione Post- 
Script sulla pagina fornisce risultati mi- 
gliori. La cosa dipende da diversi fattori, 
primo tra cui il fatto che ogni disegno, 
creato col programma, ha due rappre- 
sentazioni: una, che è quella presente 
sullo schermo, che mostra l'immagine 
sul Macintosh, l'altra, la rappresentazio- 
ne PostScript, che è usata dalla stam- 
pante per trasformare su carta la mede- 
sima figura. Facendo uso di due diverse 
rappresentazioni (ancorché concorrenti 
a formare la stessa figura, ma su device 
diversi), Cricket Draw crea la migliore 
immagine possibile sulla pagina (con 
precedenza, nella qualità dello stampato 
sul mostrato sullo schermo), mentre 
mostra, sul monitor, la più prossima 
rappresentazione di ciò che si vedrà, 
poi, sulla carta. 

Il lavorio del programma (che si tradu- 
ce, peraltro, in una lentezza talora esa- 
sperante) dipende dal fatto che il pro- 
gramma genera e mantiene, durante 
tutto il suo uso, ambedue le rappresen- 
tazioni in memoria. Non solo, ma ciò 
vale anche quando si eseguono traspo- 
sizioni nell'archivio appunti per cui appli- 
cazioni specificamente studiate, come 
Page Maker (dalla versione 2.0), Ready- 
Set-Go ed XPress riescono a rappresen- 
tare senza alcuna variazione le immagini 
Cricket Draw che ricevono dall'archivio 
appunti o che caricano direttamente. In 
tutti gli altri casi, vale a dire nel caso di 
stampe su ImageWriter o su laser non 
PostScript, come la nuova SC, la stam- 
pa viene eseguita utilizzando la rappre- 
sentazione presente sullo schermo. 

Il manuale è articolato secondo la più 
classica notazione Macintosh. Dopo il 
solito «Guided Tour» una serie di capi- 
toli (peraltro corrispondenti alla compo- 
nentistica dei menu del programma) in- 
troducono in maniera piuttosto chiara 
alle differenti componenti del program- 
ma stesso, Seguono una serie di appen- 
dici. dedicate ad aspetti diversi; short- 
cut. scambio di file, procedure circa la 
programmazione diretta in PostScript, 
guide di riferimento rapido, ecc. 

Cricket Draw richiede per il suo uso 
le ROM da 128K. Pertanto avremo biso- 
gno di un 512 Enhanced. di un Plus, di 
un SE, o, inutile dirlo, meglio, di un II. È 
praticamente impossibile fare a meno 
del drive esterno da 800K. mentre, per 
la stampante, le considerazioni fatte fi- 
nora ci paiono più che sufficienti. 




204 


MCmicrocomputer n. 79 - novembre 1988 


MACINTOSH 


Le caratteristiche principali 
del programma 

In Cricket Draw, sono disponibili due 
tipi di finestra, la finestra di disegno e 
quella di PostScript, finestra, quest'ulti- 
ma. che probabilmente sarà poco usata 
dalla maggior parte degli utilizzatori. 
Considereremo, pertanto, come princi- 
pale la finestra immagini, che conterrà 
tutti i tool necessari a disegnare, muo- 
vere, modificare gli oggetti. La pagina di 
disegno contiene sempre una frontiera 
interna, indicata da una linea punteggia- 
ta, che rappresenta l'effettiva area utiliz- 
zabile per il disegno (e che, ovviamente, 
varia a seconda del «Setup» della pagi- 
na). Secondo la più classica notazione 
Macintosh, si è in un nuovo documento 
«Untitled», oltre al classico menu File, 
del tutto simile a quello di altri program- 
mi, i successivi menu come « Layout», 
«Windows», ecc. sono in molte partico- 
larità abbastanza simili a quelli presenti 
altrove. Esempi di comandi particolar- 
mente diffusi sono gli «zoom», nell'uno 
e nell'altro senso, i righelli, le griglie e le 
guide, l'allineamento degli oggetti, il sal- 
to dall'una all’altra finestra, ecc. Le win- 
dow sono, insolitamente, disponibili in 
due formati diversi: a forma di stack 
(fig. C) od affiancate (fig. D). Questa 
seconda opzione, un po' meno diffusa, 
e che, l'ultima volta, ci pare di aver visto 
disponibile nel wp della Habadex, è 
piuttosto pratico se si considera che lo 
schermo viene suddiviso in parti eguali 
e subeguali: l'editing, ovviamente, è pur 
sempre limitato ad una sola finestra alla 
volta, e la difficoltà d'uso di tutti i tool in 
finestre di piccole dimensioni, comun- 
que, limita un poco questa disponibilità, 
che rimane pur sempre di grande utilità. 

La maggior parte delle operazioni im- 
plicanti un controllo od una variabilità 
dei lavori presenti (ad esempio lo spes- 
sore di una linea od il filling del colore) 
viene eseguito attraverso un controller 
di stato numerico: ciò è molto impor- 
tante se si tien conto del fatto che il 
particolare utilizzo delle tecniche di 
PostScript nel tracciamento delle linee 
e nel riempimento del colore consente 
di eseguire regolazioni davvero eccezio- 
nali A ciò contribuisce in maniera deter- 
minante anche l'utilizzo dei tasti curso- 
re, che consentono spostamenti e mo- 
difiche di parametri estremamente raffi- 
nati ed avanzati; se poi si considera che 
è possibile accedere a settaggi molto 
precisi, come quelli dei corpi tipografici 
o dei pixel, e come sia consentito usare 
tecniche tipografiche avanzate (come la 
«magnetizzazione» delle guide) si vede 
come questo programma sia sicura- 
mente da questo punto di vista il più 
pignolo. 

I documenti, come già dicevamo pre- 
cedentemente, possono essere salvati 
in tre tipi diversi, a seconda della perfe- 
zione dei particolari desiderata; il forma- 


to più versatile è quello specifico Cric- 
ket Draw, ma è, ovviamente, leggibile 
solo da questo programma; il formato 
Pict è il classico standard di interscam- 
bio e riferimento proprio di programmi 
come Draw, Draft, Super Paint, ecc. La 
leggibilità è ampia ed elevata, i singoli 
«pezzi» del disegno sono agevolmente 
distinti, ma molti particolari tendono ad 
essere perduti. La terza rappresentazio- 


ne è la EPSF (letteralmente Encapsula- 
ted PostScript File). Si tratta di un for- 
mato molto specifico, che può essere 
letto da alcune applicazioni piuttosto 
sofisticate, ma ha di contro una rigidità, 
nella possibilità di modifica, piuttosto 



205 


MCmicrocomputer n. 79 - novembre 1988 


MACINTOSH 


fastidiosa; la sua codifica diretta in for- 
mato PostScript rende, ovviamente, le 
rappresentazioni relative estremamente 
dettagliate e sofisticate. 

Gli attrezzi da disegno 

Cricket Draw dispone di dodici tool da 
disegno; non potevano mancare, ovvia- 
mente. i soliti rettangoli, a spigoli vivi ed 
arrotondati, gli archi e cerchi con le 
relative chiamate alla ROM di sistema, 
ma nuovi tool (anche se già visti da 
qualche altra parte) sono il rombo, la 




grata (di cui però non è possibile settare 
gli intervalli), la stella e le curve di 
Bezier. Tutti gli oggetti sono modificabili 
a piacere, non solo nella forma, colore e 
grandezza, ma anche nella gradazione 
del colore stesso; è ancora possibile 
«editare» la figura su cui si sta lavoran- 
do; editare vuol dire, in questo caso, 
aprire una finestra in cui sono visualizza- 
te le caratteristiche geometriche della 
figura stessa: coordinate dei vertici, tipo 
della campitura e del contorno, ecc. 

Tutte le figure possono essere sog- 
gette a riflessione secondo l'asse delle 
X e delle Y. oltre le più comuni e diffuse 
operazioni di raggruppamento, allinea- 
mento. bloccaggio e trasposizione fron- 
te-retro. Tutte le figure, comunque, sia- 
no esse di tipo bitmap o EPSF possono 
essere soggette a scalatura, anche se 
con tipologie differenti. Inoltre (e si trat- 
ta forse di una delle opzioni più efficaci), 
tramite il comando «Show Specs» è 
possibile visualizzare, alla base della fi- 
nestra attiva, una barra su cui sono 
esposte una serie di informazioni utili 
circa l’attività svolta nella finesra stes- 
sa: la barra conterrà sempre, aggiornati, 
i valori di altezza del campo, di larghez- 


za, di lunghezza della diagonale, di an- 
golo, oltre il valore, in percentuale, del 
cambio in altezza e larghezza e l'attuale 
livello di zoom. Ogni oggetto, ovviamen- 
te, può essere rotato di un angolo a 
piacere (fig. G). tenendo conto che gli 
stessi testi vengono considerati come 
oggetti. 

Il testo, infatti, in Cricket Draw, viene 
trattato in un modo particolare; il nor- 
male editing proprio di Draft e simili 
(cursore ad I che va cliccato) è stato 
abbandonato per far posto ad un editor 
di field. In pratica si definisce, attraver- 
so il cursore, un rettangolo di editing, 
che conterrà lo scritto; nello stesso 
rettangolo è poi possibile intervenire 
con le normali procedure di scrittura, 
tenendo conto che modifiche di stile e 
grandezza, molto meglio che in altri 
programmi, possono essere parzializza- 
te alla sola porzione di scritto selezio- 
nato. 

Tenendo conto che, anche in questo 
caso, è possibile graduare il livello di 
colore della scnttura, le operazioni di 
resizing e di spostamento dello scritto 
seguono, in tutto e per tutto, le regole 
di operatività del campo. Per facilitare le 


operazioni di scrittura, i testi ruotati, se 
selezionati, ritornano orizzontali, per 
consentire le necessarie operazioni di 
correzione, sostituzione o cancellatura, 
salvo poi a ritornare in posizione origina- 
ria dopo la conclusione delle operazioni 
un'opzione molto pratica è quella che 
consente di inclinare o distoreere il te- 
sto. creando prospettive interessanti; 
ovviamente i risultati di tali operazioni 
sono accettabili, a livello di qualità, solo 
con stampanti in PostScript, mentre il 
risultato sulle ImageWnter è molto mo- 
desto e sovente inaccettabile. 

Cricket Draw mostra la sua potenziali- 
tà più elevata con macchine, l'abbiamo 
detto fino alla noia, funzionanti in Post- 
Script; in questo caso è possibile otte- 
nere effetti ottici di particolare rilevanza 
ed efficacia. Agli effetti speciali sono 
devolute due opzioni sotto il menu 
«Special»; la prima «Fountain» consen- 
te di sfumare (fig. H) un oggetto da una 
intensità ad un'altra (si ricordi che Cri- 
cket Draw non possiede pattern, cosi 
come definibili nel pannello di controllo, 
e presenti nella maggior parte dei pro- 
grammi di grafica), mentre l'altra ne 
determina l'ombreggiatura. Ogni opera- 
zione può essere definita anche in base 
all'angolo che si preferisce (oltre ovvia- 
mente all'intensità) ma la vera facilità 
dell'operazione sta nel fatto che il tutto 
viene regolato da un «pennello», in 
pratica il cursore si trasforma in una 
spatola che traccia una pennellata se- 
condo una direzione; in base a questa 
direzione verrà poi sviluppata l’ombreg- 
giatura o la sfumatura del pattern. 

Un'altra grande possibilità viene forni- 
ta dalla facoltà di allineare un testo 
lungo una curva. Selezionando l’opzione 
«Bind Text» è possibile adattare un 
testo ad una superficie curva aperta o 
chiusa (ad esempio un arco); ovviamen- 
te, ancora una volta, il miglior risultato 
lo si può ottenere solo attraverso una 
laser. 

Il capitolo 7 del manuale vale, da solo, 
probabilmente tutto quello che costa il 
pacchetto. Il titolo («The PostScript 


206 


MCmicrocomputer n. 79 - novembre 1988 


MACINTOSH 




Window») é già di per sé significativo di 
quanto, leggendo circa una ventina di 
pagine, è possibile fare. In pratica, in 
maniera estremamente veloce, il pro- 
gramma sviluppa, per suo conto, un 
codice PostScript perfettamente edita- 
rle. 

Nella maggior parte dei programmi la 
grafica dello schermo (basata su codifi- 
ca QuickDraw) è traslata, dall'apposito 
driver «Laser Prep», in comandi Post- 
Script che. successivamente, vengono 
inviati alla stampante. Lo svantaggio è 
ovvio, é possibile stampare solo quello 


% ! PS -Adobe- 2 . 0 
%%Creator: Cricket Draw 1.1 
%%Title : £ig . I 

%%CreationDate: 10/11/88 6:01 PM 

%%DocumentFonts: Helvetica 
%%+ Helvetica -BoldOblique 
%%BoundingBox: 0 0 594 840 
%%Pages: (atend) 

%%EndComments 
/vmstate save def 
/Scricket 210 dict def 
Scricket begin 
2 setlinecap 

%%LoadPrep: Cricket Procedures 

% Begin Main Program -- -•% 

gsave % Bound Text 

0.000 1 1 0.000 190.000 131.000 f ixcoordinates 

0.000 0.000 translate 

newpath 

112.000 71.000 90 -242 doarc 
[1 0 0 -1 0 0] concat 
/myshow /show load def 
0 467 offsetcalC 
0 setgray 

/I Helvetica findfont 12 scalefont setfont 

(MC Microcomputer - ) pathoffset pathtext 
/I Helvetica /| HelveticaO MakeOutlineFont 

/| HelveticaO findfont 12 scalefont setfont 

(una pubblicazione della) pathoffset pathtext 
/I Helvetica /I HelveticaO MakeOutlineFont 

(Technimedia ) pathoffset pathtext 
/I Helvetica findfont 12 scalefont setfont 

(; ) pathoffset pathtext 

/I Helvetica BoldOblique findfont 12 scalefont setfont 

(via C. Perrier, 9 ROMA) pathoffset pathtext 


2 . 

1 


.^echnimod' 8 , viac ^ 




% End Main Program % 

showpage end 


MCMicrocomputer 

una pubblicaziò'nédél!à> 
Techniràedfàislr.# 

via Carlo Perrier, 9- 
00157 ROMA 




Figuia I -Un po' di grafica spettacolare con alcuni elfetti speciali in primo piano ; la scritta MCmicrocomputer è stata « abbracciatali ad un arco di cerchio ; si noti 
thg 1,1 la codifica in PostScript del tipo normale. 


MCmicrocomputer n. 79 - novembre 1 988 


207 




MACINTOSH 


che si vede sul video. Ma PostScript è 
estremamente più flessibile, e può ese- 
guire molte più cose di quanto sia pos- 
sibile fare con QuickDraw (come, ad 
esempio, l'abbiamo appena visto, alli- 
neare una stringa di caratteri ad una 
curva, tanto è vero che in questi casi 
sullo schermo non si vede nulla di ciò 
che apparirà sulla carta). 

Cricket Draw, oltre ad eseguire tra- 
sparentemente operazioni di traslazione 
anche ben piu complesse di quelle visi- 
bili in QuickDraw, come sfumature ed 
ombreggiamenti, codifica direttamente, 
attraverso una opportuna opzione, diret- 
tamente in linguaggio PostScript, evi- 
denziando alla bisogna in una apposita 
finestra il codice generato; pur non es- 
sendo una opzione di diffuso uso tra i 
comuni utenti, si tratta di una vera pac- 
chia per chi desidera imparare a pro- 
grammare in PostScript, o magari solo 
affinare le sue tecniche, anche le più 
avanzate; infatti basta disegnare un par- 
ticolare per avere immediatamente, af- 
fiancato e magari stampato su carta, il 
relativo codice, redatto in maniera chia- 
ra e. addirittura, con tanto di commenti 
ed altro; il codice sorgente ottenuto, 
posso assicurarlo, è chiarissimo e la 
particolare sintassi del PostScript, che 


ha una struttura logica e lessicale molto 
simile al linguaggio parlato (non somi- 
glia tanto — - orrore! — al Basic?) risulta 
familiare anche a chi. di PostScript, 
ignora praticamente tutto. Una finezza: 
è da notare che il listato PostScript (che 
in ogni caso è un texfile) può essere 
salvato in formati diversi, conservando, 
tra l'altro, anche la codifica EPSF. 

Tutto il set di comandi PostScript 
(che è window-sensitive) possiede una 
serie di feature degne del migliore word 
processing. Infine procedure particolari 
(come, ad esempio logo) possono esse- 
re conservati come librerie, che posso- 
no essere poi sottoposte a «merging». 

Una parola, infine, sulle appendici: ce 
n’è per tutti i gusti e le tasche; si tratta 
di quasi un centinaio di pagine, che 
vanno dagli «shortcuts» all'uso del pac- 
chetto con altri programmi, ad un accu- 
rato, anche se per forza di cose molto 
riassunto, tutorial sulla codifica Post- 
Script, ad un set di riferimento; conclu- 
de il tutto una piccola bibliografia, più 
unica che rara su questi manuali. 

Conclusioni 

Cricket Draw è un pacchetto che rag- 
giunge i massimi risultati su stampanti 


laser ad almeno 300 DPI. Ciò non toglie 
che le sue feature siano utilizzabili con 
successo (ed una certa soddisfazione) 
anche su stampanti ad impatto (dove è 
facilmente attingibile l'opzione colore). 
Fatto sta che il programma in mano a 
gente dal polso fermo, può ottenere 
risultati paragonabili solo a quelli di pac- 
chetti più avanzati, specifici, e, quindi, 
molto più rigidi. 

La perdita dei retini non si è fatta mai 
rimpiangere e la possibilità di avere un 
traduttore in PostScript (ricordate i cari 
Bignami del liceo, che ci hanno salvato 
dai tormenti della tragedia greca o del 
sesto libro dell'Odissea?) confesso mi 
ha fatto letteralmente saltare sulla 
sedia. 

Fare qualcosa per poi chiedere allo 
schiavo ubbidiente di scriverlo immedia- 
tamente in codice era un'emozione che 
non provavamo (ovviamente le propor- 
zioni sono enormi) dal giorno in cui 
facemmo girare la prima versione ruggi- 
nosa di «The Last One», sul buon vec- 
chio Apple II. Di fronte a ciò, ed agli 
effetti speciali che ci è dato di vedere, 
si fa perdonare anche la lentezza di 
certe operazioni di refreshing del video, 
vero unico tallone d'Achille del pro- 
gramma. 


Quanto costa un Macintosh? 


Sfogliando il numero di giugno di Mac- 
World, la piu autorevole rivista interamente 
dedicata al Macintosh, da cui abbiamo, come 
sanno i lettori, tratto sovente spunto per 
considerazioni, appunti, consigli, ci è capita- 
to. peraltro evidenziato a caratteri cubitali in 
copertina, un interessantissimo articolo dal 
titolo «What a Mac really Costs? See page, 
for some surpnsing answers». In realtà l’e- 
stensore dell'articolo, tal Eric Winn. che. in 
colofone viene descritto come contributore a 
numerose riviste, si cimenta, con pignoleria 
e precisione di dettagli, a valutare i costi della 
componentistica di un SE, dimostrando cose 
che solo gli addetti ai lavori supponevano, 
tanta é la distanza tra il bruto prezzo della 
componentistica di una macchina ed il costo 
di mercato della stessa. 

È normale chiedersi come mai. in tempi in 
cui un MS/DOS «cinese» costa, se uno sa 
ben cercare, sei o sette bigliettoni, compreso 
un monitor monocromatico, un Macintosh 
costi tanto, anche sul mercato degli States, 
molto più aggressivo, concorrenziale e scor- 
retto del nostro. L'articolista, con puntiglio e 
pignolaggine chirurgica scompone idealmen- 
te un SE con HD, dimostrando che il suo 
valore totale, senza neanche andare troppo 
per lo «sparagno» è inferiore ai 600 dollari 
L'analisi, lunga, minuziosa e, talora, impieto- 
sa si sviluppa per cinque pagine piuttosto 


piene: noi non vogliamo fare altrettanto, ma 
ci pare interessante sintetizzare le conclusio- 
ni cui Winn giunge, giusto per chiarire certe 
nebulose contraddizioni che ruotano da sem- 
pre attorno al costo effettivo dei calcolatori. 

Immaginiamo di dover costruire per conto 
nostro un SE con un disco da 20 mega ed un 
floppy classico da 800. É ovvio che la mag- 
gior parte della componentistica elettronica, 
individualmente, è comunque, più o meno, 
facilmente reperibile presso i costruttori ed i 
distributori di materiale elettronico. Ma certo 


non è mettendo insieme pezzi che costruire- 
mo un Macintosh. Il software di sistema, il 
solo componente che rende un Mac proprio 
un Mac, è solo prodotto dalla Apple e, quindi, 
è impagabile, visto che l'Apple non lo forni- 
sce a nessuno se non all'utente delle sue 
macchine. Poiché nessun costruttore é stato 
capace, o non ha voluto, produrre un softwa- 
re efficiente come il blocco System-Finder (o 
magari non si è sentito di affrontare una 
causa con l'Apple per questioni di copyright), 
e poiché lo stesso si può dire del cuore hard 
di Mac, le sue ROM. siano esse da 64 battiti 
o multipli, é ovvio che Apple è il solo giocato- 
re in campo, ed il prezzo dei suoi prodotti è 
insindacabile. 



208 


MCmicrocomputer n. 79 - novembre 1988 


MACINTOSH 



Con queste premesse, l'articolo che leg- 
gete non varrebbe il prezzo della carta su 
cui è stampato se non fosse interessante 
rendersi conto di quanto effettivamente è II 
margine di guadagno del costruttore, o se 
vogliamo dirla meno brutalmente, quanto va- 
le il know-how che sta dietro al reparto 
sviluppo, progettazione, pubblicità, aggiorna- 
mento e compagnia cantante. 

Apple, come d'altro canto la maggior par- 
te dei costruttori, a partire da Big Blue, è 
assemblatore di pezzi acquistati da altri pro- 
duttori. i cosiddetti OEM (Originai Equip- 
ment Manifacturersl, Tanto per intenderci, i 
driver sono fomiti da Sony, il processore da 
Motorola, tanto per citare i pezzi più impor- 
tanti mentre per la maggior parte della com- 


ponentistica ruotano attorno alla casa madre 
decine di fornitori, che procurano dal moni- 
tor all'ultimo cavetto dei mouse Ovviamen- 
te Apple non compra un pezzo alla volta; 
tanto per citare qualche numero, nel primo 
quadrimestre '88 sono stati venduti 175.000 
Mac ed è ovvio che di fronte alla fornitura di 
più di mezzo milione di pezzi annui qualun- 
que produttore è disposto a trattare a prezzi 
ben lontani dal listino. Apple tende a tenere 
confidenziali sia i costi delle parti che i nomi 
dei fornitori, per cui la stima del costo vivo 
di una macchina, eseguita nell'articolo di 
Winn, è senz'altro orientativa ma. presumi- 
bilmente errata per eccesso. 

Il conto che vedete a lato non include il 
costo del materiale di supporto, dagli scato- 


I costi di un Macintosh, pezzo per pezzo 


Winn, nel suo articolo divide la macchina 
in sette componenti principali, analizzando- 
ne i costi singoli ed eseguendo poi una 
valutazione finale. Vediamo, uno per uno, 
quanto costano questi particolari; particola- 
ri che, messi insieme, non raggiungono i 
600 $. 

Scheda Logica: e di gran lunga la parte 
più costosa del Macintosh, essendo occu- 
pata dai quattro chip SIMM (Single Inline 
Memory Modules) ognuno dei quali costa 
circa 30 $ (120 $ in tutto), a questo bisogna 
aggiungere un altro chip custom (che ha 
sostituito ben 19 componenti presenti nel 
Plus), del prezzo di 15 $ Aggiungiamo 10 $ 
per i connettori ed altri 15 per il vero e 
proprio corpo della scheda. Ci sono poi 
alcuni piccoli accessori da aggiungere, co- 
me un dollaro per il chip che controlla il 
suono. 5 $ per quello che controlla la 
connessione SCISI e le ROM di sistema (3 S 
ciascuna). Ed il microprocessore principale? 
niente paura; il 68000 a 7.83 MHz. costa 
non più di sei dollari Totale: meno di 200 $. 

Scheda analogica: i prezzi qui sono 
davvero modesti, visto che di tratta di 
componentistica discreta molto diffusa: 15 
$ per il circuito di alimentazione e non più 
di 13 per la componentistica video Totale 
28 $. 

Monitor: quanto pensereste (certo, se 


non siete del mestiere) di pagare per il 
monitor bianco e nero di Mac: 9 dollari in 
tutto, un po' più di un biglietto da diecimila 
Il prezzo sale di 6 dollari aggiungendo cir- 
cuito di trasformazione e circuiteria. Totale 
15 $. 

Drive: il drive da 3'/s" interno, sempre 
incluso, costa una cinquantina di buck: 
l'hard disk ne costa 250; in totale la com- 
ponentistica dedicata alla memoria di mas- 
sa si rivela la parte più costosa del com- 
plesso: circa 300 $. 

Tastiera: la parte meccanica della tastie- 
ra (contatti, tasti veri e propri, il cabinet) 
costa una decina di dollari; ancora qualche 
dollaro per il chip Intel 8021, che legge la 
tastiera, e per il chip che funge da timer 
per Tautoripetizione di tasti; totale 15 $. 

Mouse: due microprocessori e quattro 
canali optoelettronici per la lettura dei mo- 
vimenti; in tutto 7 dollari: ancora uno per la 
parte plastica. Totale 8 $. 

Minuteria e componentistica: si inten- 
de con ciò tutta la parte non strettamente 
«computeristica»; andiamo dal cabinet ve- 
ro e proprio del Mac (circa 7 dollari), ai 
cavetti di collegamento (3 $). alla batteria al 
litio per l'alimentazione del clock (1 dollaro) 
ed a tutta la restante minuteria metallica e 
non (viti, etichette, connettori, ed il terribile 
ventilatore interno). Totale 18 dollari. 


Ioni, al polistirolo, al dischetto giallo di plasti- 
ca per il trasporto, alla documentazione tec- 
nica. Perciò, facendo cifra tonda, il Mac che 
ho davanti costa circa 600 dollari II prezzo 
di vendita negli USA é 3698 $, esattamente 

Perché questa differenza di ben 3000 dol- 
laroni? C'è da dire che. in effetti, negli USA 
il prezzo di listino é solamente un'utopia, 
molto più della nostra Italia Le nostre richie- 
ste di sconto nei negozi farebbero sorridere 
un abile «contractor» americano. Negli USA 
chiedere (ed ottenere) sconti del 30% sul 
prezzo di listino è cosa di tutti i giorni: 
perché questo? Il motivo è semplice: il prez- 
zo a cui acquista un rivenditore dipende da 
una serie di fattori: quantità acquistata, pe- 
riodi dell'anno (generalmente il periodo mi- 
gliore è gennaio-febbraio), offerte promozio- 

Inoltre le case produttrici americane, di 
computer come di qualunque altra cosa, so- 
no, molto più delle nostre, sensibili ai pro- 
blemi di surplus: vale a dire che periodica- 
mente, in base all’andamento del mercato, 
se una casa si ritrova sul groppone materia- 
le invenduto in una certa quantità, effettua 
« saldi» a prezzi ridotti, salvo poi a ritornare a 
quelli normali passata la buriana. 

Cosi un negoziante dotato di un certo 
mercato può arrivare ad acquistare un Mac 
SE per circa 2200 dollari, che è circa il 40% 
in meno rispetto al costo di listino. Siamo, 
ancora, comunque a circa 6 volte il valore 
del materiale di base. C'è da dire che. inol- 
tre. in America é facile bypassare le regole 
(e poi dicono che noi siamo gli italiani I), e 
non è impossibile acquistare direttamente, 
come studenti, all'Apple University Consor- 
tium ad un prezzo intorno ai 2300 $, o 
addirittura farsi qualificare come «develo- 
per» e comprare un SE a circa 1800 $. 
Comunque, anche senza usufruire di questi 
sconti, non è difficile pagare al rivenditore 
prezzi intorno ai 2800 S. con un profitto, per 
il rivenditore abbastanza «onesto» (intorno al 
25%), ma, cosa abbastanza curiosa, superio- 
re al costo effettivo materiale. 

Questa la situazione generale, che può 
ovviamente cambiare nei particolari visto 
che negli USA. molto più che da noi prolifi- 
cano le vendite per corrispondenza, che 
possono praticare più bassi costi in conside- 
razione della riduzione delle loro spese. In 
ogni caso il margine di guadagno dell'Apple 
è di circa il 70% rispetto ai costi vivi di 
assemblaggio: ciononostante non è tutto 
oro quello che luce, visto che i profitti di- 
chiarati per il 1987 sono invece del 51%; la 
differenza sta appunto nelle spese che Ap- 
ple sostiene per i suoi staff tecnici, com- 
merciali, ecc. Se si considera che gli utili 
dichiarati dall'Apple per il 1987 sono stati 
superiori ai due milioni e mezzo di dollari, i 
conti sono presto fatti. 

È sintomatico come riferisce in fine di 
articolo Winn, che Jean-Louis Gassée, vice 
presidente anziano del reparto ricerca e svi- 
luppo Apple, abbia dichiarato al Mac World 
Expo '88 che è intenzione della casa opera- 
re. nel prossimo futuro, una consistente ri- 
duzione dei prezzi della linea Mac. per con- 
sentire una più efficace penetrazione dello 
standard sul mercato. mc 


MCmicrocomputer n. 79 - novembre 1988 


209 


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investimenti destinati alla produ- 
zione di stampanti laser, la Kyoce- 
ra può Iwn definirsi 'specialista', 
fc" proprio per questo che CBM ha 
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APPUNTI DI INFORMATICA 


di Andrea de Prisco 


Il controllo 
della concorrenza 

di Anna Pugliese 

terza puntata 


Non so se avete tutti 
presente il turnomatic. Ma sì, 
quella macchinetta 
distributrice dì numerici che 
sta al banco dei supermercati. 
Bene, quella macchinetta 
serve per implementare un 
meccanismo di controllo della 
concorrenza 


Mi spiego 

Vorrei precisare anzitutto che la cosa 
non mi è venuta in mente durante l'at- 
tesa al banco, essendo impossibile pen- 
sare ad altro davanti a quel piccolo Eden 
di salumi, formaggi e affini bensì ripen- 
sandoci su a stomaco pie... pardon!, a 
mente fredda. 

In cosa consiste il meccanismo è 
presto detto: il tutto comincia quando 
avvertite un'incredibile voglia di mascar- 
pone fresco, vi precipitate al banco del 
più vicino supermercato alimentari e 
prelevate il vostro tagliandino dal turno- 
matic di cui sopra (mi raccomando: uno 
solo e non tre o quattro come fate di 
solito). A questo punto la vostra parte é 
finita, dovete solo aspettare che venga 
chiamato il vostro numero, la qual cosa 
verrà implementata dall'addetto al ban- 
co seguendo una politica molto partico- 
lare. in base alla quale se. per esempio, 
il cliente appena servito aveva il numero 
67. il successivo numero da chiamare 
sarà il 67+1=68. 

So perfettamente che la cosa in sé 
non fa ridere per niente; l'esempio è 
stato riportato al solo scopo di eviden- 
ziare come un meccanismo utilizzato 


nel vivere quotidiano possa essere ap- 
plicato all’informatica, mantenendone la 
struttura ma complicandone in maniera 
incredibile l'esecuzione. È il caso del- 
l'algoritmo di controllo della concorren- 
za che sarà presentato in questo nume- 
ro della rivista, la cui utilizzazione sui 
sistemi di elaborazione è seconda solo 
al locking a due fasi visto il mese 
scorso. 

Il Timestamp 

L’idea che sta alla base del turnoma- 
tic dei supermercati è utilizzata in vari 
ambiti. Essa è diffusa già da tempo nel 
campo dell'informatica, dove ha preso il 
nome di Timestamp. 

Un timestamp. che letteralmente si- 
gnifica marca temporale, é definito co- 
me un identificatore UNICO e GLOBA- 
LE generato da una sequenza monotó- 
na crescente; esso è uno strumento 
utilizzato per implementare politiche di 
scheduling di attività concorrenti, ed in 
particolare, per quanto ci riguarda, esso 
permette di implementare meccanismi 
di controllo di consistenza sull'esecuzio- 
ne di transazioni concorrenti. Vedremo 
nel seguito come, associando un time- 
stamp ad ogni transazione, sarà possibi- 
le mantenere la consistenza del siste- 
ma. purché, si intende, l'uso delle risor- 
se avvenga in accordo alla politica che 
vedremo e che prende il nome di Time- 
stamping. 

Concentriamoci per il momento sul 
problema della generazione dei time- 
stamp. 

La definizione parla di seguenza mo- 
notóna crescente e di unicità e globalità 
dei timestamp. È evidente che la cosa 
in pratica non è ammissibile, nel senso 
che prima o poi il valore di un time- 
stamp sarà ripetuto (sui computer non 
esiste l'infinito). Questo tuttavia, non 



MCmicrocomputer n. 79 - novembre 1 988 


211 


APPUNTI DI INFORMATICA 


crea alcun problema in quanto l'unicità 
dei timestamp è richiesta al solo scopo 
di garantire che non esistano, in un dato 
istante, due transazioni in esecuzione 
sul sistema che abbiano lo stesso time- 
stamp. Il problema è analogo a quello 
dei turnomatic: due clienti con lo stesso 
numero creerebbero un po' di confusio- 
ne per l'addetto al banco, ma il proble- 
ma non esiste se i due clienti si presen- 
tano in giorni diversi; per cui è lecito 
distribuire tagliandi di uguale valore pur- 
ché si assicuri che essi non siano pre- 
sentati concorrentemente. Tornando ai 
timestamp possiamo dire che basterà 
realizzarli come interi, modulo il massi- 
mo intero rappresentabile sul sistema: 


due valori uguali saranno generati dopo 
un intervallo di tempo abbastanza lungo 
da garantire che le due transazioni non 
siano in esecuzione contemporanea- 
mente. 

La generazione dei timestamp può 
essere affidata ad un processo TD (Ti- 
mestamp-Dispatcher) cui una transazio- 
ne utente può chiedere un timestamp 
mediante l'invio di un messaggio 
«ASK» che provocherà la generazione e 
l'invio, da TD al processo che esegue la 
transazione, del valore richiesto. L'inte- 
razione tra i processi è schematizzata in 
figura 1. 

Oltre che di unicità, la definizione del 
timestamp. parla di globalità. Per com- 
prendere la necessità di questo requisi- 
to, occorre ricordare che il problema del 
controllo della concorrenza coinvolge 
generiche transazioni che non necessa- 
riamente sono in esecuzione sulla stes- 
sa macchina o comunque sullo stesso 
processore, ma in generale su un siste- 
ma distribuito. Una transazione è cioè, 
una sequenza di operazioni invocate da 
un processo in esecuzione su un preci- 
so «NODO» del sistema, su risorse 


condivise del sistema, residenti su nodi 
qualsiasi. Non si perde di generalità se 
si considera sempre solo il caso di un 
sistema distribuito. La figura 2 illustra 
un insieme di nodi del sistema distribui- 
to, coinvolti da una transazione. 

Le risorse coinvolte da una transazio- 
ne, possono essere suddivise in risorse 
LOCALI (al nodo cui appartiene la tran- 
sazione) e risorse REMOTE (sempre al 
nodo stesso). 

Le risorse locali possono essere usa- 
te da una transazione in maniera diretta 
(scambiando messaggi con il processo 
gestore). Per ciò che riguarda le risorse 
remote, la loro invocazione è filtrata dai 
meccanismi di «naming globale» e di- 


rottata verso i nodi su cui risiedono le 
risorse, dove il sistema operativo distri- 
buito provvederà ad inoltrarle simulando 
una transazione locale. Il modo in cui 
ciò avviene esula dal contesto. Concen- 
triamoci sull’istante in cui una certa 
risorsa riceve un'invocazione da una 
certa transazione. 

Locale o remota che sia, l'invocazione 
porta con sé il timestamp della transa- 
zione che l'ha generata, A questo punto 
dovrebbe essere chiaro cosa si intende 
per globalità dei timestamp: essi devo- 
no essere validi sull'intero sistema, per 
poter essere riconosciuti anche dalle 
risorse remote. Questo problema non è 
banale perché se ci fosse un unico 
Timestamp-Dispatcher sull'intero siste- 
ma, questo costituirebbe un collo di 
bottiglia per tutte le transazioni (che 
dovrebbero «fare la fila» per ottenere 
un timestamp e poter quindi partire); 
per cui di TD ne occorre uno per ogni 
nodo. A questo punto però nasce un 
nuovo problema, per comprendere il 
quale, è utile fare un'analogia con l'e- 
sempio del supermercato. È chiaro che 
l'analogia è del tutto forzata e non ri- 


specchia una situazione reale. 

Proviamo ad immaginare una catena 
di supermercati futuristica. In ognuno di 
questi supermercati c'è un unico banco. 
Supponiamo che il Sig. Rossi sia uno 
dei clienti del banco del supermercato 
X, e che egli, come tutti i clienti della 
catena, abbia la possibilità di acquistare 
formaggi non presenti al banco di X, in 
un qualsiasi altro banco della catena che 
ne sia provvisto, diciamo al banco del 
supermercato Z. Quello che vogliamo è 
che il suo tagliandino prelevato dal tur- 
nomatic di X sia valido anche al banco di 
Z, in modo da realizzare un turnomatic 
globale e decentralizzato che eviti di far 
rifare la fila al Rossi. 

Se i vari turnomatic funzionano cosi 
come sono attualmente, può accadere 
che il tagliando del Rossi abbia il nume- 
ro 50. e che al banco X sia arrivato il suo 
turno, mentre al banco Z, dove il Rossi 
(ottima forchetta) vorrebbe acquistare 
un prelibatissimo gorgonzola non pre- 
sente al banco X, essendoci stato più 
movimento di clienti, siano già al nume- 
ro 80. È evidentemente impensabile far 
attendere il Rossi fino a quando al ban- 
co Z si richiamerà il numero 50, cosa 
che avverrà dopo 69 clienti, essendo 
(80+69)mod(100)=49. Oltretutto, dopo 
un paio d'ore anche al banco Z qualcuno 
prenderà il tagliando 50 (di una nuova 
serie) e finirà con il litigare paurosamen- 
te con il Rossi già abbastanza innervosi- 
to. Quest'ultimo problema tuttavia, è di 
facile risoluzione; basterà che i tagliandi 
dei diversi supermercati abbiano, a pari- 
tà di numero, una priorità predefinita in 
modo che, ad esempio, il tagliando 50 
del supermercato Z, che indicheremo 
con (50, Z), venga dopo del (50.X) ma 
prima sia del (51 ,X) che del (51 ,Z). Ma il 
problema grosso è l'altro. 

La risoluzione del problema consiste 
nel far riferimento al tempo: il valore dei 
tagliandini distribuiti dal turnomatic sarà 
l'orario, compreso di centesimi di se- 
condo (non si sa mai) in cui il cliente lo 
preleva. Sarà dunque necessario asso- 
ciare al turnomatic un orologio ed una 
stampantina. Anche in questo caso va 
adottato l'espediente della priorità pre- 
definita a parità di valore del tagliando 
per poter gestire, improbabili coinciden- 
ze. Il risultato ottenuto in questo caso, 
soddisfa la politica che volevamo adot- 
tare: in qualunque supermercato della 
catena, il Sig. Rossi ha un tagliando 
valido, unico e soddisfacente. Posto, 
ovviamente, che l'addetto al banco ser- 
va il cliente che ha il tagliando di valore 
minimo, chi deve aspettare non farà 
storie. 

È questo il modo in cui il problema è 
risolto nel caso dei timestamp delle 



Figura 2 - Tre nodi di un Sistema Distribuito, il nodo i. il nodo I ed il nodo j, aventi 
rispettivamente: M. N ed L risorse condivise dalle applicazioni dell'Intero sistema 
La transazione I, in esecuzione sul nodo K. coinvolge, mediante le sue operazioni, sia risorse 
residenti sul suo stesso nodo IRkl) che risorse di altri nodi (Rii, Rim ed Rjll. 


212 


MCmicrocomputer n. 79 - novembre 1988 


APPUNTI DI INFORMATICA 



Figura 3 - Un generico nodo del sistema Su di esso le risorse condivise sono inglobale in 
processi gestori (DM) e le applicazioni concorrenti o parallele, che vogliono utilizzare risorse 
del sistema, possono tarlo solo alfidando l'esecuzione di transazioni, di processi di sistema 
ITM) preposti a tarlo. 


transazioni. Però questo tipo di soluzio- 
ne, fa nascere un nuovo problema che 
nel caso del turnomatic ha poca impor- 
tanza ma nel caso dei timestamp assu- 
me una rilevanza notevole, come si 
capirà meglio quando vedremo il time- 
stamping. È il problema del cosiddetto 
tempo assoluto. In parole semplici: il 
clock, cosi come i timestamp dispat- 
cher, sono distribuiti sul sistema, cioè 
ce n'è uno per ogni nodo. Ne consegue 
che i vari clock, col passare del tempo, 
finiranno con l'essere sfalsati tra di loro. 
Per questo motivo sarà necessario im- 
plementare meccanismi di sincronizza- 
zione dei clock, argomento che richie- 
derebbe una trattazione a sé stante. 

Ricapitolando: su ogni nodo del siste- 
ma distribuito, verrà implementato un 
processo timestamp-dispatcher che in- 
teragisce, oltre che con le transazioni, 
anche con un processo clock e con gli 
altri TD del sistema. Ogni transazione, 
prima di partire nell'esecuzione, genera 
una richiesta al TD del suo nodo, rice- 
vendo una marca temporale assai simile 
a quella che avrebbe ottenuto se ci 
fosse stato un clock assoluto. 

Dopo questa lunga chiacchierata sui 
problemi inerenti alla realizzazione dei 
timestamp, non ci resta che entrare nel 
vivo della politica di controllo della con- 
correnza. 

Il Timestamping 

Il meccanismo in esame, diversamen- 
te da quello del Locking a due fasi 
esaminato il mese scorso, non è statico 
(basato sulla struttura delle transazioni) 
ma dinamico (cioè basato sull’adozione 
a run-time di opportune specifiche di 
interazione e di gestione). Tutto ciò vuol 


dire che il livello del sistema che inter- 
preta le transazioni sarà organizzato «ad 
hoc», e precisamente nel seguente 
modo. 


Il modello 

Ogni transazione, generata da un pro- 
gramma applicativo, è affidata ad un 
Transaction Manager TM, che si farà 
carico di eseguire la sequenza di opera- 
zioni, sfruttando particolari primitive di 
interazione con i gestori sono detti Data 
Manager DM. Durante l'esecuzione di 
una transazione T, il TM incaricato sarà 
un processo di sistema, residente sullo 
stesso nodo cui appartiene l'applicazio- 
ne richiedente l'esecuzione T, che utiliz- 
zerà allo scopo un'area di lavoro dove 
saranno mantenuti i valori parziali della 
transazione (vedi figura 3). 

Un TM può comunicare con i vari DM 
coinvolti dalla transazione, mediante 
scambio di messaggi. Tali messaggi so- 
no del tipo «Call-Reply», consistono 
cioè in invocazioni del TM sul DM, 
seguite da una risposta del DM al TM; i 
messaggi tra un TM ed un DM residenti 
su nodi diversi, sono dirottati verso i 
Communication Manager che sono pro- 
cessi di sistema gestori delle comunica- 
zioni in remoto. 

La tabella in figura 4, mostra i possibi- 
li Reply del DM per ogni Cali del TM; è 
necessario tenerla sott'occhio per com- 
prendere la politica con cui sono gestite 
le varie invocazioni al fine di implemen- 
tare il timestamping. 

Messaggi di cali 

Un TM comunica con ogni DM ne- 
cessario, al più tre volte durante l'ese- 


cuzione della transazione. 

1) Se le operazioni della transazione T 
richiedono la conoscenza del valore 
dell'oggetto gestito dal DM, tale valore 
può essere ottenuto invocando una RE- 
AD. Il DM può rispondere o con il 
valore dell'oggetto OBJVALUE, oppure 
rigettando la richiesta, la qual cosa co- 
stringerà il TM ad abortire T e ricomin- 
ciarne daccapo l'esecuzione (richieden- 
do un nuovo timestamp per T). etto 
può essere letto al più una volta, il 
valore ottenuto verrà poi mantenuto 
nell'area di lavoro del TM, e soggetto 
ad eventuali modifiche. È chiaro che se 
T opera sulla risorsa in sola scrittura, la 
richiesta di READ non sarà generata. 


Cali (da TM a DM) 


Reply (da DM a TM) 


Read Objvalue I Reject 

Prewrlte Accept | Reject 

Wrlte 

Abort 


Figura 4 - Tabella dei messaggi scambiati tra TM e 
DM, nel Timestamping. 


2) Quando tutte le operazioni di T sono 
state eseguite (nell'area di lavoro), il 
TM genera una PREWRITE su ogni og- 
getto da modificare fisicamente. L'invo- 
cazione di prewrite può essere consi- 
derata come la richiesta del permesso 
a comminare la transazione. Ogni DM 
risponderà o accettando o rigettando la 
prewrite. 

3) Quando tutti i Reply delle prewrite 
generate, son giunte al TM, se essi 
sono tutti messaggi di accettazione al- 
lora verrà invocata su ogni DM, la scrit- 
tura del nuovo valore dell'oggetto, altri- 
menti, se almeno un DM ha rigettato la 
prewrite del TM, allora quest'ultimo co- 
municherà un ABORT a tutti i DM cui 
aveva precedentemente inviato la pre- 
write. Sia write (objvalue) che abort. 
sono Cali con Reply indefinite. 

Algoritmo di Scheduling dei DM 

Vediamo ora come si comporta un 
generico DM in risposta alle diverse 
invocazioni dei TM. 

Dal punto di vista del DM, ciò che 
identifica una transazione è il suo time- 
stamp; ogni invocazione del TM dovrà 
quindi portare con sé il valore del time- 
stamp della transazione che sta ese- 
guendo; indicheremo tale valore con 


MCmicrocomputer n. 79 - novembre 1 988 


213 


APPUNTI DI INFORMATICA 


ts. 

Il DM si avvale di alcune strutture 
dati proprie del meccanismo di schedu- 
ling, in particolare ci saranno tre varia- 
bili: 

— WTS contiene il ts più grande fra 
quelli delle transazioni che hanno invo- 
cato wrìte sull'oggetto. 

— RTS contiene il ts più grande fra 
quelli delle transazioni che hanno invo- 
cato read sull'oggetto. 

— PTS contiene il ts più piccolo fra 
quelli delle transazioni che hanno invo- 
cato prewrite sull'oggetto, ma non han- 
no ancora inviato write o abort. 

Saranno inoltre necessarie alcune co- 
de d'attesa. 

La politica di scheduling è la se- 
guente: 

(READ.tsl 

è accettata solo se ts>WTS, ma l'ese- 
cuzione è ritardata fino a quando tutte 
le prewrite accettate, di transazioni con 
timestamp minori di ts, non sono state 
seguite dalle corrispodenti write o 
abort. 

(PREWRITE, ts) 

è accettata solo se non ci sono state 
letture o scritture di transazioni con 
timestamp maggiori di ts, altrimenti è 
ngettata. 

(WRITE, ts) 

è sempre accettata, poiché è stata ac- 
cettata la precedente prewrite. ma vie- 
ne accodata ed eseguita in ordine di 
timestamp crescenti rispetto alle tran- 
sazioni che hanno read accodate o 
prewrite non ancora seguite da write o 
abort. 

La figura 5 riporta l'algoritmo in nota- 
zione Pascal-like. 

Tra parentesi quadre, sono racchiuse 
alcune «chiamate di procedura» che 
servono per operare sulle strutture dati 
WTS. RTS. PTS e sulle code d'attesa. 
La procedura AGGIORNA, oltre che ag- 
giornare tali strutture, si preoccupa di 
rimuovere dalle code ed eseguire, le 



richieste pendenti invocate sull'ogget- 
to. Tali procedure non son riportate, 
per evitare di appesantire la trattazione 
con dettagli che non coinvolgono la 
politica del Timestamping. 

Conclusioni 

È difficile tirare le somme di un argo- 
mento così astratto ed articolato come 
il meccanismo del timestamping. Con- 
scia di tale difficoltà, prima ancora di 
accingermi a farlo, vorrei incoraggiare i 
lettori più interessati ad effettuare studi 
e simulazioni sul meccanismo stesso; 
allo scopo è riportata, in fondo, una 
breve bibliografia sull'argomento. 

Il meccanismo permette un grado di 


Bibliografia 

J B. Moss 
"Nested Transaction» 

MIT PRESS Series in Information System. 

B. Liskov, R. Scheifler 

«Guardians and Action: Linguisti Support for Robust. Distributed Programs » 

ACM Transaction on Programming Languages and Systems 5.3 July 1983. 

P A Bernstein, D. W Shipman. W S. Wong 
« Formai Aspect of Serializability in Database Concurrency Control » 

IEEE Transaction on Soft. Eng. SE-5, 3 May 1979. 

P A. Bernstein. N. Goodman 

« Timestamp-based Algorithms for Concurrency Control in Distributed Database Sy- 
stems», 


214 


parallelismo molto vicino a quello del 
Two Phases Locking. nonostante abbia 
una complessità maggiore di quest'ulti- 
mo. La linea-guida del timestamping 
può essere espressa con un motto che 
suona all’incirca cosi: «largo ai giova- 
ni». nel senso che in presenza di scor- 
rette serializzazioni, vengono privilegia- 
te le transazioni più giovani (con time- 
stamp maggiori). Ci si può rendere con- 
to facilmente di questo privilegio, con- 
siderando (vedi figura 5) che l'avvenuta 
lettura del valore dell'oggetto da parte 
di transazioni giovani, preclude l'accet- 
tazione di successive prewrite genera- 
te da transazioni più vecchie. 

La vera potenza del timestamping. 
risiede nella capacità di accodare READ 
e WRITE, ed eseguirle solo quando è 
giunto il momento. In tal modo molte 
transazioni evitano di essere abortite. 

Sul meccanismo sono state effettua- 
te numerose, lunghe e noiose prove di 
correttezza. E sicuramente meno noio- 
so. anche se meno corretto, provare il 
meccanismo con qualche esempio. 

Se consideriamo la seguente se- 
quenza di invocazioni sull'oggetto gesti- 
to da un generico DMi: (READ. 1); 
(PREWRITE. 1); (WRITE. 1), (READ. 2); 
(PREWRITE, 2); (WRITE, 2), si avrà che 
DMi accetterà tutte le richieste e le 
due transazioni saranno committate en- 
trambe. posto che sugli altri DM si 
presentino nello stesso ordine e non 
vengano disturbate da altre transazioni. 

La seguente sequenza: 

(READ, 1); (PREWRITE. 2); (PREWRI- 
TE, 1); (WRITE. 2); (WRITE. 1). sarà 
anch'essa accettata da DMi. grazie al 
fatto che la (WRITE. 2) verrà bufferizza- 
ta ed eseguita dopo la (WRITE. 1). 

Infine invece, la sequenza: 

(READ. 1); (PREWRITE. 2); (WRITE, 2); 
(PREWRITE. 1); (WRITE, 1). nonostan- 
te sia molto simile a quella precedente, 
provocherà l'accettazione della transa- 
zione con timestamp 2. ma l'aborto di 
quella con timestamp 1. In realtà la 
(WRITE, 1 ) non sarà affatto generata in 
quanto il TM riceverà REJECT in rispo- 
sta alla richiesta (PREWRITE. 1), essen- 
do in quell'istante WTS=2 e quindi 
maggiore del suo ts. Si noti, che se 
una transazione viene abortita, è sem- 
pre a causa di transazioni più giovani. 

Two Phases Locking e Timestam- 
ping. sono solo le due più diffuse politi- 
che di controllo della concorrenza. La 
ricerca in questo campo, è aperta alla 
realizzazione di meccanismi che per- 
mettano un più alto grado si concorren- 
za fra le transazioni, anche in conside- 
razione della sempre crescente diffu- 
sione di sistemi a parallelismo mas- 
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c 


dì Corrado Giustozzi 


Allocazione dinamica 
e strutture ricorsive 


Nel corso dell'ultima puntata 
abbiamo visto tutto quello che 
in teoria c'è da vedere sulle 
strutture. Ora però ci manca 
la pratica, nel senso che gli 
esempi del mese scorso 
servivano solo ad illustrare le 
caratteristiche fondamentali 
delle operazioni sulle strutture 
ma non certo a spiegare 
come le si adopera nella 
realtà. Di questo, come 
promesso, ci occuperemo a 
partire dalla puntata di questo 
mese nella quale 
cominceremo ed 
affronteremo il tema 
complesso delle strutture 
ricorsive allocate 
dinamicamente 


Chiarisco subito che in questa punta- 
ta e soprattutto nelle prossime faremo 
un gran parlare di alberi e liste concate- 
nate: la cosa credo non dovrebbe crea- 
re problemi a nessuno in quanto si 
tratta di strutture di dati oramai popolari 
ed insegnate perfino agli asili-nido Mon- 
tessori. Chi non ne sapesse proprio 
niente è pertanto caldamente consiglia- 
to, per il suo stesso bene, di andarsi a 
leggere qualche buon libro sull'argo- 
mento: e non solo per poter seguire ciò 
che diremo quanto e soprattutto perché 
saper manipolare liste ed alberi è una 
necessità fondamentale per ogni mo- 
derno programmatore che si rispetti. 
Per comprensibili motivi di spazio io non 
potrò mettermi a spiegare in dettaglio 
cosa siano e come si manipolino liste 
ed alberi ma darò per scontato che chi 
legge sappia almeno a grandi linee di 
cosa sto parlando; quindi mi occuperò 
solo di spiegare l'implementazione in C 
delle strutture in quanto tali e delle 
operazioni su di esse. Mi rendo conto 
che chi viene dal Basic parte svantag- 
giato rispetto a chi già sa il Pascal, ma il 
vuoto si colma facilmente: l'importante 
è afferrare il giusto concetto delle strut- 
ture di dati «collegate», poi i dettagli 
deH'implementazione si apprendono fa- 
cilmente. Ricordo anche che, con un 
po' di pazienza e a costo di una certa 
inefficienza nel programma, è possibile 
riuscire ad implementare liste ed alberi 
anche in linguaggi «poveri» come il Ba- 
sic: di necessità si fa virtù, e si usano 
vettori e matrici per rappresentare gli 
elementi delle altre strutture di dati. La 
cosa non è poi così terribile, ve lo 
assicura uno che ha scritto i suoi primi 
programmi con le liste nientemeno che 
in Fortran! (bei tempi, però...). 

Certo, se il linguaggio mette a dispo- 
sizione le primitive per la gestione di 
strutture dinamiche di dati la cosa è 
molto più semplice, come avremo ap- 


punto modo di vedere assieme. 

Chiarito questo primo punto che mi 
auguro non vi riesca troppo dolente, 
vediamo a grandi linee di cosa ci occu- 
peremo a partire da questo mese e 
nell'arco di due o tre puntate. Vedremo 
innanzitutto come in C si allocano dina- 
micamente le strutture a tempo di ese- 
cuzione sfruttando la funzione mallocQ. 
Di conseguenza impareremo a riferirci 
ad una struttura mediante l'uso di pun- 
tatori. e vedremo come implementare 
strutture «collegate» o «ricorsive» quali 
appunto le liste e gli alberi. Man mano 
costruiremo un programma di esempio 
che implementa le funzioni base di ma- 
nipolazione di un albero binario ordina- 
to: ricerca di un elemento nell'albero, 
inserimento di un nuovo elemento, 
stampa dell'albero. Questo programma 
è completo in sé e, benché pensato 
soprattutto come esempio, è anche uno 
strumento realmente utilizzabile. Ma so- 
prattutto esso costituisce la base logica 
su cui costruiremo il programma suc- 
cessivo, più complesso e più utile, ba- 
sato su un albero binario e diverse liste 
concatenate, che serve a mantenere 
una complessa struttura di dati sulla 
quale sarà facile poi implementare un 
cross-reference o altre funzionalità ana- 
loghe. Come vedete c'è molto lavoro da 
fare ma gli argomenti che tratteremo 
sono particolarmente importanti e ricchi 
d'interesse. Rimbocchiamoci quindi su- 
bito le maniche e partiamo col primo 
punto. 

Allocazione dinamica 

Prima di spiegarvi come si effettua 
l'allocazione dinamica di dati in C lascia- 
temi innanzitutto spendere qualche pa- 
rola su cosa sia l'allocazione dinamica (a 
beneficio di chi non lo sapesse) e sul 
perché la si usa (a beneficio di tutti). 
Allocare dinamicamente un oggetto in 


MCmicrocomputer n. 79 - novembre 1988 


217 


c 


un programma significa crearlo durante 
l'esecuzione del programma stesso, al 
momento in cui l'oggetto serve e solo 
se serve realmente. Si tratta di un con- 
cetto radicalmente diverso da ciò che 
viene fatto tradizionalmente nei pro- 
grammi convenzionali, in cui tutti gli 
oggetti vengono allocati staticamente a 
tempo di compilazione. Con l'allocazio- 
ne dinamica non è il compilatore che, 
una volta per tutte, provvede a riservare 
spazio in memoria per i vari oggetti; è 
invece il programma stesso che. duran- 
te la sua esecuzione, quando ha neces- 
sità di allocare un nuovo oggetto si 
occupa di trovare per esso nuova me- 
moria richiedendola direttamente al si- 
stema operativo. 

Come si vede l'allocazione dinamica è 
certamente piu complessa e meno effi- 
ciente di quella statica, tanto da poter 
sembrare poco utile. Questa constata- 


zione è senz'altro vera, ed in effetti la 
strategia primaria di allocazione in quasi 
tutti i linguaggi è sempre quella statica; 
tuttavia esistono importanti situazioni in 
cui l'allocazione dinamica risulta assolu- 
tamente necessaria, proprio per evitare 
gravi inefficienze nel programma. Pen- 
siamo agli array: tipicamente in tutti i 
linguaggi essi vanno dichiarati specifi- 
candone esplicitamente la dimensione 
massima, proprio per consentire al 
compilatore di allocarli staticamente una 
volta per tutte. Nessun linguaggio com- 
pilato permette di stabilire la dimensio- 
ne di un array a tempo di esecuzione; 
essi devono avere dimensioni fisse di- 
chiarate a tempo di compilazione. Dov'è 
l'inefficienza in questo caso? Semplice; 
scrivendo una routine di uso generale, 
in cui la dimensione effettivamente ne- 
cessaria di un array non è nota a priori 
ma dipende dal caso particolare, si è 
costretti a sovradimensionare l’array per 
non correre il rischio che risulti poi 
troppo piccolo allo scopo. Cosi facendo 
però si crea una certa inefficienza nel 


programma in tutti quei casi normali, 
con valori lontani da quelli limite, in cui 
si finisce per sprecare un sacco di spa- 
zio inutilmente. Questo è il tipico caso 
in cui l'allocazione dinamica dell'array a 
tempo di esecuzione salverebbe capra 
e cavoli in ogni occasione. (Vorrei ricor- 
dare a questo proposito che tutti i Basic 
interpretati consentono il dimensiona- 
mento degli array a tempo di esecuzio- 
ne. che è appunto una forma rudimen- 
tale di allocazione dinamica della memo- 
ria). 

Si potrebbe obiettare che lo spreco di 
spazio ottenuto sovradimensionando un 
array è in realtà una inefficienza del 
tutto inoffensiva per il nostro personal, 
in cui tutta la memoria è comunque a 
nostra disposizione; e dunque sembre- 
rebbe non valer la pena di preoccupar- 
sene. Ma le cose non stanno così e vi 
spiego subito perché. Innanzitutto l'otti- 
ca del PC è riduttiva; non bisogna ragio- 
nare pensando alla macchina mo- 
noutente e monotask ma ad un ambien- 
te multiutente e/o multitask; in questo 
caso è ovvio che tutta la memoria ri- 
sparmiata da ogni task va a beneficio 
degli altri task o del sistema operativo, 
e dunque è importantissimo cercare di 
allocarsi solo la memoria strettamente 
necessaria per rilasciarla poi quando 
non è più necessaria. E non c’è bisogno 
di ricorrere a lontani ambienti mainfra- 
me per questi discorsi: ora che quanto- 
meno il multitask sta arrivando anche 
sui nostri PC (parlo di Windows. OS/2, il 
sistema operativo dell'Amiga e cosi via) 
è il caso di essere piuttosto sensibili a 
questo tipo di discorsi, che se ignorati o 
sottovalutati portano inevitabilmente ad 
un forte degradamento delle prestazioni 
complessive del sistema. Come se ciò 
non bastasse, anche in situazioni sem- 
plici quali un ambiente monoutente/mo- 
notask la mancanza di allocazione dina- 
mica può creare fastidiosi problemi. Un 
esempio? Pronto; pensate ad un pro- 
gramma che disponga di 64 KByte stati- 
ci di memoria ed usi per i suoi calcoli 
due vettori la cui occupazione effettiva 
dipende dal caso particolare. La scelta 
più logica consiste nell'allocare 32 KBy- 
te a ciascun array. Ma consideriamo il 
caso in cui certi dati richiedano, a tem- 
po di esecuzione, l’occupazione di un 
solo KByte del primo vettore e di 33 nel 
secondo; benché la richiesta complessi- 
va sia di soli 34 KByte, ben al di sotto 
dei 64 complessivi allocati al program- 
ma. il programma non può ugualmente 
girare per via della dimensione fissa 
degli array. Ecco dunque che l’allocazio- 
ne dinamica ottimale dei due array 
avrebbe permesso l'esecuzione del pro- 
gramma consentendo altresi un rispar- 
mio di ben 30 KByte. 

Spero con questi semplici discorsi di 
aver chiarito prò e contro dell'allocazio- 
ne dinamica. Se ne può fare a meno in 
tutti quei problemi che hanno dimensio- 


/* allocazione dinamica di una struttura */ 

#include <stdio.h> 

#include <malloc.h> 

^include “ uomo . h " 

maino 

( 

struct uomo *p; 


/* allocazione ed assegnazione del puntatore */ 
p - (struct uomo *) mallocf sizeoff struct uomo ) ); 
/• controllo validità' dell'allocazione •/ 
if ( p — NULL ) ( 

fprintff stderr, 'Allocazione fallitaNn" ) ; 
exit( 1 ); 

) 

/* iniziai izzazione e stampa tramite puntatore */ 

strcpyf p->nome, "Corrado" ); 

strcpyf p->cognome, "Giustozzi" ); 

printf( "Uomo: %s Xs\n" , p->nome, p->cognome ); 

1 


Uomo: Corrado Giustozzi 


Figura I - Un semplice esempio, sulla slessa linea di quelli della puntala precedente, che mostra le 
modahla da seguire per effettuare l'allocazione dinamica di una stnrttura II puntatore p viene iemalizzato da 
una chiamata all'allocatore mallocl) il quale é chiamato a predisporre un'area di memoria ampia quanto la 
struttura uomo Tale ampiezza viene calcolata dall'operatore sizeofl) applicato alla struttura stessa 
Successivamente si controlla che mallocl) abbia svolto correttamente il suo compilo assicurandosi che il 
puntatore da essa ritornato non sia NULL La struttura uomo è definita nello header uomo.h pubblicato 
nella scorsa puntata 


218 


MCmicrocomputer n. 79 - novembre 1988 


ni fisse note a priori; negli altri casi 
spesso è indispensabile ricorrervi. Se 
può essere evitata senza grossi sprechi, 
bene; tanto più che essa è un'operazio- 
ne intrinsecamente piuttosto costosa, 
che richiede una fase di negoziazione 
col sistema operativo e l'attivazione di 
tutta una serie di complessi meccani- 
smi interni di gestione delle aree di 
memoria prese e rilasciate (manteni- 
mento di una lista aggiornata delle aree 
libere e di quelle allocate, garbage col- 
lection e così via) che aumentano il 
lavoro del sistema operativo e dunque 
peggiorano le prestazioni del sistema. 
Tuttavia è un errore pensare di far bene 
evitandone sempre l'uso: un po' come 
avviene per la ricorsività, vi sono certi 
problemi che si esprimono più facilmen- 
te e naturalmente se li si implementa 
usando strutture di dati dinamiche. 
Spesso il gioco vale dunque la candela, 
e l'allocazione dinamica risulta uno stru- 
mento vincente per realizzare program- 
mi semplici ed efficienti. 

Allocazione delle strutture 

Noterete che finora ho parlato generi- 
camente di «oggetti» allocati dinamica- 
mente riferendomi poi al caso degli 
array quando mi serviva di esemplificare 
il discorso. Ciò al fine di una maggiore 
semplicità espositiva, per evitare di con- 
fondere le idee più del necessario tiran- 
do in ballo concetti non strettamente 
essenziali ai fini del discorso. È chiaro 
però che il senso di ciò che ho detto 
può essere applicato non solo agli array 
ma a tutti gli oggetti del C. dalle variabili 
alle strutture. Ma mentre per le variabili 
semplici esso perde gran parte della 
sua utilità (allocare dinamicamente una 
variabile non serve a nulla), risulta inve- 
ce importante quando parliamo degli 
array ed ancora di più quando passiamo 
alle strutture. Passando dagli array alle 
strutture il discorso dunque non cam- 
bia; le strutture possono essere alloca- 
te staticamente (dichiarandole esplicita- 
mente al compilatore, magari sotto for- 
ma di array di strutture ) ovvero dinami- 
camente (creandole a tempo di esecu- 
zione secondo necessità). 

Perché le strutture dinamiche sono 
cosi importanti? Perché esse ci permet- 
tono di implementare facilmente quelle 
strutture astratte di dati (grafi, liste, 
alberi, stack, code eccetera) che si rive- 
lano determinanti per modellare corret- 
tamente un problema e quindi per de- 
scriverlo algoritmicamente nel nostro 
programma. Il ricorso all'allocazione di- 
namica in questi casi è quasi obbligato- 
rio: una lista o un albero sono oggetti 
intrinsecamente dinamici, i cui elementi 
«nascono», «muoiono» e «si spostano» 
frequentemente durante l'arco dell'ese- 
cuzione del programma. Dunque il mi- 
glior modo di rappresentarli è proprio 
con strutture allocate dinamicamente: 


un nuovo nodo della lista viene creato 
quando serve e distrutto quando non 
serve più. Il C permette di fare ciò con 
estrema facilità ed è dunque un linguag- 
gio molto potente per quanto riguarda la 
manipolazione di strutture del genere. 

Vediamo dunque come si alloca dina- 
micamente un oggetto in C. Cuore di 
tutto è la funzione di libreria malloc(). 
che già dovremo conoscere dall'epoca 
in cui parlammo della libreria standard. Il 
suo nome sta per memory allocate, e 
dunque appare chiaro che mallocO è un 
«allocatore generico di memoria». Vor- 
rei notare esplicitamente una cosa a 
benefìcio dei Pascalisti: in C l’allocazio- 
ne viene svolta da una funzione e non 
da un operatore intrinseco quale è ap- 
punto il new del Pascal. Fra l’altro mal- 
locO è scritta in C mentre la sintassi del 
Pascal non consente di scrivere un allo- 
catore generico in Pascal. Tornando alla 
malloc(), essa accetta come argomen- 
to un intero che rappresenta la dimen- 
sione in byte dell'area di memoria da 
allocare, e ritorna un puntatore all’area 


ritornato da mallocO per convertirlo al 
tipo del puntatore di destinazione. Ciò è 
necessario anche per evitare un war- 
ning dal compilatore il quale altrimenti ci 
avvertirebbe che stiamo assegnando ti- 
pi di puntatori differenti. In pratica basta 
modificare leggermente l’istruzione vi- 
sta sopra e scrivere p = (char *) mallo- 
c(15). In questo modo il puntatore resti- 
tuito da mallocO viene convertito e 
fatto diventare di tipo puntatore a carat- 
tere come presumibilmente è p (il quale 
dunque deve essere stato dichiarato 
come tale). Ma di che tipo è il puntatore 
ritornato da mallocO? Secondo K&R è 
proprio un puntatore a char, e cosi 
viene effettivamente dichiarata ed im- 
plementata la mallocO sotto Unix. Il 
senso di questa scelta è chiaro: il char 
in C è la minore unità di allocazione 
possibile (generalmente coincidente col 
byte) e dunque è il candidato più ragio- 


/» nodo di una lista 

semplice */ 

struct nodol { 


char 

da to[ IO] ; 

struct nodol 

]; 

«link; 


Figura 2 - Questa semplice struttura, composta da due soli membri, rappresenta in C il nodo 
di una lista semplice. Come si vede il campo link è definito come puntatore ad una struttura 
di tipo nodol. ossia identica a quella in cui é contenuto Esso consente quindi di accedere 
immediatamente all'elemento della lista immediatamente successivo all'attuale. 


stessa, od il puntatore nullo (convenzio- 
nalmente chiamato NULL in C) se per 
qualsiasi motivo l'allocazione non è sta- 
ta portata a termine con esito positivo. 
Ad esempio volendo riservare 15 byte 
da qualche parte per allocare una strin- 
ga basta scrivere qualcosa tipo p = 
malloc(15); da questo momento il pun- 
tatore p (che deve essere stato corret- 
tamente dichiarato in precedenza, come 
vedremo) punta ad un'area di 15 Byte 
nella quale possiamo fare ciò che vo- 
gliamo, anche considerarla come un'ar- 
ray di 15 char (ricordate i discorsi di 
analogìa fra stringhe, array e puntatori 
fatti qualche mese fa?). Semplice, vero? 
Vediamo ora però le precauzioni neces- 
sarie affinché tutto vada realmente 
bene. 

Uso di mallocf) e freef) 

Innanzitutto, per buono stile di pro- 
grammazione, occorre modificare me- 
diante un cast il tipo del puntatore 


nevole per. una funzione che deve allo- 
care memoria in unità elementari. Tutta- 
via la commissione X3J1 1 dell’ANSI che 
si occupa della standardizzazione del 
linguaggio ha voluto invece modificare 
la definizione di mallocO per sottoline- 
arne ulteriormente la proprietà di alloca- 
tore generico', così nello standard ANSI 
mallocO ritorna un puntatore senza tipo 
definito proprio come puntatore generi- 
co o puntatore alla memoria fisica. Esso 
viene descritto sintatticamente median- 
te il nuovo costrutto (void *). che si 
legge proprio «puntatore a nulla di defi- 
nito» e sfrutta la nuova keyword void 
(attenzione a non confondere questa 
definizione con quella di puntatore nul- 
lo ; sono due cose ben diverse!). Il func- 
tion prototyping per la funzione mallo- 
cO è, sotto ANSI, contenuto nello hea- 
der standard malloc.h che dunque va 
sempre incluso nei programmi che usi- 
no mallocO o la sua variante calloc() 
Viste queste lievi differenze fra Unix e 
ANSI é dunque buona pratica esplicitare 


MCmicrocomputer n. 79 - novembre 1 988 


219 


/* nodo di una lista 

doppia */ 

struct nodo2 | 


char 

dato [10] ; 

struct nodo 2 

•prec ; 

struct nodo2 

•succ; 

1; 



Figura 3 - Questo é il nodo di una lista doppia; l'unica differenza rispetto alla lista semplice e 
la presenza di un ulteriore puntatore che punta all'elemento precedente 


il cast davanti a mallocO anche quando 
si alloca un puntatore a carattere. 

La seconda precauzione, assai più 
importante, consiste nel controllare 
sempre che il puntatore ritornato da 
mallocl) non sia il puntatore nullo 
NULL Può infatti capitare che mallocl) 
esaurisca la memoria a disposizione o 
che per qualsiasi altro motivo non sia in 
grado di soddisfare la nostra richiesta; 
m questo caso essa segnala la disfun- 
zione ritornando al nostro programma il 
puntatore nullo anziché un puntatore 
valido. A questo punto siamo in una 
situazione potenzialmente molto perico- 
losa; se il nostro programma si fida 
ciecamente di mallocl) e non va a 
verificare la validità del puntatore ricevu- 
to ma lo prende per buono, finirà con 
l'usarlo per assegnare dei valori a quella 
che crede sia un'area di memoria cor- 
rettamente allocata. Invece non farà al- 
tro che andare a scrivere nella locazione 
zero e successive della memoria (NULL 
è in definitiva uno zero) provocando 
disastri a non finire. I risultati dipendono 
in certa misura dall'ambiente in cui si 
opera ma in ogni caso non sono piace- 
voli. Su macchine con sistemi operativi 
multiutente (caso dello Unix) possono 
succedere due cose: se si è fortunati II 
programma tenta di scrivere in aree 
riservate e viene prontamente abortito 
dal sistema che si accorge della viola- 
zione in scrittura; altrimenti va a scrive- 
re su parte di se stesso o dei suoi dati, 
riesce a proseguire ma fornisce risultati 
erratici. Su macchine più semplici come 
un PC con MS-DOS invece il program- 
ma ha buone probabilità di andare a 
scrivere sopra aree riservate al sistema 
operativo provocando un deciso crash 
di sistema. Alcuni fra I più bei bug della 
storia sono stati provocati proprio dall'u- 
so di un puntatore nullo al posto di uno 
«buono», e parte della cattiva fama del 
C viene proprio da questi bug. Nel caso 
presente tuttavia è facile salvaguardarsi 


da cattive sorprese: basta controllare 
che mallocl) abbia restituito un punta- 
tore valido; in caso contrario il program- 
ma può tentare di prendere delle con- 
tromisure per liberare nuova memoria 
(ad esempio rilasciare aree precedente- 
mente allocate ed ora non più in uso) 
oppure semplicemente stampare un 
messaggio di errore e terminare ordina- 
tamente la propria esecuzione. 

Ho parlato di rilasciare la memoria 
allocata quando non serve più, e vi 
spiego subito come si fa. Basta chiama- 
re la funzione freel) passandole come 
parametro un puntatore che punti ad 
una regione di memoria precedente- 
mente ottenuta mediante mallocl). La 
freel) svolge la funzione opposta a quel- 
la di mallocl). restituendo la regione in 
questione al sistema operativo che è 
libero di riciclarla come crede. Quando 
un programma termina, tutta la memo- 
ria che occupava viene rilasciata auto- 
maticamente. quindi il programmatore 
non deve liberare esplicitamente tutto 
ciò che aveva allocato dinamicamente; 
é però buona norma rilasciare nel corso 
dell'esecuzione tutti gli oggetti di cui si 
sa con certezza che non serviranno più. 
Uno dei motivi per cui lo si fa è proprio 
il cercare di garantirsi contro l’eventuali- 
tà che prima o poi si finisca col termina- 
re la memoria a disposizione causando 
il fallimento di mallocl). Pìccola annota- 


zione conclusiva su freel): non provate 
mai a passarle un puntatore che non sia 
stato ottenuto da mallocl), ed analoga- 
mente non tentate di usare un puntato- 
re dopo averlo usato come parametro di 
freel). a meno che non siate proprio in 
cerca di guai! 

E passo alla terza ed ultima annota- 
zione sull'uso di mallocl) Ho detto 
prima che il parametro da passare alla 
funzione è la dimensione dell'area di 
memoria richiesta. Per oggetti elemen- 
tari non c'è problema, la lunghezza si 
sa, ma come ci si regola per l'allocazio- 
ne di strutture? Semplice, si fa uso 
dell'utile operatore sizeoff) che già piu 
volte abbiamo incontrato in passato, Ri- 
cordo che esso, applicato ad un qualsia- 
si oggetto del C o ad una semplice 
dichiarazione di tipo, ne ritorna l'occupa- 
zione di memoria in byte. È quindi con- 
veniente se non proprio necessario uti- 
lizzarlo appunto per poter passare a 
mallocl) il corretto numero di byte. Mi 
spiego col solito esempio: volendo allo- 
care una struttura di tipo qualcosa, la 
chiamata a mallocl) avrà come parame- 
tro l'espressione sizeoffstruct qualco- 
sa) che corrisponde al numero di byte 
necessari per allocare la struttura qual- 
cosa. In questo modo ci si evita di fare i 
conteggi a mano e soprattutto si salva- 
guarda la portabilità del codice, in quan- 
to il sizeoff) tiene ovviamente conto 
degli eventuali byte di riempimento in- 
seriti dal compilatore (ne abbiamo parla- 
to il mese scorso). 

Nel programmino di figura 1 vedete 
riassunte tutte le cose dette fin'ora. 
Esso riprende gli esempi della scorsa 
puntata allocando dinamicamente una 
struttura di tipo uomo definita all'epo- 
ca. Vediamo dunque che nelle dichiara- 
zioni non definiamo l'istanza della strut- 
tura ma solo un puntatore ad essa. La 
chiamata a mallocl) ha come argomen- 
to la dimensione della struttura calcola- 
ta mediante il sizeofl), ed il puntatore 
risultante viene convertito al tipo oppor- 
tuno per mezzo di un cast. Successiva- 
mente. prima di usare il puntatore in 
alcun modo, il programma controlla se 
esso è NULL, in caso affermativo viene 


/* nodo di un albero binario tramato •/ 

struct nodo3 | 


char 

dato] 10 ] ; 

struct nodo3 

•sin; 

struct nodo3 

•des ; 

struct nodo3 

I; 

•padre; 


Figura 4 - Il nodo di albero binario contiene due puntatori ad altrettanti nodi gerarchicamente 
inferiori, detti figli Se l'albero è tramalo allora ogni nodo contiene anche un puntatore ad un 
nodo gerarchicamente superiore, tipicamente il padre ma alle volte anche un nodo ancora 


220 


MCmicrocomputer n. 79 - novembre 1988 


stampato un errore su stdout e l'esecu- 
zione si conclude, altrimenti i due campi 
della struttura vengono inizializzati e 
quindi stampati, Da notare come il riferi- 
mento alla struttura venga necessaria- 
mente fatto tramite il puntatore p. per 
mezzo dell'operatore freccia. 

Strutture collegate o ricorsive 

Ultimo punto da discutere è la defini- 
zione di strutture «collegate» o ricorsi- 
ve, argomento importante che per com- 
pletezza accenno questa puntata ma 
riprenderò in dettaglio e con esempi 
nella prossima. Con questo termine si 
indicano quelle strutture organizzate in 
maniera tale da essere «collegate» l'u- 
na all'altra da appositi puntatori in esse 
contenute. La definizione di «ricorsive» 
in questo caso è leggermente impro- 
pria; già nella scorsa puntata infatti, 
introducendo le generalità sulle struttu- 
re, dicevo che una struttura non può 
contenere se stessa al suo interno. In 
effetti ciò che caratterizza queste strut- 
ture è il fatto di contenere al loro inter- 
no un puntatore ad una struttura del 
medesimo tipo, cosa che costituisce 
una ricorsività molto mediata. L'equivo- 
co nasce dal fatto che è molto semplice 
definire funzioni ricorsive per la gestio- 


ne di strutture del genere, come avre- 
mo modo di vedere sin dal prossimo 
mese. 

Chiaramente le strutture «collegate» 
sono ideali per rappresentare i nodi di 
un albero o di una lista: oggetti che per 
definizione contengono appunto uno o 
più puntatori ad altri nodi. Nelle figure 2, 
3 e 4 vediamo semplici esempi di im- 
plementazione in strutture del C di alcu- 
ni tipi di nodi piuttosto comuni nella 
pratica, In tutte quante ho inserito il 
campo dato, definito come array di 10 
char. per rappresentare il dato contenu- 
to in ciascun nodo; l'interesse però 
consiste negli altri campi, che sono 
sempre puntatori ad una struttura del 
medesimo tipo di quella cui fanno parte. 
Il caso più elementare è quello della 
lista semplice, in cui ogni nodo punta al 
nodo successivo; ciò porta come con- 
seguenza il fatto che in una lista del 
genere si può procedere solo in un 
verso. La lista doppia possiede un pun- 
tatore al nodo precedente ed uno al 
nodo successivo, cosicché in essa si 
può procedere in entrambi i versi. Un 
albero binario è quello in cui ogni nodo 
ha esattamente due figli, ossia due nodi 
sotto di lui, uno «destro» ed uno «sini- 
stro». Un albero tramato é quello in cui 
ogni nodo oltre ai puntatori in basso ha 


C 


anche un puntatore verso l’alto, gene- 
ralmente verso il proprio padre . Non 
vado oltre perché il meccanismo do- 
vrebbe essere oramai chiaro; dal prossi- 
mo mese avremo inoltre modo di vede- 
re queste strutture in azione su casi 
reali. 

Conclusione 

A questo punto abbiamo in mano tutti 
gli elementi operativi per poter final- 
mente implementare in un vero pro- 
gramma algoritmi basati su strutture di 
dati «collegate» allocate dinamicamen- 
te. Questo è appunto il compito che ci 
attende sin dalla prossima puntata. Il 
nostro primo programma consisterà nel- 
la gestione dinamica di un albero bina- 
rio; con esso realizzeremo una sempli- 
ce ma interessante procedura di inseri- 
mento, ricerca ed ordinamento di ele- 
menti. Tra le caratteristiche salienti 
quella di sfruttare procedure ricorsive 
per svolgere le funzioni chiave di mani- 
polazione dell’albero. 

Appuntamento dunque tra trenta 
giorni. 


Ime ITALIANA - HARD FOR SOFT| 


"HARD FOR SOFT- £ un sistema di protezione HARDWARE PER 
IL SOFTWARE per prevenire accessi ed esecuzioni a software pro- 
li dispositivo è predisposto per '.'utilizzo su IBM/PC/XT/AT e su 
tutti i modelli PS/2 compresi i compatibili in commercio. 

E' composto da due parti principali: 

1) HARDWARE - un connettore per la porta parallela della stam- 
pante. 

2) SOFTWARE - programmi di installazione da usare insieme al- 
la protezione per proteggere il software che si desidera. 


I- Come opera II MECCANISMO DI PROTEZIONEj 
L’HFS contiene dei circuiti 
elettronici che compongono 
un codice unico (diverso per 
ogni utente) riconosciuto dal 
software protetto. II program- 
ma creato dopo l’installazione 
controlla Che il dispositivo sia 
montato confrontando il codi- 
ce riservato. Se l'HFS è pre- 
sente, il software può andare 
in esecuzione. Se non è pre- 
sente l'HFS, un messaggio par- 
re (creato dall’ " ' 


H FS 


t- Scelta del metodo di protezione:! 

1) L’utente può ordinare l’HFS sempre con lo stesso codice, oppu- 
re richiedere sempre codici diversi; gli vengono inviati gli HFS ed il 
dischetto software di installazione, senza il quale i blocchi non pos- 
sono essere u.ilizzati e tantomeno si può accedere al software. 

2) Opzionalmente, si possono usare fino a 10 codici differenti per 
"APRIRE" il proprio software. 

Un uso particolare potrebbe essere quando si commercializza del 
software composto da molti moduli che possono essere comperati in 
blocco o separatamente. 

Ogni modulo può essere bloccato con 2 codici: un codice "unico" e 
un codice "uniformalo”, che può essere usalo in tutti gli altri -moduli. 
Un utilizzatore che compra solo un modulo può essere installato sol- 
tanto con il suo codice specifico; mentre, l’utilizzatore che acquista 
più moduli sari installato con il codice "uniformato*. 


H.H.C. ITALIANA S.r.l. V.LE LIBIA 209 8364S9-8312645 

COMPUTERS VIA S.M. CORETTI 1S 8393971 


MCmicrocompuler n. 79 - novembre 1988 


221 


TURBO PROLOG 


di Raffaello De Masi 


Elementi di Prolog 

quinta parte 

Lo sviluppo di un programma 
in Prolog 


La volta scorsa abbiamo visto 
come si costruisce, forse un 
po' pedestremente. una base 
di conoscenza, vale a dire le 
regole formali per 
«informare» il programma dei 
fatti, certi e non, di cui può 
disporre. Mettiamo adesso al 
lavoro la macchina per 
consentirle, in base a quanto 
le abbiamo già dato sotto 
forma di «fatti», di trarre 
conclusioni e fornire notizie 
«ragionate» circa le 
conoscenze già in suo 
possesso 


Il goal 

Già sappiamo che cosa è una base 
dati; ripetiamo per un momento quella 
che abbiamo utilizzato, un po' miserella, 
la volta scorsa, nella quale avevamo 
inserito anche se in diverse fasi le se- 
guenti parti: 

Domains 

persone,cose=symbol 

Predìcates 

mangiare (persone.cose). 
non_mangiare (persone.cose). 
andare (persone.cose) 
bere (persone.cose). 
essere (cose.cose). 
fare (cose.cose) 

Clauses 

mangiare (andrea, cioccolata), 
mangiare (biagio.cioccolata). 
mangiare (carlo.cioccolata). 
mangiare (alfredo.budino). 
mangiare (alberto.meringa). 
norumangiare (emesto.cioccolata). 
non_mangiare (francesco.cioccolata) . 
non_mangiare (giovanna.cioccolata). 
andare (italo.palestra). 
andare (luana, palestra), 
andare (marcello, palestra), 
bere (nora.birra). 
bere (olga.birra). 
bere (pasquale.birra) 
essere_dannosa (birra), 
essere-dannosa (cioccolata), 
fare-bene (palestra.salute). 

Che cosa dobbiamo fare per sapere se 
Olga mangia la cioccolata o se Italo 
fa_bene? Occorre definire un «goal», un 
quesito, cui il programma è destinato a 
rispondere. Le risposte a quesiti come 
quelli precedenti od altri come «Renzo 
beve il Last al limone?» possono avere, 
ovviamente, almeno nel gergo umano, 
tre risposte: «Si». «No» o «Non so». 


quando, ovviamente, non abbiamo cono- 
scenza delle abitudini dei soggetti della 
nostra domanda. La macchina, di fronte 
a domande di tal genere, esegue una 
analisi sistematica di tutte le conoscen- 
ze inserite nelle «clausole», vale a dire 
che analizza tutto il database per vedere 
se esiste qualche conoscenza in base 
alla quale mettere insieme una risposta. 

Nessuna base di conoscenza, ovvia- 
mente. sia quella del nostro piccolo 
programmino in Prolog, sia quella pre- 
sente nel più potente ed efficiente com- 
puter. può conoscere tutto di tutto. Ciò 
che una base di conoscenza sa. circa 
una serie od un solo argomento, è 
chiamato dominio di conoscenza o. in 
alcuni casi, «dominio della ricerca». 

In base alla tolleranza con cui viene 
definito un dominio di conoscenza, una 
base di conoscenza ha la stessa ampiez- 
za (tecnicamente, gli stessi «confini») 
del dominio; solo alcune volte, per certi 
usi specializzati, il database è più picco- 
lo. Ogni «goal» deve ricadere nel domi- 
nio della base di conoscenza, per poter 
avere risposta positiva. 

La figura B evidenzia la gerarchia di 
una possibile base di conoscenza nel- 
l'ambito delle abitudini ginniche ed ali- 
mentari dei nostri amici (esempio che 
ben si adatta alla piccola base di cono- 
scenza appena definita). La perfetta 
comprensione di ciò è fondamentale, in 
quanto, in base a quanto abbiamo detto 
in precedenza, non è possibile ricavare 
dal programma deduzioni e notizie di 
cose che non sono presenti nella base di 
conoscenza. Tanto per fare un esempio, 
il nostro piccolo database non possiede 
alcuna notizia circa altre abitudini di vita 
dei nostri amici, come, ad esempio, che 
macchina guidano o che marca di siga- 


222 


MCmicrocomputer n. 79 - novembre 1988 


TURBO PROLOG 



rette preferiscono. In altre parole si trat- 
ta di cose esterne alla base di conoscen- 
za già costruita; Prolog non può eseguire 
correlazioni od assumere conclusioni cir- 
ca cose che non gli vengono esplicita- 
mente riferite. 

Formuliamo un quesito 

Formulare un quesito significa acce- 
dere ad un goal; esso può essere, come 
abbiamo già detto altre volte, presente 
nel programma o inserito, interattiva- 
mente, dall'esterno. Per ora ci limitere- 
mo a proporre quesiti semplici, rappre- 
sentati da un solo, univoco goal; si tratta 
della rappresentazione più grezza del 
classico «goal», ma per adesso è suffi- 
ciente cosi; impareremo, successiva- 
mente. ad espandere il range delle do- 
mande ed a rendere più efficiente la 
formulazione di un quesito. 

Battiamo, pertanto, alla tastiera: 

Goal : mangiarelca rio, cioccolata) 
otterremo come risposta: 

True 

Goal: 

vale a dire che il programma assicura 
che, in base alla sua base dì conoscenza. 
Carlo mangia la cioccolata. Battiamo an- 
cora, di seguito, una serie di domande, 
avendo risposte incontrovertibili: 

Goal : mangiarelnora, cioccolata) . 

False 

Goal:bere(olga,birra). 

Goal: essere_dannosa(palestra) . 

False. 

Si notino le risposte fomite, ed una 
conclusione che salga immediatamente 
agli occhi: la risposta True indica, sem- 
pre, la verità di un «goal», di un'afferma- 


zione; la risposta False, al contrario, non 
sempre afferma la falsità di un'afferma- 
zione; False vuol dire, per la precisione: 
«Non certo», intendendo ambedue le 
alternative di «Non vero» e «Non so». In 
altre implementazioni del Prolog la se- 
conda affermazione può, invece, essere 
differenziata con la risposta: 
no data 

opzione questa, non disponibile in Turbo 
Prolog. 

Una visione più generale 
del modello di costruzione 
di una base di dati 

Una situazione come quella descritta 
in precedenza, per quanto piuttosto chia- 
ra e lineare, è pur sempre una situazione 
almeno abnorme. In altri termini, il pro- 
gramma. così come costruito, serve a 
ben poco, visto che. così come è orga- 
nizzato. non ci è dato di sapere se il 
sistema ha o non informazioni circa i 
gelati al limone od una persona chiamata 
Cristina o Michele. In altri termini occor- 
re avere a disposizione una strada più 


semplice per inserire o ricavare informa- 
zioni dal sistema senza che per questo 
('utilizzatore debba conoscere a priori 
l'estensione, le caratteristiche ed il con- 
tenuto del database. 

Ancora, potremmo avere bisogno di 
sapere quante e quali persone contenu- 
te nel database possiedono certe carat- 
teristiche. Ad esempio, potremmo dover 
sapere chi è che ama andare in palestra. 
Dovremmo eseguire una serie di tentati- 
vi del tipo: 

Goal:andare(italo, palestra) 

True 

Goal : andare(olga.palestra) 

Goal : andarelcarlo. palestra) 

False 

Goal : andareduana, palestra) . 

True 

e cosi via fino a raggiungere tutte le pos- 
sibilità, ammesso di non dimenticarne 
qualcuna. A questo punto il solito avvoca- 
to del diavolo direbbe: «Perché tante 
complicazioni? Non è più semplice leg- 
gersi il listato?». Avrebbe ragione, se non 
esistesse un metodo ben più elastico ed 
efficiente per gestire le informazioni. 


MCmicrocomputer n. 79 - novembre 1988 


223 


TURBO PROLOG 


Il metodo di gestire, da parte del 
Prolog, dinamicamente le informazioni è 
legato all'uso delle variabili. Sotto questo 
nome vanno una serie di entità di respiro 
ben più ampio delle omonime costruzio- 
ni del Basic o del «C»; come al solito, 
però, partiamo dal più generale; vedre- 
mo poi le successive particolarità d'uso. 

Nella maggior parte dei linguaggi il con- 
cetto di variabile è ben definito, anche se. 
per chi si avvicina per la prima volta all'in- 
formatica. si tratta di un concetto un tanti- 
no strano. Il principio della variabile è 
quello che considera la stessa come qual- 
cosa da riempire, da «inizializzare»; in al- 
tre parole, una variabile è come un foglio 
di carta od una casella in cui può essere 
inserito un valore. Quanto in questa ca- 
sella inseriamo qualcosa, usiamo dire 
che la variabile è «istanziata» (in Turbo 
Prolog si usa dire che la variabile é «vinco- 
lata»; il termine opposto e «libera», o 
«inistanziata»). Nella maggior parte dei 
linguaggi di calcolo, il programmatore 
può fornire direttamente alla variabile va- 
lori (la «inizializza»). Le modalità di asse- 
gnazione sono diverse; può accadere 
che l'inizializzazione avvenga attraverso 
un valore compreso nel programma stes- 
so; altre volte è lo stesso programma che 
esegue il calcolo e provvede all'assegna- 
mento. Ancora il programma può provve- 
dere ad indicare alla variabile dove cerca- 
re il valore, come ad esempio nei casi di 
input da file di dati; ancora, infine, l'asse- 
gnazione può essere eseguita in maniera 
interattiva, da tastiera. 

Questo procedimento di assegnazione 
di variabile, così (ci venga perdonato il 
gioco di parole) vario, in Turbo Prolog è 
molto più limitato; l'assegnamento del 
valore viene, nella più parte dei casi, ese- 
guita dal programma stesso. In ogni caso 
"l'instanziazione" (che schifezza di termi- 
ne!) è sempre un'operazione correlata ad 
una attività del calcolatore, al contrario di 
quanto avviene in altri linguaggi altrettan- 
to interattivi. 

Definizione delle variabili 

Le regole per la definizione (vale a dire 
l'assegnazione del nome) di una variabile 
sono piuttosto semplici e seguono, in 
ogni caso, molte delle regole comuni ad 
altri linguaggi. Ogni nome è valido, pur- 
ché iniziarne con una lettera maiuscola: 
in molti dialetti (ma non in Turbo) è am- 
messo, come primo carattere, il segno di 
sottolineatura (underscore [_]), ma si trat- 
ta di una complicazione che, come vedre- 
mo tra poco, è opportuno non considera- 
re. La lunghezza non ha grande importan- 
za. Ecco il motivo per cui avevamo cosi 
accuratamente evitato l'uso delle maiu- 
scole. Ogni qual volta Prolog incontra 
qualcosa iniziarne con una lettera maiu- 


scola, la interpreta e la mette da parte 
come variabile da riempire, assegnare, 
successivamente, quando il programma 
sarà in esecuzione. 

Vi sembrerà sorprendente, ma abbia- 
mo istantaneamente risolto il problema 
della ricerca precedente («A chi piace an- 
dare in palestra?»); basterà scrivere 
Goal:andare(Chi, palestra). 

(ricordando che è possibile, in ogni caso, 
inserire già direttamente nel programma 
il Goal, invece di attendere che il pro- 
gramma stesso ce lo chieda), ed avremo 
come risposta: 

Chi = italo 
Chi = luana 
Chi = marcello 
3 Solution 
Goal: 

Che cosa è successo? Semplice! Pro- 
log ha interpretato (Chi) come variabile ed 
ha tentato, in base alla sua base di dati, di 
assegnare i possibili valori (tutti, tre) alla 
variabile stessa. Allo stesso modo 
avremo: 

Goal:bere(nora.Che_cosa). 
la risposta sarà una sola vale a dire 
Che_cosa= birra 
1 Solution 
Goal: 

Una domanda, forse un po' sempliciot- 
ta, ma giusta: che succede quando, in un 
Goal, inseriamo non più una ma due varia- 
bili?' che risposta avremo a; 

Goal : mangiare(Chi,Che_cosa). 

Semplice: in base a quanto contenuto 
nel nostro piccolo database, Prolog effet- 
tuò una permutazione di quattro elementi 
su due posti; il risultato sarà 
Chi = andrea, Che_cosa = cioccolata 
Chi = andrea. Che_cosa = budino 
Chi = andrea, Che_cosa = meringhe 
Chi = biagio, Che_cosa = cioccolata 
Chi = biagio, Che_cosa = budino 

e così via. In effetti, in questo caso, l'uso 
di due variabili per i due argomenti del 
Goal non ha fatto altro che confondere il 
problema, visto che Prolog non ha fatto 
altro che assegnare tutti i valori possibili a 
[Chi) e (Che_cosa). In generale la situazio- 
ne si ripete sempre, e si rivela quasi sem- 
pre inutile trasformare in variabili tutti gli 
argomenti di un Goal; diviene invece più 
significativo, talvolta, introdurre, per cer- 
te applicazioni. N-l variabili rispetto al nu- 
mero N degli argomenti. Altra domanda 
sempliciotta: che cosa succede di fronte 
ad una richiesta del tipo: 

Goal: mangiare (Nome, Nome), 
vale a dire, utilizzando in ambedue i casi la 
stessa variabile? Semplice: una variabile 
non può contenere più di un valore alla 
volta. Nel momento in cui al primo [No- 
me] viene assegnato il valore, la risposta 
non può essere che [False] in quanto è 


come se chiedessimo a Prolog di indicar- 
ci chi è che mangia se sfesso in base alle 
informazioni che contiene; non vi pare? 
Potremmo avere una risposta negativa 
solo se. per assurdo, avessimo posto la 
clausola: 

mangiare(budino.budino). 
cosa che porterebbe alla risposta 
Nome = budino 
f Solution 

Le variabili anonime 

Esiste, nel nostro linguaggio, una varia- 
bile di tipo particolare, chiamata, appun- 
to, variabile «anonima». Essa è rappre- 
sentata da un segno di sottolineatura, 
isolato [_]. Il nome le è derivato dal fatto 
che essa non è istanziata da alcun valore; 
cosi come è, sarebbe effettivamente pri- 
va di senso e valore pratico, se il suo uso 
non fosse insostituibile nell'uso delle 
strutture e delle liste. 

Al contrario delle variabili definite per 
nome, le variabili anonime non mostrano 
il loro valore: infatti, non essendo mai 
istanziate, non hanno nulla da mostrare, 
visto, d'altro canto, che non possiedono 
alcun valore. Per quanto ci attiene finora, 
fin quando non arriveremo a parlare delle 
liste e delle strutture di dati, le variabili 
anonime sono praticamente esclusiva- 
mente usate nei luoghi dove é possibile 
andare incontro a variabili indesiderate o 
che potrebbero inquinare i dati dì quelle 
necessarie al nostro studio, un esempio, 
anche se un po' forzato potrebbe essere 
derivato da quello precedente, in cui ab- 
biamo cosi operato delle sostituzioni: 
Goal : mangiare(_.Che_cosa), 

(attenzione a non confondere l’undersco- 
re della variabile con quello compreso nel 
nome della seconda variabile), li risultato 
è. ancora una volta, abbastanza sempli- 
ce; sempre in base a quanto contenuto 
nel nostro piccolo database. Prolog ri- 
sponde: 

Che_cosa = cioccolata 
Che_cosa = budino 
Che_cosa = meringhe 

e cosi via; i nomi delle persone non ven- 
gono mostrati, in quanto, al posto della 
variabile da istanziare, abbiamo inserito 
una variabile «dummy», fantoccio, tutto- 
fare. É come se avessimo detto al Pro- 
log: «Elencami tutte le cose che nel mio 
database, sono mangiate dalla gente». 

Abbiamo cosi completato con le varia- 
bili; anche in questo caso Prolog si diffe- 
renzia in maniera sostanziale dalle solite 
routine di definizione — imzializzazione 
— inserimento cui ci avevano abituato i 
più comuni linguaggi. Vedremo, la prossi- 
ma volta, come T urbo Prolog maneggia le 
variabili nel suo interno. M 


224 


MCmicrocomputer n. 79 - novembre 1988 


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Analisi 


Ricapitoliamo. Abbiamo visto 
che non esiste un unico 
metodo per sviluppare un 
programma, che occorre 
essere consapevoli 
dell'esistenza di diversi 
possibili approcci, che bisogna 
imparare ad adottare quello di 
volta in volta più efficace. Per 
QUED siamo partiti dall’analisi 
delle tre fasi fondamentali di 
ogni programma I input . 
elaborazione, output) per 
definire le caratteristiche 
generali dell'interazione del 
nostro editor con l'ambiente 
esterno. Aiutati da 
« momenti » di bottom-up (la 
messa a punto dei 
meccanismi di I/O redirection, 
nonché delle routine di 
elaborazione dei parametri 
della riga comando e di 
gestione di liste circolari 
doppie), abbiamo così 
compiuto il primo passo di 
una progettazione top-down ; 
ci siamo però accorti subito 
dopo che. proseguendo 
meccanicamente in quel 
modo, rischiavamo di 
pervenire ad un programma in 
cui la scansione dei comandi 
dati dall'utente si sarebbe 
propagata su quasi tutte le 
funzioni e procedure. Ci siamo 
cioè resi conto che QUED è 
un programma in cui 
predomina la struttura 
dell'input, e quindi è un 
programma che bisogna 
sviluppare « da sinistra verso 
destra» 


TURBO PASCAL 

di Sergio Polir » 


lessicale dell’input 


«Dall'alto verso il basso», «dal basso 
verso l'alto», «da sinistra verso destra», 
«da destra verso sinistra»: espressioni 
che hanno certamente un denso signifi- 
cato per chi si occupi teoricamente della 
metodologia della programmazione, ma 
che rischiano di ridursi a parole vuote se 
non accompagnate da adeguate tecni- 
che. Già il mese scorso abbiamo subito 
precisato che, in pratica, procedere «da 
sinistra verso destra» vuol dire partire 
dalla definizione del lessico e della sin- 
tassi dell'input, e abbiamo presentato la 
grammatica dei comandi di QUED. Ora 
sì tratta di mostrare come si possa effet- 
tivamente pervenire a programmi con- 
creti e funzionanti partendo da concetti 
altrimenti un po' astratti. 

Una precisazione. La tecnica che illu- 
streremo, nonostante possa apparire 
piuttosto specialistica, ha in realtà un va- 
sto campo di applicazione: può essere 
utilizzata per elaborare qualsiasi tipo di 
input, dal semplice carattere fino a «fra- 
si» complesse quali, ad esempio, i co- 
mandi dati ad un DBIII o le formule di 
uno spreadsheet. Dopo QUED sviluppe- 
remo insieme un altro programma nel 
quale, oltre a gestire liste diverse da 
quelle fin qui viste, adotteremo le tecni- 
che di analisi lessicale e sintattica dell'in- 
put per leggere e interpretare un tipo 
particolare di file. Ma procediamo con 
ordine. 

Qualche definizione 

Un alfabeto non è altro che un insieme 
finito di simboli, una frase è una sequen- 
za finita di simboli appartenenti all'alfa- 
beto. Una grammatica è un insieme fini- 
to di regole (dette produzioni) che defini- 
scono ì criteri secondo i quali una data 
sequenza di simboli rappresenta una fra- 
se sintatticamente corretta. Un linguag- 
gio è l'insieme (finito o infinito) di tutte le 
frasi accettate da una grammatica. La 
volta scorsa avevamo visto una definizio- 
ne di grammatica apparentemente diver- 
sa: l'insieme delle regole che consento- 


no di generare le frasi di un linguaggio. In 
realtà possiamo anche dire che una fra- 
se appartiene ad un linguaggio se può 
essere generata dalla grammatica di 
questo. 

Le produzioni di una grammatica com- 
prendono simboli non terminali (su cui 
torneremo il mese prossimo) e simboli 
terminali o token: questi possono esse- 
re o singoli simboli dell’alfabeto (un ca- 
rattere, una virgola, ecc.) o lessemi, ov- 
vero classi di simboli: i caratteri «1 ». «2» 
e «3». se consecutivi, costituiscono un 
numero; il token NUMERO indica quindi 
tutte le sequenze di caratteri apparte- 
nenti all'insieme |’0'..'9']. 

Da un punto di vista sintattico non ha 
importanza se un NUMERO vale 14 o 
123, l'importante è che quel numero, 
quale che sia il suo valore, compaia solo 
dove una qualche produzione ammette 
possa esservi un NUMERO. Il compito 
dell'analisi lessicale è quindi quello di 
preparare l'analisi sintattica «riconoscen- 
do» un token NUMERO in una sequenza 
di simboli; in pratica, avremo una routine 
di analisi sintattica che chiama ripetuta- 
mente una funzione, Q_Token in QUED. 
la quale scorre l'input, saltando caratteri 
irrilevanti come spazi e tabulazioni (se e 
quando sono effettivamente irrilevanti), 
fino a riconoscere un token; quando ciò 
avviene, la funzione ritorna un codice 
convenzionale corrispondente al token 
riconosciuto e, se questo è un lessema, 
ne conserva il valore in una variabile glo- 
bale per quando servirà. Quel numero, 
ad esempio, potrebbe essere un nume- 
ro di riga. La routine di analisi sintattica 
ottiene da Q_Token l'informazione che è 
stato riconosciuto un token NUMERO 
nella stringa digitata dall'utente (quella 
che nella grammatica di QUED abbiamo 
chiamato «stringa-comando») e control- 
la che la frase in cui è contenuto sia 
sintatticamente corretta. Solo a questo 
punto si può eseguire il comando, ad 
esempio visualizzare la ventiquattresima 
riga del testo in memoria, solo a questo 
punto serve sapere che quel NUMERO 


226 


MCmicrocomputer n. 79 - novembre 1 988 


TURBO PASCAL 



Figura I II diagramma della macchina a stali finii 

era un 24. I lessemi sono sequenze di 
simboli che corrispondono ad un certo 
pattern (se proprio volete un termine ita- 
liano provate con «modello»): un NU- 
MERO è ad esempio una sequenza di 
cifre, ma talvolta il pattern è un po' meno 
banale. Una STRINGA potrebbe essere 
una qualsiasi sequenza di caratteri, ma in 
QUED appare spesso racchiusa tra due 
barre o tra due punti interrogativi: que- 
sto comporta che nella sequenza «/ 
STRINGA/», ad esempio, non avrei mo- 
do di sostituire STRINGA con una stringa 
che contenesse una barra. Definiamo 
quindi un carattere di escape: stabiliamo 
che qualsiasi carattere preceduto da una 
«barra rovesciata» ( backslash ) va preso 
alla lettera, non va interpretato (una bar- 
ra preceduta da un backslash è un nor- 
male carattere, non è la barra che indica 
la fine della stringa). Il pattern di /STRIN- 
GA/ é quindi: 

una barra seguita da una qualsiasi se- 
quenza di 

a) caratteri diversi dal backslash. oppure 

b) caratteri qualsiasi preceduti da un 
backslash, seguita da un'altra barra. 

Questi sono in sostanza i lessemi di 
QUED, ed hanno, per nostra fortuna, 
una importante proprietà: possono es- 
sere rappresentati mediante regular ex- 
pressions (mi rifiuto di tradurre con 
«espressioni regolari»). Qui mi fermo. 
Una definizione rigorosa ci porterebbe 
troppo lontano, ed è sufficiente ai nostri 
fini sapere che le regular expressions 
possono essere riconosciute da macchi- 
ne a stati finiti (che vedremo subito). Per 
il resto, potrebbe anche darsi che ritor- 
neremo un giorno sull'argomento per 
vedere come costruire un «compilatore» 
di regulpr expressions... 


Macchine a stati finiti 

Una macchina a stati finiti è il modello 
matematico di un sistema che ammette 
input e output discreti (cioè non conti- 
nui; in parole povere: caratteri invece 
che un getto d'inchiostro) e che può tro- 


varsi in uno qualsiasi di un numero finito 
di «stati». Vi sono uno stato iniziale, stati 
intermedi ed uno o più stati finali; il pas- 
saggio da uno stato ad un altro dipende 
solo da due cose: lo stato attuale e l'in- 
put. Non c'è bisogno di una «memoria», 
in quanto il percorso seguito per arrivare 
ad un certo stato non ha alcuna influenza 
su quanto accadrà dopo un certo input, 
se non in quanto ha fatto si che si arri- 
vasse allo stato attuale. Pensate ad un 
ascensore: non importa come sia arriva- 
to al quarto piano; quel che conta è che 
se spingo il bottone «1 » scenderà al pri- 
mo. Le macchine a stati finiti sono usate 
molto spesso per l'analisi lessicale pro- 
prio per il loro funzionamento molto 
semplice: in pratica si tratta solo di pre- 
parare un diagramma delle transizioni da 
uno stato all'altro e di tradurlo poi in un 
ciclo del tipo 


while S <= n do 
case S of 

0: it input - ’a’ then S := 7; 




MCmicrocomputer n. 79 - novembre 1988 


227 



TURBO PASCAL 


Torniamo al pattern di /STRINGA/. 
Nella figura 1 è rappresentata una mac- 
china a stati finiti che altro non è che 
una formalizzazione della definizione di- 
scorsiva data prima. Ci troviamo nello 
stato iniziale quando non abbiamo rico- 
nosciuto alcun token (ad esempio per- 
ché abbiamo appena finito di ricono- 
scerne uno. e ricominciamo quindi da 
capo); l'input di una barra ci porta allo 
stato 1 , al quale torniamo ogni volta che 
abbiamo in input un carattere che non 
sia né una barra né un backslash. Un 
backslash ci porta allo stato 2. dal quale 
si torna allo stato 1 quale che sia il 
carattere in input (anche una barra). Si 
raggiunge lo stato 3 (quello finale) se si 
è nello stato 1 e se il carattere in input è 
una barra. A rigore le cose non sono 
sempre cosi semplici: nella figura 1 
ogni carattere può portare da uno stato 
ad un solo altro, ma nulla vieta che uno 
stesso input possa portare dallo stato 1 , 
ad esempio, o allo stato 2 o allo stato 3, 
generando cosi una ambiguità che può 
essere sciolta solo dopo che un altro 
input sia tale da portare ad uno stato 4 
o 5. Si parla in questo caso di macchine 
a stati finiti non deterministiche, netta- 
mente più difficili da maneggiare. 

Per fortuna i pattern di QUED non 
richiedono che si arrivi a tanto: ogni 
volta che si legge un carattere si sa 
subito che o si è appena riconosciuto 
un token (ad esempio la lettera «a» per 
il comando «append») o che si è all’ini- 
zio del riconoscimento di un ben deter- 
minato token («1» è l'inizio di un NU- 
MERO. «?» non può essere altro che 
l'inizio di «PSTRINGA?». ecc.), 

Implementazione 

Devo fare una confessione. In princi- 
pio volevo evitare di proporvi argomenti 
che potrebbero anche risultare ostici a 
qualcuno (ma sólo ai più impressionabi- 
li); avevo quindi scritto le routine di 
analisi lessicale «alla buona». Risultato: 
notevole effervescenza di bug. Rime- 
dio. riscrivere tutto da capo con le te- 
cniche opportune. Tempo impiegato: 
un paio d’ore. Bug: scomparsi (e qui 
faccio gli scongiuri perché... non si sa 

Per dirla in altro modo: cosi come 
non esiste un solo metodo per sviluppa- 
re programmi, non esiste neppure un 
solo modo (sarebbe troppo generoso 
parlare di tecniche, in certi casi) per 
scrivere una routine. L'importante è 
scegliere di volta in volta quello corret- 
to. tanto più che certe tecniche basta 
sapere che esistono per poterle adope- 
rare: una macchina a stati finiti determi- 
nistica si riduce a niente più che una 


case dentro un ciclo while. Potete con- 
trollare agevolmente che la procedura 
Q_Stringa «assomiglia molto» al dia- 
gramma della figura 1. 

In realtà non è «identica»: ho voluto 
consentire all'utente di omettere la bar- 
ra finale se STRINGA non è seguita da 
altri caratteri, ho aggiunto uno stato «di 
comodo» in cui i caratteri vengono man 


mano aggiunti alla variabile incaricata di 
conservare il valore di STRINGA, ho 
aggiunto uno stato di errore se la strin- 
ga-comando termina con un backslash. 
ecc. Credo comunque che sia ancora 
facile almeno intravedere la «macchina» 
incorporata nella procedura. 

Non può poi creare problemi il fatto 
che ho estratto da Q_Token le due 



228 


MCmicrocomputer n. 79 - novembre 1988 


TURBO PASCAL 


procedure Q_Numero e Q_Stringa. A 
proposito: Q_Numero non usa una 
macchina a stati finiti perché... non si 
deve nemmeno esagerare. La procedu- 
ra Val consente non solo di determinare 
comodamente il valore di un NUMERO, 
ma anche di controllare che si tratti di 
un valore accettabile come integer, C'è 
solo un punto che merita un cenno 


particolare: normalmente una «g» è il 
primo carattere del prefisso dei coman- 
di da eseguire globalmente, ma dopo il 
comando di sostituzione (s/STRINGA/ 
STRINGA/) indica che la seconda stringa 
va sostituita alla prima in tutta la riga. 
Ecco una situazione in cui avrei bisogno 
di una «macchina con memoria». Poco 
male: ho risolto il problema semplice- 



mente memorizzando in una variabile 
UltToken l’ultimo token riconosciuto. 
Chi vedesse per la prima volta routine 
del genere non si scoraggi: il program- 
ma che vi proporrò dopo QUED sarà più 
semplice quanto ad analisi lessicale e 
sintattica. 

Incrementai testi ng 

E cosi abbiamo visto quale tecnica si 
può usare per scrivere un «modulo» di 
analisi lessicale dell'input. Parlo di «mo- 
dulo» perché il resto del programma 
può tranquillamente disinteressarsi di 
quello che fanno Q_Token e le altre 
procedure: basta che Q_Token ritorni il 
token di volta in volta riconosciuto asse- 
gnando eventualmente gli opportuni va- 
lori ad alcune variabili globali. Gli unici 
altri contatti sono rappresentati dalla 
procedura Q_ReadCS, che legge la 
stringa-comando (è nel modulo perché 
ogni volta che ne viene letta una nuova 
si inizializza a zero la variabile «i», indice 
del carattere corrente della stringa-co- 
mando), e della funzione LexError, il cui 
scopo é quello di «nascondere» la varia- 
bile Esito. 

Questa modularità presenta notevoli 
vantaggi. Non solo è possibile riscrivere 
completamente le routine di analisi les- 
sicale lasciando inalterato il resto (vi ho 
prima raccontato che mi è capitato di 
doverlo fare), ma abbiamo anche mag- 
giori probabilità di arrivare ad un pro- 
gramma corretto. 

Testare un editor é un'impresa estre- 
mamente ardua, in quanto sono presso- 
ché infinite le diverse situazioni che 
possono capitare; se invece riusciamo a 
scomporre il programma in moduli di- 
venta tutto più facile. Insieme a QALE- 
X.INC vi propongo quindi TESTALEX- 
.PAS (anch'esso disponibile su MC-Link 
col nome TESTALEX.ARC): un breve 
programma dì prova delle routine di 
analisi lessicale (oltre a QALEX.INC vie- 
ne «incluso» anche QDICH.INC. pubbli- 
cato il mese scorso). 

Se gli date «pippo» vi dirà che le 
prime quattro lettere sono token (per i 
comandi «print» e «insert»), ma che 
non riconosce, giustamente, la «o». 
Può tuttavia essere più interessante 
provare con cose del tipo: 

g/\/STRIN6A\//s//\/stnnga\//gp 

Se tutto va bene, potremo più avanti 
preoccuparci della correttezza del pro- 
gramma completo sicuri che, se qualco- 
sa non va, non è colpa dell'analisi lessi- 
cale. 

Coraggio: avete un mese di tempo 
per controllare se la nostra macchina a 
stati finiti funziona. <*c 


MCmicrocomputer n. 79 - novembre 1 988 


229 


ASSEMBLER 80286 


dì Pierluigi Panunzi 


La gestione degli interrupt 

prima parte 


Eccoci arrivati dunque a 
parlare degli interrupt. che 
come ben noto rivestono una 
fondamentale importanza 
nella «vita» di un sistema 
dotato di microprocessore. 
Brevemente facciamo un po' 
di storia su questo 
argomento: fin dai primi 
microprocessori (vedasi 
t'8080 ed il 6502) gli interrupt 
hanno avuto un ruolo 
importantissimo, in quanto 
consentivano (e da qui il loro 
nome) di interrompere il 
normale svolgimento di un 
programma in istanti 
assolutamente non 
determinabili a priori, come 
suol dirsi completamente 
« asincroni » rispetto alla 
viceversa rigorosa 
successione degli eventi 
interni al micro, scandita 
come ben noto dal clock di 
sistema 


Fin dagli inizi gli interrupt avevano la 
caratteristica di essere causati, innesca- 
ti. da eventi esterni al processo in cor- 
so. eventi che però dovevano assoluta- 
mente essere tenuti in conto e gestiti: i 
primi micro erano dotati di un unico pin 
attraverso cui poter far arrivare un se- 
gnale di interruzione. 

Il problema era invece di poter gestire 
più interrupt e non uno solo ed allora é 
stata adottata in seguito la strategia di 
associare, ad ogni tipo di interrupt che 
si potesse presentare, un ben determi- 
nato byte che il microprocessore legge 
dal data bus. byte che deve essere 
fornito dal dispositivo che genera l'inter- 
ruzione e byte che serve proprio al 
micro per individuare la fonte dell'inter- 
ruzione. allo scopo di gestirla corretta- 
mente. 

Parallelamente perciò ai microproces- 
sori sono sorti i cosiddetti «interrupt 
controller» capaci di gestire parecchi 
interrupt e di informare la CPU di quale 
evento esterno abbia richiesto l'interru- 
zione. 

Sappiamo che l'8086 può gestire fino 
a 256 interruzioni, se opportunamente 
aiutato da un interrupt controller e per 
dovere di compatibilità anche 
nell'80286 è stata mantenuta tale capa- 
cità anche se, come vedremo, la gestio- 
ne avverrà in modo completamente dif- 


ferente (seppur ancora una volta in ma- 
niera trasparente e ciò invisibile da par- 
te del programmatore). 

Dicevamo dunque che l'interrupt è 
fondamentalmente un evento esterno: 
in realtà già dall'8080 un interrupt pote- 
va essere scatenato anche da software, 
con un'apposita istruzione, la gloriosa 
RST («ReSTart»), diventata INT per 
l‘8086 e per il 286; però bisogna far 
attenzione al fatto che con le istruzioni 
citate NON si genera un interrupt che 
poi il micro gestirà, ma bensi più sem- 
plicemente viene effettuata la chiamata 
alla routine di gestione dell'interrupt, 
«simulando» in un certo qual modo il 
comportamento della CPU in risposta 
ad un interrupt. 

Secondo questa seconda interpreta- 
zione, un interrupt «software» è diven- 
tato un evento completamente «sincro- 
no», nel senso che si sa già quando 
debba accadere. 

Per giunta poi il fatto che con un’i- 
struzione di INT si attiva una subroutìne 
è servito splendidamente ai progettisti 
dei sistemi operativi per creare routine 
facilmente richiamabili con istruzioni di 
appena 2 byte a differenza di una nor- 
male chiamata tramite CALL «inter-seg- 
ment» che viceversa richiede 5 byte: ci 
stiamo riferendo alle varie «INT 10H». 
«INT 13H». ecc. (tanto per citarne due). 



230 


MCmicrocomputer n. 79 - novembre 1 988 


ASSEMBLER 80286 


15 O 23 O 


IDI' LIMrr I 1DT BASE 


Figura 2 - Struttura interna dell'lDTR l-lnterrupt Descnptor Table Register»), simile ad 
analoghi registn relativi alle tabelle di descrittori il campo LIMIT indica la lunghezza della 
tabella stessa, mentre il campo BASE rappresenta l'indirizzo della prima cella di memoria in 
cui è allocata la tabella in questione 


usate dall'MS-DOS per gestire rispetti- 
vamente il video e le unità a dischi. 

In questo caso dunque l'istruzione 
INT ha perso completamente il suo le- 
game con gli interrupt mentre è stata 
sfruttata la sua parentela con le CALL. 

Con T80286 agli interrupt viene asso- 
ciata un'altra funzione legata stavolta 
all’insorgere di errori o violazioni da par- 
te di programmi: abbiamo più volte cita- 
to il fatto che «... se si ha una violazione 
o se l'istruzione vuole effettuare un'o- 
perazione illecita, allora viene generata 
una cosiddetta «exception». che segna- 
la al sistema operativo l'insorgere di un 
problema...». 

In questo caso dunque non c'è però 
un'istruzione che viene eseguita, ma 
viceversa è proprio la CPU che si accor- 
ge che l'istruzione in corso di esecuzio- 
ne effettua un'operazione illecita: è 
dunque una «parte della CPU» che in- 
forma la restante parte che è successo 
qualcosa di grave. 

In effetti quando viene generata 
un'eccezione significa il più delle volte 
che si è tentata una violazione di me- 
moria, di livelli di privilegio, insomma è 
stata tentata un'azione che tentava di 
minare la ferrea ed invalicabile struttura 
basata sui privilegi e sull'inviolabilità di 
un task da parte di altri processi: prati- 
camente in ognuna delle puntate di 
questa rubrica abbiamo visto che di 
motivi validi a scatenare un «exception» 
ce ne sono a bizzeffe e per tutti i gusti. 

Visti dunque i «tre volti» di un'inter- 
rupt (evento esterno, evento software, 
exception), andiamo ora ad analizzare in 
quale modo il 286 li gestisce. 

Gli interrupt 

Dal momento che un interrupt (prove- 
niente indifferentemente da una delle 
tre «fonti», tanto che d'ora in poi trascu- 
reremo di differenziarle, se non dove 
serva) viene gestito da un'apposita 
routine, ecco che. alla luce di quanto 
abbiamo imparato riguardo ai «task», si 
possono avere due situazioni ben diffe- 
renti, gestite (inutile dirlo) in modo di- 
verso. 

Infatti si può avere una routine di 
gestione dell’interrupt appartenente allo 


stesso contesto del task che era in 
corso di esecuzione, come pure può 
capitare che tale routine appartenga ad 
un contesto completamente differente: 
va da sé che nel primo caso il passaggio 
dal task alla routine avviene in maniera 
alquanto indolore, mentre nel secondo 
caso sì dovrà sottostare a tutte le rego- 
le dì un vero e proprio «task switching». 

Mentre il primo caso sarà in genere il 
più rapido (in termini di tempi di esecu- 
zione). viceversa il secondo caso risulta 
indispensabile laddove ci sia la necessi- 
tà di «isolamento» tra il task in corso di 
esecuzione e l'interrupt che cerca di 
farsi strada. 

Comunque a prescindere da questa 
notevole differenza, dicevamo prima 
che la CPU può identificare uno di 256 
interrupt, ad ognuno dei quali è associa- 
to il ben noto «interrupt vector». 

Mentre nell'8086 (ed ancora nel 286 
in «Reai Mode») tale vettore era posto 
rigorosamente in memoria a partire dal- 
la primissima locazione (posta all'indiriz- 
zo 0000:0000) e constava di 256 coppie 
di word indicanti l'indirizzo (in forma 
«offset:segment») delle singole routine 
di gestione degli interrupt. nell'80286, 
(in «Protected Mode», laddove regna 
sovrano il criterio dei privilegi e della 
virtualità della memoria) la questione è 
leggermente più complicata. Infatti nel 
nostro caso invece di un interrupt vec- 
tor avremo una «Interrupt Descriptor 
Table» (in gergo IDT) e cioè una solita e 
ben nota struttura posta in memoria ed 
i cui elementi sono nient'altro che dei 
«gate»: tali elementi potranno essere 
un qualsiasi numero minore o uguale a 
256, a seconda del numero effettivo di 
interrupt che desideriamo gestire e co- 
munque gli elementi relativi ad interrupt 


non utilizzati si indicheranno con un 
valore nullo nell'«Access Rights Byte». 

In ogni caso si avranno le consuete 
protezioni relative ai vari tentativi di ef- 
fettuare operazioni illecite, quali ad 
esempio accedere ad un elemento oltre 
al limite della tabella dei descrittori, op- 
pure nel caso che il descrittore a cui si 
fa riferimento sia di tipo non ammissi- 
bile. 

Inoltre si ha che i primi 32 interrupt 
(da 00H ad 1FH) sono riservati all'Intel 
(particolare che i progettisti dell'MS- 
DOS non hanno tenuto bene in conto), 
mentre i restanti sono completamente 
a disposizione dell'utente. 

Abbiamo detto che tale IDT è posta in 
memoria; analogamente alle altre «De- 
scriptor Table», l'allocazione della IDT 
sarà indicata da un apposito (nuovo) 
registro. 

Facendo riferimento alla figura 1, ve- 
diamo che l'IDT è posta in memoria ad 
un indirizzo fisico posto in un particolare 
registro interno alla CPU, l'DTR («Inter- 
rupt Descriptor Table Register»), la cui 
struttura interna può essere osservata 
in figura 2, mentre ogni singolo elemen- 
to della IDT è come detto un gate e 
cioè una ben nota struttura formata da 
4 word, che possiamo infine vedere in 
figura 3. 

Abbiamo detto che gli elementi di 
una IDT sono dei gate: in particolare 
possono essere dei tre tipi seguenti 

— «interrupt gate» 

— «trap gate» 

— «task gate» 

che analizzeremo singolarmente. 

Per ora diciamo che nel caso dei 
primi due gate, l'interrupt verrà gestito 
nell'ambito del task correntemente in 
corso di esecuzione, mentre viceversa 


MCmicrocomputer n. 79 - novembre 1 988 


231 


ASSEMBLER 80286 


nel caso di un «task gate» si avrà ovvia- 
mente un «task switch». 


Gli interrupt 

provenienti dall'hardware 

Sappiamo già che un evento esterno 
può interrompere la CPU per mezzo di 
appositi segnali presentati sui due pin 


Figura 3 ■ Struttura di un « tnterrupt Gale » e di un 
allora si tratta di un « Trap Gate» 


INTR e NMI del microprocessore: al 
primo pin verranno convogliati (in genere 
tramite un «interrupt controller» di cui 
abbiamo già parlato) tutti gli interrupt di 
tipo «mascherabile» e che cioè potranno 
essere «mascherati» (inibiti) dal softwa- 
re. semplicemente resettando il flag IF 
(«Interrupt Flag») presente appunto nel 
word contenente i Flag; al secondo pin 
saranno invece connessi circuiti che ge- 
stiscono eventi in generale catastrofici 
quali la caduta di tensione dell'alimenta- 
zione oppure un errore nelle memorie 
(evento questo per l'appunto sfruttato 
nei PC) 

In quest’ultimo caso l’interrupt si dice 
appunto «non mascherabile» (NMI sta 
infatti per «Non Maskable Interrupt») nel 
senso che non sarà possibile inibirlo via 
software, ma anzi avrà la priorità assoluta 
di esecuzione, anche se nell'istante in cui 
viene generato era in corso di esecuzione 
una routine di interrupt e magari altri 
interrupt erano stati già memorizzati 
(«pending») ed erano perciò in attesa di 
essere eseguiti. 

Analogamente a quanto succede con 
l'8086. nel caso di interrupt mascherabili. 
il programmatore può scegliere, all’inter- 
no della routine di gestione dell'interrupt, 
se permettere o meno l'attivazione di 
un'altra routine di interrupt a seguito di un 
altro evento esterno, seguendo o meno 
un criterio di priorità: nel caso in cui si 
decidesse di inibire la gestione di un 
nuovo interrupt (ma fatta salva la sua 
«memorizzazione»), allora basterà azze- 
rare il citato flag per mezzo dell'istruzione 
CU. per poi resettarlo (con l'istruzione 


STI) allorché si ammetta l'intrusione di 
nuovi interrupt, in genere proprio prima 
dell'istruzione IRET di chiusura della 
routine in corso di esecuzione. 

Abbiamo già detto che l'interrupt con- 
troller fornirà alla CPU (durante la fase di 
«Interrupt Acknowledge») un byte sul 
DATA BUS, indicante il numero corri- 
spondente all'interrupt che si vuole gesti- 


’Trap Gate», a seconda del valore del campo T: se T= / 


re: viceversa nel caso dell'NMI, il numero 
dell'interrupt è già prefissato a 2 (come 
nell'8086) tanto è vero che nel caso 
dell'NMI manca (perché inutile...) la fase 
di «Interrupt Acknowledge». 

Gli interrupt software 

Abbiamo già citato l'istruzione INT (in 
genere «INT n» con «n» pari al numero di 
un interrupt. «INT 3» usata in genere per 
gestire i breakpoint ed «INTO» per gesti- 
re gli overflow) nonché gli interrupt gene- 
rati a seguito di violazioni alla struttura di 
privilegi e protezioni tipica del 286 in 
«Virtual Mode». 

In entrambi i casi tali interrupt non sono 
interrompibili ed in particolare quelli ge- 
nerati da condizioni di errore, sono asso- 
ciati ad una word posta sullo stack, 
indicante il tipo di errore generato ed 
hanno un vettore di interrupt compreso 
tra 0 e 31 : per tale motivo l'Intel sconsi- 
glia l'uso dell'istruzione INT «n» con 
valori di «n» inferiori a 32. avvertimento 
ancora una volta disatteso dai viceversa 
solerti progettisti dell'MSDOS. per com- 
patibilità verso l'8086. 

« Interrupt Gate» e « Trap Gate » 

Facendo riferimento alla figura 3. ve- 
diamo la struttura dei due gate in esame, 
ormai standardizzata, nella quale innanzi- 
tutto il campo «T» serve a distinguere 
formalmente un «Trap Gate» (per T= 1 ) 
da un «Interrupt Gate» (T=0): la differen- 
za tra l'uno e l'altro gate risiede nel 
differente comportamento nei riguardi di 


ulteriori interrupt eventualmente gene- 
rati. 

In particolare l'«lnterrupt Gate» indica 
che la procedura sarà da attivare con gli 
interrupt automaticamente disabilitati 
(come se ci fosse una CLI), mentre 
viceversa l’accesso ad una routine di 
gestione di un interrupt tramite un «Trap 
Gate» avviene senza alterare lo stato del 
flag di interrupt (IF): si noti che «non si 
altera lo stato» e non «si setta lo stato», 
come potrebbe venire in mente dato che 
viceversa con l’«lnterrupt Gate» lo stato 
viene «resettato». Ciò vuol dire ovvia- 
mente che l'utente è libero, nel caso dei 
«Trap Gate», di abilitare o meno gli 
interrupt successivi (o meglio, non di- 
mentichiamocelo, «abilitare o meno la 
gestione degli interrupt successivi», dal 
momento che comunque gli interrupt 
vengono memorizzati). 

Analizzando dunque la figura 3. ricono- 
sciamo gli oramai ben noti campi o 
comunque campi di facile interpreta- 
zione; 

— i campi «Interrupt Code Offset» e 
«Interrupt Code Segment Selector» indi- 
cano l'indirizzo iniziale della routine di 
gestione dell'interrupt, indirizzo iniziale 
espresso come coppia «selector: offset» 
e non come un indirizzo fisico; 

— il campo «P» indica al solito la presen- 
za (P=1) o meno (P=0) in memoria della 
routine di gestione, con tutte le conse- 
guenze del caso se P=0...; 

— il campo DPL rappresenta sempre il 
livello di privilegio del descrittore; 

— del campo «T » abbiamo già detto ed 
infine; 

— dei due campi «UNUSED» ed «INTEL 
RESERVED» non c'è nulla da aggiungere 
se non che è vivamente sconsigliato 
scriverci qualcosa, in previsione di un 
passaggio del software al 386 il quale, 
come vedremo nella naturale evoluzione 
della presente rubrica, viceversa utilizza 
tali campi (seppur in parte, demandando 
ad un prossimo 80486 la completa utiliz- 
zazione dei residui campi...). 

Tornando un istante sul campo DPL, 
c'è da aggiungere che questo viene 
gestito solo nel caso di istruzioni «INT n», 
«INT 3» ed «INTO» (ed al solito il CPL, il 
«Current Privilege Level», del program- 
ma in corso di esecuzione deve risultare 
minore o uguale del DPL). mentre vice- 
versa viene ignorato ovviamente nel caso 
di interrupt esterni: non è ben chiaro 
infatti come un evento esterno possa 
avere un proprio livello di privilegio! 

Con questo terminiamo questa pun- 
tata ed anticipiamo che nella prossima 
analizzeremo in dettaglio le innumere- 
voli operazioni che la CPU compie (in 
maniera trasparente, è ovvio) quando 
inizia a gestire un interrupt per mezzo 
di un gate mc 


INTERRUPT CODE UFFSET 


INTERRUPT LODE SEGMENT SELECTOR 
0 I 1 ! T ! UNUSED 

INTEL RESERVED 


232 


MCmicrocomputer n. 79 - novembre 1988 


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MS-DOS 


I 


«device driver» 


terza parte 


Nelle ultime due puntate 
abbiamo iniziato ad analizzare 
le caratteristiche dei «device 
driver», a partire dalla loro 
descrizione e funzione 
principale di «estensione del 
DOS», per vedere poi le 
caratteristiche più interne 
quali il «Request Header » e le 
possibilità del DOS di attivare 
una particolare routine del 
driver stesso 


Ricordiamo brevemente le caratteri- 
stiche di un driver: si tratta di un insie- 
me di routine attivabili esclusivamente 
da parte del DOS allorché quest'ultimo 
ne abbia bisogno ed in particolare l'atti- 
vazione avviene non attraverso una 
chiamata ad una di tante routine, ma 
semplicemente per mezzo di un unico 
entry point, subito dopo aver settato in 
maniera opportuna il già citato Request 
Header. 

Da questo punto di vista dunque un 
driver è completamente diverso da un 
qualsiasi programma che viceversa sia- 
mo noi ad avviare digitandone da tastie- 
ra il nome od invocandolo tramite un 
batch oppure ancora attivandolo dall'In- 
terno di un altro programma: ripetiamo 
che viceversa rimane li inattivo, finché il 
DOS non ne ha bisogno. 

Ma quando ne ha bisogno?! È presto 
detto: quando ad esempio desideriamo 
effettuare operazioni sull'unità «S;» il 
cui gestore appunto, il driver, è proprio 
stato definito da noi, oppure quando 
desideriamo effettuare un output ad 
una certa unità «PRI:» che gestisce una 
stampantina seriale di tipo particolaris- 
simo. 

Infatti sappiamo che i device driver 
sono di due tipi, a seconda delle entità 
(item) con cui hanno a che fare: sarà 
perciò di tipo «character» oppure di tipo 
«block», nel quale ultimo caso invece 
del singolo carattere gestirà interi buffer 
di memoria (cioè un insieme di locazioni 
consecutive di memoria). 


Abbiamo detto dunque più volte che 
un device driver consta di un certo 
numero di routine, ognuna rispondente 
ad un ben preciso compito, che il DOS 
si aspetta che la routine compia: va da 
sé che la routine di INPUT non dovrà 
mai effettuare altro che l'input di dati, 
altrimenti si potranno avere sicuri mal- 
funzionamenti, oltre alla considerazione 
che non si è capito lo spirito di un 
device driver... 

La scorsa puntata abbiamo già dato 
un elenco di quelle che sono le varie 
routine che formano un driver: per co- 
modità di lettura anche in questa punta- 
ta riportiamo la tabellina (in figura 1 ) già 
vista. 

Analogamente riteniamo utile ripub- 
blicare un'altra tabellina, relativa al «Re- 
quest Header» (vedasi la figura 2), in 
quanto fra breve ne torneremo a parlare 
in grande stile. 

Prima però di passare ad analizzare i 
singoli comandi, ritorniamo un istante 
alla questione della chiamata da parte 
del DOS di una delle routine che com- 
pongono il driver, ovverosia l'attivazione 
di un comando del driver stesso. 

L'attivazione delle routine 
del driver 

Abbiamo già parlato di questo argo- 
mento la scorsa puntata: ora cerchere- 
mo di essere un po' più chiari e con- 

Supponiamo perciò che il DOS voglia 



234 


MCmicrocomputer n. 79 - novembre 1988 


MS-DOS 


attivare il driver e cioè voglia inizializzar- 

10 appunto con la routine INIT (che 
vedremo in dettaglio tra breve): il «vo- 
glia» di cui sopra è ovviamente una 
nostra interpretazione antropomorfica 
del computer... 

In realtà il DOS è forzato ad effettua- 
re le chiamate al driver in momenti ben 
precisi: a maggior ragione nel caso della 
INIT. che deve comunque essere ese- 
guita. anche se poi il driver per ipotesi 
non verrà mai più interpellato. 

Dicevamo dunque che il DOS vuole 
eseguire il comando «INIT»: per comu- 
nicarlo al driver, deve riempire un'appo- 
sita tabella (detta «Request Header», 
come ben sappiamo), fornire al driver 
l'indirizzo effettivo di memoria di tale 
tabella per mezzo della coppia di registri 
ES:BX, ed infine dovrà effettuare una 
chiamata alla routine detta di «strate- 
gy», il cui indirizzo era posto (anche 
questo lo sappiamo) nell’ «Header» del 
driver stesso (attenzione! nell’Header 
del driver, non nel Request Header!), 

Il driver, non appena in fase di esecu- 
zione, dovrà dunque salvare i valori con- 
tenuti in ES:BX in celle di memoria a lui 
ben note e poi rientrare al DOS per 
mezzo di una istruzione RET di tipo FAR 
(inter-segment). 

Subito dopo sarà il DOS stesso ad 
attivare il driver effettuando una chia- 
mata alla «interrupt routine»: il driver 
potrà ora eseguire il comando desidera- 
to dal DOS, leggendo appunto il Re- 
quest Header, di cui conosce bene l'in- 
dirizzo. 

In particolare I' «interrupt routine» 
conterrà al suo interno un controllo se il 
tipo di comando richiesto dal DOS sia 
implementato oppure no e solo in caso 
positivo si avrà il salto alla routine corri- 
spondente al comando richiesto. 

Non tanto complicato, ma assai mac- 
chinoso, non c'è che dire... 

11 comando principale: INIT 

Si tratta del comando (o meglio, della 
routine) attivato in ogni caso, e per 
primo, da parte del DOS: corrisponde 
ad un valore nullo per il «command 
code» e servirà ai progettisti del driver 
per settare in uno stato iniziale ben noto 

MCmicrocomputer n. 79 - novembre 1988 



tutte le risorse del driver stesso (siano 
esse «soft», quali variabili, contatori, 
aree di memoria da azzerare, oppure 
«hard» e cioè circuiti integrati da reset- 
tare o da programmare in maniera op- 
portuna). 

Nel caso del comando INIT si avrà un 
Request Header in cui. a partire dalla 
cella di offset pari a ODH, ci saranno 
alcune informazioni. 

Facendo riferimento alla figura 3, ve- 
diamo che in particolare sono presenti 
quattro campi, oltre alla parte fissa che 
è quella di figura 2, che sono: 

— il numero di unità («Number of Unit- 
s») che compongono il driver, nel caso 
in cui sia di tipo «block», numero che 
deve essere fornito dal driver stesso: 
se ad esempio il nostro driver gestisce 
due unità di memoria virtuale, ecco che 


il valore 2 dovrà essere posto in tale 
campo. In tal modo il DOS saprà che tra 
le unità logiche di tipo «block» ce ne 
saranno due generate dal driver stesso: 
se il computer ha già due floppy disk 
(rispettivamente «A:» e «B:»), ecco che 
le nuove unità si chiameranno «C:» e 
«D:»; 

— l'indirizzo finale della parte residente 
del codice che costituisce il driver vero 
e proprio. 

Ricordiamo a tal proposito che si in- 
tende per «parte residente» di un certo 
programma, quella parte che non verrà 
mai in alcun modo toccata da parte dèi 
DOS e che perciò potrà rimanere «sana 
e salva» al suo posto: il tutto in contrap- 
posizione ad un programma qualunque, 
che, alla fine dell'esecuzione con relati- 
vo ritorno al DOS, viene viceversa rico- 


Figura 3 
Struttura del Request 
Header nel caso di 
chiamata alla routine 
INIT, di Inizializzazione 
del driver. 



MS-DOS 


pedo da un altro programma attivato 
successivamente. 

Nel nostro caso dunque abbiamo da 
parte del DOS la garanzia di poter con- 
tare su un driver il cui codice non verrà 
sovrascritto da altri programmi: a tale 
scopo dunque il driver dovrà tornire in 
tale campo l'indirizzo finale della parte 
di programma da rendere residente. 


che intende gestire (solo nel caso 
«block»), e conseguentemente deve 
fornire l'indirizzo del BPB, mentre infine 
deve fornire in ogni caso l'indirizzo del- 
l'ultima locazione di memoria da mante- 
nere residente. 

Nel caso in cui si abbia la presenza di 
uno o più «parametri» nella linea di 
comando di cui sopra, il driver dovrà 



Figura d 

Struttura del BPB 
In Bios Parameter 
Block ni. nel quale 
sono indicale le 
caratteristiche 
peculiari dell' unità 

nblock» P ° 


nell'oramai consueta forma «offset: 
segment», 

— un puntatore con due significati: in 
input è l'indirizzo del buffer di memoria 
dove sono posti i parametri specificati 
all'atto dell’attivazione del driver, men- 
tre viceversa in output deve essere 
fornito al DOS il puntatore al cosiddetto 
BPB (del quale parleremo in dettaglio 
nel seguito) anche questo in forma «off- 
set: segment». 

Per quanto riguarda i parametri, fac- 
ciamo l'esempio dell'attivazione di un 
driver all'Intèrno del file CONFIG.SYS, 
del tipo 

device = mydriver 64k 

dove appunto è indicato il nome «my- 
driver» ed è specificato un parametro 
«64k». che il driver stesso dovrà poi 
processare. È perciò in tale campo che 
appare il puntatore della zona di memo- 
ria dove è stata memorizzata la stringa 
«64k», che il driver potrà così leggere; 

— il «drive number». infine, nel caso di 
«block device driver» è un valore fornito 
dal DOS (a partire dalla versione 3.10) 
ed indica il numero associato alla prima 
unità gestita dal driver, con la conven- 
zione secondo la quale l’unità «A:» vie- 
ne indicata con il valore 0, l'unità «B » 
con il valore 1 e cosi via. 

Per quanto riguarda la funzione INIT, 
ci sono da aggiungere altre considera- 
zioni. tra le quali ricorderemo ciò che il 
driver deve compiere comunque all'atto 
dell'attivazione. 

In particolare, come abbiamo visto, 
deve indicare al DOS quante unità logi- 


ovviamente provvedere a salvare il con- 
tenuto del terzo campo (per avere l'indi- 
rizzo della zona di memoria in cui trove- 
rà i parametri), prima di andare a sovra- 
scriverci l'indirizzo del BPB. 

Inoltre la routine INIT dovrà effettuare 
l’inizializzazione delle risorse soft e hard 
ed infine, prima di cedere il controllo al 
DOS con una RET di tipo FAR, dovrà 
settare oppurtunamente la «status 
word» che abbiamo incontrato la scorsa 
puntata, segnalando la presenza di 
eventuali errori. 

Infatti nel malaugurato caso in cui si 
abbia la presenza di errori (ad esempio 
se accade che la memoria richiesta per 
il corretto funzionamento del driver non 
sia effettivamente disponibile, oppure 
per un qualsiasi altro «intoppo» che 
impedirebbe il corretto funzionamento 
del driver), si potrà addirittura porre un 
valore nullo come numero di unità gesti- 
te dal driver e porre come ultimo indiriz- 
zo della parte residente pari a 
«CS:0000». 

Con tale valore infatti si comunica al 
DOS che l'indirizzo dell'ultima locazione 
da mantenere residente è quella il cui 
offset è 0 e cioè in pratica si rinuncia al 
driver stesso (ricordano i lettori che un 
driver NON inizia ad offset 100H. come 
un qualunque programma di tipo 
«.corri», ma bensì inizia all'indirizzo 0, al 
quale deve essere posto l'«Header» ?!), 
evitando cosi il benché minimo spreco 
dì memoria da parte del driver, che non 
potrebbe mai funzionare e viceversa 
rimarrebbe inutilizzabile in memoria. 


Il BPB («Bios Parameter Block») 

Accenniamo in questa sede, visto 
che ne abbiamo parlato parecchio, al 
significato ed alla struttura del BPB: si 
tratta di una tabella (che vediamo in 
figura 4), contenente parecchie infor- 
mazioni utili per poter gestire corretta- 
mente un dispositivo logico di tipo 
«block». 

In particolare vediamo che nel BPB 
appaiono parecchi campi, il cui contenu- 
to è il seguente: 

— il primo campo indica il numero di 
byte per settore; 

— il secondo indica invece il numero di 
settori che compongono un blocco di 
allocazione (che rappresenta l’insieme 
fondamentale su cui lavora il DOS) : tale 
valore deve necessariamente essere 
una potenza di 2; 

— quindi abbiamo il numero di settori 
riservati (dove in genere viene posto il 
sistema, ma che viceversa possono es- 
sere quelli appartenenti ad un'altra parti- 
zione, ma qui il discorso si complica 
oltre le intenzioni e perciò l’abbandone- 
remo subito, come non detto...); 

— successivamente abbiamo il nume- 
ro di FAT presenti nell'unità: ricordiamo 
che per FAT («File Allocation Table») si 
intende una tabella presente in tutti i 
dischi (floppy, minidisk ed hard-disk) 
che indica, in maniera alquanto com- 
plessa. in quali punti del disco stesso 
sono stati allocati tutti ì file presenti. 

Per motivi di sicurezza e cioè per 
conservare l'integrità delle informazioni 
presenti sul disco, di solito la FAT è 
riportata in duplice copia, anche se ciò 
comporta l'utilizzazione di una parte ini- 
ziale del dischetto. 

— Poi è presente il numero massimo 
di «directory entry» e cioè di «voci» 
all'interno della directory, intendendo 
con tale termine, oltre ai file veri e 
propri, anche gli elementi che identifica- 
no una sub-directory. 

— Successivamente compare un valo- 
re che indica il numero totale di settori 
che compariranno nell'unità logica, in- 
cludendo nel conteggio anche il settore 
di «bootstrap», i settori dedicati alla 
directory e quelli riservati per la FAT 

— Il penultimo campo rappresenta il 
«Media Descriptor», in pratica un valore 
che identifica le caratteristiche dell'unità 
logica in esame: di tale byte parleremo 
ampiamente nella prossima puntata. 

— Infine è presente il numero di settori 
occupati da una singola FAT. 

Con la descrizione del BPB chiudiamo 
dunque la puntata: nella prossima ana- 
lizzeremo altri comandi relativi ad altret- 
tante routine da implementare in un 
device driver. 


236 


MCmicrocomputer n. 79 - novembre 1988 


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Dopo aver parlato, lo scorso 
mese, delle caratteristiche 
generali del V9938 e dei modi 
di accedere ad esso, iniziamo 
ora a descrivere i numerosi 
registri a sola scrittura 
Ricordiamo che uno dei più 
grossi problemi affrontati dai 
progettisti di questa 
meraviglia tecnica è la 
compatibilità con il suo 
predecessore TMS9918. che 
di registri VDP a sola scrittura 
ne ha soltanto 8. Questo ha 
comportato che tutti i 
miglioramenti dell'«MSX 
Video» (così è anche definito 
il V9938) facciano ricorso a 
nuovi registri che vadano ad 
integrare e non a sostituire, 
quelli del chip della Texas 
Instruments; in tal modo un 
vecchio programma per MSX- 
1, che scriva direttamente nei 
suddetti registri, potrà 
continuare a funzionare (pur 
con qualche precauzione) 
anche sugli MSX-2, senza dar 
luogo ad inconvenienti. 

Per tale motivo i registri da 0 
a 7 sono quasi del tutto 
analoghi a quelli del TMS, 
tranne per quei bit che in 
quest'ultimo non erano 
utilizzati o che non trovavano 
applicazione sugli MSX 


MSX 

di Maurizio Mauri 


IL V9938 

seconda parte 


Cominciamo ad analizzare i registri 0 
e 1 che riportiamo schematizzati in figu- 
ra 1. 

Si nota, anzitutto, che il bit 7 del 
registro 1 (selezione 4/1 6k) e il bit 0 del 
registro 0 (External Video input) non 
producono più alcun effetto. 

Acquistano, invece, significato altri 
bit, nel registro 0, che in precedenza 
dovevano essere sempre 0. 

I bit che attivano o disattivano le 
interruzioni sono diventati 3: oltre al 
vecchio IEO (Vertical retrace interrupt) 
si sono aggiunti IE1 (Horizontal retrace 
interrupt) e IE2 (Light pen or mouse 
interrupt). 

II bit 6 del registro 0 (Dig) fa entrare il 
VDP in modo digitalizzazione: quando 
questo bit è 1 il color bus è posto in 
modo input e i dati trasferiti direttamen- 
te in VRAM. Tutto ciò non vuol dire, 
ovviamente, che qualsiasi MSX-2 sia in 
grado di digitalizzare immagini prove- 
nienti da una sorgente esterna come fa 
il Philips NMS8280. Il V9938 è predispo- 
sto a farlo, ma ha anche bisogno di 
hardware aggiuntivo, da collegare nei 
numerosi pìn non utilizzati. 

I bit di modo M4 e M5, in aggiunta ai 
già noti MI M2 e M3 del TMS, consen- 
tono di definire lo screen. grafico o di 
testo, secondo corrispondenza riportata 
nella figura 2. 

Per poter lavorare nello screen desi- 
derato, però, non è sufficiente settare 
gli opportuni bit di modo, ma è necessa- 
rio anche definire le zone della VRAM 
destinate a contenere i pattern dei ca- 
ratteri, i codici dei colori e tutto il resto, 
e cioè tutte quelle caratteristiche che 
vengono controllate dall'istruzione BA- 
SE(n) del Basic. 

In maniera analoga al TMS9918, nella 
VRAM trovano posto le varie tabelle: la 
Screen Image Table, la Color Table. la 


Pattern Descriptor Table. la Sprite Attri- 
bute Table e la Sprite Descriptor Table. 
In verità ve ne sono altre due: la Palette 
Table. della quale abbiamo già parlato, e 
la Sprite Color Table, sulla quale ci sof- 
fermeremo in seguito. 

Poiché il V9938 può indirizzare una 
quantità ben maggiore dì 16 Kbyte, an- 
che i registri 2-6, che contengono l'indi- 
rizzo di queste tabelle, sono in parte 
modificati. 

In generale, mentre nel TMS erano 
sufficienti 14 bit per definire un indiriz- 
zo. nel V9938 vengono sempre richiesti 
17 bit, capaci di gestire sino a 128 
Kbyte di memoria- 
li registro 2 del VDP contiene i 7 bit 
più significativi della Screen Image Ta- 
ble. Una variazione di una unità del 
contenuto di questo registro equivale 
allo spostamento della Screen Table di 
1K. 

Il registro 3 del VDP, che già nel TMS 
era interamente impegnato con gli 8 bit 
più significativi dei 14 necessari dell'In- 
dirizzo della Color Table. ora non é più 
sufficiente. I 3 bit rimanenti devono 
essere posti in un nuovo registro, il 10. 
secondo lo schema di figura 3. 

Il registro 4, che definisce la base 
della Pattern Descriptor Table, contiene 
i 6 bit più significativi dell'indirizzo, che 
può essere definito per passi di 2k. 

Anche la Sprite Attribute Table neces- 
sita. per la definizione della propria ba- 
se. di due registri: cosi al vecchio regi- 
stro 5 del TMS si affianca il registro 1 1 
nella maniera illustrata nella figura 4. 

Il registro 6, infine, definisce la base 
della Sprite Descriptor Table. Nel regi- 
stro devono essere scritti soplo i bit da 
11 a 16 dell'effettivo indirizzo: e quindi 
la base è definibile per passi di 2k. 

Le regole esposte presentano nume- 
rose eccezioni negli screen caratteristici 




76543210 


Reg. 0 ? 0 ! Dig ! IE2 I IE1 ! M5 ! M4 ! M3 ! 

Reg. 1 I ! Blk ! IEO I MI ' M2 ! 0 ISize 1 Mag 


238 


MCmicrocomputer n. 79 - novembre 1988 


MSX 


degli MSX-2. le prenderemo in esame 
quando approfondiremo la conoscenza 
di questi screen. 

Riassumiamo nella figura 5 gli indirizzi 
di default di inizio delle suddette tabelle, 
per ognuno dei 10 screen. desumibili 
anche per mezzo della funzione BA- 
SE(n) come illustrato nello schema pub- 
blicato. 

A livello di BIOS poche sono le routi- 
ne che sono state aggiunte per rendere 
attivo uno screen. 

Nella ROM principale, la sola 
CHGMOD (005FH) è stata modificata 
per consentire il suo utilizzo in tutti gli 
screen grafici degli MSX-2. 

Nella sub ROM trovano posto, inve- 
ce. due nuove routine: CHGMOD (00D- 
1H) e CHGMDP (001 B5H). che non 
apportano sostanzialmente nessuna no- 
vità. La differenza sostanziale fra queste 
due ultime routine è che la seconda 
provvede anche all'inizializzazione della 
palette. Tutte le routine richiedono nel- 
l'accumulatore lo screen voluto. 


Gli altri registri di modo 



Figura 2 


se Dig è 0. il color bus è in ingresso se 
CBD è settato e in uscita nel caso 
contrario. 

In ogni caso, è bene dire che. nella 
maggior parte degli MSX-2. i piedini del 
chip da collegarsi con il color bus non 
sono utilizzati. 


TP determina se il colore con codice 
0 debba considerarsi un normale colore 
come tutti gli altri, oppure debba sem- 
pre essere trasparente. La cosa non è 
di nessuna importanza sugli MSX-1 . do- 
ve. infatti, la scelta non si pone. Ricor- 
diamo, però, che sugli MSX-2 tutti i 
colori, e quindi anche il colore 0, posso- 
no essere modificati tramite la palette. 

Se resettiamo TP (colore 0 trasparen- 
te) la funzione di palette sul colore 0 
non produce alcun effetto, a meno che 
questo non sia stato selezionato come 
colore di fondo. 

LCR deve essere posto a 1 allorché 
viene utilizzata la penna ottica. In que- 
sto caso il bit MS (Mouse) deve essere 
resettato, perché altrimenti viene consi- 
derato il mouse. 

Nel registro 9 troviamo un interessan- 
te NTS, che determina una uscita sul 
video in modo PAL (50 Hertz, 313 linee 
sullo schermo) oppure NTSC (60 Hertz, 
262 linee). Nel primo modo, quello che 
si ha normalmente, sullo schermo risul- 
tano evidenti due grosse strisce del 
bordo superiore e inferiore; e la parte in 


In aggiunta ai registri 0 e 1 vi sono 
altri due registri che determinano il mo- 
do di funzionamento del VDP: selezio- 
nano. cioè, caratteristiche come il nu- 
mero delle linee che vengono visualizza- 
te sullo schermo o la visualizzazione in 
modo interlacciato o a pagine alterne. 

Si tratta dei registri 8 e 9 il cui signifi- 
cato lo riassumiamo in maniera sche- 
matica nella figura 6. 

Si faccia attenzione al fatto, già citato 
a suo tempo, che i registri da 8 in poi, 
quando vengono letti o modificati con la 
funzione VDP del Basic, debbono esse- 
re incrementati di 1 . 

Il bit 0 del registro 8. quando è messo 
a 1 , modifica l'uscita video-composita in 
32 gradazioni monocromatiche; altri- 
menti l'output avviene normalmente a 
colori. Non viene invece modificato il 
segnale sull'uscita RGB 

Il bit SPD (SPrite Disable mode) fa 
scomparire gli spnte dallo schermo se 
viene resettato. Non si tratta, ovviamen- 
te. di una cancellazione o di una inizializ- 
zazione degli sprite, visto che questi 
torneranno a riapparire, appena questo 
bit viene messo a 1. 

I bit 2 e 3 (VRAM select) determinano 
congiuntamente il tipo di memoria vi- 
deo secondo lo schema di figura 7. 

CBD (Color Bus Direction), invece, 
pone il bus del colore in modo ingresso 
o in modo uscita, e deve essere usato 
insieme al bit Dig del registro 0. In 
particolare, se Dig è 1 il bus del colore è 
sempre in modo ingresso, indipenden- 
temente dal valore di CBD. Altrimenti, 







O — 40C ! OOOOH 


0 -aoc 1 ooooh 

1 - 2 ! 1800H 

3 ! 0800H 

4 ! 1800H 

S - 6 • OOOOH 

7-8 1 OOOOH 



0800H 


OOOOH 




OOOOH 


Color 


Sprite 

•ttr. 


0800H 






3800H 

380OH 

3800H 

7800H 

FOOOH 


1BOOH 
1 BOOH 
1EOOH 
7600H 
FAOOH 


239 


MCmicrocomputer n. 79 - novembre 1988 


MSX 



cui avviene la stampa risulta limitata. 
Nel secondo modo, invece, si assiste 
alla scomparsa dei bordi tramite una 
dilatazione della parte attiva dello scher- 
mo, almeno se disponiamo di un moni- 
tor e non di un televisore pur provvisto 
di presa SCART. 

Quest'ultimo modo è utilizzato da al- 
cuni giochi (come Laydock, 1942 e Bub- 
ble Bobble). 

Per attivare il modo NTSC da Basic 
basta la seguente istruzione: 

VDPI10)=VDP(10) AND &HFD 

mentre, per ritornare in modo PAL. bi- 
sogna utilizzare l'istruzione: 

VDP(10)=VDP(10) OR 2 

Ugualmente interessante é il bit LN, 
che determina la visualizzazione di 192 
se resettato, o di 212 righe se viene 
posto a 1 

Questo bit è. ovviamente, settato ne- 
gli screen 5-8, dove si dispone sempre 
di 212 pixel in verticale, ma la cosa può 
essere modificata e non solo in questi 
screen. 

Particolarmente strano è l'effetto del- 
le 212 linee nei modi testo, dove si ha 
la comparsa di 26 linee di caratten com- 
pleti e di una ventisettesima riga di 
caratteri tagliati a metà. 0, forse, la 
cosa sembra meno strana se si pensa 
che 26 righe corrispondono a 208 punti. 

L'uscita su 26 linee può essere utiliz- 
zata in ogni ambiente, anche in Basic, 
purché si abbia l'accortezza di porre il 
numero delle righe che si vogliono utiliz- 
zare nella locazione di memoria 0F3B1H 
(CRTCNTI L'editor del Basic riconosce, 
però, soltanto 24 righe, per cui scriven- 
do una istruzione sulla venticinquesima 
riga, questa non verrà accettata. 

Inoltre é da tener presente che, con 
26 righe di schermo e in 80 colonne, la 
Screen Image Table necessita di alme- 
no 2080 byte. E la strana scelta dei 
programmatori della Microsoft di porre 
la Color Table all'indirizzo 2048 porta 
quest'ultima ad interferire con la prece- 
dente tabella 

In maniera molto succinta riassumia- 
mo il significato degli altri bit 

DCD: Dot Clock Direciion (0=input, 
1 =output) 

E/O: se è 1. in maniera alternativa 
vengono visualizzate la pagina (dispari) 
attuale e quella precedente 
IL: Interlace Mode (0=modo non inter- 
lacciato, 1=modo mterlacciato) 

SY: Sinc interna o esterna. Per maggio- 
ri dettagli rimandiamo al manuale del 
Basic, quando viene descritta l'istruzio- 


ne SET VIDEO, e, in particolare, il para- 
metro «modo», 

I registri di controllo 
in modo testo 

Come é noto, il registro 7 del VDP 
definisce i colori dello sfondo e del 
primo piano nello screen 0. In particola- 
re il nybble più significativo rappresenta 
il colore del primo piano, e il nybble 
meno significativo il colore del bordo. E 


PROGRAM Flash; 

VAR Stri Stringe 2551 1 


quindi tutti i caratteri dello schermo 
hanno necessariamente lo stesso co- 
lore. 

Quello che è invece meno noto é che 
il V9938 consente di avere sullo scher- 
mo alcuni caratteri con colore, sia di 
primo piano che di sfondo, diversi da 
quelli contenuti nel registro 7; e. inoltre, 
tali caratteri possono anche lampeggia- 
re, diventando, per un certo tempo, 
anch'esso definibile, del colore principa- 
le. e poi. per un altro tempo, del colore 


FUNCTION VDP (NumberOTRegi ster 
BEGIN 

IF NumberOFRegister<8 THEN 
ELSE VDPi=VDP_Reg2CNumbe 

END; 


BYTE) :BYTE; 

'DP ! = VDP_Reg 1 1 Numb e 


iPINumb 


r-OtReg 


IF NumberOfRegister<24 THEN 
IF Number Of Reg i ster < 8 THEN VDP 
ELSE VDP_Reg2CNumber0f Regi steri 


< EI } 
ieglCNumb 


il Integer) :BYTE; 


Port 1*993 1 = 
PortC*993:- 
VPeek : =Port 


PROCEDURE VPoke ( Adtì 
BEGIN 

WrlteVDP < 14, Acare 


ras: INTEGER; 
i SHR 13); 


Porti *993:= 
Por t 1*993 i= 
Port C*983 : » 


li (Address) AND *1F> t 


PROCEDURE Fi 11 VRAM (Address, Numb« 
BEGIN 

INLINE <*2A/Address/ 

*ED/*4B/Number0-f Byte/ 


-OTBytei INTEGER; ! 
< LD HL.Addrc 


240 


MCmicrocomputer n, 79 - novembre 1988 



MSX 


alternativo. Ma tutto questo può avveni- 
re solo in modo testo a 80 colonne. 

E cosi si spiega anche l'arcano della 
Color Table definita in modo testo. 

Molto brevemente, diciamo che il re- 
gistro 12 contiene, in maniera analoga 
al registro 7, i codici del colore alternati- 
vo; e cioè il nybble più significativo 
rappresenta il colore del primo piano e il 
nybble meno significativo il colore dello 
sfondo. 

Il registro 13, poi, contiene nel nybble 
più significativo un numero proporziona- 
le al tempo in cui deve rimanere sullo 
schermo il colore alternativo, e. nel nyb- 
ble meno significativo un numero pro- 
porzionale al tempo in cui deve essere 
visualizzato il colore principale. Ogni uni- 
tà equivale a circa 0.2 secondi. 

Chiariamo tutto con un esempio. Sup- 
poniamo di voler definire, su uno scher- 


mo blu con caratteri bianchi, alcuni ca- 
ratteri rossi su sfondo giallo; questi 
caratteri debbono anche lampeggiare, 
mostrandosi per 1 secondo bianchi su 
sfondo blu, e per 2 secondi rossi su 
sfondo giallo. 

La prima cosa da fare è di porre nel 
registro 12 il valore 6BH (6=rosso, 
0BH=giallo| nel seguente modo: 

VDPI13) = &h6B 

Poi il valore 0A5H dfinisce i tempi di 
lampeggio sopra descritti; e quindi scri- 
veremo ancora: 

VDP(14)=&HA5 

L’effetto che si può notare è che 
molti dei caratteri sullo schermo si met- 
tono a lampeggiare nel modo voluto. 



! O O ! 16K x 1 bit I 
! 0 1 ! 16K x 4 bit ! 
! 1 0 ! 64K x 1 bit ! 
Il 1 ! 64K High Speed 1 




Un valore 0 nel tempo di lampeggio 
sta a significare che una delle due cop- 
pie di colori non deve mai comparire. 
Quindi, se si vuole fermare questo «ma- 
cello» che abbiamo creato basta porre 0 
nel registro 13. 

Ora, se vogliamo creare qualcosa di 
più ordinato, se vogliamo, cioè, che solo 
una porzione di schermo ben definita 
sia interessata dal lampeggio e dai colo- 
ri alternativi bisogna prendere in esame 
la Color Table. Quest'ultima non viene 
considerata né dal Basic né dal BIOS, e 
per questo si trova sempre a contenere 
strani valori, che determinano gli effetti 
un po' bruttini visti in precedenza. Quin- 
di come prima cosa dobbiamo ripulirla, 
ad esempio con il seguente programmi- 
no, che azzera tutti i 270 byte di cui è 
composta: 

10 FOR l=BASE(l) TO 1+270 
20 VPOKE I, 0 
30 NEXT I 

Ad ogni carattere sullo schermo corri- 
sponde un bit nella Color Table: cosi al 
45esimo carattere dello schermo (prima 
riga, colonna 45) corrisponde il quaran- 
tacinquesimo bit della Color Table. o. in 
altre parole, il quinto bit (a partire da 
sinistra) del nono byte, 

È necessario, quindi, individuare il bit 
da porre ad uno nella Color Table. 

In generale, se indichiamo con R e C 
la riga e la colonna che individuano il 
carattere, il numero: 

X = 80 • (R— 1)+C— 1 

ci dà la posizione relativa, nella Screen 
Image Table, del byte che rappresenta 
in carattere. 

La parte intera del rapporto fra questo 
numero e 8 ci dà la posizione, nella 
Color Table. del byte che contiene il bit 
corrispondente; quest'ultimo è indivi- 
duato dal resto della precedente opera- 
zione. 

Come esempio finale si veda il listato 
pubblicato in queste pagine, con le or- 
mai usuali procedurine in Turbo. mc 


CONST Color Tabi e: INTEGER - *800| 


PROCEDURE InverseColor (Color Text, Co 
BEO IN 

Wr i t e VDP ( 1 2 , Co 1 or T«x t * 1 6+Co 1 or Bac 
END; 


srOFCh ars BYTE; OnOF F : BOOLEAN) ; 


Xs-O; 

REPEAT 


Js=I MOD B; 

Mask:= *80 SHR J; 
UH ILE (Ma«k>0) AND 
IF OnOFF THEN 


rable+I DIV 8); 


/al ua AND NOT C 




PROCEDURE E 
BEO IN 

Wr i teVDP ( 13, TimeOm 
END; 


seOn , T ì meO-f F : BYTE > ; 


r<30, io) ; 

se (30, IO, length (a 
(3,2) ; 

m,20> ; 


MCmicrocomputer n. 79 - novembre 1988 


241 



a cura di Andrea de Prisco 


Maurizio Mangrella ha colpito 
ancora. Non contento delle sue 
gesta contro Modi Grafici. 
Scrolling, Copper et similia, 
questa volta ci offre sul solito 
piatto d'argento (ah. se tutti 
fossero precisi come lui!) una 
scorpacciata di altre importanti 
informazioni, davvero tante e 
tutte accompagnate da degno 
software, che vi stilleremo mese 
per mese come una preziosa 
medicina. Oggi l'antipasto: un 
semplice Assembler 
Disassembler per scrivere i vostri 
programmi Copper (Amiga non 
solo è multitasking, ma da un po' 
di tempo anche multiprocessor!) 
per sbizzarrirvi nei modi grafici 
più strani. Per motivi di spazio 
non possiamo pubblicare il 
listato, ma tranquilli... le prossime 
utility del Mangrella. come detto 
già in nostro possesso, sono di 
dimensioni minori... 


È disponibile, presso la redazione, il disco 
con il programma pubblicato in questa 
rubnca Le istruzioni per l'acquisto e 
l'elenco degli altri programmi disponibili 
sono a pag 265 


Programmi 
per il Co pper 

di Maurizio Mangrella - Eboli (SA) 


Riprendo il discorso sul Copper pre- 
sentandovi alcuni programmi di suppor- 
to che (udite udite!) vanno da un As- 
sembler simbolico (capace cioè di gesti- 
re label a cui associare particolari valori) 
a un Disassembler, passando per un 
interessante demo e un caricatore dei 
programmi realizzati «in proprio». 

Il Copper: parte seconda 

Il Copper (come già dissi in un altro 
articolo) è un piccolo ma velocissimo 
microprocessore RISC dedicato, il quale 
è in grado di interpretare solo tre istru- 
zioni, sincronizzandosi con la posizione 
del Video Beam 

Le istruzioni e il loro OpCodes sono: y 


Il Copper accede ai registri dei chip 
custom (la maggior parte dei quali e a 
sola scrittura) durante la scrittura sul 
video di una riga di schermo, mentre 
tutti gli altri dispositivi dell'Amiga (mi- 
croprocessore. canali DMA, etc.) acce- 
dono alla memoria durante gli Horizon- 
tal Blanks, che durano circa 63-64 mi- 
crosecondi. 

Ogni ViewPort è dotata di una o più 
CopLists, che sono i programmi del 
Copper: una CopList é un insieme con- 
tiguo di istruzioni, che vengono esegui- 
te tutte in fila, dalla prima all'ultima (il 
Copper non è dotato di istruzioni di 
salto); si deve anche ricordare che il 
Copper non possiede registri interni, 
alla maniera di un normale microproces- 
sore: il che, viste le applicazioni tipiche, 
non è una grave limitazione. 

Una CopList si compone di una «in- 
troduzione» (una struttura dati che ne 
definisce le caratteristiche) e delle istru- 
zioni vere e proprie; senza troppo dilun- 
garmi, ponendo che sia cpl& l'indirizzo 
di una struct CopList, i parametri princi- 
pali saranno i seguenti: 


Istruzione 

MOVE 

WAIT 


SKIP 


OpCode Funzione 

0 Trasferisce un dato immediato in un 
registro dei chip custom 

1 Aspetta che il Video Beam raggiunga 
una determinata posizione : nel caso 
questa sia stata superata, passa diretta- 
mente all’istruzione seguente 

2 Salta la prossima istruzione nel mo- 
mento in cui viene raggiunta una data 
posizione del Video Beam o nel caso 
questa sia stata già superata. 


Il formato tipico di una istruzione (an- 
che questo scoperto da me dopo lun- 
ghe, estenuanti e «GuruMedit-ose» ri- 
cerche) è 

la Word ISTRUZIONE 

2a Word Primo Dato 

3a Word Secondo dato 

Per la MOVE il primo dato è la word 
meno significativa dell'indirizzo del regi- 
stro su cui operare, mentre il secondo 
dato è. appunto, il dato da trasferire; 
per WAIT e SKIP, invece, primo e se- 
condo dato sono, rispettivamente, ordi- 
nata e ascissa della posizione che il 
raster deve raggiungere. Quindi gli 
schemi tipici sono 

MOVE registro, dato 

WAIT ordinata, ascissa 

SKIP ordinata, ascissa 


PEEKL (cpl&+ 1 2) 

fornisce l'indirizzo della prima istruzione 
PEEKW (cpl&+28) 

fornisce il numero di istruzioni di cui si com- 
pone la CopList 
PEEKW lcpl&+30) 

non so precisamente cosa sia (il C lo chiama 
Max-Count), comunque, in genere, è supe- 
riore di una unità al valore precedente 

Delle tre CopLists presenti in una 
ViewPort (Dsplns per lo schermo, 
Sprlns per gli spnte e Clrlns per i colori) 
la più importante è Dsplns. in quanto è 
l'unica effettivamente attiva: tutte le 
CopLists scritte dal Sistema Operativo 
(già, è proprio cosi...) terminano con 
una 

WAIT 10000. 255 

istruzione palesemente scorretta (il Vi- 
deo Beam non raggiunge mai l'ordinata 


242 


MCmicrocomputer n. 79 - novembre 1988 


SOFTWARE AMIGA 


10000...) e le Sprlns e le Clrlns si com- 
pongono, in effetti, di questa sola istru- 
zione. Secondo me (parere puramente 
personale) questa istruzione vale come 
marker di fine programma. 

Per attivare una CopList (a patto di 
possedere un po' di documentazione 
sui registri interni non dovrebbe essere 
difficile scriverne una adatta alle proprie 
necessità) basta fare i «parassiti», ovve- 
ro sostituirla alla normale Dsplns: dopo 
averla inserita da qualche parte della 
memoria (servitevi della AllocMem, ri- 
chiedendo ASSOLUTAMENTE la Chip 
Memory) daremo 

POKEL cpl&+12.cpi& 

POKEW cpl&+28.n% 

POKEW cpl&+30.n%+1 

dove cpl& è l'indirizzo della Dsplns Co- 
pList. dato da 

cpl& = PEEKL (ViewPort&+8) 

cpl& è l'indirizzo della prima istruzione e 
n% è il numero di istruzioni presenti nel 
programma. A questo punto daremo 

CALL MrgCop (View&) 

(MrgCop () è una routine della graphic- 
s.library) per ottenere magicamente l'ef- 
fetto. View& é la View attiva, data da 

View& = ViewAddress&(0) 

(ViewAddress& () è una routine della 
intuition. library). Ci sarebbe anche un 
altro modo (BASTAAAA! Per favore...), 
ma è piuttosto scomodo e sconve- 
niente. 


CopAssembler 

CopAssembler è un Assembler per i 
programmi del Copper, il quale ricono- 
sce le tre istruzioni del microprocessore 
più un certo numero di direttive. Queste 
sono: 

ORG <indirizzo> 

setta l'indirizzo d'inizio del programma (vedi 
dopo) 

.DEF <label> <valore/label> 
setta la prima label al valore <valore> o al 
valore della seconda label specificata 
END 

termina il programma 

Un valore immediato può essere in- 
trodotto in decimale (normalmente) o in 
esadecimale (facendolo precedere dal 
segno $). Una label ha priorità su un 


valore numerico : ad esempio, nel se- 
guente programma, 

.DEF SAAAA 5 

MOVE SF100 SAAAA 

la label SAAAA avrà priorità sul valore 
esadecimale SAAAA (—21846 dee., 
considerando il segno) e la MOVE di cui 
sopra sarà trasformata in 

MOVE SF100 5 

Tenetelo ben presente! Inoltre, ogni 
quantità numerica deve essere introdot- 
ta secondo le convenzioni del Basic, 
cioè con il segno . Per l’istruzione MO- 
VE c'è una eccezione: le due istruzioni 

MOVE $100 $0200 

e 

MOVE $F100 $0200 

sono equivalenti, e trasferiscono — per 
la cronaca — la quantità $0200 nel 
registro SOFFI 00 (Denise ViewPort Mo- 
de, vedi dopo). È possibile ridefinire una 
label, ma l'ultima definizione vale retro- 
spettivamente per tutto il programma: 
cioè, nel seguente «stralcio», 

.DEF START -1 

WAIT START 0 


.DEF START 0 

la WAIT sarà trasformata in 
WAIT 0 0 

perché l'ultima definizione vale per tutto 
il programma. Questo perché l'editor 
elabora le .DEF man mano che vengono 
inserite, e l'ultima sarà quella effettiva- 
mente disponibile all'assemblatore. 

Per cancellare l'ultima riga introdotta, 
basta digitare D <RET>. 

Alla partenza del programma, vi trove- 
rete davanti lo schermo vuoto con la 
sola presenza, in basso a sinistra, di un 
«_». Scrivete le righe del programma e 
premete <RET>: quanto scritto sarà 
elaborato e trasferito direttamente nel 
listato in alto. L’ultima riga dello scher- 
mo ospita eventuali messaggi d'errore: 
una riga con sintassi non corretta non 
viene accettata, e offre «un'altra possi- 
bilità». 

Dopo aver digitato .END apparirà un 
piccolo menu: tramite questo potrete 
assemblare il programma (premendo A 
il programma vi chiederà il nome del file 


contenente il codice oggetto), stampare 
o salvare il sorgente (quest’ultima ope- 
razione forse è inutile, dal momento 
che. allo stato attuale, il mio programma 
non consente di caricare un sorgente) o 
terminare il lavoro. Un'ultima nota sul- 
l’editor: eventuali argomenti in eccesso 
dopo una istruzione o una direttiva ven- 
gono semplicemente ignorati; inoltre, si 
ricordi che per cancellare un carattere 
errato non servono i tasti cursore ma 
solo il classico BackSpace. 

Il formato del file oggetto è il se- 
guente: 

LONG Indirizzo di inizio 

WORD Istruzione 

WORD Primo dato 

WORD Secondo dato 

etc. 

L'indirizzo di inizio, a causa dell'alloca- 
zione dinamica della memoria, viene 
normalmente ignorato: un programma 
per il Copper, data l'assoluta mancanza 
di istruzioni di salto, è sempre perfetta- 
mente rilocabile. 

CopLoader. il piccolo caricatore che 
allego (completo delle dichiarazioni di 
libreria e di tutto quanto serve a farlo 
funzionare) offre una interessante pre- 
rogativa: quella di correggere automati- 
camente gli indirizzi dei bitplane, qualo- 
ra si sia fatto riferimento a questi; nel 
caso non si desideri questa opportunità, 
basta cancellare l'fF block posto quasi al 
centro della routine di caricamento. 

Una raccomandazione per quanto ri- 
guarda i vostri listati: nel caso stiate 
scrivendo una CopList da sostituire a 
Dsplns. mettete Dsplns in testa al pro- 
gramma, ovvero fate precedere le vo- 
stre istruzioni da quelle normalmente 
contenute in questa CopList. Questo 
per non creare inutilmente problemi le- 
gni volta che si effettua una operazione 
sullo schermo il S.O. aggiorna automati- 
camente le CopLists, e si aspetta di 
trovare quelle «originali»). 

CopDisassembler 

Il disassemblatore funziona molto più 
semplicemente: vi chiede il nome di 
una struttura dati che contiene CopList 
(potete rispondere con UCopList, Co- 
pList o ViewPort) e il suo indirizzo; 
provvede da solo a scandagliare le strut- 
ture dati: ad esempio, con una View- 
Port, si ha: 

Struttura dati ViewPort 

Indirizzo XXXXXX 


MCmicrocomputer n. 79 - novembre 1 988 


243 


SOFTWARE AMIGA 


Dsplns 

a XXXXXX 


Sprlns 

a XXXXXX 


Clrlns 

a XXXXXX 


UCopIns 

a XXXXXX 


Struttura dati (UCopList, CopList) 

CopList 

Indirizzo 


XXXXXX 


(come schema tipico di risposta). Dopo 
aver inserito l'ultimo dato appare, in 
cima al video, l'indirizzo (esadecimale) 
della CopList, dunque le istruzioni (che 
«escono» ad una ad una con la pressio- 
ne di un tasto). Questo programma può 
rivelarsi utile per conoscere le CopLists 
«standard» e per modificarle nella ma- 
niera opportuna. 

Qualche registro 

Facendo pratica con il Copper ho an- 
che individuato le locazioni di alcuni 
registri hardware interessanti. Comin- 
ciamo con quelli video: gli indirizzi dei 
bitplane si trovano nelle longword da 
DFFOEO a DFF0F7; poi c'è il ViewPort 
Mode, sito a DFF100. In quest'ultimo 
registro, il bit 15 attiva la Hi-Res. i bit 
12-14 selezionano il numero di bitplane, 
il bit 11 attiva l'HAM, il 10 il Dual 
Playfield, il 7 l’HalfBrite e il 2 l'InterLa- 
ce. Il bit 9 deve essere sempre (???) 
settato. I colori sono memorizzati nelle 
word da DFF180 a DFF1BF. 


A partire da DFF120 ci sono i registri 
per gli sprite: da DFF120 a DFF13F 
abbiamo 8 long-word che puntano alla 
descrizione della forma (word alternate 
per il primo e secondo bitplane, termi- 
nate da una long-word a 0), poi 8 gruppi 
di word cosi conformati: 

SPROPOS DFF140 
posizione dello sprite 0 in uno schermo 
320x256; i bit 15-8 regolano l'ascissa, quelli 
da 7 a 0 l'ordinata. La posizione è riferita in 
maniera assoluta all'inizio della schermata 
(per un WorkBench normale l'offset per l’a- 
scissa è 64 e per l'ordinata è 44) 

SPROCTL DFF142 

valore terminale della y per lo sprite 0 nei bit 
da 15 a 8, bit di controllo da 7 a 3 (il bit 7, 
SPRITE_ATTACHED. fonde una coppia di 
sprite e ne forma uno dotato di 15 colori e il 
trasparente) I bit da 2 a 0 sono, rispettiva- 
mente, i «noni bit» dell'ordinata finale, del- 
l'ordinata iniziale e dell'ascissa 
SPRODATa DFF144 

Word di dati per il primo bitplane (sola scrit- 
tura) 

SPRODATb DFF146 

Word di dati per II secondo bitplane (sola 

scrittura) 

I gruppi sono cosi localizzati: 

Sprite 0 DFF140 

Sprite 1 DFF148 

Sprite 2 DFF150 

Sprite 3 DFF158 

Sprite 4 DFF160 

Sprite 5 DFF168 

Sprite 6 DFF170 

Sprite 7 DFF178 


Poi (non c’entra molto...) vi do gli 
indirizzi dei registri di controllo del 
DMA: 

DMACON DFF096 

gestisce il DMA: il bit 9 (MASTER) abilita i 

canali in generale, mentre i bit da 0 a 8 

abilitano i singoli canali, secondo il seguente 

schema: 

— Bit 0 Canale audio 0 

— Bit 1 Canale audio 1 

— Bit 2 Canale audio 2 

— Bit 3 Canale audio 3 

— Bit 4 Dischi (read/write) 

— Bit 5 Sprite 

— Bit 6 Blitter 

— Bit 7 Copper (I) 

— Bit 8 Display video (Raster) 

il bit 15 è il solito Set/Reset (vedi dopo) 
ADKCON DFF09E 

gestisce la modulazione dei canali . i bit da 0 
a 3 attivano la modulazione in ampiezza, 
mentre quelli da 4 a 7 gestiscono quella in 
frequenza Gli altri bit gestiscono l'UART e il 
read/write sul disco. Il bit 15 funziona come 
sopra (vedi dopo), 

Il bit 15 serve per manipolare i bit di 
un registro (per quei registri che sono 
dotati di questa funzione); scrivendo 
una particolare matrice di bit nel regi- 
stro. i suoi bit settati setteranno quelli 
del registro se il bit 15 è resettato, e 
viceversa. Confusi? È comprensibile I 
Per quanto riguarda gli altri registri, 
quelli audio sono disposti «a blocchet- 
ti», uno per ogni canale. Un «blocchet- 
to» è cosi costituito: 

ACOPTFLH DFFOAO 

ACOPTFLL DFF0A2 

ACOLEN DFF0A4 

ACOPER DFF0A6 

ACOVOL DFF0A8 

ACODAT DFFOAA 

puntatore alla tavola dì word (parte alta) 
puntatore alla tavola dì word (parte bassa) 
lunghezza della tavola 

periodo (numero di sample tra una conversio- 
ne e un'altra) 
volume (0-64) 
dati (a sola scrittura) 

Questo era il blocco per il canale 0: 
per i canali 1 , 2 e 3 cominciano, rispetti- 
vamente, agli indirizzi DFFOBO, DFFOCO 
e DFFODO. 

Per una descrizione completa di que- 
sti registri, si rimanda all'articolo «DMA 
Music Composer» di Dante Sbrega. pub- 
blicato sul numero 74 di MC, Infine, i 
registri del Blitter. che dovreste già co- 
noscere (B... come Blitter, di Paolo Rus- 
so), e che vanno usati con una certa 
attenzione (leggi: anche troppa..,) 

Conclusioni 

A questo punto penso proprio di aver 
finito. Non allego i listati dei programmi, 
altrimenti l'articolo diventerebbe chilo- 
metrico, ma discuto solo delle variabili e 
delle procedure (vedi figura a fianco). 



MCmicrocomputer n. 79 - novembre 1 988 



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SOFTWARE 


a di Valter Di Dio 


Per che cosa usate il vostro 
computer ? Per scrivere testi, per 
archiviare o per programmare ? 

In ogni caso ecco qualcosa per voi ; 
una utility batch per l'uso del 
Wordstar con subdirectory, un 
set di Tool binari da usare con il 
DB3 (di effetto incredibile anche 
se un po' lento, e un graphic 
parade, in GWBasic, per la 
creazione e l'archiviazione dì 
diagrammi vari 


Sottodirectory 
e WS 

di Emilio Camuffo - Chioggia (VE) 


Per necessità di lavoro ho imparato 
ad usare Wordstar per la gestione dei 
testi. Credo anche di conoscerlo abba- 
stanza bene e di possederlo nelle sue 
funzionalità. 

Sarà per questo, sarà per pigrizia, ma. 
passato da un sistema a due dischetti 
ad uno con disco rigido, non sono stato, 
né lo sono ora. molto propenso ad 
apprendere un nuovo programma di 
trattamento testi, sul tipo di quelli più 
recenti, che meglio si adattano alla nuo- 
va configurazione della macchina. 

Del resto, mi pare di capire che anche 
qualche redattore della rivista non voglia 
discostarsi dall'uso di Wordstar che è 
ormai divenuto qualcosa di troppo fami- 
liare. 

Per questa categoria di persone pro- 
pongo una soluzione che consente di 
utilizzare in maniera abbastanza agevo- 


le. il programma Wordstar copiato una 
sola volta all'interno di una directory del 
disco rigido. 

Si tratta, in sostanza, di creare il file 
batch, riportato in figura 1 , il quale utiliz- 
zando appropriati comandi del DOS. 
consente di scegliere una fra cinque 
directory diverse sulle quali editare il 
testo interessato. 

Perché il tutto funzioni correttamente 
è necessario, però, tenere presente 
quanto segue: 

— è richiesta la versione del DOS 3.20 
o successive; 

— nel file CONFIG.SYS deve essere 
inserito: DEVICE=ANSI.SYS. in quanto 
vengono appunto utilizzate opportune 
sequenze di comandi interpretati da AN- 
SI.SYS per la colorazione del video e 
per il posizionamento del cursore; 

— nel file AUTOEXEC.BAT deve esse- 
re inserito il comando PATH con l'indi- 
cazione della directory nella quale sono 
presenti i comandi di sistema; 
esempio: PATH C:\MSDOS\, 

— è necessario creare una directory, 
chiamata WS, sulla quale copiare i file di 
Wordstar e il batch in questione; 

— nella medesima directory è necessa- 



246 


MCmicrocomputer n. 79 - novembre 1988 


SOFTWARE 

MS-DOS 


Figura 2 

Programmino che 
qualsiasi gli asterischi 
Escape. indispensabile 

schermo con il driver 
ANSI 




rio copiare anche il file scelta.com. che 
si può creare con il programma Basic 
riportato a parte. 

Per quanto riguarda la digitazione del 
file batch è da tenere presente che non 
si riesce con i normali editor o con lo 
stesso Wordstar a generare corretta- 
mente le sequenze di ESCI previste da 
ANSI.SYS (per maggiori dettagli si ri- 
manda al manuale del DOS). 

Suggerisco, pertanto, di utilizzare 
Wordstar, entrando in editor con il co- 
mando N e di sostituire ogni occorrenza 
del carattere ESG (decimale 27, esade- 
cimale 1B), con un altro carattere che 
non viene mai usato nel resto del testo, 
ad esempio *. 

Successivamente si potrà rimettere a 
posto ogni cosa facendo girare il pro- 
gramma Basic riportato in figura 2. 

Il funzionamento del file batch è sem- 
plice. Dopo la videata iniziale viene pas- 
sato il controllo al file scelta.com, il 
quale si accerta che il tasto digitato 
entri nel campo di quelli ammessi (nu- 
meri da 1 a 7). 

Acquisito il valore del tasto digitato il 
programma scelta.com termina impo- 
stando correttamente ERRORLEVEL. 

Successivamente viene testato tale 
valore e. se non è né 6 né 7. si provve- 
de ad istruire il sistema in modo che il 
disco C venga visto come A e il disco A 
venga visto come B. 

Quindi con il comando SUBST si fa 
diventare disco D la directory passata al 
file batch come parametro. 

All'uscita da Wordstar viene resettato 
il tutto e si ritorna nuovamente alla 
presentazione delle varie scelte. 

Circa il funzionamento dell’insieme 
posso dire che lo sto utilizzando da circa 
un anno senza alcun problema. 

Raccomando in fase di editazione del 
file scrivo.bat. di scrivere le lettere che 
seguono le parentesi I dei comandi AN- 
SI. cosi come sono scritte, evitando di 
scrivere maiuscolo al posto di minusco- 
lo e viceversa, altrimenti non si avrà un 
corretto funzionamento. 

Faccio ancora presente che sarà pos- 
sibile copiare file da dischetto sulla direc- 
tory interessata utilizzando i comandi di 
Wordstar, purché si tenga presente che 
il disco A viene visto come disco B. 
Pertanto il nome del file che si trova sul 
dischetto dovrà essere preceduto da B : . 

Non sarà, invece, possibile, rimanen- 
do in Wordstar, fare copie di file da una 
directory all'altra. 

Il file batch viene lanciato passandogli 


come parametri i nomi e l'eventuale 
percorso delle directory interessate. 
Esempio: 

scrivo testi ws\agenda bas asm note. 


OPZIONI DI LAVORO CON WORDSTAR 

1 - sotto directory luigi 

2 - sotto directory sntonio 

3 - sotto directory cerio 

4 - sotto directory valter 

5 - sotto directory sana 

6 - sotto dischetto A: 

7 - FINE LAVORO 
Scegli . 


Esempio di schermala 


È ovvio che se si vuole evitare di 
digitare ogni volta più parametri convie- 
ne creare un ulteriore file batch il quale 
invochi direttamente scrivo.bat passan- 
dogli i parametri interessati. 


TOOL 05 

di Roberto Venturi - Macerata 

Il nome tool deriva dalla lunga gavetta 
fatta in ambiente Apple II e. soprattutto, 
dal passaggio al IIGS. 

Infatti é stato l'entrare nel mondo dei 
tool in ROM del IIGS che ha spronato il 
sottoscritto a cercare di emulare un 
simile modo di fare (tool in Assembler 
per un ambiente uniforme ed efficiente) 
nell'ambiente di lavoro di tutti i giorni 
(MS-DOS e DBIII) 

Il numero cinque deriva dal fatto che 
il presente è il quinto tool realizzato in 
ambiente DBIII (MS-DOS) da cui il no- 
me; per chi volesse saperne di più 
possiamo già dire che il presente tool 
ingloba tutti i precedenti ed è, quindi, lo 
stato dell'arte (per quanto riguarda la 
mia produzione). 


MCmicrocomputer n. 79 - novembre 1 988 


247 



SOFTWARE 

MS-DOS 



Esempio di quello che 
si può realizzare 
in DB3 utilizzando 
il Tool 05 


Parie del demo 
presente sul disco in 

realizzale alcune delle 
chiamale ai Tool 05 


liting: C: t5_demo. prg 


• menu setting up * 

a= " AM0004ROVEN' 80 Archivi Finestre Altro 

cali tool05 vith a 

a="AM0102Guida Info su.." 

cali toolOS with a 

a="AM0203Apri-Fi leChiudilo Fine 

cali toolOS vith a 

a=“AM0304Apri 1 Chiudi 1 WindowingChiudi 
cali tool05 with a 

a= " AM0403NevbrovseMenu ' -Or . Menu-Ver . " 
cali toolOS with a 


Vedo qualcuno che sta già schiaccian- 
do un annoiato pisolino, per cui vedia- 
mo di risvegliare l'attenzione con qual- 
che anticipazione. 

Quante volte avete desiderato qual- 
cosa che vi permettesse di salvare II 
contenuto del video, in tutto od in parte, 
per poterlo riportare su schermo suc- 
cessivamente (avete mai provato ad 
evitare che la stampante spenta vi spor- 
casse tutta la videata con il suo inevita- 
bile messaggio di errore? Basterebbe 
'rifare' la schermata dopo la stampa). 
Ho sentito qualcuno dire che di screen 
save/restore ce ne sono parecchi in 
commercio. Davvero? Allora conti- 
nuiamo. 

E se anziché limitarsi a salvare una 
certa zona di schermo, quel qualcosa si 
occupasse anche di una certa veste 
estetica aprendo una finestra al posto 
della zona salvata? No, attenzione, non 
parlo di fare un banale top.left TO 
bottom.right [DOUBLÉ]" (con il doublé 
opzionale) che disegna subito, il rettan- 
golo esterno; sto dicendo di avere l'ef- 
fetto di qualcosa che, partendo dal cen- 
tro del rettangolo indicato, si allarghi 
fino a comporre la finestra desiderata. 
Come dite? Ma certo. Il tutto a colorii 

Vedo che vi state risvegliando: bene, 
ed è solo l'inizio. 

E per i menu? Il classico menu eredi- 
tato dal DBII del CP/M con le iniziali dei 
comandi come «tasti caldi» è piuttosto 
scomodo per chi comincia e deve far 
correre lo sguardo dal video alla tastiera 
alla ricerca di quella dannata lettera che 
non si trova mai (Murphy avrebbe mol- 
do da dire). È anche vero che gestire un 
menu a scorrimento tramite cicli di IN- 
KEV è piuttosto stressante, sia dal pun- 
to di vista del codice «elefantiaco» (ter- 
mine che sta ad indicare programmi di 
dimensioni spropositate rispetto alla 
funzionalità ottenuta), sia per quanto 
riguarda la velocità che, pur non distur- 
bando il signore che lavora sul PS2/80 
in monoutenza, fa impazzire chi, come 
me, lavora in rete su un PC base (prova- 
re per credere). Ora basta: da oggi 
potrete gestire i vostri menu a scorri- 
mento con un semplice comando (in 
realtà sono due ma non facciamo i 
pignoli). 

Se poi siete amanti della standardiz- 
zazione ed apprezzate l'introduzione di 
Window (della Microsoft) come inter- 
faccia utente, è pronta anche la struttu- 
ra per gestire i menu a tendina o POP 
DOWN (oggigiorno se non parli l'inglese 
sei tagliato fuori n.d.a.) quindi interfacce 
(Apple mi perdoni) MAC like anche in 
ambiente DBIII 

A questo punto direi che per chi non 
si è ancora risvegliato dal torpore non 
c'è nulla da fare; per gli altri non resta 


che passare a vedere più in dettaglio le 
modalità operative e le funzionalità del 
prodotto. 

Nella attuale versione del TOOL 05 
sono implementati i seguenti comandi; 

MW (Make Window) 

apre una finestra senza salvare la zona video 

sottostante 

OW (Open Window) 

(Save Screen + Make Window) ovvero salva 
la zona di schermo indicata e vi apre una 
finestra 

CW (Close Window) 
è come il Restore Screen 
SS (Save Screen) 

salva la zona di schermo indicata senza alte- 
rare il video 
RS (Restore Screen) 

recupera l'ultima zona video salvata e la 
riporta su schermo dando anche l'effetto di 
'chiusura' della finestra. 

IB (Inveri Box) 

inverte i colori di background e foreground 
(primo piano e sfondo) della zona indicata 
dando l'effetto di inverse, appunto 
VS (Vertical Select) 

gestisce la selezione verticale tramite barra 
in inverse entro la zona indicata. 

HS (Horiz. Select) 

gestisce la selezione orizzontale entro la zo- 
na indicata tramite la solita zona in inverse. 
AM (Add to Menu) 

aggiunge un menu in memoria nella zona 
dedicata al menu pop-down. 


SM (Show Menu) 

si occupa della gestione del menu preceden- 
temente impostato con i vari comandi AM 

Per effettuare le varie chiamate dal- 
l'ambiente DBIII plus bisogna, innanzi- 
tutto, caricare in memoria il tool con il 
comando: 

LOAD |pathname\ 1 TOOL05 
per il pathname valgono le solite consi- 
derazioni. tenendo presente che la ricer- 
ca nel caso di omissione, non viene 
effettuata nella directory corrente del 
DBIII plus ma nel drive di default del 
DBIII (vedi SET DEFAULT TO) quindi 
conviene sempre mettere il percorso 
completo. Da notare che non è neces- 
sario specificare l’estensione del file 
(purché la lasciate .BIN). 

A questo punto è possibile chiamare 
la funzione desiderata, in due modi: 

— il più semplice è quello di chiamare 
brutalmente il tool con 

CALL TOOL05 WITH parmstnng 

ove per parmstring si intende una strin- 
ga contenente i vari parametri, nonché, 
il comando stesso (lo vediamo meglio 
dopo); 

— il metodo che consiglio è, invece, 
quello di usare una variabile di memoria 


248 


MCmicrocomputer n, 79 - novembre 1988 


SOFTWARE 

MS-DOS 


di tipo stringa da impostare come desi- 
derato e di chiamare, quindi, il tool con 
tale variabile come parametro in pratica: 

MYSTRINGVAR= "stringa di parametri" 

CALL TOOLXX WITH MYSTRINGVAR 

Notare bene che il secondo sistema è 
l'unico possibile qualora si vogliano uti- 
lizzare gli eventuali codici di errore ripor- 
tati dal tool stesso ed ancora più quan- 
do si attivano funzioni che restituiscono 
un valore come Vertical Select, Horizon- 
tal Select e Show Menu. 

La stringa di parametri é costituita, al 
minimo, dai due caratteri alfabetici 
MAIUSCOLI che individuano la funzione 
scelta seguiti dai vari parametri che 
sono: 

- Per i comandi CW, RS 
Bastano I due caratteri dei comandi 


Per i comandi SS, IB, VS 
2 CARATTERI DI COMANDO + 

2 CARATTERI MARGINE ALTO + 

2 CARATTERI MARGINE SINISTRO + 

2 CARATTERI MARGINE BASSO + 

2 CARATTERI MARGINE DESTRO + 


Per i comandi HS 


2 CARATTERI DI COMANDO + 

2 CARATTERI MARGINE ALTO + 

2 CARATTERI MARGINE SINISTRO + 

2 CARATTERI MARGINE BASSO + 

2 CARATTERI MARGINE DESTRO + 

2 CARATTERI LARGHEZZA COLONNE 


Per i comandi MW, OW 
2 CARATTERI DI COMANDO + 

2 CARATTERI MARGINE ALTO + 

2 CARATTERI MARGINE SINISTRO + 

2 CARATTERI MARGINE BASSO + 

2 CARATTERI MARGINE DESTRO + 

2 CARATTERI COLORE «FOREGROUND» + 
2 CARATTERI COLORE «BACKGROUND). 

In caso di errore durante l'esecuzione 
della funzione, viene restituito un codi- 
ce di errore tra quelli sotto indicati, nei 
primi due caratteri della variabile passa- 
ta come parametro (ecco perché è 
sconsigliabile chiamare il tool con una 
stringa immediata anziché una variabile 
di memoria). 

EC = Errore di Comando. 

Caratteri iniziali non validi, 

ES = Errore nel Salvataggio. 

Buffer pieno (da notare che in caso di un 
Open Window non viene salvato lo schermo 
ma viene comunque aperta la finestra). 

ER = Errore nel Recupero. 

Buffer vuoto (CW senza OW, RS senza SS). 
EP = Valori non validi nei parametri passati. 
EM = Valore di menu non valido. 


Graphics Parade 

di Carlo Lotto - Messina 

Oggi più che mai è consuetudine 
affiancare ad ogni relazione scritta o ad 
un progetto una rappresentazione grafi- 
ca la quale, in modo chiaro e immedia- 
to, permette di far comprendere anche 
ai «non addetti ai lavori» il problema o 
più in generale il concetto che si vuol 
divulgare. 

La Business Graphics, ovvero i pro- 


dotti software che si occupano di tale 
argomento, ha avuto una vasta diffusio- 
ne nei campi tecnico-scientifico, indu- 
striale, didattico e continua a diffondersi 
a ritmo sempre più incalzante nei più 
disparati settori con lo scopo di aumen- 
tare la produttività individuale. 

Senza ombra di dubbio i pacchetti 
software che continuano a proliferare 
sul mercato divengono col passar del 
tempo sempre più potenti e versatili, 
ma i loro costi spesso consistenti porta- 
no l'utente finale ad abrogare l'idea di 
una possibile spesa in merito; il pro- 
gramma che ho realizzato vuol rappre- 
sentare (in termini modesti certamente) 
una risposta per quegli utenti che come 
me sono perennemente a corto di «li- 
quido». 

Lasciando da parte i preamboli pas- 
siamo ad analizzare il programma. 

Come predetto il compito delle rap- 
presentazioni grafiche è quello di dar 
una visione rapida e sintetica di un 
determinato fenomeno, per questo si 
presuppone l'uso e la costruzione di 
diversi grafici rappresentativi e più in 
particolare tale programma prevede: i 
diagrammi a barre tridimensionali, a 
barre orizzontale, a torta, i diagrammi 
cartesiani, più e meno, sovrapposti e a 


bastoni. L'uso di Graphics Parade è 
molto semplice anche perché ho cerca- 
to dì ridurre al minimo le possibilità di 
errori soprattutto nella fase relativa al- 
l’INPUT, in quanto tutto ciò che viene 
battuto da tastiera è controllato e l'e- 
ventuale pressione di tasti errati viene 
ignorata; a ciò ci si aggiunga la gestio- 
ne delle opzioni tramite menu POP-UP 
il quale permette attraverso la pressio- 
ne dei tasti «+» e «-» di selezionare 
l'opzione desiderata. 

Lanciato il programma lo schermo 
viene suddiviso in tre settori o finestre 


le quali vengono utilizzate rispettiva- 
mente per la stampa dei dati inseriti da 
tastiera o caricati da file, per il dialogo 
con l'utente (INPUT) e l'ultima per la 
gestione delle opzioni. 

In corrispondenza di tali opzioni verrà 
stampato un triangolino il quale può 
essere spostato sull'opzione desiderata 
e attraverso la pressione del tasto RE- 
TURN è possibile accedere al sottopro- 
gramma richiesto. 

Il programma è logicamente ed ope- 
rativamente diviso in due parti: la prima 
è relativa all'immissione dei dati e la 
seconda relativa alla gradazione vera e 
propria quindi non è possibile tracciare il 
grafico se non sono presenti dei dati in 
memoria, per questo se si seleziona 
una opzione relativa ad una grafico sarà 
automaticamente chiesto l'inserimento 
dei dati. 

Le opzioni a disposizione in totale 
sono 1 1 in quanto sono da annoverare 
tra quelle precedentemente esposte 
(grafici) anche l'opzione di caricamento 
e salvataggio dei dati, l'opzione di IN- 
PUT e infine l'opzione per uscire dal 
programma. 

1) Istogramma a barre 3D 

Questa opzione permette di tracciare 
dei grafici a barre verticali tridimensio- 



MCmicrocomputer n. 79 - novembre 1988 


249 


SOFTWARE 

MS-DOS 


^^EREOGRAMM^^^ORT^J 


gGE: 12*4“ irtìaBB 

=kLL[J | | ~ LU:10*gj 

gFE:7X TX/ 



SE: 4* H 

[0«P:3X 

lr ^®IIJJÌw OT 7 B 

□fi A: 6% - - 

Sfili K NO: 13%y 

EjGI:9X £2 


Esempio 


nali, essi sono una rappresentazione 
molto significativa e di rapida compren- 
sione in quanto alla base di ogni isto- 
gramma viene stampata l'etichetta e in 
cima la percentuale riportata. Nel caso 
in cui fossero stati inseriti dei valori 
negativi essi non saranno visualizzati e 
avranno valore nullo. 

2) Istogramma a barre orizzontali 

A differenza della precedente rappre- 
sentazione grafica tramite questa opzio- 
ne gli istograrnmi vengono tracciati oriz- 
zontalmente in formato bidimensionale. 

3) Aereogramma a torta 

Sicuramente tra i diversi grafici quello 

a torta è il più spettacolare e significati- 
vo perché permette di evidenziare ogni 
dato attraverso una superficie e un colo- 
re diverso dai restanti. Inoltre per una 
maggiore comprensione viene riportato 
ai bordi dello schermo il colore di ogni 
settore circolare con la rispettiva eti- 
chetta e percentuale. 

Il colore di cui ho parlato non è un 
colore solido bensi un motivo ottenuto 
per mezzo dell'Istruzione PAINT nella 
sintassi PAINT (X.Y). TILING () dove al 
vettore TILING sono stati precedente- 
mente attribuiti dei valori nel formato 
CHRSO. 

4) Diagramma cartesiano 

I diagrammi cartesiani vengono utiliz- 
zati quando si vuol avere una rappresen- 
tazione grafica dell'andamento di un de- 
terminato fenomeno, per far ciò si fa 
corrispondere ad ogni dato un punto sul 
piano precedentemente stabilito e al 
termine si congiungono tramite delle 
linee tutti i punti ottenuti; per una mag- 
giore comprensione viene riempita l'a- 
rea tra l'asse delle ascisse e la curva 
che descrive l'andamento dei dati. 

5) Diagramma a barre verticali più e 
meno 

Spesso in una distribuzione di dati si 
presentano dei valori sia positivi che 


negativi, quest'ultimi nei grafici prece- 
denti sono stati considerati nulli; ades- 
so tramite questa opzione è possibile 
visualizzarli insieme. 

6) Istogrammi a barre sovrapposte 

A differenza dei grafici precedenti i 

quali sono costituiti da un solo dato per 
istogramma con questa opzione si pos- 
sono costruire degli istogrammi verticali 
con più di un valore. La fase di INPUT 
naturalmente è diversa e si svolge nel 
seguente modo: innanzi tutto seleziona- 
re questa opzione, quindi verrà chiesto 
il numero delle barre sovrapposte (mas- 
simo consentito 4). dopo di che rispetti- 
vamente il titolo del grafico e il numero 
totale delle barre da rappresentare; a 
questo punto si dovranno inserire le 
etichette di ogni istogramma e il valore 
associato, quindi se il numero delle bar- 
re sovrapposte é diverso da 1 si dovrà 
ripetere l'operazione di inserimento dei 
valori associati fino al numero inizial- 
mente stabilito. 

Nel caso in cui si vuol tracciare un 
grafico diverso da questo e dal succes- 
sivo con i valori inseriti tramite questa 
opzione ciò è possibile in quanto verrà 
considerata la somma dei valori associa- 
ti per ogni etichetta mentre non è possi- 
bile l'operazione inversa. 

7) Diagramma a bastoni 

Questo grafico si differenzia dal pre- 
cedente in quanto le barre non saranno 
sovrapposte bensì affiancate sullo stes- 
so piano. 

8) Carica 

Con questa opzione è possibile cari- 
care dei dati che sono stati precedente- 
mente memorizzati. 

A tal proposito viene chiesto il nome 
del FILE da caricare naturalmente senza 
l'estensione, comunque anche se essa 
viene inserita non costituisce errore 
perché viene automaticamente troncata 
(per annullare l'operazione basta preme- 


re RETURN come del resto in tutte le 
altre opzioni). 

9) Salva 

Essa permette di salvare sul disco i 
dati che sono in memoria con lo stesso 
procedimento dell’opzione precedente 

10) Input 

Questa è l'opzione che permette dì 
inserire i dati in memoria. 

Innanzitutto viene chiesto il titolo del 
grafico e il numero totale dei valori da 
inserire (il massimo consentito è 12) 
dopo di che verranno rispettivamente 
chieste l'etichetta e il valore associato. 

Terminata questa operazione viene 
posta la domanda per sapere se i dati 
inseriti sono esatti: se si risponde affer- 
mativamente si ritorna al menu con la 
possibilità di tracciare il grafico altrimen- 
ti si potrà procedere alla correzione, 

11) Uscita 

Credo che non debba avere spiega- 
zioni. 

L'esecuzione del grafico é effettuata 
in SCREEN 1 in modo tale da poter 
utilizzare i quattro colori che sono a 
disposizione, però vi sono dei piccoli 
problemi per quanto riguarda la stampa 
delle etichette, in quanto in quasi tutti ì 
grafici per non togliere spazio alla rap- 
presentazione esse vengono troncate 
fino ad un minimo dì due lettere, co- 
munque sempre comprensibili. 

Per poter effettuare la stampa su 
carta di un grafico, visto che il GW- 
Basic non ha una istruzione in merito si 
deve ricorrere alla pressione dei tasti 
SHIFT-STAMPA 

Per quanto riguarda i commenti a 
particolari routine che potrebbero ri- 
spondere all'esigenza di qualche lettore, 
segnalo la gestione del menu attraverso 
il metodo POP-UP il quale oltre a dare al 
programma stesso un aspetto gradevo- 
le, è di facile utilizzazione anche per 
persone non molto esperte. 

Altra piccola routine da segnale ri- 
guarda la gestione dell'INPUT, la quale 
permette di evitare i consueti errori di 
battitura. 

Ambedue le routine sono di facile 
interpretazione e possono essere tra- 
sportate con altrettanta facilità in altri 
programmi. 

Sul disco disponibile presso la reda- 
zione troverete il programma GRAP- 
HICS PARADE più 7 file che hanno lo 
scopo di dimostrarne il funzionamento. 

Questi file numerati da PI a P7 pos- 
sono essere caricati in memoria con 
l'apposita opzione ed utilizzati per quasi 
tutte le rappresentazioni grafiche; dico 
quasi tutte in quanto i primi 5 file posso- 
no essere utilizzati soltanto dai primi 5 
grafici mentre gli ultimi 2 sono utilizzabi- 
li da tutti. 


250 


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SOFTWARE K 


di Valter Di Dio 


In attesa di programmi specifici 
per il IIGS, promessici da alcuni 
affezionati lettori, ecco un po' di 
software di utilità buono per gli 
Apple Ile e //e/e (per intenderci 
quelli con il 65C02 e il set di 
istruzioni esteso). In più una 
precisazione e una micro-utility di 
due righe I chissà se riducibile ad 
una?) da parte di un lettore che 
già ha collaborato per questa 
rubrica. 

A proposito del IIGS la diffusione 
nazionale, almeno dalle lettere 
che ci pervengono, sembra 
piuttosto consistente; non 
saranno certo le 12.000 
macchine vendute al mese negli 
USA, ma di utenti a 16 bit ce ne 
sono molti anche in Italia. Per 
costoro voglio ricordare che ci 
sono in funzione diversi SS con 
programmi specifici IIGS, non ha 
molto senso infatti usare il IIGS a 
8 bit quando si può farlo 
diventare un piccolo Macintosh a 
colori! Su MC-Link in area 
conferenze Apple è stata 
gentilmente scaricata una lista 
impressionante di programmi 
nativi per GS (inutilizzabili sui 
vecchi Apple) prelevabili 
attraverso la rete FIDO. A questo 
punto l'unico modo di far 
crescere il mercato IIGS, e 
tutelare quindi il nostro acquisto, 
è di diffondere al massimo i nuovi 
programmi (sono di pubblico 
dominio) e soprattutto il nuovo 
modo di programmare (o di 
pensare?) specifico del mondo 
Mac/Apple IIGS 


È disponibile, presso la redazione, il disco 
con il programma pubblicato in questa 
rubrica. Le istruzioni per l'acquisto e 
l'elenco degli altri programmi disponibili 
sono a pag . 265 


LIST db 

di Donatello Norese - Valenza Po (AL) 


Per chi ha una stampante, il primo 
inconveniente che si nota dovendo di- 
sassemblare molte istruzioni o visualiz- 
zare un grosso blocco di memoria, utiliz- 
zano i comandi del Monitor, è quello di 
sprecare molta carta poiché vengono 
utilizzate, in entrambi i casi, solo 40 
colonne, mentre il resto della pagina 
rimane bianca. 

Il secondo, che vale solo per la visua- 
lizzazione dei blocchi, è quello di dover 
tradurre manualmente i contenuti delle 
locazioni nei rispettivi codici ASCII. 

Il programma presentato è una possi- 
bile soluzione di tale problema. Consen- 
te, cioè, di disassemblare non venti, ma 
quaranta istruzioni per pagina e di visua- 
lizzare non otto, ma sedici locazioni per 
riga, con i rispettivi codici ASCII. 


Analisi 

Il programma, appena lanciato, mo- 
stra un menu con tre scelte: 

1) Disassembler 

2) Lister 

3) Fine. 

La scelta numero 1 è per chi vuole 
disassemblare, la seconda per chi vuole 
visualizzare blocchi di memoria, mentre 
la terza consente di uscire dal pro- 
gramma. 

Dopo aver scelto compare il messag- 
gio «Slot: £» a cui l'utente deve rispon- 
dere con un numero compreso tra zero 
e otto. Infatti il programma non é stato 
ideato solo per funzionare con una 
stampante, ma permette di indirizzare 
l'output su uno qualsiasi dei nove devi- 
ce collegabili all'Apple (Ile nel mio caso). 
Il lister richiede l'immissione di due 
indirizzi, mentre il secondo necessita 
l'indirizzo iniziale e il fattore di moltipli- 
cazione. 

Da notare che questi valori possono 


6040- 

6050- 

6060- 

6070- 


64 3E 20 97 FE 20 58 FC 
20 35 FD C9 B1 F0 15 C9 
F2 03 85 08 AD F3 03 85 
ED FD 20 91 61 20 35 FD 
20 ED FD 38 E9 B0 8D 76 
08 86 09 85 06 86 07 20 
0B 20 91 6! AE 76 62 86 
B1 F0 SA 64 
A0 20 ED FD 
F0 ED A9 3C 
E8 DD 6D 62 
20 ED FD 7A 
06 A5 09 85 
0! 1A A8 A9 
0A 86 0B A5 
F8 20 74 61 
85 0B C9 FF 
20 69 61 20 


) CO CD A 
2 F0 11 C 
> 6C 08 0 


C 20 02 62 A9 AD 2 
2 08 20 DA FD 20 4 
5 24 A0 00 B1 06 C 
0 FA 1D 71 62 C9 A 


A 20 9 
07 C5 0B DO D 
FD 4C 00 60 E 
A2 00 A5 08 2 
90 EE A2 01 E 
3A A2 00 60 A 
06 60 5A 20 E 


27 C9 A0 90 
99 00 02 20 

A9 88 20 ED FD 4C 9A 61 20 
AD 00 02 C9 A4 F0 21 A0 00 
99 00 02 C8 4C D9 61 64 B8 
20 52 E7 A5 
3F 60 A5 09 
E9 F3 E1 F3 
E9 F3 F4 E5 
AD AD AD AD 
80 D3 EC EF 
E9 EF A0 BA 


1 60 A0 0 
D A5 08 4 
D E2 EC E 


A3 00 
C6 E9 
E9 EE 

0 A0 CO E0 32 01 55 20 2 


0 20 8 


85 07 20 
C9 FF DO 
0A A5 09 
76 61 A9 
20 D3 F8 
90 D3 20 
09 A5 09 
60 A5 


7 84 

A2 02 A5 2F 38 75 06 90 
ED FD 7A C8 B9 OC 62 DO 
4C 87 61 A0 FF 5A 20 35 
F5 C9 FF F0 10 7A CO 04 
ED FD 4C 9A 61 7A CO FF 
FC FA 


> 00 02 


AD AD AD 
8D 8D 8D 
EE E5 A0 


61 


FI AD 
8D 75 62 20 
C9 B9 B0 F5 
20 97 61 85 
61 85 0A 86 
AD 75 62 C9 
FD 64 50 A9 
E6 50 E0 00 
B0 0B A2 FF 
02 A9 A0 5A 
7E A5 08 85 
60 A5 0A DO 
88 DO F7 85 
67 6! 20 8C 
EE A5 0B 3A 
85 0B A2 00 
27 85 24 20 
20 74 61 A5 
91 61 20 35 
C5 0B F0 0A 
C5 0A F0 F0 
3B B5 06 85 
02 F6 07 95 
F5 8C 77 62 
FD C9 8D F0 
F0 EB C8 5A 
F0 DB 88 5A 
E8 9E 00 02 
F0 09 29 ?F 
B9 20 67 DD 
FF A5 3E A6 
B1 A9 A0 C4 
B2 A9 A0 CC 
E5 8D 8D AD 
BE 00 8D 8D 
C9 EE E9 FA 
BA 00 80 80 
00 20 40 60 
20 20 20 20 


d> 1 Xó SM « a 
Sèi lpUI2pQI3Pq- 
rC H-sC I I H9 ub 
mè i 5èI0 yI90u 
me8i0 vb a a 
H ! F G a a J 
K a.vb > i-ubl 
IpZdL Bb>- médP) 
me2H Zé DafPùB 
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n”AfLù"B4G ;5F 
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i 9B 


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-SBIsp! §9§BpI > 
§BHLYad8)B 9 gè 
Rg%P&0u A •%>& 
?ù%I ZMHLZei) D 
isassembler 2) L 


Figura 1 - Esempio di slampa blocchi di memoria a SO colonne. 


252 


MCmicrocomputer n. 79 - novembre 1988 


SOFTWARE 

APPLE 


Es. Fine' 1 si dissassemblano 40 istruzioni 
Fine: 2 si disassemblano 80 istruzioni 
Fine: 5 si disassemblano 200 istruzioni 
Fine: 255 si disassemblano 10200 istru- 
zioni!!! 

Il formato è quello di figura 2. 

Alla fine di tale operazione compare la 
scritta «<Fine>» e, schiacciando un 
tasto, si torna al menu. 

Note 

Quando si vogliono inserire numeri 
decimali, il programma utilizza due routi- 
ne dell'interprete Applesoft che manda- 
no messaggi se è avvenuto qualche 
errore nell'immissione dei dati: 

Es.; Inizio; 66000 (è un numero maggiore di 
65535) 

sul video comparirà la scritta «ILLEGAL 
QUANTITY ERROR». 

Il programma si ferma e per farlo 
ripartire è necessario digitare «CALL 
24576». 

Quando invece si vuole finire, trami- 
te la terza opzione del menu, il pro- 
gramma esegue una ripartenza a caldo 
del sistema, come se avvenisse un 
«Ctrl-Reset». 

Questo perché il programma, nella 
sua evoluzione, cambia dei parametri 
che inibiscono alcune operazioni del 
DOS (LOAD, CATALOG,...). Tramite il 
«Ctrl-Reset» tale inconveniente viene 
Figura 2 ■ Esempio di disassemblaggio a 80 colonne annullato. MK 


6005- 20 58 FC 

6008- 20 CO CD 

600B- A0 00 

600D- 20 88 61 

6010- 20 35 FD 


FO 11 
C9 B3 
DO FI 
AD F2 03 
85 08 
AD F3 03 
85 09 
6C 08 00 
8D 75 62 
20 ED FD 
20 91 61 
20 35 FD 


6022- 

6024- 

6027- 


603E 

6040 

6043 

6044 
6046 


6053 

6055 

6057- 

605A- 


C9 B9 
B0 F5 
20 ED FD 
38 

E9 B0 
8D 76 62 
20 91 61 
20 97 61 


20 91 61 
AE 76 62 
86 3E 


6126- 

6129- 

612C- 

612F- 

6131- 

6133- 

6135- 

6137- 

6139- 

613B- 

613E- 


614A- 

614C- 

614E- 

6150- 

6152- 

6154- 

6156- 

6158- 

6159- 
615A- 
615C- 
615E- 

6160- 
6162- 
6164- 
6166- 
6167- 


616D- 

616F- 

6171- 

6174- 

6176- 

6178- 

617B- 

617D- 

617F- 

6181- 


20 89 F8 
20 D3 F8 
20 74 61 
A5 07 
C5 0B 
DO D9 
A5 06 
C5 0A 
90 D3 
20 91 61 
20 35 FD 


A5 09 
C5 0B 
F0 0A 
A2 00 


A5 08 
C5 0A 
F0 F0 
90 EE 
A2 01 


A2 02 
B4 07 

84 3B 
B5 06 

85 3A 


essere inseriti sia come numeri decima- 
li che come numeri esadecimali. Nel 
secondo caso il numero deve essere 
preceduto dal simbolo «$». perciò è 
equivalente scrivere 24576 o $6000. 

Per il lister non ci sono particolari 
problemi, poiché si inseriscono i due 
indirizzi: quando compare la scritta «Ini- 
zio:» digitare l'indirizzo iniziale, mentre 
quando compare «Fine:» digitare quello 
finale. Sulla periferica desiderata appari- 
ranno i contenuti delle locazioni nel for- 
mato di figura 1. 

I caratteri compresi tra $80 e $9F sono 
considerati come spazi e i caratteri com- 
presi fra $00 e $7F, che dovrebbero esse- 
re visualizzati in negativo, sono invece 
considerati caratteri in modo normale. 
Nel caso del disassembler alla scritta 
«Inizio:» bisogna rispondere con l'indiriz- 
zo iniziale, mentre quando compare «Fi- 
ne: » bisogna inserire il fattore di moltipli- 
cazione. Questo numero deve essere 
compreso tra 1 e 255 (tra $01 e $FF in 
esadecimale) e rappresenta quante serie 
di 40 istruzioni ciascuna noi vogliamo. 


Renarne da ProDOS 

di Michele Benvegnù - Venezia 


Desidero ricordare che non è necessario ricorrere al Filer o a routine in LM (MC n 77 
pag. 247) per rinominare un disco, ma é sufficiente utilizzare il comando RENAME, il quale 
può rinominare non solo un file, ma qualunque patri, e quindi anche la root-directory. cioè il 
nome del volume. 

La sintassi è; 

RENAME/VECCHIONOME./NUOVONOME 

È possibile rinominare anche la ramdisk (RENAME/RAM,/NUOVARAM). 

Provare per credere. 

Tutto ciò in quanto ProDOS tratta la root-directory come un qualunque altro file, É persino 
possibile aprirla come un text-file sequenziale; ad esempio le seguenti due linee di 
programma: 

10 M = CHR* <4)1 DIM FILE»<52>: PRINT DS'PREFIX’: INPUT PF*: PRINT 
PF*: PRINT WOPEN'PFS’.TDIR’: PRINT D*'READ"PF* : INPUT A*: INPUT A*: 

INPUT A*: F0R N = 0 TO 52: INPUT FILE*<N>: PRINT FILE*<N): 0N FILE*<N> = 

" GOTO 20: NEXT 
20 PRINT Dt'CLOSE* :N = N - I 

leggono la root-directory con nome PFS e pongono nel vettore FILES0 gli N file di cui è 
composta. 

Ringrazio per l'attenzione. Cordiali saluti. 


MCmicrocomputer n. 79 - novembre 1988 


253 


SOFTWARE 


di Tommaso Paniuso 



Data Maker 128 

di Andrea Agostini - Bologna 


È possibile utilizzare Data Maker 64, 
pubblicato nella rubrica del software de- 
dicato a questo computer, anche sul 
128, 

Questa versione di Data Maker, scritta 
appositamente per C 1 28, è molto più ve- 
loce della stessa versione per C-64. An- 
che il programma che viene creato risulta 
più veloce e non necessita di modifiche 
per funzionare subito correttamente. Ov- 
viamente non può girare sul 64! 

Dopo il RUN, si dovranno impostare il 
banco di memoria, gli estremi dell'area 
da trasformare e il nome del file. Duran- 
te la creazione del file scomparirà il 
video a 40 colonne. 


Ecco come si presenta un program- 
ma ottenuto con Data Maker 128: 

10 FASTs 1=03072 5BANK00 
20 READAs IFA- 0THENSLOW: END! 

ELSEPOKEI.As I=I+1:GOTO20 
30 DATA000, 027, 008, 020,000, 135,065 


90 DATA000, 231 ,100,001,128, 000, 000 


Analisi del listato: 

10: Intestazione. 

20 - 60 : Chiede banco, indirizzi iniziale e 
finale, setta banco e controlla la corret- 
tezza dei dati. 

70 : Chiede nome file da creare su 
disco. 

80 : DATA contenente l'inizio della linea 
10 e le linee 20 e 30 del programma 
creato. 


90 : Porta il sistema a 2 MHz Apre file 
su disco. 

100 - 120 : Finisce linea 10 
130 : Crea linee 20-30 
140 : Fissa l'indirizzo di link iniziale a 
2094 e il primo numero di linea a 20 
Se l'ultima linea non contiene 7 dati, 
aumenta l'indirizzo finale finché il nume- 
ro di dati da stampare non è divisibile 
per 7. 

150 : Inizio del ciclo iterativo I che va 
dall'indirizzo iniziale all'indirizzo finale 
con incremento di 7, 

160 - 170 : Aggiorna indirizzo link e nu 
mero linea per prossima linea DATA 
180 : Crea intestazione della nuova linea 
e istruzione DATA. 

190 - 210 : Crea nuova costante per le 
DATA e. se necessario, mette virgola. 
Se non è l'ultima costante della linea, 
torna a 190 altrimenti finisce la linea 
DATA e chiude ciclo I. 


Nota 

I codici di controllo nei listati sono riporta- 
li m torma ..esplicita», in conseguenza 
dell'impiego della stampante Star NL-10 
e relativa interfaccia per Commodore. 
Ovviamente. nella digitazione del pro- 
gramma e necessario usare i consueti 
tasti che corrispondono alle indicazioni fra 
parentesi ad esempio cursore destro per 
(RGHT). CTRL-3 per (RED) eccetera. 


(CLR) 

= 


(YEL) 


(il 

(HOME) 

= 

«i 

(RVS) 

= 

a 

(DOWN) 

= 

pi 

(OFF) 

= 

■ 

(UP) 

= 


(ORNG) 

= 


(RGHT) 

= 

il 

(BRN) 

= 

PS 

( LEFT) 

= 

II 

( LRED ) 

= 

© 

( BLK) 

= 

■ 

(GRY1 ) 

= 

SI 

(WHT) 

= 


(GRY2) 


23 

(RED) 

= 

« 

(LGRN) 

= 

■1 

(CYN) 


k. 

(LBLU) 

= 

n 

(PUR) 

= 

m 

(GRY3) 

= 

:: 

(GRN) 

(BLU) 

- 

» 

( SWLC ) 


ili 


10 PRINT"(CLR) (RVS) DATA MAKER (OFF) 

20 INPUT "(DOWN) (DOWN) (DOWN) BANCO DI MEMORI A" ;B: IFBC0ORBH5THEN20 
30 BANKB 

40 INPUT" (DOWN) (DOWN) (DOWN) (DOWN) (DOWN) (DOWN) INDIRIZZO INIZIALE"; 

11 : IFI KOORI I >65535THEN40 

50 INPUT" (DOWN) (DOWN) INDIRIZZO FINALE" ; IE: IFIE<0ORIE>65535THEN50 
60 I F I I > I ETHENRUN 

70 INPUT" (DOWN) (DOWN) (DOWN) (DOWN) NOME DEL FILE";N$ 

80 DATA237 .7.1.8.10, .254.37.58.73,178,-1, .34,8.20. .135.65.58.139. 
65.179.48.167. 254 . 38 . 58 , 128 . 58 . 213 . 15 1 . 73 . 44 . 65 . 58r73 . 178 . 73 . 170 . 
49.58.137.50.48. .-1 
90 FAST :OPEN3 .8.3. NS+" . P . W" 

100 READA : IFA >-0THENPRINT#3.CHRS (A) ; :GOTO100 ;ELSE1 S-RIGHTS (STRS ( I 
I) . LEN ( STRI ( I I ) ) -1 ) 

110 IFLEN ( I $) < 5THENI $-"0" + 1 S iGOTOl 10 : ELSEPRI NT#3 . I $ ; CHR$ ( 58) :CHR$ 
(254) : CHR$ (2) : ; I S-RI GHTS (STRS (B) . LEN (STRS (B) >-l) : I FLEN ( I $ ) » 1THENI 
$-"0"+I$ 

120 PRINT#3. I S ; 

130 READA: IFA >=0THENPRINT#3. CHRS ( A) ; :GOT0130 

140 LB-34 : LA-8 :NB-20 :NA-0 : X-IE— I 1 +1 : IFX/7< >INT(X/7) THENIE-I I +6+7* 
INT(X/7) 

150 F0RI-IIT0IESTEP7 

160 LB-LB+33; IFLB >255THENLB-LB-256: LA-LA -t-1 
170 NB-NB+10: I FNB >255THENNB-NB— 256 : NA-NA+ 1 
180 PRINT#3 . CHRS ( LB) ;CHR$(LA) ;CHR$(NB) ;CHR$(NA) ;CHR$(131) ; 

190 FORJ-OT06 : JS-STRS ( PEEK ( I +J ) ) : I S-RIGHTS ( JS . LEN (J$) -1 ) 

200 I FLEN ( I $ ) < 3THEN I S- "0" + 1 $ : GOT0200 : ELSEPR I NT*3 . I $ : 

210 I FJ< 6THENPRI NT#3 . " . " ; : NEXT : ELSENEXT ; PR I NT#3 . CHRS ( 0 ) ; :NEXT 
220 NB-NB+10: IFNB>255THENNB-NB-256 :NA-NA+1 
230 LB-LB+8 : I FLB >255THENLB-LB-256 : LA-LA+1 

240 PRI NT#3 . CHRS ( LB) ;CHR$(LA) ;CHR$(NB> ;CHRS(NA) :CHR$(131) ;"-l";CH 
R$ (0) ; CHRS (0) ;CHR$(0) :CLOSE3:SLOW 

READY. 


Listalo del programma Data Maker 128 


254 


MCmicrocomputer n. 79 - novembre 1988 


AMIGA 

C-128 


220-230: Aggiorna indirizzo link e nu- 
mero linea. 

240: Scrive ultima linea DATA, chiude 
(Ile e porta il sistema a 1 MHz. 

Elenco delle variabili: 

B Banco di memoria 
Il indirizzo iniziale 
IE Indirizzo finale 
NS Nome del file 

1$ Stringa contenente un numero senza 
segno 

A Dato prelevato 
LB Byte basso dell'indirizzo di link 
LA Byte alto dell'indirizzo di link 
NB Byte basso del numero di linea 
IMA Byte alto del numero di linea 
X Numero di byte da trasformare 
I Ciclo iterativo esterno 
J Ciclo iterativo interno 
J$ Stringa contenente un numero col 
segno mc 




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MCmicrocomputer n. 79 - novembre 1 988 


255 




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di Tommaso Paniuso 


Data Maker 64 


dì Andrea Agostini - Bologna 

Questo programma serve a trasfor- 
mare una determinata zona di memoria 
del computer in una serie di istruzioni 
«DATA» con caricatore. 

Nella versione per 64, dopo il RUN 
vengono richiesti prima l'indirizzo inizia- 
le della zona da trasformare, poi l'indiriz- 
zo finale e infine il nome del file. Quindi 
verrà creato su disco un file programma 
contenente il programma Basic correda- 
to delle varie linee DATA, 

Ecco, per esempio, come si presenta 
un programma ottenuto con questo me- 
todo. 

ry RE8 Dh: IFtti.OTHENEND 
POKEI.m: 1=1*1 tGOTOZu 


10 1=49152 

20 READA : I F A< OTHENEND 
30 POKEI . A : I -I +1 : GOTO20 
40 DATA169 . 000,133.251. 169 . 160.133 
50 DATA252 . 160 . 000 .177.251. 145 . 251 
60 DATA200 .208.249.230.252.169.192 
70 DATA 197 .252.208. 239 .169.255.141 
80 DATA030 . 160.169.206.141.031.160 
90 DATA162 . 000 . 189 . 051 . 192.157 . 193 
100 DATA160 . 232 . 224 . 004 . 208 . 245 . 076 
110 DATA055.192.067.071 .084. 207. 162 
1 20 DATA000 ,189, 073 .192.157.000. 207 
130 DATA232. 224. 021 . 208.245 . 169 , 054 
140 DATA 133 .001.096, 032 .138. 173,032 
150 DATA247 .183.032. 121.000.240.003 
160 DATA076 .008. 175.032.163.168.076 
170 DATA248. 168.000.032.032.032.032 
180 DATA-1 

READY. 


Listato 2 
Esempio di 

« trasformato » con 
Data Maker 64 


Listato del programma 
Data Maker 64 


Analisi del listato 

10 : Intestazione. 

20-40: Chiede indirizzi iniziale e finale 
e controlla correttezza dati. 

50: Chiede nome file da creare su 
disco. 

60-70: Istruzioni DATA contenenti le 
linee 20 e 30 del programma creato. 

80: Apre file su disco. 

90-120: Crea linea 10. 

130-140: Crea linee 20-30. 

150: Fissa l'indirizzo di link iniziale a 
2094 e il primo numero di linea a 30. Se 
l'ultima linea non contiene 7 dati, 
aumenta l'indirizzo finale finché il nume- 
ro di dati da stampare non é divisibile 
per 7. 

160: Inizio del ciclo iterativo I che va 
dall'indirizzo iniziale all’indirizzo finale 
con incrementi di 7. 

170-180: Aggiorna indirizzo link e nu- 


Si prega il Sig. Giovanni Visco di mettersi in 
contatto con la redazione 


10 PRINT MCLR) IRVS) DATA MAKER (OFF) 

20 INPUT' (DOWN) (DOWN) (DOWN) (DOWN) (DOWN) (DOWN) INDIRIZZO INIZIALE"- 
II :IFII<0ORIl)65535THEN20 

30 I NPUT ’I DOWN I I DOWN) INDIRIZZO FINALE" ; IE : IFIE< 0ORIE>65535THEN30 
40 I F I I • I ETHENRUN 

50 INPUT" (DOWN) (DOWN) (DOWN) (DOWN) NOME DEL FILE":NS 

60 DATA. 27.8.20. .135.65.58.139.65.179.48.167.128 

70 DATA. 46. 8 . 30. . 151 . 73 . 44.65 . 58. 73. 178.73. 170 . 49 . 58 . 137 . 50 . 48 . . - 


80 OPEN3.8.3.NS* ".P.W" 

90 PRINT#3.CHR$ (0) :CHR$(8) :CHR$( 131 :CHR$(8) :CHR$(10) :CHR$(0) : I 
CHR$ (178) ; 

100 I $»R1GHTS(STR$( I I ) . LENISTRS ( I I ) ) -1) 

110 IFLENi I*X5THENI*="0"*I* 

120 PRINT#3. 1$; 

130 READA: IFA--1THEN150 
140 PRINT#3 . CHRS I A) ; :GOT0130 

150 LB-46:LA=8:NB-30:NA-0:X-IE-II*1 : lFX/7< >1 NT ( X/7) THENi E- 1 ! +6*7* 
I NT(X/7) 

160 FORI -I ITO IESTEP7 

170 LB=LB*33 : I FLB >255THENLB=LB-256 : LA-LA+1 
180 NB-NB+10: I FNB >255THENNB-NB-256 : NA-NA+1 
190 PR I NT #3 . CHRS I LB I :CHRS(LA) ;CHRS(NB) .-CHRS(NA) :CHR$(131) : 

200 FORJ-0TO6 : JS-STRS (PEEK ( 1 »J) ) : I S-RI GHTS ( JS . LEN ( J $ ) — 1 ) 

210 IFLENl 1SX3THENIS- 0" + l $ :GOTO210 
220 PRI NT#3 . 1 $ ; 

230 IFJ< ÓTHENPR1 NT#3 NEXT 
240 NEXT 

250 PR INT#3. CHRS l 0) :: NEXT 

260 NB-NB+1 0 .- ! FNB >255THENNB-NB-256 : NA-NA-* 1 

270 LB=LB*8 : 1FLB >255THENLB-LB-256 : LA-LA+1 

280 PRI NT* 3 . CHRS ( LB) :CHRS(LAl :CHR$(NBI :CHRS(NAl .-CHRS (131) :"-l" : 
290 PRINT#3 . CHRS ( 0) ;CHR$ (01; CHRS ( 0) :CLOSE3 


READY. 


MCmicrocomputer n, 79 - novembre 1988 


257 


SOFTWARE 
C 64 


mero linea per prossima linea DATA. 

190 : Crea intestazione della nuova 
linea e istruzione DATA. 

210 - 230 : Area nuova costante per le 
DATA e. se necessario, mette virgola. 

240 : Se non è l'ultima costante della 
linea, torna a 210. 

250 : Determina la linea DATA e se 
non ha finito torna a 170. 

260 - 290 : Crea ultima linea con DATA- 
1 e chiude file. 


Elenco variabili: 

Il Indirizzo iniziale 
IE Indirizzo finale 
IMS Nome del file 

1$ Stringa contenente un numero senza 
segno 

A Dato prelevato 
LB Byte basso dell'indirizzo di link 
LA Byte alto dell'indirizzo di link 
NB Byte basso del numero di linea 
NA Byte alto del numero di linea 


X Numero di byte da trasformare 
I Ciclo iterativo esterno 
J Ciclo iterativo interno 
J$ Stringa contenente un numero col 
segno. 

Insieme al listato del programma trove- 
rete anche un esempio che mostra come 
un programma in LM venga trasformato 
con il Data Maker. Il programma in 
questione é un esempio di GOTO CAL- 
COLATO pubblicato su MC numero 41. 



258 


MCmicrocomputer n. 79 - novembre 1 988 


SOFTWARE 
C 64 


Hires Monitor 

di Salvatore De Boms - Avigliano (PZ) 

Come forse avrete già intuito dal titolo, 
questo programma «fruga» nella memo- 
ria del C 64 alla ricerca di una schermata 
hires o multicolor. 

Il suo utilizzo si rivela estremamente 
pratico perché, rintracciate le schermate. 


le salva in formato Koala, l’arcinoto pro- 
gramma grafico che. con tavola grafica o 
joystick, consente un utilizzo assai flessi- 
bile. L'hires monitor è anche in grado di 
rintracciare schermate monocolor, ma 
tenete presente che quando vengono 
salvate su disco vengono considerate 
multicolor, in quanto tali le richiede il 
Koalapainter. 

Prima di andare avanti sappiate che il 
programma presuppone l'uso del reset, 


740 DATA 032.030.171.165.002.201.200.240.007,169.193 
750 DATA 206,160.011.076.109.010.169.212.160.011.100 
760 DATA 032.030,171.169.217.160.011.032.030.171.255 
770 DATA 165.182.041.003.133.186.032.049.010,169.202 
780 DATA 226.160.011.032.030.171.165.189.041.008.009 
790 DATA 074.074.074.133.186.032.049.010.169.232.009 
800 DATA 160.011.032.030.171.165.189.041.240.074.089 
810 DATA 074,074,074,133.186.076.049.010.129.080.117 
820 DATA 073.067.032.065.032.032.032.032.032.032.173 
830 DATA 032.032.032.044.080.044.087.147.032.032.050 
840 DATA 032.032.032.032.032.032.158.018.072,032.216 
850 DATA 073.032.082.032.069.032.083.032.032.077.032 
860 DATA 032.079.032.078.032.073.032.084.032.079.041 
870 DATA 032.082.146.013.013.013.070.049,047.070.023 
880 DATA 050.032.061.032.043.047.045.032.056.075.217 
890 DATA 032.080.065.071.046.032.071.082.046,013,026 
900 DATA 013.070.051.047.070.052.032.061.032.043.215 
910 DATA 047.045.032.049.075.032.080.065.071.046.030 
920 DATA 032.067.079.076.046.013.013.070.053.032.225 
930 DATA 061.032.067.079.076.046.032.083.070.079.113 
940 DATA 078.068.079.013.013.070.054.032.061.032.244 
950 DATA 067.079.076.046.032.066.079.082.068.079.162 
960 DATA 013.013.070.055.032.061.032.077.085.076.002 
970 DATA 084.073.067.079.076.079.082.047.077.079.231 
980 DATA 078.079.067.079.076,079.082.013.013.070.124 
990 DATA 056.032.061.032.084.082.065.067.069.013.049 
1000 DATA 013.083.032.061.032.083.065.076.086.065.084 
1010 DATA 013.013.067.032.061.032.067,079.076.079.007 
1020 DATA 082.065.013.013.088.032.061.032.069.083.026 
1030 DATA 067.069.013.013.013.032.080,082.069.077.003 
1040 DATA 073.032.085.078.032.084.065.083.084.079.183 
1050 DATA 000.013.013.078.079.077.069.032.070.073.248 
1060 DATA 076.069.058.032.000,013.013.073.078.083.239 
1070 DATA 069.082.073.083.067,073.032.085.078.032.162 
1080 DATA 068.073.083.067.079.032.069,032.000.013.004 
1090 DATA 013.013.032.082.073.084.079.082.078.079.103 
1100 DATA 063.032.000.032.032.032.032.077.079.068.191 
1110 DATA 079.058.000.077.085.076.084.073,000.077.097 
1120 DATA 079.078,079.000.032.032.066.065.078.067.064 
1130 DATA 079.058.000.032.032.080.071.058.000.032.186 
1140 DATA 032.080.067.058.000.000.000.000.000.000.237 
1150 PRINTCHRS ( 147) : "ATTENDERE. . ":PRINT 
1160 FORI-0TO100:Z-0 

1170 F0RJ-0T09 : READX : CK-CK+X : Z- ( Z+X) AND255 
1180 IFX7255THEN1330 
1190 NEXTJ 

1200 READW: IFZ< JWTHEN1330 
1210 NEXTI 

1220 PR1NT" INSERISCI UN DISCO E PREMI UN TASTO" 

1230 POKE198. 0 :WAIT198, 1 :POKE198. 0 
1240 NESTORE :0PEN15. 8. 15. "IO" 

1250 0PEN8.8.8. "HIRES MON . /OGG. P .W" 

1260 INPUr#15.El.ElS 

1270 IFE1THENPRINT""ERR0RE DISCO : " ;E1 ;E1$ :CLOSE15 :CL0SE8:END 
1280 PRINT48 . CHR$ 1 1 1 : CHR$ (8) : : REM ATTENZIONE AL PUNTO E VIRGOLA 
1290 F0RI-0TO100 

1300 FORJ-OTO9 : READX : PRINT48. CHR* ( X) REM ATTENZIONE AL PUNTO E V 
IRGOLA 

1310 NEXTJ: READW: NEXTI 

1320 CLOSE8:CLOSE15 :PRINTCHR$ ( 17) : "HO FINITO" :END 
1330 PRINT "ERRORE NELLA RIGA"";PEEK<63) tPEEK (64) *256 


Programma caricatore Basic Hires Monitor 


quindi quei pochi che ne sono sprovvisti 
faranno bene a procurarsene uno. 

Il programma 

Una volta digitato correttamente e 
lanciato il caricatore Basic pubblicato in 
queste pagine, salverà su disco il pro- 
gramma vero e proprio, indipendente 
dal caricatore stesso che potrà quindi 
anche essere cancellato. Se commette- 
te qualche errore nelle linee data, sarà il 
programma ad avvisarvi e ad indicarvi in 
quale riga l'errore stesso si è verificato. 
Il programma che si viene a creare su 
disco col nome di «Hires Mon./ogg» è 
invece in LM. 

La scelta del LM si é resa necessaria 
per consentire il salvataggio delle scher- 
mate che si trovano nella RAM «sotto» 
la ROM. 

La tecnica usata per salvare le scher- 
mate è la stessa che usa il programma 
caricatore per salvare il programma og- 
getto: tramite le subroutine del Kernal 
si apre su disco un file programma in 
scrittura, si scaricano poi in questo, 
tenendo presente la struttura di un file 
Koala, prima gli 8K della schermata vera 
e propria (o Bit-Map). poi 1 K di memoria 
colore (o pagina colore o memoria 
schermo), ancora 1K di attributi colore 
ed infine, nell'ultimo byte del file, il 
codice del ‘colore dello sfondo. 

L'individuazione delle varie zone di 
memoria costituenti la schermata viene 
effettuata da subroutine che preparano 
le locazioni $fb/$fc (#251/252) per 
sfruttare l'indirizzamento indicizzato in- 
diretto (LDA (SFB).Y). 

Chi è interessato all'uso delle su- 
broutine del Kernal Getin, Open. Set- 
nam ed altre potrà studiare il disassem- 
blato. al quale comunque rimando tutti i 
lettori per gli eventuali chiarimenti tec- 
nici. 

Un ultimo avvertimento- per rispar- 
miare memoria (non sarei potuto andare 
oltre i 4 blocchi senza rischiare di can- 
cellare un'eventuale memoria colore) 
non c'è nel programma una routine che 
legga lo status del drive. Occhio al LED 
del drive, quindi, perché, se anche do- 
vesse verificarsi una condizione di erro- 
re. il programma si comporterà come se 
effettivamente il salvataggio fosse av- 
venuto. 

Comunque in questi casi potete sem- 
pre ripetere la procedura di salvataggio 
semplicemente rientrando in modo hi- 
res e ritornando in ambiente SAVE. do- 
po aver ovviamente rimediato all'errore 
che sarà quasi sicuramente o l'assenza 
del dischetto nel drive o un numero di 
blocchi liberi Inferiore a 40. 


MCmicrocomputer n, 79 - novembre 1988 


259 


SOFTWARE 
C 64 


Come si usa 

Una volta caricato e lanciato l'Hires 
monitor (con RUN), sullo schermo appare 
un menu con varie opzioni che sono: 

F1/F2: avanza o retrocede di 8K nella 
memoria del C 64. Come forse già sapre- 
te, il VIC II «vede» solo un banco da 16K 
per volta, cioè 1/4 della memoria disponi- 
bile sul C 64. Poiché questa funzione ser- 
ve per rintracciare la Bit-map della scher- 
mata, lunga «soltanto» 8K, avremo due 
posizionamenti possibili per ogni banco, 
per un totale di otto diversi posiziona- 
menti prima di ritornare al punto di par- 
tenza. Il passaggio da banco a banco è 
automatico, cosi come pure è automati- 
co il passaggio dall’ottava posizione alla 
prima e viceversa. 

F3/F4: avanza o retrocede di 1K nel 
banco corrente alla ricerca della memoria 
colore che di solito si trova subito prima o 
subito dopo la schermata stessa. Le posi- 
zioni possibili sono questa volta 1 6, tutte 
all'interno del banco selezionato, però so- 
lo 8 potranno contenere la memoria colo- 
re in quanto i rimanenti 8K saranno occu- 
pati dalla schermata. 

- F5: cambia il colore dello sfondo. Pote- 
te «settario» come era nella schermata 
originaria o diversamente, secondo i vo- 
stri gusti 

F6: cambia il colore nel bordo. Questa 
opzione non serve per il file Koala ma il 
colore del bordo rappresenta quello del 
cursore nelle opzioni «SAVE» e «TRA- 
CE» e quello con il quale verrà riempita la 
memoria colore con la funzione «Co- 
lora». 

F7: con questo tasto si accede alla 
funzione Trace, che altro non è se non la 
«bussola» per orientarsi all'interno della 
memoria. Sulla prima riga dello schermo 
vengono infatti visualizzate le seguenti 
informazioni: 

• Modo: multicolor o monocolor 

. Banco: indica il numero del banco in 
cui si trova. 

» Pagina grafica (PG): segna 0 se que- 
sta si trova nella prima metà di 8K del 
banco precedentemente indicato, o 1 se 
è nella seconda metà. 

. Pagina colore (PC): segna un valore 
da 0 a 15 a seconda della posizione nel 
banco corrente del blocco da 1K costi- 
tuente la memoria colore. 

Per rientrare in modo Hires basta pre- 
mere un tasto qualsiasi. 

C: riempie la memoria colore in cui vi 
trovate con lo stesso codice colore del 
bordo dello schermo. Prima di usare que- 
sta funzione, controllate con la funzione 
Trace che la pagina colore non si trovi 
sovrapposta alla pagina grafica, altrimenti 
cancellerete parte di quest’ultima. Cosi 
se, per esempio, la pagina grafica occupa 
la prima metà di un banco qualunque, po- 


tete colorare il blocco da 1 K senza danno 
per la pagina grafica solo se quest'ultimo 
si trova tra l'ottava e la quindicesima posi- 
zione. La funzione prevede un solo con- 
trollo: se vi trovate con la pagina colore 
nei primi tre blocchi del banco numero 3, 
il comando viene ignorato in quanto cor- 
rereste il rischio di inchiodare il computer 
o di cancellare il programma stesso. 

Non sortisce inoltre alcun effetto su al- 
cune zone dei blocchi 1 e 3 che contengo- 
no le informazioni relative al set di carat- 
teri. 

S: permette il salvataggio della scher- 
mata in formato Koala cosi come la vede- 
vate sul video prima di premere il tasto 
’S’. Oltre a visualizzare l'output della fun- 
zione Trace, il programma vi chiederà il 
nome del file che può essere formato al 
massimo da otto caratteri. Anche se ne 
digiterete di più. verranno considerati so- 
lo i primi otto. Dopo aver premuto return 
vi verrà chiesto di inserire un disco e pre- 
mere un tasto. Se premerete Run/Stop si 
uscirà dall'opzione Save senza compiere 
il salvataggio; se invece premerete un ta- 
sto qualsiasi dovrete attendere qualche 
minuto e alla fine vi verrà chiesto se ritor- 
nare al modo Hires. Premendo 'S' si ritor- 
na, mentre con qualunque altro tasto il 
programma ritorna al Basic senza però 
cancellarsi. 

Prima di usare questa funzione e quella 
di Trace, vi consiglio di dare un'occhiata al 
colore del bordo; se coincide con quello 
dello sfondo cambiatelo, pena la mancata 
visione del cursore a causa del suo colore 
uguale a quello dello sfondo, 

X: premendo questo tasto si esce dal 
programma senza che quest'ultimo si 
cancelli. 

Come già accennato prima, per poter 
creare un file Koala, occorrono quattro 
elementi: 1) gli 8K di Bit-map; 2) la me- 
moria colore; 3) 1 K di attributi di luminan- 
za; 4) il colore dello sfondo. 

Poiché il programma aggiunge auto- 
maticamente la luminanza utilizzando un 
valore «neutro», noi dovremo occuparci 
di rintracciare i tre elementi rimanenti. 
Caricate un programma qualunque che 
faccia uso di una schermata Hires, me- 
glio multicolore. Resettate quando la 
schermata che volete salvare è visibile 
sullo schermo e non prima o dopo, in 
quanto alcuni programmi, specie se fan- 
no ricorso a più schermate, operano una 
compattazione sulle stesse. 

A questo punto caricate e lanciate l'Hi- 
res Monitor. Quando premerete un tasto 
vi troverete in modo multicolore, precisa- 
mente nella prima metà del banco nume- 
ro 3, per quanto riguarda la pagina grafica 
e nel blocco 0 dello stesso banco per la 
pagina colore. 

Avanzate nella memoria con il tasto FI 
fin quando troverete gli 8K di Bit-map. 


Potete facilmente riconoscerla, anche 
con i colori sfasati, dai contorni delle im- 
magini. Dobbiamo ora ricercare la pagina 
colore, quindi agite sul tasto F3. Quando 
la troverete, le immagini saranno corret- 
tamente colorate (o quasi) e potrete pas- 
sare a colorare lo sfondo o, se preferite, 
direttamente al salvataggio. 

Se non riuscite a trovarla, con ogni pro- 
babilità avete caricato una schermata 
monocolore; premete quindi il tasto F7 e 
cercate di nuovo la pagina colore. Se l’ef- 
fetto è soddisfacente anche in modo 
multicolore, potete salvare la schermata, 
altrimenti vi conviene provare diverse 
combinazioni di colore sfondo (tasto F5) e 
pagina grafica (tasto 'C') e salvarla quan- 
do vi sembra di aver raggiunto un soddi- 
sfacente risultato. 

Se proprio non riuscite a trovare la pagi- 
na colore, avete caricato una di quelle 
schermate, peraltro assai rare, che utiliz- 
zano e locazioni da 1 024 a 2024 per colo- 
rare la videata. In questo caso, poiché é 
quantomeno impossibile rintracciare la 
memoria colore, vi consiglio di colorare 
alla meglio un blocco di 1 K con tasto 'C, 
di salvare la videata e di colorarla «a ma- 
no» col Koala. 

Un'ultima nota 

Queste ultime righe sono dedicate a 
coloro che hanno classificato il program- 
ma come uno di taglio «hackeristico» che 
non ruba i programmi, ma ruba le scher- 
mate. 

lo non l'ho scritto, e pertanto vorrei non 
venisse considerato in quest'ottica. Lo 
scopo finale (o magari la presunzione) del 
programma è infatti quello di aumentare 
la già notevole versatilità del programma 
grafico Koala Painter. 

Saprete infatti che il Koala consente di 
«fondere» o fare un collage tra due scher- 
mate con le funzioni «Swap» e «Copy»; 
sfruttando opportunamente questo pro- 
gramma, avete la possibilità di fondere 
una schermata Koala con i font di Geos, i 
disegni di Print Master e le altre feature 
dei vari programmi grafici: insomma an- 
che l'utente negato nel disegno e senza 
tavola grafica (come me) potrebbe crea- 
re, dal momento che visualizzare le 
schermate Koala non costituisce un pro- 
blema, videate di presentazione per i suoi 
programmi quantomeno dignitose. Ov- 
viamente l'output degli altri programmi 
grafici non dovrà essere salvato normal- 
mente, ma «catturato» con l’aiuto di que- 
sto programma e, nel caso di output mo- 
nocolore, bisognerà selezionare dimen- 
sioni sufficientemente grandi dei font o 
delle immagini affinché non sia troppo 
evidente il passaggio da monocolore a 
multicolore, ma mi sembra che comun- 
que il programma sia valido. *c 


260 


MCmicrocomputer n. 79 - novembre 1988 



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di Francesco Ragusa 


Una delle esigerne più sentite dai 
nostri lettori, almeno a giudicare 
dalla quantità di programmi del 
genere che pervengono in 
redazione, è quella di << curiosare » 
nella memoria del computer e/o 
tra le tracce dei dischetti. Il 
programma di questo mese, é 
dedicato, appunto, agli incurabili 
smanettoni di cui sopra che se ne 
serviranno, si spera, per imparare 
nuove tecniche di 
programmazione destinate a 
realizzare programmi sempre più 
sofisticati da ospitare in questa 
rubrica... 

Póma di passare la parola 
all'autrice, una preghiera : se 
propno non potete inviarci i vostri 
programmi su disco, almeno 
inviate il listato e registrate il 
programma su cassetta a 1200 
baud. A velocità doppia capita 
che programmi ritenuti 
interessanti per la pubblicazione 
risultino assolutamente 
« illeggibili" nonostante la buona 
volontà e finiscano per essere 
cestinati, sacrificati sull'altare dei 
2400 baud. Au revoir 


È disponibile, presso la redazione, il disco 
con il programma pubblicato in questa 
rubrica. Le istruzioni per l'acquisto e 
l’elenco degli altri programmi disponibili 
sonoapag 265 


HEXDUMP 

di Andreina Semenzaio - Moghano (TV) 

Il programma, come si può intuire dal 
titolo, stampa in formato esadecimale e 
ASCII il contenuto della memoria, di file 
e settori del disco. 

Tutte le opzioni vengono richiamate 
con i tasti funzione o con il mouse (se 
connesso). È importante ricordare che 
la presenza del mouse viene testata 
solo allo start del programma ed in caso 
di esito negativo della verifica tale di- 
spositivo verrà ignorato fino al termine 
dell'esecuzione, rendendo del tutto inu- 
tile qualsiasi tentativo di inserirlo suc- 
cessivamente. Circa l'uso del mouse, si 
tenga presente che il pulsante di sini- 
stra attiva, con il cursore posto sulle 
etichette funzione, la sequenza relativa 
alla funzione prescelta e, negli altri casi, 
restituisce alla routine il carattere punta- 
to dal cursore; il tasto di destra, invece, 
fornisce alla routine il carattere CarRe- 
turn. 

Anche se il programma si può consi- 
derare diviso in tre parti, quante sono le 
device ammesse, le regole generali di 
funzionamento sono nella maggior par- 
te simili, se non addiritturra uguali. 

Memoria 

All’entrata di questa opzione verrà 
richiesto di definire, nell'ordine, lo Slot e 
l’Indirizzo a cui accedere La stringa di 
input segue un po' le regole della defini- 
zione di un file su disco. Infatti tutti i 
caratteri che precedono il carattere 
vengono intesi come device (in questo 
caso lo slot), mentre i caratteri succes- 
sivi saranno valutati come l'indirizzo a 
cui accedere. 

Lo slot dovrà essere definito indican- 
do prima il primario e poi, opzionalmen- 
te. il secondario (es. 00: oppure 01:). 

L'indirizzo potrà essere inserito nella 
forma decimale o esadecimale. aggiun- 
gendo. in quest'ultimo caso, il codice 
« H »> finale. Entrambi i dati sono opzio- 
nali e, se non definiti, verranno conside- 
rati quelli attuali. Definita questa fase si 
potrà accedere alle varie opzioni offerte 
dai tasti funzione ed elencate sulle ulti- 
me righe dello schermo. 

FI: Sposta il puntatore della memoria 
di una pagina (256 byte) indietro. 


F2: Compie l’analoga operazione in 
avanti. 

F5: Annulla l'operazione settata. Vali- 
do in tutti i modi operativi 

F6: Ripete l'inpul dello slot e dell'indi- 
rizzo. 

F8: Seleziona il modo EDIT per modi- 
ficare la memoria. Inutile ricordare di 
porre molta attenzione nella modifica, in 
particolar modo se questa riguarda l'a- 
rea di sistema (oltre DE00H). 

La routine di lettura e scrittura opera 
sulla memoria a blocchi di 256 byte e 
quindi non altera solo l'ipotetico byte 
modificato, ma potrebbe ristabilire nel- 
l'area interessata dei byte che il sistema 
potrebbe aver modificato. 

F9: Starhpa sequenziale della memo- 
ria compresa tra due intervalli 

Verranno richiesti lo start e lo stop 
che dovranno essere naturalmente suc- 
cessivi e compresi nel range 0-FFF. In 
questo caso non é possibile modificare 
l'attuale slot. 

FIO: Ritorno al menu principale. Vali- 
do in tutti i modi operativi. 

File Disco 

All'inizio viene chiesto il File su cui 
vogliamo operare e in questo caso si 
devono rispettare le stesse regole del 
Basic. Successivamente verrà richiesto 
l'OFFSET del File Per offset viene inte- 
so un indirizzo virtuale che servirà come 
punto di riferimento sulla posizione che 
il File occuperebbe in memoria. Se vie- 
ne omesso ed il File non presenta le 
estensioni BAS. BIN o COM, verrà 
assunto il valore 0. altrimenti il program- 
ma assumerà automaticamente il valore 
8000H per i file BAS, 0100H per i file 
.COM e quello presente nell'header per 
i file .BIN. 

Completata questa fase, e se l'opera- 
zione avrà avuto esito positivo, appari- 
ranno sullo schermo le informazioni sul 
nome del file in uso, sul numero max. 
dei record da 256 byte di cui è compo- 
sto ed il numero di quello attuale. Gli 
indirizzi che appariranno saranno riferiti 
all'offset stabilito in precedenza. 

FI: Arretra di un record. 

F2: Avanza di un record. 

F3: Stampa la directory del disco. 
Questa funzione è valida solo durante 
l'input del file e trasferisce l'attuale 
stringa alla funzione Basic FILES in mo- 
do che sia possibile mascherare una 


262 


MCmicrocompuler n. 79 - novembre 1988 


SOFTWARE 

MSX 



eventuale ricerca. 

F6: Richiede il nuovo record a cui 
accedere per facilitare lo spostamento 
all'interno di file di grosse dimensioni, 

F7: Ripropone l'input iniziale. 

F8: Entra in modo EDIT. 

F9: Stampa il record. Valgono le regole 
già viste nella sezione Memoria, ma, se si 
omettono i dati, vengono assunti per 
default il minimo ed il massimo del file. 

Settori disco 

Inizialmente verrà richiesto di definire il 
drive ed il settore a cui accedere e l'input 
seguirà una sintassi simile a quella usata 
per i file, solo che qui il nome sarà 
sostituito dal numero del settore. Al fine 
di evitare continui accessi al disco la 
routine carica 4 settori per volta: niente 
paura, quindi, se il drive non viene sem- 
pre attivato. È necessario sottolineare 
che nel formato MSX ogni settore è 
lungo 512 byte, ma sul video ne vengono 
mostrati solo 256 per volta. Di conse- 
guenza, la posizione effettiva di quanto 
stiamo analizzando viene indicata dall'in- 
dirizzo virtuale che ritroviamo sul video 

FI: Arretra di 1/2 settore. 

F2: Avanza di 1/2 settore. 

F3: Setta il tipo di disco in esame. 

F6: Ripete l'input iniziale. 

F8: Entra in modo EDIT. 

F9: Stampa sequenziale dei settori 

Due parole, doverose, sul modo EDIT 
si usano i tasti cursore per spostare il 
cursore nelle varie direzioni ed il tasto FI 
per attivare la modifica nella forma esa- 
decimale o ASCII. Nel formato ASCII 
sono ammessi all’input solo i codici 
compresi tra 32 e 126. 

L'effettiva scrittura delle modifiche 
verrà eseguita solo dopo la pressione del 
tasto F7, diversamente tutte le modifiche 
saranno ignorate. Il tasto F5 serve per 
tornare al modo normale. 

Informazioni sul programma 

La scelta di realizzare il programma in 
maniera ibrida (Basic/codice macchina), 
se da una parte ha consentito una ottima 
velocità di esecuzione, dall'altra ha pena- 
lizzato non poco la leggibilità. Speriamo 
comunque che le poche note seguenti 
riescano a soddisfare le vostre curiosità: 

— il programma, al fine di avere maggio- 
re spazio sul video, setta il VDP (1 0)=82H 
(di default è 02H) per usare 26 righe. 
Vengono, inoltre, settati i VDP (13) (colo- 
re) e VDP (14) (per il reverse o il lampeg- 
gio). 

— In molti casi il programma si chiude in 
loop senza uscita: questo permette al 
sistema di intercettare la pressione dei 
tasti funzione per servire la routine inte- 
ressata. 


MCmicrocomputer n. 79 - novembre 1988 


263 


SOFTWARE 

MSX 


— La REM iniziale al programma ha 
anche la funzione di flag di restart del 
programma, Infatti ad una eventuale 
partenza a caldo viene testata tale riga 
(PEEKI&H8009)), e non viene più cancata 
la routine in codice macchina ("HEX- 
DUMP.BIN"): quindi non alteratela, 

— La definizione degli indirizzi (DEFU- 
SR. =) viene fatta dopo aver caricato 
HEXDUMP.BIN: 

USR 0 mizializza il programma e viene 
passato con l’argomento il connettore 
del joystick; 

USR 1 inìzializza il tipo di device a cui 
piu tardi si dovrà accedere. Tramite la 
stringa di argomento vengono passati il 
tipo di device ed altri dati (slot, indirizzo, 
tipo disco, ecc.) a seconda del tipo 
settato; 

USR 2 legge la device e stampa; 

USR 3 scrive sulla device; 

USR 4 emula INKEYS ma estende il 
test anche al mouse; 

USR 6 invia il contenuto del video alla 
stampante; 

USR 7 ristabilisce i tasti funzione della 
ROM, 

USR 8 effettua un Clear del video e 
degli attributi. 

Principali variabili utilizzate 

AO = Nibble maschera per modifica 
byte, 

AD = Indirizzo corrente del buffer dei 
byte visualizzati 

AS = Generico per l'uso con stampa 
sequenziale. 

AX = Ascissa del cursore in Edit. 

AY = Ordinata del cursore in Edit. 

C = Valore corrente della posizione di 
memoria o record e settore. 

CFS = Sequenza per spegnere il cur- 

CL$ = Sequenza per cancellare la 
linea. 

CNS = Sequenza per accendere il 
cursore. 

CVS = Sequenza per cancellare a fine 
video. 

DR = Numero attuale del drive di 
default. 

EE = Flag settato dal modo Edit. 

E$ = Maschera corrente per input. 

E1S = Maschera generica per input 
tasti. 

FU = Flag di controllo per i tasti 
funzione. 

G = Max. lunghezza in record del file 
corrente. 

J = N. PAD ( | dove è attivo il mouse. 

MS = Messaggi generici e di errore. 

PR = Codice di sezione (di programma) 
in corso. 

SLS = Slot corrente. 

V.. = Variabili per memorizzare lo stato 
dei VDP 



264 


MCmicrocomputer n. 79 - novembre 1988 



Per l'ordinazione inviare l'im- 
porto (a mezzo assegno, c/c o 
vaglia postale) alla Technimedia 
srl. Via Carlo Perrier 9, 00157 
Roma. 


Elenco del software disponibile 
su cassetta o minifloppy 

Per ovviare alle difficoltà incontrate da molti lettori nella digitazione dei 
listati pubblicati nelle varie rubriche di software sulla rivista. 
MCmicrocomputer mette a disposizione i programmi più significativi 
direttamente su supporto magnetico. Riepiloghiamo qui sotto i programmi 
disponibili per le varie macchine, ricordando che i titoli non sono previsti per 
computer diversi da quelli indicati. Il numero della rivista su cui viene 
descritto ciascun programma è riportato nell'apposita colonna ; consigliamo 
gli interessati di procurarsi i relativi numeri arretrati, eventualmente 
rivolgendosi al nostro Servizio Arretrati utilizzando il tagliando pubblicato in 
fondo alla rivista. 



MCmicrocomputer n, 79 - novembre 1988 


guida computer— 

COMPUTER 

PERIFERICHE - ACCESSORI 


ACER (Taiwan) 

SHR Sri Via Faentina 175/A 48100 Ravenna 


ACER-500+ 

AM 500 ►/OOIM-M 

MS-DOS & IBM comp 8088 (4.77/8MHZ), 256 KB es a 640 Kb RAM, floppy 
disk 5,25" IBM comp. mi parali seriale RS-232. MGC (MOA, MGA. CGA), 
monitor erg mori 

AM-500 +/002M-M. come AM 500 +/001M-M, ma con 640 Kb di RAM e 
2 unila floppy disk 5,25" 

AM-50O +/002E-E - come AM-500 +/0D2M M, ma con scheda per monilor 
a colori e grafica avanzala EGA, e monilor a colori 14" EGA compatibile 
AM-500 4-/021M-M, con 640 kb di RAM e Hard disk 20 Mb 
AM-500 +/02 IE-E con scheda video e monitor EGA 
AM- 1030/002 - 80B6-I (9,6/8 MHzi RAM 640, K, 2 FD 3.5" scheda MGA 


EGA 

AM-910/041M-M come AM-910/021M-M ma con hard disk da 
AM-910/041E-E come AM-910/021M-M ma con hard disk da 40 
scheda video 8 monilor EGA 


MB 


M 900/071M-M 


ie AM-90Q/02IM-M 
le AM-900/021M-M 


ACORN (G.B) 

G Ricordi & C Spa Via Salomone 77 - 20138 Milano 


Archimedes 305 Base CPU RISC 32 bil 
drive 3'"v Mouse 
Atchimedes 
drive TV; 

Atchimedes 


Archimedes 
drive 3-V, 
Atchimedes 
drive 3 "Vi 
Archimede: 
Disk 20M 
Atchimedes 
Disk 20M 


305 Monu CPU RISC 32 bil - 
Mouse Monilor b/n 
305 Colour - CPU RISC 32 bd 

- Mouse - Monitor MR 

310 Base - CPU RISC 32 bit 
Mouse 

310 Mono - CPU RISC 32 Bil 
Mouse - Monilor b/n 
310 Colour - CPU RISC 32 bil 

- Mouse - Monilor MR 

440 Base CPU/RISC 32 Bil 
Disk drive 3'"--. - Mouse 
440 Mono - CPU/RISC 32 


1 250,000 
1.590.000 

2 490.000 
2 1 70 000 
3100000 


AM 1030/021 come AM 1030-021 con FD 3,5" +HD 20 M 

AM -91 3/021 M M 80286 (12 MHz), RAM 512 K. FD 3.5" HD 20 M. 

scheda MDA/CGA/HGC/EGA, monitor monocromalico 14" 

AM-9I3/021E-E come AM-913/021M-M con monilor a colori EGA 
PC SERIE ACER-910 

AM-910/021M M 80286-6/12 MHz. 512 KB RAM, un floppy disk 5,25" da 
1.2 Mb 1 hard disk 20 Mb MDA - MGA CGA (colore). MS-DOS & GW- 
BASIC 

AM 910/021E-E come AM-910/021M-M ma con scheda video & monitor 


hard disk da 70 Mb 
hard disk da 70 MB 


AM 900/071E-E 

veloce, scheda video 8 monitor EGA 
PC SERIE ACER- 1100 

AM 1 1Q0/041M M PC 32 bil 80386 Based. 4.77/16 MHz, Zero Wail Siale. 
1 MB RAM esp a 16 Mb con schede RAM 32 bil da 2.4.6.8 MB. MGA. 
monitor 14” mon 1 floppy disk 1,2 Mb e 1 hard disk 1,2 Mb hard disk da 
40 MB lormaliaii, MS-DOS 8 GW-BASIC 
AM-1 10Q/041E-E - come AM 1100/041M-M ma con scheda video 8 
monitor EGA 

AM -1100/071M-M reme AM-1100/D41M-M ma con hard disk da 70 MB 
AM 1100/71E-E come AM 1100/041M-M ma con scheda video 8 monitor 
EGA e hard disk da 70 Mb 

AM-1100/141M-M come AM-1100/041M-M ma con hard disk da 140 Mb 


5.200 000 
5900000 
6.500000 
7.200000 


8.500000 

9.200.000 


re 3". Mouse Monitor Iv 


512K RAM 512K ROM - Disk 
512K RAM - 512K ROM - Disk 
512K RAM - 512K ROM - Disk 
1M RAM - 512K ROM - Disk 
1M RAM - 512K ROM - Disk 
1M RAM -512K ROM -Disk 
4M RAM - 512K ROM - Hard 
4M RAM 512K ROM - Hard 


2.308 000 
2 051000 


2 642.000 
6214.000 


I prezzi riportati nella Guidacomputer sono comunicati 
dai distributori dei vari prodotti e si riferiscono alla 
vendita di singoli pezzi all'utente finale. Sui prezzi indicati 
possono esserci variazioni dipendenti dal singolo 
distributore. Per acquisto OEM e comunque vendite 
multiple sono generalmente previsti sconti quantità. I 
dati sono aggiornati a circa 20-30giorni prima della data 
di uscita in edicola della rivista. MCmicrocomputer non si 
assume responsabilità per eventuali errori o variazioni. 
Tutti i prezzi sono IVA esclusa. 


Atchimedes 440 Colcui - CPU/RISC 32 Bil 4M RAM 512K ROM I 
Disk 20M - Disk drive TV - Mouse Monitor MR 
PC EMULAI0R pei Archimedes con MS-DOS 321 


Masler 128 - Iniettacela ■ 
128K ROM - DOS + - GEM 



ADI 

Daiaiec 
Telcom - 


DM 12 Monito! monoctomalico 12 
DM 14 - Monito! monoctomalico 14" 
DM 1400 Monito! monoct 14' pei ad 
DM 1502 Monitor monoctomalico 14' 
DM 2214 - Monitor EGA 14' 


ALLOY 

Delia Srl - Viale Aguggian i 


AMSTRAD (G.B.) 


144 000 
435000 
1 233000 

12267000 

1 363000 
1090000 
848000 
773000 
327 000 
273 000 


300000 
340 000 
420000 
920000 


backnjp ALLOY interno da 40 MB pet 80286 80386 e personal 
Tape System/2: back-up ALLOY interno da 40 MB pet Personal Syslem/2 
up ALLOY esterno da 120 MB pet 80286 e Personal 
nltollet del Relriever/120 pet XI. AT 386 e PS/2 Model 
alote del Relievet/120 pet PS/2 Model 50,60,80 


ALPHA MICRO (U.S.A.) 

SHR Srl via Faentina 175/A - 48100 Ravenna 

AM-510/011M-M 8088-4,77 MHz, 640KB RAM. 5 SIOI 1 Floppy Disk 360K 
5.25" IBM XI compì . 1 Hard Disk 10MB torni 1 p senaie ed 1 p parallela 1 750 000 
AM-525/021M-M 8088-4,77 MHz, 640KB RAM 5 Slot, 1 Floppy Disk 360K 
5,25" IBM XI compai 1 Hatd Disk 20 MB loim 1 p sanale ed 1 p 1.990000 
parallela 

AM-1000PC/20 - 80286 + 68.000. RAM 1 M, HD 20 M FD 1,2 M video 
monocromalico 8 9! 

AM-1000 PC/40 - come AM-1000 PC/20 con HD 40 M 96C 


- 8086 8 MHz. RAM 512 K, 1 FD 5,25" 360 K, video 


266 


MCmicrocomputer n. 79 - novembre 1988 



MCmicrocomputer n. 79 - novembre 1988 


267 



MCmicrocomputer n. 79 - novembre 1988 



MCmicrocomputer n. 79 - novembre 1988 



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MCmicrocomputer n. 79 - novembre 1988 



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272 


MCmicrocomputer n. 79 - novembre 1988 



MCmicrocomputer n. 79 - novembre 1988 


273 


guida computer 


IRWIN 

Dalalec - Via M Botimi 27/29. 00163 Roma 
teicom Via M Cintali 75. 20148 Milano 


120 - Tape backup 20 M pei XT/AT 1 100.000 
125 Tape backup 20 M pei AT 1 100.000 
145 - Tape backup 40 M pei Al 1.350000 
245 Tape backup 40 M 3.5" pei PS/2 50/60 1.450000 


LASER MASTER 

Dalalec Via M Bonetti 27/29. 00163 Roma 
telcom - Via M Cìvitali 75. 20148 Milano 


L MASTER l - scheda di memoria per DTP CAD/CAM per laser lipo Canon, 

emù! HP. velocizza slampa, lonls lino a 255 punii lipogialici 3.350.000 

IMI FONTS 13-13 lonls Bil slream + RAM 0.5 M 1 250.000 


MT 690 Line Pnnler 900 LPM 
MI 20 Margherita 120 col . 20 cps 
Caricatore autom logli singoli a 1 vasca 
Caricatore aulom logli singoli a 2 vasche 
MT 90 INK JET 80 col . 220 CpS 
Caricatore automatico logli singoli 
MT 905 Laser 6 ppm 

Interfacce parallela e seriale RS232/422 Emulazione HP Laseriet Plus serie II 
512 II K di memoria 
MT 910 WP Laser 10 ppm 
Opzioni Espansione memoria 



MT 910 Video Laser 10 ppm 
Opzioni UPS versione DDL 

UPS versione PDL/DDL 
MT 10 Convertitore lineai Olivelli 
MT 15 Convertitore stampa di cod barra 
MT 38 Controller IBM 
MT 43 Controller IBM 


17105000 
1004 000 
832 000 
1801 000 
1211000 
230 000 
3 270 000 


7043.000 

982.000 
382000 

1 248000 
515600 
3291 000 

3.643.000 

435.000 
500 000 

1500000 
1 950000 




M3 INFORMATICA 

M3 tnlotmalica - Via Forti. 82 - 10149 Torino 


:T Turbo 8 MHz. RAM 256 K, 2FD 360 K 
PC/AT 12 MHz RAM 1 M. 1 FD 1.2 M, 1 HD 20 M 

PC/AT 16 MHz. RAM 1 M, 1 FD 1,2 M, 1 HD 20 M 

36 20 MHz. RAM 2 M, 1 FD 1,2 M, 1 HD 20 M 

top Portatile AT 10 MHz. RAM 640 K. 2 FD 720 K. display LCD 

Top Portatile AT 16 MHz, RAM 1 M. 1 FD 720 K. display LCD 
irta Telela* 2400/4800/9600 baud Murala M-l 
irta VGA 640 x 480 256 colori 

illor 14" colore Mullisync risoluzione 0.31 
ìpante 80 colonne. 9 aghi, 180 cps. 36 cps LO 
ìpanle '32 colonne, 24 aghi. 180 cps. 90 cps LO 

Mouse Mìcrosott/Logìtech compatibile 
Digitizer 12"x12" 

Llghl pen 


940.000 
2290000 
2 690.000 
4 790 000 

3.300.000 

3.550.000 
1 500.000 

420.000 
200 000 

900.000 
450 000 
900000 
400000 
125000 
750 000 
150000 


MANNESMANN TALLY 

Mannesmann Tallv Via Borsini. 6 - 20094 Corsico IMI) 


MAXTOR 

Dalalec - Via M Bonetti 27/29 - 00163 Roma 
Telcom - Via M Cintali 75. 20148 Milano 


Disco 20 M slim per AT 780 000 

Disco 40 M slim per AT 1 290000 

Disco 70 M (28 ms) 2.850 000 

Disco 80 M (28 ms) 2.600000 

Disco 118 M (28 ms) 5 900 000 

Disco 160 M (28 ms) 6100000 

WORM 800 - Sistema a disco ottico 800 M 7 100 000 

Cartuccia per Worm 800 350000 


MDS 

Dalalec Via M Bonetti 27/29. 00163 Roma 
Telcom - Via M Civitah 75. 20148 Milano 


GENIUS G Monitor A4 grafico 66 x 80 caratteri 736x1008 punii, con 

scheda video/slampante 3 200.000 

GENIUS G MC - come GENIUS G pei Micro channei 4 200000 


+ 9 aghi. 80 col. 
: 9 aghi, 80 col . 



573.000 
581000 

616.000 
299000 

1 006000 
397 000 
1220000 
456.000 


1523000 
407 000 
538 000 
1.578 000 
2.381 000 
708 000 
460000 
2275000 
538 000 
2.424 000 
2658000 
2807000 
2 870 000 
3,018.000 
3499000 


3848000 
4.313000 
4 536 000 


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3990 000 

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7190.000 
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8990000 
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400 000 

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881.000 
278 000 

1 141 000 
572000 
581 000 

581.000 
768000 

311.000 

441.000 

276.000 
1 386.000 


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117 800 
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928 600 
182500 

242 700 
185650 
273 700 
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I prezzi riportati nella Guidacomputer sono comunicati 
dai distributori dei vari prodotti e si riferiscono alla 
vendita di singoli pezzi all'utentefinale. Sui prezzi indicati 
possono esserci variazioni dipendenti dal singolo 
distributore. Per acquisto OEM e comunque vendite 
multiple sono generalmente previsti sconti quantità. I 
dati sono aggiornati a circa 20-30 giorni prima della data 
di uscita in edicola della rivista. MCmicrocomputer non si 
assume responsabilità per eventuali errori o variazioni. 
Tutti i prezzi sono IVA esclusa. 


MCmicrocomputer n. 79 - novembre 1988 


281 


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Annunci gratuiti per vendita o scambio di materiale usato o comunque in 
unico esemplare, fra privati. 

Vedere istruzioni e modulo a pag. 289. 

Per motivi pratici, si prega di non lasciare comunicazioni o chiedere 
informazioni ( telefoniche o scritte) riguardanti gli annunci inviati. 

Per gli annunci a carattere 
commerciale - speculativo è 
stata istituita la rubrica 
MCmicrotrade. 

Non inviateli a 
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cestinati. Le istruzioni e ij 
modulo sono a pag. 289. 

Per motivi pratici, si prega di 
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chiedere informazioni 
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MCmicrocomputer si riserva il diritto di respingere, a suo insindacabile giudizio 
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